{"id":36367,"date":"2017-11-21T09:00:29","date_gmt":"2017-11-21T08:00:29","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36367"},"modified":"2017-11-20T23:49:00","modified_gmt":"2017-11-20T22:49:00","slug":"lavorare-senza-paura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36367","title":{"rendered":"Lavorare senza paura"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SENSO COMUNE (Irene Romiti)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-img\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-ideapark-big-thumb size-ideapark-big-thumb wp-post-image\" src=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/image3-1140x1160.jpeg\" sizes=\"(max-width: 1140px) 100vw, 1140px\" srcset=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/image3-1140x1160.jpeg 1140w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/image3-295x300.jpeg 295w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/image3-768x782.jpeg 768w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/image3-1006x1024.jpeg 1006w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/image3-70x70.jpeg 70w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/image3-390x397.jpeg 390w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/image3-e1510866426253.jpeg 600w\" alt=\"\" width=\"1140\" height=\"1160\" \/><\/div>\n<div class=\"post-content\">\n<div class=\"post-entry\">\n<p><b>Oltre un milione di donne italiane ha sub\u00ecto molestie o ricatti sessuali sul luogo di lavoro. <\/b>Di queste, solo una su cinque \u00e8 riuscita a parlarne con qualcuno. Solo nello 0,5% dei casi le molestie sono state denunciate.<\/p>\n<p>Il tema delle molestie sulle donne nei luoghi di lavoro non \u00e8 stato mai cos\u00ec discusso come nelle ultime settimane. Ha coinvolto il mondo del cinema, della politica (i <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/esteri\/2017\/10\/24\/news\/due_ministre_svedesi_denunciano_molestie_ai_summit_europei-179163060\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">vertici dell\u2019Unione europea<\/a> e del <a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/2017\/10\/31\/esteri\/molestie-sessuali-a-westminster-spunta-anche-il-nome-di-green-il-numero-del-governo-may-kqUQcV048zi6nQ73IwRf9I\/pagina.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">partito conservatore inglese<\/a>) e del giornalismo. Eppure, la reazione a questi abusi non sempre \u00e8 di solidariet\u00e0 per le vittime. Al contrario, molto spesso, si rivolge esattamente contro di loro, soprattutto nel caso di donne famose.<\/p>\n<p>Ma basta una <a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/files\/2017\/09\/Audizione-ISTAT-femminicidio_Allegato-statistico.pdf?title=Femminicidio+e+violenza+di+genere+-+28%252Fset%252F2017+-+Audizione+ISTAT+femminicidio_Allegato+statistico.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">semplice tabella dell\u2019Istat<\/a> per rendersi conto che queste situazioni non sono diffuse soltanto nel dorato mondo di Hollywood. Situazioni insostenibili possono presentarsi a qualsiasi lavoratrice, in qualsiasi ambito professionale. Gli uomini che pretendono servizi sessuali, offrendo in cambio sicurezza lavorativa e carriera, sono direttori, dirigenti, capi, che hanno il potere di licenziare e rendere la vita della lavoratrice un inferno attraverso il ricatto economico.<\/p>\n<p>In moltissimi casi la dinamica che rende possibili gli abusi \u00e8 simile: <b>il potere esercitato da un dominatore su un dominato, espresso attraverso il sesso<\/b>. A scuola, all\u2019universit\u00e0, durante l\u2019<a href=\"http:\/\/milano.repubblica.it\/cronaca\/2017\/07\/14\/news\/violenza_sessuale_4_minorenni_abusate_durante_stage-170755941\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">alternanza scuola-lavoro<\/a>, lo stage e il tirocinio, in qualsiasi ambito professionale: la subalternit\u00e0, la precariet\u00e0, lo squilibrio nei rapporti di potere e di genere rendono possibili ricatti e molestie, a cui molte donne devono sottostare semplicemente per accedere ad un posto di lavoro, mantenerlo o avere una promozione. Per le lavoratrici straniere, peraltro, il prezzo da pagare \u00e8 spesso il permesso di soggiorno. In altri casi, \u00e8 un \u201cpari livello\u201d che molesta per semplice spirito di prevaricazione e violenza. E chi alla fine \u00e8 costretta a cedere al ricatto, paga un prezzo molto alto: talvolta la molestia pu\u00f2 trasformarsi in mobbing, stalking, diffamazione pubblica o addirittura femminicidio.<\/p>\n<p>In un contesto economico come quello attuale, nel quale la crisi di dieci anni fa sembra essersi trasformata in un\u2019insostenibile normalit\u00e0 fatta di disoccupazione reale alle stelle ed emigrazione forzata, <b>le donne pagano due volte il prezzo dell\u2019austerit\u00e0<\/b>: hanno pi\u00f9 difficolt\u00e0 a trovare e mantenere un lavoro, e vedono aumentare il potere e le opportunit\u00e0 di <b>ricatto economico-sessuale<\/b> dei capetti. <a href=\"https:\/\/www.theatlantic.com\/entertainment\/archive\/2017\/10\/harvey-weinstein-and-the-economics-of-consent\/543618\/\">Brit Marling ha definito questo sistema \u201c<b>economia del consenso<\/b>\u201d<\/a>, perch\u00e8 \u201cil consenso \u00e8 una funzione del potere. Devi avere una modica quantit\u00e0 di potere per darlo. Nella maggior parte dei casi, le donne non hanno questo potere\u201d.<\/p>\n<p>Gli esiti degli episodi fanno comprendere ancora di pi\u00f9 perch\u00e9 le donne scelgano, nella maggior parte dei casi, di non fare cenno alle molestie subite: <b>il 34% ha dovuto infatti cambiare lavoro o ha rinunciato alla carriera<\/b>, pagando quindi in prima persona per le colpe del proprio molestatore, mentre <b>l\u201911% \u00e8 stata licenziata<\/b>.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/image4.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-1209\" src=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/image4-292x300.png\" sizes=\"(max-width: 648px) 100vw, 648px\" srcset=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/image4-292x300.png 292w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/image4-390x401.png 390w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/image4.png 481w\" alt=\"\" width=\"648\" height=\"665\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che la responsabilit\u00e0 delle molestie subite ricade quasi esclusivamente sulle vittime stesse; raramente sui carnefici che possono continuare a svolgere il proprio lavoro. <b>L\u2019Istat dimostra che le donne pi\u00f9 vulnerabili ai ricatti sessuali sono le disoccupate<\/b>, perch\u00e9 pi\u00f9 bisognose di lavorare, le impiegate e le dirigenti, perch\u00e9 sottoposte al giudizio dei superiori per avanzamenti di carriera. Di rado, dalla denuncia scaturisce una trattativa conciliativa che si conclude con il risarcimento dei danni alla lavoratrice. Ma <b>arrivare a un processo \u00e8 estremamente difficile<\/b> a causa della mancanza di testimoni, della pressione emotiva e psicologica della vittima e della paura che la denuncia possa costituire la fine del rapporto lavorativo.<\/p>\n<p>Questi dati mostrano un sistema estremamente discriminatorio verso le donne. Sebbene ci siano convenzioni internazionali che promuovono una maggiore parit\u00e0 e rispetto, spesso le donne sono completamente abbandonate dalle istituzioni. L\u2019Italia ha firmato nel 2011 la <a href=\"https:\/\/www.coe.int\/it\/web\/conventions\/full-list\/-\/conventions\/rms\/09000016806b0686\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Convenzione di Istanbul<\/a>, che all\u2019articolo 40 fa riferimento proprio alle molestie sessuali e invita a contrastarle con misure legislative precise. Ma nel nostro paese tali misure mancano, specialmente in relazione alle molestie sul lavoro. Il presidente di Sezione del Tribunale di Milano, <a href=\"http:\/\/www.ilsecoloxix.it\/p\/italia\/2017\/10\/14\/AS4siG1J-sessuali_lavoratrici_milione.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Fabio Roia<\/a>, sottolinea come di fatto l\u2019<b>Italia<\/b> sia <b>inadempiente rispetto alla Convenzione perch\u00e9 non ha una norma specifica che riguarda i ricatti sessuali sul lavoro<\/b>: \u00abSi pu\u00f2 utilizzare l\u2019art. 572 del codice penale, ma solo per le piccole imprese a conduzione familiare. Altrimenti bisogna rifarsi alla legge sulla violenza sessuale del 1996. Ma ci\u00f2 impedisce di punire tutta quella parte di violenza che ha a che fare con le allusioni pesanti contro la donna, quotidiane, continue, che fanno intravedere che lei \u00e8 consenziente e che \u00e8 di facili costumi e la isolano dagli altri colleghi\u00bb.<\/p>\n<p>Bisogna intervenire per modificare questo contesto sociale, lavorativo, giuridico e politico. Vogliamo che vengano attuate realmente le misure e le leggi gi\u00e0 esistenti necessarie a contrastare il fenomeno della violenza di genere, e che ne vengano ideate di nuove per colmare le mancanze giuridiche. Chiediamo processi brevi, pene adeguate e sorveglianza per i molestatori, affinch\u00e9 non possano pi\u00f9 esercitare violenza, e soprattutto per garantire il diritto ad un\u2019esistenza dignitosa alle vittime. \u00c8 necessario un sistema efficiente di tutele concrete per le donne, attraverso sportelli <em>ad hoc<\/em> ed aiuti economici per chi non pu\u00f2 permettersi spese legali e assistenza psicologica, spesso limite materiale per cui non si denuncia. Chiediamo che le lavoratrici licenziate per avere denunciato, o non essersi piegate ai ricatti, siano reintegrate sul posto di lavoro. Vogliamo che nelle scuole sia introdotta educazione sessuale e sentimentale obbligatoria, affidata a dei professionisti e con dei percorsi strutturati, affinch\u00e9 i bambini e le bambine siano educati alla cultura del rispetto. Vogliamo che si educhi alla parit\u00e0 di genere, sia in ambito domestico che professionale. In diversi paesi del nord Europa, l\u2019introduzione di tale insegnamento ha non soltanto fatto calare il numero di malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze indesiderate in et\u00e0 adolescenziale, ma soprattutto sensibilizzato gli adolescenti al rispetto del partner, al <b>riconoscimento degli stereotipi di genere<\/b> e quelli legati all\u2019orientamento sessuale. Pi\u00f9 in generale ci\u00f2 ha comportato una diminuzione di aggressioni sulle donne, una maggiore emancipazione femminile e il riconoscimento delle molestie sessuali, perch\u00e9 per combatterle bisogna saperle riconoscere. Chiediamo infine che la questione di genere venga introdotta nell\u2019<b>agenda politica nazionale affinch\u00e9 il lavoro sia tutelato per tutte e tutti, uomini e donne, perch\u00e9 la precarizzazione, la mancanza di stabilit\u00e0 e di tutele portano alla vulnerabilit\u00e0 e alla subalternit\u00e0<\/b>.<\/p>\n<p>Non \u00e8 una questione risolvibile con una campagna a basso costo, n\u00e9 con slogan ad effetto, ma \u00e8 un <b>investimento necessario affinch\u00e9 il mondo del lavoro e della politica diventino veramente di tutti e tutte, uomini e donne<\/b>.<\/p>\n<div class=\"bottom \"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Fonte:<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (Irene Romiti) Oltre un milione di donne italiane ha sub\u00ecto molestie o ricatti sessuali sul luogo di lavoro. Di queste, solo una su cinque \u00e8 riuscita a parlarne con qualcuno. Solo nello 0,5% dei casi le molestie sono state denunciate. 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