{"id":36914,"date":"2017-12-11T10:30:46","date_gmt":"2017-12-11T09:30:46","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36914"},"modified":"2017-12-11T14:23:55","modified_gmt":"2017-12-11T13:23:55","slug":"basta-un-poco-e-il-fiscal-compact-va-giu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=36914","title":{"rendered":"Basta un poco e il Fiscal compact va gi\u00f9"},"content":{"rendered":"<p><strong>di CARLO CLERICETTI<\/strong><\/p>\n<p>Tanti titoli e titoloni sulla Brexit, che a noi in fondo cambia poco, e assenza quasi assoluta di dibattito sulla riforma dell\u2019Europa, di importanza determinante per il nostro futuro. Siamo davvero un paese molto strano. \u00a0E\u2019 stato appena raggiunto un accordo sul Fiscal compact, il famigerato trattato intergovernativo che ci impone di attuare politiche restrittive di qui all\u2019eternit\u00e0, e si fatica a trovarne notizia sui media (una delle pochissime eccezioni \u00e8 l\u2019<i>Huffington post<\/i>). Iniziative di discussione finora quasi zero, giusto un convegno della Cgil un paio di settimane fa.<\/p>\n<p>A rompere il silenzio prova ora un gruppo di intellettuali, per lo pi\u00f9 economisti, che ha lanciato un appello invitando alla discussione e formulando alcune proposte. Il testo completo e i nomi dei promotori (tra cui il sottoscritto) si trova sulle riviste <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/politiche-economiche\/europa-e-mondo\/lappello-superare-il-fiscal-compact-per-un-nuovo-sviluppo-europeo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Economia e politica <\/a>e <a href=\"https:\/\/keynesblog.com\/2017\/12\/07\/lappello-superare-il-fiscal-compact-per-un-nuovo-sviluppo-europeo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Keynesblog<\/a>.<\/p>\n<p>Come era previsto al momento in cui l\u2019accordo fu stipulato, nel 2012, dopo cinque anni \u2013 cio\u00e8 ora \u2013 si doveva decidere se inserire il Fiscal compact nei Trattati. Questo avrebbe richiesto un\u2019approvazione all\u2019unanimit\u00e0 di tutti i paesi membri, ed evidentemente non si \u00e8 voluto correre il rischio. Cos\u00ec si \u00e8 deciso di emanarlo con una direttiva europea. Qual \u00e8 la differenza? Bisogna vedere che tipo di direttiva sar\u00e0: di norma queste decisioni devono essere recepite nella legislazione dei vari Stati, e in Italia ci\u00f2 avviene tramite una legge ordinaria; ma c\u2019\u00e8 anche un tipo di direttiva <i>self-executing<\/i>, ossia che non ha bisogno della procedura di recepimento ed \u00e8 immediatamente efficace. Se l\u2019intenzione \u00e8 quella di evitare rischi di passaggi parlamentari, \u00e8 molto probabile che sar\u00e0 scelta questa strada: hai visto mai che le procedure democratiche dovessero giocare qualche brutto scherzo\u2026<\/p>\n<p>Se questo \u00e8 ci\u00f2 che avverr\u00e0 ne possiamo trarre due conclusioni. La prima \u00e8 che chi pensa che i Trattati europei possano essere riformati si illude. La regola dell\u2019unanimit\u00e0 lo rende praticamente impossibile, cosa di cui si sono gi\u00e0 avute numerose prove. I Trattati, dunque, quelli sono e quelli resteranno, sognare \u201cun\u2019altra Europa\u201d \u00e8 del tutto irrealistico. La seconda \u00e8 che, consci di questo fatto, i governi e le tecnocrazie europee procedono evitando in tutti i modi possibili di consultare i cittadini, perch\u00e9 sanno che nemmeno con le loro massicce dosi di propaganda riuscirebbero ad ottenere maggioranze che approvino i loro disegni. La democrazia scivola sempre pi\u00f9 verso l\u2019oligarchia, e aumenta il rischio che l\u2019opposizione a queste politiche sfoci in un sempre maggiore consenso a partiti populisti che, se riuscissero a conquistare il potere, svelerebbero la loro natura ancora pi\u00f9 antidemocratica.<\/p>\n<p>L\u2019appello di cui si \u00e8 detto avanza alcune proposte sulla governance europea. Che non si consideri la spesa per investimenti ai fini del calcolo del deficit, innanzitutto; poi che si riveda la procedura di calcolo del Pil potenziale, inadeguata e inattendibile, ma in base alla quale la Commissione giudica le variabili di finanza pubblica dei vari paesi e chiede correzioni; ancora, che si prenda atto che il 60% del rapporto debito\/Pil era il dato medio quando questo parametro fu stabilito, ma oggi la media \u00e8 al 90% (sempre meno che in Usa e Giappone), e sarebbe irragionevole mantenere fermo quell\u2019obiettivo; infine, che l\u2019obiettivo delle massima occupazione sia inserito nello statuto della Bce alla pari con quello della stabilit\u00e0 dei prezzi, com\u2019\u00e8 per l\u2019americana Fed.<\/p>\n<p>Quando si sottoscrive un documento collettivo \u00e8 praticamente impossibile che ognuno dei firmatari sia completamente d\u2019accordo con tutto quello che vi si dice. Personalmente ho aderito soprattutto perch\u00e9 mi sembrava davvero di grande importanza che si discutesse di questi problemi. Inspiegabilmente assenti dal dibattito pubblico mentre si prendono decisioni che disegnano il nostro futuro.<\/p>\n<p>Di sicuro, per esempio, non ritengo che cambiare il metodo di calcolo del Pil potenziale sia una soluzione adeguata. Per tener conto del ciclo economico basterebbe stabilire che, in caso di Pil negativo, la successiva legge di bilancio possa essere espansiva in modo proporzionato alla contrazione dell&#8217;attivit\u00e0 economica, evidentemente anche in deroga alle regole stabilite per la finanza pubblica, che dovrebbero comunque avere un valore indicativo e non cogente. Poi avrei almeno accennato ad altri aspetti della riforma in discussione, per esempio riguardo al futuro Fondo salva-Stati che dovrebbe trasformarsi in Fondo monetario europeo. Uno strumento del genere pu\u00f2 funzionare se deve occuparsi di piccoli Stati, ma se la speculazione a un certo momento attaccasse l\u2019Italia o la Francia una sola istituzione sarebbe in grado di contrastarla, ossia la Bce, che dovrebbe poter intervenire in modo illimitato anche in aiuto di un singolo paese, senza che questo comporti condizioni-capestro.<\/p>\n<p>Ma queste sarebbero comunque misure per la sopravvivenza immediata, utili a far s\u00ec che la nostra situazione non si aggravi ulteriormente, come purtroppo certamente avverr\u00e0, visti gli orientamenti del nostro governo. Come linea generale, non dovremmo assolutamente fare altri passi che ci vincolino ancor di pi\u00f9 a questa Europa, dalla quale dovremmo invece cercare di acquisire tutti i possibili gradi di libert\u00e0. Chi ha pensato che l\u2019Italia fosse incapace di governarsi, e fosse dunque opportuno vincolarci in modo da farci governare dagli altri (il famoso \u201cvincolo esterno\u201d), non ha capito un aspetto fondamentale: gli \u201caltri\u201d non ti governano facendo i tuoi interessi, ma i propri. Per chi ci sta legando sempre pi\u00f9 a questa Europa della \u201cdemocrazia quando si pu\u00f2\u201d non andr\u00e0 comunque male, le \u00e9lites restano sempre a galla. Gli altri faranno bene a studiare prima di tutto le lingue.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2017\/12\/09\/basta-un-poco-e-il-fiscal-compact-va-giu\/\">http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2017\/12\/09\/basta-un-poco-e-il-fiscal-compact-va-giu\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CARLO CLERICETTI Tanti titoli e titoloni sulla Brexit, che a noi in fondo cambia poco, e assenza quasi assoluta di dibattito sulla riforma dell\u2019Europa, di importanza determinante per il nostro futuro. 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