{"id":37785,"date":"2018-01-09T09:30:13","date_gmt":"2018-01-09T08:30:13","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37785"},"modified":"2018-01-09T02:12:54","modified_gmt":"2018-01-09T01:12:54","slug":"il-capitale-allassalto-del-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37785","title":{"rendered":"Il capitale all\u2019assalto del tempo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di SINISTRA IN RETE (Salvatore Bravo)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/giorgio_mele1.jpg\" alt=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories6\/giorgio_mele1.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ultima frontiera del totalitarismo del capitalismo assoluto \u00e8 il monopolio del tempo. I totalitarismi del novecento hanno organizzato il tempo dei loro sudditi, lo hanno reso funzionale ai desideri di onnipotenza, di trasformazione eternizzante del presente. Tale operazione operava nel tempo, nella carne dei sudditi. Il presente era giustificato nella sua eternit\u00e0, in quanto sintesi finale del passato volto verso il futuro: il fascismo rendeva ipostasi il presente, in quanto destino segnato dall\u2019impero romano, pertanto l\u2019epoca di mezzo doveva essere cancellata; si pensi alle operazione urbane a Roma, durante il fascismo, per ricongiungere \u201cil nuovo che avanzava\u201d con i monumenti che rammentavano la grandezza del passato come il Colosseo. Il piccone demolitore di Piacentini, l\u2019architetto del regime, nel 1931 doveva ridisegnare il tempo della storia, ma c\u2019era una storia ancora\u2026 bugiarda, una storia che esigeva un\u2019 improbabile dialettica. L\u2019<em>homo novus<\/em> che il fascismo auspicava era l\u2019uomo che avrebbe abbandonato la tradizione italica per rinnovarla in senso biologico. La guerra di Etiopia fu tra i tanti fini progettati dal Fascismo l\u2019aperta sperimentazione per verificare se, dopo un ventennio circa, l\u2019<em>homo novus<\/em> si fosse concretizzato. Renzo De Felice nei suoi studi dimostra che la differenza tra nazismo e fascismo consiste, anche, nel diverso disporsi verso il parametro del tempo: il fascismo si orienta verso il futuro, mentre il nazismo verso il passato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il nazionalsocialismo faceva appello all\u2019uomo rurale, alla sola tradizione in una sorta di antimodernismo antilluministico. Seguendo gli studi della Arendt, secondo la sua analisi il tempo del totalitarismo stalinista \u00e8 il tempo della sospensione temporanea delle regole dell\u2019umanit\u00e0 in vista della realizzazione del comunismo, del nuovo tempo liberato dalle brutture del bisogno e dalla sudditanza della necessit\u00e0. Ogni Totalitarismo riconosciuto o non riconosciuto, giacch\u00e9 come affermava Hegel \u201c<i>il noto \u00e8 sconosciuto\u201d,\u00a0<\/i>ha la sua temporalit\u00e0 che pulsa nel mondo della storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La breve comparazione di \u201c<em>il tempo<\/em>\u201d nei Totalitarismi del novecento ci deve indurre a pensare la condizione attuale del capitalismo assoluto. La condizione attuale non si contraddistingue per il succedersi dinamico sulla linea del tempo, a livello teoretico il tempo del turbo capitalismo \u00e8 segnato dall\u2019irrilevanza, ovvero l\u2019atto del produrre vive secondo la prospettiva della sottrazione di ogni prospettiva storica. Il tempo \u00e8 cos\u00ec sottratto alla intenzionalit\u00e0 posta dall\u2019umanit\u00e0, finalit\u00e0 che potrebbe muoversi secondo prospettive differenti, dipendenti dalle prospettive ideologiche. Si assiste nei decenni dell\u2019irrilevanza neoliberista all\u2019ossessione della ripetizione, in una sorta di coazione a ripetere patologica di massa, mentre il tempo come vettore di cambiamento \u00e8 orientato solo alla quantificazione del PIL.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 l\u2019annuncio \u201d<i>di un tempo senza divenire<\/i>\u201d, come afferma J. Crary in <i>24\/7. Il<\/i> <i>Capitalismo all\u2019assalto del sonno<\/i>. Per sottrarre ogni prassi e trasformare l\u2019attimo in ipostasi l\u2019assalto al tempo per sottrazione avviene con la conquista dei bulbi oculari i quali senza apparente coercizione sono piegati all\u2019attenzione assoluta alla produzione\/riproduzione del capitale mediante le nuove tecnologie, le quali esigono, nuove Sirene, l\u2019attenzione assoluta, la vampiresca trasformazione degli umani in zombie. Il tempo laicizzato, \u00e8 il tempo della differenza, in cui convivono, in un attento reciproco controllo, tempo religioso e tempo sacralizzato, il visibile con l\u2019invisibile. Il tempo, a cui attoniti ed impotenti assistiamo, \u00e8 il tempo della superstizione, ovvero tempo coattivo e fatale del ciclo perenne. Interromperlo, ci dicono, ci minacciano, significa attaccare il sistema, con conseguenze apocalittiche, per cui \u00e8 tempo della superstizione che in quanto tale ci vuole passivi e colpevoli: sabotatori della liturgia dei consumi. Il tempo laico \u00e8 invece tempo della dell\u2019attivit\u00e0, del pensiero che ordina il proprio tempo, mentre il tempo religioso \u00e8 tempo del limite. Il tempo superstizioso della produzione \u00e8 il tempo della passivit\u00e0 che si coniuga con la perdita del limite. E\u2019 il tempo di un capitalismo pornografico, in cui il visibile con la sua capillare invadenza rende, o vorrebbe rendere, impossibile l\u2019invisibile e dunque l\u2019intenzionalit\u00e0 al progetto collettivo. La figura simbolica che rappresenta il tempo del capitalismo assoluto \u00e8 il cacciatore, il quale \u00e8 interessato alla sola caccia, all\u2019umanit\u00e0 divenuta trofeo potenziale nella sua rappresentazione, e, disinteressato all\u2019equilibrio del mondo, persegue, infatti, la rottura di ogni equilibrio, vivendo nell\u2019immediato:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201d<i>Diversamente dalle due figure simboliche che lo hanno preceduto, il cacciatore non \u00e8 minimamente interessato all\u2019&lt;&lt; equilibrio generale delle cose&gt;&gt;, sia esso &lt;&lt;naturale&gt;&gt; oppure progettato e meditato. L\u2019unico compito che i cacciatori perseguono \u00e8 &lt;&lt;uccidere&gt;&gt; e continuano a farlo, finch\u00e9 i loro carnieri non sono colmi fino all\u2019orlo. Sicuramente non ritengono loro dovere garantire che la disponibilit\u00e0 di selvaggina nella foresta possa ricostituirsi dopo (e malgrado) la loro caccia. Se i boschi sono rimasti senza selvaggina a seguito di una scorribanda particolarmente proficua, i cacciatori possono spostarsi in un\u2019altra zona relativamente intatta, ancora pullulante di potenziali trofei di caccia\u201d. <\/i>( Zygmunt Bauman Modus vivendi, Laterza, Bari, 2010, pag. 114)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La societ\u00e0 dell\u2019immagine pone se stessa in tutta la sua autorappresentazione, riducendo il tempo alla sola emozione immediata, senza invisibile, senza risimbolizzazione critica: si caccia per non pensare. La cultura del saccheggio ad ogni costo distingue il capitalismo. La Caccia avviene nelle relazioni personali, famigliari e si stende a cerchi concentrici globali. Il narcisismo mediatico, inoltre, rende il tempo parcellizzato per cui il servo resta servo. Solo il tempo della continuit\u00e0 in cui il pensiero ha la sua genesi libera, il tempo frammentato impedisce la connessione temporale di senso. La societ\u00e0 globale, si muove all\u2019interno dei confini dell\u2019immagine, la nuova trasparenza che tutto deve occultare, perch\u00e9 viva nello splendore dell\u2019immagine l\u2019opacit\u00e0 di relazioni perverse ed il vuoto che l\u2019ammorba. Sistema pornografico che deve fare del tempo la trincea da cui respingere ogni alterit\u00e0 pensante con il tempo suadente della promessa di un benessere da porcinaia. Il \u201cnemico oggettivo\u201d nel nuovo totalitarismo, in media, non risiede in nessun gruppo, ma pu\u00f2 essere qualsiasi esponente o gruppo che si opponga all\u2019illimitato. Chiunque limiti il movimento di espansione del sempre uguale \u00e8 dichiarato nemico. Nei totalitarismi tradizionali i nemici erano gruppi di opposizione ben specifici e con una storia di opposizione o non integrazione, si pensi ai kulaki in Unione Sovietica o agli ebrei nel nazionalsocialismo. Il nemico oggettivo del totalitarismo capitalistico \u00e8 chiunque si opponga al tempo dell\u2019irrilevanza, all\u2019annichilimento del tempo, per cui va abbattuto colui che fa della propria singola vita testimonianza di opposizione, con il senso del limite, cos\u00ec come quei popoli che non vogliono cedere identit\u00e0 e politica all\u2019espansionismo imperialistico del nichilismo delle merci. Ogni simbolizzazione altra dev\u2019essere accerchiata e dipinta come il problema che potrebbe far saltare il mondo paradisiaco dei soli diritti individuali. Non si pu\u00f2 non condividere l\u2019opinione della Zambrano che dinanzi al franchismo ed ai Totalitarismi del novecento affermava che ogni totalitarismo cerca di eternizzare il presente. La grande differenza che fa del Totalitarismo attuale una novit\u00e0 assoluta \u00e8 la mutazione antropologica senza precedenti a cui stiamo assistendo, in cui il presente \u00e8 eternizzato nella quantificazione da sogno, senza limiti, del PIL, astratto da ogni temporalit\u00e0 di senso e di identit\u00e0: il vissuto \u00e8 espulso dalla dimensione della produzione e sostituito con un inconscio collettivo piegato fatalmente alla produzione. L\u2019osservazione della Zambrano \u00e8 oggi inadatta a comprendere la condizione di esplicazione del capitale, poich\u00e9 i Totalitarismi del novecento manipolando la storia documentavano e testimoniavano i loro tentativi di cambiare la storia, si autogiustificavano appellandosi a piani manipolati della storia, pertanto erano palesi nella loro violenza menzognera e declamatoria. Il tempo del turbo capitale ha sottratto dalla formazione la storia a colpi di barbara devastazione, o rendendo le testimonianze della storia <i>petrolio per l\u2019economia, <\/i>per cui malgrado il chiasso da piazzisti, si vive in un silenzio esiziale, la storia non ci parla, in tal modo ogni comparazione critica tramonta a favore dell\u2019eternizzarsi del presente. La scienza asservita all\u2019economia si presenta nella forma della credenza autoritaria ed autoreferenziale, secondo la classificazione di Pierce. E\u2019 il tempo universale che si vorrebbe, ovvero l\u2019intuizione pura del tempo categorizzato nella sola successione della pura quantit\u00e0, descritta da Kant nell\u2019analitica trascendentale. Ogni vissuto pensato che fa del tempo il luogo della prassi \u00e8 cos\u00ec necrotizzato sul nascere. L\u2019unica realt\u00e0 \u00e8 il fenomeno, ogni ricostruzione metafisica mondana \u00e8 marginalizzata dalla violenza dei trombettieri di turno del sistema. Il tempo asettico della produzione, segnato dal desiderio fuori da ogni misura, \u00e8 il tempo di un\u2019umanit\u00e0 che perde la propria umanit\u00e0 per ritrovarsi in un presente storico indecifrabile, poich\u00e9 non ha gli strumenti per comprendere la struttura e la sovrastruttura della produzione. L\u2019inganno \u00e8 tanto pi\u00f9 mefistofelico, quanto pi\u00f9 la presenza pervasiva nei luoghi della formazione e del quotidiano fornisce l\u2019illusione di essere nel progresso, in una temporalit\u00e0 assolutamente nuova e libera poich\u00e9 le immagini sono libere come le merci, ma lo sguardo \u00e8 per autocoercizione indotto ad essere sullo schermo, non per capire, ma per apparire ed intanto perdere e disperdere la possibilit\u00e0 del pensiero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per quanto le armi di distrazione di massa siano continuamente in opera, niente \u00e8 perduto; malgrado la rimozione di massa della storia e dei terribili effetti dell\u2019imbarbarimento possano essere ridimensionati o esemplificati facendo appello ad una visione astratta e non dinamica ed olistica degli eventi, il mondo implode ed esplode, masse umane spingono sui confini di un turrito mondo del benessere sotto scacco dei suoi stessi effetti non riconosciuti. Il tempo per sottrazione si invortica nelle sue contraddizioni e dunque necessita di essere compreso. Deve risuonare il \u201c<i>Che fare?\u201d.<\/i> Siamo chiamati a capire, a diffondere, a divenire centri di consapevolezza. Ogni epoca ha la sua scommessa, la nostra \u00e8 impedire che una mutazione antropologica si realizzi, che il tempo della sola produzione eroda fino a cancellare il tempo della prassi, e che l\u2019umanit\u00e0 sia esposta alla fortuna e non alla virt\u00f9, come affermava Macchiavelli. Nell\u2019epoca dell&#8217;ipertecnologia, l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 esposta alla fortuna, non pi\u00f9 padrona di s\u00e9, ma prona alla superstizione, alla malinconia depressiva della storia conclusa su di s\u00e9, nell\u2019accerchiamento dello sfruttamento per molti, e di un benessere senza felicit\u00e0 e senso per pochi. Si potrebbe definire la flessibilit\u00e0 formazione alla fortuna, la vita di ciascun lavoratore \u00e8 esposto al tempo capriccioso del mercato, il quale, nuova divinit\u00e0 cannibalica, divora i suoi figli qualora non si adeguino ai desideri del mercato. Le gioie merceologiche, divenute mito, giganteggiano ed offrono solo le ombre di un presente senza futuro, in cui le ombre avvolgono ed incatenano e fungono da dissuasori della storia. L\u2019angoscia del futuro che non c\u2019\u00e8, estraniato da ogni attivit\u00e0 razionale, \u00e8 il regno dell\u2019inautentico, o come affermava Hegel \u201c<i>Il regno animale dello Spirito\u201d<\/i>, della lotta di tutti contro tutti, una condizione disumana perch\u00e9 prepolitica. Bisogna lavorare dunque per ricostruire l\u2019ordito della storia. La storia collettiva non deve attendere, ma come affermava Gramsci dobbiamo diventare veicolo del Principe, di una virt\u00f9 collettiva in modo che il tempo di senso, tempo collettivo, ritorni nel quotidiano<i>:<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i> \u201cIl carattere fondamentale del <\/i><i>Principe<\/i><i> \u00e8 quello di non essere una trattazione sistematica, ma un libro \u201cvivente\u201d, in cui l\u2019ideologia politica e la scienza politica si fondono nella forma drammatica del \u201cmito\u201d. Tra l\u2019utopia e il trattato scolastico, le forme in cui la scienza politica si configurava fino al Machiavelli, questi dette alla sua concezione la forma fantastica e artistica, per cui l\u2019elemento dottrinale e razionale s\u2019impersona in un condottiero, che rappresenta plasticamente e \u201cantropomorficamente\u201d il simbolo della \u201cvolont\u00e0 collettiva\u201d. Il processo di formazione di una determinata volont\u00e0 collettiva, per un determinato fine politico, viene rappresentato non attraverso disquisizioni e classificazioni pedantesche di principii e criteri di un metodo d\u2019azione, ma come qualit\u00e0, tratti caratteristici, doveri, necessit\u00e0 di una concreta persona, ci\u00f2 che fa operare la fantasia artistica di chi si vuol convincere e d\u00e0 una pi\u00f9 concreta forma alle passioni politiche. (\u2026 Anche la chiusa del <\/i><i>Principe<\/i><i> \u00e8 legata a questo carattere \u201cmitico\u201d del libro: dopo aver rappresentato il condottiero ideale, il Machiavelli, con un passaggio di grande efficacia artistica, invoca il condottiero reale che storicamente lo impersoni: questa invocazione appassionata si riflette su tutto il libro conferendogli appunto il carattere drammatico \u2026). Il <\/i><i>Principe<\/i><i> del Machiavelli potrebbe essere studiato come una esemplificazione storica del \u201cmito\u201d sorelliano, cio\u00e8 di una ideologia politica che si presenta non come fredda utopia n\u00e9 come dottrinario raziocinio, ma come una creazione di fantasia concreta che opera su un popolo disperso e polverizzato per suscitarne e organizzarne la volont\u00e0 collettiva. Il carattere utopistico del <\/i><i>Principe<\/i><i> \u00e8 nel fatto che il \u201cprincipe\u201d non esisteva nella realt\u00e0 storica, non si presentava al popolo italiano con caratteri di immediatezza obiettiva, ma era una pura astrazione dottrinaria, il simbolo del capo, del condottiero ideale; ma gli elementi passionali, mitici, contenuti nell\u2019intero volumetto, con mossa drammatica di grande effetto, si riassumono e diventano vivi nella conclusione, nell\u2019invocazione di un principe, \u201crealmente esistente\u201d. Nell\u2019intiero volumetto Machiavelli tratta di come deve essere il Principe per condurre un popolo alla fondazione del nuovo Stato, e la trattazione \u00e8 condotta con rigore logico, con distacco scientifico; nella conclusione il Machiavelli stesso si fa popolo, si confonde col popolo, ma non con un popolo \u201cgenericamente\u201d inteso, ma col popolo che il Machiavelli ha convinto con la sua trattazione precedente, di cui egli diventa e si sente coscienza ed espressione, si sente medesimezza: pare che tutto il lavoro \u201clogico\u201d non sia che un\u2019autoriflessione del popolo, un ragionamento interno, che si fa nella coscienza popolare e che ha la sua conclusione in un grido appassionato, immediato. La passione, da ragionamento su se stessa, ridiventa \u201caffetto\u201d, febbre, fanatismo d\u2019azione. Ecco perch\u00e9 l\u2019epilogo del <\/i><i>Principe<\/i><i> non \u00e8 qualcosa di estrinseco, di \u201cappiccicato\u201d dall\u2019esterno, di retorico, ma deve essere spiegato come elemento necessario dell\u2019opera, anzi come quell\u2019elemento che riverbera la sua vera luce su tutta l\u2019opera e ne fa come un \u201cmanifesto politico\u201d.\u00a0<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i><\/i><i>(Noterelle sulla politica di Machiavelli <\/i>(Q. 13), in A. Gramsci, <i>Note su Machiavelli<\/i>, Editori Riuniti, Roma, 1996, pagg. 3-4.)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il nuovo Totalitarismo agisce mediante la sottrazione del tempo-pensiero. Le tecnologie sono i mezzi che maggiormente si rendono disponibili ad assolvere questo scopo. Esse possono essere usate per emancipare mediante una rete cognitiva globale o come <i>cavallo di Troia <\/i>per entrare nel quotidiano, nelle ore, nelle case come per strada, per imbavagliare la parola, ed inibire l\u2019incontro con se stessi e con gli altri. Dove splendono le tecnologie finalizzate alla realizzazione del nichilismo passivo, direbbe Nietzsche, o alla chiacchiera (Heidegger), regna l\u2019impolitico, l\u2019atomismo sociale, la decadente personalit\u00e0 borghese avvizzita nelle relazioni esclusivamente mercantili. Si assiste alla compiuta peccaminosit\u00e0, ogni comunit\u00e0 si disgrega sotto l\u2019effetto della <i>fortuna<\/i> la quale appare nella forma fatale dell\u2019ipnosi di massa dinanzi agli schermi, poich\u00e9 si passa da uno schermo all\u2019altro senza che alcuna istituzione protegga la gi\u00e0 debole democrazia dall\u2019effetto della microfisica diffusione delle tecnologie. Manca volutamente una riflessione comune, condivisa sulle tecnologie. Si deforma all\u2019uso a prescindere dal fine, dai contesti, dai tempi opportuni. E\u2019 il regno del nichilismo concluso. Si teme che le tecnologie possano diventare uno dei mezzi attraverso cui il <i>Principe<\/i> possa strutturarsi. Dispongono di un potenziale emancipatorio globale che si tenta di neutralizzare. Potrebbero contribuire ad essere mezzo per un\u2019 internazionale contro le multinazionali, contro la lingua ed il pensiero unico, per le patrie minacciate dalla globalizzate, per i borghi come per le identit\u00e0 cittadine minacciate dall\u2019incultura dei nuovi poteri. Insomma perch\u00e9 la <i>cattiva fortuna <\/i>tutto travolga, il capitalismo assoluto deve devitalizzare i popoli, renderli come un organismo incessantemente sotto attacco, privo di ogni potenziale di reazione. Il tempo qualitativo sostituito dall\u2019azione, dal risultato, dalla comparazione &#8211; competizione narcisistica debilita l\u2019organismo comunit\u00e0 per favorire l\u2019attacco:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i>\u201d<\/i><i>Negli <\/i> <i>ultimi tempi sono state formulate diverse teorie sociali che si servono dichiaratamente di modelli esplicativi immunologici. L \u2019attualit\u00e0 della teoria immunologica non si pu\u00f2 per\u00f2 interpretare come un segno del fatto che la societ\u00e0 sia organizzata, oggi pi\u00f9 che mai, in senso immunologico. Che un paradigma venga esplicitamente innalzato a oggetto della riflessione \u00e8 spesso un segno della sua decadenza. Da qualche tempo si va realizzando, senza essere percepito, un cambiamento di paradigma. La fine della Guerra Fredda \u00e8 avvenuta insieme a questo cambiamento. La societ\u00e0 precipita oggi sempre di pi\u00f9 in una costellazione che si sottrae del tutto allo schema di organizzazione e reazione immunologica. Essa si contraddistingue per la scomparsa dell&#8217;alterit\u00e0 e dell\u2019estraneit\u00e0. L\u2019alterit\u00e0 \u00e8 la categoria fondamentale dell\u2019immunologia. Ogni reazione immunitaria \u00e8 una reazione all\u2019alterit\u00e0. Oggi, invece, al posto dell\u2019alterit\u00e0 abbiamo la differenza, che non provoca alcuna reazione immunitaria. La differenza post-immunologica, anzi post-moderna, non \u00e8 pi\u00f9 causa di malattia. Dal punto di vista immunologico essa \u00e8 l\u2019Eguale (das Gleiche).<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i>Alla differenza manca, per cos\u00ec dire, il pungolo dell\u2019estraneit\u00e0 che provocherebbe una violenta reazione immunitaria. Anche l\u2019estraneit\u00e0 si stempera in una forma di consumo. L\u2019estraneo cede il passo all\u2019esotico, visitato dal turista. Il turista o il consumatore non \u00e8 pi\u00f9 un soggetto immunologico\u201d. <\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i>(<\/i>Byung Chul Han, La Societ\u00e0 della stanchezza, Nottetempo,2013, pag.7)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La fortuna, il fato che mortalmente attraversa ogni vissuto, mediante la trasformazione del tempo in semplice azione anche improduttiva ha il fine di rendere la comunit\u00e0 priva di anticorpi. L\u2019attacco alla democrazia, quale forma ideale alla partecipazione, non potrebbe essere pi\u00f9 totale. Si osanna l\u2019umanit\u00e0 in movimento, purch\u00e9 lo sia, mentre ogni alterit\u00e0 \u00e8 demonizzata, marginalizzata dalla condanna mediatica. La diversit\u00e0 \u00e8 solo folklore, colore da vendere sul mercato globale. L\u2019omogeneit\u00e0 impera attraverso i suoi imperativi mercantilistici, il mercato novello Zeus lancia dall\u2019Olimpo le saette contro coloro che osano ridiscutere parole come: flessibilit\u00e0, offerta formativa, spread, debiti, crediti, riforme del lavoro ecc. ecc. Per cui tutto dev\u2019essere flessibile, liquido, precario. Ogni stabilit\u00e0 \u00e8 guardata, giudicata con sospetto, perch\u00e9 in essa il tempo della parola pu\u00f2 farsi logos, <i> il principio<\/i> di un nuovo inizio, l\u2019<i>agere<\/i>, non deve pi\u00f9 essere. Si sollecita continuamente al cambiamento, alla trasformazione, alla dispersione di s\u00e9, alla divisione da s\u00e9, e dagli altri. La diffusa presenza nelle istituzioni di figure professionali e progetti finalizzati al recupero, alla normalizzazione devono raddrizzare <i>ogni legno storto<\/i> per renderlo organico al sistema capitale. Per normalizzare si interviene sull\u2019organizzazione tempo, per rendere l\u2019identit\u00e0 in oggetto meno rigida, semplicemente addomesticata ai tempi, ed ai desideri voluti dal mercato globale. Anche la lingua dev\u2019essere non plastica, creativa, ma mobile, fluida, deregolamentata come i mercati, contaminata da una pluralit\u00e0 di presenze e distorsioni tale da renderla confusa, estranea a chi la utilizza. Il pensiero deve tramontare perch\u00e9 sorga il sole della dismisura del Mercato globale. Quest\u2019ultimo \u201cprende in carico\u201d la carne del mondo, agisce a livello disciplinare e specialmente plasma la vita, penetra nei corpi, rimodella il tempo dello spirito, il potere \u00e8 ovunque ed ha sempre il volto del Mercato globale che si annida nella biologia di un\u2019umanit\u00e0 depotenziata delle sue potenzialit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201d<i>A differenza della disciplina che investe il corpo, la nuova tecnica di potere non disciplinare si applica alla vita degli uomini, o meglio, investe non tanto l\u2019uomo-corpo, quanto l\u2019essere vivente. Al limite, investe, l\u2019uomo spirito. Direi, con pi\u00f9 precisione, che la disciplina tenta di reggere la molteplicit\u00e0 degli uomini, in quanto la molteplicit\u00e0 pu\u00f2 e deve risolversi in corpi individuali, da sorvegliare, da addestrare, da utilizzare, eventualmente da punire. (\u2026) Possiamo dire dunque che, dopo una prima presa di potere sul corpo che si \u00e8 effettuata secondo l\u2019individuazione, abbiamo una seconda presa di potere che procede nel senso della massificazione. Essa si realizza infatti non in direzione dell\u2019uomo-corpo, ma in direzione dell\u2019uomo-specie. Dopo l\u2019anatomia politica del corpo umano instaurata nel corso del Settecento, alla fine del secolo si vede apparire qualcosa che non \u00e8 pi\u00f9 un\u2019anatomo-politica del corpo umano, ma qualcosa che chiamerei una bio-politica della specie umana\u201d.<\/i> ( Michel Foucault Difendere la societ\u00e0 Ponte delle Grazie, Firenze, 1990, pag. 156)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La virt\u00f9 negata ha l\u2019effetto di produrre la massificazione la quale rende il popolo<i> plebe,<\/i> ovvero massa indefinita ed inerte. Per rendere il popolo \u201c<i>massa\u201d, \u201cplebe\u201d, \u201corganismo\u201d indifferenziato<\/i>, si agisce mediante un aumento del movimento produttivo in un contesto di mortificante alienazione, in modo che il tempo quantitativo induca la massa o a lavorare secondo ritmi che non consentono la percezione della propria condizione, o vivendo uno stato che alterni lavoro, a ricerca del lavoro, o al consumo indotto, in modo che ogni resistenza possa essere spezzata sul nascere. <i>Plebe<\/i> nel linguaggio hegeliano indica un\u2019umanit\u00e0 priva di consapevolezza, alienata da s\u00e9 ed alienante. Regna il tempo dell\u2019attivit\u00e0 continua, della perenne difesa dei bisogni vitali continuamente minacciati. E\u2019 un\u2019umanit\u00e0 che \u00e8 solo attrice del cattivo infinito del capitale, a cui manca la condizione di <i>spettatrice,<\/i> ovvero la possibilit\u00e0 di ritirarsi dall\u2019attivit\u00e0 per pensare la propria ed altrui posizione nel sistema. L\u2019accelerazione del tempo \u00e8 anche funzionale al controllo del pensiero politico, togliendo alla vita della mente la sua condizione temporale. Un\u2019umanit\u00e0 divisa, conflittuale perch\u00e9 indotta alla competizione, sempre nella trappola dei dinamismi globali difficilmente pu\u00f2 essere soggetto politico di cambiamento. E\u2019 il regno dell\u2019eterogenesi dei fini. Fare resistenza dunque significa, in primis, vivere la prospettiva dello <i>spettatore,<\/i> che consente di riconfigurare l\u2019ordito, la trama delle vite per defatalizzare il presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201d<i>Quindi, ritirarsi dal coinvolgimento diretto in un punto d\u2019osservazione fuori dal gioco (dalle feste della vita) non costituisce solo una condizione per giudicare, per essere l\u2019arbitro ultimo della competizione in corso, ma anche la condizione per comprendere il significato dello spettacolo. In secondo luogo, ci\u00f2 di cui si preoccupa l\u2019attore \u00e8 doxa, parola che significa tanto fama quanto opinione, poich\u00e9 \u00e8 solo attraverso l\u2019opinione del pubblico e del giudice che si produce la fama\u201d.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i> (Hannah Arendt, La vita della mente, Il Mulino, Bologna 2009, pag. 178) <\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019assalto al tempo ha il fine di organizzare una societ\u00e0 senza comunit\u00e0, in cui tutti siano attori, automi del sistema, produttori esiziali che non concepiscono la sospensione dell\u2019attivit\u00e0 per guardarsi e guardare in modo olistico il sistema. E\u2019 il regno dell\u2019indifferenza e dell\u2019irrilevanza. L\u2019attivit\u00e0 filosofica e politica non pu\u00f2 esimersi dal prendere atto della sostanza del sistema, del suo produrre beni nella dimenticanza della persona. Pronunciare la parola <i>indifferenza<\/i> nella consapevolezza che esprime le dinamiche a cui siamo posti, \u00e8 l\u2019inizio del cambiamento. Il tempo degli indifferenti scorre, senza esserci, poich\u00e9 \u00e8 un tempo da meccanica macchinale privo <i>dell\u2019intuitus mentis, <\/i> dell\u2019empatica indignazione che motiva la mente a pensare, a porre in atto la prassi. L\u2019indifferenza, la cultura di essa, \u00e8 l\u2019arma con la quale si struttura la separazione, mediante la cultura dell\u2019impresa, ovvero del tutti contro tutti, della competizione che sterilizza la mente impedendole di vivere il reale da pi\u00f9 prospettive, ma specialmente relega il discorso etico e politico a pura fantasia utopica, ad <i>un cane morto,<\/i> di nessuna importanza, o \u00e8 utilizzato, cinicamente, dalla propaganda per legittimare altre guerre, in nome dei diritti dell\u2019uomo. Le parole di Gramsci risuonano in tal senso chiarificatrici:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201d<i>L\u2019indifferenza \u00e8 il peso morto della storia. E\u2019 la<\/i> <i>palla di piombo per il novatore, \u00e8 la materia inerte in cui affogano gli entusiasmi pi\u00f9 splendenti, \u00e8 la palude che recinge la vecchia citt\u00e0 e la difende meglio delle mura pi\u00f9 salde, meglio dei petti che dei suoi guerrieri, perch\u00e9 inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall\u2019impresa eroica\u201d. <\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">(Gramsci, <i>Odio gli indifferenti, Biblioteca chiarelettere, 2016, pag. <\/i>3)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La forza del turbocapitale \u00e8 oggi come allora nell\u2019indifferenza, la quale separa e limita la prospettiva al puro utile immediato. Ogni responsabilit\u00e0 individuale \u00e8 cos\u00ec necrotizzata sul nascere. Le passioni tristi di cui Spinoza tratta, come effetto del potere, hanno il fine di abbassare la soglia del \u201csentire\u201d se stessi e la presenza dell\u2019altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In Gramsci, il Principe \u00e8 metafora della comunit\u00e0 della prassi che vive la condizione di <i>spettatore dialettico<\/i>, per progettare un diverso modo di vivere, per fondare e vivere la comunit\u00e0 politica. La resistenza non pu\u00f2 che passare per il tempo qualitativo e comunitario che consente di pensare, di teorizzare la prassi. Non vi \u00e8 comunit\u00e0 senza pensiero. Il totalitarismo economicistico attuale inibisce <i>la fatica del concetto,<\/i> ed in tal modo sottrae l\u2019anima\/mente per renderla eternamente serva, ad essa si deve opporre <i>la vita della mente.<\/i> L\u2019imperativo del nuovo ordine imperiale \u00e8 liberare i corpi, ridurli a funzioni, a macchine desideranti, perch\u00e9 il consumo regni senza limiti, e l\u2019umanit\u00e0 diventi parte del ciclo della produzione e del consumo. La mente, invece, deve avere i ceppi ben impiantati, il dispositivo non deve consentire che le persone possano ribaltare con un esercizio creativo e liberatorio la prospettiva. Il loro tempo dev\u2019essere inseguito, braccato, controllato senza che ne abbiano la percezione. <i>La notte del mondo<\/i> \u00e8 con noi e tra di noi, dobbiamo viverla e guardarla per capirla e modificare il mondo e la sua storia. La critica per diventare prassi dev\u2019essere vissuta nell\u2019indignazione per la <i>notte del mondo<\/i>. A tal proposito, risuonano in conclusione le parole di Marx nell\u2019introduzione alla <i>Critica della filosofia del diritto di Hegel\u201d: <\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i>La critica non \u00e8 una passione del cervello, \u00e8 il cervello della passione. Non \u00e8 un coltello anatomico, \u00e8 un\u2019arma. Il suo oggetto \u00e8 il suo nemico, che essa non vuole confutare bens\u00ec annientare (\u2026) Il suo pathos essenziale \u00e8 l\u2019indignazione, il suo compito essenziale \u00e8 la denuncia.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i>Bisogna descrivere la reciproca, sorda pressione di tutte le sfere sociali l\u2019una sull\u2019altra, il generale inerte disaccordo, la limitatezza che altrettanto si riconosce quanto si misconosce, il tutto racchiuso nella cornice di un sistema di governo che, vivendo della conservazione di ogni meschinit\u00e0, non \u00e8 esso stesso altro se non la meschinit\u00e0 al silenzio\u201d.<\/i><\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong> https:\/\/www.sinistrainrete.info\/filosofia\/11354-salvatore-bravo-il-capitale-all-assalto-del-tempo.html<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Salvatore Bravo) L\u2019ultima frontiera del totalitarismo del capitalismo assoluto \u00e8 il monopolio del tempo. 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