{"id":36577,"date":"2017-11-28T09:40:47","date_gmt":"2017-11-28T08:40:47","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36577"},"modified":"2017-11-28T07:44:05","modified_gmt":"2017-11-28T06:44:05","slug":"mandiamo-mercenari-in-libia-dice-e-prince","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36577","title":{"rendered":"&#8220;Mandiamo mercenari in Libia&#8221;. Dice E. Prince"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>OLTRE FRONTIERA (Lucio Tirinnanzi)<\/strong><\/p>\n<p>Erik Prince, americano, 48enne, ex Navy SEAL, \u00e8 il fondatore di\u00a0<em>Blackwater<\/em>, la controversa agenzia privata di mercenari \u2013 oggi pi\u00f9 prudentemente definiti \u201ccontractor\u201d \u2013 che dal 1997 al 2010 ha gestito la sicurezza in Iraq, Afghanistan e in altri teatri di guerra dov\u2019era impegnata militarmente l\u2019America. Per questo lavoro, ha ricevuto circa 2 miliardi di dollari dal governo degli Stati Uniti. Poi, complici le brutalit\u00e0 dei suoi mercenari e le morti di troppi civili (nel 2007 a Baghdad, i contractor della\u00a0<em>Blackwater<\/em>\u00a0uccisero 17 civili in piazza Nisour mentre scortavano un convoglio dell\u2019ambasciata USA) hanno costretto Prince a chiudere l\u2019agenzia.<\/p>\n<p>Tuttavia, il business \u00e8 il business. E cos\u00ec Erik Prince ne ha prima cambiato il nome in\u00a0<em>Xe Services<\/em>\u00a0e quindi in\u00a0<em>Academi,\u00a0<\/em>senza modificare di una virgola le regole d\u2019ingaggio dei contractor. Quindi, ha fondato un\u2019altra agenzia,\u00a0<em>Frontier<\/em>, con la quale si \u00e8 trasferito armi e bagagli negli Emirati Arabi Uniti, diventando un consulente per la sicurezza nel Medio Oriente e anche oltre. Per l\u2019Africa, ad esempio, e in particolare per la Libia, Prince ha le idee chiare: spedire contractor per fermare le ondate dei migranti.<\/p>\n<div id=\"attachment_73457\" class=\"wp-caption alignleft\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-73457 size-medium\" src=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/erik-prince-blackwater-440x293.jpg\" alt=\"\" width=\"440\" height=\"293\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\"><em>Il businessman Erik Prince<\/em><\/p>\n<\/div>\n<p>\u00ab<em>\u00c8 la soluzione alla crisi dei rifugiati che sta minacciando la stessa Ue<\/em>\u00bb, ha scritto sul\u00a0<em>Financial Times<\/em>. E, intervistato dal\u00a0<em>Corriere della Sera<\/em>, ha ribadito il concetto: \u00ab<em>Il traffico di esseri umani dal Sudan, dal Ciad, dal Niger \u00e8 un processo industriale. Per fermarlo, devi creare una polizia libica di frontiera lungo il confine meridionale. Gheddafi adorava le piste di atterraggio, ce ne sono dappertutto laggi\u00f9: basta costruirvi tre basi di polizia e mandare 250 addestratori stranieri in ciascuna al fianco dei libici, proprio come\u00a0<\/em>Blackwater<em>\u00a0fece con la polizia di frontiera afghana. Forniranno leadership, intelligence, supporto per le comunicazioni, aerei di sorveglianza, un paio di elicotteri: i trafficanti devono guidare per vaste distanze, quindi \u00e8 semplice individuare i loro camion carichi di migranti, intercettarli, arrestare l\u2019autista<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Dunque, la \u201cnuova\u201d agenzia di contractor\u00a0<em>Academi\u00a0<\/em>si candida a guidare il processo che potr\u00e0 bloccare il flusso di migranti in Europa, e si spinge a parlare di diritti umani. Ecco cosa dice al\u00a0<em>Corriere della Sera<\/em>: \u00ab<em>Noi li porteremmo in campi profughi nelle basi, riceveranno cibo e assistenza medica e saranno rimpatriati senza mai arrivare alla costa. Immagino che l\u2019Europa voglia bloccare il flusso di migranti nel modo pi\u00f9 umano e professionale possibile. Non penso che pagare milizie sia una soluzione nel lungo periodo<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Il peso dei mercenari e il caso iracheno<\/strong><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La presenza massiccia delle PMSC (Policy Management Systems Corporations) sul territorio, vale a dire le compagnie militari private di sicurezza che nella vulgata continuiamo a definire contractor, hanno conosciuto un sviluppo impressionante nelle aree di crisi di tutto il mondo, a partire soprattutto dall\u2019invasione americana in Iraq (2003). Quando, cio\u00e8, queste agenzie erano divenute talmente grandi che prima del ritiro dei militari USA il paese ospitava un numero maggiore di contractor che non di militari USA.<\/p>\n<div id=\"attachment_73459\" class=\"wp-caption alignright\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-73459 size-medium\" src=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/contractor-baghdad-440x328.png\" alt=\"\" width=\"440\" height=\"328\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\"><em>Un gruppo di contractor a Baghdad<\/em><\/p>\n<\/div>\n<p>All\u2019epoca fu definita un\u2019operazione di \u201cstate building\u201d, cio\u00e8 la costruzione di un paese partendo dalla sicurezza che \u00e8 costato agli americani qualcosa come 65 miliardi di dollari l\u2019anno. Gi\u00e0 nel 2004, il\u00a0<em>Times<\/em>\u00a0di Londra scriveva: \u00ab<em>In Iraq, il business del dopoguerra non \u00e8 il petrolio. \u00c8 la sicurezza<\/em>\u00bb e nel 2007, erano ben 180mila i contractor che lavoravano in Iraq, 30mila dei quali guardie di sicurezza private, e il resto truppe mercenarie che superavano di numero i soldati USA (150mila).<\/p>\n<p>In questo periodo, la\u00a0<em>Blackwater<\/em>\u00a0\u00e8 stata coinvolta in almeno altri 195 incidenti per l\u2019uso di \u00ab<em>tattiche di combattimento aggressive<\/em>\u00bb in varie citt\u00e0 dell\u2019Iraq. Gli iracheni, con humor nero, la chiamavano \u201c<em>Dishwater<\/em>\u201d, cio\u00e8 lavapiatti, per la sua attivit\u00e0 di \u201cpulizia dei ribelli\u201d. Mentre altri mercenari presero parte allo scandalo del carcere di Abu Ghraib, a Baghdad, dove oltre 250 prigionieri furono sistematicamente torturati e umiliati, creando proteste internazionali dopo la pubblicazione di alcune foto compromettenti. In questo caso, le compagnie l\u2019appalto dei servizi di sicurezza nel carcere era stato vinto dalle agenzie americane<em>\u00a0Titan\/L-3<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Caci<\/em>.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<h3><strong>Perch\u00e9 affidarsi ai contractor<\/strong><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La ragione del ricorso ai contractor da parte dei governi, come di aziende private e ambasciate, \u00e8 evidente: i mercenari sfuggono alla giustizia, al contrario dei soldati. I militari coinvolti in crimini di guerra, torture, sparatorie, etc. finiscono inevitabilmente davanti a una Corte marziale, i mercenari invece no. Non esistono per loro modalit\u00e0 chiare d\u2019incriminazione n\u00e9 la possibilit\u00e0 che le vittime o le loro famiglie possano denunciare i crimini e ottenere indennizzi. Questo perch\u00e9 i contractor non hanno nome n\u00e9 identit\u00e0. E le regole d\u2019ingaggio sono materia privata e non pubblica.<\/p>\n<div id=\"attachment_73461\" class=\"wp-caption alignleft\">\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-73461 size-medium\" src=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/scontri-a-piazza-maidan-440x290.png\" alt=\"\" width=\"440\" height=\"290\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\"><em>Piazza Maidan a Kiev dopo la battaglia per destituire il presidente<\/em><\/p>\n<\/div>\n<p>Ecco una delle ragioni del perch\u00e9 possono essere impiegati tanto negli interrogatori dei prigionieri come nell\u2019assalto a un convoglio: in un caso o nell\u2019altro, non sar\u00e0 responsabilit\u00e0 politica del governo l\u2019eventuale verificarsi di crimini. Se un contractor muore, inoltre, non solo non riceve onori militari, ma con ogni probabilit\u00e0 non lo si verr\u00e0 mai a sapere. Perch\u00e9 il suo nome non comparir\u00e0 nell\u2019elenco dei soldati caduti in guerra, che pertanto non andr\u00e0 a far numero e non peser\u00e0 sull\u2019opinione pubblica.<\/p>\n<p>I mercenari son un prodotto di guerra che pu\u00f2 essere ordinato direttamente a un\u2019agenzia e recapitato direttamente sul campo. Elementi gi\u00e0 formati ed equipaggiati, noleggiati per l\u2019occasione senza conseguenza alcuna. Non \u00e8 un segreto, ad esempio, che gli americani usarono mercenari della ex\u00a0<em>Blackwater<\/em>\u00a0in Ucraina, dove la CIA convinse il governo ad appoggiare gli insorti di Piazza Maidan, che nel febbraio del 2014 costrinsero alla fuga in elicottero il presidente Viktor Yanukovich, legittimamente eletto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Mercenari in Libia<\/strong><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ora, Erik Prince ci dice che la sua agenzia potrebbe fornire al governo italiano \u00ab<em>leadership, intelligence, supporto per le comunicazioni, aerei di sorveglianza, un paio di elicotteri<\/em>\u00bb e che i suoi uomini, se impiegati in Libia, possono fermare quello che l\u2019intera Unione Europea non ha saputo fare. Il che potrebbe anche essere vero. Ma a quale prezzo? Abbiamo visto i risultati dell\u2019impiego di contractor in Iraq e Afghanistan: nel primo caso ne \u00e8 nata una nuova e pi\u00f9 feroce guerra, nel secondo il problema si \u00e8 acuito.<\/p>\n<p>Prince sostiene che \u00e8 proprio il mancato uso prolungato dei mercenari ad aver guastato i piani. Aveva proposto l\u2019invio di 5.500 contractor in Afghanistan, da affiancare alla polizia locale. \u00ab<em>Ma McMaster<\/em>[consigliere per la sicurezza nazionale di Trump,\u00a0<em>ndr<\/em>]\u00a0<em>\u00e8 un generale molto convenzionale. Il suo predecessore, Michael Flynn adorava il mio piano<\/em>\u00bb. Difatti, il Pentagono ha annunciato l\u2019invio di altre truppe regolari. \u00ab<em>Non servir\u00e0 a niente. L\u2019approccio \u00e8 sempre quello degli ultimi 16 anni, i soldati vanno per periodi di 6-9 mesi, e la conoscenza che sviluppano va perduta. La Casa Bianca torner\u00e0 da me entro sei mesi o un anno: \u00e8 inevitabile<\/em>\u00bb ha dichiarato al\u00a0<em>CorSera<\/em>.<\/p>\n<p>Vedremo. Intanto, in Libia la situazione non si risolve, nell\u2019indifferenza pi\u00f9 generale. Ma affidarsi a dei mercenari per uscirne appare oggi come una soluzione tanto disperata quanto folle, che non farebbe altro che aggiungere ulteriore caos alla gi\u00e0 intricata mappa geografica e sociale della regione. Perch\u00e9, in definitiva, in questa come in tutte le guerra il problema non sono soltanto gli uomini, ma la strategia generale.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/mercenari-libia-contractor-erik-prince\/\">https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/mercenari-libia-contractor-erik-prince\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OLTRE FRONTIERA (Lucio Tirinnanzi) Erik Prince, americano, 48enne, ex Navy SEAL, \u00e8 il fondatore di\u00a0Blackwater, la controversa agenzia privata di mercenari \u2013 oggi pi\u00f9 prudentemente definiti \u201ccontractor\u201d \u2013 che dal 1997 al 2010 ha gestito la sicurezza in Iraq, Afghanistan e in altri teatri di guerra dov\u2019era impegnata militarmente l\u2019America. Per questo lavoro, ha ricevuto circa 2 miliardi di dollari dal governo degli Stati Uniti. 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