{"id":36780,"date":"2017-12-06T11:14:03","date_gmt":"2017-12-06T10:14:03","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36780"},"modified":"2017-12-05T23:24:15","modified_gmt":"2017-12-05T22:24:15","slug":"guerra-jugoslava-cronache-di-una-catastrofe-preparata-a-tavolino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36780","title":{"rendered":"Guerra jugoslava, cronache di una catastrofe preparata a tavolino"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>CRITICA SCIENTIFICA (Giacomo Gabellini)<\/strong><\/p>\n<div class=\"main-wrap\">\n<div class=\"main wrap cf\">\n<div class=\"row\">\n<div class=\"col-8 main-content\">\n<article id=\"post-26719\" class=\"post-26719 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail category-geopolitica-economia\">\n<div class=\"post-container cf\">\n<div class=\"post-content-right\">\n<div class=\"post-content description\">\n<h3>Ex Jugoslavia: una storia recente ma poco conosciuta.<\/h3>\n<h3>Un popolo usato come laboratorio di geopolitica, il test pilota delle moderne metodiche di aggressione.<\/h3>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"main-wrap\">\n<div class=\"main wrap cf\">\n<div class=\"row\">\n<div class=\"col-8 main-content\">\n<article id=\"post-26719\" class=\"post-26719 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail category-geopolitica-economia\">\n<div class=\"post-container cf\">\n<div class=\"post-content-right\">\n<div class=\"post-content description\">\n<p><strong>Le recenti condanne decretate del Tribunale Penale Internazionale dell\u2019Aja<\/strong> contro il generale serbo-bosniaco Ratko Mladic e il generale croato Slobodan Praljak (suicidatosi al momento della sentenza ingurgitando una dose di veleno) hanno riportato al centro dell\u2019attenzione il conflitto jugoslavo protrattosi per la prima met\u00e0 degli anni \u201990. Si tratta guerra assai poco compresa dagli europei, su cui vale la pena di accendere i riflettori in maniera meno interessata e politicamente corretta di quanto si sia fatto finora.<\/p>\n<p><strong>La Jugoslavia multietnica edificata dal Maresciallo Tito<\/strong> era riuscita a capitalizzare importanti successi economici e sociali, tra i quali spiccano la crescita del Pil a una media superiore al 6% annuo nell\u2019arco temporale che va dal 1960 al 1980, l\u2019assistenza medica gratuita e un tasso di alfabetizzazione che si attestava attorno al 90%. Il progressivo sgretolamento dell\u2019Unione Sovietica che aveva cominciato a manifestarsi a partire dal 1985 (anno dell\u2019ascesa al potere di Mikheil Gorba\u010d\u00ebv) stava cominciando a scompaginare gli equilibri geopolitici fondati sulla logica dipolare stabilita a Jalta quarant\u2019anni prima e, di conseguenza, a ridisegnare il panorama europeo. Il venir meno della \u201ccortina di ferro\u201d avrebbe inesorabilmente privato la Jugoslavia della funzione fondamentale di Paese cuscinetto svolta durante la Guerra Fredda, ritrasformando i Balcani nella scacchiera sulla quale le grandi potenze avevano ininterrottamente mosso le proprie pedine nei secoli precedenti. Dal punto di vista degli Stati Uniti, la cosiddetta diagonale \u201cortodossa\u201d Mosca-Belgrado rappresentava la principale direttrice attraverso la quale la Russia, alla perenne ricerca dell\u2019accesso diretto ai mari caldi, aveva modo di esercitare la propria influenza sull\u2019Europa. Washington decise quindi di approfittare della propria posizione di forza, dovuta anche alla profonda crisi che stava attraversando l\u2019Unione Sovietica, per scardinare e ristrutturare in conformit\u00e0 ai propri interessi strategici gli assetti geopolitici della Jugoslavia. La leva che gli Usa individuarono per perseguire i propri obiettivi fu quella economica, che prevedeva di sottoporre la Jugoslavia alle cure \u201cglobalizzanti\u201d della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) cos\u00ec da allinearla ai dettami del \u201cWashington consensus\u201d.<\/p>\n<p><strong>La prima mossa varata in questo senso dall\u2019amministrazione Reagan<\/strong> fu quella di emanare due direttive per la sicurezza nazionale che inquadravano come obiettivo strategico l\u2019integrazione della Federazione Jugoslava nella Comunit\u00e0 Europea e l\u2019apertura del Paese all\u2019economia capitalista, indicando i metodi operativi attraverso cui promuovere questa \u201ctransizione\u201d. Nel 1989 il presidente George Bush sr., succeduto l\u2019anno prima a Reagan, convoc\u00f2 il primo ministro jugoslavo Ante Markovi\u0107, per costringerlo a smantellare l\u2019assetto politico ed economico vigente in favore di un sistema democratico fondato sull\u2019economia di mercato, pena l\u2019estromissione della Jugoslavia dal circuito finanziario della Banca Mondiale e del Fmi. Una volta ottenuto l\u2019assenso di Belgrado, il Fmi erog\u00f2 un prestito necessario a finanziare la conversione economica della Jugoslavia, da attuare mediante l\u2019implementazione di un rigido programma di austerit\u00e0, comprensivo di una drastica contrazione dei salari ai lavoratori e dei sussidi alle industrie, di un poderoso taglio dei dipendenti pubblici, della privatizzazione delle aziende statali e della svalutazione della moneta. Nell\u2019arco del primo semestre del 1990 si intravidero i primi risultati della <em>shock therapy<\/em>, con un aumento esorbitante dell\u2019inflazione e un crollo dei salari pari al 41%. Nei nove mesi che vanno dal gennaio al settembre 1990, la ricetta applicata dal Fmi fece s\u00ec che ben 889 aziende venissero sottoposte a procedure fallimentari e oltre 500.000 lavoratori perdessero la propria occupazione. Con la Banca Centrale jugoslava commissariata dal Fmi, lo Stato fu inoltre privato della facolt\u00e0 finanziare i programmi economici e d\u2019intervento sociale. Le entrate fiscali che sarebbero dovute essere trasferite alle varie repubbliche e province autonome furono invece impiegate per onorare il debito estero precedentemente contratto, come imposto dalla Banca Mondiale. Come <a href=\"http:\/\/www.librinlinea.it\/titolo\/globalizzazione-della-poverta-e-nuovo-or\/RMS0179886\">scrive<\/a> in proposito il professor Michel Chossudovsky, \u00ab<em>con un solo colpo i riformatori avevano preparato il crollo finale della struttura fiscale federale della Jugoslavia e ferito mortalmente le sue istituzioni politiche federali. Tagliando le arterie finanziarie tra Belgrado e le repubbliche, le riforme alimentarono tendenze secessioniste basate sia su fattori economici sia su divisioni etniche, creando una situazione di \u201csecessione de facto\u201d delle repubbliche<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La Serbia si oppose frontalmente al piano di austerit\u00e0 targato Fmi<\/strong> e oltre 600.000 lavoratori serbi scioperarono contro il governo federale per protestare contro la riduzione dei salari. Tanto il leader serbo Slobodan Milo\u0161evi\u0107 quanto quello croato Franjo Tu\u0111man \u00a0si unirono ai lavoratori serbi per opporsi ai tentativi di Markovi\u0107 volti ad imporre le riforme raccomandate dal Fondo Monetario Internazionale.\u00a0 A riversare ulteriore benzina sul focolaio jugoslavo, riattizzato ad arte dalla \u201cterapia d\u2019urto\u201d elaborata da Banca Mondiale e Fmi, intervenne direttamente il Congresso, che il 5 novembre 1990 approv\u00f2 una legge proposta dal senatore Bob Dole, la quale prevedeva la sospensione degli aiuti economici alla Jugoslavia e vincolava la riattivazione del flusso dei finanziamenti all\u2019organizzazione di elezioni multipartitiche da tenere separatamente in ogni repubblica membra della federazione. La normativa contemplava anche, tra le altre cose, di sostenere economicamente i movimenti secessionisti che miravano alla separazione del Paese su basi etniche. Come era ampiamente prevedibile, le elezioni videro le frange secessioniste sovrastare i comunisti in Croazia, Bosnia e Slovenia. \u00ab<em>Come il collasso economico stimol\u00f2 la deriva verso la separazione<\/em> \u2013 scrive ancora Chossudovsky \u2013 <em>a sua volta la separazione esacerb\u00f2 la crisi economica. La cooperazione tra le repubbliche di fatto cess\u00f2, e con le repubbliche che si azzannavano a vicenda, l\u2019economia e la nazione stessa entrarono in una spirale viziosa che puntava irrimediabilmente verso il basso<\/em>\u00bb. Il pericoloso \u201cavvitamento\u201d descritto da Chossudovsky era inesorabilmente destinato a sfociare in un\u2019<em>escalation<\/em> di violenza in nome del diritto di autodetermina\u00adzione dei popoli, consacrato nel 1918 dal presidente Usa Woodrow Wilson e tornato in voga in seguito alla disgregazione dell\u2019Unione Sovietica. Il primo atto della tragedia jugoslava coincise con l\u2019adozione, nel lu\u00adglio del 1990, di una nuova Costituzione da parte del Parlamento lo\u00adcale del Kosovo, che conferiva alla regione il rango di Repubblica e riconosceva alla minoranza albanese i diritti di una nazione auto\u00adnoma. L\u2019atto venne percepito dai nazionalisti serbi come un affronto, visto che l\u2019anno precedente, in occasione del seicentesimo anniversa\u00adrio della battaglia di Kosovo Polje (combattuta nel 1389 tra serbi e ottomani e risultata decisiva per la forma\u00adzione della coscienza collettiva del popolo serbo), il presidente Milo\u0161evi\u010d aveva pronunciato un discorso in cui si ribadiva l\u2019inviolabilit\u00e0 dei confini e l\u2019integrit\u00e0 statale, nazionale e spirituale jugoslava di fronte a circa un milione di persone che erano convenute alla \u201cPiana dei Merli\u201d (que\u00adsto \u00e8 il significato di Kosovo Polje) per ascoltarlo. Le autorit\u00e0 di Belgrado decisero quindi di sciogliere il Parlamento koso\u00advaro per assumere direttamente le redini della regione, innescando cos\u00ec quel pericoloso meccanismo disgregativo che si inten\u00addeva prevenire.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-26722 size-full no-display appear\" src=\"https:\/\/www.enzopennetta.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/24203681_10213231680859831_429781103_n.jpg\" alt=\"\" width=\"800\" height=\"790\" \/><\/p>\n<p><strong>Il 22 dicembre 1990, il parlamento croato proclam\u00f2 unilateralmente l\u2019indipendenza<\/strong> e promulg\u00f2 una nuova Costituzione tutta incentrata sul principio fondamentale, prego di richiami alla celeberrima Dottrina Monroe, della \u201cCroazia ai croati\u201d. Nell\u2019ottobre del 1991 il governo guidato dal presidente Franjo Tu\u0111man \u00a0decret\u00f2 l\u2019espulsione di circa 30.000 serbi dalla Slavonia e dalla Krajina, mentre la Guardia Nazionale Croata occupava Vukovar. L\u2019esercito federale cinse d\u2019assedio la citt\u00e0 prima di procedere all\u2019attacco, infliggendo pesanti perdite agli assediati che vennero costretti alla resa. Nel frattempo, la Macedonia otteneva l\u2019indipendenza (17 settembre 1991) grazie ad un accordo stipulato tra il primo ministro Kiro Gligorov e il presidente della Federazione Jugoslava Slobodan Milo\u0161evi\u0107, mentre la Slovenia decise di ispirarsi all\u2019esperienza croata per proclamare a sua volta (25 giugno 1991), l\u2019indipendenza da Belgrado sulla medesima base etnica. A differenza di quanto accaduto in Croazia, il piccolo esercito sloveno riusc\u00ec a tener brillantemente testa alle milizie federali, provocando pesanti perdite. Le secessioni proclamate unilateralmente da Croazia e Slovenia e il successo ottenuto da quest\u2019ultima nel conflitto contro le truppe inviate dal governo di Belgrado non potevano che alimentare le spinte centrifughe interne alla Jugoslavia, favorendo implicitamente l\u2019estensione a macchia d\u2019olio della guerra civile.<\/p>\n<p><strong>Di fronte all\u2019acuirsi della crisi balcanica,<\/strong> l\u2019Europa di Maastricht si spacc\u00f2. Il 23 dicembre 1991 la Germania, che nutriva corposi interessi economici in Croazia, riconobbe l\u2019indipendenza dei governi di Zagabria e Lubiana, in aperta violazione del principio, stabilito da una commissione presieduta dal celebre giurista francese Robert Badinter, che imponeva il non riconoscimento degli Stati proclamatisi indipendenti in maniera violenta, unilaterale e (soprattutto) su basi etniche. La mossa non dest\u00f2 eccessivo stupore, visto e considerato che, nel 1988, una delegazione governativa formata dal cancelliere Helmut Kohl, dal ministro degli Esteri Hans Dietrich Genscher e da una serie di alti funzionari aveva incontrato sia Franjo Tu\u0111man che il presidente sloveno Milan Ku\u010dan per coordinare una linea operativa \u2013 sostenuta finanziariamente dalla Germania \u2013 \u00a0votata allo smembramento della Jugoslavia e alla contestuale creazione di una serie di Stati indipendenti nei confronti dei quali dispiegare la penetrazione economica tedesca. Gi\u00e0 negli anni \u201930, la Germania \u00e8 aveva cercato insistentemente di ricavare il proprio <em>lebensraum<\/em> (spazio vitale) attraverso una <em>drang nach osten<\/em> (spinta verso est) dalla forte connotazione economica. L\u2019obiettivo <a href=\"https:\/\/books.google.it\/books?id=nOALhEZkYDkC&amp;pg=PA4&amp;lpg=PA4&amp;dq=A+low,+dishonest+decade.+The+great+powers,+Eastern+Europe+and+the+economic+origins+of+World+War+II&amp;source=bl&amp;ots=bUT-I3O0fG&amp;sig=ay7kw-kaxP9F5PzjmtIiFoJ068c&amp;hl=it&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwi9v8G4sOvXAhWE\">era<\/a> quello di creare \u00ab<em>un blocco economico autosufficiente che corra da Bordeaux a Odessa, lungo la spina dorsale d\u2019Europa<\/em>\u00bb in cui l\u2019apparato produttivo tedesco avrebbe avuto modo di realizzare la propria \u201cpenetrazione pacifica\u201d. A elaborare tale visione era stato nientemeno che Carl Duisberg, direttore della Ig Farben nonch\u00e9 membro di primissimo piano del Mitteleuropaeischen Wirthschaftstag (Mtw), un centro studi di cui facevano parte, tra gli altri, anche i rampolli della famiglia Krupp (grandi produttori d\u2019acciaio), i proprietari delle societ\u00e0 carbonifere della Ruhr, gli <em>junker<\/em> della Prussia orientale, il direttore della Dresdner Bank Carl G\u00f6tz e il <em>leader<\/em> della Deutsche Bank Hermann Abs. Si tratta del gotha della finanza e della grande industria tedesca che finanzi\u00f2 generosamente l\u2019ascesa al potere di Hitler. A partire dagli anni \u201980, la Germania ha deciso di rilanciare il vecchio progetto concepito dal Mtw, attrezzandosi per costruire nel cuore dell\u2019Europa un enorme blocco manifatturiero integrato da includere in una rete produttiva a maglie strettissime. Si trattava, in altre parole, di far gravitare le aree produttive dei Paesi limitrofi \u2013 a basso impatto salariale e a cambi depressi (l\u2019introduzione dell\u2019euro \u00e8 stata, sotto questo aspetto, la ciliegina sulla torta) \u2013 attorno all\u2019<em>hub<\/em> industriale tedesco, rifornendolo della componentistica dal basso valore aggiunto. Per imporre il disegno tedesco all\u2019area balcanica, occorreva in primo luogo approfittare del disimpegno forzato dell\u2019Urss, sconvolta da un marasma politico, economico e sociale senza precedenti, per implementare una strategia diplomatica finalizzata allo smantellamento dell\u2019assetto statale jugoslavo attraverso l\u2019appoggio alle frange secessioniste locali.<\/p>\n<p><strong>Nell\u2019immediato, la conseguenza fu i serbi di Croazia<\/strong> proclamarono unilateralmente la nascita della Repubblica Serba di Krajina (24 dicembre) richiamandosi al medesimo diritto di autodeterminazione dei popoli precedentemente accolto dalla Germania nei confronti dei croati. La situazione di caos venutasi a creare (anche) a causa dell\u2019atteggiamento tedesco and\u00f2 rapidamente aggravandosi per effetto dell\u2019intervento del Vaticano, che decise di legittimare le rivendicazioni indipendentiste avanzate dalle cattoliche Slovenia e Croazia al duplice scopo di assestare un colpo micidiale all\u2019odiato regime di ispirazione comunista e porre le basi per il ritorno alla Chiesa dei beni ecclesiastici che erano stati nazionalizzati dalla Jugoslavia subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Il 15 gennaio del 1992, Slovenia e Croazia ottennero il riconoscimento da parte tutti i Paesi firmatari del Trattato di Maastricht.<\/p>\n<p><strong>L\u2019onda d\u2019urto provocata dalla catena di riconoscimenti fin\u00ec per propagarsi sulla Bosnia-Erzegovina<\/strong> (sintesi micropolitica delle tensioni interne all\u2019intera Federazione Jugoslava), specialmente in seguito all\u2019intensificarsi degli scontri tra forze musulmane e miliziani irregolari (non bosniaci) della Guardia Volontaria Serba comandata da \u017delijko Ra\u017enatovi\u0107 (meglio noto come Arkan) e, soprattutto, alle continue sollecitazioni del Gran Mut\u00ec Mustafa Ceri\u0107 \u2013 il quale vedeva con orrore i matrimoni misti tra serbi e musulmani, ritenendo che spezzassero l\u2019omogeneit\u00e0 del gruppo etnico \u2013 e del presidente musulmano Alija Izetbegovi\u0107. Izetbegovi\u0107 \u00a0era a capo del movimento Stranka Demokratske Akcije (Sda), inserito dalle autorit\u00e0 titine nel novero delle organizzazioni terroristiche per via del suo carattere eversivo \u2013 finalizzato alla creazione di una Bosnia musulmana edificata sui principi politico-religiosi ispirati all\u2019integralismo pan-islamista \u2013 e per i suoi collegamenti con Iran e Sudan. Dopo la morte di Tito, Izetbegovi\u0107 \u00a0ristruttur\u00f2 l\u2019Sda attuando una serie di purghe interne, servendosi delle moschee come centri di reclutamento per guerriglieri e allacciando rapporti con la formazione mafiosa paramilitare comandata da Jusuf Prazina e con lo psicopatico Mu\u0161an Topalovi\u0107 (meglio noto come Caco), nonch\u00e9 con il Vevak (intelligence iraniana), con il Gruppo Islamico Armato (Gia) algerino, con Hezbollah, con l\u2019Arabia Saudita, con la Turchia e con le forze legate ad al-Qaeda beneficiando del \u201clavoro sporco\u201d svolto da Ong e istituti bancari di copertura. All\u2019interno del proprio manifesto politico, Izetbegovi\u0107 \u00a0aveva apertamente dichiarato di auspicare \u00ab<em>la <\/em><em>creazione di una grande federazione islamica dal Marocco all\u2019Indonesia, dall\u2019Africa nera all\u2019Asia centrale<\/em>\u00bb, <a href=\"http:\/\/www.anobii.com\/books\/Le_guerre_jugoslave\/9788806181383\/0135cb82b131809b31\">sostenendo<\/a> che\u00a0\u00ab<em>non ci pu\u00f2 essere pace o coesistenza tra la fede dell\u2019Islam e la fede e le istituzioni non islamiche<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ispirandosi a ideali del genere e potendo contare sui numerosi alleati<\/strong> internazionali in grado di mettere a sua disposizione guerriglieri e armamenti (i musulmani e i croati disponevano, grazie agli aiuti concessi in primis dagli Stati Uniti, di molte pi\u00f9 armi rispetto ai serbi), Izetbegovi\u0107 \u00a0si erse a\u00a0 guida del Jihad bosniaco e organizz\u00f2 un referendum per l\u2019indipendenza bosniaca nel febbraio del 1992, malgrado ci\u00f2 violasse palesemente la Costituzione nazionale in quanto proclamato in assenza di qualsiasi consultazione preliminare con tutte le componenti etniche. Al referendum parteciparono soltanto le componenti croate e musulmane, che decretarono la secessione. I serbi della Bosnia-Erzegovina emularono tale atteggiamento in riferimento alla Republika Srpska, conformemente alle direttive politiche proclamate dal nazionalista Radovan Karad\u017ei\u0107. L\u2019acuirsi della tensione spinse la Comunit\u00e0 Europea ad indire, il 18 marzo del 1992, la Conferenza di Lisbona, nel corso della quale le parti in causa sottoscrissero il piano Cutileiro, che prevedeva di cantonalizzare la Bosnia-Erzegovina. Le delegazioni croata e musulmana, di ritorno da un misterioso viaggio negli Stati Uniti dove erano state invitate dall\u2019ex ambasciatore a Belgrado Warren Zimmerman, decisero di rovesciare gli accordi ripudiando il piano appena firmato. Il 6 aprile 1992 Stati Uniti e Comunit\u00e0 Europea riconobbero l\u2019indipendenza della Bosnia-Erzegovina, innescando una tremenda spirale di violenza. Il giorno seguente Radovan Karad\u017ei\u0107, forte dell\u2019appoggio dei serbi di Bosnia-Erzegovina e del governo di Belgrado, proclam\u00f2 l\u2019indipendenza della Repubblica Serba di Bosnia. La guerra civile iniziava cos\u00ec a spargersi a macchia d\u2019olio. I musulmani assaltarono le roccaforti federali, mentre l\u2019esercito regolare di Belgrado cingeva d\u2019assedio Sarajevo. Mostar venne a sua volta cinta d\u2019assedio dall\u2019esercito federale, mentre croati e musulmani creavano il Consiglio di Difesa Croato per contrastare le milizie governative, riforniti di armi ed equipaggiamenti dall\u2019alleata Germania. Il 27 maggio 1992, pochi giorni dopo l\u2019ingresso nell\u2019Onu di Croazia e Slovenia, si verific\u00f2 la cosiddetta \u201cstrage del pane\u201d, nel corso della quale numerosi civili in attesa di ricevere la loro razione alimentare giornaliera vennero bersagliati da un colpo di mortaio. L\u2019eccidio fu istantaneamente attribuito ai serbo-bosniaci nonostante fossero state rinvenute numerose prove e testimonianze a carico di alcune frange appartenenti al fondamentalismo islamico. Il governo di Belgrado venne riconosciuto colpevole di aver commissionato la strage e il Consiglio di Sicurezza, come ritorsione, approv\u00f2 la Risoluzione 757, che imponeva l\u2019applicazione dell\u2019embargo alla Jugoslavia.<\/p>\n<p><strong>Il 2 luglio del 1992 i croato-bosniaci proclamarono la Hrvatska Republika Herceg-Bosna<\/strong> disseppellendo l\u2019antico vessillo della \u0160ahovnica (scacchiera) Usta\u0161a in memoria del filo-nazista Ante Paveli\u0107. Verso la fine del 1992, gli Stati Uniti presero a sostenere finanziariamente e politicamente il candidato Milan Pani\u0107 (facoltoso uomo d\u2019affari statunitense d\u2019origini serbe) contro Slobodan Milo\u0161evi\u0107, ma l\u2019inaspettata riconferma elettorale di quest\u2019ultimo scompagin\u00f2 i loro piani. Mentre l\u2019inflazione jugoslava, dovuta in larghissima parte all\u2019embargo, cresceva alle stelle, il fronte croato-musulmano del Consiglio di Difesa Croato si spacc\u00f2 in due fazioni interessate entrambe ad assumere il controllo di Mostar. Nell\u2019arco del biennio 1992-1994 i combattimenti provocarono vittime in entrambi gli schieramenti finch\u00e9 i croati non ottennero l\u2019appoggio diretto di Tu\u0111man , a beneficio del quale iniziarono ad affluire ulteriori rifornimenti bellici dalla Germania. Una volta conquistata la soverchiante superiorit\u00e0 militare, le milizie croate si abbandonarono a numerose stragi a danno della popolazione musulmana, senza che n\u00e9 il loro comandante Milivoj Petkovi\u0107 n\u00e9 il presidente della Hrvatska Republika Herceg-Bosna Mate Boban n\u00e9 il primo ministro croato Franjo Tu\u0111man venissero successivamente chiamati a rispondere degli eccidi. La cosa non deve stupire, dal momento che la giustizia a geometria variabile rappresenta la funzione essenziale del Tribunale Penale Internazionale dell\u2019Aja, vero e proprio strumento giudiziario per legittimare la politica estera degli Usa (al quale non aderiscono, pur avendolo finanziato e appoggiato politicamente). Al riguardo, lo studioso Fabio Falchi <a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/politico-guerra-maschera-volto-dell-libro-fabio-falchi\/e\/9788898444250\">tiene a porre<\/a> particolare enfasi sulle \u00ab<em>assoluzioni del noto \u201cthug\u201d bosgnacco Naser Ori\u0107 e, il 16 novembre 2012, di due ex generali croati, Ante Gotovina e Mladen Markac, responsabili dell\u2019uccisione di 324 civili e dell\u2019espulsione di oltre 90.000 persone, azioni che secondo i giudici dell\u2019Aia furono \u201clegittimi atti di guerra\u201d. Queste sentenze hanno suscitato scandalo, ma in realt\u00e0 erano \u201cpoliticamente corrette\u201d, anche perch\u00e9 la Croazia sarebbe dovuta entrare nella Ue il 1\u00b0 luglio del 2013. Riguardo al Tribunale penale internazionale dell\u2019Aia per la ex Iugoslavia sono da ricordare le assoluzioni del noto \u201cthug\u201d bosgnacco Naser Ori\u0107 e, il 16 novembre 2012, di due ex generali croati, Ante Gotovina e Mladen Marka\u010d, responsabili dell\u2019uccisione di 324 civili e dell\u2019espulsione di oltre 90.000 persone, azioni che secondo i giudici dell\u2019Aja furono \u201clegittimi atti di guerra\u201d. Queste sentenze hanno suscitato scandalo, ma in realt\u00e0 erano \u201cpoliticamente corrette\u201d, anche perch\u00e9 la Croazia sarebbe dovuta entrare nell\u2019Unione Europea il 1\u00b0 luglio del 2013<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Fatto sta che il vortice di violenza innescatosi con l\u2019intensificarsi degli scontri tra serbi e croati f<\/strong>in\u00ec per travolgere l\u2019anacronistico piano Vance-Owen presentato nel gennaio del 1993 a Ginevra, spingendo le Nazioni Unite ad intervenire direttamente nel conflitto. Il 21 febbraio del 1992 era stata approvata dal Consiglio di Sicurezza la risoluzione 743 in base alla quale era stato istituito il contingente Unprofor, un corpo militare composto da 40.000 uomini provenienti da ben 39 Paesi incaricato di interporsi tra le varie fazioni in lotta. Tuttavia, i nodi relativi all\u2019organizzazione, al coordinamento sul campo, alle regole di ingaggio e all\u2019equipaggiamento vennero ben presto al pettine, palesando la colossale inadeguatezza della missione Onu; un\u2019inadeguatezza di cui, alla prova dei fatti, gli Stati Uniti si servirono ancora una volta (dopo aver fatto altrettanto in relazione a Somalia e Ruanda) per richiamare l\u2019attenzione generale sulla necessit\u00e0 di un intervento diretto della Nato. Ancora una volta, un\u2019ulteriore strage, quella di della Piazza Markale del 5 febbraio 1994, venne immediatamente attribuita ai serbi, nonostante la presenza di numerosi indizi a carico della componente musulmana. Il successivo 6 giugno, il delegato speciale dell\u2019Onu per la Bosnia Jasushi Akashi <a href=\"http:\/\/www.cnj.it\/documentazione\/Markale\/\">rivel\u00f2<\/a> alla \u00abDeutsche Presse Agentur\u00bb l\u2019esistenza di un rapporto, redatto da alcuni funzionari incaricati dalle Nazioni Unite di indagare sull\u2019accaduto e puntualmente insabbiato dal segretario generale Butrous Ghali, contenente una miriade di prove schiaccianti a carico delle milizie musulmane. Qualche settimana dopo, ad Akashi venne revocato l\u2019incarico. Tutte le false, arbitrarie e tendenziose ricostruzioni operate nel corso della guerra concorsero, in definitiva, a dimostrare la totale mancanza di scrupoli dei leader serbi e la crudelt\u00e0 dei loro sottoposti. Come <a href=\"https:\/\/www.investigaction.net\/fr\/Attention-medias-Les\/\">rileva<\/a> l\u2019analista belga Michel Collon: \u00ab<em>il 27 maggio 1992 una bomba uccide almeno sedici persone che facevano la coda davanti a una panetteria a Sarajevo; un centinaio i feriti. Subito vengono accusati gli assedianti serbi. Il Consiglio di Sicurezza Onu decreta sanzioni economiche contro \u00a0quel che rimane della Jugoslavia, ovvero Serbia e Montenegro, accusata di appoggiare i serbi di Bosnia. Un\u2019inchiesta sui responsabili, effettuata in seguito all\u2019Onu, non verr\u00e0 mai pubblicata. Il giornale britannico \u00abThe Independent\u00bb spieg\u00f2 in seguito che<\/em> \u00ab<em>i responsabili delle Nazioni Unite e alti funzionari occidentali ritengono che alcuni dei peggiori massacri a Sarajevo, e anche la strage del pane, siano stati compiuti dai musulmani, difensori della citt\u00e0, e non dagli assedianti, per forzare un intervento militare occidentale\u00bb [\u2026]. I due attentati che colpirono il mercato di Sarajevo nel febbraio 1994 e nell\u2019agosto 1995 si possono far risalire alla stessa strategia. Il primo arriv\u00f2 giusto in tempo per far fallire il piano di pace proposto dagli europei di fronte all\u2019intransigenza degli Usa e del leader musulmano della Bosnia, Izetbegovi\u0107 (la percentuale degli statunitensi favorevoli a un attacco armato contro i serbi pass\u00f2 d\u2019un colpo da un terzo a oltre la met\u00e0). Il secondo legittim\u00f2 i massicci attacchi contro le postazioni serbe intorno a Sarajevo<\/em>\u00bb. E infatti, tra il febbraio e il marzo del 1994 i velivoli della Nato abbatterono alcuni caccia serbo-bosniaci che sorvolavano lo spazio aereo bosniaco, interdetto da una precedente risoluzione. Si trattava della prima azione di guerra della Nato, effettuata in aperta violazione dei vincoli stabiliti nel Trattato ratificato nell\u2019aprile del 1949 che poneva l\u2019accento sul carattere difensivo dell\u2019organizzazione e limitava il raggio d\u2019azione della stessa a conflitti tra nazioni che mettessero a repentaglio la sicurezza nell\u2019area dell\u2019Atlantico settentrionale. Il problema, come <a href=\"http:\/\/www.cnj.it\/documentazione\/SchedeLibri\/scheda-jelisic.pdf\">rileva<\/a> il professor Aldo Bernardini, era tuttavia dato dal fatto che, con l\u2019implosione dell\u2019Urss, \u00ab<em>il Patto Atlantico, creato per fronteggiare la minaccia sovietica, non aveva pi\u00f9 ragion d\u2019essere. La Nato e tutto il suo apparato di potere cercavano urgentemente una nuova collocazione per giustificare la propria esistenza<\/em>\u00bb. Il processo di dissoluzione della Jugoslavia e il fallimento pilotato della missione Onu rappresentavano la soluzione, perch\u00e9 davano \u00ab<em>l\u2019opportunit\u00e0 alla Nato di trovare una nuova immagine: quella di forza d\u2019interposizione per il \u00a0<\/em><em>\u201cmantenimento della pace\u201d<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Nel frattempo, un contingente croato-musulmano<\/strong> \u2013 di cui il governo di Washington aveva caldeggiato la formazione \u2013 rifornito di armi tedesche e statunitensi (recapitate a destinazione, assieme a numerosi mujaheddin islamici provenienti dai paesi del Golfo e dalla Cecenia, per mezzo di alcuni C-130 statunitensi) scatenava un attacco presso la sacca di Biha\u0107 (19 agosto 1994), dove erano arroccate le milizie del capo musulmano ribelle Fikret Abdi\u0107 (alleato dei serbo-bosniaci). Il contingente, comandato dal Capo di Stato Maggiore Rasim Deli\u0107, si abbandon\u00f2 ad un efferato eccidio puntualmente ignorato dagli organi di informazione, concentrati esclusivamente sui serbi. Intanto, mentre le forze della Nato tenevano occupate le milizie serbo-bosniache bombardando le loro postazioni militari stanziate lungo le alture che circondano Sarajevo, Tu\u0111man \u00a0scatenava la cosiddetta Operazione Tempesta. Nel maggio 1995, l\u2019esercito croato usufru\u00ec dell\u2019assistenza logistica fornita dagli Stati Uniti e delle incursioni aeree della Nato, che avevano distrutto i radar di Knin, per attaccare la Slavonia e far strage di circa 700 serbi. Subito dopo, le forze croate occuparono la Krajina, sotto lo sguardo impotente dell\u2019insignificante contingente Unprofor dislocato nella zona per \u201cproteggere i serbi\u201d. La pulizia etnica disposta da Tu\u0111man \u00a0comport\u00f2 l\u2019esodo forzato di circa 300.000 serbi, nel corso del quale persero la vita pi\u00f9 di 15.000 persone, senza che Tu\u0111man \u00a0(a differenza di Abdi\u0107) e la Croazia venissero presi di mira da alcuna sanzione internazionale. Nel frattempo, era tornata a infuriare la battaglia di Sarajevo. Inizialmente i serbo-bosniaci sequestrano come ostaggi alcuni membri dell\u2019Unprofor per ottenere l\u2019interruzione dei bombardamenti a tappeto da parte della Nato, che accolse le loro richieste imponendo un cessate il fuoco temporaneo.<\/p>\n<p><strong>Parallelamente, le milizie serbo-bosniache comandate dal generale Ratko Mladic<\/strong> mossero verso Srebrenica, cittadina ricca di giacimenti argentiferi collocata in una posizione altamente strategica, al centro della dorsale che costeggia ad ovest la Drina. Da questo piccolo centro urbano partivano molte delle incursioni attraverso cui i le milizie islamiste comandate dall\u2019ex ufficiale dell\u2019esercito bosniaco Naser Ori\u0107 devastavano i villaggi serbi \u2013 clamoroso il massacro di serbi, puntualmente ignorato, compiuto dalle forze musulmane presso la cittadina serba di Kravica il 7 gennaio 1993 (data del Natale ortodosso) \u2013, nonostante l\u2019intera area territoriale fosse ufficialmente qualificata come \u201czona di sicurezza\u201d smilitarizzata, sotto la supervisione dell\u2019Onu. \u00ab<em>Le operazioni<\/em> \u2013 <a href=\"http:\/\/www.anobii.com\/books\/Il_Dossier_nascosto_del_genocidio_di_Srebrenica\/9788882923518\/0186c4564e44fbee15\">si legge<\/a> all\u2019interno di un rapporto redatto dal battaglione olandese incaricato di sorvegliare l\u2019area per conto delle Nazioni Unite \u2013 <em>erano relativamente imprevedibili perch\u00e9 le unit\u00e0 erano quasi senza addestramento e piuttosto indisciplinate. Le forze musulmane attaccavano sistematicamente dall\u2019enclave prima di ripiegare nel territorio protetto delle Nazioni Unite. Inutile aggiungere che l\u2019Unprofor, come i civili, erano utilizzati come scudi umani<\/em>\u00bb. Prima di conquistare la cittadina, Mladic incaric\u00f2 un intermediario dell\u2019Unprofor di intimare alle forze musulmane che si trovano all\u2019interno del perimetro della zona smilitarizzata di deporre le armi, promettendo loro un trattamento conforme alle convenzioni di Ginevra e accettando di sottoporre il tutto alla supervisione dell\u2019Onu. Il comando musulmano risped\u00ec la proposta al mittente, limitandosi ad inviare donne, bambini ed anziani verso la base delle Nazioni Unite situata a Poto\u010dari. Una volta ultimata l\u2019evacuazione \u2013 la cui regolarit\u00e0 in termini di diritto internazionale venne certificata sia da personale Onu, sia dai rappresentanti dell\u2019esercito della Republika Srpska che da quelli musulmani \u2013 i guerriglieri rimasti sconfinarono nel territorio della Republika Srpska tentando di raggiungere l\u2019enclave di Tuzla al fine di ricongiungersi alla 2\u00b0 armata dell\u2019esercito musulmano cui gli Stati Uniti\u00a0 forivano segretamente strumentazioni ed equipaggiamenti che consentivano alle forze islamiste di coordinare operazioni offensive. Le forze comandate da Mladic riuscirono tuttavia a intercettare il manipolo di guerriglieri, provocando una carneficina. Nonostante ci\u00f2, il 2\u00b0 corpo dell\u2019esercito musulmano si astenne dall\u2019intervenire, sacrificando scientemente il cospicuo gruppo di miliziani penetrati nella Republika Srpska allo scopo di permettere al comandante della 28\u00b0 divisione Naser Ori\u0107 e ai suoi ufficiali pi\u00f9 stretti di abbandonare Srebrenica, sfuggendo alle forze di Mladic. Cos\u00ec, Mladic non incontr\u00f2 alcuna difficolt\u00e0 nel conquistare la citt\u00e0, rammaricandosi tuttavia per non esser riuscito a catturare Ori\u0107. Quest\u2019ultimo, nella fretta di abbandonare Srebrenica, non era riuscito a portare con s\u00e9 la vasta documentazione che rivelava per filo e per segno gli spaventosi crimini di cui egli stesso e i suoi sottoposti si erano resi responsabili.<\/p>\n<p><strong>La storiografia ufficiale afferma che a Srebrenica le truppe comandate da Mladic<\/strong> si siano abbandonate a un efferato massacro di 8.000 civili, malgrado \u00a0il conto delle presunte vittime scaturisse dalla mera sommatoria tra i 3.000 prigionieri catturati dalle forze serbo-bosniache e i 5.000 dispersi \u2013 gran parte dei quali vennero identificati in seguito \u2013 indicati in un rapporto stilato dalla Croce Rossa dietro suggerimento di Izetbegovi\u0107 , che si rifiut\u00f2 sia di fornire l\u2019elenco dei nominativi scomparsi, sia di organizzare un apposito censimento. \u00ab<em>Se<\/em> <em>le autorit\u00e0 musulmane <\/em>\u2013 osserva il presidente della Fondazione per la Ricerca sul Genocidio Milan Bulajic \u2013 <em>avessero voluto veramente conoscere il numero delle vittime, avrebbero potuto organizzare nel 1996 un censimento della popolazione e compararlo con quello del 1991. Ma questo non \u00e8 stato fatto perch\u00e9, con quel censimento, il numero degli uccisi sarebbe emerso con precisione. Non \u00e8 stato fatto nemmeno nel 2001, sebbene la legge stabilisca l\u2019obbligatoriet\u00e0 di realizzare un censimento ogni dieci anni, perch\u00e9 sarebbe venuto fuori quanti serbi erano stati uccisi a Sarajevo e a Srebrenica. La Bosnia-Erzegovina \u00e8 cos\u00ec rimasto il solo Paese nella regione a non aver provveduto a un censimento della popolazione [\u2026]. Forse non c\u2019era l\u2019intenzione di accertare una verit\u00e0 che avrebbe rivelato che un genocidio \u00e8 stato perpetrato in 192 villaggi serbi della regione di Srebrenica e che il numero di serbi scomparsi o uccisi a Sarajevo era maggiore di quello dei musulmani scomparsi o uccisi a Srebrenica. Ecco perch\u00e9 affermo che a Srebrenica non c\u2019\u00e8 stato genocidio. Ci sono stati dei crimini di guerra da ambedue le parti<\/em>\u00bb. Numerosi cittadini serbi residenti nei dintorni della cittadina bosniaca denunciarono inoltre \u2013 senza ottenere la minima attenzione da parte delle autorit\u00e0 competenti \u2013 violenze commesse contro le loro famiglie dai guerriglieri musulmani, gettando un\u2019ombra sulla identit\u00e0 dei cadaveri mostrati dai bosgnacchi. La Commissione Internazionale per le Persone Scomparse (Icmp) fondata per volont\u00e0 diretta del presidente Clinton, sostenne di aver identificato, sottoponendoli alla prova del Dna, oltre 6.000 cadaveri uccisi a Srebrenica dalle forze di Mladic, ma quando il legale dell\u2019imputato Radovan Karad\u017ei\u0107 richiese la trasmissione della documentazione relativa alle presunte identificazioni, l\u2019Icmp <a href=\"http:\/\/www.cnj.it\/documentazione\/Srebrenica\/srebrenica_dorin.htm\">oppose<\/a> un secco rifiuto adducendo\u00a0 ragioni legate alla privacy dei (presunti) parenti delle vittime. L\u2019Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti dell\u2019uomo Henry Wieland afferm\u00f2 che i suoi uomini non avevano raccolto alcuna prova in grado di accertare le presunte esecuzioni di massa a danno dei musulmani di cui erano accusati i serbi.<\/p>\n<p><strong>Molti dei corpi spacciati da Izetbegovi\u0107 \u00a0per \u201cvittime di Srebrenica\u201d<\/strong> rappresentavano in realt\u00e0 i cadaveri dei miliziani musulmani deceduti nel corso delle battaglie contro le forze serbo-bosniache di Mladic. Il paragrafo 115 del rapporto redatto da una commissione d\u2019inchiesta delle Nazioni Unite il 15 novembre 1999 rivela inoltre l\u2019esistenza, confermata anche dal capo della polizia di Srebrenica, di <a href=\"https:\/\/www.strategic-culture.org\/news\/2012\/03\/30\/from-srebrenica-and-racak-to-benghazi-and-homs.html\">un negoziato segreto<\/a> in cui Clinton pose una strage di almeno 5.000 musulmani come precondizione per l\u2019intervento diretto della Nato contro la Repubblica Srpska. E mentre un\u2019ondata di fuoco mediatico cominciava a bersagliare incessantemente i serbi e i loro leader politici Slobodan Milo\u0161evi\u0107, Radovan Karad\u017ei\u0107 e Milan Marti\u0107, nessun resoconto giornalistico fu pubblicato per far luce sui massacri compiuti nei territori di Brantunac dai membri dell\u2019Armata della Repubblica di Bosnia-Erzegovina comandata da Naser Ori\u0107, coadiuvata da mujaheddin musulmani provenienti dall\u2019intera galassia islamica e assistita da agenzie private messe a disposizione di Izetbegovi\u0107 \u00a0come la Military Professional Resources Inc. finanziata da Stati Uniti, Arabia Saudita e Malaysia. \u00ab<em>A posteriori<\/em> \u2013 <a href=\"https:\/\/www.leg.it\/index.php?route=product\/product&amp;product_id=247\">osserva<\/a> l\u2019esperto analista John Schindler \u2013, <em>appare sorprendente che Izetbegovi\u0107 \u00a0e la Sda siano riusciti a celare tali crimini e a dipingersi come vittime davanti all\u2019Occidente. Come i musulmani siano riusciti a demonizzare i propri nemici e ad ottenere il sostegno dell\u2019Occidente cristiano, ed in particolare degli Stati Uniti, nella loro guerra per l\u2019Islam, rappresenta forse la pi\u00f9 straordinaria e sconfortante saga della guerra civile bosniaca<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Nel settembre 1995, presero vita, nella localit\u00e0 di Ginevra<\/strong>, le trattative del processo di pace che si conclusero (eloquentemente) nella base militare Wright Patterson Air Force di Dayton, nell\u2019Ohio. La mediazione di Richard Holbrooke favor\u00ec una composizione delle parti che pose fine alla guerra. Il 14 dicembre, a Parigi, il presidente serbo Slobodan Milo\u0161evi\u0107, il presidente croato Franjo Tu\u0111man e il presidente bosniaco Alija Izetbegovi\u0107 firmarono il definitivo accordo di pace, che stabil\u00ec la cantonalizzazione della Bosnia \u2013 che divenne una vera e propria colonia degli Stati Uniti \u2013 su base etnica e la sovranit\u00e0 croata sulla Slavonia orientale. Venne cos\u00ec a delinearsi lo scenario che era stato prefigurato nel lontano 1980 dall\u2019antropologo George Vid Tomashevich, il quale aveva profeticamente <a href=\"https:\/\/www.mediamonitors.net\/perspectives\/hypocrisy-in-the-hague\/\">preannunciato<\/a>, in una lettera al \u00abNew York Times\u00bb, le drammatiche conseguenze che una interferenza esterna avrebbe provocato sulla Jugoslavia. \u00ab<em>Dividere la Federazione Jugoslava<\/em> \u2013 scrisse Tomashevich \u2013 <em>sarebbe virtualmente impossibile senza una drastica e brutale operazione chirurgica politica ed economica che, nella migliore delle ipotesi, non avrebbe soddisfatto pienamente nessuna delle varie parti. Tutte le plausibili ipotesi di divorzio tra Serbia e Croazia non solo implicherebbero necessariamente una separazione della Bosnia, ma solleverebbero la questione esplosiva dell\u2019identit\u00e0 etnica dei musulmani jugoslavi, provocando i conseguenti, drammatici scambi di popolazione con centinaia di migliaia di serbi e di croati sradicati dai territori contesi<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Nel frattempo, i guerriglieri islamici che erano confluiti nei Balcani<\/strong> dall\u2019intera galassia musulmana iniziarono a impiantare le radici in Jugoslavia, ingrossando le gi\u00e0 cospicue comunit\u00e0 musulmane locali convertitesi all\u2019Islam durante l\u2019occupazione ottomana ed originando la cosiddetta \u201cdorsale verde\u201d, l\u2019invisibile filo islamico che ricalca la direttrice di penetrazione ottomana in Europa, collegando la Turchia alla Bosnia attraverso Bulgaria, Albania, Macedonia e Kosovo. Ci\u00f2 che, da un punto di vista strategico, emerge dal conflitto bosniaco \u00e8 la perfetta convergenza di intenti tra Stati Uniti, neofascisti \u2013 che nel caso specifico erano i croati \u2013 e guerriglieri islamici, che sarebbe riemersa sia in precedenza, con il sostegno ai mujaheddin il lotta contro l\u2019Armata Rossa in Afghanistan, sia in seguito, con le vicende libica e siriana. Gi\u00e0 durante la Seconda Guerra Mondiale aveva del resto preso vita nei Balcani un\u2019alleanza nazi-islamista in funzione anti-comunista, consacrata dall\u2019inquadramento nelle <em>Schutz-Staffeln<\/em> tedesche di divisioni islamiche croate, bosniache e albanesi. Avvalendosi dell\u2019abbondante ma\u00adnovalanza offerta da Paesi che mirano ad estendere il proprio raggio d\u2019influenza per via religiosa \u2013 e integrando persino l\u2019Iran post-rivolu\u00adzionario nella loro strategia \u2013, gli Stati Uniti hanno cercato di costi\u00adtuire una cintura islamica che cingesse d\u2019assedio l\u2019intera area orto\u00addossa, separando definitivamente l\u2019Europa dalla Russia. Per favorire il raggiungimento di questo obiettivo, la Cia ha collaborato con le Organizzazioni Non Governaive (Ong) finanziate dal magnate Ge\u00adorge Soros che operavano allo scopo di marginalizzare i media serbi collocati su posizioni filo-nazionaliste e promuovere quelli \u201cliberali\u201d che puntavano a spezzare la solida alleanza tra i serbo-bosniaci e la Repubblica di Serbia. I denari di Soros, affluiti in Bosnia tramite istituti di credito della Repubblica Srpska (come Pionir di Banja Luka, Nido-Bank di Lakta\u0161i, Priore-Bank di Br\u010dko, Jozo-Commerce di \u010ca\u010dak, Resavsa di Despotovac) partecipati da enti ri\u00adconducibili allo stesso magnate, sono inoltre serviti a finanziare la ri\u00adcostruzione di numerose moschee bosniache distrutte durante la guerra civile, originando un funzionale sodalizio tra Cia, Soros ed islamismo ra\u00addicale. Alija Izetbegovi\u0107 e il suo Sda furono i massimi beneficiari della situazione venutasi a creare, che consent\u00ec loro di mettere in atto, grazie ai finanziamenti delle petro-monarchie del Golfo Persico e anche all\u2019instancabile opera di convincimento portata avanti dall\u2019imam wahhabita Nezim Halilovi\u0107, un ambizioso piano di islamizzazione della Bosnia. \u00ab<em>Nei cinque anni dopo Dayton<\/em> \u2013 nota Schindler, che ha definito la Bosnia-Erzegovina \u00abl\u2019Afghanistan europea\u00bb \u2013 <em>Sarajevo era stata trasformata da citt\u00e0 multiculturale in un covo di radicalismo islamico [\u2026]. I costumi islamisti \u2013 barba lunga per gli uomini, hijab per le donne \u2013 non si vedevano nella Sarajevo d\u2019anteguerra, ma erano diventati comuni con il nuovo millennio. I radicali ebbero successo presso i giovani, i poveri e gli alienati, che furono indotti a ripudiare le usanze laiche a favore delle forme pi\u00f9 estreme di Islam. Erano spuntate le moschee wahhabite, tutte invariabilmente finanziate dall\u2019Arabia Saudita, e godevano di una notevole influenza<\/em>\u00bb. Osservati sotto questa luce, il ruolo ferocemente anti-serbo svolto dalla Turchia e il relativo appoggio fornito ad Ankara da parte di Washington assumono un significato geopolitico molto chiaro. \u00ab<em>La \u201cdorsale islamica\u201d <\/em>\u2013 <a href=\"https:\/\/www.insegnadelveltro.it\/serbia-trincea-deuropa\/\">osserva<\/a> l\u2019analista serbo Drago\u0161 Kalaji\u0107 \u2013 <em>costituisce un\u2019alternativa dinamica che prevede sia l\u2019egemonia turca nei Balcani che una espansione delle masse di emigranti del Terzo Mondo proprio attraverso questa strada nel cuore dell\u2019Europa [\u2026]. Il progetto serve sia a controllare l\u2019espansione russa verso l\u2019area mediterranea, sia, soprattutto, a riportare nello scacchiere balcanico un alleato strategico della Nato, la Turchia<\/em>\u00bb. Per questa ragione, la Turchia sostenne fin dall\u2019inizio del conflitto la frammentazione dei Balcani allo scopo di promuovere la creazione di una catena di protettorati legati ad Ankara dal cordone ombelicale dell\u2019Islam sunnita. E chi controlla quest\u2019area territoriale si aggiudica un inestimabile vantaggio geostrategico, poich\u00e9 la \u201cdorsale verde\u201d si candidava gi\u00e0 allora a costituire la futura direttrice di trasporto delle materie prime (droga compresa) dall\u2019Asia all\u2019Europa, tagliando fuori la Russia. L\u2019altro imperativo strategico perseguito da Washington era quello di creare tra l\u2019Europa occidentale schierata al fianco degli Stati Uniti e il mondo slavo-ortodosso una divisione insanabile che saldasse sia idealmente che pragmaticamente il vincolo di alleanza sancito dal Patto Atlantico. Non \u00e8 indubbiamente un caso, sotto questo aspetto, che Croazia, Montenegro, Slovenia, Stati nati dalla frammentazione jugoslava, hanno aderito a pi\u00f9 riprese alla Nato andando a completare, di concerto con Bulgaria, Ungheria e Romania (Paesi integrati dall\u2019Alleanza Atlantica tra il 1999 e il 2004), l\u2019accerchiamento della Serbia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-26723 size-full no-display appear\" src=\"http:\/\/www.enzopennetta.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/23947550_10213231681179839_5676240091337457664_n-1.gif\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"300\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La centralit\u00e0 che riveste il mantenere una netta separazione tra la Russia e l\u2019Europa<\/strong> \u00e8 indubbiamente alla base dell\u2019immutato interesse con cui gli statunitensi hanno continuato a guardare alla regione balcanica negli anni successivi, sfruttando la crisi del Kosovo come pretesto per procedere al definitivo smantellamento di ci\u00f2 che rimaneva della Jugoslavia. Quel Kosovo che, dopo esser stato liberato dalla \u201coppressione serba\u201d grazie all\u2019intervento militare della Nato del 1999, si \u00e8 progressivamente trasformato, <a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/porta-d-ingresso-dell-islam-libro-generic-contributors\/e\/9788898582327\">al pari della disastrata Bosnia-Erzegovina<\/a>, in una sorta di feudo islamiz\u00adzato dell\u2019Alleanza Atlantica (ospita la pi\u00f9 grande base Usa in Europa, Camp Bondsteel) guidato politicamente da personaggi che si trovano al centro dei pi\u00f9 sporchi traffici internazionali (droga e organi in particolare). Nonostante ospiti Camp Bondsteel, la pi\u00f9 grande base militare che gli Stati Uniti hanno in Europa, il Kosovo <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2015\/12\/01\/terrorismo-il-kosovo-dimenticato-dalla-nato-diventa-il-primo-centro-di-reclutamento-dellisis\/2268391\/\">si \u00e8 accreditato<\/a> alla fine del 2015 come il \u00ab<em>principale vivaio dello \u201cStato Islamico\u201d in Europa, nonostante sul suo piccolo territorio siano presenti 5.000 soldati della missione Nato a guida italiana e 1.500 agenti della missione di polizia europea Eulex. Secondo i dati del Ministero degli Interni di Pristina, sono almeno 300 i kosovari che sono andati in Siria a combattere con il Califfato e che fanno rego\u00adlarmente avanti e indietro via Turchia e Macedonia. Questo dato fa del Kosovo, che ha solo 1,8 milioni di abi\u00adtanti, il principale serbatoio europeo pro-capite di foreign fighter\u00a0dello \u201cStato Islamico\u201d e una rampa di lancio per future azioni terroristiche in Europa<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.enzopennetta.it\/2017\/12\/guerra-jugoslava-cronache-di-una-catastrofe-preparata-a-tavolino\/\">https:\/\/www.enzopennetta.it\/2017\/12\/guerra-jugoslava-cronache-di-una-catastrofe-preparata-a-tavolino\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CRITICA SCIENTIFICA (Giacomo Gabellini) Ex Jugoslavia: una storia recente ma poco conosciuta. Un popolo usato come laboratorio di geopolitica, il test pilota delle moderne metodiche di aggressione. Le recenti condanne decretate del Tribunale Penale Internazionale dell\u2019Aja contro il generale serbo-bosniaco Ratko Mladic e il generale croato Slobodan Praljak (suicidatosi al momento della sentenza ingurgitando una dose di veleno) hanno riportato al centro dell\u2019attenzione il conflitto jugoslavo protrattosi per la prima met\u00e0 degli anni \u201990.&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":80,"featured_media":34525,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/critica-scientifica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-9ze","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/36780"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/80"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=36780"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/36780\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":36782,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/36780\/revisions\/36782"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/34525"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=36780"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=36780"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=36780"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}