{"id":37819,"date":"2018-01-10T10:30:38","date_gmt":"2018-01-10T09:30:38","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37819"},"modified":"2018-01-10T01:31:47","modified_gmt":"2018-01-10T00:31:47","slug":"lavorare-meno-fare-la-fame-quasi-tutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37819","title":{"rendered":"Lavorare meno, fare la fame (quasi) tutti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di CARLO CLERICETTI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cLavorare meno, lavorare tutti\u201d. Quando Pierre Carniti lanci\u00f2 questo slogan, negli anni \u201970, non poteva certo immaginare che il capitalismo del terzo millennio lo avrebbe realizzato, ma in modo molto diverso da quello che il carismatico ex leader della Cisl aveva in mente. In tutto il mondo \u2013 salvo eccezioni \u2013 le ore lavorate in un anno per occupato scendono e c\u2019\u00e8 pi\u00f9 gente che lavora, ma non c\u2019\u00e8 traccia del miglioramento della qualit\u00e0 della vita a cui puntava Carniti; anzi, accade il contrario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Da allora \u00e8 passato quasi mezzo secolo, e quello di oggi \u00e8 un altro mondo. Il posto di lavoro classico, sei o cinque giorni alla settimana a tempo pieno, con un orario sempre uguale e una relativa sicurezza che cos\u00ec sarebbe stato fino alla pensione, riguarda ormai sempre meno persone. E solo una piccola minoranza dell\u2019ultima generazione, quella che \u2013 se pure ci riesce \u2013 passa da un precariato all\u2019altro. E allora magari sono \u201coccupati\u201d, ma per spezzoni di lavoro, oppure tre mesi s\u00ec e dopo chi lo sa. D\u2019altronde si sa che la definizione statistica di \u201coccupato\u201d richiede solo che si sia lavorato almeno un\u2019ora retribuita nella settimana precedente alla rilevazione; e anche se \u2013 come ha precisato il presidente dell\u2019Istat Giorgio Alleva \u2013 coloro che si trovano in situazioni simili nella rilevazione \u201cpesano\u201d pochi decimali, resta che una definizione basata su un requisito cos\u00ec minimale fa rientrare tra gli occupati anche quelli che con quello che guadagnano non ci campano, che \u00e8 poi la cosa che conta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.mckinsey.com\/global-themes\/employment-and-growth\/the-world-at-work\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Una ricerca di qualche anno fa della McKinsey<\/a> (<i>The world at work: Jobs, pay, and skills for 3.5 billion people<\/i>) diceva che tra il 1980 e il 2010 i lavoratori erano passati da 1,7 a 2,9 miliardi. Ma nel frattempo, almeno nei paesi Ocse, cio\u00e8 quelli pi\u00f9 avanzati economicamente, si generalizzava una tendenza alla riduzione delle ore lavorate. Ecco i grafici con l&#8217;andamento in alcuni paesi (la Corea da sola perch\u00e9 partiva da un numero di ore talmente alto rispetto agli altri che avrebbe appiattito tutti gli altri andamenti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2017\/12\/Usa-Giap-Ocse.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-684\" src=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2017\/12\/Usa-Giap-Ocse.jpg\" alt=\"Usa-Giap-Ocse\" width=\"494\" height=\"299\" \/><\/a><a href=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2017\/12\/Corea.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-685\" src=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2017\/12\/Corea.jpg\" alt=\"Corea\" width=\"494\" height=\"301\" \/><\/a><a href=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2017\/12\/Uk-IT-FR-NL-GER.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-686\" src=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2017\/12\/Uk-IT-FR-NL-GER.jpg\" alt=\"Uk-IT-FR-NL-GER\" width=\"499\" height=\"771\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come si vede, dall\u2019inizio del secolo la tendenza \u00e8 in discesa dappertutto, persino in Germania, che nella crisi non se l\u2019\u00e8 cavata tanto male. Fa eccezione solo il Regno Unito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche l\u2019Italia ha un andamento dissimile dagli altri, ma in questo caso perch\u00e9 \u00e8 molto pi\u00f9 accentuato. Gli ultimi due governi hanno pi\u00f9 volte menato vanto di aver fatto aumentare l\u2019occupazione. Ora, a parte che dopo un crollo come quello che c\u2019\u00e8 stato un rimbalzo \u00e8 fisiologico, bisogna dire che questo rimbalzo ci lascia ancora assai lontani dalla situazione che c\u2019era prima della crisi. S\u00ec, il numero di occupati \u00e8 tornato ai livelli del 2008, ma le ore lavorate restano pesantemente minori di allora. Nel 2007 erano state appena meno di 460 milioni, nel 2016 hanno stentato a raggiungere i 428. E cos\u00ec le Ula, unit\u00e0 di lavoro standard a tempo pieno, restano altrettanto pesantemente pi\u00f9 basse: da pi\u00f9 di 25 milioni sono passate a meno di 23,8. In pratica, \u00e8 come se ci fossero 1 milione e 355 mila posti a tempo pieno in meno. Ecco i dati in tre grafici (<i>nota metodologica: Ula e ore lavorate sono dati di contabilit\u00e0 nazionale e comprendono anche il lavoro irregolare; quindi, per uniformit\u00e0, abbiamo usato il dato analogo, che cio\u00e8 comprende il lavoro irregolare, anche per gli occupati, che risultano quindi quasi due milioni in pi\u00f9 degli occupati regolari<\/i>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2017\/12\/Occup-posiz-Ula.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-687\" src=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2017\/12\/Occup-posiz-Ula.jpg\" alt=\"Occup-posiz-Ula\" width=\"524\" height=\"521\" \/><\/a><a href=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2017\/12\/Ore-lav-Ita.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-688\" src=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2017\/12\/Ore-lav-Ita.jpg\" alt=\"Ore-lav-Ita\" width=\"459\" height=\"330\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo lavoro diviso tra pi\u00f9 persone, dunque, non \u00e8 una conquista che nasca da lotte e rivendicazioni. E\u2019 il risultato di una politica globale declinata poi in ciascun paese con tempi diversi che dipendono dalle specificit\u00e0 di ognuno, ma, come si vede, la direzione \u00e8 la stessa per tutti. La globalizzazione, con l\u2019apertura delle frontiere e la piena libert\u00e0 di movimento dei capitali, ha messo in concorrenza i lavoratori dei paesi pi\u00f9 avanzati con un paio di miliardi di lavoratori dei paesi poveri, stroncando la forza contrattuale dei primi. Non ti accontenti di questa retribuzione? E io sposto l\u2019azienda dove un terzo di questo salario \u00e8 gi\u00e0 un sogno e dove non ci sono fastidiosi lacci e lacciuoli che soffocano gli affari, dove non si bada all\u2019ambiente, la sicurezza sul lavoro \u00e8 affidata alla fortuna e magari non ci sono nemmeno libert\u00e0 sindacali e diritto di sciopero. Il risultato si vede, ecco un grafico preso ancora dallo studio della McKinsey. In 35 anni la quota di Pil che va ai salari \u00e8 scesa, nelle economie avanzate, di oltre 7 punti percentuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2017\/12\/Jabors-share-since-1070.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-689\" src=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2017\/12\/Jabors-share-since-1070.jpg\" alt=\"Jabor's-share-since-1070\" width=\"552\" height=\"432\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Italia non fa certo eccezione, e semmai le cose vanno peggio. Se si dividono in cinque gruppi (quintili) i salari per importo, si vede che nel corso della crisi \u00e8 molto aumentato di numero il primo quintile, quello dei salari pi\u00f9 bassi; il secondo \u00e8 aumentato pochissimo, ma il terzo e il quarto \u2013 ossia i salari medi e medio-alti \u2013 sono nettamente diminuiti; sorpresa: sale non di poco l\u2019ultimo quintile, quello dei salari alti. La grande maggioranza \u00e8 stata spinta in basso, ma c\u2019\u00e8 un 20% che, alla faccia della crisi, adesso guadagna di pi\u00f9. Nei tre paesi europei comparabili col nostro (Francia, Germania e Regno Unito) non ci sono stati andamenti simili, anche se in linea di massima le disuguaglianze sono aumentate anche l\u00ec. Serve una conferma? Ce l\u2019abbiamo da una <i>slide <\/i>presentata dal presidente dell\u2019Istat, Giorgio Alleva, in una lezione tenuta il 31 ottobre all\u2019universit\u00e0 Roma 3 in apertura dei corsi per la laurea magistrale in mercato del lavoro e relazioni industriali. Dal 2008 crolla drammaticamente l\u2019occupazione a reddito medio, cresce quella ad alto reddito, si impenna quella a basso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2017\/12\/Salari-var-nella-crisi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-690\" src=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2017\/12\/Salari-var-nella-crisi.jpg\" alt=\"Salari var nella crisi\" width=\"537\" height=\"700\" \/><\/a><a href=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2017\/12\/Occupaz-media-cala.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-691\" src=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2017\/12\/Occupaz-media-cala.jpg\" alt=\"Occupaz-media-cala\" width=\"660\" height=\"508\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I posti persi nella terribile crisi sono stati in gran parte quelli delle migliaia e migliaia di aziende che hanno chiuso i battenti, relativamente stabili e con contratti di vecchio tipo. Quelli recuperati negli ultimi anni sfruttano tutte le possibilit\u00e0 \u2013 e sono davvero tante \u2013 offerte dalle varie riforme, dal \u201cPacchetto Treu\u201d del \u201997 in poi, tutte tese a ridurre il costo del lavoro e le garanzie, sacrificati sull\u2019altare dell\u2019idolo \u201cflessibilit\u00e0\u201d, la pi\u00f9 tenacemente perseguita delle \u201criforme strutturali\u201d, che avrebbe dovuto rilanciare l\u2019economia e la produttivit\u00e0. Oggi sarebbe arrivato il momento di scoprire l\u2019acqua calda: la flessibilit\u00e0, senza domanda interna, senza investimenti, senza politiche attive del lavoro adeguate, serve solo a perseguire una politica autodistruttiva di contenimento del costo del lavoro e a gettare in condizioni sociali drammatiche una parte crescente di cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A questo punto ci ha portato la grande svolta a destra degli anni \u201980, quella cominciata con la Thatcher e Reagan. Finch\u00e9 non ci sar\u00e0 un\u2019altra svolta di segno contrario, il futuro che ci aspetta potr\u00e0 essere solo la prosecuzione di quello che abbiamo visto in questi anni.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2017\/12\/19\/lavorare-meno-fare-la-fame-quasi-tutti\/\">http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2017\/12\/19\/lavorare-meno-fare-la-fame-quasi-tutti\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CARLO CLERICETTI \u201cLavorare meno, lavorare tutti\u201d. Quando Pierre Carniti lanci\u00f2 questo slogan, negli anni \u201970, non poteva certo immaginare che il capitalismo del terzo millennio lo avrebbe realizzato, ma in modo molto diverso da quello che il carismatico ex leader della Cisl aveva in mente. 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