{"id":36542,"date":"2017-11-27T10:29:24","date_gmt":"2017-11-27T09:29:24","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36542"},"modified":"2017-11-26T22:42:28","modified_gmt":"2017-11-26T21:42:28","slug":"altruismo-incentivi-e-informazione-due-o-tre-cose-che-so-sullesperienza-socialista-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36542","title":{"rendered":"Altruismo, incentivi e informazione: due o tre cose che so sull\u2019esperienza socialista"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SERGIO CESARATTO<\/strong><\/p>\n<p><em>&lt;What does the economist economize? &#8220;&#8216;Tis love, &#8217;tis love,&#8221; said the Duchess, &#8220;that makes the world go round.&#8221; &#8220;Somebody said,&#8221; whispered Alice, &#8220;that it&#8217;s done by everybody minding their own business.&#8221; &#8220;Ah well,&#8221; replied the Duchess, &#8220;it means much the same thing.&#8221;<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><\/a>\u00a0&#8230; if we economists mind our own business, and do that business well, we can, I believe, contribute mightily to the economizing, that is to the full but thrifty utilization, of that scarce resource Love \u2013 which\u00a0we\u00a0know, just as well as anybody else, to be the most precious thing in the world&gt; (D.H.Robertson 1954, p. 154, citazione di Alice da Lewis Carroll)<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">*<\/a><\/em><\/p>\n<p>Sommerso dalla didattica e dal chiudere un po\u2019 di lavori, non ho potuto seguire con grande attenzione quanto pubblicato in queste settimane in occasione del centenario della rivoluzione sovietica. Del resto quel poco che ho letto (in italiano o in inglese) non mi \u00e8 stato di grande ispirazione. Manca una chiave. Questa chiave io non ce l\u2019ho. So due o tre cose che, come al solito, ho imparato dai maestri. Un solo lavoro che ho letto recentemente (Foley 2017) mi \u00e8 stato di qualche stimolo. Ma anch\u2019esso \u00e8 per gran parte una intelligente rivisitazione del pi\u00f9 importate dibattito economico sul socialismo, quello che a partire dal famoso articolo del 1908 del noto marginalista italiano Enrico Barone (1859-1924) discusse la possibilit\u00e0 di una economia socialista, quanto questa si potesse effettivamente discostare da quella capitalistica e l\u2019efficienza relativa dei due sistemi. Di questo dibattito sapemmo da studentelli di economia \u2013 quando eravamo ancora allattati con la Vodka \u2013 dal benemerito napoleoncino (Napoleoni 1971). Qualcos\u2019altro ho imparato dai maestri circa gli effetti perversi che la piena occupazione ha determinato sulla disciplina e la produttivit\u00e0, sia di qua che di l\u00e0 della cortina di ferro. Poi non molto altro, ma non ho letto tanto sull\u2019argomento, per cui \u00e8 con un po\u2019 di presuntuosit\u00e0 che scrivo. Del resto \u00e8 un argomento mostruosamente vasto e il meglio \u00e8 nemico del bene.<\/p>\n<ol>\n<li><strong>Il mercato \u00e8 buono.<\/strong>Ai \u201ccompagni\u201d (e \u201ccompagne\u201d) non \u00e8 spesso chiara la problematica del coordinamento delle attivit\u00e0 economiche in societ\u00e0 complesse. Come spesso accade in tutto ci\u00f2 che odora di sinistra \u201cle leggi economiche possono essere sospese o ignorate\u201d, come la mette D.Mario Nuti (2017), uno dei maggiori studiosi europei dei sistemi socialisti. A sinistra domina l\u2019umanitarismo, l\u2019utopia, il tutto \u00e8 possibile purch\u00e9 dal cuore umano si lascino uscire le energie migliori. Il cuore umano \u00e8 purtroppo assai poco studiato &#8211; avete mai sentito nominare un progetto di ricerca su \u201cSiamo buoni o cattivi? e come possiamo migliorarci?\u201d. Sarebbe troppo politicamente fastidioso. Nell\u2019incertezza \u00e8 tuttavia bene essere cauti sul cuore umano. Anzi, proprio da questa constatazione, muove la difesa che i liberali fanno del sistema di mercato: \u201cNon \u00e8 certo dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dal fatto che essi hanno cura del proprio interesse.\u00a0Non ci rivolgiamo alla loro umanit\u00e0 ma al loro egoismo e con loro non parliamo mai delle nostre necessit\u00e0, ma dei loro vantaggi\u201d, ci insegna Smith (1776, p. 18). Da punto di vista dei suoi sostenitori il sistema di mercato ha parecchi vantaggi.<\/li>\n<\/ol>\n<p>1.2. Il mercato dimostra che lo stato di natura non \u00e8 necessariamente quell\u2019<em>homo homini lupus\u00a0<\/em>(l\u2019uomo \u00e8 lupo per l\u2019altro uomo) di hobbesiana\u00a0memoria, e non \u00e8 dunque necessario l\u2019intervento di uno Stato autoritario che imponga pace ed ordine; lo stato di natura pu\u00f2 rivelarsi, attraverso lo scambio, un mezzo di vantaggio reciproco e di pacifica convivenza non solo fra individui ma persino fra Stati.<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[1]<\/a>\u00a0In questo senso, evitando che sia lo Stato a regolare la convivenza umana, se non addirittura a dettarne le scelte con lo Stato etico, il mercato \u00e8 a fondamento delle libert\u00e0 e delle scelte individuali. La societ\u00e0 civile pu\u00f2 dunque vivere di vita propria. Allo Stato, anzi, \u00e8 assegnato il compito di tutelare il mercato quale fondamento di libert\u00e0.<\/p>\n<p>(b) Ma v\u2019\u00e8 di pi\u00f9. Secondo i suoi sostenitori, il mercato trasforma pulsioni negative come l\u2019egoismo e il perseguimento dei propri vantaggi in un beneficio collettivo, e per questo molti intellettuali salutarono con favore la nuova forma di mercato (Hirschman 1979).<\/p>\n<p>(c) Il mercato non solo veicola le energie negative a scopi collettivi, ma, come brillantemente argoment\u00f2 l\u2019economista di Cambridge Dennis Holme Robertson in un famoso saggio del 1956 dal titolo significativo di \u201cChe cosa economizza l\u2019economista?\u201d, il mercato economizza in bont\u00e0, dove per bont\u00e0 si intende moralit\u00e0 e spirito civico (Hirschman 1985, p. 18).<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[2]<\/a><\/p>\n<p><em>Piero Sraffa, J.M.Keynes e D.H.Robertson in una famosa foto degli anni trenta<\/em><\/p>\n<p>Risolto il problema economico senza dispendio delle energie pi\u00f9 nobili, queste si possono dedicare ad opere pi\u00f9 elevate (inclusa la generosit\u00e0 verso i pi\u00f9 sfortunati). Hirschman (ibid) critic\u00f2 sia l\u2019idea che \u201camore, benevolenza e spirito civico\u201d siano necessariamente risorse scarse, che quella che siano risorse infinite, giudicando che il capitalismo fosse (troppo) basato sull\u2019idea dell\u2019altruismo come bene scarso, e il socialismo su quella dell\u2019illimitato altruismo umano. Ma basterebbe una pur cospicua disponibilit\u00e0 umana a far funzionare economie complesse?<\/p>\n<p>Vi faccio l\u2019esempio di un benemerito centro sociale che mi trovo a frequentare, orientato a sinistra e tutto basato sul volontariato. Le cene che precedono il cineforum sono a prezzo molto popolare. Tuttavia la predisposizione dei pasti e le pulizie spesso ricadono su pochi. A un certo punto \u00e8 comparso l\u2019avvertimento \u201cla cena prima del cineforum non \u00e8 assicurata\u201d (vale a dire, o c\u2019\u00e8 condivisione della preparazione o la cena non \u00e8 assicurata). Risultato \u00e8 che \u201cnon \u00e8 dalla benevolenza del centro sociale che ci aspettiamo il nostro pranzo\u201d. L\u2019altro problema \u00e8 quello che anche laddove ci sia la buona intenzione di partecipare (che in fondo non manca), spesso chi si candida non sa dove mettere le mani, c\u2019\u00e8 un problema informativo, e trasmettere l\u2019informazione costa (chi fa da s\u00e9&#8230;).<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[3]<\/a><\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong>Mercato e gerarchie.<\/strong>I vantaggi del mercato non si fermano infatti al \u201crisparmio di altruismo\u201d.\u00a0Sistemi complessi in cui vige una raffinata divisione del lavoro richiedono coordinamento. Questo \u00e8 svolto da un lato dalla mano invisibile smithiana e dall\u2019altro dalle \u201cgerarchie\u201d (Coase 1937). L\u2019impresa \u00e8 una forma \u201cgerarchica\u201d di coordinare le informazioni, la mano invisibile agisce attraverso il sistema dei prezzi. Nel capitalismo il mercato seleziona la suddivisione migliore fra le due tecniche di coordinamento. Il socialismo ha optato, pi\u00f9 frequentemente, per l\u2019organizzazione gerarchica nella forma di una economia di comando (pianificata), ma in verit\u00e0 ambedue le forme sono imbarazzanti per i socialisti. La gerarchia perch\u00e9 oltre a essersi rivelata inefficiente in pratica, viola l\u2019obiettivo democratico e partecipativo. Sul sistema dei prezzi si basano le forme di socialismo autogestito finendo il pi\u00f9 spesso nel peggiore dei mondi possibile: si ereditano sia i difetti del sistema dei prezzi che quelli della gerarchia, che non pu\u00f2 non riemergere (magari in forme peggiorative) nelle aziende autogestite (Foley, II, pp. 6-7).<\/li>\n<\/ol>\n<p>Il sistema dei prezzi, in breve, funziona sul principio che se il prezzo di un bene non copre i costi di produzione, ci\u00f2 rivela che se ne \u00e8 prodotto troppo rispetto alla domanda; se ne dovr\u00e0 dunque produrre di meno sino a quando il prezzo eguaglia i costi di produzione (che \u00e8 pari al \u201cprezzo naturale\u201d come si sarebbe espresso Smith). Se invece esso \u00e8 venduto a un prezzo superiore ai suoi costi, allora si vede che se ne \u00e8 prodotto troppo poco rispetto alla domanda, e se ne dovr\u00e0 produrre di pi\u00f9. I prezzi di mercato dunque, se troppo alti o troppo bassi rispetto ai costi di produzione (ai \u201cprezzi naturali\u201d) segnalano quanto produrre di ciascun bene date le preferenze espresse dalla domanda. Per Smith i prezzi naturali svolgono dunque un ruolo essenziale nel coordinare le decisioni di produzione in una economia in cui viga una accentuata divisione del lavoro; essi costituiscono la famosa \u201cmano invisibile\u201d. La mano invisibile \u00e8 un modo di economizzare in informazione. Marx parla dei prezzi \u201cnaturali\u201d come la stella polare dei capitalisti.<\/p>\n<p>Marx \u00e8 anche critico, tuttavia, di un sistema sociale il cui tessuto connettivo, il rapporto fra gli individui, \u00e8 mediato dal rapporto di scambio, dal rapporto fra cose (le merci). In questo egli vide la necessit\u00e0 di un superamento del sistema dei prezzi. Pi\u00f9 concretamente egli vide la necessit\u00e0 di un superamento di un societ\u00e0 dualistica in cui una classe controlla i mezzi di produzione e l\u2019altra non ha che i propri servizi lavorativi da offrire. Il controllo sociale dei mezzi di produzione \u00e8 per Marx il primo passaggio verso una societ\u00e0 diversa (Marx 1875). Il controllo sociale dei mezzi di produzione implica la pianificazione socialista (e su quali principi essa possa funzionare discuteremo fra poco). Su quali principi debba funzionare la\u00a0<em>successiva<\/em>\u00a0societ\u00e0 finalmente liberata Marx (ibid, p. 962) non va oltre il famoso passo \u201ca ciascuno secondo &#8230;\u201d:<\/p>\n<p>In una fase pi\u00fa elevata della societ\u00e0 comunista, dopo che \u00e8 scomparsa la subordinazione asservitrice degli individui alla divisione del lavoro, e quindi anche il contrasto fra lavoro intellettuale e fisico; dopo che il lavoro non \u00e8 divenuto soltanto mezzo di vita, ma anche il primo bisogno della vita; dopo che con lo sviluppo onnilaterale degli individui sono cresciute anche le forze produttive e tutte le sorgenti della ricchezza collettiva scorrono in tutta la loro pienezza, solo allora l\u2019angusto orizzonte giuridico borghese pu\u00f2 essere superato, e la societ\u00e0 pu\u00f2 scrivere sulle sue bandiere: Ognuno secondo le sue capacit\u00e0; a ognuno secondo i suoi bisogni!<\/p>\n<p>Il che per\u00f2 non sembra indicare di per s\u00e9 un anarchismo delle relazioni, in quanto persino nel comunismo vi sono doveri (ognuno secondo le sue capacit\u00e0) e diritti (a ognuno secondo i suoi bisogni). Engels (1972) sembra andare anche oltre.\u00a0Cos\u00ec scrive a proposito di Bakunin e dell\u2019idea \u201cbakuniana di societ\u00e0 futura\u201d: \u201cIn questa societ\u00e0, prima di tutto, non esiste nessuna\u00a0<em>autorit\u00e0<\/em>, perch\u00e9 autorit\u00e0 = Stato = male assoluto. (Come faranno costoro a far marciare una fabbrica e le ferrovie, a comandare un bastimento, senza una volont\u00e0 che decida in ultima istanza, senza una direzione unitaria: questo, naturalmente, non lo dicono). Anche l\u2019autorit\u00e0 della maggioranza sulla minoranza cessa di esistere. Ogni singolo e ogni comunit\u00e0 sono autonomi; Bakunin per\u00f2 dimentica ancora una volta di dirci come sia possibile una comunit\u00e0 anche solo di due uomini senza che ognuno di essi rinunci a qualcosa della sua autonomia\u201d (corsivo di Engels). Dunque nonostante la \u201cscomparsa[della] subordinazione asservitrice degli individui alla divisione del lavoro\u201d (Marx), come \u201cfaranno costoro a far marciare una fabbrica e le ferrovie, a comandare un bastimento, senza una volont\u00e0 che decida in ultima istanza, senza una direzione unitaria\u201d? (Engels). Insomma i nostri due amici ci lasciano un po\u2019 in mezzo al guado. Pu\u00f2 darsi che Engels ancora si riferisca alla fase della \u201cdittatura del proletariato\u201d. Ma come faranno i nostri due amici dopo la dittatura \u201ca far marciare\u201d questo e quello \u201csenza una volont\u00e0 che decida in ultima istanza, senza una direzione unitaria\u201d?<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong> Non importa se il gatto sia bianco o sia nero<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>In questa situazione di incertezza fu gioco facile per Enrico Barone (1908) argomentare che, comunque sia, un\u2019economia socialista non potr\u00e0 che imitare i medesimi meccanismi di allocazione delle risorse del sistema di mercato, cambia solo il management, per cos\u00ec dire. Sicch\u00e9 alla mano invisibile si sostituisce quella visibile della pianificazione, ma in fondo il problema del pianificatore rimarr\u00e0 quello di imitare al meglio i meccanismi di mercato. Barone ha chiaramente in mente l\u2019equilibrio economico generale marginalista, un sistema complesso di equazioni di domanda e offerta di merci e di \u201cfattori produttivi\u201d che determina l\u2019output e la sua distribuzione sulla base delle preferenze dei consumatori, delle dotazioni originarie di \u201cfattori\u201d (come lavoro, capitale e terra) e delle conoscenze tecniche. Ebbene, un pianificatore efficiente non potr\u00e0 far altro che cercare di stimare quelle equazioni e allocare i \u201cfattori\u201d scarsi fra i molteplici possibili impieghi cercando di soddisfare cos\u00ec le preferenze dei soggetti.<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[4]<\/a>\u00a0Foley (2017\/I, p. 12) ci ricorda come in effetti la storia del socialismo, a partire dalle prime scelte di Lenin, siano state un ping pong fra rigida pianificazione ed elementi di mercato.<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[5]<\/a>\u00a0Ma gioco facile ebbero anche i successivi economisti marginalisti come Ludwig Von Mises a denunciare che i calcoli del pianificatore avrebbero richiesto milioni di dati ed equazioni, una sfida insormontabile per chiunque. Pi\u00f9 tardi Oskar Lange (un marginalista socialista) sostenne che i computer avrebbero agevolato i calcoli. Si pu\u00f2 per\u00f2 facilmente ribattere che i computer hanno bisogno di essere alimentati con le informazioni, e queste sono milioni &#8211; e inoltre non statiche, cio\u00e8 in continua evoluzione a causa, per esempio, del progresso tecnico. Ecco allora il colpo finale di Friedrich Hayek: il vantaggio della mano invisibile risiede proprio nella capacit\u00e0 dei prezzi di veicolare l\u2019informazione dispersa, ma non \u00e8 solo questo. Il mercato offre anche gli incentivi ai diversi livelli (dal manager all\u2019artigiano al semplice esecutore) perch\u00e9 ciascuno abbia l\u2019interesse a condividere le informazioni (e a impegnarsi a sfruttarle al meglio). Siamo tornati ad Adam Smith. Se si legge una storia dell\u2019economia sovietica, che essa abbia funzionato incontrando mille difficolt\u00e0 e problemi appare scontato: il miracolo appare che abbia, nonostante tutto, in un qualche modo funzionato!<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[6]<\/a><\/p>\n<blockquote><p><em><strong>Se Atene piange&#8230;<\/strong>\u00a0Molta di questa discussione si basa su un equivoco assai poco notato. La mano invisibile dei classici non implica la piena occupazione o la massimizzazione di un qualche benessere sociale; quella dei marginalisti s\u00ec. Per questo i classici sono compatibili con la \u201cmano visibile\u201d dell\u2019intervento pubblico keynesiano. Naturalmente ci muoviamo ancora nell\u2019ambito dell\u2019economia di mercato. In sintesi: si pu\u00f2 voler sostenere che il sistema dei prezzi abbia dei vantaggi informativi; tuttavia da qui ad argomentare che il mercato sia il panglossiano migliore dei mondi possibili ne passa assai.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Come argomenta Foley (ibid, pp. 16-17), sebbene da un lato Marx abbia sfruttato le teorie di Smith e Ricardo per dimostrare le contraddizioni del capitalismo, i due economisti borghesi capirono bene i vantaggi del sistema dei prezzi come veicolo informativo, ma in questo Marx non li segu\u00ec. Certo, Marx ritiene il sistema di mercato come transeunte. Il dibattito classico su pianificazione\u00a0<em>versus<\/em>\u00a0mercato non si pot\u00e9 che svolgere, tuttavia, su un terreno concreto, quello\u00a0<em>tecnico<\/em>\u00a0dei vantaggi dell\u2019uno o dell\u2019altro sul piano della produzione e distribuzione di merci, senza coinvolgere un mutamento dei rapporti sociali di produzione (nella fase della pianificazione\/dittatura del proletariato \u00e8 la propriet\u00e0 dei mezzi di produzione a mutare, non la forma di produzione). Fatto sta che i socialisti sono in difficolt\u00e0 sia sui vantaggi relativi della pianificazione\u00a0\u00a0(l\u2019obiettivo intermedio)\u2013 pur dando per scontati i problemi del mercato \u2013 che su come prefigurare il superamento dei rapporti sociali di produzione (l\u2019obiettivo finale).<\/p>\n<p>Sebbene si possa infine concordare con Croce al quale, nella famosa polemica con Einaudi, dovette sembrare eccessivo che l\u2019edonismo o utilitarismo delle scelte del consumatore assurgessero al livello dei grandi principi etici e di libert\u00e0, certo \u00e8 che alla stretta pianificazione socialista, specie considerate le gravi difficolt\u00e0 materiali in cui essa si svolse, corrisposero gravi illibert\u00e0. E se le proteste verso l\u2019illibert\u00e0 possono avere motivazioni negli interessi privati calpestati dalla rivoluzione, non \u00e8 malizioso pensare che privilegi di varia natura si siano diffusi nelle pi\u00f9 alte sfere della nomenklatura. Lo Stato etico pu\u00f2 notoriamente giustificare molte ingiustizie.<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[7]<\/a><\/p>\n<blockquote><p><em><strong>Il sovrappi\u00f9 socialista.<\/strong>\u00a0Lo Stato sovietico non si trov\u00f2 solo ad affrontare le difficolt\u00e0 della pianificazione, una volta rinunciato al sistema dei prezzi. Quest\u2019ultimo non avrebbe certo risolto il problema dell\u2019accelerazione dell\u2019industrializzazione volta a modernizzare il paese a scopo civile e militare. Il problema, in termini elementari, fu quello di ottenere una misura sufficiente di sovrappi\u00f9 di beni di sussistenza agricoli a buon mercato per sostenere lo sforzo di milioni di lavoratori nell\u2019industria manifatturiera. Il dilemma fu fra l\u2019incentivare la produzione agricola indipendente attraverso un sistema di prezzi di mercato, il che per\u00f2 avrebbe reso i beni agricoli pi\u00f9 costosi, ovvero l\u2019estrazione forzata del sovrappi\u00f9 agricolo irrigimentando i contadini in fattorie di Stato o cooperative, a discapito dell\u2019efficienza produttiva.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<ol start=\"4\">\n<li><strong>Lavorare con lentezza.<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[8]<\/a><\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Abbiamo detto che la pianificazione conduce, almeno per come la conosciamo, a una gerarchizzazione delle scelte produttive che impone che gli ordini vengano assegnati ed eseguiti\u00a0<em>top-down<\/em>. Anche ammettendo, per amor di ragionamento, che questo modo di gestire l\u2019economia funzioni a dovere, ci dobbiamo chiedere se, tuttavia, gli ordini verranno doverosamente eseguiti. Il socialismo sembra infatti soffrire di un male del tutto analogo a quello del capitalismo: ove viga la piena occupazione \u2013 e nel socialismo questa \u00e8 assicurata<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[9]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0\u00a0i lavoratori comuni, occupati nelle mansioni pi\u00f9 noiose o fisicamente spiacevoli lavoreranno il minimo possibile. Secondo alcuni questo diffuso problema \u2013 che nei paesi capitalistici ritroviamo spesso nel pubblico impiego (con nostra indignazione e frustrazione)\u00a0\u00a0\u2013 avrebbe minato alla radice la produttivit\u00e0 del sistema socialista. Il capitalismo ha risolto questo problema in due direzioni:<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[10]<\/a>\u00a0la minaccia della disoccupazione (appunto assente nel pubblico impiego) e l\u2019incentivo a una ascesa sociale per s\u00e9 e per i propri figli (\u201cKeep up with the Joneses\u201d). Un\u2019economia socialista, a meno di abiurare\u00a0<em>ab ovo<\/em>\u00a0ai suoi obiettivi, si trova priva di questi \u201cstrumenti\u201d di stimolo al lavoro.<a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[11]<\/a>Gli incentivi morali sono efficaci su alcuni, non su tutti. Da uno studio condotto al principio degli anni settanta in una fabbrica francese si evinse che il ritmo naturale di lavoro era&#8230; non lavorare affatto. Misure sono evidentemente possibili; oltre al miglioramento delle condizioni oggettive di lavoro, le proposte sono fondamentalmente basate su qualche forma di rotazione delle mansioni, oppure su compensazioni materiali come una significativa riduzione dell\u2019et\u00e0 pensionabile per i \u201clavori usuranti\u201d. Naturalmente obiezioni di vario tipo possono sorgere: \u00e8 ragionevole impiegare gli individui pi\u00f9 brillanti e socialmente utili in mansioni semplici? Basteranno queste misure a scoraggiare i comportamenti opportunistici, oppure serve comunque un grado di controllo e coercizione (bastone e carota?).<\/p>\n<p>Inoltre, mi sembra che quest\u2019ordine di problemi non riguardi in realt\u00e0 solo le mansioni semplici e pi\u00f9 spiacevoli, ma anche quelle pi\u00f9 di concetto: qui \u00e8 anche l\u2019assenza di incentivi materiali o di gratificazioni morali, o un senso di ingiustizia e frustrazione in catene di comando in cui l\u2019arbitrio e gli errori la fanno da padroni, a scoraggiare l\u2019impegno lavorativo. Siamo di nuovo tornati, sembra, all\u2019uso inefficiente dell\u2019altruismo: come suggerito da Robertson, il mercato lo risparmia nella sfera economica, s\u00ec da lasciarne in abbondanza in quella privata, per gli affetti e per la compassione per i pi\u00f9 sfortunati. Il socialismo ne richiede molto a tutti, decisamente troppo per i pi\u00f9. Qualcuno assimilerebbe questo stato alla tragedia dei beni comuni, dove il bene comune \u00e8 un\u2019economia condivisa.<\/p>\n<blockquote><p><em>Poco studiati a sinistra (se la sinistra studiasse) sono i lavori di Elinor Ostrom, pi\u00f9 ottimisti sulla possibilit\u00e0 della prevalenza di comportamenti cooperativi nelle popolazioni umane in quanto ricompensati dai vantaggi della cooperazione:<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cWith the publication of\u00a0The Logic of Collective Action\u00a0in 1965, Mancur Olson challenged a cherished foundation of modern democratic thought that groups would tend to form and take collective action whenever members jointly benefitted. Instead, Olson (1965, p. 2) offered the provocative assertion that no self-interested person would contribute to the production of a public good: \u2018[U]nless the number of individuals in a group is quite small, or unless there is coercion or some other special device to make individuals act in their common interest, rational, self-interested individuals will not act to achieve their common or group interests.\u2019 \u2026 recent developments in evolutionary theory &#8211; including the study of cultural evolution &#8211; have begun to provide genetic and adaptive underpinnings for the propensity to cooperate based on the development and growth of social norms. Given the frequency and diversity of collective action situations in all modern economies, this represents a more optimistic view than the zero contribution hypothesis. Instead of pure pessimism or pure optimism, however, the picture requires further work to explain why some contextual variables enhance cooperation while others discourage it\u201d.\u00a0(Ostrom 2000, pp. 137 e 154).<\/em><\/p>\n<p><em>La questione sembra essere che i comportamenti collettivi certamente esistono, sostenuti da adeguate norme sociali che sanzionano le violazioni, ma sono frutto di lente e fortunate evoluzioni pi\u00f9 accentuate peraltro in determinate societ\u00e0 umane che in altre, mentre il socialismo intende forzare \u201ca freddo\u201d questi comportamenti su individui e collettivit\u00e0 impreparate, e spesso con condizioni materiali non favorevoli. Questo non implica, naturalmente, che dall\u2019esperienza non si possa imparare.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<ol start=\"5\">\n<li><strong> Sinistra e prospettiva socialista<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>La somma dei due problemi, uno macro e uno micro per cos\u00ec dire, da un lato il funzionamento precario della pianificazione (allo stadio delle nostre conoscenza) dal punto di vista della gestione dei flussi informativi e, dall\u2019altro, lo scarso incentivo alla partecipazione attiva alla produzione se non su base volontaristica creano una miscela esplosiva. Se c\u2019\u00e8 una inefficienza endemica del sistema macro condita con gerarchizzazione e arbitri e un regime politico illiberale e soffocante, questo non pu\u00f2 che riverberarsi sul morale e la partecipazione dei lavoratori (a ogni livello) creando frustrazione e\u00a0<em>free riding<\/em>.<\/p>\n<p>La fine del socialismo reale \u00e8 alla base della tragedia della sinistra, e questo viene poco percepito. Senza una alternativa socialista da contrapporre al capitalismo che coniughi benessere e libert\u00e0 la battaglia per la giustizia \u00e8 indebolita. Deve essere questa una rinuncia definitiva? Assolutamente no. In primo luogo il capitalismo scatenato che abbiamo conosciuto gli ultimi anni ha accentuato la diseguaglianza e demolito diritti e sicurezze, almeno nei paesi di pi\u00f9 antica industrializzazione. La distruzione ambientale \u00e8 a uno stadio molto avanzato. Abbiamo naturalmente conosciuto un capitalismo diverso, quello degli \u201canni gloriosi\u201d, ma come ci siamo molte volte detti, anche questo \u00e8 stato un risultato della sfida socialista, del timore che questa avesse successo. Quando quella \u00e8 fallita, il capitalismo ha riproposto il suo volto ottocentesco, che risparmier\u00e0 pure in \u201caltruismo\u201d, ma dispensa a piene mani miseria e mortificazione. L\u2019idea che le vite non possano essere alla merc\u00e9 del mercato e che la sicurezza di uno standard di vita di qualit\u00e0 \u201cdalla culla alla tomba\u201d sia assicurato \u00e8 una rivendicazione sacrosanta. Qui e l\u00ec si sono manifestati dei \u201cPolany moment\u201d, di ribellione al mercato, spesso rivolti a destra (come Polany ci aveva avvertito). A uno stadio pi\u00f9 minimale ma cogente, ci si dovrebbe domandare come potrebbe sopravvivere un Paese che volesse per volont\u00e0 popolare distaccarsi dal ciclo capitalistico internazionale (o dall\u2019euro). E naturalmente le nostre menti migliori dovrebbero esplorare elementi per un futuro socialista che attenui i problemi sopra illustrati (e i molti altri che a me sfuggono, il benaltrista \u00e8 sempre in agguato).<\/p>\n<p>Fa dunque ancor pi\u00f9 sconcerto vedere la sinistra italiana impegnata esclusivamente in un chiacchiericcio elettorale, l\u2019unico che sa perseguire, l\u2019unico che conosce.<\/p>\n<p><strong>Post scriptum<\/strong><\/p>\n<p>In alcuni commenti un paio di amici hanno entrambi sottolineato come l\u2019efficienza non sia necessariamente una meta del socialismo. L\u2019assenza di un dibattito \u201conesto\u201d in merito avrebbe in particolare reso i lavoratori poco consapevoli dell\u2019esistenza d un trade-off fra impegno lavorativo e quantit\u00e0 e qualit\u00e0 dei beni disponibili. Ma di nuovo, un dibattito \u201conesto\u201d in che altro si sarebbe risolto se non in un appello alle coscienze? I miei interlocutori hanno inoltre segnalato il problema della scarsa innovazione nel socialismo reale, almeno nei beni di consumo, senza un\u2019efficace trasferimento di tecnologia fra settori (come dal militare al civile). E questo ancora ci rimanda all\u2019inefficienza del piano nel trasferire tecnologia, nell\u2019assenza di incentivi individuali ecc. Non ritengo questi problemi insolubili, per esempio le imprese e la ricerca pubblica nell\u2019esperienza delle economie miste si sono rivelate molto efficienti, ma \u00e8 alla logica del \u201cbastone e carota\u201d che dobbiamo probabilmente adeguarci, per un bel po\u2019 di tempo ancora, temo. Il meglio \u00e8 nemico del bene.<\/p>\n<p><strong>Riferimenti<\/strong><\/p>\n<p>Enrico Barone,\u00a0<em>Il Ministro della Produzione nello Stato Collettivista<\/em>, nel\u00a0<em>Giornale degli Economisti<\/em>, Sept.\/Oct., 2, pp.\u00a0267\u2013293, 392-414, 1908.<\/p>\n<p><em>Harry Braverman\u00a0<\/em>(1980),\u00a0<em>Lavoro e capitale monopolistico : la degradazione del lavoro nel 20. Secolo<\/em>, prefazione di Paul M. Sweezy,\u00a0Einaudi, Torino.<\/p>\n<p>Ronald Coase (1937),&#8221;<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/The_Nature_of_the_Firm\">The Nature of the Firm<\/a>&#8220;,\u00a0<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Economica\"><em>Economica<\/em><\/a>.\u00a0<strong>4<\/strong>\u00a0(16), pp. 386\u2013405.<\/p>\n<p>Jared Diamond (1997) Armi, acciaio e malattie, Einaudi, Torino.<\/p>\n<p>Friedrich Engels, F. (1872), Lettera a Cuno, in Marx-Engels,\u00a0<em>Le opere<\/em>, Editori Riuniti, Roma 1966, pp. 944-6.<\/p>\n<p>Duncan Foley (2017), \u201cSocialist alternatives to capitalism I (Marx to Hayek)\u201d e \u201cII (Vienna to Santa Fe\u201d, NSSR WP n. 1705 e 1706,<a href=\"https:\/\/econpapers.repec.org\/scripts\/redir.pf?u=http%3A%2F%2Fwww.economicpolicyresearch.org%2Fecon%2F2017%2FNSSR_WP_052017.pdf;h=repec:new:wpaper:1705\">http:\/\/www.economicpolicyresearch.org\/econ\/2017\/NSSR_WP_052017.pdf<\/a><a href=\"https:\/\/econpapers.repec.org\/scripts\/redir.pf?u=http%3A%2F%2Fwww.economicpolicyresearch.org%2Fecon%2F2017%2FNSSR_WP_062017.pdf;h=repec:new:wpaper:1706\">http:\/\/www.economicpolicyresearch.org\/econ\/2017\/NSSR_WP_062017.pdf<\/a><\/p>\n<p>Vladimiro Giacch\u00e9 (2017), Introduzione, in Lenin,\u00a0<em>Economia della rivoluzione<\/em>, Il saggiatore, Milano.<\/p>\n<p>Albert O.\u00a0<em>Hirschman (1979)<\/em>\u00a0<em>Le passioni e gli interessi &#8211; Argomenti politici in favore del capitalismo prima del suo trionfo<\/em>, Feltrinelli, Milano.<\/p>\n<p>Albert O.\u00a0<em>Hirschman (1985)<\/em><em>,<\/em>\u00a0\u201c<em>Against Parsimony<\/em>: Three Easy Ways of Complicating some Categories of\u00a0<em>Economic<\/em>\u00a0Discourse\u201d,\u00a0<em>Economics and Philosophy<\/em>, vol.1 (1), pp. 7-21.<\/p>\n<p>Karl Marx (1875),\u00a0<em>Critica del programma di Gotha<\/em>, in K. Marx- F. Engels, Le<em>opere scelte<\/em>, Editori Riuniti, Roma, 1966, pp. 951-75<\/p>\n<p>Claudio Napoleoni (1971),\u00a0<em>Il pensiero economico del Novecento<\/em>, Einaudi, Torino (ed. orig 1961, ERI; nuova ed. a cura di Fabio Ranchetti, Einaudi 1990)<\/p>\n<p>Domenico Mario Nuti (2017), The rise and fall of socialism, \u201cInequalities, Economic Models and the Russian October 1917 Revolution in Historical Perspective\u201d, A DOC-RI Conference, Berlin 23-24 October (Power Point presentation)<\/p>\n<p>Mancur Lloyd Olson (1990),\u00a0<em>La logica dell&#8217;azione collettiva<\/em>, Feltrinelli, Milano.<\/p>\n<p>Elinor Ostrom\u00a0\u00a0(2000) Collective Action and the Evolution of Social Norms,<em>Journal of Economic Perspectives<\/em>, Volume 14, Number 3, Pages 13 7-158<\/p>\n<p>Dennis H. Robertson (1954), &#8220;What Does the Economist Economize?&#8221;, reprinted in his\u00a0Economic Commentaries, London: Staples Press Limited, 1956.<\/p>\n<p>Ernesto Screpanti (2007),\u00a0<em>Comunismo libertario: Marx Engels e l&#8217;economia politica della liberazione<\/em>,\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Roma\">Roma<\/a>,\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Manifestolibri\">Manifestolibri<\/a>, (traduzione inglese, Basingstoke, Palgrave Macmillan, 2007)<\/p>\n<p>Adam Smith (1776 [1977<em>) Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni<\/em>, Oscar studio Mondadori.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">*<\/a>\u00a0&lt;Che cosa economizza l\u2019economista?\u00a0\u201c\u2019Questo amore, questo amore\u2019, disse la Duchessa, \u201cche fa muovere il mondo\u2019. \u2018Qualcuno ha detto\u2019 mormora Alice, \u2018che questo \u00e8 fatto da coloro che badano ai propri affari\u2019. \u2018Ah bene\u2019, replic\u00f2 la Duchessa, \u2018significa pi\u00f9 o meno la stessa cosa\u2019\u201d ..se noi economisti badiamo ai nostri affari , e li badiamo bene, noi possiamo, io credo, contribuire vigorosamente ad economizzare, vale a dire alla piena ma parsimoniosa utilizzazione, di quella risorsa scarsa Amore \u2013 che noi sappiamo, proprio altrettanto bene di chiunque altro, essere la cosa pi\u00f9 preziosa al mondo&gt; (corsivo nell\u2019originale).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[1]<\/a>\u00a0Che lo stato di natura coincida col mercato e lo scambio \u00e8 negato dalla tradizione di Polany. Un vero comunismo primitivo si ha tuttavia (probabilmente) solo prima dell\u2019emergere del sovrappi\u00f9 (Diamond 1997). Col sovrappi\u00f9 emergono il conflitto per la sua appropriazione e dunque le diseguaglianze, ed anche lo scambio fra le diverse comunit\u00e0 delle quote superflue del rispettivo sovrappi\u00f9 (superflue dal punto di vista di chi controlla quest\u2019ultimo).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[2]<\/a>\u00a0Robertson era famoso per le citazioni da Alice. Quella in apertura \u00e8 ripresa, appunto, dal saggio di cui parliamo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[3]<\/a>\u00a0Miracolosamente il centro sociale in oggetto tira avanti con soddisfazione, certo da ultimo in virt\u00f9 di un gruppo pi\u00f9 o meno ampio di volenterosi, ma comunque con lamentele continue su chi sfrutta la buona volont\u00e0 altrui. Fra i volenterosi le motivazioni sono poi le pi\u00f9 varie: dai pi\u00f9 leninisti che desiderano spargere i semi della rivoluzione (e che dunque forse soffrono meno sentendosi avanguardia), a chi lo fa semplicemente per rendere pi\u00f9 vivibile il quartiere dove vive, a chi cerca esperienze di condivisione. Si tratta di \u201csperimentazioni sociali\u201d che andrebbero comunque sostenute dagli enti locali.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[4]<\/a>\u00a0Azzardo ad affermare che la medesima problematica si applicherebbe se si usassero prezzi alla Sraffa. Si ragionerebbe tuttavia su una teoria meglio fondata.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[5]<\/a>\u00a0Foley assimila gli esempi della NEP sovietica (il periodo post-rivoluzionario in cui Lenin sugger\u00ec di affidarsi al sistema dei prezzi) alla politica di Deng Xiaoping, l\u2019artefice dell\u2019apertura della Cina Popolare al mercato. Giacch\u00e9 (2017) si addentra nelle difficili scelte di Lenin nei primi anni della rivoluzione.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[6]<\/a>\u00a0Anche sul piano delle gerarchie il capitalismo pu\u00f2 apparire pi\u00f9 efficiente. Le innovazioni organizzative si basano infatti su rendere i flussi informativi quanto pi\u00f9 efficienti e\u00a0<em>bottom-up<\/em>, mentre sono piuttosto le decisioni conseguenti a essere\u00a0<em>top-down<\/em>. La gerarchia pianificatoria rende invece informazioni e decisioni entrambe\u00a0<em>top-down<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[7]<\/a>\u00a0Ernesto Screpanti (2007) si addentra in alcuni di questi problemi in Marx.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[8]<\/a>\u00a0\u201cLavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo la salute non ha prezzo, quindi rallentare il ritmo pausa pausa ritmo lento, pausa pausa ritmo lento&#8230;\u201d (Del Re Enzo, LP<em>\u00a0Il banditore<\/em>, 1974)<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[9]<\/a>\u00a0Non saprei dire quanto dell\u2019occupazione sia effettivamente giustificata da ragioni produttive.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[10]<\/a>\u00a0Ringrazio Meri Lucii e la compianta Federica Ro\u00e0 per alcuni suggerimenti in merito basati sula traccia di alcuni documenti inediti di Garegnani (che a sua volta ne aveva discusso con Sraffa).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[11]<\/a>\u00a0Il capitalismo ha anche affinato il controllo dell\u2019impegno dei lavoratori attraverso l\u2019organizzazione scientifica del lavoro (Braverman 1974). E\u2019 vero che il socialismo potrebbe adottare tali metodi (e probabilmente l\u2019avr\u00e0 in certa misura fatto), ma senza la minaccia di licenziamento ogni misura sar\u00e0 inefficace.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/politicaeconomiablog.blogspot.it\/2017\/11\/altruismo-incentivi-e-informazione-due.html#more\">http:\/\/politicaeconomiablog.blogspot.it\/2017\/11\/altruismo-incentivi-e-informazione-due.html#more<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SERGIO CESARATTO &lt;What does the economist economize? &#8220;&#8216;Tis love, &#8217;tis love,&#8221; said the Duchess, &#8220;that makes the world go round.&#8221; &#8220;Somebody said,&#8221; whispered Alice, &#8220;that it&#8217;s done by everybody minding their own business.&#8221; &#8220;Ah well,&#8221; replied the Duchess, &#8220;it means much the same thing.&#8221;\u00a0&#8230; if we economists mind our own business, and do that business well, we can, I believe, contribute mightily to the economizing, that is to the full but thrifty utilization, of&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":80,"featured_media":23768,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/Sergio_Cesaratto.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-9vo","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/36542"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/80"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=36542"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/36542\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":36545,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/36542\/revisions\/36545"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/23768"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=36542"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=36542"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=36542"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}