{"id":37625,"date":"2018-01-05T11:00:44","date_gmt":"2018-01-05T10:00:44","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37625"},"modified":"2018-01-04T20:51:28","modified_gmt":"2018-01-04T19:51:28","slug":"iranofobia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37625","title":{"rendered":"Iranofobia"},"content":{"rendered":"<div class=\"postcontent\">\n<p><strong>da L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Sebastiano Caputo)<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Sette anni di guerra per procura alla Siria\u00a0<strong>non hanno insegnato nulla ai commentatori di politica estera<\/strong>\u00a0che ancora una volta seguono ciecamente una narrativa anti-iraniana diffusa\u00a0a fuochi incrociati\u00a0dai<strong>\u00a0<i>think tank<\/i>\u00a0neoconservatori<\/strong>e dagli intellettuali pi\u00f9\u00a0<strong>progressisti<\/strong>\u00a0del cosiddetto \u201cmondo libero\u201d. Insomma quelli che venivano considerati i pi\u00f9 accaniti avversari di Donald Trump durante la campagna elettorale si sono velocemente schierati al suo fianco<strong>\u00a0per soffiare su una protesta di piccole dimensioni<\/strong>\u00a0scoppiata nel Khorasan, ora estesasi in tutto il Paese. Per capire l\u2019approccio dei media occidentali occorre prima di tutto studiare la geografia elettorale. Le manifestazioni non sono iniziate nella capitale Teheran (quasi 20 milioni di abitanti), roccaforte di Rohani e dei riformisti (<i>insider<\/i>\u00a0della teocrazia quanto gli altri),\u00a0<strong>bens\u00ec nell\u2019Iran profondo<\/strong>, dove la mitologia modernista nemmeno viene sfiorata dall\u2019immaginario collettivo tanto che proprio in quelle zone i conservatori (laici e religiosi) fanno il pieno di voti. Le motivazioni che hanno spinto dunque le persone a scendere in piazza sono state dettate dal\u00a0<strong>rifiuto dell\u2019attuale classe dirigente, accusata di corruzione e del rialzo dei prezzi, e non di un intero sistema, il governo islamico,<\/strong>\u00a0come invece vogliono far credere la maggior parte degli opinionisti che ignorano la complessit\u00e0 di questo Paese.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Se da un lato esiste una totale superficialit\u00e0 dei giornalisti che invece di incrociare fonti locali e internazionali copiano-incollano le notizie da emittenti che rispondono ad agende politiche oppure enfatizzano\u00a0<em>tweet<\/em>\u00a0individuali funzionali alla narrativa mainstream, dall\u2019altro<strong>\u00a0c\u2019\u00e8 una volont\u00e0 precisa di trasformare delle normali e legittime proteste in qualcosa di molto diverso e pericoloso<\/strong>. Al pari della Libia e della Siria, l\u2019Iran \u00e8 una nazione non allineata che pur soffrendo sul piano economico nazionale a causa del fallito (e non per colpa della Guida Suprema Ali Khamenei) accordo sul nucleare il quale avrebbe dovuto eliminare le sanzioni imposte dalle cancellerie occidentali, ha di recente conquistato una dimensione geopolitica di primo piano in un Medio Oriente di etnia araba, turca e curda, sconfiggendo\u00a0<i>Daesh<\/i>\u00a0al fianco dei russi, dei siriani e dei libanesi di Hezbollah e\u00a0<strong>aprendo il corridoio sciita che da Teheran arriva a Beirut passando per Bagdad e Damasco.<\/strong><span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>Chi vuole la testa degli Ayatollah sa perfettamente oggi che l\u2019Iran, vera e propria potenza militare, non lo puoi destabilizzare\u00a0<strong>dall\u2019esterno ma solo dall\u2019interno<\/strong>, nonostante il consenso popolare alla Repubblica Islamica \u00e8 quantomeno innegabile (seppur non unanime).\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Ecco che qualsiasi mobilitazione popolare, anche se isolata e senza un leader, diventa per alcuni gruppi di pressione stranieri un pretesto per interferire mediaticamente (se non fisicamente) e\u00a0<strong>indebolire l\u2019Iran agli occhi dell\u2019opinione pubblica mondiale in vista di \u201cun regime change\u201d<\/strong>. Il caso pi\u00f9 eclatante di questi giorni \u00e8 stata la fotografia circolata in rete e sulle televisioni di tutto il mondo di una donna iraniana con la testa scoperta mentre tiene in mano un bastone sul quale \u00e8 appoggiato il suo velo bianco, e utilizzata nel momento opportuno per confondere i moventi delle manifestazioni e di fatto strumentalizzare, per fini ideologici, quei diseredati scesi per strada a chiedere<strong>\u00a0il pane prima ancora che la libert\u00e0<\/strong>\u00a0(un concetto vago peraltro che vuol dire tutto e il suo contrario!). L\u2019immagine \u00e8 stata scattata tre giorni prima delle sollevazioni e non aveva fatto nessun clamore (nel video le persone camminano come se nulla fosse), ma \u00e8 stata pubblicata per la prima volta su Facebook e Instagram qualche giorno dopo da\u00a0<strong>Masih Alinejad<\/strong>, attivista iraniana che guarda caso vive da anni in esilio tra Londra e New York, e prontamente ritoccata da un grafico professionista che l\u2019ha fatta diventare un\u2019icona \u2013 rilanciata anche da Roberto Saviano sui suoi canali \u2013 per gli \u201cindignati a comando\u201d di tutto il mondo. E\u2019 il solito copione che segue pi\u00f9 o meno le stesse dinamiche. Ma gli apprendisti stregoni non hanno fatto i conti con il popolo\u00a0iraniano\u00a0che\u00a0<strong>conosce il senso del limite<\/strong>. Non per paura degli uomini col turbante, tantomeno per sottomissione ad\u00a0<em>Allah<\/em>. Piuttosto perch\u00e9 esiste\u00a0<strong>un\u00a0proverbio\u00a0persiano<\/strong>\u00a0che dice \u201ca<\/span>\u00a0poco a poco un filo di lana diventa un tappeto\u201d e i tappeti, da quelle parti, si fanno ancora in casa.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0\u00a0 <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/editoriale\/iran-proteste-trump\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/editoriale\/iran-proteste-trump\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Sebastiano Caputo) Sette anni di guerra per procura alla Siria\u00a0non hanno insegnato nulla ai commentatori di politica estera\u00a0che ancora una volta seguono ciecamente una narrativa anti-iraniana diffusa\u00a0a fuochi incrociati\u00a0dai\u00a0think tank\u00a0neoconservatorie dagli intellettuali pi\u00f9\u00a0progressisti\u00a0del cosiddetto \u201cmondo libero\u201d. 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