{"id":37269,"date":"2017-12-18T10:30:29","date_gmt":"2017-12-18T09:30:29","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37269"},"modified":"2017-12-18T03:20:46","modified_gmt":"2017-12-18T02:20:46","slug":"educazione-classica-educazione-conservatrice","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37269","title":{"rendered":"Educazione classica: educazione conservatrice?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SINISTRA IN RETE (Luca Grecchi)<\/strong><\/p>\n<p class=\"\">Immagino che la maggior parte delle persone, anche quelle qui convenute, risponderebbe in modo affermativo alla domanda che d\u00e0 il titolo al mio intervento. Ebbene, se anch\u2019io pensassi che l\u2019educazione classica fosse un\u2019educazione conservatrice (verso la realt\u00e0 per come \u00e8 oggi), probabilmente non avrei svolto questa relazione. Penso, invece, esattamente in modo contrario. Cercher\u00f2, dunque, di chiarire bene le mie tesi, che non sono molto di moda. Vi anticipo comunque innanzitutto alcune tesi che <em>non<\/em> sosterr\u00f2.<\/p>\n<p>Non sosterr\u00f2, nella mia relazione, la tesi oggi dominante su questa tematica, argomentata ad esempio da Martha Nussbaum e da altri studiosi (alcuni dei quali ospitati, anche di recente, dall\u2019inserto domenicale de <em>Il Sole 24 Ore<\/em>, che mi pare faccia ormai da tempo di questa tesi un <em>refrain<\/em>), secondo cui la cultura classica \u00e8 importante in quanto abitua i nostri ragazzi ad una maggiore duttilit\u00e0 mentale, rendendoli pi\u00f9 flessibili, pi\u00f9 aperti, ecc. Di fronte ad un mondo del lavoro in continua evoluzione, la cultura umanistica, il greco, il latino, la filosofia, ma anche la scienza e la matematica, offrirebbero la possibilit\u00e0 di uno sguardo d\u2019insieme pi\u00f9 ampio, e pertanto una maggiore duttilit\u00e0 mentale: ecco ci\u00f2 che si sente ripetere spesso. E sono convinto che queste argomentazioni siano la causa principale che spinge molti genitori ad iscrivere i figli al Liceo Classico (che ultimamente sta conoscendo una discreta risalita degli iscritti), unita al fatto che solitamente questo tipo di scuola ospita adolescenti meno problematici, ed anche per questo si preferisce mandare l\u00ec i propri figli: bisogna sempre dire la verit\u00e0 se si vogliono spiegare bene i fenomeni.<\/p>\n<p>Chi sostiene questa tesi, ossia che la cultura classica apre la mente pi\u00f9 della istruzione tecnico-professionale, non sostiene una tesi falsa. Quanto costoro affermano \u00e8 infatti corretto, come dimostrano i risultati mediamente pi\u00f9 brillanti, in universit\u00e0, degli studenti provenienti dal Liceo Classico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il <em>fine<\/em> della formazione classica \u00e8 dare ai giovani<br \/>\nla \u201cforma\u201d della compiuta umanit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Tuttavia, come sempre, bisogna ragionare sul <em>fine<\/em> per comprendere l\u2019essenziale. Qual \u00e8 il <em>vero fine<\/em> della cultura classica? Ecco allora la tesi che sosterr\u00f2 oggi: il <em>fine<\/em> della formazione classica \u00e8 dare ai giovani la \u201cforma\u201d della compiuta umanit\u00e0, ossia aiutarli a realizzare, a porre in atto, le proprie migliori potenzialit\u00e0, la loro natura di uomini, di persone, che la cultura umanistica antica evidentemente favorisce molto pi\u00f9 della cultura tecnica contemporanea.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 invece il <em>fine<\/em> della formazione classica teorizzato da alcuni studiosi, e che passa, tramite il senso comune, ai politici, ai genitori ed agli stessi giovani? Il <em>fine<\/em> sembra essere quello di formare lavoratori efficienti, produttivi, pi\u00f9 competitivi rispetto agli altri nel mercato del lavoro. Cosa dovrebbe portare ai giovani la realizzazione di questo fine? Forse, in un futuro lontano, remunerazioni un po\u2019 pi\u00f9 elevate, impieghi un po\u2019 meno umili, ma al contempo anche un maggiore impegno lavorativo in una attivit\u00e0 magari non congeniale, un maggiore coinvolgimento nel ciclo lavoro-consumo, un minor tempo per se stessi e per i propri figli, ecc.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 render\u00e0 i nostri giovani pi\u00f9 felici? Questa \u00e8 la sola domanda che occorre porsi, proprio perch\u00e9 \u00e8 la <em>felicit\u00e0<\/em> l\u2019argomento principale della filosofia classica, che \u00e8 \u201ceducata\u201d a ragionare sulle cose essenziali. Ebbene: se la <em>felicit\u00e0<\/em>, il bene per un uomo, \u00e8 la realizzazione della sua natura, di ci\u00f2 che egli \u00e8 nella sua essenza, io penso che con il <em>falso<\/em> fine dell\u2019efficienza e della produttivit\u00e0 non si rendano i nostri giovani pi\u00f9 felici. E penso ci\u00f2, insieme a Platone ed Aristotele \u2013 che sono una bella compagnia \u2013, proprio in quanto la natura dell\u2019uomo \u00e8 quella di essere un ente <em>razionale<\/em> e <em>morale<\/em>, un ente cio\u00e8 che sta bene, che si realizza compiutamente, quando conosce con <em>verit\u00e0<\/em> (non quando resta ignorante), e quando vive in <em>armonia<\/em> con gli altri (<em>non<\/em> quando vive nel conflitto). La verit\u00e0 ed il bene sono i due grandi temi della filosofia classica.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente, dunque, che chi propone il Liceo Classico come strumento finalizzato alla maggiore produttivit\u00e0 sul mercato del lavoro capitalistico, non ha capito l\u2019essenziale della cultura classica. E chi non capisce l\u2019essenziale, scusate la durezza, non \u00e8 che non capisce qualche dettaglio: non capisce proprio niente! Oggi, ad esempio, sono stato invitato qui a parlare di filosofia, ma se, vedendo un palco ed un microfono, cominciassi a eseguire \u2013 peraltro senza base \u2013 tutto il repertorio di Iva Zanicchi, \u00e8 evidente che non avrei capito l\u2019essenziale del mio invito, ossia non avrei capito niente!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La cultura classica, la filosofia classica, aiuta a comprendere l\u2019essenziale,<\/strong><br \/>\n<strong>ossia come vivere per essere felici<\/strong><\/p>\n<p>La cultura classica, la filosofia classica, aiuta a comprendere l\u2019essenziale, ossia come vivere per essere felici. E siccome viviamo in relazione agli altri, la nostra felicit\u00e0 non \u00e8 indipendente da come in generale si vive, da cosa si produce, da come lo si fa, ecc. Questo insegna la filosofia classica, l\u2019<em>educazione <\/em>classica (che \u00e8 cosa diversa dalla <em>istruzione<\/em>, la quale fornisce meramente strumenti: l\u2019inglese, l\u2019informatica, l\u2019economia; ma gli strumenti non sono il fine, e ci\u00f2 che occorre scegliere bene \u00e8 innanzitutto <em>il fine della propria vita<\/em>). Quando deve analizzare i tipi di vita, i <em>bioi<\/em>, che possono o meno portare alla felicit\u00e0, Aristotele afferma chiaramente che una vita destinata a massimizzare il denaro \u00e8 una vita insulsa, in quanto il denaro pu\u00f2 al pi\u00f9 essere un <em>mezzo<\/em> per realizzare cose buone, ma <em>non pu\u00f2<\/em>, per sua natura, essere un fine. Ora, se vale cos\u00ec per la <em>parte<\/em>, ossia per le singole persone, a maggior ragione ci\u00f2 deve valere per l\u2019<em>intero<\/em>, per la <em>totalit\u00e0 sociale<\/em>: una totalit\u00e0 sociale che ha come fine quello di massimizzare il profitto, \u00e8 evidentemente una totalit\u00e0 sociale insulsa e degradante, che condanna le persone all\u2019infelicit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Se non si pu\u00f2 scegliere il fine di una vita, non c\u2019\u00e8 libert\u00e0;<\/strong><br \/>\n<strong>e se non c\u2019\u00e8 libert\u00e0, non c\u2019\u00e8 felicit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Se non si pu\u00f2 scegliere il fine di una vita, non c\u2019\u00e8 libert\u00e0; e se non c\u2019\u00e8 libert\u00e0, non c\u2019\u00e8 felicit\u00e0. Ma, affinch\u00e9 ci sia libert\u00e0 occorre <em>conoscenza<\/em> (perch\u00e9 si \u00e8 liberi solo se si conosce bene cosa si sceglie), e soprattutto occorre che ci siano le condizioni generali \u2013 economiche e politiche <em>in primis<\/em> \u2013 affinch\u00e9 essa possa essere esercitata, ossia affinch\u00e9 si possa scegliere un tipo di vita desiderabile.<\/p>\n<p>Il pensiero di Platone ed Aristotele, ma anche di molti poeti e filosofi precedenti, a saperlo leggere bene, in questo senso ci insegna molto. La loro critica alle strutture economiche ancora fondamentali nel nostro tempo \u2013 ossia <em>propriet\u00e0 privata<\/em>, <em>mercato<\/em>, <em>denaro<\/em> \u2013, \u00e8 fortissima! Eppure, nei tanti ripropositori moderni della classicit\u00e0, che sono solitamente docenti universitari, questi contenuti sono completamente trascurati. Si trascura per\u00f2, cos\u00ec facendo, l\u2019essenziale, e sapete oramai cosa capisce chi trascura l\u2019essenziale\u2026 Oggi \u2013 ma ci\u00f2 accade quanto meno dal Rinascimento \u2013 \u00e8 proposta una classicit\u00e0 che <em>esclude<\/em> queste tematiche. Ma \u00e8 proprio su queste tematiche, specie nel nostro tempo in cui la privatizzazione e la mercificazione invadono tutti gli spazi di vita, che si misura il carattere classico, e pertanto sempre valido, sempre attuale, del pensiero greco, che invita in primo luogo a pensare con la propria testa per realizzare una vita buona.<\/p>\n<p>Nietzsche diceva, grosso modo, che se il modo di produzione ha bisogno di lavoratori e di consumatori per funzionare bene (oggi, peraltro, dei secondi pi\u00f9 che dei primi), ossia per aumentare il profitto (perch\u00e9 il profitto \u00e8 appunto il suo fine \u2013 ovvero, per esso, l\u2019essenziale), l\u2019ultima cosa che bisogna fare \u00e8 educare i giovani con la filosofia, la letteratura e la storia, ossia farli pensare con la propria testa, fargli avere dei fini propri. Questi nostri studiosi che tessono le lodi della cultura classica \u2013 filosofica o scientifica che sia \u2013, e dunque del Liceo classico competitivamente inteso, non hanno capito che lo ripropongono a vantaggio di un mondo che il classico, nella sua essenza umanistica, lo vuole abolire. Perch\u00e9 <em>pensare con la propria testa<\/em>, volere <em>realizzare il bene della totalit\u00e0 sociale<\/em>, confligge con il buon esito dei processi economici privatistici e mercificati. Consentitemi, allora, una breve sintesi di alcune tesi della filosofia classica su questi temi oggi cos\u00ec importanti, volte a mostrare quale critica della attuale \u201ceconomia\u201d avrebbero fatto i classici. Sar\u00e0 forse un po\u2019 straniante, e ci\u00f2 in quanto siamo abituati ad ascoltare tesi diverse non solo nei salotti televisivi, ma anche in libri di pensatori considerati \u201cdi sinistra\u201d, o \u201cradicali\u201d. Tuttavia, vedrete presto con quale maggiore seriet\u00e0 questi temi erano affrontati oltre duemila anni fa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong> I classici ragionavano innanzitutto in termini di <em>intero<\/em>, di <em>totalit\u00e0 sociale<\/em><\/strong><\/p>\n<p>In generale i classici ragionavano innanzitutto in termini di <em>intero<\/em>, di <em>totalit\u00e0 sociale<\/em>, perch\u00e9 spesso \u00e8 il funzionamento dell\u2019intero che determina il funzionamento della parte. Per questo si occuparono delle strutture fondamentali dell\u2019economia \u2013 ossia del processo che consente agli uomini di sussistere \u2013, ovvero delle forme della produzione e della distribuzione sociale dei beni, della propriet\u00e0 privata e del mercato, che costituivano anche allora i cardini del sistema. E le criticavano. Perch\u00e9 le criticavano? Innanzitutto perch\u00e9 non sono forme naturali, e pertanto non sono immodificabili, dunque \u201cincriticabili\u201d. Non si deve infatti necessariamente vivere in un mondo in cui i mezzi della produzione sociale (cio\u00e8 della produzione del necessario per vivere) siano privati, ed in cui <em>tutto<\/em> (anche l\u2019uomo e la natura) <em>sia merce<\/em>. Inoltre, la propriet\u00e0 privata era criticata in quanto essa, anche etimologicamente, rinvia al fatto che chi la detiene, ossia chi ha il possesso di certi mezzi della produzione sociale, pu\u00f2 <em>privare <\/em>gli altri di quei mezzi e dei prodotti che ne derivano. Se alcune multinazionali possiedono il brevetto di alcuni farmaci, decidono loro a chi dare i farmaci (a chi paga); e questo pu\u00f2 valere per tutto, anche per l\u2019acqua. Questa cosa, secondo voi, favorisce la realizzazione di quella armonia sociale cos\u00ec necessaria alla buona vita di tutti? Se una minoranza di ricchi proprietari \u2013 ed il modo di produzione capitalistico, come mostrano le statistiche, va strutturalmente in questa direzione \u2013 pu\u00f2 escludere una maggioranza di persone anche da beni e servizi essenziali, si viene secondo voi a creare un mondo pi\u00f9 giusto in cui vivere?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Gli antichi criticavano anche il <em>mercato<\/em>,<\/strong><br \/>\n<strong>che Aristotele definiva appunto \u00abcontro natura\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Gli antichi criticavano anche il <em>mercato<\/em>, che Aristotele definiva appunto \u00abcontro natura\u00bb. Come ho gi\u00e0 detto in altre occasioni, se il fine \u00e8 il profitto, tutto diventa strumento (per quel fine), e quindi <em>merce<\/em>: anche l\u2019uomo e la natura. C\u2019\u00e8 un mercato del lavoro, dell\u2019acqua, addirittura dell\u2019inquinamento. Peccato che il mercato, \u201cluogo\u201d in cui si d\u00e0 solo per avere in cambio qualcosa di pi\u00f9, sia l\u2019opposto della <em>comunit\u00e0<\/em> (ben rappresentata dalla famiglia), luogo in cui si d\u00e0 per il semplice piacere di dare. E la <em>comunit\u00e0<\/em>, dove regna l\u2019amicizia, \u00e8 per la filosofia classica il solo contesto sociale in cui si vive bene, poich\u00e9 vi regna l\u2019<em>armonia<\/em>. Secondo voi, un modo di produzione incentrato sul mercato, che \u00e8 l\u2019opposto della comunit\u00e0, pu\u00f2 favorire un modo comunitario, amicale, fraterno di vita?<\/p>\n<p>Ebbene, su queste ed altre \u201cpiccole\u201d questioni riflettevano i classici. Se non ci credete, ve ne fornisco la prova. Ometto tutta una serie di citazioni che si potrebbero fare \u2013 da Omero ai Presocratici \u2013, in cui gi\u00e0 comunque \u00e8 presente la critica alle strutture privatistiche e mercificate; mi limito solo ai \u201cclassici classici\u201d, Platone ed Aristotele.<\/p>\n<p>Per quanto concerne Platone, la inumanit\u00e0 di un modo di produzione sociale finalizzato all\u2019accumulazione di denaro, si trova delineata in pi\u00f9 dialoghi. Mi limito ad una sola citazione, tratta da uno dei suoi testi pi\u00f9 maturi e pi\u00f9 ampi, ma forse meno studiati, ossia le <em>Leggi<\/em>: \u00abLo Stato primo, la costituzione e le leggi pi\u00f9 perfette, si trovano l\u00e0 dove l\u2019antico detto <em>I beni degli amici sono davvero comuni <\/em>trova la sua pi\u00f9 completa realizzazione\u00bb (<em>Leggi, <\/em>V, 739 B). Non \u00e8 la consueta tirata contro la propriet\u00e0 od il denaro, ma una tesi costruttiva, <em>progettuale<\/em>. Ebbene: cosa voleva dire Platone \u2013 ma prima di lui Pitagora, cui la massima risale \u2013 con l\u2019affermare che i beni degli amici devono essere comuni? Voleva dire che si crea veramente amicizia in una societ\u00e0 (e l\u2019amicizia \u00e8 ancor pi\u00f9 importante della giustizia, in quanto la prima implica la seconda, quindi \u00e8 pi\u00f9 vasta, mentre la seconda non implica la prima) solo se le cose essenziali sono a disposizione di tutti. Questo, come Platone sapeva bene, non accade in un mondo in cui domina la privatezza della propriet\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>\u00c8 il fine che determina l\u2019essenza delle cose<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Fatemi citare anche Aristotele. Fra i suoi testi principali, in merito, vi \u00e8 il I libro della <em>Politica, <\/em>in cui egli distinse fra \u00abeconomia\u00bb e \u00abcrematistica\u00bb. La distinzione \u00e8 data dal <em>fine<\/em>. La crematistica \u00e8 una modalit\u00e0 di produrre beni o servizi finalizzata a ricavare il massimo profitto; l\u2019economia \u00e8 un modo di gestire la produzione di beni e servizi finalizzata a soddisfare <em>equamente<\/em> i bisogni di <em>tutti<\/em>. La differenza \u00e8 nel <em>fine<\/em>, ed \u00e8 una differenza radicale, essenziale appunto. <em>\u00c8 il fine che determina l\u2019essenza delle cose<\/em>.<\/p>\n<p>Platone ed Aristotele mostravano dunque che occorre guardare non ai dettagli, ma alla struttura del modo di produzione sociale. Perch\u00e9 ci sono tanti bisogni sociali insoddisfatti per i poveri (cibo, medicine, assistenza, ecc.), ed al contempo tanti beni di lusso (gioielli, abiti, cellulari, ecc.) soddisfatti per i ricchi? Semplice: perch\u00e9 i ricchi possono pagare, ed i poveri no, per cui i primi creano una domanda (ed una conseguente offerta) di mercato, i secondi no. Perch\u00e9 ci sono tanti bisogni sociali insoddisfatti e tante persone disoccupate che vorrebbero lavorare? Altrettanto semplice, in quanto dipende sempre dalla struttura complessiva di funzionamento del modo di produzione sociale: perch\u00e9 i poveri non possono pagare, quindi non possono trasformare i loro bisogni in domanda di mercato (di lavoro in questo caso), la quale dunque non produce l\u2019offerta, sicch\u00e9 restano da un lato molte persone in difficolt\u00e0, e dall\u2019altro molte persone disoccupate (spesso le due categorie, peraltro, coincidono). Hai voglia a dare gli incentivi alle imprese per assumere, se questa \u00e8 la struttura di funzionamento del sistema. \u00c8 come immettere una cascata d\u2019acqua in un acquedotto che ha le condutture bucate! Certo, qualche goccia in pi\u00f9 alla fine pu\u00f2 arrivare, ma il problema \u00e8 appunto la struttura di funzionamento del sistema idrico. Una bella differenza \u2013 non trovate? \u2013 rispetto ai discorsi che sentite fare in TV dagli attuali politici\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La filosofia classica insegna\u00a0 a ragionare in termini di <em>intero<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La filosofia classica insegna dunque a ragionare in termini di <em>intero<\/em>, di <em>totalit\u00e0 sociale<\/em>, di <em>strutture fondamentali<\/em>, di ci\u00f2 che \u00e8 <em>giusto<\/em>, <em>vero<\/em>, <em>buono<\/em>, del <em>fine<\/em> da porre in essere per condurre una <em>vita felice<\/em>. Ci\u00f2 si scontra con l\u2019attuale modo di vivere capitalistico? Certo che si scontra. Possiamo sicuramente, nei confronti dell\u2019attuale modo di produzione, essere ribelli, ossia dire che l\u2019euro fa schifo, che l\u2019alta finanza \u00e8 fatta da sanguisughe, che i politici sono tutti dei disonesti, ecc. Ma tutto questo \u00e8 \u201cribellismo\u201d con scarsa base teoretica; e senza una base teoretica non si costruisce nulla, non si <em>progetta<\/em>. L\u2019educazione classica, la filosofia classica, insegna proprio questa base, ossia insegna a comprendere e valutare la totalit\u00e0 sociale in cui si vive, alla luce dei <em>veri fini <\/em>che l\u2019uomo \u2013 fondamento del senso e del valore \u2013 si deve porre <em>per essere felice<\/em>.<\/p>\n<p>Tutto il discorso fatto finora tende a mostrare che si \u00e8 realmente critici solo se si \u00e8 anche <em>progettuali<\/em>: e questa dimensione progettuale \u00e8 il fulcro, sul piano politico, della educazione classica. La critica fine a se stessa, anche se urlata, non conduce da nessuna parte; mentre una progettualit\u00e0 fondata ed argomentata, forse, s\u00ec. In ogni caso, essa \u00e8 per i giovani l\u2019unica <em>guida educativa<\/em> possibile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Tre <em>luoghi comuni<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Utilizzer\u00f2 ora gli ultimi minuti del mio intervento, per applicare questo discorso generale a tre luoghi comuni del nostro tempo, che corrispondono a tre famose dichiarazioni di ministri sui nostri giovani. Non mi interessano i nomi, n\u00e9 le aree politiche di appartenenza di questi ministri, perch\u00e9, in quanto <em>luoghi comuni<\/em>, questi temi sono condivisi anche, appunto, dalla gente comune.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il primo luogo comune<\/strong><\/p>\n<p>Il primo luogo comune consiste in tutte quelle dichiarazioni, svolte anche da docenti universitari, in cui sostanzialmente si plaude alla <em>mobilit\u00e0<\/em> dei giovani, e li si invita a non fare i <em>bamboccioni <\/em>a casa propria, ma a girare il mondo alla ricerca della occupazione migliore, con cui evidentemente si identifica la realizzazione nella vita. Ora: su questo punto \u00e8 necessario intendersi. Se la scelta di vivere all\u2019estero fosse realmente libera, ossia rispondesse davvero ad un desiderio autonomo consapevole di lasciare la famiglia e gli amici, potrei chiedermene il perch\u00e9 \u2013 non \u00e8 naturale abbandonare chi si ama \u2013, ma essa sarebbe accettabile. Tuttavia, il fenomeno che quotidianamente si verifica \u00e8 un altro. Quando non \u00e8 fuga per mero bisogno, ad esempio nelle regioni del Sud Italia, questa fuga \u00e8 spesso nei giovani laureati inseguimento di un miraggio che il modo di produzione capitalistico fa balenare davanti agli occhi, ma che \u2013 come tutti i miraggi \u2013 svanisce non appena ci si arriva vicino. Non discuto che in altri paesi le condizioni lavorative siano migliori che in Italia, ma occorre sempre essere consapevoli che lo sradicamento, l\u2019allontanamento dalla famiglia di origine, \u00e8 una perdita fondamentale di felicit\u00e0 per ogni essere umano. Come tale, quanto meno, essa non dovrebbe essere propagandata, specie da istituzioni politiche ed accademiche.<\/p>\n<p>Mi giunge voce che un docente universitario piuttosto noto abbia detto, a lezione, che \u00e8 meglio vivere sotto i ponti che accettare di vivere nella casa lasciata in eredit\u00e0 dai nonni: come se la comunit\u00e0 famigliare fosse una prigione, e non anche un luogo di realizzazione personale! Pensate che la radice greca da cui deriva la parola <em>eleutheria<\/em>, che traduciamo con \u201clibert\u00e0\u201d, ospita proprio l\u2019idea del crescere in un ambiente protetto, famigliare, comunitario, in cui si pu\u00f2 gradualmente divenire \u201cautonomi\u201d, ossia appunto \u2013 sempre etimologicamente \u2013 essere \u201clegge a se stessi\u201d. Lo schiavo invece (cos\u00ec come oggi il giovane precario sradicato) non aveva questo contesto favorevole di crescita, e ci\u00f2 gli provocava perdita di identit\u00e0 ed umanit\u00e0, dunque incapacit\u00e0 di essere pienamente libero, autonomo. In una commedia di Menandro si legge che per lo schiavo \u00absolo il padrone \u00e8 legge e giudice di ci\u00f2 che \u00e8 giusto e ci\u00f2 che \u00e8 ingiusto\u00bb. Oggi \u201cil padrone\u201d sono queste false idee funzionali ai processi capitalistici di mercato.<\/p>\n<p>Vi chiedo allora: davvero \u00e8 da considerare cos\u00ec deprecabile voler continuare a vivere, magari accontentandosi di meno dal punto di vista economico, nel paese in cui si \u00e8 sempre vissuti, ed in cui si condividono con gli altri, quanto meno, lingua e tradizioni, oltre che radici e rapporti? Io auguro a tutti i giovani qui presenti di trovare dei compagni o delle compagne che vorranno loro un bene enorme per tutta la vita, ma tenete conto che ben difficilmente, nella vita, si potr\u00e0 trovare anche una sola persona che vi vorr\u00e0 bene come la vostra mamma o come il vostro pap\u00e0 (salvo eccezioni, purtroppo ahim\u00e8 sempre possibili in natura). Tenetelo sempre presente nelle vostre scelte di vivere o meno all\u2019estero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il secondo luogo comune<\/strong><\/p>\n<p>Il secondo luogo comune \u00e8 quello che ritiene i giovani <em>schizzinosi<\/em>. Ricordate infatti che un famoso ministro, anche lei docente universitario, disse una volta che i giovani non devono essere troppo <em>schizzinosi<\/em> nello scegliere il lavoro, ossia, specie all\u2019inizio, devono prendere quello che gli capita, perch\u00e9 il <em>curriculum<\/em> inizia anche cos\u00ec. Questa disponibilit\u00e0 a fare di tutto \u00e8 infatti molto apprezzata dalle aziende. E ci credo che \u00e8 apprezzata! Se poi lo si fa gratis \u2013 con un bello <em>stage<\/em> \u2013 \u00e8 ancora pi\u00f9 apprezzata!<\/p>\n<p>Ovviamente, la questione va analizzata sempre a prescindere dalla simpatia\/antipatia che suscita chi ha detto la frase, e quanto meno da un duplice punto di vista, individuale e sociale. Sul piano individuale, \u00e8 evidente che se si \u00e8 in estrema difficolt\u00e0 a mettere insieme il pranzo e la cena, si \u00e8 costretti a non essere schizzinosi e ad accettare quello che arriva. \u00c8 naturale. Semmai, la politica dovrebbe fare di tutto per evitare almeno queste situazioni. I giovani che per\u00f2 non sono in queste condizioni, come di solito non lo sono i giovani laureati, perch\u00e9 dovrebbero farlo? Perch\u00e9 dovrebbero fare la prima cosa che trovano? Se la loro umanit\u00e0, la loro vita, indipendentemente da quello che hanno studiato, si arricchisce di pi\u00f9 \u2013 ed \u00e8 cos\u00ec \u2013 passando del tempo facendo, ad esempio, volontariato con gli anziani, o con persone in difficolt\u00e0, o accudendo i genitori, perch\u00e9 dovrebbero scegliere il peggio per s\u00e9 stessi, anche se ci\u00f2 assume la forma di un lavoro remunerato? A mio avviso la politica, e la filosofia su cui essa dovrebbe appoggiarsi, dovrebbe iniziare a <em>smitizzare il lavoro<\/em>, il quale \u2013 almeno nelle condizioni capitalistiche nelle quali ci troviamo, in cui <em>non si pu\u00f2 <\/em>scegliere cosa fare in base alla utilit\u00e0 sociale di quel che si fa, o in base a ci\u00f2 verso cui siamo portati: ci si pu\u00f2 solo adattare a cosa offre il mercato in base alle aspettative di profitto delle imprese \u2013 come tale pu\u00f2 solo essere uno strumento, ma non il fine della vita stessa. Il <em>fine giusto per la vita<\/em> pu\u00f2 essere solo la <em>felicit\u00e0<\/em>, ossia <em>la piena realizzazione di s\u00e9<\/em> in un mondo che si deve cercare di rendere il pi\u00f9 possibile <em>armonico<\/em> (perch\u00e9 vivere in un mondo armonico consente a tutti di essere pi\u00f9 felici). Un lavoro che abbrutisce, anche se svolto in giacca e cravatta, non \u00e8 una opportunit\u00e0, ma \u00e8 qualcosa che ci plasma negativamente facendoci diventare peggiori! Le abitudini non sono mai prive di effetti. Aristotele diceva che, ferma restando la natura di ciascuno, le abitudini \u2013 apprese da piccoli dai genitori, e poi dai contesti sociali che si praticano \u2013 creano una sorta di \u201cseconda natura\u201d, che talvolta anche l\u2019educazione migliore fa fatica a modificare.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 chi ha modo di influire sulla politica e sulla educazione non deve fare entrare nella testa dei giovani il messaggio per cui ciascuno deve pensare principalmente a s\u00e9 stesso. Il messaggio da dare ai giovani deve essere sempre un messaggio educativo, il quale mostri \u2013 come diceva appunto Platone \u2013 che non si pensa realmente a s\u00e9 stessi senza al contempo pensare anche agli altri, al mondo nel suo complesso, poich\u00e9 nessuno pu\u00f2 essere pienamente felice in un mondo infelice e conflittuale. Per questo motivo ai ragazzi occorre consigliare non di <em>non essere<\/em> <em>schizzinosi<\/em>, ma di stare sempre <em>attenti nelle scelte<\/em>, ossia di cercare sempre di <em>scegliere bene<\/em>, avendo rispetto e cura di s\u00e9 stessi e degli altri. Le scelte che si fanno a 18 anni, o a 20 anni, non sono irreversibili, ma comunque condizionano. Un\u2019attivit\u00e0 lavorativa avvilente condotta per un certo periodo di tempo, un fidanzato sbagliato, anche una singola esperienza sbagliata fatta magari con leggerezza, a volte segnano la vita per sempre. Alcune ferite non si rimarginano mai. Il pi\u00f9 delle volte si pu\u00f2 certo tornare indietro, ma le esperienze, dunque le scelte, non sono solo opportunit\u00e0, ma hanno anche dei costi: qualcosa si paga sempre. Io sar\u00f2 forse un po\u2019 troppo protettivo, da pap\u00e0 quale sono di una bambina che va alle scuole elementari, ma occorre davvero oggi essere sempre prudenti, e dunque saggi, nel porre in essere le proprie scelte.<\/p>\n<p>Per tornare comunque al tema degli <em>schizzinosi<\/em>, alle scuole superiori, con le ultime riforme, centinaia di ore saranno dedicate alla cosiddetta alternanza scuola\/lavoro. Ci\u00f2 lancia purtroppo chiaramente ai ragazzi il messaggio che a scuola, nel migliore dei casi, stanno ricevendo <em>istruzione<\/em> (strumenti per andare a lavorare), <em>non educazione<\/em> (formazione di una umanit\u00e0 compiuta, necessaria alla loro felicit\u00e0). I ministri peraltro, di tutti gli schieramenti, su questo tema gongolano: \u201cEcco, grazie a noi i ragazzi iniziano finalmente ad entrare gi\u00e0 da adolescenti nel mondo del lavoro\u2026\u201d. Ora: a parte il fatto che anche mia nonna, 90 anni fa, lavorava gi\u00e0 alle scuole elementari \u2013 evidentemente era avanti sui tempi \u2013, mi chiedo perch\u00e9 non si ragioni mai su cosa queste attivit\u00e0 \u201clavorative\u201d tolgono ai ragazzi. Queste centinaia di ore investite nella letteratura, nella storia, nella filosofia, non favorirebbero giovani, e poi cittadini, pi\u00f9 intelligenti e consapevoli? Forse il punto \u00e8 proprio qui, come aveva capito Nietzsche: all\u2019attuale modo di produzione servono lavoratori <em>docili<\/em> e consumatori <em>frenetici<\/em>. Per questo motivo la cultura classica, l\u2019educazione, con la loro riflessione e lentezza, risultano di impaccio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il terzo luogo comune<\/strong><\/p>\n<p>Vengo al terzo ed ultimo luogo comune, frutto della superficialit\u00e0 di un ministro dell\u2019attuale governo, che ogni tanto fa qualche gaffe, e che qualche mese or sono pare abbia detto che per trovare lavoro \u00e8 quasi meglio andare a giocare a calcetto con le persone giuste, che non avere degli ottimi curriculum. E su questa frase, come ricorderete, polemiche a non finire. Il ministro si \u00e8 in realt\u00e0 subito affrettato a chiarire il proprio pensiero, dicendo che non voleva affatto sminuire il valore del curriculum, ma che constatava comunque che il lavoro oggi, in Italia, si trova pi\u00f9 per conoscenze che per capacit\u00e0.<\/p>\n<p>Evidente che, per quanto colga un aspetto di verit\u00e0, la giustificazione rischia di essere peggiore della gaffe. Il ministro in questione infatti non si \u00e8 accorto nemmeno \u2013 questa la cosa pi\u00f9 grave, a mio avviso \u2013 di avere invertito il fine con i mezzi. Il fine di una buona vita \u00e8 infatti, come dicevamo, l\u2019essere felici e, come scrisse Aristotele, dei veri amici costituiscono una componente imprescindibile della felicit\u00e0, in quanto anche la pi\u00f9 grande fortuna, o il pi\u00f9 grande successo, non sono nulla senza amici veri con cui condividerli. Ora: lasciare intendere che \u00e8 preferibile scegliersi le amicizie in funzione del vantaggio occupazionale che un domani potrebbe derivarne, mi fa proprio pensare ai tre tipi di amicizia di cui parlava Aristotele. Lo Stagirita teorizzava infatti tre tipi di \u201camicizia\u201d, l\u2019ultimo soltanto dei quali, per\u00f2, propriamente tale. Il primo tipo \u00e8 la cosiddetta amicizia \u201cper il piacere\u201d: si sta insieme a qualcuno soltanto finch\u00e9 costui \u2013 \u00e8 cosa tipica dei giovani \u2013 \u00e8 bello, simpatico, affascinante, ecc.; ma se gli capita qualche accidente, lo si abbandona subito. Evidente che questa amicizia non \u00e8 stabile, dunque non \u00e8 tale. Il secondo tipo \u00e8 la cosiddetta amicizia \u201cper utilit\u00e0\u201d: si sta insieme a qualcuno soltanto finch\u00e9 costui \u2013 \u00e8 cosa tipica degli adulti \u2013 \u00e8 potente, ricco, in grado comunque di aiutarci; quando costui smarrisce il proprio potere, lo si abbandona. Evidente che anche questa forma di amicizia non \u00e8 tale, ossia non \u00e8 conforme al suo concetto. Il terzo tipo \u00e8 la cosiddetta amicizia \u201cper il bene\u201d: si sta insieme a qualcuno perch\u00e9 questo qualcuno ha delle doti che riteniamo buone, perch\u00e9 condividiamo quello che fa, perch\u00e9 in certo modo ci assomiglia, sicch\u00e9 tutto ci\u00f2 che gli accade di buono \u00e8 come se accadesse a noi (questa la <em>philia<\/em> greca, che \u00e8 un po\u2019 come l\u2019amore: il sostantivo greco indica infatti sia l\u2019amicizia che l\u2019amore). Evidente che questa amicizia \u00e8 realmente tale, e pertanto \u00e8 destinata a durare, a crescere, a perfezionarsi. Ecco: nella sua giustificazione <em>ex post<\/em> del calcetto, \u00e8 come se il ministro consigliasse di strumentalizzare, ossia un po\u2019 di mercificare, anche le relazioni sociali, dunque l\u2019amicizia. Sicuramente lo ha fatto senza cattiva volont\u00e0, ossia in modo inconscio. Questa, tuttavia, \u00e8 a mio avviso una aggravante, in quanto significa che il senso comune, cui i politici spesso si attengono, reputa ormai normale la strumentalizzazione di ogni aspetto della vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019educazione classica serve a capire cosa \u00e8 realmente importante per essere felici<\/strong><\/p>\n<p>Ecco a cosa serve l\u2019educazione classica: a capire cosa \u00e8 realmente importante per essere felici, e come cercare di agire concretamente per realizzarlo. Se ci\u00f2 richiede anche di modificare l\u2019attuale modo di produzione sociale, perch\u00e9 le strutture privatistiche e mercificate impediscono la buona vita, ebbene, allora sar\u00e0 in questo senso che occorrer\u00e0 iniziare a riflettere e ad agire.<\/p>\n<p>Mia figlia \u2013 che mi vede spesso con i libri anche alla sera, perch\u00e9 per me la filosofia \u00e8 una vera passione \u2013 mi chiede spesso: \u00abPap\u00e0, perch\u00e9 studi filosofia?\u00bb. Lei probabilmente ancora associa la filosofia ad una rottura di scatole che mi fa giocare meno con lei. La domanda non \u00e8 comunque da poco. Io le rispondo cos\u00ec: per cercare di capire bene le cose importanti che ci fanno vivere meglio, in quanto, se non si comprende cosa \u00e8 importante e cosa non lo \u00e8, si vive male. A questo serve la educazione classica: a riflettere sui fini migliori da dare alla vita, sia sul piano individuale che sul piano sociale, perch\u00e9 la filosofia classica nasce politica, e questo fatto non pu\u00f2 essere rimosso.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong>https:\/\/www.sinistrainrete.info\/filosofia\/11206-luca-grecchi-educazione-classica-educazione-conservatrice.html<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Luca Grecchi) Immagino che la maggior parte delle persone, anche quelle qui convenute, risponderebbe in modo affermativo alla domanda che d\u00e0 il titolo al mio intervento. 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