{"id":36862,"date":"2017-12-09T11:03:09","date_gmt":"2017-12-09T10:03:09","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36862"},"modified":"2017-12-09T00:31:01","modified_gmt":"2017-12-08T23:31:01","slug":"la-destra-di-governo-e-il-neofascismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36862","title":{"rendered":"La destra di governo e il neofascismo"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>IL PONTE (Luca Michelini)<\/strong><\/p>\n<p class=\"textjustify\">1. L\u2019irruzione dei neofascisti ai danni di un pacifico comitato comasco che si occupa di immigrazione pu\u00f2 essere commentata anche per il comunicato ideologico-programmatico che l\u2019ha accompagnata. Il collegamento tra idee e azione credo infatti sia utile per capire il fenomeno in questione.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Il fascismo di riferimento di questi squadristi \u00e8 quello \u201csociale\u201d: si tratta di un preciso richiamo all\u2019esperienza della Repubblica di Sal\u00f2, cio\u00e8 quello pseudo-Stato che il nazismo di Hitler utilizz\u00f2 per combattere sia gli Alleati, che stavano risalendo l\u2019Italia, sia la Resistenza armata, sorta dopo la disfatta militare e l\u20198 settembre.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">In che cosa consisterebbe il connotato \u201csociale\u201d di questo fascismo? Se diamo un\u2019occhiata al sito del gruppo neofascista, vediamo campeggiare la lotta alla globalizzazione, al mondialismo, all\u2019europeismo liberale, al capitalismo \u201cpuro\u201d, cio\u00e8 quello non mediato da istituzioni e politiche \u201csociali\u201d volte a debellare i confitti di classe. E vediamo il solito carosello di personaggi storicamente legati all\u2019estrema destra per militanza e per cultura, coinvolti, per tutta Europa, in una giostra di conferenze, commemorazioni, azioni d\u2019assalto e quant\u2019altro.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Poich\u00e9 il gruppo protagonista dell\u2019episodio comasco era formato da giovani, vale la pena ricordare anche a costoro che il fascismo sociale nasce, nella mente dei repubblichini, da un grande \u201ctradimento\u201d: quello operato dalla borghesia italiana nei confronti del fascismo con e dopo l\u20198 settembre. \u00c8 da questo tradimento che nasce l\u2019idea di socializzare la produzione per punire, appunto, la borghesia traditrice, capace di stare ora con la Resistenza, ora con gli Alleati, dopo aver copiosamente approfittato del fascismo per un lungo ventennio.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Esiste, d\u2019altra parte, un filone anticapitalista nel fascismo, che del resto era radicato fin nelle sue origini: Mussolini, capo dei socialisti rivoluzionari, perfino durante le azioni squadristiche si era lasciato scappare qualche intento \u201crivoluzionario\u201d che alla borghesia non era affatto piaciuto, e che il nazionalismo si era incaricato di rintuzzare. Fu uno degli economisti pi\u00f9 importanti dell\u2019Italia, Pantaleoni, di tradizione liberal-conservatrice e sfegatato fautore dello squadrismo, a scrivere che \u201cla finanza fascista\u201d, che lui voleva quanto pi\u00f9 possibile liberista e liberticida, non conteneva nulla di rivoluzionario rispetto all\u2019ordine economico borghese.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">2. Naturalmente, se i giovani neofascisti si confrontassero con alcuni degli attuali ideologi della destra, soprattutto coloro che con la Seconda repubblica hanno fatto carriera politico-istituzionale, si accorgerebbero ben presto quanto questi intellettuali \u201cridicolizzino\u201d i propositi socializzatori, anticapitalistici e antiborghesi del fascismo.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Del vasto sistema economico capitalistico-globalizzato i giovani neofascisti colpiscono i pi\u00f9 deboli: migranti e associazioni italiane a essi connessi. Perch\u00e9 questi giovani non hanno fatto irruzione nei santuari del capitale? Perch\u00e9 non cominciare dalla testa del serpente, invece che dalla coda? Perch\u00e9 non prendersela, anzitutto, con i cugini pi\u00f9 stretti, cio\u00e8 con quella destra italiana che, apparentemente mondatasi del neofascismo, pretende di governare la Repubblica? Perch\u00e9 non prendersela con quegli ex camerati che per venti anni, e ancora adesso, vanno a braccetto con i pi\u00f9 fulgidi esponenti del capitale?<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Non \u00e8 solo una questione di rapporti di forza, ch\u00e9 \u00e8 evidente che in pochi minuti un assalto squadristico in uno dei santuari del capitale finirebbe con un intervento massiccio delle forze dell\u2019ordine. Ho il sospetto che a tanto i giovani neofascisti non si azzardino anche perch\u00e9 sarebbero indotti (e quanta fatica, fino a ora, per trattenersi\u2026) a tirar fuori l\u2019armamentario antisemita, quello, cio\u00e8, della cospirazione ebraica mondiale facente perno sulla finanza internazionale. Mentre in Europa l\u2019antisemitismo \u00e8 risorto corposo, in Italia ancora siamo agli esordi: anche se la pubblicazione recente di un celebre testo di Hitler penso abbia segnato una svolta.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Sul piano politico-paramilitare, la scelta di confrontarsi con i pi\u00f9 deboli \u00e8 molto significativa.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Il fascismo sociale \u00e8 solo un frasario, come lo fu durante la Repubblica di Sal\u00f2: un frasario che sottende la vera matrice dello squadrismo: che \u00e8 sempre stato servo proprio di quel capitale che a parole dice e diceva di voler combattere; e ai liberali che volessero scandalizzarsi alle mie parole ricordo l\u2019articolo di Luigi Einaudi,\u00a0<em>Il silenzio degli industriali<\/em>, apparso sul \u00abCorsera\u00bb prima che venisse fascistizzato. Certo, \u00e8 un capitale particolare, \u201cterritoriale\u201d, per cos\u00ec dire: non \u00e8 quello internazionale e globalizzato, ma quello che tenta di resistere a questa mondializzazione, aggrappandosi disperatamente, e in forme spesso perverse, allo Stato.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Proponendo la solita reazionaria concezione dello Stato: che non deve essere espressione reale dell\u2019intera societ\u00e0, ma strumento di oppressione, di ferrea gerarchizzazione delle strutture sociali, di soddisfacimento di interessi particolari e personali. Perch\u00e9 \u201cintegrare\u201d l\u2019immigrazione? Questa si autoghettizza e per costumi e per religione e senza diritti politici essa costituir\u00e0 una classe lavoratrice da poter sfruttare come meglio aggrada. Una classe di schiavi deve avere connotati differenti dai padroni, deve essere o diventare una \u201crazza\u201d differente.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">3. Con Marx e con Gramsci verrebbe voglia davvero di dirsi liberisti ultr\u00e0. \u00c8 anche vero, tuttavia, che la loro posizione era quella di rivoluzionari, non di riformisti. Ed \u00e8 anche vero che i loro eredi politici in Italia si sono fatti paladini di una globalizzazione che oggettivamente ha avvitato il paese in una crisi economico-sociale profondissima, senza per altro mai intaccare per davvero il potere degli avversari, cio\u00e8 appunto di coloro che nello Stato, che pure a parole vorrebbero combattere per invadenza fiscale, hanno un\u2019arma di dominio fondamentale. Obama ha istituito la sanit\u00e0 pubblica: in Italia, invece, il neoliberismo progressista \u00e8 riuscito solamente a smantellare, passo dopo passo, lo Stato sociale. Come concepire una politica di immigrazione senza \u201cmassicci investimenti\u201d nella scuola pubblica? Eppure proprio questo \u00e8 accaduto.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Pu\u00f2 esistere una terza via, oggi da percorrere fino in fondo, pur avendo chiari gli scenari che potrebbero renderla inconcludente: quella di ripartire da una Repubblica in grado di imbrigliare la logica del profitto e del capitalismo. Ma non per cristallizzare in modo autoritario le attuali gerarchie sociali, fondate su profonde diseguaglianze e inefficienze, ma per riprendere il cammino del progresso civile. Si tratta di riproporre una nuova stagione di intervento pubblico nell\u2019economia e nella societ\u00e0 in grado di ricostruire la comunit\u00e0 repubblicana, limitando e governando l\u2019apertura di \u201ctutti\u201d i mercati: dei capitali, delle merci e della forza-lavoro. Gi\u00e0 il fatto che dei giovani possano essere stati adescati dalle sirene del fascismo \u201csociale\u201d \u00e8 segno che la Repubblica ha bisogno di un repentino risveglio.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">4. Dei commenti che politici e intellettuali della destra italiana dedicano alle scorribande del neofascismo italiano colpisce l\u2019isterismo. La destra di governo condanna queste scorrerie, ma tende a considerarle banali bravate, mentre i problemi italiani sarebbero ben altri. Le condanne lasciano il posto all\u2019invettiva articolata contro l\u2019antifascismo e il suo perno politico-culturale, cio\u00e8 la sinistra. Per la destra antifascismo significa filocomunismo. Cos\u00ec finisce per condannare tutti gli estremismi, sia di destra che di sinistra. La distinzione dal fascismo alla fine dell\u2019invettiva anti-estremistica rimane come strozzata in gola. Pochi cenni e poi la frase fatidica: \u00abma comunque tutti hanno il diritto di dire la propria opinione\u00bb.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Qual \u00e8 la radice di questo isterismo? Per rispondere, \u00e8 necessario rimarcare che la destra di governo ha una difficolt\u00e0 di fondo. Stenta a compiere un\u2019operazione molto semplice: quella di elencare in modo didascalico, didattico, quali siano i punti fondamentali del \u201cproprio\u201d antifascismo.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">\u00c8 per\u00f2 necessario andare pi\u00f9 a fondo nell\u2019analisi. Qual \u00e8 il motivo per cui \u00e8 cos\u00ec difficile per la destra argomentare il proprio antifascismo? La difficolt\u00e0 risiede nel fatto che destra di governo e fascismo hanno un punto in comune: l\u2019inizio. E questo inizio sono le ragioni della \u201creazione\u201d. Destra di governo e fascismo, in altri termini, negano alla radice che sia possibile un salto di sistema socio-economico e sono per \u201cl\u2019ordine costituito\u201d.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">5. Sarebbe per\u00f2 imprudente ritenere che questa negazione riguardi le sue forme: non \u00e8 tanto contro la rivoluzione, e dunque contro la violenza rivoluzionaria, che i reazionari si oppongono. Prima ancora che ai rivoluzionari essi si oppongono in modo frontale, radicale, fino ad arrivare appunto alla violenza squadristica, al cambio di sistema in via pacifica, graduale, riformista. Non \u00e8 con Antonio Gramsci che polemizzavano i nazional-fascisti nei primi anni venti: era con Filippo Turati. Non erano gli estremisti dell\u2019Ordine Nuovo di Torino, cio\u00e8 coloro che tentavano di esportare in Italia il movimento dei Soviet, gli intellettuali da prendere di mira. Anzi, essi esasperavano opportunamente lo scontro, creando i presupposti per \u201clo stato d\u2019eccezione\u201d, per le \u201cleggi speciali\u201d, appunto per la reazione. Gli obiettivi polemici della destra erano invece i dirigenti di quel movimento socialista che, in un quarantennio di durissime lotte (dal 1882 al 1920), avevano contribuito, trovando sponda in una parte (minoritaria) del liberalismo italiano, a tirar fuori l\u2019Italia dall\u2019incivilt\u00e0.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Naturalmente il contenuto del \u201csalto di sistema\u201d \u00e8 cambiato con il tempo, cos\u00ec come la reazione. Un tempo significava semplicemente la nascita di una Repubblica, la guerra a nobili e monarchi e al potere temporale della chiesa. Il salto venne identificato con l\u2019idea di ripartire la propriet\u00e0 terriera, che di tutto era frutto tranne che del lavoro o dell\u2019imprenditorialit\u00e0. Poi fu la volta del diritto di sciopero e dell\u2019organizzazione sindacale. Venne quindi la volta della cooperazione. Poi tocc\u00f2 ai municipi. Poco alla volta si fece strada l\u2019idea di servizio pubblico e dunque il programma di dare cure mediche (sanit\u00e0) e intellettuali (scuola) indipendentemente dal censo d\u2019appartenenza. Si arriv\u00f2 all\u2019idea che anche la magistratura dovesse sottrarsi alla logica delle classi dominanti. L\u2019elenco potrebbe continuare a lungo e costituirebbe l\u2019antecedente storico di tutto ci\u00f2 che ha tentato di codificare in termini di astratti principi programmatici la nostra Costituzione repubblicana.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">6. Ma non mi sottraggo: alla fine tale elenco arriverebbe anche al vero e proprio salto di sistema. Ma attenzione: troppo facile sarebbe intenderlo alla moda dei bolscevichi, cio\u00e8 nella forma della presa del Palazzo d\u2019Inverno e dell\u2019avvio di un processo di cambiamento di sistema incardinato sulla violenza rivoluzionaria. Troppo facile sarebbe e sarebbe anche pericoloso sul piano argomentativo: perch\u00e9 non \u00e8 infondato affermare che il bolscevismo fu il portato di una catastrofe ancora maggiore, cio\u00e8 quella della Prima guerra mondiale. Ammesso e non concesso che le categorie care alla destra di governo abbiano una reale capacit\u00e0 euristica, il \u201clibro nero del comunismo\u201d, insomma, \u00e8 \u201cparte integrante\u201d di un libro nero assai pi\u00f9 vasto: quello del capitalismo imperialista.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Il salto di sistema a cui alludo \u00e8 per\u00f2 ben diverso: \u00e8 quello, infatti, che avrebbe potuto essere il portato \u201cnaturale\u201d delle cose: cio\u00e8 di una profonda trasformazione che stava subendo l\u2019economia capitalistica. Pervasa, da un lato, da crisi sistemiche sempre pi\u00f9 violente e, dall\u2019altro lato, dal connesso accrescimento dell\u2019intervento pubblico nell\u2019economia e nella societ\u00e0. Come dimenticarsi che gran parte dell\u2019intellettualit\u00e0 di destra, financo fascista, e anche quella liberal-democratica anticomunista o acomunista, affront\u00f2, dopo la crisi del \u201929, il tema della nascita di un nuovo sistema economico che, per la forza delle cose e non delle ideologie o dei partiti, rappresentava una cesura rispetto al capitalismo liberal-liberista? \u00c8 il salto di sistema che in Italia si prospettava a met\u00e0 anni settanta quando il Pci stava per ritornare al governo con la Dc. Non si sarebbe trattato di un governo qualsiasi, ma di un governo che controllava il pi\u00f9 vasto e dinamico (almeno in alcune sue componenti) Stato imprenditore dell\u2019Occidente. La Costituzione italiana contiene i principi fondamentali perch\u00e9 un salto di sistema sia possibile e al tempo stesso che con esso vengano mantenute e rafforzate le libert\u00e0 tipicamente borghesi.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">7. La destra di governo, in generale tutto il pensiero conservatore, non ammette n\u00e9 sul piano teorico n\u00e9 sul piano della pratica di governo, che sia possibile un cambio di sistema. E a questo si oppone con ogni mezzo: anche con la reazione. Questo \u00e8 il punto in comune che ha con il fascismo.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">Il fascismo, naturalmente, segue poi la sua strada, che diverge da quella del pi\u00f9 vasto mondo della reazione. Gli esempi sono numerosi: i reazionari cattolici a un certo punto si accorgeranno che il nazismo non ammetteva come razionale il compromesso tentato dal fascismo. Hitler non sopportava alcuna limitazione del proprio potere. Il totalitarismo aspira, come i cattolici, alle coscienze. Non basta obbedire. Bisogna credere e pure sinceramente. I reazionari sono travolti dai fascisti, quando non vi confluiscono. Da strumento, da movimento, i fascisti prima o poi diventano partito e poi regime.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">La timidezza della destra di governo nell\u2019affermare un proprio antifascismo risiede in una radice comune che ha proprio con il fascismo: quando verr\u00e0 il tempo della reazione, la destra avr\u00e0 bisogno di un braccio armato da utilizzare strumentalmente.<\/p>\n<p class=\"textjustify\">\u00c8 proprio questa ben studiata timidezza che, d\u2019altra parte, segna il destino della destra reazionaria: inevitabilmente travolta da coloro che presume di poter utilizzare.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0http:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2017\/12\/07\/la-destra-governo-neofascismo\/#more-2401<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL PONTE (Luca Michelini) 1. 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