{"id":36615,"date":"2017-11-29T11:10:17","date_gmt":"2017-11-29T10:10:17","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36615"},"modified":"2017-11-28T22:04:46","modified_gmt":"2017-11-28T21:04:46","slug":"la-sinistra-subbuteo-e-la-vera-partita-del-paese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36615","title":{"rendered":"La sinistra Subbuteo e la vera partita del paese"},"content":{"rendered":"<p><strong>MIMMO PORCARO e UGO BOGHETTA<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il Brancaccio \u00e8 fallito. Meno male. Forse qualcuno la smetter\u00e0 di tentare di aggregare gli sconfitti usando le stesse parole d\u2019ordine che hanno causato la sconfitta stessa. Forse qualcuno la smetter\u00e0 di credere che la proposta dell\u2019unit\u00e0 della sinistra sia il sostituto efficace di una vera strategia politica, quando per la maggior parte del popolo italiano \u201csinistra\u201d significa per lo pi\u00f9 delusione e liberismo. Il Brancaccio \u00e8 fallito e questo, nel piccolo mondo della sinistra radicale, pu\u00f2 essere un piccolo evento salutare perch\u00e9 impedisce che tutta quella sinistra si attacchi da subito al carro dei D\u2019Alema e dei Bersani, e si presti perci\u00f2 a fare la forza di complemento per i vari governi d\u2019emergenza che dovranno garantire l\u2019 \u201ceuropeismo\u201d del paese, e quindi la sua subordinazione al liberismo. E perch\u00e9 dopo il fallimento qualcuno ha pensato di reagire. Cosicch\u00e9, dall\u2019assemblea romana di Je so\u2019pazz\u2019, da Rifondazione, dal Partito Comunista, da diverse realt\u00e0 di base e singoli militanti \u00e8 emersa l\u2019esigenza di formare una lista popolare per le prossime elezioni. La reazione \u00e8 comprensibile e positiva, e addirittura, in qualcuno degli interventi in cui si \u00e8 espressa, \u00e8 accompagnata da qualche sortita dal linguaggio abituale e da qualche significativo spostamento in direzione anti Ue. Tanto che Eurostop, l\u2019organizzazione di sinistra che con maggior impegno ed efficacia lavora per una rottura dei vincoli europei, ha accettato l\u2019invito a discutere della fattibilit\u00e0 politica e tecnica della lista elettorale.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ora, noi siamo da sempre sostenitori della necessit\u00e0 di presentare una lista (ed ancor prima un progetto) di lealt\u00e0 costituzionale e recupero della sovranit\u00e0 in funzione e condizione di una rottura con le politiche neoliberiste, e crediamo che se qualcuno oggi volesse eludere il problema delle elezioni invocando la necessit\u00e0 di partire dal basso, dal \u201csociale\u201d, indicherebbe una strada sbagliata, perch\u00e9 l\u2019assenza di mobilitazione sociale \u00e8 oggi in buona misura spiegabile proprio con l\u2019assenza di prospettiva politica. E perch\u00e9 lo stesso lavoro di radicamento di massa richiede un impegno talmente grande (dovendo essere fatto nelle forme del mutualismo, del \u201cpartito sociale\u201d e cos\u00ec via) da poter essere gestito soltanto da gruppi politici di una certa forza e di una certa dimensione: forza e dimensione che potrebbero aumentare a seguito di una prima vittoria politica dopo decenni di sconfitte.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ciononostante crediamo che la proposta di costruire\u00a0<i>oggi<\/i>, in funzione delle elezioni di<i>domani<\/i>, una simile lista, arrivi davvero\u00a0<i>troppo tardi<\/i>\u00a0perch\u00e9 c\u2019\u00e8 pochissimo tempo e bisogna superare moltissimi ostacoli, che si riassumono semplicemente nella presenza diffusa di un\u00a0<i>sinistrismo<\/i>\u00a0che condannerebbe la lista al famoso Zero Virgola rendendo molto pi\u00f9 difficile ogni mossa successiva. Un sinistrismo che consiste nel parlare di democrazia partecipata a chi non ha tempo e risorse per partecipare, di parlare di conflitto a chi non si trova nella posizione per farlo, nel parlare solo di accoglienza e di apertura a chi ha legittimamente paura che il mondo gli sia completamente ostile, nel parlare di classe quando la gran parte dei lavoratori occupati ed organizzati \u00e8 al momento conservatrice, e la gran parte delle masse del quasi-lavoro si percepisce, se va bene, soltanto come popolo. Un sinistrismo che finirebbe in realt\u00e0 solo per parlare a se stesso: come sempre. Un sinistrismo che riesce anche ad annacquare il riferimento alla Costituzione insistendo sull\u2019aspetto della sovranit\u00e0 popolare per nascondere quello della sovranit\u00e0 nazionale, che \u00e8 invece condizione di possibilit\u00e0 del primo. Un sinistrismo, infine che inchioda numerosi e validi militanti all\u2019impotenza perch\u00e9 li costringe a ristagnare in un linguaggio che \u00e8 una variante estremista del discorso delle \u00e9lite globaliste: meno stato, niente nazione, poca politica e tanto progresso; nessuna rottura puntuale e localizzata del potere, nessuna riconquista della possibilit\u00e0 della politica nell\u2019unico spazio possibile, quello nazionale. Con questo linguaggio una lista di presunta \u201cvera sinistra\u201d si condannerebbe a dire cose che agli elettori parrebbero uguali a quelle dei D\u2019Alema e dei Fratoianni, solo dette in maniera pi\u00f9 incazzosa. Un misto di estremismo verbale e moderatismo nei contenuti che spiega gran parte della triste irrilevanza politica di quest\u2019area.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ora questo sinistrismo comincia a scricchiolare, qualcuno comincia a parlare a ragion veduta di popolo, qualcuno si decide a fare il passo anti Ue, e tutto ci\u00f2, in un\u2019ottica di medio periodo, \u00e8 da considerarsi assolutamente positivo. Ma la partita oggi si gioca nel breve periodo, che diventa brevissimo se si considera che il lavoro da farsi \u00e8 soprattutto di carattere culturale, e si riassume nella necessit\u00e0 di\u00a0<i>accettare pienamente la dimensione nazionale dell\u2019azione<\/i>\u00a0(se M\u00e9lenchon e Corbyn hanno avuto qualche successo \u00e8 anche grazie a questa scelta) vedendola non soltanto come una dura necessit\u00e0 ma come un\u2019opportunit\u00e0.\u00a0Non \u00e8 certo con artificiosi e verbosi compromessi sulla questione dell\u2019 \u201dUnione dei Trattati\u201d che si risolve il problema di cambiare l\u2019impostazione rispetto alle esperienze precedenti: ultima la lista Tsipras. In questo cono d\u2019ombra il programma diventa inevitabilmente la solita lista della spesa a cui manca proprio la condizione sine qua non per attuarla. E non serve a molto risolvere il problema con frasi scarlatte inneggianti ad un vago potere al popolo.\u00a0Nel mondo degli imperialismi nazionali novecenteschi era giusto essere antinazionali \u2013anche in quell\u2019epoca, per\u00f2, il discorso mutava quando si trattava di nazioni oppresse. Ma quando, come oggi, l\u2019imperialismo della \u201ctriade\u201d occidentale agisce attraverso la distruzione delle nazioni (delle nazioni subalterne, ovviamente); quando il sud d\u2019Europa \u00e8 posto in una condizione \u2013 inedita in Occidente \u2013 di\u00a0<i>dipendenza strutturale e permanente<\/i>\u00a0nei confronti del Nord; quando tale dipendenza rende\u00a0<i>inevitabile<\/i>\u00a0la compressione dei salari e del welfare; quando tutto questo accade<i>\u00a0l\u2019autonomia di classe si lega strettamente all\u2019autonomia nazionale<\/i>. E la rivendicazione della sovranit\u00e0 nazionale diviene condizione necessaria, pur se insufficiente, sia della ripresa di un efficace conflitto di classe, sia del progresso civile del paese.\u00a0Ma anche di contrasto al crescere della destre ed alle giravolte del M5S.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La dimensione nazionale della nostra iniziativa deve quindi divenire un nostro\u00a0<i>tratto distintivo<\/i>, deve essere valorizzata nella battaglia culturale e nello scontro elettorale. E non soltanto perch\u00e9 questo ci consente di costruire pi\u00f9 facilmente una vasta rete di alleanze sociali col pulviscolo delle partite Iva, coi piccoli e medi imprenditori, ecc.. Prima ancora, e soprattutto, c\u2019\u00e8 il fatto che la stessa unificazione dei lavoratori, data la dispersione sociale e culturale della classe, non pu\u00f2 avvenire che attraverso il richiamo all\u2019appartenenza comune ad un paese che \u00e8 retto da una Costituzione lavorista e tendenzialmente socialista, possibile argine contro il liberismo dell\u2019Unione. Insomma: nei nostri comizi dovremmo mescolare bandiere rosse e bandiere tricolori (e questa \u00e8 ancora una proposta moderata: guardate i video dei comizi di M\u00e9lenchon\u2026). Siamo capaci di farlo, oggi? A nostro parere no.\u00a0Anzi, il trasformismo di alcuni propone di nascondersi dietro la foglia di fico di M\u00e9lenchon e Podemos fingendo di non capire, o non capendo davvero, che la cifra del loro successo \u00e8 proprio la dimensione nazionale, il patriottismo democratico!<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Allora, se non siamo ancora in grado di raggiungere queste consapevolezze, diamo tempo al tempo. Iniziamo\u00a0gi\u00e0 da oggi il lavoro, ma avendo in mente soprattutto la scadenza delle elezioni europee (2019) e considerando che dopo le esose richieste che la Commissione europea ci presenter\u00e0 a primavera, sar\u00e0 pi\u00f9 facile stracciare gli ultimi residui di europeismo e lavorare per convergenze unitarie. Dunque, si apra subito il confronto, valorizzando al massimo le novit\u00e0 del momento. Ma lo si finalizzi alle elezione europee e, soprattutto, lo si basi su precise direttrici di metodo e di contenuto.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Quanto al metodo deve trattarsi di un confronto a tutto campo e coinvolgere, oltre ai gi\u00e0 noti, i compagni della Confederazione di Liberazione Nazionale e l\u2019area nella quale agiscono, la Lista di Popolo di Chiesa ed Ingroia, l\u2019interessante esperienza di Senso Comune, le variegate componenti del sovranismo costituzionale, lo stesso composito movimento di De Magistris. La gran parte di queste forze\u00a0<i>pu\u00f2<\/i>\u00a0e\u00a0<i>deve<\/i>\u00a0convergere in una prospettiva nazional-democratica, e soltanto da questa convergenza pu\u00f2 nascere una proposta politico-elettorale credibile: ma \u00e8 chiaro che pi\u00f9 largo \u00e8 lo spettro delle forze interessate, pi\u00f9 lungo \u00e8 il processo di mediazione.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Quanto ai contenuti, per avere una minima possibilit\u00e0 di successo e per costituire il punto di partenza di una pi\u00f9 ampia aggregazione una lista dovrebbe darsi almeno i seguenti punti programmatici:<\/p>\n<ol>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\"><u>Dignit\u00e0 del lavoro\/ dignit\u00e0 del paese<\/u>. Il problema del lavoro si risolve soltanto con un programma di piena occupazione sostenuto da un intervento pubblico e da imprese e banche pubbliche (con la retorica dei beni comuni non si crea piena occupazione). Ma un tale programma \u00e8 incompatibile con la sottomissione del paese ai vincoli dell\u2019Unione europea e nell\u2019Unione monetaria.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\"><u>Sovranit\u00e0 popolare\/sovranit\u00e0 nazionale<\/u>. Il rafforzamento del settore pubblico rappresenta un importante momento di attuazione della sovranit\u00e0 popolare perch\u00e9 funge da contrappeso al potere dei mercati. Una tale sovranit\u00e0 deve attuarsi anche nei confronti dello stesso settore pubblico, prevedendo forme di intervento diretto delle associazioni popolari nella definizione dei suoi indirizzi e nel controllo del suo funzionamento. Ma la riaffermazione della sovranit\u00e0 popolare \u00e8 frase vuota se non si coniuga con la riaffermazione della sovranit\u00e0 nazionale, che \u00e8 il presupposto dell\u2019efficacia delle decisioni popolari, e quindi con la rottura dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\"><u>Rifinanziamento e ripubblicizzazione del welfare<\/u>. Non \u00e8 sufficiente superare la scarsit\u00e0 di mezzi a cui il liberismo condanna il welfare pubblico, bisogna anche ridurre tutte le forme di erogazione privata dei servizi sociali e tutte le forme di precarizzazione del lavoro che esse comportano. Anche se tutto ci\u00f2 urta contro gli interessi materiali di una parte non piccola della sinistra che ha cogestito la privatizzazione scambiandola per socializzazione della sfera pubblica.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\"><u>Sicurezza<\/u>. Ebbene s\u00ec: sicurezza per tutte e tutti, per bianchi e per neri. E\u2019 un tema vissuto come decisivo dai ceti popolari e dunque deve essere decisivo anche per noi. Non si tratta di \u201cinseguire la destra sul suo terreno\u201d, ma di riprenderci un terreno che deve essere nostro. Sicurezza contro le turbolenze guerreggiate mondiali, sviluppando una politica internazionale di pace. Sicurezza contro la miseria, puntando su lavoro e welfare. Sicurezza contro la criminalit\u00e0 ed il degrado, sia facendola gestire direttamente dagli abitanti dei quartieri attraverso la riconquista e la cura degli spazi pubblici, sia ampliando e riqualificando gli organici delle forze di polizia, utilizzandoli con funzione di mediazione sociale invece che di ordine pubblico.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\"><u>Regolarizzazione e regolazione dell\u2019immigrazione<\/u>. Dobbiamo renderci conto che la giusta e necessaria regolarizzazione degli immigrati (fondamentale anche per una positiva gestione del mercato del lavoro) implica una regolazione del flusso dell\u2019immigrazione senza la quale (se, come tutti prevediamo, questo flusso assumer\u00e0 necessariamente dimensioni sempre crescenti) verranno a mancare le risorse economiche, sociali e politiche per la regolarizzazione stessa. Anche in questo caso non si tratta di inseguire la destra sul suo terreno. Si tratta di dire la verit\u00e0: nessun paese, tantomeno un paese come il nostro, pu\u00f2 pensare di non regolare in alcun modo i flussi. Nessun governo, nemmeno un\u00a0<i>nostro<\/i>\u00a0governo, potrebbe evitare di farlo. Non si tratta di imitare Minniti, si tratta quanto meno di porsi il problema. Parlando solamente di accoglienza perderemmo il contatto con la gran parte della nostra gente, e lo perderemmo per non aver detto cose\u2026 che saremmo poi costretti a fare se fossimo al governo. Un vero paradosso che pu\u00f2 essere superato con la proposta convinta della coppia regolarizzazione\/regolazione.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p align=\"JUSTIFY\"><u>Nuova collocazione internazionale dell\u2019Italia<\/u>. Tutto quanto sopra ha un senso ed \u00e8 possibile soltanto se l\u2019Italia esce dalla propria collocazione euroatlantista e partecipa alla costruzione di un\u2019area di cooperazione economica e di pace (iniziando ad eliminare le atomiche dal proprio territorio) che possa costituire una terza forza nello scontro tra Occidente e Oriente. La rottura con l\u2019Ue deve essere accompagnata da subito con una proposta di nuova alleanza fra gli stati del continente fondata questa volta su un patto politico che espressamente rifiuti una soluzione bellicista e la prosecuzione del mercantilismo che ha accresciuto le diseguaglianze, gli squilibri e la tendenza alla guerra. Rapporti con la Russia, la Cina e col complesso dei Brics devono divenire asse normale dello sviluppo del paese. Cos\u00ec \u00e8, ovviamente, per il ruolo nel Mediterraneo. L\u2019obiettivo non pu\u00f2 essere tanto, o immediatamente, quello della collaborazione con stati orientati al socialismo, quanto quello della collaborazione con stati che intendano sottoporre a controllo politico i movimenti del capitale e intendano accettare una regolazione degli scambi che non si traduca nella deflazione competitiva a danno dell\u2019occupazione e dei salari.<\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"JUSTIFY\">Siamo sicuri che intorno a questo asse si possa costruire non soltanto una lista, ma, progressivamente, quella vera e propria coalizione costituzionale di cui questo paese ha bisogno (e che potrebbe anche essere lo spazio migliore per far crescere una autonoma presenza comunista). Siamo sicuri che dicendo queste verit\u00e0 si possa ottenere un buon consenso, quantomeno il consenso necessario a porsi ulteriori obiettivi di crescita politica. Cos\u00ec come siamo sicuri che la ripetizione del nostro solito frasario umilierebbe le nostre migliori idee e ci condannerebbe ad arrestare sul nascere un cammino che potrebbe invece portarci molto lontano. Servirebbe solo a regolare i conti nel nostro piccolo cortile, quando il campo della nostra azione potrebbe e dovrebbe essere molto pi\u00f9 vasto. Sarebbe come restare a casa a giocare a Subbuteo fra amici quando si potrebbe giocare una partita vera.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.socialismo2017.it\/2017\/11\/28\/la-sinistra-subbuteo-la-vera-partita-del-paese\/\">http:\/\/www.socialismo2017.it\/2017\/11\/28\/la-sinistra-subbuteo-la-vera-partita-del-paese\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MIMMO PORCARO e UGO BOGHETTA Il Brancaccio \u00e8 fallito. Meno male. Forse qualcuno la smetter\u00e0 di tentare di aggregare gli sconfitti usando le stesse parole d\u2019ordine che hanno causato la sconfitta stessa. Forse qualcuno la smetter\u00e0 di credere che la proposta dell\u2019unit\u00e0 della sinistra sia il sostituto efficace di una vera strategia politica, quando per la maggior parte del popolo italiano \u201csinistra\u201d significa per lo pi\u00f9 delusione e liberismo. 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