{"id":37721,"date":"2018-01-10T10:00:40","date_gmt":"2018-01-10T09:00:40","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37721"},"modified":"2018-01-07T21:43:47","modified_gmt":"2018-01-07T20:43:47","slug":"i-miei-70-con-la-costituzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37721","title":{"rendered":"I miei 70 con la Costituzione (3a parte)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di MICRO MEGA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pubblichiamo gli interventi di Domenico Gallo, Raniero La Valle, Alessandro Pace e Felice Besostri al convegno &#8220;La Costituzione della Repubblica \u00e8 sempre giovane&#8221; organizzato a Roma per il settantesimo anniversario della firma della Costituzione italiana su iniziativa del <a href=\"https:\/\/coordinamentodemocraziacostituzionale.net\/\">Coordinamento per la Democrazia Costituzionale<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>di <strong>Raniero La Valle<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Costituzione ed io siamo cresciuti insieme. Siamo fratelli, se non proprio coetanei. Lei \u00e8 un po\u2019 pi\u00f9 giovane di me, perch\u00e9 quando \u00e8 nata io avevo 16 anni; non molti, ma abbastanza per aver conosciuto, pur da bambino, il fascismo, il re, il duce, la guerra, le bombe in via Nomentana, i rastrellamenti tedeschi a Porta Pia, la fame e la liberazione. Tutto questo mi aveva fatto diventare adulto prima del tempo, sicch\u00e9 quando la Costituzione nacque stavo gi\u00e0 all\u2019universit\u00e0, studiavo diritto, e potevo capire cos\u2019era. Per\u00f2 non sapevo nulla di Dossetti, di Fanfani, di Moro, di Lelio Basso, di Nenni, di Togliatti che sarebbero poi stati cos\u00ec importanti per la mia vita. In ogni caso avevo vissuto abbastanza per rendermi conto, e non per sentito dire, quale cambiamento essa rappresentasse, non solo rispetto alla mia vita precedente, ma rispetto a tutta la storia da cui venivamo. Per chi aveva vissuto, anche di sfuggita, il fascismo, la Costituzione si presentava come una novit\u00e0, come la notizia che un altro tipo di regime, di Stato, un\u2019altra politica erano possibili. Solo pi\u00f9 tardi, tuttavia, mi resi conto che la Costituzione non rappresentava solo una novit\u00e0, ma un\u2019alternativa. E potei capire il significato pi\u00f9 profondo dell\u2019affermazione di Moro, che la Costituzione doveva essere non afascista, ma antifascista; essa non era infatti solo una regola del gioco, per qualunque gioco, ma doveva essere la scelta di una strada invece di un\u2019altra, che non era solo la scelta tra due ordinamenti politici, ma tra due visioni dell\u2019uomo e del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aveva detto Moro alla Costituente, rispondendo al monarchico on. Lucifero che voleva una Costituzione afascista: \u201cNon possiamo fare una Costituzione afascista, cio\u00e8 non possiamo prescindere da quello che \u00e8 stato nel nostro Paese un movimento storico d\u2019importanza grandissima il quale nella sua negativit\u00e0 ha travolto per anni la coscienza e le istituzioni. Non possiamo dimenticare quello che \u00e8 stato, perch\u00e9 questa Costituzione oggi emerge da quella Resistenza, da quella lotta, da quella negazione, per le quali ci siamo trovati insieme sul fronte della resistenza e della guerra rivoluzionaria ed ora ci troviamo insieme per questo impegno di affermazione dei valori supremi della dignit\u00e0 umana e della vita sociale. .. Non avremmo ancora detto nulla se ci limitassimo ad affermare che l\u2019Italia \u00e8 una repubblica, o una repubblica democratica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aveva ragione Moro: bisognava dire che venivamo da una storia, ed ora si trattava di scegliere un\u2019alternativa, un\u2019altra storia possibile.<br \/>\nNoi venivamo da una lunga storia, ben precedente al fascismo, in cui il lavoro era stato considerato spregevole, pi\u00f9 animale che umano, tanto che all\u2019inizio era addossato ai servi, e i signori ne erano esenti; poi, anche dopo la fine della societ\u00e0 signorile, il lavoro era giunto fino a noi come lavoro schiavo, come lavoro merce, come lavoro alienato e sfruttato; ed ecco che la Costituzione lo metteva a fondamento della Repubblica democratica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi venivamo da una storia in cui l\u2019idea della diseguaglianza tra gli uomini era di dominio comune, e perfino Hegel e Croce avevano filosofato di differenze ontologiche tra mondi umani diversi, tra popoli della natura e popoli della storia, popoli senza Spirito e popoli invece capaci di storia; venivamo da un mondo in cui le leggi, non solo quelle razziali, avevano assunto la diseguaglianza come un presupposto e tuttora discriminavano classi, caste, poveri e donne, ed ecco che la Costituzione metteva come prima pietra l\u2019eguaglianza senza distinzione alcuna, e faceva delle discriminazioni, anche di fatto, il male da rimuovere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi venivamo da una storia in cui la guerra era considerata, fin dall\u2019inizio, il padre e il reggente di tutte le cose, poi era stata presa come prerogativa assoluta della sovranit\u00e0, come variabile sempre pronta all\u2019uso della politica, e infine come criterio stesso del politico, inteso come contrasto tra amico e nemico, ed ecco che la Costituzione consegnava alla guerra il libello di ripudio, e non considerava pi\u00f9 nessuno come nemico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi venivamo da una storia in cui gli Stati sovrani rivendicavano di essere legge a se stessi e non riconoscevano che ci fosse alcuna cosa o alcun potere al disopra di s\u00e9, ed ecco che la Costituzione metteva la sovranit\u00e0 nazionale dentro la comunit\u00e0 degli Stati, riconosceva il diritto internazionale come potere esterno e accettava lo scambio tra la sovranit\u00e0 dello Stato e un ordinamento di pace e di giustizia tra le Nazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da tutto questo discendeva un progetto di societ\u00e0; certo era solo un progetto, e solo dopo dovevamo capire quanto quel progetto fosse difficile a realizzarsi. Ma quando venivano i momenti pi\u00f9 difficili, le contraddizioni e le smentite pi\u00f9 crudeli a quel disegno e a quelle speranze, il solo fatto che quel progetto, pur contraddetto, ci fosse, fosse scritto sulla carta, non fosse un vago ideale ma diritto positivo, patto e non contratto, opera e non visione, bastava ad attivare la resistenza, a ravvivare le forze, a salvare la Repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo si \u00e8 visto con i colpi di coda del fascismo, i falliti golpe, il terrorismo, la notte della Repubblica. Ma anche in momenti meno drammatici, quando si trattava di uscire dalla stanchezza, di aprire una nuova fase, di riprendere un cammino, la linfa, il movente, la forza stava nel rievocare quel progetto, nel rifarsi a quel momento fondativo della Repubblica, per ricordarsi com\u2019era, per chiedersi dove si era sbagliato, per riprendere a tesserne l\u2019ordito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Voglio portare un solo esempio. Nel 1976, quando la Democrazia Cristiana \u00e8 stremata, il quadro politico sta mutando e si avverte che c\u2019\u00e8 da cambiare strada, il segretario della DC Zaccagnini scrive a un costituente, Giorgio La Pira, che gi\u00e0 era stato quel sindaco di Firenze che sappiamo, chiedendogli di tornare in Parlamento. Si trattava non solo di riprendere in mano quel disegno delle origini, ma di tornare allo spirito e alla metodologia che lo avevano fatto concepire, cio\u00e8, dice Zaccagnini, la metodologia del \u201cdialogo tra tutte le componenti che\u201d avevano concorso \u201cad abbattere il fascismo\u201d ed il suo istinto di guerra.<br \/>\nE La Pira accetta e gli risponde: \u201cCaro Zaccagnini, tu mi inviti a riprendere il progetto della casa comune che noi costituenti concepimmo con una architettura armonica e, in certo senso, unica ed originale, progetto che \u00e8 rimasto incompiuto\u201d. E ne ricorda i parametri essenziali: i diritti della persona ma, essenziali come questi, i diritti sociali, senza i quali la libert\u00e0 stessa della persona non sarebbe garantita; e ci\u00f2 comportava un mutamento: \u201cL\u2019accettazione strutturale dell\u2019ordinamento giuridico-economico non solo in totale opposizione a quello fascista, ma anche come superamento della concezione liberale borghese perch\u00e9 in uno Stato di capitalismo avanzato affidarsi alle sole leggi della libera concorrenza e del mercato avrebbe significato la creazione di monopoli e discriminato l\u2019uguaglianza e la libert\u00e0. Libert\u00e0 per tutti, quindi. S\u00ec, ma anche lavoro per tutti, ospedali, case, scuole, ecc. \u201c. Per\u00f2 La Pira constatava che le \u2018attese della povera gente\u2019 \u2013 (e qui si autocita) \u2013 non erano state adempiute; dunque c\u2019era pi\u00f9 che mai \u201cun obbligo politico e morale\u201d a far s\u00ec che quei valori non fossero disattesi. Per quanto riguardava la comunit\u00e0 internazionale bisognava passare dalla contrapposizione dei blocchi al superamento dell\u2019equilibrio del terrore, per giungere \u201cal disarmo generale e completo, alla liberazione e al progresso fondato sulla giustizia\u201d.<br \/>\nE quanto al modo di giungervi, diceva La Pira, \u201cnei due ordini, quello nazionale e quello internazionale, la metodologia \u00e8 quella della \u2018costruzione di ponti\u2019, \u00e8 quella del dialogo, che tu hai tanto giustamente indicato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Pira non pot\u00e9 poi riprendere alla Camera, dove fu eletto, l\u2019attuazione di quel progetto, perch\u00e9 il 5 novembre 1977 mor\u00ec. Ma quella VII legislatura fu quella in cui veramente la Costituzione fu messa alla prova. Era stato per riprendere il dialogo tra le forze popolari che avevano fatto la Costituzione, comunisti, socialisti, cattolici, che Zaccagnini aveva chiesto a La Pira di tornare in Parlamento; e fu per far cadere i muri che erano stati rialzati tra di loro, che in quella stessa legislatura noi rompemmo l\u2019unit\u00e0 politica dei cattolici nella Democrazia Cristiana e restaurammo quel dialogo dall\u2019interno come indipendenti nelle liste del PCI; e fu per soffocare nel sangue quel nuovo processo costituente da cui il vecchio potere sarebbe uscito politicamente sconfitto, che vennero le Brigate Rosse, con il sequestro e l\u2019uccisione di Moro.<br \/>\nEppure, proprio nel momento del massimo attacco contro di essa, la Costituzione vinse, perch\u00e9 quelle che furono chiamate Brigate Rosse furono sconfitte senza leggi eccezionali, senza stati d\u2019assedio e senza che venissero rimesse in gioco le libert\u00e0 dei cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per\u00f2 non c\u2019\u00e8 dubbio che in quella legislatura, dal 1976 al 1979, il progetto disegnato dalla Carta Costituzionale fu intercettato, sfigurato e impedito dallo scatenarsi di una reazione inaudita, interna e internazionale, e da l\u00ec cominci\u00f2 la decadenza italiana, che non \u00e8 ancora giunta alla fine. Poi ci ha pensato la globalizzazione economica, a cominciare da quella europea di Maastricht, a mettere fuori gioco, se non addirittura fuori legge, i capisaldi egualitari e solidaristici della Costituzione italiana e a espropriare la Repubblica del compito che l\u2019art. 3 le aveva assegnato di rimuovere gli ostacoli che impediscono la libert\u00e0 e l\u2019eguaglianza dei cittadini e la loro partecipazione alla determinazione della politica nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sicch\u00e9 oggi celebrare i 70 anni della Costituzione, fuori di una vuota retorica, non pu\u00f2 che voler dire riprendere quel progetto, e difendere l\u2019edificio costituzionale contro i poteri antagonistici che ancora non si sono rassegnati alle sconfitte subite nel tentativo di abbatterlo, e certamente torneranno alla carica. Il 4 dicembre non abbiamo vinto per sempre.<br \/>\nTuttavia questo non basta pi\u00f9, perch\u00e9 oggi siamo di fronte a una nuova sfida altrettanto epocale di quella che affrontammo nel 900. A met\u00e0 del Novecento ci si trov\u00f2 di fronte al fallimento della politica e delle sue dottrine che avevano portato il mondo alla catastrofe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi siamo di fronte al fallimento dell\u2019economia e delle sue dottrine che non sono pi\u00f9 in grado di reggere la vita del mondo.<br \/>\nL\u2019economia fallisce perch\u00e9 quando aveva sacralizzato la legge della domanda e dell\u2019offerta, aveva proclamato la sovranit\u00e0 e l\u2019efficienza della mano invisibile del Mercato e aveva messo la concorrenza, la competizione e il profitto a governare i processi, o quando per altro verso aveva basato tutto sul valore-lavoro, aveva dinnanzi a s\u00e9 un Mercato fatto da persone umane, merci prodotte da lavoro umano, transazioni fatte da operatori umani e padroni fatti di capitalisti umani. Ma oggi enormi volumi di domanda e offerta sono scambiati non tra uomini, ma tra circuiti informatici automatizzati, spesso alla velocit\u00e0 di un milionesimo di secondo, il mercato \u00e8 gestito dalle macchine, le merci sono prodotte da macchine che dialogano con altre macchine, e i capitalisti sono essi stessi figure alienate di sistemi impersonali altrimenti che umani. Per questa ragione come ha detto qualche giorno fa il prof. Dogliani a un\u2019assemblea dell\u2019Associazione per il rinnovamento della sinistra, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 solo il problema caro alla sinistra del lavoro sfruttato, precario, alienato, ma c\u2019\u00e8 il problema che il lavoro \u00e8 soppresso; in quanto costo di produzione da ridurre o da abbattere, il lavoro umano \u00e8 soppresso. Ci\u00f2 \u00e8 avvenuto non gradualmente, in tempi fisiologici, come all\u2019inizio della rivoluzione industriale, quando il luddismo non era giustificato, ma \u00e8 avvenuto con enorme rapidit\u00e0, anche perch\u00e9 sono stati fatti massicci investimenti nell\u2019innovazione tecnologica proprio allo scopo di distruggere lavoro umano; oppure per delocalizzarlo in zone meno protette, dove non costa nulla, o addirittura c\u2019\u00e8 di nuovo il lavoro schiavo; come ha spiegato l\u2019altro giorno Luigi Ferrajoli a Napoli, ci sono 45,8 milioni di schiavi oggi nel mondo, di cui 18,35 solo in India; ma ci\u00f2 devasta il lavoro salariato dappertutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La perdita del lavoro fa s\u00ec che oggi negli Stati Uniti l\u2019unico lavoro che aumenta \u00e8 quello della cura alle persone, ed \u00e8 l\u00ec che si realizza la tanto lodata mobilit\u00e0 e il magnificato abbandono del mito del posto fisso; solo che perch\u00e9 di questo lavoro ce ne sia abbastanza per tutti, bisognerebbe augurarsi che tutto il mondo si trasformi in un immenso cronicario.<br \/>\nE il fallimento dell\u2019economia sta in ci\u00f2: che produce sempre pi\u00f9 merci e altre utilit\u00e0, a basso costo e con alti profitti, ma scarta i lavoratori, li rende esuberi e superflui, e cos\u00ec li esclude dalla vita; ma in tal modo scarta anche i consumatori, e cos\u00ec non si pu\u00f2 pi\u00f9 n\u00e9 comprare n\u00e9 vendere, ci\u00f2 che non a caso nell\u2019Apocalisse di Giovanni \u00e8 considerato un segno della fine; e perci\u00f2 l\u2019economia che uccide, come dice papa Francesco, uccide anche se stessa; e per questo l\u2019altro ieri, nel messaggio di Natale, egli ha messo insieme i venti di guerra e \u201cil modello di sviluppo ormai superato che continua a produrre degrado umano, sociale e ambientale\u201d. Superato, cio\u00e8 finito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo vuol dire per\u00f2 oggi, settant\u2019anni dopo, tenendo ben ferma la Costituzione che abbiamo, aprire una nuova stagione costituente, ma ormai per un costituzionalismo non solo italiano, ma globale, tanto quanto lo \u00e8 la globalizzazione. Una stagione costituente che, mettendo in sicurezza le conquiste gi\u00e0 raggiunte, cambi il disegno dell\u2019ordine economico del mondo, cos\u00ec come nel Novecento cambiammo il disegno del suo ordine politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io credo che questa sfida, questo compito, siano alla nostra portata, siano alla portata delle giovani generazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/la-costituzione-della-repubblica-e-sempre-giovane\/\">http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/la-costituzione-della-repubblica-e-sempre-giovane\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MICRO MEGA Pubblichiamo gli interventi di Domenico Gallo, Raniero La Valle, Alessandro Pace e Felice Besostri al convegno &#8220;La Costituzione della Repubblica \u00e8 sempre giovane&#8221; organizzato a Roma per il settantesimo anniversario della firma della Costituzione italiana su iniziativa del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale. di Raniero La Valle La Costituzione ed io siamo cresciuti insieme. 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