{"id":36425,"date":"2017-11-22T11:04:05","date_gmt":"2017-11-22T10:04:05","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36425"},"modified":"2017-11-21T22:35:47","modified_gmt":"2017-11-21T21:35:47","slug":"alzare-gli-occhi-e-ridiventare-il-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36425","title":{"rendered":"Alzare gli occhi e ridiventare il mondo"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ALESSANDRO GILIOLI<\/strong><\/p>\n<p>Un pomeriggio di fine autunno, da bambino, mio padre mi port\u00f2 in un circo fuori Milano, impiantato nel fango forse da troppo tempo. Non c\u2019era la cassa e pagammo duemila lire direttamente a un signore con il papillon. Scostammo la tenda pesante, ma &#8211; dietro &#8211; gli spalti erano completamente vuoti: neanche uno spettatore. Dopo mezz\u2019ora di silenzi, un paio di inservienti iniziarono a rimettere gli attrezzi nelle scatole. Ci restituirono i soldi, scusandosi. Tornammo a casa, ingoiati nel traffico attorno a Sesto San Giovanni.<\/p>\n<p>Non so perch\u00e9 quel circo era vuoto. Pu\u00f2 darsi che fosse ripetitivo e monotono, gi\u00e0 visto troppe volte nelle sue identiche e forse perdenti performance. \u00c8 possibile che fosse mal assemblato, un mix improbabile di vecchi domatori bolsi e di giovani acrobati tanto arroganti quanto incapaci. Qualcosa faceva pensare che la sera gli artisti litigassero tutti tra loro, ciascuno convinto di saper fare l\u2019unico numero da applausi e ognuno colmo di \u201cSchadenfreude\u201d nel vedere il giocoliere scivolare su una sfera o la trapezista finire a terra. Oppure, semplicemente, nel tempo<\/p>\n<p>Quel circo aveva perso la sua ragion d\u2019essere, la sua missione profonda e antica. Ci si era dimenticati perch\u00e9 qualcuno tanto tempo prima lo aveva fondato. E nel frattempo era diventato inutile: non faceva pi\u00f9 n\u00e9 ridere n\u00e9 piangere, n\u00e9 paura n\u00e9 brivido, n\u00e9 allegria n\u00e9 fremito. Era il nulla. Il vuoto. Il vuoto di idee dei suoi artisti colpevoli e insieme il vuoto di speranza della sua ex platea, dileguatasi nel cercare emozioni altrove o ad obnubilarsi davanti alla televisione, che spesso \u00e8 una versione come altre della non partecipazione, cio\u00e8 dell\u2019astensione.<\/p>\n<p>Saranno stati centinaia i motivi di quel circo vuoto, fuori Milano, anni fa; migliaia sono invece le cause della platea scomparsa della sinistra italiana. Cause tante volte cercate e spesso trovate, analizzate, vivisezionate, perfino ridicolizzate dai comici amici e non. E allora: l\u2019insipienza teorica nel produrre un\u2019idea praticabile di societ\u00e0 solidale dopo la caduta del Muro, l\u2019emulazione dei controvalori avversari che fino al giorno prima venivano combattuti, la globalizzazione che esternalizza i poteri reali dalle democrazie ai vari \u201cpiloti automatici\u201d, l\u2019inesorabile robotizzazione che deforma l\u2019offerta e la domanda di lavoro, la perdita di qualsiasi briciola d\u2019egemonia culturale nell\u2019individualismo triste della societ\u00e0 liquida. Gi\u00f9 gi\u00f9 fino al degrado culturale (e talvolta morale) di chi la sinistra dice di rappresentare nei Palazzi e nei partiti: i personalismi, le risse, gli arrocchi, le vanit\u00e0, le caste, i bullismi, le irrisioni, fino al punto grottesco in cui a dividersi nelle aree pi\u00f9 radicali non sono pi\u00f9 gli atomi ma le particelle elementari &#8211; ciascuna con il suo regolare leader e le sue dieci bandiere per impallare le telecamere e nascondere piazze sempre pi\u00f9 rarefatte.<\/p>\n<p>Fuori dal circo, l\u2019Italia \u00e8 divenuta il terzo paese occidentale per disuguaglianza di reddito e il penultimo per mobilit\u00e0 sociale. I ragazzi sono diventati ergastolani della Gig economy &#8211; i \u201clavoretti\u201d &#8211; e della loro cinica precariet\u00e0; i vecchi si chiedono se cammineranno ancora sulle loro gambe quando potranno ritirare la loro prima pensione. Ed entrambi, quando possono, se ne vanno: \u2028i giovani in qualche nord a comprarsi una speranza, gli anziani in qualche sud a evitare l\u2019umiliazione di un tramonto nell\u2019indigenza.<\/p>\n<p>\u00c8 cos\u00ec, pi\u00f9 o meno, che la sinistra \u00e8 rimasta un circo vuoto. Almeno a oggi, fine 2017, nei giorni dell\u2019autunno sempre pi\u00f9 freddo, di Casa Pound, delle molestie di Weinstein e dell\u2019eliminazione dai mondiali.<\/p>\n<p>Ci restano, forse, solo le parole con cui il sociologo David Harvey racconta e illumina una scena di \u201cIl cielo sopra Berlino\u201d, il capolavoro di Wim Wenders: \u00abQuando il tendone \u00e8 stato smontato e il circo se n\u2019\u00e8 andato, Marion rimane sola in quel luogo vuoto, e si sente senza radici, senza storia, senza Paese. Eppure proprio questo senso di vuoto sembra offrirle la possibilit\u00e0 di una trasformazione radicale. \u201cNon ho che da alzare gli occhi e ridivento il mondo\u201d, dice mentre guarda un jet attraversare il cielo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/11\/21\/alzare-gli-occhi-e-ridiventare-il-mondo\/\">http:\/\/gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it\/2017\/11\/21\/alzare-gli-occhi-e-ridiventare-il-mondo\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALESSANDRO GILIOLI Un pomeriggio di fine autunno, da bambino, mio padre mi port\u00f2 in un circo fuori Milano, impiantato nel fango forse da troppo tempo. Non c\u2019era la cassa e pagammo duemila lire direttamente a un signore con il papillon. Scostammo la tenda pesante, ma &#8211; dietro &#8211; gli spalti erano completamente vuoti: neanche uno spettatore. 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