{"id":36710,"date":"2017-12-03T10:18:59","date_gmt":"2017-12-03T09:18:59","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36710"},"modified":"2017-12-03T00:06:20","modified_gmt":"2017-12-02T23:06:20","slug":"fbi-contro-trump-flynn-inguaia-il-presidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36710","title":{"rendered":"FBI contro Trump. Flynn inguaia il presidente."},"content":{"rendered":"<p>di <strong>OLTRE FRONTIERA (Alfredo Mantici)<\/strong><\/p>\n<p>er capire quello che sta succedendo nei palazzi del potere di Washington D.C. in queste ore, dobbiamo ricostruire l\u2019intera storia che ha preso nome\u00a0<em>Russiagate<\/em>, partendo dall\u2019elezione del presidente Trump. Luned\u00ec 13 febbraio 2017 il Consigliere per la Sicurezza Nazionale della nuova Amministrazione, Michael Flynn, ha rassegnato le sue dimissioni dalla carica. Motivo: aver taciuto al vice presidente Mike Pence parte del contenuto di conversazioni telefoniche scambiate con l\u2019ambasciatore della Federazione Russa a Washington, Sergey Kislyak, il 29 dicembre e nei giorni successivi. Flynn all\u2019epoca era stato designato quale capo del National Security Council. Cio\u00e8, il consigliere per la sicurezza nazionale. \u00c8 qui il vero inizio del cosiddetto\u00a0<em>Russiagate<\/em>. Che oggi, con la dichiarazione di colpevolezza rilasciata da Flynn all\u2019FBI, sta conoscendo il suo apice e fa tremare la presidenza. Ma andiamo con ordine.<\/p>\n<p>Il 12 gennaio 2017, cio\u00e8 quattro giorni dopo l\u2019insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, il\u00a0<em>Washington Post<\/em>\u00a0pubblica la notizia ricevuta da \u00ab<em>fonti affidabili<\/em>\u00bb delle conversazioni tra Flynn e il diplomatico russo. David Ignatius nel suo articolo sottolinea curiosamente un aspetto da pochi conosciuto: cio\u00e8 che, se il consigliere designato avesse discusso del tema delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti alla Russia, avrebbe violato una legge nota come \u201cLogan Act\u201d, che proibisce a \u00ab<em>privati cittadini non autorizzati di discutere di dispute con paesi stranieri<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Ora, non solo quella norma \u00e8 oscura nei contenuti e risalente addirittura al 1799, ma \u00e8 semisconosciuta e nota solo a pochi addetti ai lavori. Infatti, il giornalista lo scopre da una \u201cgola profonda\u201d, che lo imbecca sulla conversazione e gli fornisce anche la trascrizione dell\u2019intercettazione telefonica sul colloquio tra Flynn e l\u2019ambasciatore.<\/p>\n<p>Dopo lo scoop del\u00a0<em>Washington Post<\/em>, il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer dichiara ai media che, in effetti, Flynn ha scambiato \u00ab<em>text messages<\/em>\u00bb, e cio\u00e8 messaggi con l\u2019ambasciatore. Il successivo 14 gennaio, Flynn informa il vice presidente Mike Pence di aver effettivamente dialogato con il diplomatico russo, ma di non aver toccato il tema delle sanzioni. Per il presidente Trump, per\u00f2, questo \u00e8 sufficiente per chiedergli di allontanarsi.<\/p>\n<p>Nella sua lettera di dimissioni, Michael Flynn scrive: \u00ab<em>Nell\u2019ambito dei miei doveri come Consigliere designato per la sicurezza nazionale, ho avuto colloqui telefonici con molti interlocutori stranieri [\u2026] Queste telefonate servivano ad agevolare la transizione e a costruire le necessarie relazioni tra il nuovo presidente, i suoi consiglieri e i leader stranieri. Si tratta di una prassi standard in qualsiasi transizione di questa rilevanza<\/em>\u00bb. Flynn smentisce quindi di aver agito da privato cittadino ma ammette poi di aver fornito al vice presidente \u00ab<em>informazioni incomplete sul contenuto delle conversazioni telefoniche con l\u2019ambasciatore russo<\/em>\u00bb. Da qui le irrevocabili dimissioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>Perch\u00e9 Flynn si dichiara colpevole<\/strong><\/h3>\n<p>Ma ecco che adesso, dopo nove mesi di solitudine, l\u2019ex consigliere per la sicurezza nazionale Flynn cambia idea e confessa all\u2019FBI, che intanto lo ha incriminato, di aver effettivamente rilasciato false dichiarazioni. Condannandosi cos\u00ec a una pena che pu\u00f2 costargli fino a cinque di carcere. Perch\u00e9 lo ha fatto?<\/p>\n<p><em>\u00ab\u00c8 stato straordinariamente doloroso sopportare questi molti mesi di false accuse di tradimento, e altri atti oltraggiosi. Per\u00f2 riconosco che le azioni ammesse oggi in tribunale erano sbagliate e, attraverso la mia fede in Dio, sto lavorando per rettificare le cose. La mia ammissione di colpevolezza e l\u2019accordo per cooperare con l\u2019ufficio del procuratore speciale [Robert Mueller,\u00a0<\/em>ndr<em>] riflette una decisione che ho preso nel miglior interesse della mia famiglia e del nostro paese. Accetto la piena responsabilit\u00e0 per le mie azioni\u00bb.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Accettando di collaborare con il procuratore speciale Mueller, Flynn d\u00e0 a intendere che sarebbe pronto a testimoniare che sia stato Trump in persona ad avergli chiesto di contattare Mosca. Questo, almeno, \u00e8 ci\u00f2 che spera di dimostrare Mueller. Intanto, Flynn ha gi\u00e0 confessato di aver ricevuto l\u2019ordine dal genero del presidente, Jared Kushner. Il che apre uno scenario pericoloso per lo stesso presidente. Ma questo non spiega il \u201csacrificio\u201d di Michael Flynn.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente, sin da quando \u00e8 scattata questa incredibile storia del\u00a0<em>Russiagate<\/em>, che si sta ancora guardando il dito senza vedere la luna. Non \u00e8 tanto la colpevolezza di Michael Flynn che conta. N\u00e9 l\u2019ordine di dialogare con Mosca. N\u00e9 i rapporti tra la Casa Bianca e il Cremlino. \u00c8 la volont\u00e0 dell\u2019FBI di mandare a casa Donald Trump con ogni mezzo possibile, il cuore di questa storia. E Michael Flynn rappresenta solo uno degli strumenti, al momento il pi\u00f9 affilato in mano al procuratore Mueller che, guardacaso, \u00e8 proprio l\u2019ex direttore dell\u2019FBI.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>L\u2019FBI vuole destituire Donald Trump<\/strong><\/h3>\n<p>Il Federal Bureau of Investigation non condivide minimamente le idee di Trump. Non lo ha mai accettato e, quel che \u00e8 peggio, non ripone alcuna fiducia in lui. Cosa che Trump ricambia con altrettanta diffidenza. Per questo, il 9 maggio scorso ha licenziato in tronco il direttore James Comey con una durissima lettera, dai toni senza precedenti nella tradizione americana. Trump ha comunicato a Comey che non appariva pi\u00f9 \u00ab<em>in grado di dirigere in modo efficace il Bureau rendendosi quindi necessario trovare una nuova leadership dell\u2019FBI capace di riconquistare la fiducia dei cittadini nella sua vitale missione a difesa della legge<\/em>\u00bb per il suo comportamento nelle indagini contro Hillary Clinton (sic!). A sostituirlo, \u00e8 stato un pi\u00f9 morbido Christopher Wray.<\/p>\n<p>James Comey aveva sostituito Mueller nel 2013 ed era stato confermato alla guida del Bureau dallo stesso Trump, per cui aveva davanti a s\u00e9 ancora sei anni alla guida dell\u2019agenzia federale. Poche settimane prima del licenziamento in tronco, per\u00f2, aveva richiesto fondi proprio per le indagini sul\u00a0<em>Russiagate<\/em>. Cosa che ha fatto suonare un allarme nella stanza ovale. Che ha annusato la trappola e reagito. Ora, la mossa di licenziare il direttore dell\u2019FBI \u00e8 stata decisamente ardita. Ma lo \u00e8 ancora di pi\u00f9 da parte dell\u2019FBI essersi fatto strumento politico, contravvenendo al suo ruolo neutro di organo di tutela delle istituzioni.<\/p>\n<p>Un esempio? La produzione di un report contro Trump elaborato dall\u2019FBI insieme alle altre tre principali agenzie di intelligence USA \u2013 National Intelligence, CIA, NSA \u2013 su mandato del presidente Obama. Fatto trapelare alla stampa ancor prima dell\u2019insediamento di Trump, quel documento sarebbe voluto essere la \u201cpistola fumante\u201d del\u00a0<em>Russiagate,\u00a0<\/em>poich\u00e9 all\u2019apparenza conteneva notizie compromettenti che confermavano come il neo-presidente fosse ricattato dal Cremlino per i suoi affari in Russia e per le sue perversioni sessuali.<\/p>\n<p>Insinuazioni gravissime, che si sono per\u00f2 dissolte quando \u00e8 stato dimostrato che si trattava di falso. Uno cos\u00ec grossolano che lo stesso capo della National Intelligence, James Clapper, \u00e8 stato costretto a diffondere un imbarazzato e confuso comunicato nel quale ha ammesso che le accuse contro Trump erano senza fondamento e provenivano da\u00a0<em>\u00abun\u2019agenzia di sicurezza privata\u00bb<\/em>, chiarendo anche che \u00ab<em>le agenzie d\u2019intelligence americane non avevano espresso alcun giudizio sull\u2019attendibilit\u00e0 delle accuse<\/em>\u00bb. Ma il fatto rimane.<\/p>\n<p>Il Bureau vuole fermare a ogni costo Donald Trump perch\u00e9 lo ritiene pericoloso. Cos\u00ec, con Michael Flynn ma anche con altri mezzi, cerca di mettere in stato di accusa il presidente. Anche senza prove tangibili. Ma \u00e8 davvero questo il ruolo dell\u2019FBI?<\/p>\n<p>Quando viene meno il principio di leale collaborazione tra gli apparati d\u2019intelligence e l\u2019esecutivo, e quando sono i servizi segreti a pretendere di dettare la linea politica al governo con espedienti extra istituzionali, gli stessi servizi deviano dal loro compito, minando le basi della democrazia e scivolando verso il golpismo.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/trump-flynn-russigate\/\">https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/trump-flynn-russigate\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OLTRE FRONTIERA (Alfredo Mantici) er capire quello che sta succedendo nei palazzi del potere di Washington D.C. in queste ore, dobbiamo ricostruire l\u2019intera storia che ha preso nome\u00a0Russiagate, partendo dall\u2019elezione del presidente Trump. 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