{"id":37323,"date":"2017-12-20T10:00:39","date_gmt":"2017-12-20T09:00:39","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37323"},"modified":"2017-12-20T00:24:04","modified_gmt":"2017-12-19T23:24:04","slug":"lirrazionalita-del-neomercantilismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37323","title":{"rendered":"L\u2019irrazionalit\u00e0 del neomercantilismo"},"content":{"rendered":"<p><strong>di MICRO MEGA (<\/strong><strong>Guglielmo Forges <\/strong><strong>Davanzati<\/strong><strong>)<\/strong><em><br \/>\n<\/em><br \/>\nIl neomercantilismo \u00e8 una modalit\u00e0 di riproduzione capitalistica basata sull\u2019obiettivo di generare crescita economica attraverso l\u2019aumento delle esportazioni e la riduzione delle importazioni<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/irrazionalita-del-neomercantilismo\/#_ftn1\">[1]<\/a>. E\u2019 questa la linea di politica economica dominante oggi soprattutto (ma non solo) nell\u2019Eurozona e che si traduce mediaticamente nell\u2019ossessione della competitivit\u00e0. L\u2019Unione europea, nei Trattati pi\u00f9 recenti che ne hanno configurato l\u2019architettura attuale, \u00e8 formalmente concepita come economia sociale di mercato <em>estremamente competitiva<\/em>. I due strumenti fondamentali ipotizzati (e attuati) per raggiungere questo obiettivo, per <em>tutti <\/em>i Paesi membri, consistono nel consolidamento fiscale (ovvero la generazione di avanzi primari, mediante riduzioni della spesa pubblica) e nelle c.d. riforme strutturali, nella forma della liberalizzazione dei mercati dei beni e dei servizi e deregolamentazione del mercato del lavoro (per generare moderazione salariale) e della detassazione degli utili d\u2019impresa. Ci\u00f2 nella convinzione che consentire alle imprese di contenere i costi di produzione sia il presupposto essenziale per consentire loro di vendere all\u2019estero a prezzi ridotti. In pi\u00f9, le misure di moderazione salariale, combinate con il consolidamento fiscale, sono pensate per ridurre le importazioni.<\/p>\n<p>La domanda che occorre porsi \u00e8 se una strategia neo-mercantilista possa essere efficace (ai fini della crescita, come si ritiene) e sostenibile. La risposta rinvia a considerazioni di natura teorica e ad alcune evidenze empiriche, queste ultime qui riferite all\u2019Italia.<\/p>\n<p>In primo luogo, occorre ricordare che la crescita dell\u2019economia mondiale nel suo complesso non pu\u00f2 essere trainata dalle esportazioni dal momento che un modello di crescita trainata dalle esportazioni funziona soltanto se e fin quando esistono Paesi importatori netti. Questa considerazione destituisce di fondamento la visione dominante per la quale il modello di crescita trainato dall\u2019accumulazione dei profitti pu\u00f2 e deve riguardare <em>tutti<\/em><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/irrazionalita-del-neomercantilismo\/#_ftn2\">[2]<\/a>: banalmente, non si pu\u00f2 esportare sulla Luna. In secondo luogo, occorre riconoscere che il libero scambio non avvantaggia tutti i Paesi che ne prendono parte, fondamentalmente a ragione del fatto che gli scambi internazionali coinvolgono Paesi con differenti gradi di sviluppo. Alcuni Paesi (i c.d. <em>early startes<\/em>) possono produrre con costi decrescenti, soprattutto nel settore manifatturiero, traendo vantaggio dallo scambio con Paesi che producono con costi crescenti (i c.d. <em>late comers<\/em>)<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/irrazionalita-del-neomercantilismo\/#_ftn3\">[3]<\/a>. Non a caso, sul piano empirico, il fondamentale fatto stilizzato al quale riferirsi \u00e8 che le economie pi\u00f9 aperte agli scambi internazionali (ovvero quelle con pi\u00f9 alto grado di sviluppo) tendono a essere economie la cui crescita \u00e8 trainata dal reinvestimento dei profitti \u2013 il c.d. <em>profit-led regime<\/em> \u2013 e dalle esportazioni.<\/p>\n<p>Si \u00e8 dunque in presenza di un gioco a somma zero, nel quale l\u2019Italia risulta perdente. Per queste ragioni.<\/p>\n<p>1. La quota delle nostre imprese esportatrici \u00e8 bassa nella comparazione con i nostri concorrenti dell\u2019Eurozona<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/irrazionalita-del-neomercantilismo\/#_ftn4\">[4]<\/a>, ed \u00e8 concentrata nella classe di imprese di medie e grandi dimensioni localizzate quasi esclusivamente al Nord. Circa la met\u00e0 delle imprese esportatrici \u00e8 costituita da imprese del settore manifatturiero. Se si assume che le nostre esportazioni sono molto sensibili al prezzo (ipotesi niente affatto scontata), la moderazione salariale avvantaggia esclusivamente queste imprese. Per l\u2019ampia platea delle altre imprese italiane, per contro, ovvero per le imprese di piccole dimensioni localizzate nel Mezzogiorno, la riduzione dei salari ha l\u2019unico effetto di comprimere la domanda interna<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/irrazionalita-del-neomercantilismo\/#_ftn5\">[5]<\/a>. Da qui: riduzione dei margini di profitto, degli investimenti privati, aumento del tasso di disoccupazione. Se, per contro, si assume che le nostre esportazioni sono trainate da fattori che attengono alla qualit\u00e0 del prodotto (e dunque indipendentemente dal prezzo di vendita), la moderazione salariale \u00e8, con ogni evidenza, inutile per le imprese esportatrici e dannosa per le tante imprese che operano sul mercato interno<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/irrazionalita-del-neomercantilismo\/#_ftn6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p>2. La moderazione salariale non necessariamente implica, attraverso la compressione della domanda interna, una riduzione delle importazioni. Ci\u00f2 per numerose ragioni, non da ultimo il fatto che al ridursi dei salari si modifica la composizione merceologica dei consumi e, per conseguenza, pu\u00f2 risultare conveniente acquistare beni (a prezzi inferiori) non prodotti in Italia (si pensi, a titolo puramente esemplificativo all\u2019aumento dell\u2019acquisto di prodotti cinesi). Pi\u00f9 in generale, i pattern di consumo risentono non solo del reddito e dei prezzi relativi dei beni, ma anche di effetti di \u2018apprendimento\u2019 e di imitazione: il che rende piuttosto semplicistica l\u2019assunzione standard per la quale fra consumi e importazioni la relazione \u00e8 sempre e necessariamente di tipo diretto. A ci\u00f2 si pu\u00f2 aggiungere che in un contesto di moderazione salariale e crescente precarizzazione del lavoro la propensione al consumo pu\u00f2 ridursi, per effetto dell\u2019aumento dell\u2019incertezza sul rinnovo del contratto di lavoro e, dunque, sul flusso dei redditi futuri.<\/p>\n<p>Sul piano empirico, si rileva che i principali Paesi dell\u2019Unione Monetaria Europea, con eccezione della Francia e in parte del Regno Unito, a partire dal 2011 registrano aumenti del saldo della bilancia commerciale in rapporto al Pil. Ci\u00f2 vale anche per l\u2019Italia, ma con effetti sul tasso di crescita pressoch\u00e9 insignificanti (il miglior risultato ottenuto dal 2011 al 2016 \u00e8 un tasso di crescita dell\u20191%) e comunque in assenza di apprezzabili riduzioni del tasso di disoccupazione (che, pur a fronte di incrementi di esportazioni \u00e8 semmai aumentato, passando dall\u20198.3% dell\u2019agosto 2011 all\u201911.2% dell\u2019agosto 2017).<\/p>\n<p><em>Saldi della bilancia commerciale Paesi 5 UME 1990-2016 (valori correnti, in % sul Pil)<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/irrazionalita-del-neomercantilismo\/#_ftn7\"><strong>[7]<\/strong><\/a><\/em><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/files\/2017\/12\/grafico-1.png\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p>Perch\u00e9, se queste misure non generano i risultati attesi (almeno nel caso italiano), esse vengono reiterate? Qui la risposta attiene a considerazioni di natura economica ma soprattutto di natura politica.<\/p>\n<p>a) Sul piano propriamente economico, \u00e8 del tutto evidente che la singola impresa, in concorrenza con le altre, ha la massima convenienza a ottenere sgravi fiscali e bassi salari. Ma la convenienza privata, in questo caso, confligge con quella della collettivit\u00e0 delle imprese, per una duplice ragione. Innanzitutto perch\u00e9 bassi salari (e alta tassazione sul lavoro, essendo la ripartizione dell\u2019onere fiscale un gioco a somma zero, in un contesto di consolidamento fiscale) riducono i consumi, generando effetti deflattivi e calo dei profitti nell\u2019aggregato. In pi\u00f9, la compressione dei salari tende ad associarsi al deterioramento della qualit\u00e0 della forza lavoro (p.e. per la minore capacit\u00e0 di accesso a cure mediche) e, dunque, a minore tasso di crescita della produttivit\u00e0 del lavoro e dei profitti futuri. In altri termini, la domanda di moderazione salariale espressa dalle imprese genera sia problemi di mancanza di coordinamento \u2013 e dunque di conflitto fra ci\u00f2 che \u00e8 privatamente conveniente e ci\u00f2 che lo \u00e8 per la collettivit\u00e0 delle imprese (e che le imprese non farebbero \u2013 ridurre i salari &#8211; se potessero coordinarsi: cosa impossibile nell\u2019ambiente \u2018anarchico\u2019 del mercato) \u2013 sia problemi di miopia \u2013 essendo, nella migliore delle ipotesi, una strategia utile solo nel breve periodo. A ci\u00f2 si pu\u00f2 aggiungere il fatto che all\u2019aumentare dei profitti gli investimenti non necessariamente aumentano. Possono non aumentare per il peggioramento delle aspettative imprenditoriali, per il fatto che i profitti accumulati vengono destinati a usi speculativi e ancora per l\u2019aumento dei consumi di lusso da parte dei capitalisti.<\/p>\n<p>b) Sul piano politico, dati i rapporti di forza fra Capitale e Lavoro, fortemente squilibrati a vantaggio del primo, appare del tutto evidente che le politiche economiche rispondono agli interessi di chi ha maggior potere contrattuale \u2013 ovvero a chi ha maggior potere di ricatto sui Governi. Il potere di ricatto del Capitale sui singoli governi deriva essenzialmente dal c.d. sciopero del capitale (<em>capital strike)<\/em>, ovvero dalla possibilit\u00e0 per il capitale \u2013 possibilit\u00e0 esclusa per il lavoro \u2013 di minacciare delocalizzazioni. A ci\u00f2 si aggiunge il potere di condizionamento che le Istituzioni finanziarie internazionali esercitano sulle politiche economiche dei singoli Paesi e che si manifesta nella richiesta di essere \u2018credibili\u2019 \u2013 ovvero, in sostanza, di mettere in atto misure di moderazione salariale. Il loro potere deriva dall\u2019essere creditori degli Stati, giacch\u00e9 detentori dei loro titoli del debito pubblico.<\/p>\n<p>Per questa fondamentale ragione politica, il modello di politica economica dominante non pu\u00f2 che essere <em>profit-led <\/em>e <em>export-led<\/em>, ma, al tempo stesso, tale modello non pu\u00f2 generare crescita su scala globale (potendo farlo solo per singoli Paesi). E\u2019 un modello irrazionale ai fini della crescita e dell\u2019aumento dell\u2019occupazione, \u00e8 un modello che accentua i conflitti intercapitalistici in un pericoloso gioco di acquisizione di quote di mercato su scala globale, ed \u00e8 un modello che, tuttavia, stante le condizioni date, non sembra avere alternative.<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/p>\n<p><\/strong><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/irrazionalita-del-neomercantilismo\/#_ftnref1\">[1]<\/a> L\u2019espressione neo-mercantilismo rinvia alla teoria economica considerata dominante nel XVII secolo (il mercantilismo appunto), che, nella sua forma pi\u00f9 rozza, suggeriva ai Principi di accumulare \u2018tesoro\u2019 stimolando le esportazioni. Si tratta di una visione che, gi\u00e0 in quel periodo, era considerata semplicistica. Si rinvia sul tema a G.Forges Davanzati, <em>Thomas Mun. <\/em><em>Il tesoro dell\u2019Inghilterra nel commercio estero. <\/em>Napoli: ESI, 1994.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/irrazionalita-del-neomercantilismo\/#_ftnref2\">[2]<\/a> Sul tema si rinvia a O. Onaran (2016), <em>Wage-versus Profit-led growth in the context of international interactions and public spending: The political aspects of wage-led recovery<\/em>, PostKeynesian Economics Study Group, working paper n.1603, February.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/irrazionalita-del-neomercantilismo\/#_ftnref3\">[3]<\/a> Non \u00e8 questa la sede per soffermarsi sul dibattito fra protezionisti e liberoscambisti. Sul tema, si rinvia, in particolare, a M.De Cecco (2016), <em>Moneta e impero. Economia e finanza internazionale dal 1890 al 1914<\/em>, a cura di A.Gigliobianco. Roma: Donzelli, cap.1.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/irrazionalita-del-neomercantilismo\/#_ftnref4\">[4]<\/a> ISTAT-ICE stima che il grado di apertura internazionale dell\u2019Italia \u00e8 circa la met\u00e0 di quella media dell\u2019area euro.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/irrazionalita-del-neomercantilismo\/#_ftnref5\">[5]<\/a> Per un\u2019analisi dettagliata del fenomeno, anche con riferimento alla tipologia di merci esportate\/importate, si rinvia a ISTAT, <em>Commercio estero e attivit\u00e0 internazionale delle imprese<\/em>. Roma, 2017.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/irrazionalita-del-neomercantilismo\/#_ftnref6\">[6]<\/a> Cfr. A. Felettingh, A. and S. Federico, (2011). <em>Measuring the price elasticity import demand in the destination of Italian exports<\/em>, \u201cEconomia e Politica Industriale\u201d, vol.38, n.1, pp.127-162.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/irrazionalita-del-neomercantilismo\/#_ftnref7\">[7]<\/a> La figura \u00e8 tratta da D.Moro, <em>L\u2019internazionalizzazione dell\u2019economia dell\u2019Italia nel passaggio dalla semiperiferia al centro dell\u2019economia-mondo<\/em>, mimeo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/irrazionalita-del-neomercantilismo\/\">http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/irrazionalita-del-neomercantilismo\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MICRO MEGA (Guglielmo Forges Davanzati) Il neomercantilismo \u00e8 una modalit\u00e0 di riproduzione capitalistica basata sull\u2019obiettivo di generare crescita economica attraverso l\u2019aumento delle esportazioni e la riduzione delle importazioni[1]. 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