{"id":36454,"date":"2017-11-24T00:22:16","date_gmt":"2017-11-23T23:22:16","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36454"},"modified":"2017-11-25T16:09:32","modified_gmt":"2017-11-25T15:09:32","slug":"36454","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36454","title":{"rendered":"Gli insegnanti: l\u2019ultimo ostacolo alla rivoluzione digitale della scuola"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di GIOVANNI CAROSOTTI e ROSSELLA LATEMPA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poco pi\u00f9 di venti mesi fa, appena all\u2019inizio del primo anno scolastico successivo all\u2019approvazione della Legge 107, venne pubblicato un <a href=\"http:\/\/www.istruzione.it\/scuola_digitale\/allegati\/Materiali\/pnsd-layout-30.10-WEB.pdf\">documento<\/a> dedicato all\u2019innovazione digitale della didattica, uno dei primi che tentava di rendere operativi alcuni contenuti qualificanti la \u201cBuona Scuola\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A venti mesi da quella pubblicazione, due tra i pi\u00f9 solerti collaboratori del ministero, nonch\u00e9 tra gli estensori di parte dei documenti dedicati alla \u201cBuona Scuola\u201d, ovvero Damien Lanfrey e Donatella Solda, hanno licenziato un <a href=\"https:\/\/www.agendadigitale.eu\/scuola-digitale\/miur-rilancio-e-prossimi-passi-del-piano-scuola-digitale-insieme-al-paese\/\">nuovo testo<\/a> per fare il punto sui risultati ottenuti, nonch\u00e9 rilanciare l\u2019iniziativa in occasione dell\u2019anno e mezzo trascorso dall\u2019elaborazione del primo\u00a0<em>Piano digitale<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il documento oggetto del nostro intervento \u00e8 strutturato in diversi punti; per buona met\u00e0, esso presenta\u00a0un ambizioso programma d\u2019investimento e di digitalizzazione di tutte le scuole d\u2019Italia, soprattutto quelle di sede periferica e maggiormente svantaggiate. Un progetto di per s\u00e9 encomiabile, se lo scopo fosse quello di mettere a disposizione degli insegnanti una tecnologia di trasmissione del sapere ormai irrinunciabile e che sicuramente offre varie, molteplici e positive possibilit\u00e0 di approccio agli argomenti, non certamente per\u00f2 esclusive e in ogni caso non necessariamente da utilizzarsi in via prioritaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fin qui, infatti, sarebbe un\u2019ottima notizia quella degli investimenti del MIUR (sebbene, a onor del vero, la maggior parte dei fondi sia di provenienza europea tramite bandi PON vincolati). Lo sarebbe se tutto avvenisse nel rispetto della (oramai impronunciabile) \u201clibert\u00e0 d\u2019insegnamento\u201d, ovvero del diritto di ogni docente di praticare la metodologia ritenuta pi\u00f9 adatta a comunicare, coinvolgere e far apprendere contenuti culturali irrinunciabili (la libert\u00e0 d\u2019insegnamento \u00e8 ancora pi\u00f9 di metodo piuttosto che di contenuti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli estensori del documento, nei paragrafi successivi, chiariscono la questione fuori da ogni dubbio. Si tratta di \u201c<em>invertire la narrativa<\/em>\u201d. Detto pi\u00f9 esplicitamente: la musica deve cambiare e l\u2019innovazione deve entrare in ogni classe, deve essere il \u201c<em>kernel<\/em>\u201d della nuova scuola, attraverso una serie di azioni sistemiche (\u201c<em>formazione di qualit\u00e0<\/em>\u201d, studio di metodologie \u201c<em>concretamente applicabili in ogni classe<\/em>\u201d, \u201c<em>piattaforma degli innovatori<\/em>\u201d) che permetterebbero addirittura di \u201cdare struttura\u00a0permanente, scientificamente validata e alla frontiera dell\u2019innovazione\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Risulta evidente come il richiamo alla\u00a0<em>validazione scientifica<\/em>, che renderebbe obbligata la transizione intermodale verso l\u2019\u201cinnovazione\u201d, abbia lo scopo di scongiurare qualsiasi obiezione o approccio critico. Si tratta di un\u2019abitudine non nuova nei testi ministeriali e nei documenti ufficiali, che apre preoccupanti scenari speculativi, rispetto ai quali dovrebbero intervenire proprio gli uomini di scienza.\u00a0 Questi documenti, infatti, oramai da anni, sostengono la perentoriet\u00e0 dei propri assunti sulla base dell\u2019applicazione di acquisizioni \u201cscientifiche\u201d che non si presentano affatto come rigorose, n\u00e9 supportate da letteratura o ricerche di settore, ma che si ritengono tali in modo autoreferenziale e non aperto a contraddittori. Un\u2019abitudine non nuova da parte degli \u201cinnovatori progressisti\u201d che a fronte della provvisoriet\u00e0 dei dati a disposizione propongono conclusioni apodittiche, verso le quali sarebbe inutile qualsiasi argomentazione critica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I principi su cui impostare la nuova azione didattica sono allora le \u201ccompetenze\u201d. Tra queste, la competenza digitale, da &#8220;<em>rendere strutturale negli ordinamenti&#8221;<\/em>. Nonostante l\u2019applicazione di tale concetto alla pratica didattica susciti un contrasto d\u2019opinioni tra gli studiosi certo non ancora risolto, l\u2019esecutivo, forse proprio per dare una mano a dissipare tale confusione, ha intenzione di spendere diversi milioni di euro per finanziare ben 18 centri di competenze sui vari temi: in particolare, un gruppo di lavoro sulle \u00abcompetenze digitali\u00bb. Tra i suoi scopi c\u2019\u00e8 quello di promuovere l\u2019utilizzo di\u00a0smartphone o tablet\u00a0in classe (il cosiddetto BYOD,\u00a0<em>bring your own device<\/em>), e, pi\u00f9 in generale e pi\u00f9 minacciosamente, l\u2019innovazione metodologica della didattica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019uso dello\u00a0<em>smartphone<\/em>, la digitalizzazione dell\u2019insegnamento non diventano possibili opzioni, metodologie eventualmente scelte dall\u2019insegnante se ritenute pi\u00f9 opportune, in base ai contenuti da trattare e al contesto-classe. Diventano le competenze di base della nuova professionalit\u00e0 docente, ineludibili e da applicarsi obbligatoriamente. Si capisce allora che cosa intendeva la ministra Fedeli, quando ha negato che l\u2019insegnamento sia affatto una missione, bens\u00ec una serie di competenze tecniche da applicare. E cosa pu\u00f2 derivarne in merito alla sicurezza del \u201cposto di lavoro\u201d per ogni insegnante. Il \u201c<em>pensiero computazionale<\/em>\u201d, nonch\u00e9 quello \u201c<em>analitico<\/em>\u201d, diventerebbero non un approccio possibile ad alcune discipline o argomenti, ma addirittura l\u2019oggetto di un esclusivo curricolo verticale dalle elementari alle superiori, nella volont\u00e0 di impostare fin dalla base un modo di ragionare tecnicistico e strettamente sequenziale, delimitato nelle possibili variabili, in un contesto di calcolo di vincoli, risorse e obiettivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quali sono le implicazioni educative alla base di tale affermazioni? Quali le conseguenze di una simile scelta sul piano del linguaggio, ad esempio? Quali le ricadute sul modo di interpretare la realt\u00e0, di entrare in relazione con il mondo? Tutte questi interrogativi non trovano spazio nel documento (n\u00e9 in quello originario, il Piano Digitale). Si tratta di omissioni tipiche delle discussioni sull\u2019opportunit\u00e0 delle nuove tecnologie in ambito scolastico, che tuttavia devono competere ad un educatore, il cui obiettivo principale non pu\u00f2 n\u00e9 deve ridursi a garantire \u201cun\u2019interfaccia sufficientemente aggiornata\u201d col mondo esterno ai suoi studenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I cambiamenti e i disagi sociali o l\u2019ubiquit\u00e0 del digitale nella \u201csociet\u00e0 della conoscenza\u201d non possono -a nostro avviso \u2013 giustificare trasformazioni di carattere pedagogico o educativo cos\u00ec radicali come quelle promosse dal Piano Digitale. Presentare la \u201crivoluzione digitale\u201d come lo strumento (per eccellenza) di accesso ad un sapere miracolosamente democratico, capace di rendere possibile la tanto agognata \u201cindividualizzazione\u201d o (addirittura) risolvere il problema della dispersione scolastica, \u00e8 un espediente collaudato che sposta l\u2019attenzione su \u201cemergenze\u201d di diversa natura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le disparit\u00e0 di occasioni territoriali, la difficile e precaria collocazione dei giovani nel mondo produttivo, l\u2019attuale situazione economica, sono condizioni che la scuola subisce pi\u00f9 che provocare. Problemi di\u00a0<em>natura\u00a0politica<\/em>\u00a0che bisognerebbe s\u00ec affrontare con l\u2019allocazione di risorse indicata nella prima parte del documento in esame. Tali risorse, tuttavia, non dovrebbero in alcun modo vincolare o normare il percorso scolastico, lasciando ai docenti la possibilit\u00e0 di trovare, in virt\u00f9 della loro professionalit\u00e0 e di una riacquistata credibilit\u00e0, le metodologie di volta in volta opportune secondo il contesto. Sempre con il proposito di permettere a tutti di accedere, ai contenuti pi\u00f9 alti di cultura, realmente emancipativi, e non solo ad abilit\u00e0 operative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che stupisce in questo documento, cos\u00ec tetragono nell\u2019imporre i propri contenuti, \u00e8 la totale indifferenza a quanto, su questo tema, \u00e8 stato dibattuto in questi venti mesi. \u00a0Qualcuno potrebbe stupirsi della protervia con cui vengono portate avanti tali politiche educative nonostante le evidenti contrariet\u00e0 che esse suscitano in una parte non irrilevante non solo degli insegnanti, ma anche tra le personalit\u00e0 intellettuali e l\u2019opinione pubblica. Ma \u00e8 chiaro che tali dispositivi (Il Piano Digitale, il Piano di Formazione insegnanti, il nuovo disegno sul reclutamento e sulla valutazione dei neoassunti, la chiamata diretta, il ciclo di autovalutazione e miglioramento delle scuole)\u00a0 mirano a un\u00a0unico <strong>scopo<\/strong>, ritenuto irrinunciabile, che \u00e8 quello di\u00a0<strong>recepire una modalit\u00e0 di organizzazione scolastica non pi\u00f9 fondata sul valore pubblico dell\u2019istruzione, ma su richieste dell\u2019apparato produttivo rispetto alle quali l\u2019autonomia dei docenti rappresenta solo un ostacolo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non a caso i veri nuovi protagonisti della scuola, a leggere il documento, non sono pi\u00f9 gli insegnanti, ma gli operatori esterni alla scuola i quali, avendo molto pi\u00f9 chiari i bisogni sociali diffusi, ritengono di avere maggiori diritti nell\u2019elaborare pratiche, obiettivi e contenuti formativi. E rispetto ai quali i docenti devono accettare un ruolo di totale subordinazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appare lecito dubitare che tali \u201cformatori di qualit\u00e0\u201d, la cui impostazione rimanda ai criteri che abbiano sinora esposto,\u00a0siano in grado di dare corpo e consistenza culturale a quelle che un tempo si chiamavano attivit\u00e0 di aggiornamento (una sorta di \u201cmanutenzione\u201d\u00a0dovuta) e che oggi, con una mutazione semantica assai significativa, diventa formazione (nuova forma) a tutto tondo. Gli insegnanti, in questo modo, sono \u201c<em>ridotti a mera ruota dell\u2019ingranaggio e devono limitarsi a impartire lezioni standardizzate, basate sulla memorizzazione e sulla promozione di capacit\u00e0 atte a superare test, per far s\u00ec che le scuole &#8216;raggiungano il vertice&#8217;. Gli insegnanti non sono pi\u00f9 considerati fondamentali risorse civili e intellettuali, ma piuttosto strumenti e tecnici poco qualificati il cui ruolo \u00e8 ridotto a formare i propri studenti ad accettare l\u2019addestramento [\u2026] e considerare l\u2019immaginazione come un nemico dell\u2019apprendimento<\/em>\u201d (H.Giroux).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><a href=\"https:\/\/www.roars.it\/online\/gli-insegnanti-lultimo-ostacolo-alla-rivoluzione-digitale-della-scuola\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Qui<\/a>\u00a0la versione integrale dell&#8217;articolo.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIOVANNI CAROSOTTI e ROSSELLA LATEMPA Poco pi\u00f9 di venti mesi fa, appena all\u2019inizio del primo anno scolastico successivo all\u2019approvazione della Legge 107, venne pubblicato un documento dedicato all\u2019innovazione digitale della didattica, uno dei primi che tentava di rendere operativi alcuni contenuti qualificanti la \u201cBuona Scuola\u201d. A venti mesi da quella pubblicazione, due tra i pi\u00f9 solerti collaboratori del ministero, nonch\u00e9 tra gli estensori di parte dei documenti dedicati alla \u201cBuona Scuola\u201d, ovvero Damien Lanfrey&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":36455,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[6,85],"tags":[5551,4477,5930,4696,5247,5929],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/shutterstock_181877726.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/s7ZaJ4-36454","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/36454"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=36454"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/36454\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":36517,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/36454\/revisions\/36517"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/36455"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=36454"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=36454"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=36454"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}