{"id":37041,"date":"2017-12-15T11:09:55","date_gmt":"2017-12-15T10:09:55","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37041"},"modified":"2017-12-13T22:43:11","modified_gmt":"2017-12-13T21:43:11","slug":"favole-e-fake-news","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37041","title":{"rendered":"Favole e fake news"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Claudio Zarcone)<\/strong><\/p>\n<p><em>Il giornalismo, la pubblicit\u00e0, i social media, i segni di un orientamento sociale espressi in messaggi: tutti strumenti usati per piegare la realt\u00e0 al volere dei grandi comunicatori. Ecco come il mondo reale diviene favola e la favola diviene fake news.<\/em><\/p>\n<p>In un aforisma del \u201cCrepuscolo degli idoli\u201d il mai troppo compianto\u00a0<strong>Friedrich Nietzsche<\/strong>\u00a0ci raccontava come<em>\u00a0il mondo vero fosse<\/em>\u00a0diventato\u00a0<em>favola<\/em>. Il tempo ci avrebbe in seguito dimostrato come la stessa\u00a0<em>favola<\/em>\u00a0sarebbe diventata paradosso, aberrazione, fino a esprimersi patologicamente come\u00a0<em>fake news<\/em>. La colpa? Oserei azzardare che la radice di tale\u00a0<em>colpa<\/em>\u00a0risieda in una\u00a0<em>deflorazione<\/em>. Nello\u00a0<em>stupro<\/em>\u00a0della comunicazione, che ha perduto l\u2019innocenza delle origini,\u00a0<em>sverginata\u00a0<\/em>dai social, dal crollo dei valori, dalla\u00a0<strong>barbarie del pensiero unico<\/strong>\u00a0<strong>e del politicamente corretto<\/strong>, dal messianismo anglofono del quale si nutrono linguaggi e messaggi, dalla perdita delle nostre tracce identitarie, dal globalismo mercantile, da troppi elementi dissipativi dell\u2019antico sapere condiviso (<em>communico<\/em>, metto in comune, con-divido). Il giornalismo, la pubblicit\u00e0, i social media, i segni di un orientamento sociale espressi in messaggi, attraverso gli strumenti della comunicazione di massa (<strong>Jean Baudrillard<\/strong>\u00a0parla si\u00a0<em>semiotizzazione<\/em>\u00a0della societ\u00e0), la propaganda, l\u2019industria culturale, sono elementi di un sistema organizzato che esula dal \u201ccomunicare in comunit\u00e0\u201d per entrare, diversamente, nel territorio di un dominio esercitato attraverso messaggi latenti.<\/p>\n<div id=\"attachment_93122\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-93122\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Hani-Zurob-Release-240x200cm-2015.jpg\" alt=\"Release - Hani Zurob (2015)\" width=\"669\" height=\"797\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Release \u2013 Hani Zurob (2015)<\/p>\n<\/div>\n<p>Gi\u00e0,\u00a0<strong>comunicazione<\/strong>. Concetto\u00a0<em>magico<\/em>\u00a0che oggi parrebbe quasi sostituire \u201cDio, la storia, le antiche teologie\u201d grazie ai suoi\u00a0<em>sacerdoti<\/em>, portatori di una \u201cnuova teologia\u201d:<\/p>\n<blockquote><p>La comunicazione \u00e8 un dogma, una rete di proposizioni che ci rimandano al principio d\u2019autorit\u00e0.<\/p><\/blockquote>\n<p>Cos\u00ec scrive\u00a0<strong>Lucien Sfez<\/strong>, dell\u2019Universit\u00e0 di Parigi. Attraverso la comunicazione si condivide tutto, inconsapevoli o pallidamente consapevoli, che comunicando tutto si finisce col non comunicare alcunch\u00e9, immersi nel fluire perenne di dati, notizie, immagini che vorrebbero raccontarci il mondo, purtroppo privato della sua fabulazione, della sua tradizione ad essere interrogato (perch\u00e9 interrogare il mondo se guru della comunicazione e\u00a0<em>sacerdoti dell\u2019etere<\/em>\u00a0ce lo raccontano, lo interrogano per noi?). Cos\u00ec, mentre ci \u201cmostrano\u201d il mondo, ce lo nascondono.<\/p>\n<p>L\u2019odierna sociologia utilizza il termine \u201ccomunicazione\u201d per designare la trasmissione di informazioni, segnali e messaggi da un emittente a un ricevente. Ma la stessa definizione ci conduce in ambiti semantici che crea non pochi equivoci, tant\u2019\u00e8 che lo psicoterapeuta\u00a0<strong>Paul Watzlawick<\/strong>\u00a0arriva a sostenere che\u00a0<em>\u00e8 la comunicazione che crea quella che noi chiamiamo realt\u00e0<\/em>. Il big-bang telematico e massmediatico e l\u2019organizzazione sempre crescente degli strumenti che creano la struttura della comunicazione stessa, hanno fatto ritenere ad alcune branche della sociologia e della filosofia, che la manipolazione sia il sottofondo criptato della comunicazione. Oggi pi\u00f9 di un dubbio anima le riflessioni di molti pensatori contemporanei nel settore della comunicazione di massa, i quali, condensando in un unico concetto le varie esperienze del comunicare, sostengono che i media attentino alla naturale\u00a0<em>razionalit\u00e0 comunicativa<\/em>dell\u2019uomo,\u00a0<strong>facendo venir meno la realt\u00e0 a favore di un\u2019immagine artificiale<\/strong>\u00a0e costruita della stessa. Ripeto: comunicare tutto equivale a non comunicare niente; allo stesso modo, normare tutto equivale a non normare niente.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-93123\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Young-STAR-North-Kids_670.jpg\" alt=\"dfbasdfb4b1\" width=\"670\" height=\"670\" \/><\/p>\n<p>Infatti i media e la tecnica \u201cci chiudono nel loro recinto\u201d per \u201cgovernare i significati\u201d. Per indirizzare i significati medesimi, le regole sociali sulle quali fondare ogni significato, ogni senso. Lo stesso dicasi per le norme (giuridiche, etiche, di comportamento ecc.):\u00a0<strong>ogni cosa \u00e8 regolata da normative<\/strong>, le stesse parole \u2013 in origine libere, interrogabili, capaci di rendere liberi o schiavi secondo Gorgia \u2013 sono state relegate ad un campionario di legittimit\u00e0 o viceversa. La \u2018potenza\u2019 della parola sulla quale \u00e8 stato costituito il mondo che noi viviamo, conosciamo, \u00e8 decaduta a misero segno comunicativo orbato della sua forza espressiva.\u00a0<strong>Manlio Sgalambro<\/strong>, amico e mentore di Franco Battiato, in un docu-film dedicato a Gesualdo Bufalino per la regia dello stesso Battiato, diceva:\u00a0<em>gli insetti comunicano, esprimerci ci appartiene<\/em>. E noi siamo diventati degli insetti (in qualche modo\u00a0<em>inetti<\/em>: gioco di parole per avvalorare la tesi sul potere delle parole) che comunicano senza esprimere, raccontare, affabulare. Essi, gli insetti, seguono l\u2019olfatto, le tracce chimiche, l\u2019emissione di suoni e lamenti per comunicare, noi \u2013 insetti pi\u00f9 evoluti \u2013\u00a0<strong>abbiamo scelto il dogma della comunicazione<\/strong>.<\/p>\n<p>Un paradosso, quest\u2019ultimo, affrontato anche dal regista\u00a0<strong>David Cronenberg<\/strong>\u00a0nel film \u201cVideodrome\u201d, laddove fa dire ad uno degli interpreti:<\/p>\n<blockquote><p>Che cos\u2019\u00e8 la realt\u00e0, se non la percezione che abbiamo della realt\u00e0?.<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Paul Virilio<\/strong>\u00a0aggiunge:<\/p>\n<blockquote><p>I media esprimono una tecnologia dell\u2019illusione che induce il singolo a instaurare un rapporto deforme col mondo e con se stesso [\u2026] ad un dissolversi dell\u2019esperienza del tempo e ad un annullamento del reale.<\/p><\/blockquote>\n<p>Ed ecco che\u00a0<strong>la realt\u00e0 diviene\u00a0<em>favola di favola<\/em><\/strong>, simulacro dell\u2019illusione dei media, della comunicazione e noi ci trasformiamo in\u00a0<em>insetti<\/em>\u00a0intrappolati nella ragnatela di una comunicazione che impoverisce il linguaggio, dimentica stupore, meraviglia, investigazione di sensi e concetti del mondo.<\/p>\n<div id=\"video\"><div class=\"video-container\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/P0XwWXgISXI?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/div><\/div>\n<p><em>Una scena tratta da Videodrome, capolavoro di\u00a0David\u00a0Cronenberg<\/em><\/p>\n<p><strong>Il mondo viene costruito artificialmente<\/strong>, etica, morale, politica e la stessa scienza vengono costruite sullo schema (<em>manipolato<\/em>\u00a0alla base) messo in circolo per l\u2019<em>Homo communicans<\/em>:\u00a0<em>questo \u00e8 il migliore dei mondi possibili, il pi\u00f9 giusto, il pi\u00f9 equo, il pi\u00f9 umano<\/em>\u00a0ci dicono i grandi comunicatori, gli alchimisti della\u00a0<em>trasparenza<\/em>\u00a0\u00a0messa in rete. Non casualmente si \u00e8 anche sviluppata una lettura semantica del termine comunicazione, facendolo risalire ai verbi greci\u00a0<em>koin\u00f2o<\/em>\u00a0(rendo comune, unisco, notifico, ma anche, prostituisco) e\u00a0<em>koinon\u00e8o<\/em>\u00a0(partecipo, sono implicato), da\u00a0<em>koin\u00e8<\/em>,\u00a0<strong><em>comunit\u00e0<\/em><\/strong>. La tecnica, il motore informatico, la rete, i nuovi modelli simbolici, secondo alcuni interpreti dell\u2019accelerazione mass-mediatica, creerebbero un<strong>mondo illusorio<\/strong>, camuffato, controllato, tale da minare quei riferimenti abituali dell\u2019uomo. Le sue certezze storiche e temporali.<\/p>\n<p>Fra gli anni Cinquanta e Sessanta\u00a0<strong>Marshall Mc Luhan<\/strong>\u00a0aveva elaborato una teoria che studiava l\u2019effetto dei media sugli individui e sui gruppi sociali. Per lui i mutamenti avvenuti nella societ\u00e0 moderna sono dovuti all\u2019avvento dei vari strumenti di comunicazione: prima la cultura manoscritta, da\u00a0<strong>Gutenberg<\/strong>\u00a0in poi quella tipografica e oggi quella elettronica, hanno infatti influenzato la storia e le societ\u00e0, indirizzandole verso il\u00a0<em>villaggio globale<\/em>. Non si tratta di essere d\u00e9mod\u00e9, conservatori,\u00a0<em>nostalgici passatist<\/em>, ma le\u00a0<em>autostrade dell\u2019informazione<\/em>, i segni di un orientamento sociale espressi in messaggi attraverso gli strumenti della comunicazione di massa, la\u00a0<strong><em>persuasione occulta<\/em><\/strong>, il mondo comunicato ad uso e consumo dei media, dei social, sono elementi di un sistema organizzato che minano il senso originario del \u201ccomunicare\u201d( cio\u00e8 \u201cmettere in comune\u201d), per entrare, diversamente, nel territorio di un dominio esercitato attraverso messaggi subliminali, ambigui. Segni e messaggi\u00a0<em>che\u00a0<strong>fingono di dire una cosa<\/strong>\u00a0e invece ne dicono un\u2019altra<\/em>, ponendo il soggetto ricevente nelle condizioni obbligate di assorbire attraverso il materiale che riceve,\u00a0<em>ordini e prescrizioni<\/em>.<\/p>\n<div id=\"attachment_93124\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-93124\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Marshall_McLuhan-714x1024.jpg\" alt=\"Marshall McLuhan (1911\/1980)\" width=\"714\" height=\"1024\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Marshall McLuhan<br \/>\n(1911\/1980)<\/p>\n<\/div>\n<p>Questa visione delle cose \u00e8 brillantemente descritta, tra gli altri, da\u00a0<strong>Noam Chomsky<\/strong>, per il quale l\u2019obiettivit\u00e0 dei media \u00e8 una favola raccontata e legittimata dai grandi mezzi di comunicazione e dai\u00a0<em>nuovi mandarini<\/em>\u00a0(i giornalisti), quando nei fatti ogni cosa \u00e8 comunicata\u00a0<em>secondo una prospettiva di convenienza politica<\/em>. In America, come in Europa e nel resto del mondo, i media sono \u201cun riflesso di consolidate strutture di potere\u201d. Osserva\u00a0<strong>Lucien Sfez<\/strong>\u00a0che con l\u2019eclisse dei grandi modelli simbolici si \u00e8 creato soltanto un vuoto,<\/p>\n<blockquote><p>Frutto della confusione dei valori e delle frammentazioni imposte dalla tecnologia.<\/p><\/blockquote>\n<p>Ai tempi delle grandi costruzioni filosofiche il sapere veniva legittimato dalle altrettanto\u00a0<em>grandi narrazioni<\/em>, ma finita l\u2019epoca delle meditazioni enciclopediche attorno al mondo e finite le\u00a0<em>grandi narrazioni<\/em>\u00a0(<strong>J.F. Lyotard<\/strong>\u00a0ha trattato l\u2019argomento ne \u201cLa condizione postmoderna\u201d), mutati i linguaggi e le tradizionali credenze sulla realt\u00e0, oggi non c\u2019\u00e8 dubbio che la comunicazione rivesta un valore rilevante nelle societ\u00e0 del Terzo Millennio, ampliando addirittura il suo stesso concetto nei vari campi di applicazione.<\/p>\n<p><strong>La comunicazione crea bisogni e stabilisce linguaggi<\/strong>, entra ed esce dai segni e ne produce di nuovi, attiva un universo complesso la cui trama si dipana in tutte le direzioni, ponendo a tutto un senso. Anzi, sensi diversi. Secondo quest\u2019ottica, sulla quale si potrebbe anche discutere, la pluralit\u00e0 di linguaggi e di messaggi, nonch\u00e9 la dimensione internazionale dei mezzi di comunicazione di massa, indirizzano verso una\u00a0<em>coscienza collettiva<\/em>\u00a0penalizzando la\u00a0<em>coscienza individuale<\/em>, che poi, tradotto semplicemente, significa verso la globalizzazione dello spirito. E anche qua: uno spirito globalizzato ci conduce inevitabilmente alla\u00a0<em>folla solitaria<\/em>\u00a0di\u00a0<strong>Riesman<\/strong>, nei fatti all\u2019anomia e all\u2019incomunicabilit\u00e0. Rilancio e rincaro la dose: comunicare tutto, paradossalmente, equivale a non comunicare niente, in quanto notizie e fatti si disperdono nel\u00a0<em>vortice entropico<\/em>\u00a0della rete. Ogni singolo soggetto non potr\u00e0 mai gestire consapevolmente l\u2019enorme quantit\u00e0 di fatti e notizie del circuito comunicativo, col risultato gi\u00e0 previsto da\u00a0<strong>Umberto Eco<\/strong>, tra gli altri, di dare diritto di cittadinanza a imbecilli, mestatori, operatori della disinformazione, alle\u00a0<em>fake news<\/em>, le quali sono il prodotto naturale e discendente di quel vortice entropico. Idem per lo\u00a0<em>hate speech<\/em>\u00a0dei social network.<\/p>\n<div id=\"attachment_93125\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-93125\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/1200px-Noam_Chomsky_Toronto_2011-1024x683.jpg\" alt=\"Noam Chomsky\" width=\"1024\" height=\"683\" \/><\/p>\n<p class=\"wp-caption-text\">Noam Chomsky<\/p>\n<\/div>\n<p>Insomma, viene facile pensare che nell\u2019epoca attuale comunicare sia anche in qualche modo legittimare.\u00a0<strong>Non si discute pi\u00f9 attorno alla verit\u00e0<\/strong>, bens\u00ec si \u201ccomunica\u201d la verit\u00e0 e ai filosofi, agli scienziati, ai giuristi, ai sociologi si sostituiscono i\u00a0<em>grandi comunicatori<\/em>. \u00a0Si \u00e8 informati su tutto ma non si ha nessuna conoscenza e laddove l\u2019informazione prende il sopravvento sulla conoscenza, il mondo finisce di essere il mondo e diventa favola. Anzi: ombra di una favola. Resta il fatto che l\u2019era postmoderna \u00e8 caratterizzata da\u00a0<em>questa moltiplicazione vertiginosa della comunicazione<\/em>\u00a0e che\u00a0<em>la societ\u00e0 dei mass media proprio per queste ragioni, \u00e8 tutto il contrario di una societ\u00e0 pi\u00f9 illuminata<\/em>. \u00c8 chiaro che questa societ\u00e0 in teoria \u201cpi\u00f9 illuminata\u201d, nel concreto sia una societ\u00e0 di legami virtuali, di\u00a0<strong>rapporti virtuali fra persone\u00a0<em>senza corpo<\/em><\/strong>,\u00a0<em>senza volto<\/em>, con identit\u00e0 spesso fittizie; una societ\u00e0 tanto \u201ctrasparente\u201d quanto anonima, confusa dalla stessa trasparenza sociale veicolata dai media. Una societ\u00e0 che non si conosce e non conosce, informata su tutto, formata su poco. Ma senza ricorrere a memorie orwelliane, \u00e8 chiaro che il dibattito rimanga aperto: pu\u00f2 un eccesso di comunicazione plagiare le coscienze ed\u00a0<strong>erodere il senso di realt\u00e0<\/strong>?<\/p>\n<p>Certo che nella coscienza collettiva, quella stessa coscienza che ha penalizzato l\u2019individuale nella nostra societ\u00e0, \u00e8 forte la convinzione che la comunicazione con tutti i suoi\u00a0<em>paradossi e fraintendimenti<\/em>, possa pilotare scelte e convinzioni, non devono pertanto sorprendere le\u00a0<em>bufale<\/em>\u00a0messe in rete e accettate per verit\u00e0. Esse fanno parte integrante di un sistema che sovente palesa le proprie cancrene. Cercare una\u00a0<em>razionalit\u00e0 comunicativa<\/em>\u00a0non \u00e8 la cosa pi\u00f9 semplice di questa terra e una nuova, presunta etica della comunicazione \u00e8\u00a0<strong>utile solo a imbellettare la superficie delle cose<\/strong>. Non \u00e8 proponendo una sfilza di leggi e regolamenti, codici e norme (normare tutto = normare niente) che si sar\u00e0 risolto il problema. Basterebbe leggere un giornale qualsiasi o vedere un programma giornalistico in tiv\u00f9 per assistere alle inosservanze continue dei Codici deontologici, dei Testi unici, delle Carte che fanno studiare, anche attraverso i moduli di formazione continua, a noi giornalisti. E non sar\u00e0 facile, per quanto auspicabile, allineare i seguaci della rete ai Codici deontologici dei giornalisti di professione.\u00a0<strong>Philippe Breton<\/strong>, infatti, dice che:<\/p>\n<blockquote><p>I media [sono] portatori di un\u2019utopia della trasparenza, ma allo stesso tempo soggetti alla dialettica degli interessi politici ed economici\u2026<\/p><\/blockquote>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-93128\" src=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/mediainfluence-980x606.jpg\" alt=\"mediainfluence-980x606\" width=\"980\" height=\"606\" \/><\/p>\n<p><strong>Le\u00a0<em>fake news<\/em>\u00a0non vanno alimentate<\/strong>\u00a0(mi pare chiaro, no?), ma se chi come noi lavora nel settore dell\u2019informazione \u00e8 in grado di individuarle, verificarle, per gli altri il problema rimane in tutta la sua virulenza. \u00a0Non \u00e8 in ogni caso portante verniciare con una patina di perbenismo le parole che si sar\u00e0 entrati nelle viscere della comunicazione paradossale, fuorviante. Le parole sono \u2018sacre\u2019, oneste, mai volgari; i concetti invece seguono le sorti di chi li esprime e la volgarit\u00e0 ha la sola paternit\u00e0 di chi \u00e8 volgare, non delle parole che vogliamo cospargere di melassa per\u00a0<strong>affrontare ingenuamente le metastasi della comunicazione<\/strong>.<\/p>\n<p>I linguaggi sono pericolosi, le parole possono diventarle solo se inserite in linguaggi inappropriati, ambigui, manipolati, infetti. La confusione fra informazione e conoscenza, \u2018pancia\u2019 ed etica \u00e8 figlia di tante, troppe cose, a partire dal linguaggio dei media, che cerca l\u2019immediatezza, il tempo reale, il commento \u2018di pancia\u2019, lo sbigottimento, invece di fornire elementi di conoscenza. \u00c8 un effetto domino devastante che dobbiamo, dovremmo arginare nel tempo dei\u00a0<em>selfie<\/em>\u00a0e del disimpegno; ma l\u2019<em>utopia della trasparenza<\/em>\u00a0ha purtroppo partorito la negazione della conoscenza, infatti\u00a0<strong>conoscere \u00e8 solcare terre misteriose<\/strong>, spesso nascoste. La verit\u00e0 non \u00e8 un pasto caldo da consumare, \u00e8 piuttosto una ricerca ignota da perseguire. O diversamente, per dirla con un profetico Nietzsche,<\/p>\n<blockquote><p>\u00a0continueremo a sognare sapendo di sognare.<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/societa\/favole-e-fake-news\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/societa\/favole-e-fake-news\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Claudio Zarcone) Il giornalismo, la pubblicit\u00e0, i social media, i segni di un orientamento sociale espressi in messaggi: tutti strumenti usati per piegare la realt\u00e0 al volere dei grandi comunicatori. Ecco come il mondo reale diviene favola e la favola diviene fake news. In un aforisma del \u201cCrepuscolo degli idoli\u201d il mai troppo compianto\u00a0Friedrich Nietzsche\u00a0ci raccontava come\u00a0il mondo vero fosse\u00a0diventato\u00a0favola. 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