{"id":36694,"date":"2017-12-03T10:25:42","date_gmt":"2017-12-03T09:25:42","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36694"},"modified":"2017-12-01T23:30:02","modified_gmt":"2017-12-01T22:30:02","slug":"il-che-fare-di-carl-schmitt-europa-nuovi-stati-nomos-del-mondo-22","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36694","title":{"rendered":"IL \u201cChe fare?\u201d di Carl Schmitt. Europa, Nuovi Stati, Nomos del Mondo (2\/2)."},"content":{"rendered":"<p>di <strong>PIERLUIGI FAGAN<\/strong><\/p>\n<p><em>Questa seconda parte, conclude lo studio iniziato\u00a0<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2017\/11\/27\/il-che-fare-di-carl-schmitt-europa-nuovi-stati-nomos-del-mondo-1-2\/\">qui<\/a>.<\/em><\/p>\n<p>Tornando all\u2019\u201dinquietante attualit\u00e0\u201d di Schmitt, e volgendoci allo scenario extra-europeo, la composizione del parterre del gioco mondiale ha subito diversi cambiamenti negli ultimi due secoli. Da un dominio eurocentrico che termina ai primi del secolo scorso,\u00a0 ad un\u00a0<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.files.wordpress.com\/2017\/12\/l-invenzione-del-globo-spazio-potere-comunicazione-nell-epoca-dell-aria-matteo-vegetti-192x300.png\"><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-5602 alignleft\" src=\"https:\/\/pierluigifagan.files.wordpress.com\/2017\/12\/l-invenzione-del-globo-spazio-potere-comunicazione-nell-epoca-dell-aria-matteo-vegetti-192x300.png?w=640\" alt=\"\" \/><\/a>sistema binario americo-europeo che va a comporre il fantomatico \u201cemisfero occidentale\u201d passando per le due guerre euro-mondiali, al mondo \u201c<em>troppo piccolo per due sistemi tra loro contrapposti<\/em>\u201d dell\u2019ideologia global-idealista<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_edn1\" name=\"_ednref1\">[1]<\/a>\u00a0in accompagno alla guerra fredda e successivo breve dominio unipolare americano, ad un oggi in cui s\u2019annuncia un mondo nuovo, tendenzialmente multipolare.<\/p>\n<p>In questa idea dell\u2019One World, del Piccolo pianeta, del Villaggio globale ritroviamo anche il famoso strabismo teoria e prassi, riflesso di quello idea-realt\u00e0. Se la lettura economicista dell\u2019immagine di mondo (che sia a base metodologica liberal-individualista o comunista-classista) vede l\u2019ineluttabilit\u00e0 dell\u2019One World tessuto dalla globalizzazione (o dai sincronici movimenti di emancipazione del proletario che supera la nazione), dal Segretario di Stato americano H.L.Stimson e la sua presunta affermazione del 1941 alle sorprendenti letture del problema impero-globalizzazione di Antonio Negri , la verifica del campo di gioco in termini realistici, legge invece un tendenziale pluralismo di potenze. \u00a0\u00a0Come altrimenti definire la Cina, la Russia, l\u2019India ma in diversa misura anche il Giappone e la Corea del Sud ed almeno il mondo arabo-islamico a guida Arabia Saudita-EAU ma animato anche dagli interessi di grande spazio neo-ottomano della Turchia, neo-sciita dell\u2019Iran, dell\u2019Egitto e del Pakistan? E cosa sono gli ormai nove possessori di armi nucleari se non altrettanti poli inattaccabili per paura di ritorsione atomica che con l\u2019offrire il loro \u201combrello\u201d di copertura, si formano un loro grande spazio in cui i nemici non possono attaccare nella rinnovata logica Monroe? Ed anche rimanendo nel monoteismo economicista come non accorgersi del cambio radicale di composizione, peso e primato,\u00a0 confrontando la Top Ten dei Paesi per Pil tra 1980 e le previsioni 2030? Sembrerebbe che la logica teorica, che per sue esigenze di discorso tende ad asciugare molto in concetti nitidi una realt\u00e0 dai bordi molto pi\u00f9 sfumati e sovrapposti, vedendo il mondo troppo piccolo per un pluralismo o forse mossa da una teologia dell\u2019Uno, diverga dalla logica pratica per la quale sistemi pi\u00f9 densi<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_edn2\" name=\"_ednref2\">[2]<\/a>\u00a0diventano pi\u00f9 complessi e sistemi complessi si ripartiscono in pi\u00f9 nodi o attrattori per darsi un ordine<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_edn3\" name=\"_ednref3\">[3]<\/a>. Nella crescita di massa c\u2019\u00e8 un aumento di complessit\u00e0 non una tendenza alla semplificazione dell\u2019Uno.<\/p>\n<p>Tutti i sempre pi\u00f9 numerosi giocatori del mondo multipolare sembra stiano accrescendo la loro potenza, tutti fanno piani e agiscono di conseguenza per darsi un grande spazio nel loro immediato intorno che sia di terra o di mare. Gli americani con la globalizzazione dollarizzata a trazione banco-finanziaria o la NATO o il nuovo \u201cpivot indo-pacifico\u201d, con la BRI e lo sviluppo africano i cinesi o con l\u2019internazionale wahhabita-fraternit\u00e0 musulmana l\u2019islam che ha iniziato un sua guerra per l\u2019egemonia interna, con l\u2019UEE e la nuova egemonia su Caucaso \u2013 Siria dei russi o le mire neo-ottomane di Erdogan, con la rinnovata autonomia di Londra che punta al Commonwealth 2.0, tutti stanno correndo a rinforzare<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.files.wordpress.com\/2017\/12\/9788842819127_0_0_697_75.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-5603 alignright\" src=\"https:\/\/pierluigifagan.files.wordpress.com\/2017\/12\/9788842819127_0_0_697_75.jpg?w=215&amp;h=300\" alt=\"\" width=\"215\" height=\"300\" \/><\/a>la propria costituzione di potenza dandosi prospettive di grande spazio, tranne lo Stato europeo che non c\u2019\u00e8. La stessa Germania che \u00e8 una potenza economica<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_edn4\" name=\"_ednref4\">[4]<\/a>\u00a0\u00e8 un nano geopolitico ed un fantasma sul piano militare. Lo stesso scenario di gioco \u00e8 in transizione, dall\u2019assetto euro centrato a quello atlantico dominato del sistema occidentale a quello mondiale in cui al talassocratico sistema occidentale si va a contrapporre il terraneo sistema afro-eurasiatico tessuto dai cinesi (e russi)<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_edn5\" name=\"_ednref5\">[5]<\/a>. Disputa titanica che verte essenzialmente sull\u2019Europa la cui oscillazione da una parte o dall\u2019altra, pu\u00f2 determinare l\u2019esito della transizione e la sua stessa natura, pacifica o, come da molti temuto, bellica.<\/p>\n<p>La \u201ccrisi dello Stato\u201d che anima molte riflessioni occidentali, come la dobbiamo intendere? L\u2019impressione \u00e8 che a questo topos critico manchi un aggettivo di precisazione: \u201ceuropeo\u201d. Sembra che anche i pi\u00f9 avveduti critici dell\u2019eurocentrismo, alfieri del multiculturalismo e del relativismo applicato a gli altri ma non a se stessi, non s\u2019accorgano che la proclamata \u201ccrisi dello Stato\u201d fase suprema di un capitalismo finanziario assoluto (ma il capitalismo \u00e8 a guida finanziaria sin dalle sue origini nel XV secolo se non prima, secondo F. Braudel<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_edn6\" name=\"_ednref6\">[6]<\/a>),\u00a0 a sua volta de-geo-storicizzato<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_edn7\" name=\"_ednref7\">[7]<\/a>, non \u00e8 un universale, ma una sindrome -almeno nelle sua forme pi\u00f9 virulente- dello Stato europeo. N\u00e9 le pratiche, n\u00e9 il concetto di Stato, sembrano in crisi negli Stati Uniti o in Gran Bretagna o in Russia o in Cina o in India o altrove. La globalizzazione alcuni la subiscono, ma altri la sfruttano, cos\u00ec come la \u201ctecnica\u201d oggetto di molte analisi sulla modernit\u00e0. I fenomeni si offrono all\u2019intenzionalit\u00e0 degli agenti e se non si riesce ad essere agenti si diventa agiti, ma \u00e8 improprio diagnosticare la minorit\u00e0 con la sola potenza ordinativa del fenomeno, del dispositivo e della sua ineluttabili facolt\u00e0 governamentali. I nuovi poli con tendenza ad ampliarsi e segnare il proprio grande spazio, sono centrati \u00a0su Stati che hanno\u00a0 intenzionalit\u00e0, potenza e condizioni di possibilit\u00e0 per essere tali<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_edn8\" name=\"_ednref8\">[8]<\/a>. Se altri tipi di Stati, denunciano una difficolt\u00e0 a governare i fenomeni e ne diventano governati, piuttosto che diagnosticarne la \u201cfine\u00a0<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.files.wordpress.com\/2017\/12\/9788817107037_0_0_767_75.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-5604 alignleft\" src=\"https:\/\/pierluigifagan.files.wordpress.com\/2017\/12\/9788817107037_0_0_767_75.jpg?w=196&amp;h=300\" alt=\"\" width=\"196\" height=\"300\" \/><\/a>dello Stato\u201d, forse si dovrebbe riflettere su come potenziarli. Forse in Europa sta finendo il tempo degli Stati-nazione ma non per la parte Stato, per la parte \u201cnazione\u201d. Forse, in Europa, \u00e8 giunto il momento di domandarci se ci possiamo ancora permettere i nostri piccoli Stati, il che non porta necessariamente per\u00f2 a darsi come unica risposta l\u2019Unione di tutti, subito ed a qualsiasi condizione.<\/p>\n<p>A riguardo, anche alcuni teorici ed analisti politici della plurale tradizione detta \u201csinistra\u201d, tra i tanti punti di autointerrogazione che dovrebbero porsi per verificare la realt\u00e0 dei loro sistemi di pensiero, realt\u00e0 che sta sfumando in una appiccicosa ed inservibile scolastica (come ammoniva per altro lo stesso Marx nella seconda Tesi su Feuerbach), dovrebbero contemplare il sistema dei fatti demografici, geografici, storici di lunga durata, nonch\u00e9 quelli altrimenti sottovalutati nel concetto di \u201csovrastruttura\u201d e la stessa politica internazionale anche perch\u00e9 rimanendo abbarbicati al paradigma economicista, diventano sempre pi\u00f9 simmetrico-inversi ai liberali, in fondo \u201csimili\u201d. Far scattare lo sprezzante giudizio di \u201crossobrunismo\u201d ogni volta che si pone a sinistra la questione geopolitica, aiuter\u00e0 forse a sedare l\u2019ansia da -non comprensione del mondo- ma l\u2019abuso di questo tipo di ansiolitici, pu\u00f2 portare al disordine mentale permanente, invecchiando. E sistemi di pensiero nati centocinquanta anni fa, forse, dei sintomi di senilit\u00e0 disfunzionale, \u00e8 naturale li mostrino.<\/p>\n<p>= = =<\/p>\n<p>Come inquadrare allora la sindrome europea di una ipertrofica Germania in tandem con la Francia, che si muovono in uno scenario di sovranit\u00e0 azzoppata anche per loro, in un contesto di cos\u00ec complesse trasformazioni mondiali? E noi, come rispondiamo al nostro specifico \u201cche fare?\u201d, stretti tra fuga nell\u2019Unione e ritorno alla Nazione? Riepiloghiamo ed andiamo ad una prima -provvisoria- conclusione.<\/p>\n<p>In Europa \u00e8 terminata da tempo la fase storica iniziata nel XVI secolo con la nascita dei moderni Stati. Alla fine del XIX secolo, gli europei vanno tendenzialmente a saturare gli spazi esterni all\u2019Europa con la colonizzazione, processo di lunga durata iniziato a fine XV secolo e costitutivo dell\u2019equilibrio europeo e della stessa consistenza dello Stato europeo<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_edn9\" name=\"_ednref9\">[9]<\/a>. Contemporaneamente si siedono al tavolo della spartizione dello spazio mondiale due nuovi attori non europei gli Stati Uniti ed il Giappone. Si rinforza la Russia poi Unione Sovietica e nel XIX secolo si formano due nuovi Stati europei (l\u2019Italia e la Germania), appena compensati dall\u2019implosione e sparizione dell\u2019Impero asburgico.\u00a0 La risultante di questo linee di pressione, fu la prima e la seconda guerra mondiale, intervallate sia dalla grande depressione<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_edn10\" name=\"_ednref10\">[10]<\/a>, sia dal trasferimento della posizione di egemone mondiale dalla Gran Bretagna a gli Stati Uniti, sia dalla crescente esuberante assertivit\u00e0 della nuova Germania. Dopo la seconda guerra mondiale, il pluriverso europeo \u00e8 ripartito tra l\u2019area occidentale a supervisione americana e l\u2019area orientale a supervisione sovietica. Gli Stati Uniti, se da una parte aiutarono la ricostruzione euro-occidentale, dall\u2019altra cancellarono sistematicamente ogni potere coloniale extra-europeo. Da verso la<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.files.wordpress.com\/2017\/12\/9788842819035_0_0_1407_75.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-5605 alignright\" src=\"https:\/\/pierluigifagan.files.wordpress.com\/2017\/12\/9788842819035_0_0_1407_75.jpg?w=213&amp;h=300\" alt=\"\" width=\"213\" height=\"300\" \/><\/a>fine del XX secolo ad oggi, gli europei si trovano sempre pi\u00f9 confinati nel loro angusto e molto affollato sub-continente. Dentro si forma un ordine funzionale alle logiche americane che vogliono un mercato unito ma nessuna vera unificazione statale (e militare), poi si permette alla Germania la sua riunificazione che la porta ad una massa fuori standard (la RFT era al livello di massa di Francia-Italia-UK) che si somma alle note caratteristiche geopolitiche di centralit\u00e0 spaziale in uno spazio europeo gi\u00e0 di suo saturo. Allora i francesi ed i tedeschi pongono una appendice al loro trattato di pace gi\u00e0 base del progetto unionista europeo: l\u2019euro<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_edn11\" name=\"_ednref11\">[11]<\/a>. \u00a0I tedeschi accettano a condizione di fissarne loro i parametri tecnici che poi diventano politici, i francesi a patto di esserne sostanzialmente esentati fungendo da legittimante e junior partner. I tedeschi controlleranno i paesi nordici e dell\u2019est, i francesi quelli latino-mediterranei. Nel frattempo \u00e8 collassato lo spazio euro-orientale sovietico ed a seguire quello balcanico,\u00a0 con gli americani che danno alla Germania un nuovo grande spazio di espansione economica, tenendosi per\u00f2 il controllo delle leve politiche e militari che usano sempre pi\u00f9 contro la Russia. Fuori d\u2019Europa, si sviluppa velocemente l\u2019Asia ed al Giappone si affiancano Cina ed India mentre l\u2019ordine del mondo \u00e8 fissato dalla prima globalizzazione a guida anglosassone che -ideologicamente- compendia il regolamento del buon comportamento economico nei decaloghi neoliberali che impongono l\u00ec dove possono, cio\u00e8 soprattutto nel loro grande spazio. Gli americani, che certo non hanno alcuna intenzione di crearsi un Leviatano concorrente ma solo una eterogenea macedonia condannata al \u201cdivide et impera\u201d, \u00a0hanno gioco facile a spingere gli europei ad unirsi economicamente, ma non politicamente e militarmente. E\u2019 un gioco facile questo di non pensare dall\u2019inizio all\u2019unione in termini politici, primo perch\u00e9 i singoli popoli nazionali e quindi i singoli Stati non ci pensano minimamente a fondersi davvero, n\u00e9 questo \u00e8 al fondo il desiderio delle loro stesse \u00e9lite politiche ognuna delle quali esiste proprio perch\u00e9 appartiene ad un suo specifico spazio nazionale, n\u00e9 la condizione geopolitica ad eventuale ragione dell\u2019unificazione\u00a0 \u00e8 \u201csentita\u201d dalle rispettive opinioni pubbliche<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_edn12\" name=\"_ednref12\">[12]<\/a>\u00a0che diventano sempre pi\u00f9 ignare della complessit\u00e0 di questo enorme e complicatissimo scenario. Ma a ben vedere, l\u2019 idea stessa di unire gli europei in quello che per avere sostanza politica<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_edn13\" name=\"_ednref13\">[13]<\/a>\u00a0non pu\u00f2 che non essere uno Stato, magari federale<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_edn14\" name=\"_ednref14\">[14]<\/a>, ha sostanza fantasmatica. Non perch\u00e9 nessuno in fondo la vuole questa unione, ma perch\u00e9 non sta nel novero delle cose che \u00e8 concretamente possibile fare.<\/p>\n<p>Lo stesso Schmitt ci ricorda che la precondizione ovvia per pensare ad uno Stato pi\u00f9 grande di quello che ci ha dato in sorte la nostra storia passata, sta in quella physis-terra composta di immagini, concezioni del mondo, religioni, tradizioni, \u201cricordi storici, saghe,\u00a0<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.files.wordpress.com\/2017\/12\/1a88f221e2fe7df09f12f25e91dff6f8_w600_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-5606 alignleft\" src=\"https:\/\/pierluigifagan.files.wordpress.com\/2017\/12\/1a88f221e2fe7df09f12f25e91dff6f8_w600_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpg?w=192&amp;h=300\" alt=\"\" width=\"192\" height=\"300\" \/><\/a>miti e leggende, simboli e tab\u00f9, abbreviazioni e segnali del sentimento, del pensiero e del linguaggio\u201d, insomma la materia che fa la sostanza assieme alla forma.\u00a0 Fuori di questo presupposto dell\u2019in comune c\u2019\u00e8 solo la conquista e subordinazione coattiva per poter formare uno Stato. Ma essendo il progetto UE una fusione e non una incorporazione, incorporazione che se pure qualcuno immagina \u00e8 del tutto fuori luogo discutere visto cha la storia europea ci ha abbondantemente mostrato l\u2019impossibilit\u00e0 di una conquista di Uno su Tutti, \u00a0quanto di quel \u201cessere in comune\u201d ha davvero in comune un presunto \u201cpopolo europeo\u201d? Nulla. E\u2019 l\u2019atto giuridico politico che fonda lo Stato a fare il popolo o bisogna prima avere un per quanto mal definito popolo prima di poter pensare possibile uno Stato che lo amalgami e meglio definisca? Dove mai si \u00e8 condivisa la discussione pubblica e popolare sul cambio di paradigma per cui se i nostri vecchi Stati si son fatti tra \u201cnoi\u201d e contro quelli dei vicini, oggi i ragionamenti sul nuovo scenario del mondo del secondo millennio, ci imporrebbero di trovare un nuovo \u201cnoi\u201d contro i nuovi attori multipolari? \u00a0E gli \u201ceuropei\u201d definizione che parafrasando Metternich non parte da una entit\u00e0 storico-politica ma da una mera espressione geografica, possono pensarsi come \u201cnoi\u201d, possono davvero diventare e sentirsi un \u201cpopolo\u201d o debbono rifiutare questa categoria e pensarsi come una societ\u00e0 per azioni? Se non sono un popolo e non possono diventarlo in tempi storici ragionevoli, se nessuno realmente pensa e vuole immaginare possibile uno Stato europeo, se non potendo mai divenire uno Stato non potr\u00e0 quindi neanche mai esser democratico, se non potendo\u00a0 mai essere un vero Stato mai potr\u00e0 esser un soggetto geopolitico nel gioco multipolare, su cosa stiamo buttando via tempo continuando ad affidarci con sempre minor entusiasmo al sistema UE \u2013 euro?\u00a0 Queste cose, credo appaiano auto-evidenti al netto di qualsivoglia inclinazione ideologica ad uno storico, il problema \u00e8 che il processo politico di presunta unificazione \u00e8 discusso e teorizzato principalmente da economisti. Purtroppo per\u00f2 lo sguardo economico tende ad una metafisica platonica che, con logica geometrico-numerica, non legge la logica concretamente incarnata negli individui, nelle societ\u00e0, nelle istituzioni e nelle culture e nelle storie e nelle geografie che fanno i \u201cpopoli\u201d, eterogeneit\u00e0 che fanno del complesso pluriverso europeo un frattale di multipolarit\u00e0 in s\u00e9. Da questo punto di vista, con Schmitt si vedono cose che\u00a0 con Smith non si possono\u00a0 vedere, pensando teoricamente possibile quella che \u00e8 una tragica astrazione.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 lasciare questa idea dell\u2019uni-verso europeo come idea regolativa della ragione, come punto di fuga ideale kantiano a cui tendere. Ma detto per inciso non secondario, \u00a0Kant parl\u00f2 pi\u00f9 di confederazione che di federazione ad al solo scopo giuridico-militare in modo da evitare l\u2019eterno riproporsi della coazione hobbessiana del tutti contro tutti, Kant non ha<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.files.wordpress.com\/2017\/12\/747064.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-5607 alignright\" src=\"https:\/\/pierluigifagan.files.wordpress.com\/2017\/12\/747064.jpg?w=199&amp;h=300\" alt=\"\" width=\"199\" height=\"300\" \/><\/a>mai parlato di uno Stato federale europeo ed \u00e8 probabile che la sola idea gli facesse ribrezzo<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_edn15\" name=\"_ednref15\">[15]<\/a>. Se questo \u00e8 un punto di fuga in prospettiva, telos da traguardare nei (molti) decenni a venire,\u00a0 nel frattempo, occorrerebbe pensare a qualcosa di meno sbilenco ed impossibile e che -tuttavia- \u00a0aiuti gli Stati europei a sopravvivere nel difficile e caotico scenario del mondo nuovo. Forse non c\u2019\u00e8 solo la dicotomia Stato ed Impero ma Stato piccolo ed impotente, Stato grande e potente ed Impero. Forse dobbiamo aprirci un pertugio nelle condizioni di pensabilit\u00e0 e sdoganare l\u2019apparentemente banale e volgare considerazione di buon senso che -in questo discorso- le dimensioni contano. L\u2019eterogeneit\u00e0 europea andrebbe forse pensata per gradi di prossimit\u00e0, si dovrebbero prima fare federazioni basate su un comune\u00a0 secondo le grandi ripartizioni dello spazio geo-storico europeo, magari tra loro confederate in una semplice alleanza militare che tra l\u2019altro ci emancipi tutti dalla NATO e solo dopo federazioni di federazioni, ovvero l\u2019ipotetico e molto remoto Stato europeo. Questa idea dell\u2019effettiva unione politica sub-continentale -in prospettiva- sar\u00e0 anche una necessit\u00e0 , ma pensare sia perseguibile nel delirio dell\u2019impossibile analogia detta \u201cStati Uniti d\u2019Europa\u201d che ha pi\u00f9 ruolo pubblicitario che realmente programmatico, dove la forma (unit\u00e0) ignora la materia (pluralit\u00e0 storica dei popoli) e quindi non giunger\u00e0 mai\u00a0 a sostanza, non \u00e8 guadagnare tempo, ma perderlo.<\/p>\n<p>Quanto tempo possiamo ancora perdere invece che iniziare un nuovo viabile percorso di adattamento al mondo nuovo e complesso?<\/p>\n<p>= = =<\/p>\n<p>In questo periodo sto studiando le faccende che riguardano questo complesso argomento e questo Autore che oltre a dare suggestioni utili alla riflessione, d\u00e0 anche tanti problemi in quanto non si pu\u00f2 relativizzare la sua piena e convinta adesione al nazismo da cui il problema del provare a separarne il pensiero puro e critico-teorico da quello pratico-pragmatico contingente. Sentire un tedesco, per giunta approssimativamente nazista, che parla di \u201cimpero\u201d e di \u201cgrande spazio\u201d fa scattare le saracinesche dell\u2019ostracismo prima ancora di poter cogliere\u00a0<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.files.wordpress.com\/2017\/12\/9788858123270.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-5608 alignleft\" src=\"https:\/\/pierluigifagan.files.wordpress.com\/2017\/12\/9788858123270.jpg?w=200&amp;h=300\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" \/><\/a>qualche idea magari poi da trasformare per altra utilit\u00e0, non\u00a0 facile visto che la nostra ragione \u00e8 anche tanto emotiva, ma lo sforzo forse merita un impegno. \u00a0Il nostro \u201cleninista\u201d titolo sul Che fare? di Schmitt, allude al \u201cChe fare di Carl Schmitt?<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_edn16\" name=\"_ednref16\">[16]<\/a>\u201d che \u00e8 il bel titolo di un altrettanto interessante libricino che si pone la stessa questione: cosa fare di certe riflessioni che sembrano fatte oggi, che sembrano assai lucide e predittive del dominio liberal-anglosassone, dell\u2019universalismo mercatistico imperialista di cui oggi vediamo la piena espansione globalizzante -tra l\u2019altro- in crisi di riformulazione, della pari confusione universalista dell\u2019internazionalismo di sinistra che legge solo classi e non i popoli, dell\u2019ingombrante volont\u00e0 di potenza teutonica, della crescita di binomi impero-grande spazio tutti non europei, cosa fare della sua acutezza critica e della sua inservibilit\u00e0 normativa, malattia endemica dei pensatori tedeschi in genere? Jean-Francois Kerv\u00e9gan, l\u2019Autore del libro citato, d\u00e0 la sua diagnosi, cos\u00ec Stefano Pietropaoli\u00a0 nella monografia dedicatagli<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_edn17\" name=\"_ednref17\">[17]<\/a>, cos\u00ec nel suo lungo lavoro di scavo ed approfondimento Carlo Galli<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_edn18\" name=\"_ednref18\">[18]<\/a>, cos\u00ec Giovanni Gurisatti curatore dell\u2019edizione italiana della raccolta di scritti schmittiani di politica e diritto internazionali<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_edn19\" name=\"_ednref19\">[19]<\/a>\u00a0e poich\u00e9 amalgamati anche con considerazioni su \u201cterra e sul mare\u201d<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_edn20\" name=\"_ednref20\">[20]<\/a>\u00a0validi anche in termini di geopolitica teorica, cos\u00ec il curatore tedesco originario di Stato, Grande Spazio e Nomos, Gunter Mashke nell\u2019Epilogo post-fazione dello stesso volume. Cos\u00ec le riflessioni stimolate da Schmitt che hanno svolto a vario modo, qui da noi, Cacciari, Duso, Marramao, Tronti, Negri ed Agamben ma anche Julien Freund, Alexander Koj\u00e8ve o il \u201cmaoista\u201d tedesco J. Schickel nel Dialogo sul partigiano del 1970. Ma di tutto questo, della \u201cquestione Schmitt\u201d, parleremo altrove.<\/p>\n<div id=\"attachment_5609\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.files.wordpress.com\/2017\/12\/banner_fim_294x170.png\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-5609 size-full\" src=\"https:\/\/pierluigifagan.files.wordpress.com\/2017\/12\/banner_fim_294x170.png?w=640\" alt=\"\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Convegno 16-17 Gennaio 2018, Villa Mirafiori, Facolt\u00e0 di filosofia La Sapienza Roma \u2013 Micromega dal titolo \u201cLumi sul mediterraneo\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<p>La questione delle questioni poste da Schmitt ed il suo stesso statuto di pensatore, ha per noi rilievo di attualit\u00e0 sia in termini di geopolitica sulla teoria multipolare<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_edn21\" name=\"_ednref21\">[21]<\/a>, sia in termini di concreta geopolitica europea (incluse le aggrovigliate matasse dei sistemi Unione europea ed euro), sia in termini di geocultura e geofilosofia e proprio sul fatto della questione teoria-prassi. Lo facciamo con Hegel come con Marx, con Nietzsche come con Heidegger, con i francofortesi e fino a Sloterdjik ed in parte con Schmitt, si finisce sempre col pascolare nelle radure del pensiero critico tedesco ma poi il mondo, il nostro mondo occidentale, continua imperterrito ad esser ordinato dal nomos anglosassone. Per parafrasare un francese (Deleuze)<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_edn22\" name=\"_ednref22\">[22]<\/a>\u00a0\u201ci tedeschi progettano mondi, gli anglosassoni li abitano\u201d o li governano, si potrebbe meglio dire<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_edn23\" name=\"_ednref23\">[23]<\/a>. E non \u00e8 tutto. Questa riflessione sullo Stato e sulla potenza, sulla condizione multipolare ed\u00a0 il grande spazio che per noi italiani \u00e8\u00a0 il Mediterraneo e la costa dirimpetta in cui tutti i grandi giocatori del gioco di tutti i giochi vengono a disordinare e far danni di cui poi noi paghiamo immancabilmente le conseguenze, cosa ci porta? Dove ci dovremmo dirigere per divincolarci dalla nostra passivit\u00e0 subalterna che oscilla tra l\u2019astratto unionismo europeo e l\u2019improbabile ritorno ai confini nazionali di un Paese che sta scivolando nella gerarchia dei soggetti che contano oltre il limite di ci\u00f2 che ha significato? Come possiamo trasformare questa progressiva insignificanza che ci condanna ad ogni tipo di eteronomia, dalla globalizzazione passiva \u00a0all\u2019ineluttabilit\u00e0 neoliberista, dalla NATO ed ai diktat euristi del binomio franco-tedesco alle pressioni russe e cinesi non meno che americane, britanniche ed islamiche, dove volgere un diverso progetto, finalizzarlo a cosa, organizzarlo come? Chi gli amici, chi i nemici? Sovrani come e di che spazio, con quale regolamento ed intenzione? Come districarsi nella selva oscura fatta di imperi, comune, Stati, nazione, popoli, mercato, terra-mare-aria, teorie e fatti, mondo e sua immagine, politico ed economico e ritrovare la diritta via, oggi smarrita? E come rispondere a queste inevitabili domande poste dal primato di realt\u00e0, cercando di portare avanti anche le nostre non meno legittime ispirazioni ideali di giustizia sociale ed emancipazione, democrazia reale e buona vita sostanziale?<\/p>\n<p>Riprenderemo\u00a0 queste urgenti riflessioni in prossimi articoli.<\/p>\n<p>[2\/2, la prima parte\u00a0<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2017\/11\/27\/il-che-fare-di-carl-schmitt-europa-nuovi-stati-nomos-del-mondo-1-2\/\">qui<\/a>]<\/p>\n<p>0 = 0<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_ednref1\" name=\"_edn1\">[1]<\/a>\u00a0In \u201cMutamenti di struttura del diritto internazionale\u201d di Schmitt (1943), l\u2019Autore fa un preciso riferimento ad un presunto discorso fatto da Stimson (Segretario di Stato ed alla Guerra americano) a West Point nel 1941 da cui sarebbe stato tratto il virgolettato, riferimento che ripete in altre opere successive ma al curatore dell\u2019edizione tedesca Maschke, questo discorso di Stimson non risulta verificabile. Altres\u00ec, lo stesso Maschke, accetta che, esistente il preciso riferimento o meno, questo \u00e8 stato effettivamente il pensiero \u201c\u2026 dell\u2019ideologia dei\u00a0<em>globalist<\/em>\u00a0che circondavano F.D.Roosevelt\u201d (Nota 35 p.255 di Stato, Grande spazio, \u2026. op. cit.).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_ednref2\" name=\"_edn2\">[2]<\/a>\u00a0Nella vasta letteratura che indaga questi fenomeni di mondializzazione ed egemonia, si sottovaluta sistematicamente il dato demografico. Se non si considera la diversa massa e distribuzione di densit\u00e0 della popolazione mondiale che passa dal 1,5 mild dei primi del secolo, ai 7,5 mld pi\u00f9 recenti (in poco pi\u00f9 di un secolo) \u00e8 facile cadere in narrazioni che hanno pi\u00f9 del letterario che del concreto. Purtroppo, come la geopolitica ha lo stigma del suo utilizzo teorico-pratico da parte dei nazisti, la demografica lo ha con Malthus, ma cos\u00ec come non si pu\u00f2 negare l\u2019esistenza di una logica geo-storica a base della politica internazionale, sarebbe il caso anche di far pace con l\u2019evidenza che spesso (non sempre e non da sola), motore attivo della Storia, \u00e8 proprio la crescita o decrescita delle popolazioni.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_ednref3\" name=\"_edn3\">[3]<\/a>\u00a0Oggi c\u2019\u00e8 anche una nuova linea dell\u2019universale dell\u2019Uno ma versione\u00a0 pluralista, non quindi nel distopico addensamento nell\u2019impossibile Un Mondo \u2013 Uno Stato (una idea, Schmitt direbbe, di teologia politica, monoteista nella fattispecie) ma nella riduzione degli Stati a regioni o citt\u00e0-Stato, connesse in un\u00a0 network di scambi di materie, energie, individui, culture ed informazione. Un Uno non piramidale e monolitico ma a \u201crete\u201d secondo la metafora del tempo (ogni tempo ha la sua). P. Khanna ne \u00e8 il principale, ma non unico, cantore.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_ednref4\" name=\"_edn4\">[4]<\/a>\u00a0Ma il mercantilismo tedesco (e cinese) quanto verr\u00e0 ulteriormente permesso in un mondo che s\u2019avvia ad una condizione stabilmente multipolare?<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_ednref5\" name=\"_edn5\">[5]<\/a>\u00a0Si segnala questa analisi di G. Doctorow, il quale vede un riproporsi di bipolarismo pi\u00f9 che un avvio di multipolarismo\u00a0<a href=\"https:\/\/consortiumnews.com\/2017\/10\/23\/russia-china-tandem-changes-the-world\/\">https:\/\/consortiumnews.com\/2017\/10\/23\/russia-china-tandem-changes-the-world\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_ednref6\" name=\"_edn6\">[6]<\/a>\u00a0F. Braudel, La dinamica del capitalismo, il Mulino, 1981<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_ednref7\" name=\"_edn7\">[7]<\/a>\u00a0Tanto la tradizione liberale che quella comunista, parlano spesso di mercato o capitale come se questo non fosse ripartito in aree territoriali governate da intenzionalit\u00e0 statali. Eppure i geoeconomisti (ad esempio il R. Gilpin di Economia politica globale, EGEA-Bocconi 2008) sanno bene che il \u201ccapitalismo\u201d tedesco non \u00e8 quello americano che non \u00e8 quello giapponese che non \u00e8 quello britannico ed oggi quello cinese. Forse molti non considerano che la Washington del \u201cWashington consensus\u201d non \u00e8 solo l\u2019addensamento ideologico delle \u00e9lite transnazionali neo-liberali ma il nome della capitale degli Stati Uniti d\u2019America.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_ednref8\" name=\"_edn8\">[8]\u00a0<\/a>Chi in Europa potrebbe mandare in giro il proprio presidente a richiedere pi\u00f9 che con le buone con le cattive il riequilibrio delle bilance commerciali, nel frattempo piazzando missili ed ottenendo nuove sottoscrizioni del debito pubblico \u201cmonstre\u201d? Chi potrebbe fare la sua \u201cexit\u201d dall\u2019UE senza rimanere polverizzato dal bombardamento finanziario dei \u201cmercati\u201d da cui Londra \u00e8 immune? Chi potrebbe subire l\u2019attacco al proprio grande spazio ucraino e siriano e reagire come ha reagito Putin? Chi potrebbe gestire e non esser gestito dalla globalizzazione investendo miliardi in strade, porti, linee e logistica per innervare la propria espansione mondiale come la Cina? I teorici della fine dello Stato vadano a spiegare ad americani, britannici, russi e cinesi che loro sono fatti fuori teoria e non teoria che sotto non ha alcun fatto della dimensione raccontata in\u00a0 analisi che hanno costruito un falso luogo comune, come sempre \u201cuniversale\u201d. Intendiamoci, problemi ce ne sono parecchi nel conflitto strutturale tra Stato e mercato e sono certo cresciuti ad ogni ondata di mondializzazione, ma sono drammatici solo dove non c\u2019\u00e8 uno Stato in grado di esser tale.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_ednref9\" name=\"_edn9\">[9]<\/a>\u00a0Nel caso francese ad esempio, dove ancora oggi questo Stato-economia vanta una privilegiata posizione di egemonia sull\u2019Africa occidentale, come dovremmo valutare le sue performance capitalistiche? La Francia \u00e8 ancora la 6<sup>a<\/sup>\u00a0\u2013 7<sup>a\u00a0<\/sup>economia mondo perch\u00e9 ha sostanzialmente ancora benefici coloniali? E il Regno Unito? E manterranno questo privilegio nei prossimi dieci anni? E cosa succeder\u00e0 se la risposta, com\u2019\u00e8 probabile, sar\u00e0 \u201cno\u201d? La Francafrique concetto noto ai geopolitici, \u00e8 noto anche a gli economisti?<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_ednref10\" name=\"_edn10\">[10]<\/a>\u00a0Questo crocevia \u00e8 tutto da riesplorare. Messi in sequenza prima guerra \u2013 depressione e seconda guerra abbiamo trenta anni di stato d\u2019eccezione del normale funzionamento delle societ\u00e0 e quindi del capitalismo. Ma poi abbiamo altri trenta anni di eccezione (\u201945 \u2013 \u201975) perch\u00e9 la ricostruzione post bellica (europea \u2013 asiatica \u2013 sovietica) \u00e8 stata una condizione eccezionale. Poi abbiamo trenta anni (\u201975 \u2013 2007\/8) di espansione globalista soprattutto finanziaria a guida dollaro fiat money. Poi abbiamo il crollo dell\u2019esagerazione finanziaria con crisi dei debiti privati e sovrani ipertrofici. Ma allora sono 100 anni che il \u201ccapitalismo\u201d funziona in condizioni di contesto eccezionali. Come allora dovremmo considerare questo modo economico se volessimo immaginare un futuro normale ovvero un diverso ruolo sociale e politico del fatto economico?<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_ednref11\" name=\"_edn11\">[11]<\/a>\u00a0La moneta unica \u00e8 solo una ovvia conseguenza del mercato unico altrimenti ci\u00f2 che avrebbe dovuto unire (lo scambio commerciale) avrebbe riproposto le dinamiche concorrenziali tra Stati europei, generando nuova energia di frizione ed attrito. Qui si deve riconoscere l\u2019apporto degli economisti critici che hanno ben analizzato e spiegato l\u2019effetto che l\u2019euro produce in termini di sottrazione di inter-competitivit\u00e0 tra le economia nazionali del sistema euro.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_ednref12\" name=\"_edn12\">[12]<\/a>\u00a0Sin dagli anni \u201960, a partire dagli Stati Uniti, inizia un lento processo di degradazione culturale delle opinioni pubbliche. Chi ha una certa et\u00e0 e prova a mettere anche solo \u201ca sensazione\u201d, l\u2019uno accanto all\u2019altro il frame anni \u201960-\u201970, col frame del ventennio del nuovo millennio, non potr\u00e0 che rendersi immediatamente conto di quanto la \u201ccultura\u201d media sia regredita, in sostanza ed in valore stesso del concetto di \u201ccultura\u201d. Il fatto \u00e8 viepi\u00f9 preoccupante poich\u00e9 incrocia con dinamica inversa la crescente complessificazione del mondo. Dovremmo sviluppare adattamento ad un mondo sempre pi\u00f9 complesso con una dotazione culturale sempre pi\u00f9 scarsa e mal distribuita? Le \u00e9lite che si lamentano della vampata populista ed alla post verit\u00e0 a cui ricorrono come i tossicodipendenti che \u201cdomani smetto\u201d, dovrebbero piangere se stesse poich\u00e9 son loro ad aver boicottato la formazione culturale popolare che oggi, non trova altro sbocco di reazione che quella \u201cistintiva ed intestinale\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_ednref13\" name=\"_edn13\">[13]<\/a>\u00a0Ovvero piena autonomia e sovranit\u00e0 in tutti gli aspetti, oltrech\u00e9 essere l\u2019unico presupposto per l\u2019esercizio della sovranit\u00e0 democratica.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_ednref14\" name=\"_edn14\">[14]<\/a>\u00a0Dove \u201cfederale\u201d non \u00e8 una complicata e confusa struttura di relazioni plurilivello a diversa intensit\u00e0 ma una ben precisa forma di organizzazione politico-amministrativa che si applica in tanti Paesi che complessivamente sommano pi\u00f9 o meno la met\u00e0 della popolazione mondiale, tra cui India, USA, Brasile, Russia, Germania, Pakistan, Messico, Canada ed Argentina.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_ednref15\" name=\"_edn15\">[15]<\/a>\u00a0Il Settimo articolo del progetto filosofico di I. Kant Per la pace perpetua (1795, in Kant, Scritti di storia, politica e diritto a cura di F. Gonnelli, Laterza, 2009), cita espressamente lo statuto giuridico di una confederazione (altrove Kant parla di una lega, sul modello dell\u2019anfizionia dell\u2019Antica Grecia) pacifica (foedus pacificum), che renda permanente quello che un normale trattato di pace rende episodico e precario. Tale permanenza, per quanto reversibile, sarebbe altres\u00ec assicurata dal Terzo articolo preliminare dove si indica la progressiva sparizione di eserciti permanenti. Perch\u00e9 per evitare la coazione alla guerra europea non sia scelta originariamente la strada di darsi un esercito comune in Europa che sottraesse materialmente la stessa possibilit\u00e0 del conflitto (difficile farsi una guerra senza avere un proprio esercito) ma si sia scelto il mercato comune (che tra l\u2019altro contravviene il Quarto articolo che vieterebbe di contrarre debiti pubblici reciproci tra i contraenti confederati o il Quinto che vieta ad uno Stato di intromettersi nel governo e costituzione di un altro Stato) e ciononostante si citi Kant come padre spirituale dell\u2019Unione europea \u00e8 un mistero. Mistero viepi\u00f9 fitto se si considera che Kant dava espressamente come opposto modello a ci\u00f2 che voleva intendere con l\u2019espressione\u00a0<em>Volkerbund<\/em>, il\u00a0<em>Volkerstaat<\/em>\u00a0degli Stati Uniti d\u2019America, la federazione dei popoli non portava affatto ad uno stato federale. Non quindi un super-Stato federale unico quale vagheggiano i sostenitori degli Stati Uniti d\u2019Europa (analogia falsa ed improponibile), ma una confederazione a mo\u2019 di alleanza di Stati sovrani. E che i singoli Stati dovessero rimanere pienamente sovrani, lo esplicita altrove e pi\u00f9 volte negando a priori l\u2019idea di una\u00a0<em>Universalmonarchie<\/em>, ribadendo cos\u00ec la necessaria autonomia (darsi la legge da s\u00e9) su cui \u00e8 basato l\u2019intero impianto della sua filosofia della ragion pratica. (Sulla controversa questione si veda anche M. Mori, Studi kantiani, il Mulino, 2017 capitoli IV e V).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_ednref16\" name=\"_edn16\">[16]<\/a>\u00a0J-F Kerv\u00e9gan, Che fare di C. Schnitt? Laterza, 2016<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_ednref17\" name=\"_edn17\">[17]<\/a>\u00a0S. Pietropaoli, Schmitt, Carocci editore, 2012<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_ednref18\" name=\"_edn18\">[18]<\/a>\u00a0C. Galli, Lo sguardo di Giano, il Mulino, 2008 ma anche Genealogia della politica, 2010<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_ednref19\" name=\"_edn19\">[19]<\/a>\u00a0C. Schmitt, Stato, Grande Spazio e Nomos, op. cit.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_ednref20\" name=\"_edn20\">[20]<\/a>\u00a0C. Schmitt, Terra e mare, Adelphi 2002<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_ednref21\" name=\"_edn21\">[21]<\/a>\u00a0Per \u201cteoria multipolare\u201d s\u2019intende una riflessione che non c\u2019\u00e8, se non resuscitando qualche paragone con il Concerto europeo o l\u2019equilibrio post-Westfalia (passione del<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.files.wordpress.com\/2017\/12\/definitivo-cover.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-5610 alignright\" src=\"https:\/\/pierluigifagan.files.wordpress.com\/2017\/12\/definitivo-cover.jpg?w=202&amp;h=300\" alt=\"\" width=\"202\" height=\"300\" \/><\/a>lucido Kissinger che fra un po\u2019 ci lascer\u00e0, lui \u201cnemico\u201d intelligente, con tutti \u201cnemici\u201d stupidi), quindi in un ambito parziale pi\u00f9 ristretto ovvero quello europeo. Il soggetto politico mondo inteso non pi\u00f9 solo nel limitato senso geografico, c\u2019\u00e8 da poco pi\u00f9 di un secolo. Dopo la fase unipolare britannica e le due guerre, c\u2019\u00e8 stata la fase bipolare (debolmente tripolare) e poi quella breve unipolare americana, quindi non c\u2019\u00e8 riflessione multipolare contemporanea perch\u00e9 il fatto multipolare \u00e8 assai recente e per altro in iniziale divenire. In pi\u00f9, c\u2019\u00e8 un monopolio americano di riflessione in politica internazionale e certo che a Washington non fanno il tifo per la multipolarit\u00e0. Ne abbiamo parlato nel nostro \u201cVerso un mondo multipolare\u201d, Fazi editore, 2017.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_ednref22\" name=\"_edn22\">[22]<\/a>\u00a0G. Deleuze, F. Guattari, Che cos\u2019\u00e8 la filosofia? Einaudi, 2002, all\u2019interno di nota 15, p.99.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/#_ednref23\" name=\"_edn23\">[23]<\/a>\u00a0Questione gi\u00e0 nota al Marx del \u201cPer la critica alla filosofia del diritto di Hegel\u201d, in cui nota che \u201c<em>I tedeschi nella politica hanno pensato ci\u00f2 che gli altri popoli hanno fatto<\/em>\u201d che anticipa (visto che \u00e8 di due anni prima) la celebre XI<sup>a<\/sup>\u00a0Tesi su Feuerbach sulla questione\u00a0 teoria e prassi, relativa forse proprio alla mania tedesca di rimanere troppo astratti ed alla fine, inconcludenti o pragmaticamente inservibili.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2017\/12\/01\/il-che-fare-di-carl-schmitt-europa-nuovi-stati-nomos-del-mondo-2-2\/\">https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2017\/12\/01\/il-che-fare-di-carl-schmitt-europa-nuovi-stati-nomos-del-mondo-2-2\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di PIERLUIGI FAGAN Questa seconda parte, conclude lo studio iniziato\u00a0qui. Tornando all\u2019\u201dinquietante attualit\u00e0\u201d di Schmitt, e volgendoci allo scenario extra-europeo, la composizione del parterre del gioco mondiale ha subito diversi cambiamenti negli ultimi due secoli. Da un dominio eurocentrico che termina ai primi del secolo scorso,\u00a0 ad un\u00a0sistema binario americo-europeo che va a comporre il fantomatico \u201cemisfero occidentale\u201d passando per le due guerre euro-mondiali, al mondo \u201ctroppo piccolo per due sistemi tra loro contrapposti\u201d dell\u2019ideologia&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":80,"featured_media":18500,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/pierluigi-fagan.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-9xQ","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/36694"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/80"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=36694"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/36694\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":36695,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/36694\/revisions\/36695"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/18500"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=36694"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=36694"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=36694"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}