{"id":37521,"date":"2018-01-08T00:05:06","date_gmt":"2018-01-07T23:05:06","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37521"},"modified":"2018-01-08T11:54:30","modified_gmt":"2018-01-08T10:54:30","slug":"__trashed-16","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37521","title":{"rendered":"Grande depressione: mito o realt\u00e0?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">di <strong>LUCA MANCINI (FSI Roma)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Recentemente \u00e8 in voga presso alcuni salotti di chiara connotazione liberale un tentativo di revisione storiografica riguardo la Grande Depressione che attanagli\u00f2 l&#8217;Europa e il Nord America negli ultimi trent&#8217;anni del XIX secolo. Alcuni personaggi, che non hanno studiato la storia, si atteggiano a storici dell&#8217;economia, finendo per scrivere su importanti giornali e riviste una serie di stupidaggini colossali. \u00c8 il caso di un articolo apparso nel 2006 sul New York Times, in cui l&#8217;avvocato e banchiere Charles R. Morris affermava che la cosiddetta \u201cGrande Depressione\u201d era stata in realt\u00e0 un periodo di grande crescita economica [<a href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\">1<\/a>]. Secondo Morris, la confusione al riguardo nascerebbe dal fatto che accanto alla diminuzione dei prezzi causata dalla deflazione e alla galoppante disoccupazione, vi \u00e8 stato anche un aumento degli standard di vita degli americani maggiormente benestanti, oltre che un aumento della produttivit\u00e0 del lavoro negli USA, dove la produzione manifatturiera pro capite aument\u00f2 dal 14,7% al 16,2%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Dello stesso avviso \u00e8 l&#8217;economista di scuola austriaca Murray Rothbard:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">\u201cCome Friedman e Schwartz ammettono, il decennio 1869-1879 conobbe un 3% di crescita annuo del prodotto nazionale monetario, una eccezionale crescita reale del prodotto nazionale del 6,8% l&#8217;anno in questo periodo, e un fenomenale aumento del 4,5% l&#8217;anno di prodotto reale pro capite. Anche la presunta &#8220;contrazione monetaria&#8221; non ebbe mai luogo, l&#8217;offerta di moneta aument\u00f2 del 2,7% all&#8217;anno. Dal 1873 al 1878, prima che avvenisse un&#8217;altra espansione monetaria, l&#8217;offerta complessiva di moneta bancaria pass\u00f2 da 1.964 miliardi di dollari a 2.221 miliardi di dollari, un aumento del 13,1% e del 2,6% su base annua. In breve, un aumento modesto ma deciso, una contrazione appena percepita. Dovrebbe essere chiaro, quindi, che la &#8220;grande depressione&#8221; del 1870 appare solo un mito, un mito causato da una errata interpretazione del fatto che i prezzi in generale registrarono un netto calo durante tutto l&#8217;intero intervallo. Infatti essi subirono un calo dalla fine della guerra civile fino al 1879. Friedman e Schwartz stimano che i prezzi in generale scesero nell&#8217;intervallo 1869-1879 del 3,8% l&#8217;anno. Purtroppo, la maggior parte degli storici ed economisti sono condizionati dalla credenza che una costante e profonda caduta dei prezzi debba tradursi in depressione: da qui la loro meraviglia nel constatare la prosperit\u00e0 e la crescita economica evidente in quest&#8217;epoca\u201d [<a href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\">2<\/a>].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Il punto \u00e8 che, come sosteneva Federico Caff\u00e8: \u201cAl posto degli uomini abbiamo sostituito i numeri e alla compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo sostituito l&#8217;assillo dei riequilibri contabili\u201d [<a href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\">3<\/a>]. La crescita del PIL o di una produttivit\u00e0 specifica, come quella segnalata da Morris, non sono garanzie di benessere economico. Una crisi economica non pu\u00f2 essere valutata solo attraverso freddi calcoli numerici, poich\u00e9 per valutarla a pieno \u00e8 necessario guardare il lato umano. Perci\u00f2 bisogna tenere in considerazione anche altri vari fattori quali: il tasso di disoccupazione, il valore di un salario medio e capire se questo permette o no una vita dignitosa al lavoratore e alla sua famiglia, bisogna valutare anche la continuit\u00e0 del lavoro dipendente e, infine, i consumi che derivano da tutto ci\u00f2. Solo con questi dati si pu\u00f2 verificare se una societ\u00e0 sia in salute, altrimenti se si finisce per vedere solo l&#8217;aumento degli standard di vita degli americani maggiormente benestanti, come fa Morris, si ha una visione completamente distorta di quell&#8217;epoca. Un Paese pu\u00f2 anche produrre di pi\u00f9 in un periodo di crisi, ma bisogna valutare il prezzo sociale con cui viene costruita questa produttivit\u00e0, la quale comunque non \u00e8 misura di tutto:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">\u201cIl Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualit\u00e0 della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidit\u00e0 dei valori famigliari o l&#8217;intelligenza del nostro dibattere. Il Pil non misura n\u00e9 la nostra arguzia, n\u00e9 il nostro coraggio, n\u00e9 la nostra saggezza, n\u00e9 la nostra conoscenza, n\u00e9 la nostra compassione, n\u00e9 la devozione al nostro Paese. Misura tutto, in poche parole, eccetto ci\u00f2 che rende la vita veramente degna di essere vissuta\u201d [<a href=\"#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\">4<\/a>].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Nietzsche in \u201cSull&#8217;utilit\u00e0 e il danno della storia per la vita\u201d metteva in guardia da determinati tipi di storiografia. Tra questi vi era quella che lui definiva \u201cstoria critica\u201d, ossia la storia scritta da persone che tentano di giustificare il presente, attraverso la revisione di un regime passato. Dietro questo attacco alla realt\u00e0 storica della Grande Depressione, non c&#8217;\u00e8 altro che la volont\u00e0 di giustificare l&#8217;attuale crisi economica e farla apparire come un qualcosa di normale, nella quale non si vive poi cos\u00ec male, perch\u00e8 c&#8217;\u00e8 la produttivit\u00e0, l&#8217;unica cosa che importa ai liberali, i quali ignorano completamente i drammi sociali della disoccupazione, del lavoro precario e dei salari miseri. Una prospettiva inaccettabile per qualsiasi essere umano di buon senso e qualunque storico non politicizzato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Viva la Repubblica Sovrana!<\/p>\n<hr \/>\n<div id=\"sdfootnote1\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> C. R. Morris, Freakoutonomics, nytimes.com, 2 giugno 2006.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> Murray Rothbard, A history of money and banking in the United States, Ludwig Von Mises Institute, Auburn 2002, pp.154- 155.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\" style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> F. Caff\u00e8, Un salto nel voto, Micromega, febbraio 2013, p.1<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a> Dal discorso di Robert Kennedy del 18 marzo 1968<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LUCA MANCINI (FSI Roma) Recentemente \u00e8 in voga presso alcuni salotti di chiara connotazione liberale un tentativo di revisione storiografica riguardo la Grande Depressione che attanagli\u00f2 l&#8217;Europa e il Nord America negli ultimi trent&#8217;anni del XIX secolo. 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