{"id":36674,"date":"2017-12-02T09:00:03","date_gmt":"2017-12-02T08:00:03","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36674"},"modified":"2017-12-01T12:09:21","modified_gmt":"2017-12-01T11:09:21","slug":"ma-il-jobs-act-non-doveva-mettere-fine-al-precariato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36674","title":{"rendered":"Ma il Jobs Act non doveva mettere fine al precariato?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di IL SOLE24 ORE<\/strong><\/p>\n<p>Nel valutare la riforma del lavoro del 2015, \u00e8 doveroso partire dagli obiettivi iniziali. Tra questi, uno tra i principali, era il miglioramento della qualit\u00e0 dell\u2019occupazione. Sia la riduzione delle tutele ai lavoratori, tramite la tanto discussa abolizione dell\u2019articolo 18 e l\u2019introduzione del sistema a tutele crescenti, che la decontribuzione, avrebbero dovuto incentivare le imprese ad assumere con i nuovi contratti a tempo indeterminato.<\/p>\n<p>In effetti, nel 2015, il primo anno di attuazione delle riforme, si \u00e8 verificato un notevole aumento della quota di contratti a tempo indeterminato, che sono arrivati a costituire l\u201981% della crescita occupazionale. Se fino a pochi mesi fa era difficile distinguere quale delle due misure avesse prodotto questo effetto, i dati pi\u00f9 recenti sembrano offrire una risposta chiara. Infatti, nel 2016 la decontribuzione totale \u00e8 terminata e contestualmente si \u00e8 verificato un vistoso calo della quota di nuovi contratti a tempo indeterminato, crollata al 27%. I contratti temporanei sono tornati a essere lo strumento preferito dalle aziende, arrivando a costituire il 73% della crescita occupazionale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-11274\" src=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2017\/11\/occupazione1.png\" sizes=\"(max-width: 1013px) 100vw, 1013px\" srcset=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2017\/11\/occupazione1.png 1013w, http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2017\/11\/occupazione1-300x181.png 300w, http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2017\/11\/occupazione1-768x463.png 768w, http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2017\/11\/occupazione1-600x362.png 600w\" alt=\"occupazione1\" width=\"1013\" height=\"611\" \/><\/p>\n<p><em>Rielaborazione su dati Istat<\/em><\/p>\n<p>L\u2019incentivo monetario si \u00e8 quindi rilevato molto pi\u00f9 efficace nell\u2019indirizzare il comportamento delle aziende e il Governo sembra intenzionato a proseguire su questa strada. Infatti, nell\u2019ultima legge di bilancio, sono previsti nuovi incentivi per l\u2019assunzione dei giovani, simili a quelli creati nel 2015 con il Jobs Act. Le aziende che nel 2018 assumeranno personale under 35 con contratti a tutele crescenti, beneficeranno infatti di uno sconto triennale sui contributi previdenziali pari al 50% (100% al Sud). Nei due anni successivi la misura sar\u00e0 poi estesa agli under 30. La legge di bilancio prevede anche uno sgravio del 100% in caso di assunzione dei ragazzi che sono stati ospitati dall\u2019azienda nel quadro dell\u2019alternanza scuola-lavoro o per periodi di apprendistato.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 quindi una sostanziale differenza rispetto alla decontribuzione del 2015: l\u2019obiettivo del governo questa volta \u00e8 il miglioramento dell\u2019occupazione giovanile. Il governo stima di favorire la stipulazione di 350 mila nuovi contratti a tempo indeterminato nel 2018 per giovani sotto i 35 anni, la trasformazione di 53mila contratti di apprendistato e l\u2019assunzione di 18.900\u00a0 giovani post alternanza scuola lavoro.<\/p>\n<p>La scelta dei beneficiari della decontribuzione appare giustificata dai dati relativi all\u2019occupazione nelle fasce d\u2019et\u00e0 pi\u00f9 giovani. Il nostro paese si conferma in testa a livello europeo (OCSE 2016) nella quota di NEET (under 30 che non studiano e non ricercano un lavoro) e, tra gli 1,5 milioni di disoccupati in Italia, troviamo ben 707mila appartenenti alla fascia 15-34 (Istat).<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 l\u2019incentivo legislativo non ha funzionato?<\/strong><\/p>\n<p>Il contratto a tutele crescenti introdotto dal Governo si rif\u00e0, nei suoi principi ispiratori, alla proposta di contratto unico degli economisti Tito Boeri e Pietro Garibaldi. L\u2019idea era di includere in un\u2019unica tipologia contrattuale sia la fase di inserimento del lavoratore che la fase di stabilit\u00e0, in modo da coniugare l\u2019esigenza dell\u2019azienda di un periodo di prova dopo l\u2019assunzione e la necessit\u00e0 di stabilit\u00e0 lavorativa del dipendente.\u00a0 Il nuovo contratto avrebbe dovuto essere pi\u00f9 conveniente rispetto alle altre alternative, in modo che le imprese lo preferissero naturalmente. Il contratto unico, una volta diventato la tipologia dominante, avrebbe relegato l\u2019uso di contratti a termine a casi circoscritti e motivati.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo era quello di risolvere il cronico dualismo del mercato del lavoro italiano, generato dalla riforma Treu e dalla legge Biagi. Queste riforme hanno creato quello che lo stesso Tito Boeri ha definito \u201cun vero e proprio <em>apartheid<\/em>\u201d: i nuovi assunti con contratti precari lavorano al fianco di lavoratori a tempo indeterminato, che spesso svolgono mansioni analoghe ma godono di tutele radicalmente differenti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-11275\" src=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2017\/11\/occupazione2.png\" sizes=\"(max-width: 947px) 100vw, 947px\" srcset=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2017\/11\/occupazione2.png 947w, http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2017\/11\/occupazione2-300x168.png 300w, http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2017\/11\/occupazione2-768x430.png 768w, http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/wp-content\/uploads\/sites\/96\/2017\/11\/occupazione2-600x336.png 600w\" alt=\"occupazione2\" width=\"947\" height=\"530\" \/><\/p>\n<p><em>Rielaborazione dati Istat<\/em><\/p>\n<p>Da un lato vi sono alcune categorie di lavoratori, generalmente pi\u00f9 anziani, altamente sindacalizzate, coperte da tutele e da contratti a tempo indeterminato. Dall\u2019altro invece, le generazioni pi\u00f9 giovani, o i lavoratori di settori non tradizionali, si trovano a lavorare in modo discontinuo e incontrano difficolt\u00e0 insormontabili nell\u2019accumulo anche solo dei minimi contributi previdenziali necessari.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel 2015, vari economisti, tra cui <a href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/archives\/32503\/quanta-instabilita-contratti-termine\/#autore\">Lorenzo Cappellari e Marco Leonardi<\/a>, e gli stessi proponenti Tito Boeri e Pietro Garibaldi, analizzavano su <em>lavoce.info<\/em> gli effetti nefasti del decreto Poletti del marzo 2014. Il decreto ha liberalizzato l\u2019utilizzo dei contratti a termine, permettendone il rinnovo per cinque volte nel corso di tre anni senza la necessit\u00e0 di una causale. Il datore di lavoro non ha quindi nessun motivo per preferire il contratto a tutele crescenti o anche l\u2019apprendistato.<\/p>\n<p>Di conseguenza, i contratti a tempo determinato rischiano di diventare, sempre pi\u00f9, la forma di rapporto di lavoro dominante. Questo grave fenomeno rischia di mettere in pericolo la sostenibilit\u00e0 del sistema pensionistico (come ha recentemente <a href=\"http:\/\/www.bollettinoadapt.it\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/Relazione_Presidente_XVI_30_6_17.pdf\">ricordato il presidente dell\u2019INPS<\/a>) e ha anche effetti negativi sulla crescita economica. La precarizzazione, infatti, favorisce l\u2019emigrazione di giovani formati in Italia e disincentiva gli investimenti in formazione da parte delle imprese, proprio nel momento in cui si cerca di agire in modo opposto tramite i crediti d\u2019imposta introdotti con la nuova legge di stabilit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019estremo dualismo del mercato del lavoro italiano \u00e8 considerato, da varie <a href=\"http:\/\/www.people.fas.harvard.edu\/~iversen\/PDFfiles\/Iversen&amp;Soskice_euro2015.pdf\">analisi accademiche<\/a>, tra le principali cause della bassa competitivit\u00e0 del Paese, il contratto a tutele crescenti era nato come strumento per ridurlo, ma gli effetti perversi del decreto Poletti hanno portato ad un inasprimento del problema.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la riforma abbia gli effetti sperati, bisognerebbe rendere le altre tipologie meno appetibili rispetto al contratto a tutele crescenti: il primo passo \u00e8 ridurre la possibilit\u00e0 di rinnovare cos\u00ec facilmente il tempo determinato, apportando modifiche sostanziali al Decreto Poletti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2017\/11\/30\/jobs-act-lavoro-precario\/?uuid=96_llCzcuoe\">http:\/\/www.econopoly.ilsole24ore.com\/2017\/11\/30\/jobs-act-lavoro-precario\/?uuid=96_llCzcuoe<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL SOLE24 ORE Nel valutare la riforma del lavoro del 2015, \u00e8 doveroso partire dagli obiettivi iniziali. 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