{"id":37154,"date":"2017-12-16T08:00:59","date_gmt":"2017-12-16T07:00:59","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37154"},"modified":"2017-12-15T18:11:09","modified_gmt":"2017-12-15T17:11:09","slug":"la-sinistra-italiana-e-la-seconda-repubblica-che-non-sa-morire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37154","title":{"rendered":"La sinistra italiana e la seconda repubblica che non sa morire"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SENSO COMUNE (Tommaso Nencioni)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-img\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-ideapark-big-thumb size-ideapark-big-thumb wp-post-image\" src=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/62ab6085-2750-4925-b5ad-7f9c953a927b_large-1140x752.jpg\" sizes=\"(max-width: 1140px) 100vw, 1140px\" srcset=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/62ab6085-2750-4925-b5ad-7f9c953a927b_large-1140x752.jpg 1140w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/62ab6085-2750-4925-b5ad-7f9c953a927b_large-300x198.jpg 300w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/62ab6085-2750-4925-b5ad-7f9c953a927b_large-768x506.jpg 768w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/62ab6085-2750-4925-b5ad-7f9c953a927b_large-1024x675.jpg 1024w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/62ab6085-2750-4925-b5ad-7f9c953a927b_large-390x257.jpg 390w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/62ab6085-2750-4925-b5ad-7f9c953a927b_large.jpg 1280w\" alt=\"\" width=\"1140\" height=\"752\" \/><\/div>\n<div class=\"post-content\">\n<div class=\"post-entry\">\n<p>La <strong>scelta della leadership<\/strong> costituisce un momento saliente nella vita delle forze politiche. Lo \u00e8 sempre stato, al di l\u00e0 della denuncia \u2013 talvolta sacrosanta, talvolta astorica \u2013 sulle involuzioni personalistiche dei partiti nel corso della cosiddetta seconda repubblica. Lo \u00e8 sempre stato, anche (soprattutto?) nell\u2019epoca di auge dei grandi partiti di massa. Lo \u00e8 sempre stato nei periodi di crisi, quando \u2013 ci ricordava Gramsci \u2013 il venir meno delle vecchie fedelt\u00e0 politiche favorisce la <strong>disgregazione di movimenti strutturati<\/strong> e l\u2019emergere di \u201cuomini forti\u201d capaci di canalizzare e catalizzare i consensi e le riaggregazioni di masse disorientate politicamente e socialmente. E lo \u00e8 sempre stato, infine, da quando un mezzo che di per s\u00e9 favorisce esigenze comunicative dirette e semplificate come la televisione ha fatto irruzione, sostituendo in buona parte piazze e congressi. Il mezzo \u00e8 diventato messaggio, la forma contenuto.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 perci\u00f2 da stracciarsi le vesti se anche quel che resta della sinistra partitica italiana ha confezionato il proprio (ennesimo) appuntamento rifondativo attorno alla proclamazione della leadership di <strong>Pietro Grasso<\/strong>. Ma cosa ci racconta della sinistra italiana attuale la scelta di Pietro Grasso quale proprio portabandiera in vista delle imminenti elezioni politiche? La sinistra che sceglie Pietro Grasso \u2013 un borghese palermitano, persona garbata, uomo delle Istituzioni, prima come giudice del maxi-processo, poi come Presidente del Senato della Repubblica, mai sopra le righe, gi\u00e0 editorialista del giornale che fu per eccellenza \u201cdel padrone\u201d\u00a0 -; la sinistra che sceglie questo profilo per rappresentarsi, si diceva, cosa si propone di incarnare? La risposta \u00e8 che attraverso questa scelta, anche fisicamente, <strong>la sinistra identifica se stessa con \u201cil sistema\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p>Sono quarant\u2019anni che la sinistra presenta al popolo italiano questa identificazione tra la propria avanzata elettorale e sociale e la \u201csalvezza del sistema\u201d. Ed ogni cittadino di questo Paese minimamente dotato di coscienza civica dovrebbe esser grato a quei partiti del movimento operaio che prima hanno contribuito a far nascere, poi a dare fondamento, e infine anche a salvare il nostro sistema democratico. Ma il \u201csistema\u201d non \u00e8 un\u2019entit\u00e0 astratta, <strong>esso cambia con il passare degli anni<\/strong>, con il mutare delle egemonie, con le trasformazioni sociali. Farsi paladini della salvezza di un \u201csistema\u201d che garantisce prosperit\u00e0 sociale, pace con i vicini, aumento delle garanzie democratiche, non \u00e8 la medesima cosa che legare le proprie fortune a quelle di un \u201csistema\u201d che per i pi\u00f9 \u00e8 ormai identificato con la perpetuazione e istituzionalizzazione della crisi.<\/p>\n<p>Se un sistema entra in crisi, e se le forze storicamente chiamate ad elaborare progetti di trasformazione sociale (sistemici, appunto) si consumano nel puntellare quel sistema entrato in crisi, rimane fluttuante <strong>un desiderio di radicalit\u00e0<\/strong> destinato a premiare pi\u00f9 la forza con cui il \u201csistema\u201d entrato in crisi \u00e8 contestato che l\u2019effettiva direzione a cui conduce una tale contestazione. Dagli operai della <i>rust bealt <\/i>americana che voltano le spalle ai democratici e rendono possibile l\u2019elezione di Donald Trump, al proletariato francese\u00a0 del <i>midi <\/i>e dell\u2019<i>\u00cele-de-France<\/i> attratto dalle sirene lepeniste, al dilagare dell\u2019estrema destra dall\u2019est Europa al cuore tedesco delle nuove gerarchie continentali, negli ultimi anni si sono di continuo accumulate prove empiriche di quel presupposto teorico. A fronte di questa impetuosa e minacciosa ondata, una parte delle forze democratiche ha saputo reinventarsi nelle parole d\u2019ordine, nei programmi e nella composizione dei gruppi dirigenti. Ed <strong>ha rotto il tab\u00f9 \u201cistituzionalista\u201d<\/strong> all\u2019ombra del quale aveva potuto prosperare nel corso di una belle \u00e9poque ormai tramontata. Al di l\u00e0 della critica da parte delle nuove forze \u201cpopuliste\u201d nei confronti dell\u2019europeismo reale e delle sue istituzioni, in Spagna il \u201cregime della transizione\u201d \u00e8 da pi\u00f9 parti sotto attacco, in Francia la France Insoumise parla apertamente di superamento della V Repubblica, e perfino nell\u2019epicentro del <i>Washington Consensus <\/i>il regime bipartito tradizionale \u00e8 sottoposto a tensioni inimmaginabili da destra e da sinistra.<\/p>\n<p>A fronte di questo epocale cambiamento, in Italia il personale politico della seconda repubblica appare saldo nella <strong>volont\u00e0 della propria perpetuazione<\/strong> e in quella delle ideologie che per un quarto di secolo ne hanno garantito la vigenza. Ma il vento di cambiamento che spira \u00e8 troppo forte perch\u00e9 possa fargli argine un cartello composto da residui partitici all\u2019ombra di un autorevole uomo delle istituzioni. Per intercettarlo ed indirizzarlo in senso democratico urge mettere in campo <strong>qualcosa di nuovo<\/strong>.<\/p>\n<div class=\"bottom \">\u00a0<strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/tommaso-nencioni\/la-sinistra-sistema\/\">http:\/\/www.senso-comune.it\/tommaso-nencioni\/la-sinistra-sistema\/<\/a><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (Tommaso Nencioni) La scelta della leadership costituisce un momento saliente nella vita delle forze politiche. Lo \u00e8 sempre stato, al di l\u00e0 della denuncia \u2013 talvolta sacrosanta, talvolta astorica \u2013 sulle involuzioni personalistiche dei partiti nel corso della cosiddetta seconda repubblica. Lo \u00e8 sempre stato, anche (soprattutto?) nell\u2019epoca di auge dei grandi partiti di massa. 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