{"id":36541,"date":"2017-11-27T00:07:29","date_gmt":"2017-11-26T23:07:29","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36541"},"modified":"2017-11-28T11:09:06","modified_gmt":"2017-11-28T10:09:06","slug":"possiamo-evitare-unaltra-crisi-finanziaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36541","title":{"rendered":"Possiamo evitare un&#8217;altra crisi finanziaria?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>CARMINE MORCIANO (FSI Bologna)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Steve Keen \u00e8 un professore di economia australiano, dal pensiero eterodosso in un mondo dove l&#8217;ortodossia economica \u00e8 composta di soli princ\u00ecpi neoliberisti.\u00a0Si pu\u00f2 definire un post-keynesiano e solo per questo avrebbe molto da insegnare a chi da decenni spera di uscire dalla crisi senza un intervento statale anticiclico, che metta in moto il moltiplicatore keynesiano della spesa pubblica e compensi le contingenti mancanze del settore privato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suo libro\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/www.imprimatureditore.it\/index.php\/2017\/11\/09\/possiamo-evitare-unaltra-crisi-finanziaria\/\">Possiamo evitare un&#8217;altra crisi finanziaria?<\/a>\u00a0<\/strong>(ed. imprimatur, 2017, pp. 144, 14 euro)\u00a0parte subito con la fondamentale distinzione, oggi resa commistione, tra microeconomia e macroeconomia. La porrei in questi termini: mentre nella microeconomia la massimizzazione dell&#8217;utile del singolo produttore o dell&#8217;utilit\u00e0 del singolo consumatore \u00e8 il fine (e quindi \u00e8 tutta la teoria dell&#8217;uomo economico razionale ad avere la preponderanza), nella macroeconomia il fine \u00e8 lo studio del mercato o della stessa societ\u00e0, se vogliamo arrivare alla politica economica. Gli studi &#8220;macro&#8221; sono molto pi\u00f9 complessi e constano sia di aspetti razionali che di aspetti irrazionali, irrazionali soprattutto relativamente alla mera massimizzazione del profitto o dell&#8217;utilit\u00e0 goduta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il prof. Keen \u00e8 quindi fortemente critico sin da subito sulla visione di Lucas, padre dell&#8217;ortodossa commistione tra micro- e macro-economia, e dei suoi seguaci, usando queste parole \u201c<em>questa visione della macroeconomia basata su principi di microeconomia, secondo cui il governo era sostanzialmente impotente, port\u00f2 allo sviluppo di complicati modelli matematici conosciuti come modelli stocastici e dinamici di equilibrio economico generale (DSGE). Tale processo intellettuale non fu n\u00e9 pacifico, n\u00e9 apolitico<\/em>\u201d; e poi: \u201c<em>i libri di testo su cui si formano gli economisti mainstream hanno impedito agli studenti di considerare assurdit\u00e0 tali affermazioni e, quindi, li hanno predisposti a fare inconsciamente essi stessi stupide razionalizzazioni quando poi successivamente sarebbero andati a costruire ci\u00f2 che credevano fossero modelli macroeconomici solidi dal punto di vista della microecnomia, basati sulla finzione di un consumatore rappresentativo<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente tali modelli \u2013 che non considerano neanche il sistema finanziario &#8211; hanno fallito miseramente, e la domanda che si pone il libro, se \u201c<em>possiamo evitare un&#8217;altra crisi finanziaria<\/em>\u201d, ha la sua risposta nella parola chiave che dovrebbe governare le scelte economiche e di politica economica. Questa parola \u00e8 \u201cequilibrio\u201d e parlando in particolare del mondo basato sul debito, il libro tratta di fatto dell&#8217;importanza di avere un controvalore reale nella creazione di valore attraverso l&#8217;offerta, fondamentale per mantenere l&#8217;equilibrio e non credere di essere in equilibrio perch\u00e9 si compensa la mancanza dell&#8217;altra parte, la domanda, aumentandone il debito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Keen usa le parole di un suo mentore, Minsky: \u201c<em>la fondamentale instabilit\u00e0 dell&#8217;economia capitalistica (\u00e8) crescente. La tendenza a trasformare un buon andamento in una rapida espansione di investimenti speculativi costituisce l&#8217;instabilit\u00e0 di fondo in una economia capitalistica<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per Keen le basi macro dalle quali ricavare l&#8217;equilibrio sono il <em>tasso di occupazione<\/em>, la <em>quota salari <\/em>e il <em>rapporto tra debito privato e Pil<\/em>.\u00a0Ne deduciamo quindi che oggi non siamo assolutamente in equilibrio; non \u00e8 normale che venga creata moneta per alimentare il mercato finanziario senza una ripresa dei salari, come non \u00e8 normale che ci sia un debito privato a livelli mai raggiunti prima nella storia: \u00e8 questo che dobbiamo riparare in primo luogo se vogliamo scongiurare altre crisi economiche durature, se vogliamo evitare la stagnazione che regna ormai da anni. Nel suo modello le relazioni significative sono:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>\u201c<em>La produzione \u00e8 un multiplo del capitale sociale installato<\/em><\/li>\n<li><em>L&#8217;occupazione \u00e8 un multiplo della produzione<\/em><\/li>\n<li><em>Il tasso di variazione dei salari \u00e8 una funzione lineare del tasso di occupazione<\/em><\/li>\n<li><em>L&#8217;investimento \u00e8 una funzione lineare del tasso di profitto<\/em><\/li>\n<li><em>Il debito finanzia gli investimenti che superano i profitti<\/em><\/li>\n<li><em>La popolazione e la produttivit\u00e0 del lavoro crescono ad un tasso costante<\/em><\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il modello che risulta \u00e8 molto meno complicato anche di un semplice modello DSGE: ha solo tre variabili, nove parametri e nessun termine aleatorio.\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro \u00e8 quindi tutta una ricerca di un equilibrio nella complessit\u00e0, che sar\u00e0 poi la sfida degli economisti del ventunesimo secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre a spiegare benissimo le dinamiche attuali, quando secondo l&#8217;autore \u201c<em>il debito aumenta su un certo numero di cicli, una quota crescente destinata ai banchieri \u00e8 compensata da una quota inferiore per i lavoratori, cosicch\u00e9 la parte destinata al capitale fluttua ma rimane relativamente costante nel tempo. Comunque, non appena salari e inflazione sono spinti verso il basso, la capitalizzazione del debito alla fine sopraffa i salari in caduta libera e la quota profitti collassa. Prima che la crisi si conclami, la quota crescente destinata ai banchieri per pagare gli oneri dell&#8217;indebitamento \u00e8 esattamente compensata dalla quota decrescente destinata ai lavoratori, cos\u00ec che la quota profitti diventa effettivamente costante e il mondo appare assolutamente tranquillo per i detentori del capitale \u2013 appena prima che il sistema crolli<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tristi dinamiche dettate dalla mancanza di pensiero sistemico a livello macroeconomico e dalla faciloneria con la quale le esemplificazioni dei modelli economici liberisti sono state prese per buone e base di partenza per qualsiasi successiva decisione o previsione. Allo stesso modo,\u00a0l&#8217;economia ortodossa non contempla minimamente le dinamiche del debito privato e il ruolo che ha nel sostenere una crescita economica falsata: \u201c<em>il crollo della crescita fondata sul credito determin\u00f2 un&#8217;esplosione nella disoccupazione e un collasso dei prezzi dei titoli. In contrasto con la convinzione del mainstream secondo cui le variazioni dell&#8217;indebitamento sono semplici redistribuzioni che non dovrebbero avere effetti macroeconomici significativi, la variazione del debito fu di gran lunga il principale fattore a determinare il livello di disoccupazione, che crebbe notevolmente quando il tasso di crescita del debito privato precipit\u00f2<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste parole denunciano il fatto che il sistema non era in equilibrio, che aveva bisogno di una crescita di debito privato per finanziare la sua stessa crescita. Possiamo definirla la bolla delle bolle, una bolla sistemica che quindi al suo scoppio genera una crisi sistemica: fintanto che non si combatter\u00e0 questo meccanismo non si potranno scongiurare gravi crisi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-36553\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Keen_detail1-267x300.jpg\" alt=\"\" width=\"267\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Keen_detail1-267x300.jpg 267w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Keen_detail1-768x864.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Keen_detail1-910x1024.jpg 910w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Keen_detail1.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 267px) 100vw, 267px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;analisi che Keen fa nel libro sembra governata dal pensiero che oggi la situazione \u00e8 sbagliata perch\u00e9 non solo la moneta non viene considerata come una variabile fondamentale del sistema, ma anche perch\u00e9 chi ha il potere di stampare e governare la moneta e l&#8217;economia \u00e8 esterno al modello e allo stesso sistema democratico, mentre dovrebbe essere parte del sistema e veicolare il denaro in modo tale che la collettivit\u00e0 ne benefici e si sviluppi socialmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, quindi, invece di puntare ad una crescita equilibrata che tuteli il risparmio, l&#8217;attuale sistema fomenta l&#8217;accumulo di debito privato finch\u00e9 non si arriva al punto di non ritorno, posto in modo esemplificativo al 150% del PIL.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista politico la genesi di questo fenomeno \u00e8 fatta risalire a Margareth Thatcher:\u00a0\u201c<em>poco dopo l&#8217;inizio del suo mandato come primo ministro, il rapporto tra debito privato e Pil, che non aveva mostrato alcuna tendenza nel secolo precedente, inizi\u00f2 a crescere tre volte il tasso al quale stava crescendo negli Stati Uniti. Il sostegno della Thatcher alla deregolamentazione finanziaria scaten\u00f2 non l&#8217;innovazione capitalista, ma l&#8217;attivit\u00e0 di prestito speculativo della City di Londra, che cavalc\u00f2 il missile del debito per diventare la forza economica e politica dominante in Gran Bretagna \u201c<\/em>, specificando per\u00f2 che<em> \u201cla spesa statale diede alle aziende e alle famiglie una fonte alternativa di entrate con la quale onorare il debito privato. Senza di essa \u2013 come fu nel caso della Grande depressione, e come \u00e8 adesso nel caso dell&#8217;Eurozona \u2013 la disoccupazione sarebbe stata terribilmente pi\u00f9 alta<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest&#8217;ultima considerazione sull&#8217;eurozona \u00e8 un implicito attacco al principio di indipendenza delle banche centrali che rende totalmente inerme lo Stato e il suo possibile interventismo, principio da scardinare per poter ravvisare dei miglioramenti nella nostra nazione, ma paradossalmente unico punto che non viene minimamente lambito dalle critiche che da pi\u00f9 versanti iniziano a investire la Banca d&#8217;Italia. Ci focalizziamo sull&#8217;attivit\u00e0 di vigilanza, per esempio, ma non sul vero nocciolo della questione, la liberale e liberticida indipendenza delle Banca Centrale dal proprio governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto all&#8217;equilibrio che si era raggiunto in Italia, non credo sarebbe dispiaciuto al prof. Keen, che a fine libro si scervella per cercare di trovare soluzioni per conseguirlo nel mercato monetario\/finanziario. Nella prima Italia repubblicana:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; lo Stato stampava moneta per mezzo di una banca Centrale sotto le sue dipendenze, scegliendo il tasso di interesse ed avendo un prestatore di ultima istanza;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; attraverso lo Stato si indirizzava il risparmio nazionale per lo sviluppo sociale della nazione;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; le banche erano divise tra chi operava nell&#8217;economia reale e chi operava nell&#8217;economia finanziaria;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8211; le banche che operavano nell&#8217;economia reale dovevano scegliere i migliori investimenti da finanziare senza entrare nel capitale delle aziende.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornare a questa organizzazione finanziaria sarebbe tornare ad un bel mondo in una delle sue fondamenta pi\u00f9 critiche: il libro ci spiega questa criticit\u00e0 parlandoci del debito privato e della sua crescita, come al contempo ci parla del ruolo che il debito pubblico pu\u00f2 avere nell&#8217;abbattere il debito privato:\u00a0\u201c<em>Potremmo notevolmente attenuare l&#8217;impatto di queste crisi se i leader politici e i loro consiglieri economici capissero come esse siano causate dalle bolle creditizie, e potremmo sfuggire alla stagnazione se avessero la volont\u00e0 di usare la capacit\u00e0 dello Stato di creare moneta per ridurre l&#8217;eccesso post-crisi di eccessivo debito privato<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos&#8217;\u00e8 infatti il debito? Possiamo vederla in questo modo: il vero debito, quello che Keen pone come problema per l&#8217;economia mondiale, \u00e8 tale in quanto dall&#8217;altra parte qualcuno ha un credito. Tizio deve 10 lire a Caio. Tizio ha un debito di 10 lire nei confronti di Caio. Caio ha un credito di 10 lire nei confronti di Tizio. Questo \u00e8 il classico concetto di debito, che chiamerei &#8220;privato&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi c&#8217;\u00e8 il cos\u00ec detto &#8220;debito pubblico&#8221;, e qui vanno fatte delle distinzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ieri il nostro Stato sceglieva di emettere titoli di debito pubblico per reperire liquidit\u00e0. In parte, essi venivano acquistati da privati, e per questa parte il debito \u00e8 classico, essendovi un creditore al quale ridare soldi alla scadenza. Lo Stato sceglieva il tasso di interesse e chi voleva acquistava i titoli di Stato, ma per i titoli invenduti a quel tasso di interesse interveniva la Banca d&#8217;Italia, che stampando moneta dal nulla comprava i titoli al tasso scelto dal Tesoro all&#8217;un per cento. Ecco, questa parte di debito pubblico non \u00e8 un vero debito, perch\u00e9 il creditore in sostanza non c&#8217;\u00e8, il creditore sei tu stesso, lo stesso Stato inteso come comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti \u00e8 alla comunit\u00e0 che poi per mezzo dello Stato quei soldi arriveranno, \u00e8 la comunit\u00e0 a dare valore a quei soldi creati dal nulla accettandoli come mezzo di pagamento. Ci saranno pi\u00f9 soldi che gireranno, perch\u00e9 la societ\u00e0 ne avr\u00e0 avuto bisogno. Per di pi\u00f9, l&#8217;inflazione in un mondo normale era tipicamente pi\u00f9 alta dell&#8217;un per cento che lo Stato pagava d&#8217;interesse e quindi il debito pubblico di fatto si svalutava da solo o cresceva meno della quantit\u00e0 di denaro a disposizione dei cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In queste condizioni il debito pubblico non era un problema ma un numero, da usare al meglio per cercare di mettere in moto un circolo virtuoso nell&#8217;economia e nella solidariet\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi invece il debito pubblico \u00e8 un problema: ci\u00f2 \u00e8 amaramente vero solo perch\u00e9 sono cambiate tutte le condizioni suddette, che permettevano alla comunit\u00e0 di avere il debito pubblico come risorsa e non come problema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 partiti nel 1981, con la Banca d&#8217;Italia che smette di essere compratore di ultima istanza dei titoli emessi dallo Stato. Indirettamente questo comporta che lo Stato non pu\u00f2 pi\u00f9 decidere il tasso d&#8217;interesse all&#8217;un per cento ma si deve adeguare alla richiesta del mercato, se vuole vendere tutti i titoli ed avere la liquidit\u00e0 che ha preventivato necessaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 ha comportato che il tasso d&#8217;interesse diventasse pi\u00f9 alto della stessa inflazione facendo, al contrario di quanto avveniva prima, rivalutare il debito, oltre a limitare le capacit\u00e0 di intervento dello Stato, che deve pagare miliardi di interessi ogni anno. Si \u00e8 giunti poi all&#8217;euro, facendo diventare la moneta che circola in Italia valuta straniera ed il debito pubblico paragonabile a un qualsiasi debito contratto in dollari con il Fondo Monetario Internazionale da parte di un paese del Terzo Mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Valuta straniera in quanto non abbiamo pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di creare moneta dandole valore come comunit\u00e0 accentandola come mezzo di pagamento, ma dobbiamo andare a chiedere la moneta a chi la produce, cio\u00e8 all&#8217;indipendente sistema finanziario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questa impostazione il debito pubblico \u00e8 un vero debito per la sua totalit\u00e0, che si rivaluta per mezzo del tasso d&#8217;interesse pi\u00f9 alto dell&#8217;inflazione, e che brucia decine di miliardi di euro di interessi ogni anno, i quali, invece che arrivare alla comunit\u00e0, sono dirottati per il pagamento di interessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco perch\u00e9 oggi il debito pubblico \u00e8 un problema, ma potrebbe anche non esserlo, anzi, potrebbe tornare ad essere una risorsa come auspicato da Keen,\u00a0che propone idee per abbattere il debito privato, auspicando che sia sempre pi\u00f9 scoraggiato, soprattutto se improduttivo e soprattutto se indirizzato al mero consumo: \u00e8 sempre questione di equilibrio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se aumenta il debito privato al consumo significa che il livello di offerta e di prezzi \u00e8 troppo alto per la domanda esistente a quel dato tempo. Non \u00e8 un bell&#8217;indicatore, come non lo \u00e8 nessun indicatore che segnala uno squilibrio tra le forze di domanda ed offerta a vantaggio dell&#8217;offerta. Significa che c&#8217;\u00e8 una crisi di domanda, oggi dettata dalla deflazione salariale: questa mancanza \u00e8 compensata dal debito, che riesce a mantenere i prezzi almeno stagnanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Considerando che il miglior equilibrio per una societ\u00e0 sarebbe non solo che il reddito bastasse alle spese ma che ci fosse anche un minimo di inflazione e una crescita del risparmio delle classi medio-basse, \u00e8 chiaro il concetto che l&#8217;aumento di debito privato al consumo \u00e8 sintomo di qualcosa che non va a livello strutturale, anche se, in parte, ci\u00f2 \u00e8 una conseguenza del consumismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se questo squilibrio si accentua troppo poi possono scoppiare crisi sistemiche come quella dei sub-prime: un mondo folle come quello attuale, totalmente interconnesso tra settori dell&#8217;economia, non isola di certo il problema ma semmai lo esaspera. Keen arriva proprio a questo concetto:\u00a0se si vogliono evitare le crisi vanno combattuti ed isolati gli squilibri negativi, tra cui il debito privato improduttivo e la sua spirale di crescita, soprattutto se alimenta bolle speculative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza considerare che lo Stato non pu\u00f2 non intervenire se vede delle bolle speculative come quella dei sub-prime negli USA. Era chiaro che fosse una bolla: si era perso l&#8217;equilibrio e non si doveva gioire incassando pi\u00f9 tasse dagli immobili, ma combattere queste speculazioni compiute sulle spalle delle persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come Keen ci ricorda, per arrivare al disastro \u00e8 certamente stata decisiva la deregolamentazione del sistema finanziario, che ha portato con s\u00e9 la perdita di controllo dell&#8217;equilibrio da parte delle pubbliche autorit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In linea generale ma toccando il nocciolo fondamentale, l&#8217;equilibrio in economia si ottiene se a fronte di un qualcosa c&#8217;\u00e8 qualcos&#8217;altro. Questo \u00e8 un discorso che pu\u00f2 essere ben spiegato con la differenza tra stampare moneta per occupare un disoccupato o stampare moneta per pagare la disoccupazione a qualcuno che rimane disoccupato. La prima situazione \u00e8 in equilibrio, la seconda no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco, oggi viviamo in un&#8217;economia finanziaria che l&#8217;equilibrio non sa cosa significhi, ma conosce solo il gergo della crescita infinita. Con i derivati, poi, si entra in un contesto talmente lontano e variabile per mille fattori che l&#8217;equilibrio lo trovano forse solo gli algoritmi informatici. E&#8217; nell&#8217;economia reale che soldi e beni sono ben definiti, si pu\u00f2 dare un valore e si pu\u00f2 cercare di mantenere un equilibrio che sia di crescita e di sviluppo per la societ\u00e0. Non nella giungla, non nell&#8217;immateriale, non in un mondo, quello finanziario, che non dovrebbe neanche essere un&#8217;economia ma un suo attore ad essa funzionale e al servizio della comunit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo modo, regolamentando il sistema finanziario in funzione sociale e restituendogli il mero ruolo di attore funzionale all&#8217;economia, con capacit\u00e0 di creazione di base monetaria ma limitata per settore o altro, non solo si potranno evitare crisi finanziarie ma si restituir\u00e0 una nuova luce di necessario e positivo attore dell&#8217;economia al sistema finanziario stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quest&#8217;ottica la prima cosa da fare \u00e8 riappropriarsi della creazione e gestione comunitaria della moneta attraverso gli Stati nazionali e per mezzo di Banche Centrali dipendenti dal potere politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo l&#8217;autore, l&#8217;unica variabile che potrebbe essere influenzata dall&#8217;aumento di base monetaria per mezzo della spesa pubblica \u00e8 l&#8217;inflazione; in tal senso, per fugare la paura dell&#8217;inflazione in stile Repubblica di Weimar, chiuderei con le parole del gesuita Gael Giraud. Nel suo libro <em>Transizione ecologica<\/em>\u00a0egli ci spiega che anche in quella circostanza la perdita di equilibrio \u00e8 stata causata non dal pubblico operato ma dal mondo finanziario privato, tedesco nella fattispecie, a cui venne dato un potere che non aveva diritto di avere, quello di creazione della moneta \u2013 e conseguentemente del debito \u2013 senza limiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>Un bene che costava 1 Reichsmark nel luglio 1914 ne valeva 2.785 un anno dopo, 194.000 nel luglio del 1923, 726 miliardi nel novembre del 1923 (si, avete letto bene!). Ci sono manuali di storia che attribuiscono questo vertiginoso sbandamento a un&#8217;esplosione delle spese pubbliche tedesche \u2013 cosa che non corrisponde in alcun modo alla realt\u00e0. (\u2026) Nel maggio 1922, gli Alleati avevano preteso che la Reichsbank fosse messa completamente sotto controllo privato (&#8230;.). La Reichsbank, divenuta totalmente indipendente dal potere politico, s&#8217;impegn\u00f2 allora a trasformare automaticamente in Reichsmark ogni moneta creata dalle banche private. Queste, ad Amburgo come a Brema o a Kiel, potevano ormai creare la loro moneta, convertibile nella divisa nazionale.(&#8230;) Meglio: la Reichsbank autorizz\u00f2 anche le vendite allo scoperto della divisa tedesca. Quest&#8217;ultima era infatti sottoposta a una rude prova, a causa delle riparazioni di guerra pretese dal Trattato di Versailles del 1919, e il cui importo era calcolato in moneta estera (soprattutto il franco francese)(&#8230;.). Autorizzare le vendite allo scoperto del Reichsmark equivaleva a lasciare libero corso ai mercati fino a dare, eventualmente, il colpo di grazia a quella valuta. In altri termini, il 1923 fu il teatro di un immenso suicidio monetario della Germania, dovuto a un tentativo di privatizzazione assoluta della moneta. Il risultato \u00e8 trasparente: le banche crearono una quantit\u00e0 inaudita di moneta privata emettendo prestiti a 360 gradi ad un&#8217;economia reale strangolata dal deprezzamento della divisa nazionale\u201d.(&#8230;.) Schacht (neo presidente della Reichsbank) prese tre decisioni molto semplici, che salvarono il Paese dal caos: primo, proib\u00ec le vendite allo scoperto dei Reichsmark dalla sera alla mattina; secondo, decret\u00f2 che la Reichsbank non avrebbe pi\u00f9 convertito le monete private in Reichsmark; terzo, decise l&#8217;emissione di una nuova moneta nazionale, il Rentenmark, non convertibile in valuta estera ma convertibile in Reichsmark. Riusc\u00ec cos\u00ec impossibile ai mercati dei cambi speculare contro la nuova moneta, mentre le banche si videro di fatto ritirare il potere di creazione di moneta privata. Un anno bast\u00f2 perch\u00e9 la nuova moneta sostituisse la precedente e, stabilizzandosi, mettesse fine all&#8217;episodio inflazionistico<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Agli utili \u00e8 necessaria la crescita ma allo sviluppo l&#8217;equilibrio, cos\u00ec come per evitare crisi finanziarie bisogna tornare a regolamentare un mondo finanziario troppo anarchico e libero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro \u00e8 questo che insegner\u00e0, spero a pi\u00f9 persone possibili.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CARMINE MORCIANO (FSI Bologna) Steve Keen \u00e8 un professore di economia australiano, dal pensiero eterodosso in un mondo dove l&#8217;ortodossia economica \u00e8 composta di soli princ\u00ecpi neoliberisti.\u00a0Si pu\u00f2 definire un post-keynesiano e solo per questo avrebbe molto da insegnare a chi da decenni spera di uscire dalla crisi senza un intervento statale anticiclico, che metta in moto il moltiplicatore keynesiano della spesa pubblica e compensi le contingenti mancanze del settore privato. Il suo libro\u00a0Possiamo&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":36564,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[91,6],"tags":[812,663,188,3164,5933,2369,775,5934],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/keen_fronte_low.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-9vn","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/36541"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=36541"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/36541\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":36611,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/36541\/revisions\/36611"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/36564"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=36541"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=36541"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=36541"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}