{"id":37874,"date":"2018-01-12T10:50:34","date_gmt":"2018-01-12T09:50:34","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37874"},"modified":"2018-01-12T10:56:19","modified_gmt":"2018-01-12T09:56:19","slug":"tra-gramsci-e-sraffa-un-legame-profondo-fra-lotta-politica-e-teoria-critica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37874","title":{"rendered":"Tra Gramsci e Sraffa, un legame profondo fra lotta politica e teoria critica"},"content":{"rendered":"<div id=\"swp-contB\">\n<div class=\"generic-articles\">\n<div>\n<p><strong>\u00a0di MICRO MEGA<\/strong><\/p>\n<p>Pubblichiamo la recensione a un libro di Giancarlo De Vivo uscita su <a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/tra-gramsci-e-sraffa-il-sodalizio-fra-due-comunisti-indisciplinati\/\">Micromega online<\/a><\/p>\n<h2><strong>Tra Gramsci e Sraffa, il sodalizio fra due comunisti indisciplinati<\/strong><\/h2>\n<\/div>\n<div class=\"detail-articles\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"imgleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"\" src=\"http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/files\/2018\/01\/Nella-bufera-del-Novecento-Antonio-Gramsci-e-Piero-Sraffa-tra-lotta-politica-e-teoria-critica-giancarlo-de-vivo-recensione-300.png\" alt=\"\" width=\"244\" height=\"345\" \/><\/div>\n<p><em><strong>di Sergio Cesaratto <\/strong><br \/>\n<\/em><br \/>\nLa figura di Piero Sraffa \u00e8 perlopi\u00f9 sconosciuta al grande pubblico italiano, persino a quello pi\u00f9 colto; appena pi\u00f9 fortunata \u00e8 la figura di Antonio Gramsci. Eppure si tratta di due degli studiosi sociali pi\u00f9 straordinari \u2013 i pi\u00f9 straordinari \u2013 che il nostro Paese pu\u00f2 vantare nel ventesimo secolo. Il volume di Giancarlo De Vivo (<em>Nella bufera del Novecento \u2013 Antonio Gramsci e Piero Sraffa tra lotta politica e teoria critica<\/em>, Castelvecchi, 2017) apre una serie di squarci sull\u2019interazione intellettuale, politica e umana che si stabil\u00ec fra i due nei frangenti drammatici del novecento, come recita l\u2019azzeccato titolo. Il libro non si rivolge solo ad accademici e \u201cspecialisti\u201d, ma \u00e8 di grande interesse per ogni lettore colto.<\/p>\n<p>Gramsci e Sraffa si conobbero, com\u2019\u00e8 noto, nella Torino dell\u2019immediato primo dopoguerra, entrambe allievi di Umberto Cosmo (come Terracini e Togliatti). I periodi di pi\u00f9 intenso colloquio furono dunque quello torinese (1919-1921) e quello romano (1924-1926). Ma mai si interruppe il filo, neppure nel periodo 1921-24 in cui prima Sraffa (a Londra) e poi Gramsci (a Mosca) furono assenti dall\u2019Italia. Da Londra Sraffa continu\u00f2 a collaborare all\u2019<em>Ordine Nuovo<\/em>. Dopo l\u2019arresto di Gramsci nel novembre 1926 Sraffa funse da collegamento con il Partito comunista in esilio. Sino alla concessione della libert\u00e0 condizionale nel 1934 Sraffa pot\u00e9 purtroppo incontrare Gramsci solo una volta nel 1927, mentre la corrispondenza pot\u00e9 svolgersi solo in maniera indiretta attraverso la cognata del prigioniero, Tatiana Schucht. Solo dal gennaio 1935 Sraffa pot\u00e9 rivedere l\u2019amico in sette altri incontri. Dell\u2019ultimo, a fine marzo 1937, Tatiana scrive (p. 17, i riferimenti sono al volume di De Vivo) che \u201c\u00e8 gi\u00e0 il terzo giorno che Antonio riceve la sua visita, mattina e sera\u2026 La sua contentezza mi tocca infinitamente, e le sue richieste dirette perch\u00e9 l\u2019amico ascolti tutto quanto lui ha voglia di raccontare, e lui stesso stare ad ascoltare. Queste conversazioni certo lo stancano molto ma sono per lui pi\u00f9 dell\u2019aria che respira\u201d.<\/p>\n<p>Gramsci non \u00e8 l\u2019unico che ricever\u00e0 grande appagamento dalle conversazioni con Sraffa, basti ricordare quelle settimanali con Wittgenstein a Cambridge, e l\u2019affermazione di quest\u2019ultimo che da una conversazione con Sraffa si esce come un albero potato. Delle conversazioni con Gramsci, la cui componente umana \u00e8 palpabile nelle parole di Tatiana, De Vivo ci fornisce qualche intuizione che richiameremo pi\u00f9 avanti. Di Wittgenstein (e di Gramsci) Sraffa doveva ammirare la ricerca del rigore portata all\u2019estremo: nulla l\u2019economista ammirava di pi\u00f9 dell\u2019onest\u00e0, del rigore e della curiosit\u00e0 intellettuale.<\/p>\n<p><strong>Le lettere (primo capitolo)<\/strong><\/p>\n<p>La corrispondenza di Sraffa con Tatiana \u00e8 il tramite con cui l\u2019economista (dal 1927 a Cambridge) colloquia con Gramsci. Egli riceve dalla cognata di Gramsci copia delle lettere del prigioniero, e le fa pervenire al centro estero del Partito Comunista a Parigi. Sraffa segue di persona sia le pratiche legali per la liberazione di Gramsci (tanto da meritarsi l\u2019appellativo di avvocato in alcune lettere), anche attraverso conoscenze del padre, antifascista ed ex Rettore della Bocconi, che (pare) quelle illegali. Alla luce dei profondi legami fra Sraffa e Gramsci appare dunque sorprendente che il ruolo dell\u2019economista italiano sia stato, ricorda De Vivo, per lungo tempo poco noto, quasi occultato, ed \u00e8 solo dalla met\u00e0 degli anni sessanta che esso comincia a emergere. E purtroppo con tale emersione sono anche cominciate a fiorire illazioni le pi\u00f9 varie, il pi\u00f9 spesso non documentate, sul ruolo di Sraffa quale tramite fra Gramsci e il Partito. In sintesi l\u2019accusa \u00e8 che Sraffa avrebbe agito come agente del Partito e addirittura del Comintern a stretto contato con Togliatti e Stalin. Purtroppo studiosi affermati come Luciano Canfora si sarebbero prestati a questo gioco. Il quadro che emerge dalla ricostruzione documentale che De Vivo ne fa nel primo capitolo del libro \u00e8 invece di un comportamento estremamente corretto di Sraffa sia nei confronti del Partito che, soprattutto, del suo amico in carcere senza lesinare ogni possibile sforzo volto alla sua liberazione e comunque ad alleviare le sue sofferenze materiali e intellettuali.<\/p>\n<p>V\u2019\u00e8 poi la questione della famosa lettera di Ruggero Grieco. Come forse i lettori sanno, nel 1928 la polizia segreta fascista intercett\u00f2 una lettera del dirigente comunista in esilio indirizzata a tre dirigenti imprigionati, Terracini, Scoccimarro e Gramsci. In quanto mostrava i tre come membri ancora attivi nelle scelte del Partito, questa missiva poteva costituire un elemento aggravante della loro posizione nell\u2019imminente processo davanti al Tribunale Speciale. Gramsci fu immediatamente scosso e insospettito da questa mossa improvvida del Partito tornando sull\u2019argomento cinque anni pi\u00f9 tardi in due lettere a Tatiana dove esplicitava il suo tormento che la lettera fosse stata deliberatamente inviata per aggravare la sua posizione.<\/p>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"detail-articles\" style=\"text-align: justify;\">E da chi, se non da Togliatti? Tale \u00e8 la fiducia di Gramsci verso Sraffa, che egli chiede a Tatiana che le sue due lettere siano trasmesse solo all\u2019\u201davvocato\u201d (e dunque non al Partito). Accertare se Sraffa abbia o meno rispettato la volont\u00e0 dell\u2019amico \u00e8 dunque dirimente, tanto pi\u00f9 che i soliti avvoltoi si sono scatenati a sostenere che quel desiderio non fu rispettato. La ricostruzione di De Vivo, che si fa a questo punto appassionante (ma il libro nel suo insieme lo \u00e8 davvero), documenta passo passo e in maniera che mi sembra inoppugnabile come Sraffa abbia certamente onorato quella volont\u00e0. In particolare Sraffa al principio degli anni settanta era ancora in possesso delle due lettere di cui parliamo (le copie trasmessegli da Tatiana) assieme a una ventina di lettere successive che, evidentemente, Sraffa aveva smesso di trasmettere al Partito. Si tratta di materiali che il Partito ricevette poi da altre vie, sostanzialmente dalle autorit\u00e0 sovietiche che ereditarono gli originali custoditi da Tatiana. Perch\u00e9, ci si domanda, Sraffa non solo rispetta la volont\u00e0 di Gramsci nel non consegnare le due lettere, ma non gira neppure quelle successive? De Vivo avanza l\u2019ipotesi che in seguito alla vicenda Grieco (e ad altre \u201cleggerezze\u201d successive) anche in Sraffa fosse sorto un crescente sospetto verso il Partito, ipotesi avvalorata nel 1983 da Giorgio Napolitano che nel secondo dopoguerra fu tramite fra il Partito e Sraffa. Quest\u2019ultimo, precisa De Vivo, non ruppe per\u00f2 mai col Partito (di cui non era peraltro membro).<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"detail-articles\" style=\"text-align: justify;\">Dal suo canto Togliatti tenne volutamente nell\u2019ombra la figura di Sraffa per oltre trent\u2019anni sino a manipolare un\u2019importante lettera di Tatiana a Sraffa, in cui si racconta la fine di Gramsci, presentandola come indirizzata \u201calla moglie e ai compagni\u201d. Una svolta nell\u2019atteggiamento di Togliatti si ha in prossimit\u00e0 della sua morte sicch\u00e9 a met\u00e0 anni sessanta sono finalmente pubblicate le due lettere di Gramsci in cui emergeva la vicenda Grieco (avute, come s\u2019\u00e8 detto <em>non<\/em> da Sraffa), che cominci\u00f2 cos\u00ec a essere dibattuta assieme al tema della possibile rottura di Gramsci col Partito comunista sia riguardo alle vicende della dirigenza sovietica, che successivamente nei riguardi della parola d\u2019ordine della costituente democratica sostenuta da Gramsci contro la linea del Partito (al riguardo un articolo di Leonardo Paggi del 1966 suscit\u00f2 gli strali di Amendola). La dirigenza comunista cominci\u00f2 a quel punto a sospettare che Sraffa possedesse ulteriori documenti gramsciani dando il via a una gustosa caccia al topo in cui solo dopo molte insistenze nel 1974 Sraffa (che nel frattempo stava cominciando a perdere la memoria) consegna quanto ancora possedeva. Ma si trattava, come s\u2019\u00e8 gi\u00e0 detto, di materiali gi\u00e0 in possesso del Partito e persino gi\u00e0 pubblicati. In una appendice al capitolo De Vivo demolisce ulteriori accuse di Canfora a Sraffa in merito alla famigerata lettera di Grieco.<\/div>\n<div class=\"detail-articles\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>Ci si domanda solo perch\u00e9 persino intellettuali rispettabili, lasciamo perdere gli avvoltoi, abbiano in Italia interesse a sporcare la figura cristallina di Sraffa. Che cosa d\u00e0 fastidio di Sraffa?<\/p>\n<p><strong>Il materialismo delle idee (secondo capitolo)<\/strong><\/p>\n<p>Sraffa intrattenne rapporti di profondo scambio intellettuale con alcuni fra i pi\u00f9 geniali pensatori di Cambridge, fra loro il genio matematico Frank Ramsey prematuramente scomparso a 26 anni, e naturalmente Wittgenstein e Keynes. Purtroppo poche tracce rimangono delle lunghe conversazioni in cui costoro sottoponevano al rasoio di Sraffa le <em>loro<\/em> teorie (probabilmente pi\u00f9 che viceversa). Le conversazioni con Wittgenstein, secondo il racconto di Amartya Sen che De Vivo riferisce, dovettero a un certo punto annoiare Sraffa per la loro astrattezza rispetto a quelle pi\u00f9 concrete con Keynes. La distanza fra i due economisti fu naturalmente notevole, in politica e in economia, tanto che nel 1951 Sraffa scrive a Dobb di Keynes come un \u201creazionario\u201d. In realt\u00e0, precisa De Vivo, Sraffa fu molto toccato dalla scomparsa del grande economista nel 1946. La genialit\u00e0 di Sraffa si pu\u00f2 constatare dal fatto che se da un lato Keynes considerava un test le \u201cestenuanti\u201d critiche di Sraffa alle bozze della <em>Teoria generale<\/em>, dall\u2019altro Dennis Robertson, antico allievo di Keynes ma poi cardinale dell\u2019ortodossia e recensore assai critico della <em>Teoria generale<\/em>, nel ringraziare Sraffa per i suggerimenti gli attribuisce in pratica la paternit\u00e0 di buona parte delle critiche. Sraffa \u201cl\u2019enigma assoluto\u201d come lo defin\u00ec Richard Kahn (p. 82), Zelig dell\u2019intelligenza, capace di aiutare a chiarire punti di vista opposti, quello di Keynes e quello dei suoi critici, nella bramosia estrema del rigore.<\/p>\n<p>Anche delle conversazioni con Gramsci sappiamo poco. Sul giudizio su Benedetto Croce v\u2019\u00e8 probabilmente distanza fra i due: Sraffa \u00e8 decisamente a favore e curioso della scienza moderna e ritiene deleterio l\u2019idealismo crociano:<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 un fatto curioso che nella cultura di tutti gli italiani che hanno una cultura vi sia un gran buco: l\u2019ignoranza delle scienze naturali. Croce \u00e8 un caso estremo, ma tipico. I filosofi credono che, quando han provato che gli scienziati sarebbero degni di essere vergognosamente bocciati in filosofia, il loro compito sia finito\u201d [lettera a Tania, 23 agosto 1931, citata a p.96).<\/p>\n<p>Inizialmente soprattutto interessato a temi economici applicati e finanziari (questi ultimi lo resero personalmente inviso a Mussolini non meno di Gramsci), verso la met\u00e0 degli anni venti Sraffa comincia a interessarsi di temi di teoria economica e si rivolge alla carriera accademica, ci\u00f2 che diventer\u00e0 l\u2019avventura intellettuale della sua vita e la pi\u00f9 importante sfida teorica al marginalismo dello scorso secolo, accanto a quella di Keynes. Ci\u00f2 non imped\u00ec a Sraffa di continuare a mantenere contatti politici, non solo col Partito comunista, ma a met\u00e0 anni venti anche con la sinistra riformista, da Turati alla Kuliscioff, dai Rosselli a Gobetti. Peraltro Sraffa si prese allora i rimbrotti severi di Gramsci e Togliatti per aver sostenuto una linea di unit\u00e0 delle forze antifasciste in senso opposto al settarismo comunista, senza che tuttavia questo facesse venir meno la fiducia del primo nei suoi confronti.<\/p>\n<p>Di cosa discussero sino \u201ca tarda notte\u201d Gramsci e Sraffa a Roma nel periodo 1924-26? Forse dello stato non soddisfacente degli studi economici marxisti &#8211; su cui Gramsci diede un giudizio severo nei <em>Quaderni<\/em>, condiviso da Sraffa (p. 119). Si deve tener conto che solo alcuni anni dopo, nel 1928, Sraffa cominci\u00f2 a farsi un\u2019idea sufficientemente chiara di quella ripresa dell\u2019impostazione degli economisti classici e di Marx che lo occup\u00f2 nelle decadi successive. Lo stesso Sraffa viveva dunque ancora quella condizione comune a molti marxisti (pp. 104-7) di vassallaggio intellettuale verso il marginalismo, rappresentato in particolare dalla figura di Alfred Marshall, pur avendogli affibbiatogli critiche assai severe in due memorabili articoli del 1925 e 1926.<\/p>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"detail-articles\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>Le sollecitazioni di Sraffa verso l\u2019amico in carcere con riguardo agli studi economici non sortirono peraltro grandi effetti (p. 115). Sarebbe stato forse qui utile che De Vivo avesse approfondito per il lettore gli spunti che si traggono dalle lettere e dai <em>Quaderni<\/em>, magari confrontandosi con precedenti interpretazioni come quella di Giorgio Lunghini (1994). E\u2019 sull\u2019interpretazione del materialismo storico su cui forse, secondo De Vivo, i due studiosi trovano un terreno di elaborazione comune. In particolare l\u2019autore cita un brano del 1932 dovuto a Maurice Dobb, ma ispirato da Sraffa nel quale in un punto chiave si parla delle \u201cidee\u201d come \u201cparte della storia, esse sono \u2018fatti\u2019 dell\u2019esperienza storica non meno delle invenzioni meccaniche o i [sic] rapporti di propriet\u00e0, ed entrano nel processo storico allo stesso modo degli altri \u2018fatti\u2019\u201d. Questo \u201cmarxismo indisciplinato\u201d di Sraffa (e indirettamente di Gramsci) fu oggetto di accuse di \u201cperversione idealistica\u201d da parte della cellula del Partito Comunista di Cambridge, accuse alle quali Dobb rispose piccato che il punto era ispirato da un compagno straniero molto pi\u00f9 colto di marxismo e ben pi\u00f9 coinvolto in attivit\u00e0 rivoluzionarie (persino illegali) dei salottieri membri della cellula (p. 126).<\/p>\n<p><strong>La riscoperta di Marx<\/strong><\/p>\n<p>Come s\u2019\u00e8 detto De Vivo descrive assai bene la situazione intellettuale del marxismo negli anni venti: una sorta di divisione del lavoro per cui si accettava l\u2019analisi economica borghese quale analisi scientifica rispettabile dei problemi economici concreti, relegando il marxismo alle grandi \u201cleggi di movimento\u201d del capitalismo. Questa divisione del lavoro continu\u00f2 nel PCI (e altrove nel marxismo internazionale) ben oltre gli anni venti, almeno sino all\u2019austerit\u00e0 berlingueriana quando si abbandon\u00f2 il corno del marxismo lasciando solo l\u2019altro, quello della teoria economica borghese. L\u2019economia critica non fu materia prima del PCI, come ahinoi non lo \u00e8 oggi nelle sue farsesche riproposizioni elettorali. Ci\u00f2 detto il cammino che Sraffa percorse prima del 1928 per liberarsi del marginalismo e recuperare il punto di vista degli economisti classici e di Marx, ovvero la teoria del sovrappi\u00f9 (v. Cesaratto 2016) \u00e8 questione controversa. In sintesi, Sraffa fu ispirato e guidato da Marx o percorse un sentiero pi\u00f9 complicato che culmin\u00f2 in una sorta di riscoperta di Marx?<\/p>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"detail-articles\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>La questione \u00e8 delicata sotto due profili. Il primo analitico nel senso che, come scrisse l\u2019economista torinese, il percorso per raggiungere una meta \u00e8 spesso pi\u00f9 importante della meta stessa. Ricostruire e rifare quel cammino non \u00e8 infatti mero esercizio di storia del pensiero, ma vuole dire ripercorrere il processo di catarsi dalle idee errate che si ramificano in ogni angolo della nostra mente (secondo la famosa espressione di Keynes) e quello altrettanto faticoso di intravedere un nuovo punto di vista. Il secondo profilo \u00e8 pi\u00f9 politico, nel senso che una diretta derivazione marxiana della ripresa dell\u2019approccio classico espone Sraffa alla sottile accusa, rivoltagli per esempio da Paul Samuelson di essere s\u00ec stato un grande economista, ma purtroppo guidato dal desiderio di validare a tutti i costi Marx.<\/p>\n<p>In una appendice al secondo capitolo De Vivo riprende quanto gi\u00e0 da lui sostenuto in alcuni interventi scientifici, segnatamente che, piaccia o meno, sia stato il <em>Capitale<\/em> di Marx a indirizzare Sraffa (in particolare il secondo volume e il cosiddetto quarto volume dedicato alla storia delle teorie del sovrappi\u00f9). Evocando implicitamente il contesto schizofrenico descritto da De Vivo, per cui negli anni venti si poteva essere al contempo marxisti ma ritenere valido l\u2019apparato marginalista della determinazione dei prezzi attraverso curve di domanda e offerta, pi\u00f9 complessa \u00e8 la posizione di coloro che ritengono che vi sia una continuit\u00e0 fra i famosi articoli di Sraffa del 1925 e 1926 sulla teoria dei prezzi in Alfred Marshall (il pi\u00f9 influente dei marginalisti) e i successivi progressi. In particolare Sraffa rintraccia in Alfred Marshall l\u2019idea per cui, con rendimenti costanti di scala, \u00e8 il solo costo a determinare il prezzo delle merci. Partendo da questo suggerimento, Sraffa giunge successivamente ad ancorare la determinazione dei prezzi e della distribuzione ad elementi materiali (oggettivi) rintracciati nelle teorie del sovrappi\u00f9 del tardo mercantilista William Petty e dei Fisiocratici francesi, piuttosto che nei concetti soggettivi di \u201csforzi e sacrifici\u201d dei marginalisti o nella teoria del valore-lavoro di Ricardo e Marx (quest\u2019ultima ritenuta quasi una corruzione dell\u2019approccio materiale al calcolo del sovrappi\u00f9 degli autori precedenti a favore di una nozione semi-etica del valore delle merci, si veda al riguardo il bel saggio di Saverio Fratini del 2016).<\/p>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"detail-articles\" style=\"text-align: justify;\">\n<p>Una volta riscoperto questo punto di vista materiale e impiegatolo per le proprie equazioni, pi\u00f9 tardi Sraffa torner\u00e0 a Marx guardando pi\u00f9 benevolmente alla teoria del valore-lavoro come il tentativo proprio di Ricardo e Marx di sviluppare l\u2019approccio del sovrappi\u00f9 in maniera originale e fruttuosa, pur nei limiti di quella teoria. Il fatto che, tuttavia, il valore-lavoro fosse una base malferma, come era peraltro noto gi\u00e0 a Ricardo e Marx, fu utilizzato da uno dei fondatori del marginalismo, Boehm- Bawerk per attaccare il <em>Capitale<\/em>, predisponendo quella sudditanza del marxismo rispetto al \u201cpi\u00f9 scientifico\u201d marginalismo che De Vivo opportunamente evoca nel libro. Il lascito teorico pi\u00f9 importante di Sraffa al pensiero marxista e democratico \u00e8 dunque nell\u2019aver spezzato questa sudditanza e la schizofrenia fra marxismo e marginalismo illustrata da De Vivo. La questione del percorso compiuto da Sraffa in quegli anni decisivi resta naturalmente aperta. Sarebbe stato un arricchi\u00admento, al riguardo, se De Vivo avesse accennato all\u2019esistenza di altre autorevoli interpretazioni.<\/p>\n<p><strong>Una figura fastidiosa<\/strong><\/p>\n<p>La vicenda di Sraffa \u00e8 dunque intellettualmente affascinante e profondamente immersa nella storia del secolo breve, e in quella del marxismo e dell\u2019economia politica. Il libro di De Vivo \u00e8 sotto questo profilo lettura rigorosa ma assolutamente avvincente. Una riflessione conclusiva dell\u2019autore sull\u2019impatto purtroppo marginale di Sraffa sulla cultura italiana sarebbe stata interessante per il lettore. Negli studi economici l\u2019eredit\u00e0 di Sraffa \u00e8 ben viva, e la sua scuola \u00e8 fra le pi\u00f9 vivaci in campo eterodosso \u2013 anche l\u00ec, tuttavia, spesso avversata a favore di impostazioni pi\u00f9 frettolose. Gli spazi per il pensiero critico in economia si sono per\u00f2 drammaticamente ristretti, i bocconiani di ogni risma dominano, nonostante la crisi abbia clamorosamente dimostrato la loro inconsistenza scientifica. Il volume di De Vivo \u00e8 in questo senso importante al fine di sensibilizzare l\u2019intera cultura italiana verso l\u2019opportunit\u00e0 di tutelare gli spazi per la libera ricerca economica, non solo per difendere un\u2019eredit\u00e0 scientifica che \u00e8 tutta italiana, interdisciplinare, democratica e antifascista, ma perch\u00e9 solo da l\u00ec e dall\u2019eredit\u00e0 di Keynes potr\u00e0 scaturire una nuova e pi\u00f9 fruttuosa scienza economica superando il penoso autismo della teoria dominante. In un momento di smarrimento del nostro Paese, \u00e8 tempo che l\u2019Italia riscopra la tempra umana e intellettuale di Gramsci e Sraffa.<\/p>\n<p><strong>Riferimenti<\/strong><\/p>\n<p>Cesaratto, S. (2016) <em>Sei lezioni di Economia<\/em>, Imprimatur, Reggio Emilia.<\/p>\n<p>Fratini, S.M. (2016) Sraffa on the Degeneration of the Notion of Cost, Centro Sraffa Working Papers, n.21.<\/p>\n<p>Lunghini, G. (1994) <em>Gramsci critico dell&#8217;economia politica<\/em>, introduzione a: Antonio Gramsci, <em>Scritti di economia politica<\/em>, Bollati Boringhieri, Torino.<\/p>\n<p>Robertson, Dennis H. (1936) Some Notes on Mr, Keynes&#8217; General Theory of Employment, <em>Quarterly Journal of Economics <\/em>51, pp. 168-91.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0 <a href=\"http:\/\/politicaeconomiablog.blogspot.it\/2018\/01\/gramsci-e-sraffa-un-legame-profondo-fra.html#more\">http:\/\/politicaeconomiablog.blogspot.it\/2018\/01\/gramsci-e-sraffa-un-legame-profondo-fra.html#more<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0di MICRO MEGA Pubblichiamo la recensione a un libro di Giancarlo De Vivo uscita su Micromega online Tra Gramsci e Sraffa, il sodalizio fra due comunisti indisciplinati di Sergio Cesaratto La figura di Piero Sraffa \u00e8 perlopi\u00f9 sconosciuta al grande pubblico italiano, persino a quello pi\u00f9 colto; appena pi\u00f9 fortunata \u00e8 la figura di Antonio Gramsci. Eppure si tratta di due degli studiosi sociali pi\u00f9 straordinari \u2013 i pi\u00f9 straordinari \u2013 che il nostro Paese&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":37875,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/cesaratto-320x320.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-9QS","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/37874"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=37874"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/37874\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":37885,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/37874\/revisions\/37885"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/37875"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=37874"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=37874"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=37874"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}