{"id":36469,"date":"2017-11-24T08:00:25","date_gmt":"2017-11-24T07:00:25","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36469"},"modified":"2017-11-24T00:40:53","modified_gmt":"2017-11-23T23:40:53","slug":"la-crisi-economica-e-finita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36469","title":{"rendered":"La crisi economica \u00e8 finita?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di MMT ITALIA (Marco Cavedon)<\/strong><\/p>\n<div class=\"col-md-9\">\n<article id=\"post-14983\" class=\"post-14983 post type-post status-publish format-gallery has-post-thumbnail hentry category-5-new tag-disoccupazione tag-poverta tag-pil tag-renzi tag-crisi-economica tag-domanda-estera post_format-post-format-gallery\">\n<div class=\"entry-content\">\n<p><strong>\u00a0<img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.memmtveneto.altervista.org\/articoli\/crisi_finita_file\/image006.jpg\" alt=\"Descrizione: Descrizione: Descrizione: Descrizione: Immagine correlata\" \/><\/strong><\/p>\n<p>Sovente si sente affermare da parte del governo e dei media che la crisi \u00e8 finita. Ma sar\u00e0 vero ?<\/p>\n<p>Possibile che nonostante le politiche di austerity imposteci dall\u2019Europa e applicate diligentemente dalla classe politica dominate le cose effettivamente non vadano poi cos\u00ec male ?<\/p>\n<p>Un\u2019attenta analisi degli stessi dati del governo sembra smentire categoricamente questa ipotesi.\u00a0<strong>Vediamoli insieme.<\/strong><\/p>\n<p>I seguenti grafici sono presi dal sito DIPE (cio\u00e8 del Dipartimento per la Programmazione e il Coordinamento della Politica Economica) e dal sito di finanza Trading\u00a0Economics, che raccoglie ed aggiorna costantemente i dati dei pi\u00f9 importanti istituti di statistica di tutte le nazioni.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.memmtveneto.altervista.org\/articoli\/crisi_finita_file\/image008.jpg\" alt=\"Descrizione: Descrizione: Descrizione: Descrizione: Italy Unemployed Persons\" \/><\/p>\n<p>Il grafico di cui sopra rappresenta il\u00a0<strong>numero totale di persone disoccupate<\/strong>. Come si vede l\u2019andamento \u00e8 tutt\u2019altro che positivo e dal 2015 praticamente la disoccupazione non scende. Vediamo al contrario che il picco di disoccupazione si ebbe proprio col governo\u00a0Renzi\u00a0nel 2014.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.memmtveneto.altervista.org\/articoli\/crisi_finita_file\/image010.jpg\" alt=\"Descrizione: Descrizione: Descrizione: Descrizione: Italy Long Term Unemployment Rate\" \/><\/p>\n<p>Il grafico di cui sopra invece rappresenta la disoccupazione a lungo termine (persone senza lavoro da un anno o pi\u00f9, un dato pertanto ancora pi\u00f9 drammatico rispetto il precedente, calcolato su base mensile). Anche qui notiamo che essa cala sensibilmente dopo il 2014, per poi per\u00f2 appiattirsi ad un valore pressoch\u00e9 costante.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.memmtveneto.altervista.org\/articoli\/crisi_finita_file\/image012.jpg\" alt=\"Descrizione: Descrizione: Descrizione: Descrizione: Il livello del PIL italiano, misurato su base trimestrale, ha conosciuto una fase di crescita dal 2000 fino al primo trimestre del 2008, pur con una fase di ristagno dal secondo trimestre 2001 al secondo trimestre 2003. Dal secondo trimestre del 2008 al secondo trimestre del 2009 si \u00e8 concretizzata la pi\u00f9 intensa fase di crollo del PIL dal dopoguerra ad oggi, seguita da una ripresa dal terzo trimestre 2009 al secondo trimestre 2011. Dal terzo trimestre 2011, il PIL ha subito un ulteriore forte calo, e dal secondo trimestre 2013 si \u00e8 stabilizzato e poi ha ricominciato a crescere nel 2015-2017.\" \/><\/p>\n<p>Questo grafico e quelli a seguire sono presi invece dal sito del DIPE (dati aggiornati al 05 ottobre 2017). Il dato sopra riportato rappresenta il PIL (il reddito interno) su base trimestrale. Come si vede,\u00a0<strong>siamo ancora ben lontani dai livelli pre-crisi, quado il PIL trimestrale era maggiore di 25 miliardi rispetto ora<\/strong>. Come mai tuttavia questa lieve ripresina dopo il 2014 ? E\u2019 veramente sintomo di creazione di maggiore benessere per la popolazione ? Tenete bene a mente il dato precedente della disoccupazione per capire come a maggiore PIL non corrisponda affatto necessariamente pi\u00f9 lavoro e ricchezza per i residenti. In seguito vedremo un\u2019altra cosa molto interessante.<\/p>\n<p>Ma veniamo ora al dato della produzione industriale, che dovrebbe stare particolarmente a cuore agli imprenditori.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.memmtveneto.altervista.org\/articoli\/crisi_finita_file\/image014.jpg\" alt=\"Descrizione: Descrizione: Descrizione: Descrizione: La produzione industriale italiana aveva mostrato una tendenza a un moderato calo nel 2000-2005, seguito da una fase di crescita nel 2005-2008, con trend di crescita pi\u00f9 limitato rispetto alla media della zona euro. Dalla met\u00e0 del 2008 fino ad aprile 2009 la produzione industriale \u00e8 crollata da un massimo di 106 ad un minimo di 78, analogamente a quanto accaduto in tutto il mondo con la crisi finanziaria internazionale. Dalla seconda met\u00e0 del 2009 alla met\u00e0 del 2011 la produzione industriale ha recuperato circa il 40% di quanto aveva perso, tornando successivamente a calare. Dal 2014 \u00e8 ricominciata una fase di lenta crescita della produzione industriale.\" \/><\/p>\n<p>Anche qui l\u2019andamento \u00e8 alquanto deludente; dopo il 2015 si assiste ad una insignificante ripresa, che non \u00e8 sufficiente per parlare di andamento positivo dato il tonfo realizzato a seguito della crisi economica del 2008 e dopo le misure lacrime e sangue del \u201csalvatore\u201d Mario Monti.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.memmtveneto.altervista.org\/articoli\/crisi_finita_file\/image015.jpg\" alt=\"Descrizione: Descrizione: Descrizione: Descrizione: La stima ISTAT mostra un lento aumento dell\u2019incidenza della povert\u00e0 assoluta in Italia nel 2007-2010 (dal 3,5% al 4%) e un\u2019accelerazione nel 2011-13, con un picco del 6,3% delle famiglie italiane in povert\u00e0 assoluta. Nel 2014 si manifesta un primo ridimensionamento dell\u2019incidenza della povert\u00e0 assoluta che scende al 5,7%. Il centro e il nord sono caratterizzati da un andamento analogo al dato nazionale, ma con livelli di povert\u00e0 assoluta inferiori rispetto alla media nazionale di 1-2 punti percentuali, toccando nel 2014 il 4,2% di famiglie in povert\u00e0 assoluta nel nord e il 4,8% nel centro. Il Mezzogiorno invece ha un livello maggiore di povert\u00e0 assoluta, il quale cresce pi\u00f9 che proporzionalmente rispetto al resto d\u2019Italia dal 5,1% del 2010 al 10,1% del 2013, ma che nel 2014 beneficia di una riduzione pi\u00f9 forte, scendendo all\u20198,6% di incidenza della povert\u00e0 assoluta, pur rimanendo circa il doppio rispetto al centro-nord. Nel 2015-2016 la povert\u00e0 assoluta aumenta al nord e al centro, calando moderatamente al sud.\" \/><\/p>\n<p>Ora iniziamo ad andare oltre i dati che i media quotidianamente ci presentano per farci credere che tutto vada bene.\u00a0<strong>Un PIL che aumenta non significa che la maggior parte della popolazione sia diventata pi\u00f9 benestante, cos\u00ec come una maggiore occupazione non significa che siamo tutti pi\u00f9 ricchi<\/strong>\u00a0perch\u00e9 questo dato non considera i lavori precari, di poche ore e mal retribuiti.<\/p>\n<p>Vediamo infatti nel grafico sopra che\u00a0<strong>la percentuale delle famiglie povere presenta un andamento nettamente ascendente<\/strong>\u00a0e ci\u00f2 vale addirittura per il \u201cricco\u201d nord Italia.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.memmtveneto.altervista.org\/articoli\/crisi_finita_file\/image016.jpg\" alt=\"Descrizione: Descrizione: Descrizione: La stima ISTAT dell\u2019incidenza della povert\u00e0 relativa mostra limitate oscillazioni a livello nazionale con un aumento dall\u201911,2% nel 2011 al 12,8% nel 2012. Tale aumento \u00e8 pi\u00f9 sensibile ed \u00e8 continuato pi\u00f9 a lungo nel Mezzogiorno, dove l\u2019incidenza della povert\u00e0 relativa \u00e0 passata dal 19,1% nel 2009 al 23,6% nel 2014.\" \/><\/p>\n<p>Il grafico di cui sopra invece rappresenta l\u2019andamento della cosiddetta povert\u00e0 relativa, che si differenzia dalla povert\u00e0 assoluta in quanto si basa su una soglia di valore di spesa per consumi che varia solo in base al numero dei componenti di un nucleo famigliare e non \u00e8 differenziata per regione geografica, dimensione del comune di residenza o et\u00e0 dei componenti del nucleo. Anche in questo caso nel tempo si verifica un sostanziale aumento della povert\u00e0.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.memmtveneto.altervista.org\/articoli\/crisi_finita_file\/image017.jpg\" alt=\"Descrizione: Descrizione: Descrizione: La stima ISTAT registra dal 2005 ad oggi un aumento dell\u2019incidenza della povert\u00e0 assoluta per le famiglie con figli minori, particolarmente accentuata per le famiglie con 3 e pi\u00f9 figli e un calo dell\u2019incidenza della povert\u00e0 assoluta nelle famiglie con un anziano e un modesto aumento nelle famiglie con due o pi\u00f9 anziani, che tuttavia \u00e8 ora diventata la tipologia di famiglia a minor incidenza di povert\u00e0 assoluta (3,5% rispetto al 26,8% delle famiglie con tre o pi\u00f9 figli minori nel 2016).\" \/><\/p>\n<p>Il grafico sopra invece ci d\u00e0 il prospetto dell\u2019<strong>aumento della povert\u00e0 per le famiglie numerose\u00a0<\/strong>(con tre e pi\u00f9 figli minori). Della serie, ci viene detto di fare pi\u00f9 figli ma non ci vengono date le risorse per farli crescere in condizioni dignitose.<\/p>\n<p>Tirando le somme, da tutti i dati di cui sopra abbiamo visto che l\u2019andamento dell\u2019economia italiana \u00e8 tutt\u2019altro che roseo come ci viene dipinto. Ma da dove deriva allora la tanto sbandierata ripresa del PIL, che in verit\u00e0 si attesta su valori molto inferiori rispetto a quelli pre-crisi ?<\/p>\n<p>Semplice, non certo dalla domanda interna (che in rapporto al PIL \u00e8 in diminuzione, vedi\u00a0<a href=\"https:\/\/data.worldbank.org\/indicator\/NE.CON.PETC.ZS?end=2016&amp;locations=IT&amp;start=2010\">qui<\/a>), causa l\u2019aumento della povert\u00e0 e la diminuzione degli stipendi (a loro volta dovuti alle politiche di austerity imposteci dall\u2019Europa), ma bens\u00ec dalla\u00a0<strong>domanda estera<\/strong>.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.memmtveneto.altervista.org\/articoli\/crisi_finita_file\/image018.jpg\" alt=\"Descrizione: Descrizione: Descrizione: Sia le esportazioni che le importazioni sono cresciute velocemente tra il 2003 ed il 2008 (quasi 50% in pi\u00f9 cumulato in valore nominale). Con la prima recessione tra il 2008 e il 2009, sono entrambe temporaneamente crollate per la paralisi dei mercati internazionali, riprendendosi velocemente a partire dalla seconda met\u00e0 del 2009, con una ripresa pi\u00f9 forte per le importazioni. La seconda recessione dal 2011 \u00e8 invece caratterizzata da una riduzione delle importazioni a causa della compressione dei consumi interni, mentre le esportazioni hanno continuato a crescere, anche se sempre pi\u00f9 lentamente, generando un surplus della Bilancia commerciale per la prima volta dall\u2019inizio degli anni duemila.\" \/><\/p>\n<p>Tolta la linfa della domanda interna (causa la riduzione del deficit pubblico), l\u2019unico modo per aumentare il reddito complessivo interno \u00e8 quello di fare affidamento sulla domanda estera, cosa che l\u2019Italia ha regolarmente fatto a partire dall\u2019inizio degli anni 2010, con un\u00a0<strong>contenimento delle importazioni a favore delle esportazioni<\/strong>, ossia della vendita a basso prezzo all\u2019estero di beni reali dei quali la nostra popolazione non godr\u00e0.<\/p>\n<p>Come \u00e8 stato possibile diventare competitivi nei mercati esteri ?<\/p>\n<p>Semplice; privati della possibilit\u00e0 di svalutare la moneta,\u00a0<strong>ora possiamo solo fare affidamento sull\u2019abbassamento dei salari<\/strong>, cosa che l\u2019Italia ha regolarmente fatto a partire dalla crisi economica del 2008 (vedi sotto).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.memmtveneto.altervista.org\/articoli\/crisi_finita_file\/image019.jpg\" alt=\"Descrizione: Descrizione: Descrizione: Il reddito pro capite \u00e8 cresciuto nell\u2019Ue in Italia fino al 2007. Dopo tale data \u00e8 cominciata una fase di crisi economica con una prima contrazione del reddito pro capite nel 2008-2009, seguita da una ripresa nel 2010-11 e da un nuovo calo del reddito pro capite in Italia e nella zona euro, mentre nell\u2019UE nel suo insieme il redito pro capite \u00e8 rimasto stazionario nel 2012-13, rimanendo comunque in media ad un livello pi\u00f9 basso rispetto al 2007. Nell\u2019insieme il reddito pro capite italiano \u00e8 cresciuto meno della media UE e della zona euro nel periodo di crescita si \u00e8 ridotto maggiormente nei periodi di recessione. Il reddito pro capite italiano era pi\u00f9 alto della media UE nel 1995 e anche dei futuri paesi membri della zona euro, mentre nel 2013 era inferiore ad entrambe le zone.\" \/><\/p>\n<p>E quali sono per le piccole e medie imprese italiane e per il nostro sistema bancario le conseguenze di continuare a voler permanere nell\u2019eurozona ed applicare politiche di contenimento della spesa pubblica (che costituisce al centesimo il reddito privato) ?<\/p>\n<p>Anche qui il risultato \u00e8 palese. Le conseguenze sono state la\u00a0<strong>progressiva diminuzione dei crediti al settore privato, accompagnata dall\u2019aumento dei prestiti divenuti inesigibili<\/strong>\u00a0(vedi sotto) che hanno causato la crisi del settore bancario di cui oggi sentiamo spesso parlare, non certo dovuta semplicemente a funzionari corrotti e profittatori (questi ahim\u00e8 ci sono sempre stati), ma al \u201cbel\u201d sistema economico nel quale continuiamo nonostante tutto a voler permanere.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.memmtveneto.altervista.org\/articoli\/crisi_finita_file\/image020.png\" alt=\"Descrizione: Descrizione: Descrizione: Italy Loans to Private Sector\" \/><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.memmtveneto.altervista.org\/articoli\/crisi_finita_file\/image022.png\" \/><\/p>\n<p>Fonti:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.programmazioneeconomica.gov.it\/2017\/10\/05\/andamenti-lungo-periodo-economia-italiana\/\">http:\/\/www.programmazioneeconomica.gov.it\/2017\/10\/05\/andamenti-lungo-periodo-economia-italiana\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/tradingeconomics.com\/\">https:\/\/tradingeconomics.com\/<\/a><\/p>\n<div class=\"addtoany_share_save_container addtoany_content_bottom\"><\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<p><strong>Fonte:<a href=\"http:\/\/mmtitalia.info\/la-crisi-economica-finita-dati\/\">http:\/\/mmtitalia.info\/la-crisi-economica-finita-dati\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MMT ITALIA (Marco Cavedon) \u00a0 Sovente si sente affermare da parte del governo e dei media che la crisi \u00e8 finita. 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