{"id":37828,"date":"2018-01-21T00:52:52","date_gmt":"2018-01-20T23:52:52","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37828"},"modified":"2018-01-21T12:11:38","modified_gmt":"2018-01-21T11:11:38","slug":"per-finirla-con-il-xxi-secolo-2a-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37828","title":{"rendered":"Per finirla con il XXI secolo (2a parte)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di\u00a0JEAN-CLAUDE MICH\u00c9A<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando il consumo \u00e8 celebrato come una forma vera e propria di cultura \u2013 con il suo immaginario e convenzioni specifiche &#8211; niente pi\u00f9 si oppone, in effetti, a che le due facce metafisicamente complementari del paradigma liberale &#8211; facce che per delle ragioni storiche avevano dovuto, fino ad allora, svilupparsi in modo indipendente ed antagonista- \u00a0si riconcilino, perfino si fondano, nell\u2019unit\u00e0 di una sensibilit\u00e0 tanto coerente che moderna. Naturalmente si capisce, allora, come una tale teoria abbia potuto indignare \u2014 tanto negli Stati Uniti che in Europa \u2014 le buone coscienze progressiste. Le costringeva a riconoscere che l\u2019ingegnosa ipotesi capitalista \u2014 la \u00abcommercial society\u00bb immaginata da Adam Smith in risposta ai problemi politici del tempo \u2014 non attingeva i propri principi (individuo, Ragione, Libert\u00e0) alle antiche barbarie o \u201dall\u2019oscurantismo medioevale\u201d ma proprio all\u2019assiomatica delle <em>Lumi\u00e8res<\/em>, ovvero, se si riflette bene, alla stessa matrice culturale da cui ha preso origine la Sinistra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sinistra tradizionale, in effetti, nonostante la sua semplicistica fede nel mito borghese del \u201cProgresso\u201d, aveva sempre conservato \u2014 notoriamente attraverso il controllo delle burocrazie sindacali e delle numerose municipalit\u00e0 operaie \u2014 un minimo di radicamento nelle fasce popolari e dunque di comprensione verso le loro culture e sensibilit\u00e0. Ecco perch\u00e9 i suoi programmi politici, e talvolta perfino le sue lotte, mantenevano generalmente un certo numero d\u2019aspetti anticapitalisti che erano residui tangibili dei compromessi storici un tempo realizzati tra Sinistra e socialismo operaio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire dagli anni Sessanta, al contrario, la convergenza dei differenti processi \u201dmodernizzatori\u201d- che, al momento, potevano sembrare indipendenti gli uni dagli altri- si affrett\u00f2 a eliminare il poco di spirito anti-capitalista che ancora animava le istanze dirigenti della vecchia Sinistra. Innanzitutto il declino accelerato delle capacit\u00e0 seduttive dell\u2019Impero Sovietico, ovvero della triste imitazione di Stato del progresso capitalista; a seguire, e in modo infinitamente pi\u00f9 decisivo, l\u2019ingresso dell\u2019Europa Occidentale nell\u2019era del capitalismo di consumo, e dunque l\u2019installazione inevitabile al centro stesso dello spettacolo della Cultura Giovani incaricata di legittimarne l\u2019immaginario e assicurare la circolazione senza fine, in mille imballaggi differenti , della stessa piacevole <em>pacotille<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, e soprattutto, la distruzione della stessa classe operaia, ovvero non di certo la sparizione reale degli operai ( che \u00e8 in parte un artificio statistico) ma quella della coscienza di classe che li univa, scomparsa ottenuta da una parte con la liquidazione metodica dei quartieri popolari e dall\u2019altra con le nuove forme di organizzazione del lavoro in impresa modernizzata e le tecniche di <em>management <\/em>\u00abanti-autoritarie\u00bb che hanno permesso di imporle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella che in questi tempi di rifondazione \u00e8 stata designata come la nuova Sinistra non \u00e8 null\u2019altro, in definitiva, che l\u2019eco politica dei differenti processi. Bisogna allora vedere in questa corrente multicolore una delle tradizioni politiche privilegiate della crescita in potenza delle nuove classi medie \u2013 cos\u00ec ben descritte, all\u2019epoca, da Georges Perec- che, essendo preposte all\u2019inquadramento tecnico, manageriale o culturale\u00a0delle forme pi\u00f9 moderne del capitalismo, sono condannate a far stare seduta la povera immagine di loro stesse sulla sola attitudine a piegare la schiena davanti a qualunque innovazione , \u00abflessibilit\u00e0\u00bb umana patetica, che ne fa la preda sognata di psicoterapeuti e cacciagione elettorale di predilezione di ogni sinistra \u00abcitoyenne\u00bb e progressista.\u00a0Soltanto con il favore di una tale configurazione culturale cos\u00ec particolare, si \u00e8 finalmente potuta offrire l\u2019occasione ai rappresentanti pi\u00f9 ambiziosi della nuova sensibilit\u00e0 liberal-libertaria di confiscare a loro esclusivo uso gli ultimi strumenti di lotta o di influenza che le classi popolari avevano ancora a disposizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se <em>La cultura del narcisismo<\/em>\u00a0appare come un libro cos\u00ec profetico, lo \u00e8 dunque, in verit\u00e0, perch\u00e9, descrivendo con magnifica precisione, sulla base dei dati empirici gi\u00e0 disponibili all\u2019epoca, le forme di individualizzazione richieste dal capitalismo di consumo (quest\u2019uomo psicologo del nostro tempo che \u00e8 l\u2019ultimo <em>avatar<\/em> dell\u2019individualismo borghese), Lasch delimitava allo stesso tempo, in anticipo, la cornice psicologica e intellettuale molto ristretta al cui interno si sarebbero dovuti dibattere i militanti \u201dplurali\u201d di ogni Sinistra Fmoderna e, in modo pi\u00f9 generale, i rappresentanti delle nuove classi medie la cui falsa coscienza \u00e8 divenuta lo spirito del tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec si chiarisce il curioso destino &#8211; paradossale, sia chiaro, soltanto in apparenza &#8211; di una Sinistra occidentale che dappertutto, modernizzandosi, \u201dha rinunciato all\u2019emancipazione sociale e si accontenta di sistemare un\u2019infermeria per accogliere i feriti della guerra economica\u201d, quando, ancora, non prende su di s\u00e9 il compito di dirigere questa guerra con l\u2019entusiasmo dei neofiti e lo zelo dei <em>parvenu<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da parte loro, per essersi lasciati espropriare del poco di autonomia politica che gli rimaneva da questi tutori benevolenti dalla mentalit\u00e0 cos\u00ec aperta, i vinti del mondo moderno &#8211; ovvero, come sempre, i lavoratori e la gente comune &#8211; finiscono con il ritrovarsi, per delle ragioni simmetriche , nella stessa situazione d\u2019impotenza degli operai del diciannovesimo secolo , quando non erano ancora dotati di organizzazioni politiche indipendenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<em>A questo stadio,\u00a0<\/em>\u2013 scriveva Marx ( che non immaginava che teorizzando in tal modo il passato avrebbe teorizzato anche il futuro) \u2013 <em>gli operai formano una massa disseminata attraverso il paese e atomizzata dalla concorrenza. Se accade che gli operai si sostengano in un\u2019azione di massa, non ci troviamo ancora di fronte al risultato della loro unione ma di quella della borghesia che, per raggiungere i propri fini politici, deve mettere in movimento l\u2019intero proletariato, possedendo ancora, provvisoriamente, il potere di farlo. Durante questa fase, i proletari non combattono affatto i loro nemici, ma i nemici dei loro nemici, ovvero le vestigia della monarchia assoluta, proprietari terrieri, borghesi non industriali, piccolo-borghesi. Tutto il movimento storico \u00e8 in tal sorta concentrato tra le mani della borghesia; ogni vittoria ottenuta in questo modo \u00e8 una vittoria borghese<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u00e8 la ragione storica principale del fatto che da vent\u2019anni ogni vittoria della Sinistra corrisponde obbligatoriamente a una disfatta del Socialismo.\u00a0Giunto a questo punto, immagino che il tipo di rivoluzione intellettuale alla quale ci invita l\u2019opera di Lasch non potr\u00e0 essere che mal accolta dal pubblico &#8220;illuminato&#8221;, ovvero da quanti si ritengano, per diritto divino, nel campo del bene e della Verit\u00e0. Un lettore che sia preoccupato di quanto le sue idee politiche siano corrette (indubbiamente perch\u00e9, per lui, un\u2019idea non \u00e8 tanto un modo di comprendere il mondo quanto di sedare le proprie inquietudini) non potr\u00e0, in effetti, avere alcun dubbio su quello che d\u00e0 un senso all\u2019epoca attuale: la sfida titanica tra, le deboli forze che tentano di riunire a malapena i guerriglieri eroici della modernit\u00e0 da una parte e le orde dilaganti e potentemente organizzate della Reazione e del terribile passato dall&#8217;altra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa visione della Storia, a colpo sicuro molto toccante, va da s\u00e9 che coloro che si ostineranno a pretendere che esistono pur sempre delle classi dirigenti (in pi\u00f9 mondializzate) e che queste hanno come prima loro preoccupazione quella di costruire una nuova umanit\u00e0 conforme ai loro interessi egoistici, devono essere considerati come le vittime di una evidente predisposizione alla paranoia. Quanto a volere combattere la dominazione di queste potenze appoggiandosi sulla dignit\u00e0 e la virt\u00f9 delle classi popolari, ecco che testimonia al meglio di una nostalgia mal posta per un mondo scomparso , al peggio di un fascino colpevole per quel populismo il cui ventre, come i media hanno il buon gusto di ricordarci all&#8217;unanimit\u00e0 quotidianamente, \u00e8 gravido di chiss\u00e0 quale bestia immonda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prendendo il rischio di ripubblicare <em>La cultura del narcisismo<\/em>\u00a0non rientrava nelle nostre intenzioni \u2013 n\u00e9 di certo nelle nostre possibilit\u00e0 &#8211; di rovinare il sonno intellettuale di quella parte di pubblico. Non \u00e8 impossibile, nonostante tutto, che perfino tra quei lettori se ne trovi qualcuno in grado di riconoscere al libro di Lasch la virt\u00f9 di disturbare le loro abitudini intellettuali (il che per ogni modernista \u00e8 normalmente una qualit\u00e0) e dunque di richiamare, per il suo carattere provocatorio, la refutazione che merita. Bisogner\u00e0 che tali lettori abbiano anche il coraggio di giungere alla seguente questione. Com\u2019\u00e8 possibile che un\u2019opera cos\u00ec stimolante \u2013 e per questo discussa in tutto il mondo &#8211; sia stata pubblicata in Francia dal 1981, fino a trovarsi rapidamente esaurita grazie al passaparola \u2013 <em>samizdat <\/em>dei regimi liberali \u2014? E tutto questo senza che la perspicace critica ufficiale abbia sentito il bisogno di dedicargli una sola analisi degna di questo nome, ovvero all\u2019altezza dei reali propositi del libro, per tacere, evidentemente, della pur chiacchierona sociologia di stato?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vero \u00e8 che un tale modo di operare \u00e8, da tanto tempo, il marchio di fabbrica del paesaggio intellettuale francese e che ogni libro che rompa realmente l\u2019ordine costituito e la sua buona coscienza \u00abcitoyenne\u00bb, \u00e8 condannato, ordinariamente, ad essere accolto sia con un silenzio di piombo sia sotto un diluvio di calunnie. Ma questa \u00e8, a giusto titolo, una ragione supplementare perch\u00e9 ciascuno si interroghi su questo strano stato di fatto e si sforzi almeno di poterne trarre le implicazioni principali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 significherebbe, per esempio, che a furia di modernizzarsi, gli intellettuali ufficiali e mediatici siano ritornati alle abitudini di un\u2019epoca in cui \u2014 secondo le parole di Marx \u2014 &#8220;<em>ormai non si tratta pi\u00f9 di sapere se tale teorema \u00e8 vero, ma se suona bene o male, se sia gradito alla polizia o meno&#8221;<\/em>\u00a0e in cui, proprio per questo, &#8220;<em>la ricerca disinteressata lascia il posto al pugilato pagante, l\u2019investigazione coscienziosa alla cattiva coscienza, ai miserabili sotterfugi dell\u2019apologetica<\/em>&#8220;? (<em>Marx<\/em>, Postfazione alla seconda edizione tedesca del <em>Capitale<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se tale fosse il caso, la situazione sarebbe, certamente, qualcosa di profondamente scoraggiante. A meno che, al contrario, non vi si legga, come gi\u00e0 fece Hegel, il segno irrefutabile che \u201ctutto continua\u201d e che , di conseguenza, nessuno pu\u00f2 ancora pretendere che la vecchia talpa scavi le sue gallerie invano. Scegliere la buona interpretazione non \u00e8 forse, dopo tutto, che una questione di temperamento. Ma quel che \u00e8 certo \u00e8 che, qualsiasi cosa possa accadere, Christopher Lasch sar\u00e0 stato sicuramente di quelli che hanno aiutato pi\u00f9 di tutti questo simpatico mammifero ad assolvere l\u2019ingrato compito. Di questi strani tempi non conosco modo migliore per raccomandare un libro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>(Prefazione all\u2019edizione francese di The Culture of Narcissism di Christopher Lasch, Climats, 2000)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>fonte: nazioneindiana.com<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong><a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37755\">Qui<\/a> <\/strong>la prima parte dell&#8217;articolo<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0JEAN-CLAUDE MICH\u00c9A Quando il consumo \u00e8 celebrato come una forma vera e propria di cultura \u2013 con il suo immaginario e convenzioni specifiche &#8211; niente pi\u00f9 si oppone, in effetti, a che le due facce metafisicamente complementari del paradigma liberale &#8211; facce che per delle ragioni storiche avevano dovuto, fino ad allora, svilupparsi in modo indipendente ed antagonista- \u00a0si riconcilino, perfino si fondano, nell\u2019unit\u00e0 di una sensibilit\u00e0 tanto coerente che moderna. 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