{"id":37777,"date":"2018-01-10T09:00:45","date_gmt":"2018-01-10T08:00:45","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37777"},"modified":"2018-01-08T14:45:41","modified_gmt":"2018-01-08T13:45:41","slug":"le-accelerazioni-fatali-del-progresso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37777","title":{"rendered":"Le accelerazioni fatali del progresso"},"content":{"rendered":"<p><strong>di CARLO FORMENTI<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019accelerazione \u00e8 un tratto caratterizzante della civilt\u00e0 tardocapitalista ed \u00e8, anche, una delle cause principali, se non la principale, della sua natura distruttiva. Il motore che pi\u00f9 di ogni altro alimenta questa folle corsa verso le catastrofi \u2013 economiche, ambientali, sociali, culturali, antropologiche, politiche e morali \u2013 \u00e8 lo sviluppo tecnologico, <span id=\"more-23952\"><\/span>anche se la sua debordante potenza si comprende solo tenendo conto delle sue strette relazioni, da un lato con la ricerca del profitto, dall\u2019altro con il persistere di una profonda e diffusa fede nel suo ruolo intrinsecamente positivo; convinzione che, come tutte le fedi irrazionali, \u00e8 affetta da dissonanza cognitiva, non si lascia cio\u00e8 intaccare da nessuna smentita empirica.<\/p>\n<p>Due recenti notizie offrono altrettante conferme di questa diagnosi. La prima sta ottenendo da qualche giorno un enorme rilievo internazionale, occupando pagine e pagine di giornali e ampi spazi nei notiziari televisivi: da qualche mese il dorato mondo di Silicon Valley convive con un incubo di cui il resto dell\u2019umanit\u00e0 \u00e8 venuto a conoscenza solo negli ultimi giorni: i processori sempre pi\u00f9 potenti e performanti che sono l\u2019anima dei nostri computer, tablet, smartphone (ma anche dei grandi server aziendali e governativi) sono affetti \u2013 e non da ieri bens\u00ec da anni! \u2013 da due difetti di design (che gli esperti hanno battezzato con i sinistri nomi di Meltdown e Spectre) che li rendono penetrabili da hacker a caccia di dati personali, password, informazioni sensibili (dai conti correnti alle informazioni militari). Dal disastro non si salva nessuno: Intel, Microsoft, Apple, Google sono tutti nella stessa barca mentre gli affannosi tentativi di metterci una pezza sono destinati a ottenere risultati limitati, perch\u00e9 il bug questa volta sta nel cuore delle macchine e non nei programmi.<\/p>\n<p>Archiviato il cinismo dei colossi informatici che si sono ben guardati dal diffondere tempestivamente la notizia, onde evitare il panico dei consumatori e un possibile calo di vendite sotto Natale (per tacere del comportamento di Brian Krzanich, alto dirigente di Intel, il quale si \u00e8 affrettato a vendere per tempo la propria quota di azioni aziendali in previsione del loro prevedibile calo), veniamo al punto: cosa c\u2019entra tutto ci\u00f2 con l\u2019accelerazione? C\u2019entra perch\u00e9, <a href=\"https:\/\/www.economist.com\/news\/science-and-technology\/21734044-fixing-underlying-problems-will-take-long-time-two-security-flaws-modern\">come spiega un articolo dell\u2019Economist<\/a>, le due falle sono il risultato della corsa \u2013 alimentata dalla concorrenza fra i giganti del settore \u2013 a ottenere prestazioni sempre pi\u00f9 rapide, sul filo dei millisecondi, da macchine e programmi (vedi il ricorso da parte di Intel di un trucchetto chiamato speculative execution, che fa s\u00ec che il sistema \u201canticipi\u201d l\u2019esecuzione delle procedure dando per scontato che esse stiano per essere attivate).<\/p>\n<p>E a rendere pi\u00f9 grave la situazione \u00e8 la forsennata pressione delle societ\u00e0 nei confronti degli utenti per convincerli a condividere i loro dati per garantirne la \u201csicurezza\u201d, laddove il vero obiettivo \u00e8 quello di profilare e fidelizzare la clientela; mentre privacy e sicurezza vengono messi ancora e pi\u00f9 a rischio, facilitando il compito degli hacker, i quali, grazie alle falle di cui sopra, possono accedere a grandi concentrazioni di dati da incrociare per realizzare i propri obiettivi. Adesso occorreranno anni per risolvere il problema, a mano a mano che le vecchie macchine verranno sostituite da nuovi modelli, mentre le \u201cpezze\u201d che ci verranno suggerire come soluzione provvisoria avranno l\u2019ironico effetto collaterale di rallentare macchine e programmi fino a un terzo dell\u2019attuale velocit\u00e0.<\/p>\n<p>Passiamo alla seconda notizia. Sempre l\u2019Economist pubblica un <a href=\"https:\/\/www.economist.com\/news\/leaders\/21733983-brain-computer-interfaces-may-change-what-it-means-be-human-using-thought-control-machines\">servizio sugli straordinari progressi nel campo delle interfacce cervello\/computer<\/a>, citando il caso di una signora che ha potuto riacquistare la sensibilit\u00e0 della mano amputata grazie all\u2019interscambio di informazioni fra il suo cervello e la protesi che le hanno impiantato. Segue un elenco di altri possibili \u201cmiracoli\u201d: restituire la vista ai ciechi e l\u2019udito i sordi e persino il controllo del proprio corpo ai tetraplegici, ma anche una galleria di possibili orrori: controllo dei cervelli a distanza per scopi militari (e di controllo politico, anche se quest\u2019ultima chance viene mascherata come possibilit\u00e0 di \u201ccurare\u201d depressioni e altre malattie psichiche).<\/p>\n<p>Seguono poi le consuete deliranti giustificazioni in merito alla necessit\u00e0 di \u201cadattare\u201d la nostra specie a un mondo in cui le intelligenze umane saranno superate da quelle artificiali: anche se, si rammarica l\u2019autore dell\u2019articolo, persistono ostacoli tecnici (le tecnologie in questione sono ancor in fase sperimentale), scientifici (conosciamo ancora troppo poco del cervello umano) ed economici (i costi sono astronomici e i tempi dalla sperimentazione alla commercializzazione molto lunghi). Per tacere dei problemi etici e politici: dal rischio sicurezza e privacy, all\u2019aumento della disuguaglianza fra chi potr\u00e0 permettersi questi potenziamenti da cyborg e tutti gli altri. Ma, come ben sappiamo, non \u00e8 che il problema della disuguaglianza preoccupi eccessivamente le \u00e9lite neoliberali al potere, mentre acquisire ulteriori strumenti di repressione e controllo sugli oppositori non sarebbe certo considerato un fatto negativo.<\/p>\n<p>Per concludere: quando ci renderemo conto che accelerare ulteriormente il \u201cprogresso\u201d tecnologico non vuol dire creare le condizioni di un mondo migliore, e che sarebbe piuttosto arrivato il momento di tirare con energia il freno a mano?<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/?p=23952\">http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/?p=23952<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CARLO FORMENTI L\u2019accelerazione \u00e8 un tratto caratterizzante della civilt\u00e0 tardocapitalista ed \u00e8, anche, una delle cause principali, se non la principale, della sua natura distruttiva. 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