{"id":37697,"date":"2018-01-07T09:00:48","date_gmt":"2018-01-07T08:00:48","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37697"},"modified":"2018-01-05T23:07:28","modified_gmt":"2018-01-05T22:07:28","slug":"cosa-resta-del-lavoro-dopo-10-anni-di-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37697","title":{"rendered":"Cosa resta del lavoro dopo 10 anni di crisi"},"content":{"rendered":"<p><strong>di L&#8217;INTERNAZIONALE<\/strong><\/p>\n<div class=\"item_main_image desktop\">\n<figure><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/media.internazionale.it\/images\/2017\/12\/15\/141076-md.jpg\" alt=\"\" \/><figcaption>Un laboratorio di scultura del marmo a Carrara, giugno 2012. <span class=\"credit\">(Christina Anzenberger-Fink, Contrasto)<\/span><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<div class=\"hentryfeed__inner hatom single\">\n<article class=\"hentry hentry--item hentry--article\" data-id=\"748997\" data-timesec=\"1513588158\" data-datetime=\"2017-12-18 10:09:18\">\n<div class=\"hentry--item__content\">\n<div class=\"item_share_inline\"><\/div>\n<div data-toggle-content=\"\">\n<div id=\"p_748997_i_0\" class=\"item_text\">\n<p>Visto con il senno di poi, il quarto trimestre del 2007 potrebbe sembrare l\u2019ultimo scorcio della felicit\u00e0 perduta. In Italia la disoccupazione era al 6 per cento e gli occupati toccavano il picco dei 25,4 milioni. Oggi gli occupati sono 25,2 milioni e la disoccupazione \u00e8 al 10,7 per cento.<\/p>\n<p>Dunque, a un decennio dall\u2019inizio della crisi, dopo anni di fallimenti, ristrutturazioni e licenziamenti, i dati sono simili a quelli registrati <a href=\"http:\/\/www.lemonde.fr\/economie\/article\/2017\/07\/02\/il-y-a-dix-ans-le-capitalisme-perdait-pied_5154506_3234.html\">prima del crollo del mercato immobiliare<\/a> nel 2007 e prima della <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Crisi_del_debito_sovrano_europeo\">crisi del debito sovrano<\/a> che ha travolto l\u2019Europa nel 2011.<\/p>\n<p>Ma allora perch\u00e9 non ce ne accorgiamo? Un breve viaggio nei numeri che riguardano il mondo del lavoro pu\u00f2 aiutare a rispondere a questa domanda. E servire come piccola guida per una campagna elettorale nella quale i bicchieri mezzi pieni ci saranno riversati addosso giorno dopo giorno.<\/p>\n<p><strong>Occupati e ore di lavoro<\/strong><br \/>\nIntanto cominciamo dicendo che l\u2019Istat, il ministero del lavoro e l\u2019Inps \u2013 dopo <a href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/archives\/36602\/la-calda-estate-delle-statistiche-sul-lavoro\/\">le polemiche e le approssimazioni<\/a> dei primi tempi sull\u2019applicazione del jobs act, quando venivano fuori numeri un po\u2019 a casaccio \u2013 hanno creato un sistema coordinato per realizzare \u201cinformazioni armonizzate, complementari e coerenti\u201d.<\/p>\n<p>Questa tabella \u00e8 contenuta nel primo <a href=\"http:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/207245\">rapporto annuale<\/a> di questo nuovo sistema e mostra le differenze in termini percentuali tra i primi sei mesi del 2008 e i primi sei mesi del 2017. Il dato sul numero degli occupati (25,4 milioni nel primo semestre 2008) \u00e8 il solo che si avvicini ai livelli di dieci anni fa (quando, nello stesso periodo di tempo, gli occupati erano 25 milioni).<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"item_datawrapper\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/datawrapper.dwcdn.net\/N16Ip\/4\/\" width=\"100%\" height=\"256\" data-mce-fragment=\"1\"><\/iframe><\/div>\n<div id=\"p_748997_i_2\" class=\"item_text\">\n<p>Per quanto riguarda il prodotto interno lordo (pil) c\u2019\u00e8 ancora molto da recuperare: nel primo semestre del 2008 era di 847 miliardi, mentre nei primi sei mesi del 2017 \u00e8 stato di 795 miliardi.<\/p>\n<p>Il grafico che segue, invece, mostra l\u2019andamento del numero di occupati negli ultimi dieci anni. Secondo le stime di contabilit\u00e0 nazionale dell\u2019Istat, nel terzo trimestre del 2017 gli occupati erano 25,2 milioni, una cifra che include anche i lavoratori irregolari, ossia quelli coinvolti nell\u2019economia sommersa.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"item_datawrapper\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/datawrapper.dwcdn.net\/33tXL\/3\/\" width=\"100%\" height=\"500\" data-mce-fragment=\"1\"><\/iframe><\/div>\n<div id=\"p_748997_i_4\" class=\"item_text\">\n<p>Dalla curva di questo grafico ci si rende conto che siamo vicini ai livelli di dieci anni fa, quando le cose cominciavano a volgere al brutto. Da allora, la linea \u00e8 crollata, \u00e8 risalita lievemente e poi ha puntato di nuovo verso il basso, tra il 2011 e il 2013. Dal 2014 la risalita \u00e8 costante, seguendo la ripresa dell\u2019economia globale \u2013 e, dice il governo uscente, grazie all\u2019introduzione degli incentivi alle assunzioni e al <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/tag\/jobs-act\">jobs act<\/a>, a regime nel 2015.<\/p>\n<p>Un altro dato interessante \u00e8 quello che descrive l\u2019andamento delle ore lavorate nel corso di dieci anni, che passano da 11,4 milioni nel terzo trimestre del 2008 a 10,9 milioni nel terzo trimestre di quest\u2019anno.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"item_datawrapper\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/datawrapper.dwcdn.net\/Jtss5\/4\/\" width=\"100%\" height=\"500\" data-mce-fragment=\"1\"><\/iframe><\/div>\n<div id=\"p_748997_i_6\" class=\"item_text\">\n<p>In questo caso, ci si accorge che siamo ancora sensibilmente al di sotto dei livelli registrati prima dell\u2019inizio della crisi.<\/p>\n<p>A cosa si deve questa differenza? Nel rapporto sul mercato del lavoro si fa notare che \u00e8 la naturale conseguenza del ciclo economico: quando comincia una crisi, le imprese prima riducono le ore \u2013 tagliando gli straordinari, ricorrendo alla cassa integrazione e al part-time \u2013 e poi licenziano. Ma nell\u2019ultima fase, quella della (piccola) risalita del pil l\u2019occupazione \u00e8 aumentata pi\u00f9 delle ore lavorate. Come mai?<\/p>\n<p>In gran parte questo fenomeno si deve all\u2019aumento dei lavori part-time. Poco male, si potrebbe dire, se fosse il frutto di una libera scelta: invece i <a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/archivio\/205059\">dati Istat<\/a>, ribaditi dal presidente Alleva in una recente audizione alle camere, registrano una forte crescita del part-time involontario \u2013 ossia quello imposto dalle aziende e non scelto dai lavoratori \u2013 che riguarda il 19,1 per cento delle donne e il 6,5 per cento degli uomini.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"item_datawrapper\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/datawrapper.dwcdn.net\/KqaCD\/3\/\" width=\"100%\" height=\"500\" data-mce-fragment=\"1\"><\/iframe><\/div>\n<div id=\"p_748997_i_8\" class=\"item_text\">\n<p>A incidere sulla riduzione delle ore complessive di lavoro \u00e8 anche l\u2019aumento di forme di impiego discontinue come quelle che riguardano i fattorini di Foodora, o i cassieri che lavorano solo la domenica, oppure gli operai assunti per periodi in cui la produzione si intensifica.<\/p>\n<p>\u00c8 una tendenza rilevante, tanto da spingere gli autori del rapporto a dedicare un capitolo ai \u201crapporti brevi\u201d, ossia lavori saltuari e precari, che coinvolgono pi\u00f9 di quattro milioni di persone e che usano ogni strumento contrattuale a disposizione, dai contratti a termine alle partite iva \u2013 in passato hanno usato anche i contratti a progetto (cocopro) e i voucher.<\/p>\n<p>Siamo di fronte all\u2019ascesa di una nuova categoria nell\u2019universo gi\u00e0 in crescita del lavoro a tempo determinato. Un universo che sembra essere la vera eredit\u00e0 della politica del lavoro della lesiglatura cominciata con Mario Monti e che si sta per concludere con la guida di Paolo Gentiloni, dopo i governi Letta e Renzi. Gli sgravi contributivi concessi negli anni passati hanno influenzato i numeri dei rapporti di lavoro permanente, ma finiti gli incentivi, i lavori a tempo determinato hanno registrato una crescita record.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"item_datawrapper\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/datawrapper.dwcdn.net\/GroSm\/1\/\" width=\"100%\" height=\"500\" data-mce-fragment=\"1\"><\/iframe><\/div>\n<div id=\"p_748997_i_10\" class=\"item_text\">\n<p>Un\u2019altra causa della riduzione delle ore lavorate \u00e8 da cercare nell\u2019innovazione tecnologica. Oggi robot e automazione riducono le ore di lavoro necessarie per realizzare merci o servizi, e aumentano la produttivit\u00e0. In media, il fenomeno non riguarda la maggior parte dell\u2019economia italiana, che anzi ha una produttivit\u00e0 stagnante, ma influenza la manifattura industriale.<\/p>\n<p>Secondo <a href=\"http:\/\/www.confindustria.it\/wps\/wcm\/connect\/www.confindustria.it5266\/591e9a0a-ea3a-4a67-ac6f-b3ab772e8971\/20171108_DeNardis.pdf?MOD=AJPERES&amp;CONVERT_TO=url&amp;CACHEID=591e9a0a-ea3a-4a67-ac6f-b3ab772e8971\">uno studio<\/a> presentato dall\u2019economista Sergio De Nardis, la produttivit\u00e0 manifatturiera italiana \u00e8 in crescita, in controtendenza rispetto al resto dell\u2019economia: e questo per effetto di una \u201cdeindustrializzazione virtuosa\u201d, come la definisce De Nardis. La crisi ha operato una selezione darwiniana, nella quale sono sopravvissute le imprese che hanno bisogno di minore occupazione per assicurare la stessa produzione di altre che per farlo hanno bisogno di pi\u00f9 lavoratori.<\/p>\n<p><strong>Occupazione e disoccupazione<\/strong><br \/>\nI numeri assoluti sull\u2019occupazione vanno poi confrontati con quelli sulle forze di lavoro, <a href=\"http:\/\/le%20persone%20occupate%20e%20quelle%20disoccupate.\/\">categoria che comprende occupati e disoccupati<\/a> e che \u00e8 influenzata dalle dinamiche demografiche (nascite e morti, invecchiamento della popolazione, emigrazione e immigrazione), dall\u2019aumento delle donne nel mercato del lavoro e dal divario tra nord e sud del paese.<\/p>\n<p>Soffermandosi sulla variabile geografica, si pu\u00f2 notare che l\u2019Italia \u00e8 ancora un paese spaccato a met\u00e0: il nord, con il 66,7 per cento di occupati di oggi contro il 66,5 del 2007, ha recuperato e superato i livelli di dieci anni fa, mentre il sud fatica a tornare alla situazione precedente alla crisi.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"item_datawrapper\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/datawrapper.dwcdn.net\/haBvo\/3\/\" width=\"100%\" height=\"500\" data-mce-fragment=\"1\"><\/iframe><\/div>\n<div id=\"p_748997_i_12\" class=\"item_text\">\n<p>Anche il genere \u00e8 una variabile che influenza parecchio: rispetto al 2007, il tasso di occupazione degli uomini \u00e8 inferiore di tre punti percentuali; mentre quello delle donne \u00e8 superiore di 2,4.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"item_datawrapper\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/datawrapper.dwcdn.net\/UTEQX\/2\/\" width=\"100%\" height=\"500\" data-mce-fragment=\"1\"><\/iframe><\/div>\n<div id=\"p_748997_i_14\" class=\"item_text\">\n<p>La riduzione del divario tra uomini e donne si deve a un piccolo aumento dell\u2019occupazione femminile, e al fatto che gli uomini sono stati pi\u00f9 colpiti dalla crisi. Per le donne \u2013 presenti soprattutto in settori meno vulnerabili come quello pubblico \u2013 si registra anche un prolungamento del tempo di occupazione, dovuto a leggi che hanno aumentato l\u2019et\u00e0 della pensione.<\/p>\n<p>Dunque a una notizia positiva \u2013 l\u2019occupazione femminile ha tenuto, nonostante la grave recessione \u2013 si accompagnano note critiche: l\u2019aumento dell\u2019occupazione femminile non riguarda le donne giovani, si registra soprattutto nel centronord, ed \u00e8 comunque inferiore agli anni precedenti. In ogni caso, il divario di genere nei tassi di occupazione \u00e8 sceso a 18 punti percentuali: dal 1977 a oggi, ha fatto notare il presidente dell\u2019Istat, si \u00e8 ridotto di 7,4 punti, 3,6 dei quali proprio durante la recessione. Mentre \u00e8 aumentato tra le generazioni, con la nuova occupazione tutta concentrata nelle fasce d\u2019et\u00e0 pi\u00f9 alte, per effetto della riforma dell\u2019et\u00e0 pensionabile.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9, se l\u2019occupazione \u00e8 in ripresa, si parla ancora di \u201cemergenza lavoro\u201d? Il grafico che segue risponde alla domanda e chiarisce l\u2019apparente paradosso: sale l\u2019occupazione, ma sale anche la disoccupazione, perch\u00e9 ci sono pi\u00f9 persone che cercano un impiego.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"item_datawrapper\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/datawrapper.dwcdn.net\/JYF8I\/1\/\" width=\"100%\" height=\"500\" data-mce-fragment=\"1\"><\/iframe><\/div>\n<div id=\"p_748997_i_16\" class=\"item_text\">\n<p>Lo cercano soprattutto le donne, ma anche gli uomini che sono usciti dallo stato di inattivit\u00e0, cio\u00e8 da quella condizione per cui non si ha un lavoro e non lo si cerca. Il tasso di attivit\u00e0, che era del 62,4 per cento nel 2007, ora \u00e8 del 65,4 per cento. E qui arriviamo alla questione salariale: all\u2019aumento di occupazione corrisponde anche un aumento delle retribuzioni, e dunque del benessere di chi vive di lavoro?<\/p>\n<p><strong>Pi\u00f9 lavoro, meno salario<\/strong><br \/>\nPer rispondere a questa domanda bisogna seguire l\u2019andamento delle retribuzioni reali nello stesso periodo di tempo. Depurate dall\u2019inflazione, le retribuzioni pro capite del 2016 sono pi\u00f9 basse di 600 euro rispetto a quelle del 2007.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"item_datawrapper\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/datawrapper.dwcdn.net\/lQTki\/2\/\" width=\"100%\" height=\"500\" data-mce-fragment=\"1\"><\/iframe><\/div>\n<div id=\"p_748997_i_18\" class=\"item_text\">\n<p>Non solo non abbiamo fatto passi avanti, ma siamo andati indietro. Si noti bene che questi dati si riferiscono a tutta l\u2019economia, ossia tengono conto sia del settore pubblico sia di quello privato.<\/p>\n<p>Dunque abbiamo quasi lo stesso numero di occupati, ma si lavora meno e per meno soldi. Un fenomeno che non \u00e8 solo italiano. L\u2019ultimo <a href=\"https:\/\/www.imf.org\/en\/Publications\/WEO\/Issues\/2017\/09\/19\/world-economic-outlook-october-2017\">rapporto del Fondo monetario internazionale<\/a> (Fmi) dedica un intero capitolo alla questione della bassa crescita dei salari. Le conclusioni puntano l\u2019indice sulla crescita del part-time involontario, sulla precariet\u00e0 del lavoro e \u2013 in alcuni casi \u2013 sull\u2019aumento di produttivit\u00e0.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"hentry hentry--item hentry--banner\">\n<div class=\"hentry--item__content\">\n<div data-toggle-content=\"\">\n<div class=\"content_adv\"><span class=\"ads_title\">L\u2019ARTICOLO CONTINUA DOPO LA PUBBLICIT\u00c0<\/span><\/p>\n<div class=\"banner_ame ros_stream\">\n<div class=\"lazyload_ad ros_stream\">\n<div class=\"wrapAd\">\n<div id=\"sas_29515\"><\/div>\n<p><ins class=\"adsbygoogle\" data-ad-client=\"ca-pub-6813535078834492\" data-ad-slot=\"5887199366\" data-adsbygoogle-status=\"done\"><ins id=\"aswift_0_expand\"><ins id=\"aswift_0_anchor\"><iframe id=\"aswift_0\" name=\"aswift_0\" width=\"300\" height=\"250\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" data-mce-fragment=\"1\"><\/iframe><\/ins><\/ins><\/ins><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"p_748997_i_20\" class=\"item_text\">\n<p>Gli economisti del Fmi, lo stesso centro di elaborazione e pensiero che per anni ha stimolato le politiche favorevoli alla riduzione del costo del lavoro per aumentare la competitivit\u00e0, analizzano ora questa dinamica con preoccupazione: non tanto per motivi distributivi (l\u2019aumento delle disuguaglianze, il fatto che il lavoro non basta pi\u00f9 a garantire l\u2019uscita dalla povert\u00e0, le tensioni sociali), quanto per l\u2019equilibrio complessivo del sistema economico.<\/p>\n<p>Come spingere la crescita se i salari sono troppo bassi per comprare i beni prodotti? E come reggeranno i sistemi previdenziali e di welfare a un mondo di salari bassi? Ecco perch\u00e9 da qualche tempo dalle stesse sedi che spingevano per ridurre il costo del lavoro adesso viene l\u2019indicazione opposta: aumentare i salari. Meglio tardi che mai.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fonte:<a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/notizie\/roberta-carlini\/2017\/12\/18\/lavoro-italia-dieci-anni-crisi\">https:\/\/www.internazionale.it\/notizie\/roberta-carlini\/2017\/12\/18\/lavoro-italia-dieci-anni-crisi<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTERNAZIONALE Un laboratorio di scultura del marmo a Carrara, giugno 2012. (Christina Anzenberger-Fink, Contrasto) Visto con il senno di poi, il quarto trimestre del 2007 potrebbe sembrare l\u2019ultimo scorcio della felicit\u00e0 perduta. In Italia la disoccupazione era al 6 per cento e gli occupati toccavano il picco dei 25,4 milioni. 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