{"id":37355,"date":"2017-12-21T10:35:36","date_gmt":"2017-12-21T09:35:36","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37355"},"modified":"2017-12-20T23:08:20","modified_gmt":"2017-12-20T22:08:20","slug":"listat-certifica-la-deriva-neoliberista-dellitalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37355","title":{"rendered":"L\u2019Istat certifica la deriva neoliberista dell\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>HUFFINGTON POST (Luigi Pandolfi)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una conferma, quella che arriva dall&#8217;ultima nota dell&#8217;Istat: in Italia la ricchezza aumenta, ma aumenta anche la povert\u00e0. Sembra un ossimoro, ma \u00e8 soltanto il risultato di un mutamento strutturale della nostra economia, sempre pi\u00f9 orientata all&#8217;export, trainata dalla svalutazione del lavoro che, a sua volta, cammina a braccetto con la bassa domanda interna. Un dato che accomuna Nord e Sud, fatto salvo il divario che ancora esiste tra le due aree del paese.<\/p>\n<div id=\"entry_paragraph_1\" class=\"entry-body--paragraph-ad\" style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 il lascito di una crisi che le \u00e9lite economiche e politiche, nazionali ed europee, hanno colto come opportunit\u00e0 per portare a termine l&#8217;opera di trasformazione dei rapporti di produzione, della societ\u00e0, in senso (neo)liberista. Crisi costituente, austerit\u00e0 per il popolo, pi\u00f9 profitti per chi esporta.<\/p>\n<div id=\"entry_paragraph_2\" class=\"entry-body--paragraph-ad\" style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">Vorr\u00e0 dire pure qualcosa, d&#8217;altra parte, se la bilancia commerciale italiana ha chiuso il 2016 con un avanzo di 51,6 miliardi di euro, il pi\u00f9 alto da 25 anni a questa parte, terzo risultato pi\u00f9 alto in ambito Ue, dopo quello di Germania (257,3 miliardi) e Paesi Bassi (59,9), e, al tempo stesso, \u00e8 aumentato il numero di coloro che, nel nostro paese, scontano povert\u00e0 e precariato, difficolt\u00e0 di eccesso alle cure e all&#8217;istruzione, disoccupazione prolungata.<\/p>\n<div id=\"entry_paragraph_3\" class=\"entry-body--paragraph-ad\" style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">S\u00ec, vuol dire che l&#8217;Europa, da baluardo del\u00a0<i>welfare state<\/i>\u00a0(il &#8220;modello sociale europeo&#8221;), \u00e8 diventata, complice anche la crisi e la sua gestione (ma il processo \u00e8 iniziato molto tempo prima), la nuova frontiera del capitalismo mercantilista, dove la parola d&#8217;ordine (o magica) si chiama &#8220;competitivit\u00e0&#8221;. Mercato, competizione, produttivit\u00e0. E lo Stato? C&#8217;\u00e8, ma ha mutato la sua missione: dal modello istituzionale redistributivo si \u00e8 passati al modello istituzionale regolamentativo, nell&#8217;interesse del capitale, al servizio del mercato, nel quadro della\u00a0<i>governance\u00a0<\/i>comunitaria. Nel 1992, in occasione della ratifica da parte del parlamento italiano del Trattato di Maastricht, Lucio Magri, in un passaggio del suo intervento, si esprimeva cos\u00ec: &#8220;L&#8217;indirizzo [del Trattato] \u00e8 definito in estrema sintesi cos\u00ec: il funzionamento pieno di un&#8217;economia di mercato, ma non nel senso \u2014 badate \u2014 ovvio e banale del riconoscimento del mercato, bens\u00ec nel senso di una radicale e sistematica riduzione di ci\u00f2 che sussiste di non mercantile, cio\u00e8 di tutti quegli strumenti attraverso i quali le democrazie europee nell&#8217;epoca keynesiana, cio\u00e8 dopo gli anni trenta e soprattutto dopo il 1945, avevano appreso a governare gli eccessi del gioco cieco del mercato&#8221;. Esattamente ci\u00f2 che abbiamo davanti, sotto i nostri occhi. Missione compiuta.<\/p>\n<div id=\"entry_paragraph_4\" class=\"entry-body--paragraph-ad\" style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">I\u00a0<a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/207031\" target=\"_blank\" rel=\"nofollow noopener\">dati forniti dall&#8217;Istat<\/a>, allora. Citiamo testualmente: &#8220;Una significativa e diffusa crescita del reddito disponibile \u00e8 associata a un aumento della disuguaglianza economica e del rischio di povert\u00e0 o esclusione sociale&#8221;. Caspita, ma non c&#8217;era la ripresa, la crescita? S\u00ec, ma, com&#8217;\u00e8 ormai chiaro, essa non costituisce pi\u00f9 (o soltanto) un parametro su cui fondare aspettative di benessere collettivo. Tanto per intenderci, un paese come l&#8217;Etiopia cresce da dieci anni a un ritmo del 10% circa, ma trentadue milioni di etiopi non hanno neanche acqua da bere. Crescita, ma per chi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dunque, vola l&#8217;export, la ripresa c&#8217;\u00e8, ma l&#8217;Istat ci restituisce uno scenario poco rassicurante. Il reddito netto medio annuo per famiglia aumenta (+1,8%), ma: il beneficio \u00e8 sostanzialmente per il &#8220;quinto pi\u00f9 ricco della popolazione&#8221;, il 30,0% degli italiani \u00e8 a rischio di povert\u00e0 o esclusione sociale (+2% rispetto all&#8217;anno scorso), aumentano il numero di &#8220;famiglie gravemente deprivate&#8221;, nel Mezzogiorno la percentuale di chi \u00e8 esposto al rischio di povert\u00e0 o esclusione sociale \u00e8 al 46,9% (in aumento). Un modello, niente di eccezionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un modello dove i giovani sono maggiormente penalizzati, tra precariet\u00e0 e redditi bassi. Ancora l&#8217;Istat: sono maggiormente a rischio di povert\u00e0 e di esclusione le persone che vivono in famiglie dove il principale percettore di reddito ha meno di 35 anni. Un modello da rovesciare.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.huffingtonpost.it\/luigi-pandolfi\/l-istat-certifica-la-deriva-neoliberista-dell-italia_a_23303296\/\">http:\/\/www.huffingtonpost.it\/luigi-pandolfi\/l-istat-certifica-la-deriva-neoliberista-dell-italia_a_23303296\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di HUFFINGTON POST (Luigi Pandolfi) Una conferma, quella che arriva dall&#8217;ultima nota dell&#8217;Istat: in Italia la ricchezza aumenta, ma aumenta anche la povert\u00e0. Sembra un ossimoro, ma \u00e8 soltanto il risultato di un mutamento strutturale della nostra economia, sempre pi\u00f9 orientata all&#8217;export, trainata dalla svalutazione del lavoro che, a sua volta, cammina a braccetto con la bassa domanda interna. 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