{"id":36707,"date":"2017-12-03T09:51:30","date_gmt":"2017-12-03T08:51:30","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36707"},"modified":"2017-12-02T23:53:19","modified_gmt":"2017-12-02T22:53:19","slug":"limperialismo-che-piace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36707","title":{"rendered":"L&#8217;imperialismo che piace"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Federico Lordi)<\/strong><\/p>\n<p><em>Quasi nessuno ricorda le dinamiche imperialiste e di gretto stampo coloniale in atto nell&#8217;Africa Occidentale da parte dei galantuomini made in UE.<\/em><\/p>\n<p>\u201c<em>Personalmente credo che l\u2019Europa\u00a0<strong>abbia bisogno<\/strong>\u00a0di immigrazione regolare. Per vari motivi: perch\u00e9 ci siamo presi un\u00a0<strong>impegno<\/strong>, perch\u00e9 \u00e8 un modo per combattere quella illegale, ma anche perch\u00e9\u00a0<strong>ci serve<\/strong>\u00a0dal punto di vista economico e demografico<\/em>\u201d. Cos\u00ec l\u2019alto rappresentante UE per la politica estera introduce il\u00a0<strong>vertice di Abidjan tra Africa e vecchio continente<\/strong>, attraverso un\u2019intervista rilasciata al quotidiano\u00a0<em>La Stampa<\/em>.<em>\u00a0\u201cInvestire nella giovent\u00f9 per uno sviluppo sostenibile\u201d<\/em>, \u00e8 il clich\u00e9 scelto per la V edizione del summit che nella due giorni della capitale Ivoriana vedr\u00e0 coinvolti 84 diversi paesi.<\/p>\n<p>Risolvere alla radice le cause delle migrazioni \u00e8 il tema preponderante, dunque evitiamo farseschi esercizi di stile e tiriamo senza remore uno schiaffone alla retorica globalista prendendo a riferimento\u00a0<strong>l\u2019Africa occidentale:\u00a0<\/strong>nel 2014 gli stati di quest\u2019area sono stati\u00a0<strong>costretti<\/strong>\u00a0a siglare\u00a0<a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/trade\/policy\/countries-and-regions\/regions\/west-africa\/\">un accordo di libero scambio (EPA)<\/a>con l\u2019Unione Europea, strappato dietro la minaccia di un atteggiamento di\u00a0<strong>chiusura dei mercati<\/strong>\u00a0del vecchio continente nei confronti dell\u2019export africano. Gran parte di questi paesi, ben dodici, sono economie in via di sviluppo, quindi fragili e non ancora in grado di reggere elevati livelli di competitivit\u00e0 con l\u2019estero. Se fino all\u2019avvento del WTO questi avevano potuto beneficiare di libero accesso ai mercati europei senza essere obbligati a prestare le medesime vantaggiose condizioni ai 28 dell\u2019UE, il 30 giugno del 2014 dodici stati dell\u2019Africa occidentale hanno firmato l\u2019accordo\u00a0<strong>sotto la pressione di Bruxelles<\/strong>, aprendo cos\u00ec le porte all\u2019export indiscriminato del vecchio continente.<\/p>\n<p>All\u2019interno della sua massima opera \u201c<em>Ba<\/em><em>d samaritans: the myth of free trade and the secret history of capitalism\u201d\u00a0<\/em>l\u2019economista sudcoreano\u00a0<strong>Ha-Joon Chang<\/strong>\u00a0evidenzia come due massime potenze del libero scambio, Stati Uniti e Inghilterra, abbiano sostanzialmente fatto\u00a0<strong>uso del protezionismo\u00a0<\/strong>per sviluppare il proprio settore industriale e manifatturiero, evitando cos\u00ec una svantaggiosa competizione straniera. Forti barriere all\u2019ingresso per prodotti manifatturieri finiti e bassi dazi per l\u2019import di materie prime sono un\u2019invenzione inglese del XVIII secolo (la corona abbraccer\u00e0 le teorie del libero mercato soltanto un secolo pi\u00f9 tardi, una volta affermata come potenza manifatturiera), anche se oggi qualcuno sembra essersene dimenticato.<\/p>\n<p>Lo stesso\u00a0<strong>Alexander Hamilton<\/strong>, primo Segretario al Tesoro degli Stati Uniti d\u2019America, teorizz\u00f2 la cosiddetta<em>\u00a0\u201cinfant industry argument\u201d<\/em>\u00a0per lanciare l\u2019economia statunitense, conscio che un sistema industriale nei suoi primi momenti di vita ha\u00a0<strong>bisogno di essere protetto<\/strong>\u00a0da un eccesso di competitivit\u00e0 sui mercati esteri. Chang non ripudia acriticamente il mercato invocando la costruzione di muri permanenti tra i confini delle varie nazioni, tutt\u2019altro: egli ritiene che lo sviluppo economico di un paese sia suscitato in primis da un corretto\u00a0<strong>equilibrio tra protezionismo e apertura ai mercati esteri<\/strong>, concetto sintetizzato attraverso il suo inconfondibile stile:<\/p>\n<blockquote><p><em>Trade is simply too important for economic development to be left to free trade economists<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>La\u00a0<strong>miopia politica dell\u2019UE<\/strong>\u00a0schiaccia i mercati dell\u2019Africa occidentale, non solo per via di quest\u2019accordo di libero scambio spezza-gambe per le economie emergenti dell\u2019area, ma anche per la replica su scala ridotta delle\u00a0<strong>stesse politiche presenti nell\u2019eurozona<\/strong>: anche Benin, Guinea-Bissau, Burkina Faso, Costa d\u2019Avorio, Mali, Niger, Senegal e Togo \u201cbeneficiano\u201d di un\u2019unione monetaria (West African Economic and Monetary Union) nella quale l\u2019<strong>aggancio del Franco FCA all\u2019euro<\/strong>\u00a0consente ai francesi di mantenere una certa egemonia di stampo post-colonialista sull\u2019area, di un \u201cPatto regionale di convergenza, stabilit\u00e0, crescita e solidariet\u00e0\u201d (altra bieca imitazione del nostro patto di stabilit\u00e0), strette sull\u2019inflazione, sul debito pubblico, senza dimenticare le solite e immancabili condizionalit\u00e0 di FMI e Banca Mondiale capaci d\u2019imporre\u00a0<em>riforme\u00a0<\/em>e\u00a0<em>tagli alla spesa.<\/em><\/p>\n<p>Qualsiasi ipotetica speranza legata alla crescita economica di questi stati \u00e8 dunque\u00a0<strong>debellata:\u00a0<\/strong>la logica mercantilista dei paesi del nordeuropa trova un nuovo mercato di sbocco per i propri insensati eccessi di produzione, si frena concretamente ogni\u00a0<strong>possibilit\u00e0 di sviluppo per l\u2019Africa occidentale<\/strong>\u00a0grazie ad aggressivit\u00e0 commerciale e a forti vincoli sulla spesa. Mentre queste dinamiche vengono oculatamente nascoste sotto il tappeto del dibattito odierno, la fanfara propagandistica ha mutato forma nel giro di un solo anno: dal fantasioso \u201c<em>bisogna accoglierli tutti\u201d<\/em>\u00a0siamo precipitati nel fuorviante \u201c<em>aiutiamoli a casa loro\u201d.<\/em>\u00a0Lunga vita ai popoli africani e alla\u00a0<strong>vera autodeterminazione dei popoli<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/cartucce\/africa-franco-euro-europa-chang\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/cartucce\/africa-franco-euro-europa-chang\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Federico Lordi) Quasi nessuno ricorda le dinamiche imperialiste e di gretto stampo coloniale in atto nell&#8217;Africa Occidentale da parte dei galantuomini made in UE. \u201cPersonalmente credo che l\u2019Europa\u00a0abbia bisogno\u00a0di immigrazione regolare. 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