{"id":37548,"date":"2018-01-03T11:00:22","date_gmt":"2018-01-03T10:00:22","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37548"},"modified":"2018-01-02T23:21:34","modified_gmt":"2018-01-02T22:21:34","slug":"dove-nasce-la-questione-della-sovranita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37548","title":{"rendered":"Dove nasce la questione della sovranit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SENSO COMUNE (Giulio Di Donato)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-img\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-ideapark-big-thumb size-ideapark-big-thumb wp-post-image\" src=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/costotuente.jpg\" sizes=\"(max-width: 655px) 100vw, 655px\" srcset=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/costotuente.jpg 655w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/costotuente-300x196.jpg 300w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/costotuente-390x254.jpg 390w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/costotuente-230x150.jpg 230w\" alt=\"\" width=\"655\" height=\"427\" \/><\/div>\n<div class=\"post-content\">\n<div class=\"post-entry\">\n<p>Nel corso degli ultimi decenni c\u2019\u00e8 stata un\u2019indubbia sottovalutazione di gran parte delle forze di sinistra dei rischi derivanti dai processi di internazionalizzazione del capitalismo maturo, e ci si \u00e8 ritrovati, senza troppo accorgersene o preoccuparsene, <strong>ad agire dentro un terreno di gioco che si \u00e8 fatto col tempo assai ostile e inospitale<\/strong>.<br \/>\n<strong>Tutti gli strumenti di cui si era dotato il movimento operaio durante il \u201csecolo breve\u201d per governare e orientare i processi economici, dagli anni \u201970 ad oggi sono stati a poco a poco spuntati<\/strong>. Prima la globalizzazione neoliberista, poi il cosiddetto pilota automatico messo in moto dalla tecnocrazia europea hanno svuotato le istituzioni democratiche di poteri e funzioni e immobilizzato la politica in un recinto. Oggi le decisioni economiche si impongono come qualcosa di oggettivo e naturale, e mai come oggi quelle stesse decisioni o non arrivano agli organi rappresentativi, o se arrivano vi arrivano prese in altra sede, in una sede in cui la stragrande maggioranza dei cittadini non ha alcuna voce in capitolo.<br \/>\nIl movimento operaio \u00e8 stato protagonista del secolo scorso, non solo perch\u00e9 difendeva gli ultimi, ma perch\u00e9 aveva creato degli strumenti di lotta straordinari. Con la globalizzazione e la nuova architettura europea sono venuti meno i vecchi strumenti dell\u2019agire politico della sinistra [G. Di Donato \u2013 T. Bucci, <em>Quale Sinistra?<\/em>, Roma, 2016].<\/p>\n<p><strong>Cosa fare dunque?<\/strong><br \/>\nUno dei nodi del problema \u00e8 senz\u2019altro l\u2019Europa.<br \/>\nIl punto resta sempre lo stesso: o si torna indietro, al recupero della sovranit\u00e0 monetaria e nazionale oppure si procede ad una maggiore integrazione politica per superare il grave deficit di democrazia attuale e rompere quel dominio di tecnocrazia e neoliberismo che caratterizza l\u2019Europa attuale. A partire da una generale revisione dei trattati e dei vincoli di bilancio vari, dalla necessit\u00e0 di introdurre meccanismi di condivisione del debito, assegnando infine un diverso ruolo alla Bce perch\u00e9 cominci a finanziare, sia pure a certe condizioni, direttamente gli Stati, in modo che la finalit\u00e0 primaria delle sue azioni diventi, accanto alla stabilit\u00e0 dei prezzi, quella di promuovere la piena (e buona) occupazione.<\/p>\n<p>Oggi, per\u00f2, non esistono i presupposti per muovere in questa direzione, cos\u00ec come mancano le condizioni politiche, sociali e culturali per avanzare verso gli immaginifici Stati Uniti d\u2019Europa (bisogna qui considerare come l\u2019Europa sia molto differente dagli Usa perch\u00e9 in Europa \u00e8 nato lo Stato nazione e abbiamo a che fare con tradizioni e linguaggi differenti). Ragionando in termini astratti, appare ben pi\u00f9 realistica una prospettiva di tipo confederale, e cio\u00e8 un modello di alleanza tra Stati confinanti, che perseguono, soprattutto in campo internazionale, scopi comuni mediante apposite istituzioni, pur mantenendo ciascuno piena indipendenza e sovranit\u00e0.<br \/>\nAl contempo, non sembrano esserci troppi margini per riformare l\u2019Europa all\u2019interno dell\u2019attuale quadro di compatibilit\u00e0 date. <strong>Esistono dispositivi di ricatto e di comando talmente forti e sofisticati da immobilizzare fin dall\u2019inizio processi democratici poco graditi e di soffocare sul nascere qualsiasi tentativo di rottura del paradigma neoliberale<\/strong> (vedi il caso Grecia).<\/p>\n<p>Non parrebbe allora esserci altra strada che non fosse quella di smontare tutto per ricostruire daccapo, per rilanciare su nuove basi un processo diverso di cooperazione e solidariet\u00e0 fra i paesi europei.<br \/>\nLa prospettiva generale resta, comunque, quella rivitalizzare le democrazie nazionali per promuovere un nuovo e pi\u00f9 vigoroso internazionalismo, in un\u2019ottica di pace e giustizia fra le nazioni.<\/p>\n<p>Accanto al tema del recupero della sovranit\u00e0 democratica, c\u2019\u00e8 il problema legato ad un tessuto sociale oggi estremamente frammentato e individualizzato. Da qui <strong>la necessit\u00e0 di ricomporre un nuovo blocco sociale<\/strong> accumunato dalla coscienza di vivere una stessa condizione di ricatto e sfruttamento, riuscendo in una nuova chiamata alla lotta politica rivolta all\u2019intero mondo dei vecchi e nuovi sfruttati (disoccupati, precari, lavoratori dipendenti, partite iva alle prese con diminuzione di diritti e tagli dei compensi ecc.), sul modello \u201cproletari (vecchi e nuovi) unitevi e organizzatevi\u201d.<\/p>\n<p>Nel contesto attuale <strong>spetta per\u00f2 alla sfera politica il compito di provare a ricomporre e organizzare ci\u00f2 che \u00e8 stato abilmente diviso e frammentato<\/strong> negli ultimi decenni e che non nasce pi\u00f9 spontaneamente nel sociale (dalla fabbrica scaturiva la classe operaia, dai luoghi e dai ruoli legati al mondo del lavoro scaturivano identit\u00e0 e blocchi sociali).<br \/>\nIn questo senso, il \u201cpopulismo\u201d pu\u00f2 configurarsi come un efficace strumento politico in grado di unificare le istanze insoddisfatte provenienti da una societ\u00e0 frammentata e dar vita ad un nuovo senso di comunit\u00e0 ed appartenenza.<\/p>\n<p>Nel frattempo, c\u2019\u00e8 da liberarsi di tutta una serie di illusioni fumose presenti nel dibattito pubblico a sinistra: su tutte quella sorta di ostilit\u00e0 verso lo Stato che porta a svalutarne quella specifica forma democratico-costituzionale, dalla forte impronta sociale perch\u00e9 centrata sulla dignit\u00e0 del lavoro, che la forma Stato ha assunto nel secondo dopoguerra, consentendo una larga inclusione sociale e politiche di segno progressivo.<\/p>\n<p>Altro luogo comune da smascherare \u00e8 il mantra del tramonto della sovranit\u00e0. L\u2019attuale scenario di post-sovranit\u00e0, nella globalizzazione neoliberale, non ha certo significato mitigazione del potere, ma al contrario ha lasciato <strong>campo aperto ai poteri selvaggi transnazionali<\/strong>. Inoltre, essendosi la democrazia impiantata nell\u2019albero della sovranit\u00e0, come sovranit\u00e0 popolare, combattere la sovranit\u00e0 politica ha significato, di fatto, indebolire la democrazia \u001e\u001e[G.Preterossi, <em>Ci\u00f2 che resta della democrazia<\/em>, Bari, 2014].<\/p>\n<p>E non sa convincere nemmeno l\u2019idea di un \u201ctransito\u201d indolore verso una politica senza sovranit\u00e0, nella quale il cittadino cederebbe volentieri il passo al cosmopolita. L\u2019idea che la crisi della sovranit\u00e0 sia un problema solo per gli Stati non \u00e8 accettabile. Essa, infatti, \u00e8 un problema anzitutto per le persone, perch\u00e9 senza sovranit\u00e0 i loro diritti politici (e non solo) non sono garantiti e le politiche redistributive non si possono attuare. Pertanto la questione della sovranit\u00e0 continua, ancora oggi, a porsi e a reclamare di essere urgentemente ridefinita.<\/p>\n<p>Anche il tema del \u201cconfine\u201d merita di essere trattato in maniera meno manichea. Innanzitutto, non \u00e8 affatto vero che ogni forma di appartenenza sia \u00abnazionalista\u00bb. Ma, a parte il fatto che l\u2019identificazione tra nazione e nazionalismo \u00e8 storicamente falsa (la nazione, anzi pi\u00f9 propriamente lo Stato-nazione, \u00e8 soprattutto un contenitore, un contesto, che definisce uno spazio e un terreno comune per l\u2019esercizio della sovranit\u00e0 popolare), \u00e8 il punto teorico-politico a essere fuorviante. I bisogni di appartenenza e identit\u00e0 sono profondi e radicati e <strong>possono essere declinati in molti modi, anche democratici e aperti<\/strong>. Soprattutto, le forme politiche che l\u2019Occidente ha inventato sono ridotte: citt\u00e0, imperi, Stati. La forma impolitica ancora non \u00e8 stata inventata. Credere che, come per incanto, lo spazio liscio globale non generi refrattariet\u00e0 identitarie e caos geopolitico (vedi il caso Catalogna), \u00e8 molto ingenuo, e in fondo funzionale alla narrazione globalista neoliberale [G. Preterossi, <em>Radicalit\u00e0,\u00a0<\/em>in \u201cFilosofia politica\u201d, aprile 2017, pp. 69-80].<\/p>\n<p><strong>La democrazia ha quindi bisogno di una spazio, di una cornice entro cui esercitarsi<\/strong>, e finora lo schema dello Stato-nazione dalla natura democratico-sociale, che l\u2019Europa ha conosciuto nel secondo dopo guerra, si \u00e8 dimostrato il terreno ideale entro cui imporre il primato della dimensione politica sulla dimensione economica.<\/p>\n<p>Altra variabile essenziale in un sistema democratico \u00e8 il sentimento di coesione e di lealt\u00e0 politica fra i cittadini. E la coesione e la lealt\u00e0 politica \u2013 per quanto astrattamente garantite nelle societ\u00e0 moderne dallo strumento del diritto \u2013 suppongono comunque l\u2019esistenza di legami prepolitici fra i membri del gruppo, rinviano ad una identit\u00e0 collettiva. Ed \u00e8 provato che la tenuta dei legami identitari si fa sempre pi\u00f9 incerta via via che l\u2019ambito geopolitico di uno Stato si dilata e si fa sempre pi\u00f9 sfumato. Neppure il pi\u00f9 astratto \u201cpatriottismo dei diritti\u201d pu\u00f2 fare a meno, per cos\u00ec dire, di una qualche \u201cintimit\u00e0\u201d fra i membri del gruppo: essi non possono essere dei soggetti \u201cestranei\u201d gli uni agli altri. L\u2019estraneit\u00e0 \u00e8 l\u2019opposto della solidariet\u00e0 democratica. La prova a contrario viene oggi fornita dagli estesi fenomeni di insofferenza e di razzismo che colpiscono le societ\u00e0 contemporanee [D. Zolo, <em>I signori della pace. Una critica del globalismo giuridico<\/em>, Roma, 2001].<\/p>\n<div class=\"bottom  with-comments\">\n<div class=\"row\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/giulio-di-donato\/nasce-la-questione-della-sovranita\/\">http:\/\/www.senso-comune.it\/giulio-di-donato\/nasce-la-questione-della-sovranita\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (Giulio Di Donato) Nel corso degli ultimi decenni c\u2019\u00e8 stata un\u2019indubbia sottovalutazione di gran parte delle forze di sinistra dei rischi derivanti dai processi di internazionalizzazione del capitalismo maturo, e ci si \u00e8 ritrovati, senza troppo accorgersene o preoccuparsene, ad agire dentro un terreno di gioco che si \u00e8 fatto col tempo assai ostile e inospitale. 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