{"id":36313,"date":"2017-11-20T09:01:13","date_gmt":"2017-11-20T08:01:13","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36313"},"modified":"2017-11-19T09:04:06","modified_gmt":"2017-11-19T08:04:06","slug":"il-venezuela-nelle-mani-di-russia-e-cina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36313","title":{"rendered":"Il Venezuela nelle mani di Russia e Cina"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>OLTRE FRONTIERA (Ottorino Restelli)<\/strong><\/p>\n<p>Il\u00a0<strong>Venezuela<\/strong>\u00a0si aggrappa ancora una volta alla\u00a0<strong>Russia<\/strong>\u00a0per evitare di essere risucchiato da una crisi economica che appare ormai senza via d\u2019uscita. Il 15 novembre i governi di Caracas e Mosca hanno trovato un\u2019intesa per ristrutturare il mastodontico debito che il Cremlino vanta nei confronti del governo venezuelano del presidente\u00a0<strong>Nicolas Maduro<\/strong>. La cifra ammonta a 3,1 miliardi di dollari. In base all\u2019accordo, Caracas potr\u00e0 spalmarne il pagamento della somma in dieci anni, con la possibilit\u00e0 di usufruire di rate minime nei primi sei anni.<\/p>\n<p>Secondo il ministero delle Finanze russo il piano di ristrutturazione consentir\u00e0 al Venezuela di continuare ad avere cos\u00ec quelle risorse necessarie da poter reinvestire nello sviluppo della propria economia. Ci\u00f2 permetter\u00e0 al Paese sudamericano di migliorare la sua solvibilit\u00e0, vale a dire la sua capacit\u00e0 di far fronte agli impegni finanziari assunti con i creditori esteri, evitando cos\u00ec di far fuggire tutti gli investitori. Tra il dire e il fare ci sono per\u00f2 di mezzo circa 150 miliardi di dollari. A tanto ammonta il debito complessivo venezuelano nei confronti dei creditori esteri, in cui rientrano 45 miliardi di debito pubblico e altri 45 accumulati dalla compagnia petrolifera di Stato\u00a0<strong><em>PDVSA<\/em>\u00a0(Petroleos de Venezuela SA)<\/strong>, secondo le stime dell\u2019International Institute of Finance citate dall\u2019agenzia\u00a0<em>Reuters<\/em>.<\/p>\n<blockquote>\n<h2>In base all\u2019accordo con Mosca, Caracas potr\u00e0 spalmare il pagamento del debito pari a 3,1 miliardi di dollari in dieci anni con la possibilit\u00e0 di usufruire di rate minime nei primi sei anni<\/h2>\n<\/blockquote>\n<p>Quest\u2019ultimo accordo con la Russia \u00e8 un remake di un patto simile che era stato raggiunto tra i due Paesi nel 2014 quando il governo venezuelano, a un anno dalla morte di Hugo Chavez, si ritrov\u00f2 costretto a chiedere a Mosca una proroga di un prestito concesso nel 2011. Proroga che nel giugno del 2015 \u00e8 stata ulteriormente dilatata alla fine del 2016.<\/p>\n<p>Le cose per Caracas si sono complicate lo scorso 14 novembre, giorno in cui\u00a0<em>S&amp;P Global Ratings ha\u00a0<\/em>decretato per il Paese lo stato di\u00a0<strong>default selettivo<\/strong>\u00a0per non aver pagato 200 milioni di dollari di bond (obbligazioni) su titoli di Stato al 2019 e al 2024. La decisione, assunta da\u00a0<em>S&amp;P\u00a0<\/em>trenta giorni dopo aver lanciato l\u2019ultimo avvertimento, ha di fatto concretizzato per il Paese lo spettro del fallimento. Il default selettivo, infatti, \u00e8 il livello che precede il cosiddetto \u201clivello spazzatura\u201d (CC), ossia bancarotta.<\/p>\n<p>Una bocciatura in tronco, dunque, sulla quale hanno pesato almeno tre fattori: le acque agitate in cui versa, come detto,\u00a0<em>PDVSA<\/em>\u00a0(Petroleos de Venezuela SA), per cui le agenzie di rating\u00a0<em>Fitch\u00a0<\/em>e\u00a0<em>Moody\u2019s<\/em>\u00a0hanno decretato il default restrittivo; le\u00a0<strong>sanzioni imposte dagli Stati Uniti<\/strong>\u00a0nei confronti di diversi membri di primissimo piano del governo venezuelano, tra cui il vicepresidente Tareck El Aissami; le annose tensioni sociali con proteste, scontri di piazza e arresti di oppositori e attivisti per i diritti umani che sono all\u2019ordine del giorno ormai da mesi. Una situazione caotica, sintetizzata dal nulla di fatto dell\u2019incontro del 14 novembre a Caracas, quando un gruppo di creditori privati \u00e8 stato costretto ad abbandonare dopo mezz\u2019ora il tavolo delle trattative con gli esponenti dell\u2019esecutivo dopo non aver ricevuto alcuna risposta sul rimborso di 60 miliardi di dollari.<\/p>\n<blockquote>\n<h2>A pesare sulla situazione economica del Paese sono le sanzioni imposte dagli USA, il crollo del prezzo del petrolio e le tensioni sociali: scontri e arresti di oppositori sono all\u2019ordine del giorno<\/h2>\n<\/blockquote>\n<p>Oltre che sull\u2019asse Mosca-Caracas, i riflettori sono puntati anche su\u00a0<strong>Pechino<\/strong>. La Cina \u00e8 infatti il secondo partner commerciale del Venezuela dopo gli Stati Uniti. Fino a quando il prezzo del petrolio al barile \u00e8 rimasto nella media, il governo cinese ha approfittato degli sconti garantiti da Caracas lasciando in cambio aperti i rubinetti dei prestiti. Oggi per\u00f2 le immense riserve petrolifere venezuelane valgono molto di meno rispetto al recente passato. Pechino per ora prende tempo, ma sa che continuando a spalleggiare Maduro sta giocando col fuoco. Seppur considerato un interlocutore strategico sul piano geopolitico, il Venezuela naviga sull\u2019orlo del default. Resta da capire per quanto tempo ancora alla Cina converr\u00e0 tenere aperte le linee di credito.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/venezuela-default-sostegno-russia-cina\/\">https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/venezuela-default-sostegno-russia-cina\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OLTRE FRONTIERA (Ottorino Restelli) Il\u00a0Venezuela\u00a0si aggrappa ancora una volta alla\u00a0Russia\u00a0per evitare di essere risucchiato da una crisi economica che appare ormai senza via d\u2019uscita. 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