{"id":36678,"date":"2017-12-02T13:52:15","date_gmt":"2017-12-02T12:52:15","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36678"},"modified":"2017-12-02T13:51:11","modified_gmt":"2017-12-02T12:51:11","slug":"non-abbiamo-piu-niente-compagni-siamo-orfani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36678","title":{"rendered":"Non abbiamo pi\u00f9 niente, compagni, siamo orfani"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRA IN RETE (Fabio Ciabatti)<\/strong><\/p>\n<p class=\"\">Alessio Gagliardi, <em>Il 77 tra storia e memoria<\/em>, manifestolibri, 2017, pp. 128, \u20ac 12,00<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/122-il-movimento-del-77a.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/122-il-movimento-del-77rid.jpg\" alt=\"122 il movimento del 77rid\" width=\"307\" height=\"240\" \/><\/a>E se il movimento del \u201977 avesse lavorato per il re di Prussia? Se quella generazione di giovani militanti contrapponendosi frontalmente alla cultura, ai valori e alle pratiche della sinistra storica in nome di un altro tipo di comunismo non avesse fatto altro che aprire la strada ai modelli individualistici e consumistici che si sarebbero affermati definitivamente negli anni successivi? \u00c8 questa una delle possibili chiavi interpretative del \u201977 che, attraverso la rassegna di testimonianze e studi storici, emerge dal breve ma denso volume di Alessio Gagliardi, <em>Il 77 tra storia e memoria<\/em>. Nel libro affiorano molte altre tematiche. Tra le pi\u00f9 significative c\u2019\u00e8 la negazione dell\u2019idea che si possa tirare una netta linea di separazione tra la cosiddetta ala creativa del movimento e quella violenta. Per\u00f2, dal mio punto di vista, la domanda iniziale pone forse la questione pi\u00f9 inquietante. Rispondere affermativamente significherebbe dare ragione a uno dei mantra dei nostri tempi, formulato con esemplare chiarezza da Margaret Thatcher poco tempo dopo le vicende qui considerate: \u201cthere is no alternative\u201d. Se anche chi voleva fare la rivoluzione ha finito per favorire l\u2019affermazione dell\u2019ideologia neoliberista, quale speranza pu\u00f2 rimanere per pensare un cambiamento radicale?<\/p>\n<p>\u201cNon abbiamo n\u00e9 passato n\u00e9 futuro. La storia ci uccide\u201d<sup id=\"rf1-41829\"><a title=\"Alessio Gagliardi, Il 77 tra storia e memoria, manifestolibri, 2017, p. 26.\" href=\"https:\/\/www.carmillaonline.com\/2017\/11\/28\/non-abbiamo-piu-niente-compagni-siamo-orfani\/#fn1-41829\" rel=\"footnote\">1<\/a><\/sup> si leggeva su un muro dell\u2019universit\u00e0 di Roma. Uno slogan che sembra consegnarci a un eterno presente, in pieno <em>mood<\/em> postmoderno. Eppure la superficiale ilarit\u00e0 che contraddistingue il postmoderno non appartiene al \u201977. \u201cSiamo ironici, non siamo felici\u201d<sup id=\"rf2-41829\"><a title=\"Ivi, p. 64.\" href=\"https:\/\/www.carmillaonline.com\/2017\/11\/28\/non-abbiamo-piu-niente-compagni-siamo-orfani\/#fn2-41829\" rel=\"footnote\">2<\/a><\/sup> dice un indiano metropolitano citato nel testo. Le metafore della festa e del carnevale, utilizzate per interpretare il movimento, ci ricorda Gagliardi, non indicano atteggiamenti di semplice gioia e spensieratezza, ma esprimono la partecipazione collettiva priva di gerarchie, la sospensione del tempo, il rovesciamento della seriet\u00e0 politica tradizionale.<\/p>\n<p>\u00c8 l\u2019idea stessa di conflitto politico che assume connotati carnascialeschi dal momento che, sostiene l\u2019autore, esso sembra conoscere solo il qui e ora e non la lineare e razionale evoluzione dei tempi e della storia. La fiducia nel futuro \u00e8 completamente assente in una generazione che assiste all\u2019esaurirsi del ciclo di crescita post-bellico. Viene meno l\u2019idea di rivoluzione come citt\u00e0 futura. Il conflitto \u00e8 imperniato sull\u2019affermazione del desiderio e sull\u2019appropriazione immediata. Appropriazione di beni e servizi, attraverso autoriduzioni, occupazioni e espropri proletari, ma anche di rapporti umani e dei tempi della vita, come testimonia l\u2019idea del personale che \u00e8 politico. Non si tratta di conquistare lo stato, ma di attuare la rivoluzione nella societ\u00e0, costringendo semmai i poteri costituiti (stato e capitale) ad adeguarsi ai nuovi rapporti di forza, ad arretrare. Pi\u00f9 microfisica del potere di Foucault che lotta di classe di Marx. Pi\u00f9 liberazione che uguaglianza.<\/p>\n<p>La differenza culturale, comportamentale e antropologica con il tradizionale militante di sinistra \u00e8 abissale, segnala l\u2019autore. Il Pci e il sindacato sono considerati l\u2019emblema dell\u2019ascetismo rosso, cio\u00e8 dell\u2019abnegazione del militante a tempo pieno, dell\u2019etica del lavoro, del primato della ragione sul corpo e sui desideri, del culto del collettivo a discapito dell\u2019individualit\u00e0, della subordinazione del presente al futuro. Lo scontro \u00e8 frontale. Una simile distanza si riscontra anche nei confronti delle Brigate Rosse, la principale organizzazione clandestina. Ci\u00f2 non toglie tuttavia che si siano registrate alcune esperienze diffuse, per quanto minoritarie, di cosiddetto \u201cterrorismo movimentista\u201d, di cui Prima Linea rappresenta l\u2019esempio pi\u00f9 importante.<\/p>\n<p>Il \u201977, sottolinea Gagliardi, pur professandosi interno a una prospettiva comunista si mostra sempre meno legato a una cultura e a un linguaggio di classe. Nonostante il persistere di una certa retorica, la centralit\u00e0 operaia e l\u2019idea canonica della classe appaiono sempre meno centrali nelle rappresentazioni di una parte consistente della giovent\u00f9 rivoluzionaria. Cambia rapidamente il rapporto tra giovani generazioni e lavoro, non solo tra i non garantiti e marginali, ma anche tra i giovani operai inseriti in un rapporto di lavoro \u201cclassico\u201d. Dal lavoro come fonte di appagamento e di identit\u00e0 si passa al rifiuto del lavoro.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 sarebbe incomprensibile se, come sottolinea l\u2019autore, non si collocasse il \u201977 nel contesto della profonda trasformazione che attraversa l\u2019Italia di quegli anni: esaurimento della parabola fordista e del ciclo di sviluppo postbellico, crisi delle politiche d\u2019inclusione, crescita della disoccupazione, in particolare quella giovanile, nascita del fenomeno del lavoro precario, diminuzione dell\u2019occupazione nelle grandi fabbriche, processi di ristrutturazione tecnologica e organizzativa, d\u2019esternalizzazione e di terziarizzazione. Come recita una scritta apparsa sui muri delle universit\u00e0 occupate: \u201cCome il 68? No ora c\u2019\u00e8 la crisi\u201d.<sup id=\"rf3-41829\"><a title=\"Ivi, p. 31. \" href=\"https:\/\/www.carmillaonline.com\/2017\/11\/28\/non-abbiamo-piu-niente-compagni-siamo-orfani\/#fn3-41829\" rel=\"footnote\">3<\/a><\/sup> A partire a questo contesto il \u201877 \u00e8 un\u2019esperienza con marcato carattere generazionale che portava in primo piano, accanto agli universitari, i giovani delle periferie urbane che si percepiscono come destinati a un futuro di marginalit\u00e0.<\/p>\n<p>Possiamo cos\u00ec capire le condizioni storiche che rendono possibile l\u2019affermazione nel movimento di un universo simbolico e pratico che contribuisce a destrutturare i valori collettivi e comunitari tipici della tradizione comunista. Ma ci\u00f2 non significa ridurre il \u201977 a mero sintomo dei tempi che cambiano, perch\u00e9 se il movimento utilizza in certa misura le parole peculiari dello spirito del tempo, lo fa a modo suo, traducendole in termini politici antagonisti, ci ricorda Gagliardi. Se il movimento esprime una totale estraneit\u00e0 e contrapposizione verso la politica istituzionale, tutto ci\u00f2 non si traduce in una rinuncia alla politica. C\u2019\u00e8 al tempo stesso un fenomeno di iperpoliticizzazione e di fuga dalla militanza, un tentativo di invadere l\u2019arena politica e contemporaneamente di rifiutarne i linguaggi. Se nel rifiuto della logica dei sacrifici e dell\u2019austerit\u00e0 si afferma l\u2019irriducibilit\u00e0 dell\u2019individuo e dei suoi desideri a qualsiasi logica macrosociale, per il \u201977 la realizzazione dei bisogni rimanda ancora a una dimensione comunitaria.<\/p>\n<p>Provando a resistere ai processi di depoliticizzazione e di privatizzazione, il \u201977 rappresenta un tentativo estremo di pensare che felicit\u00e0 pubblica e privata possano arricchirsi reciprocamente al di fuori delle logiche di mercato, attraverso un allargamento della partecipazione orizzontale. Da questo punto di vista il \u201877 appare all\u2019autore \u201cpi\u00f9 che prefigurazione del nostro presente, una storia del passato; pi\u00f9 che un evento capace di anticipare quello che sarebbe venuto, l\u2019emblema di una sconfitta\u201d.<sup id=\"rf4-41829\"><a title=\"Ivi, p. 107.\" href=\"https:\/\/www.carmillaonline.com\/2017\/11\/28\/non-abbiamo-piu-niente-compagni-siamo-orfani\/#fn4-41829\" rel=\"footnote\">4<\/a><\/sup><\/p>\n<p>Per tutti questi motivi il lascito del \u201877 non consiste nell\u2019aver alimentato consumismo e individualismo, ma nell\u2019aver \u201ccostituito di fatto un momento nel quale la crisi di vecchi paradigmi culturali e politici incontra l\u2019emergere di nuove traiettorie culturali, sensibilit\u00e0, linguaggi e forme d\u2019azione\u201d.<sup id=\"rf5-41829\"><a title=\"Ivi, p. 108.\" href=\"https:\/\/www.carmillaonline.com\/2017\/11\/28\/non-abbiamo-piu-niente-compagni-siamo-orfani\/#fn5-41829\" rel=\"footnote\">5<\/a><\/sup> Da l\u00ec nasce l\u2019inedita politicizzazione di sfere come la famiglia, la salute, l\u2019alimentazione, la sessualit\u00e0 e il corpo; da quell\u2019esperienza collettiva emergono i nuovi movimenti antinucleari, per la pace e la difesa dell\u2019ambiente.<\/p>\n<p>Se questo \u00e8 il consuntivo in sede storica, in una prospettiva pi\u00f9 strettamente politica vorrei formulare alcuni interrogativi. Se la centralit\u00e0 operaia stava venendo meno, lo slancio rivoluzionario del \u201977 sarebbe stato pensabile senza la recentissima memoria della forza antagonistica dell\u2019operaio massa? Era stato proprio quel segmento di classe a mostrare con i fatti che ribellarsi non era solo giusto, ma anche fattibile. Ora che quella memoria si \u00e8 affievolita, che non appartiene pi\u00f9 all\u2019immaginario collettivo, \u00e8 possibile pensare una nuova insorgenza di massa senza che, in qualche forma, certamente non identica al passato, si affermi una nuova centralit\u00e0 di qualche segmento di classe?<\/p>\n<p>E se questa nuova centralit\u00e0 non pu\u00f2 darsi certo per scontata, a fronte della locomotiva della storia che sembra viaggiare a tutta velocit\u00e0 verso il baratro, si pu\u00f2 rimandare una sperimentazione organizzativa in grado di costituire una massa critica minima senza dare per scontata quella spontanea capacit\u00e0 aggregativa che affondava le sue radici in condizioni storiche, almeno a livello di immaginario collettivo, oramai tramontate? In questa prospettiva \u00e8 possibile, oltre che auspicabile, riproporre vecchie modalit\u00e0 di impegno politico che non tengano conto delle acquisizioni del \u201877 quanto a rapporto tra collettivo e individuo?<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 far tesoro del rifiuto della politica istituzionale, nato nel \u201977 e cresciuto sempre pi\u00f9 negli anni successivi, sforzandosi di coniugarlo nel lessico marxiano della critica della politica piuttosto che limitarsi a riprodurre un astratto anti-isitituzionalismo che fossilizza comportamenti del passato?<\/p>\n<p>\u201cNon abbiamo pi\u00f9 niente, compagni, siamo orfani\u201d si legge nella prima pagina di <em>Lotta continua<\/em> del 31 dicembre 1977. Dopo aver letto il libro di Gagliardi questa affermazione non dovrebbe sorprendere. Il \u201977 \u00e8 il primo movimento che si confronta con le condizioni della politica contemporanea e in particolare con l\u2019indebolimento delle identit\u00e0 collettive di classe; \u00e8 forse l\u2019ultimo movimento occidentale di ampia portata con un\u2019esplicita vocazione rivoluzionaria. Per questi motivi quelle vicende, nel bene e nel male, hanno ancora rilevanza per il nostro presente. Il movimento del \u201977 \u00e8 stato sconfitto. Si tratta ora di riscattare il generoso impegno di una generazione che ha lottato in condizioni improbe, cos\u00ec come di tutte le generazioni passate che hanno lottato, partendo proprio dall\u2019ineludibile assunzione di quella sconfitta.<\/p>\n<hr \/>\n<h5><strong>Note<\/strong><\/h5>\n<h5>Alessio Gagliardi, Il 77 tra storia e memoria, manifestolibri, 2017, p. 26.<\/h5>\n<h5>Ivi, p. 64.<\/h5>\n<h5>Ivi, p. 31.<\/h5>\n<h5>Ivi, p. 107.<\/h5>\n<h5>Ivi, p. 108.<\/h5>\n<div class=\"fastsocialshare_container\">\n<div class=\"fastsocialshare-share-fbsh\"><a>fShare<\/a><\/div>\n<div class=\"fastsocialshare-share-tw\"><\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fonte:<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/sinistra-radicale\/11087-fabio-ciabatti-non-abbiamo-piu-niente-compagni-siamo-orfani.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/sinistra-radicale\/11087-fabio-ciabatti-non-abbiamo-piu-niente-compagni-siamo-orfani.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Fabio Ciabatti) Alessio Gagliardi, Il 77 tra storia e memoria, manifestolibri, 2017, pp. 128, \u20ac 12,00 E se il movimento del \u201977 avesse lavorato per il re di Prussia? 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