{"id":37916,"date":"2018-01-13T09:30:42","date_gmt":"2018-01-13T08:30:42","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37916"},"modified":"2018-01-13T02:45:04","modified_gmt":"2018-01-13T01:45:04","slug":"non-e-sfruttamento-e-assuefazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=37916","title":{"rendered":"Non \u00e8 sfruttamento, \u00e8 assuefazione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di SINISTRA IN RETE (Marco Ambra)<\/strong><\/p>\n<p class=\"\" style=\"text-align: justify\">Leggendo la cronaca quotidiana del declino industriale italiano, non ultimo il dibattito fra Calenda ed Emiliano sul futuro\/passato dell\u2019<a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/economia\/17_dicembre_20\/ilva-calenda-insiste-senza-ritiro-ricorso-l-impianto-chiude-emiliano-ministro-ha-avuto-crisi-isterica-31927dd4-e58e-11e7-bb03-a8143f47e27e.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Ilva<\/a> a Taranto, viene in mente una formidabile sentenza di Max Weber sull\u2019etica spuria di chi dibattendo su tali questioni parte da una pregiudiziale pretesa di ragione, un\u2019etica che \u00abinvece di preoccuparsi di ci\u00f2 che riguarda il politico, vale a dire il futuro e la responsabilit\u00e0 davanti a esso, si occupa di questioni politicamente sterili \u2013 in quanto inestricabili \u2013 come quello della colpa commessa nel passato\u00bb (<em>Scritti politici<\/em>, Donzelli, Roma 1999, p. 219). Non che le colpe e le responsabilit\u00e0, specie in sede penale, non abbiano la loro importanza, ma farle pesare all\u2019interno di un dibattito politico significa falsificare del tutto il <em>politico<\/em>, offuscare la presa di responsabilit\u00e0 di fronte al futuro che dovrebbe esserne il compito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Di fronte al declino industriale italiano il dibattito politico si polarizza cos\u00ec, tristemente, dietro la catena delle colpe e delle responsabilit\u00e0 trasformando concetti e argomentazioni in slogan lanciati fra contrapposte tifoserie: chi ha fatto le riforme contro chi non le ha fatte, chi ha accresciuto il debito pubblico contro chi ha praticato l\u2019ortodossia ipercoerentista dell\u2019austerit\u00e0, mancando completamente l\u2019obiettivo politico delle questioni<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sospendiamo per un momento il giudizio sulla probabile cattiva coscienza di chi pratica questo esercizio quotidiano di falsificazione dei problemi politici a livello istituzionale. Che Gramsci ci perdoni. Ecco, se lo facciamo avremo un\u2019analisi dell\u2019ipocrita relazione fra politica ed economia nell\u2019Italia dell\u2019ultimo trentennio: \u00e8 con il beneficio di questo sguardo obliquo sui problemi del nostro futuro-passato che si presenta un pamphlet da battaglia e di discreto successo editoriale come <strong><em>Non \u00e8 lavoro, \u00e8 sfruttamento<\/em> di Marta Fana<\/strong> (Laterza, Roma-Bari 2017, qui la bella <a href=\"http:\/\/www.lavoroculturale.org\/lavoro-sfruttamento-marta-fana\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">recensione<\/a> narrativa di Alberto Prunetti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019economista ricostruisce la ventennale marcia trionfale dell\u2019ideologia neoliberista in Italia, dal ruolo del concetto di flessibilit\u00e0 nelle riforme del lavoro dal 1997 al 2015, culminate con il <em>Jobs Act<\/em>, alla schiacciante avanzata delle privatizzazioni come argine e panacea alla corruttela imperante nelle aziende pubbliche o come forma di ammortamento del debito pubblico. Lungo questa pista, sostiene Fana \u00abil dato politico da tenere a mente \u00e8 che la presenza dello Stato nell\u2019economia negli ultimi trent\u2019anni non si \u00e8 nei fatti ridotto, ma ha spostato l\u2019asse del proprio intervento a favore delle imprese e del capitale e a discapito della spesa sociale per i lavoratori, gli studenti, i disoccupati\u00bb (p. 128). Basti pensare a quanto lo Stato ha speso fra il 2008 e il 2014 in aiuti al settore bancario, ovvero circa l\u20198% del Pil, e a quanto invece \u00e8 stato investito in istruzione e ricerca, il 4% del Pil nel 2015 a fronte di una media europea del 10,3%, per comprendere la portata e l\u2019asse dello spostamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tale spostamento di risorse \u00e8 stato sostenuto dal dogma della relazione causale fra flessibilit\u00e0 e produttivit\u00e0 del lavoro o pi\u00f9 in generale fra flessibilit\u00e0 ed intero sistema economico, come se una costante erosione dei diritti dei lavoratori agisse da stimolo miracoloso sulla produttivit\u00e0. Una relazione del tutto indimostrata, asserita acriticamente dal coro tragico della politica, e che, se si guarda a numeri degli ultimi trent\u2019anni, come diligentemente fa Marta Fana, dimostra semmai il rovescio contraddittorio del postulato di partenza: i paesi che sono maggiormente cresciuti nell\u2019ultimo decennio e che meglio hanno reagito alla congiuntura critica iniziata nel 2008 sono anche quelli che anzich\u00e9 tagliare il costo del lavoro hanno maggiormente investito su innovazione, ricerca e sviluppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>In Italia invece ci si \u00e8 cullati sul dogma della flessibilit\u00e0, innaffiandolo abbondantemente con l\u2019ideologia regionale del <em>trickle down<\/em>, ovvero con la mistica dell\u2019avvento di maggiori profitti per i pi\u00f9 ricchi come punto di partenza di un flusso di ricchezza, prima a goccia e poi a cascata, verso il basso.<\/strong> Questo corollario al dogma della flessibilit\u00e0, che ha orientato la politica fiscale di tutti i governi della \u201cSeconda Repubblica\u201d, non solo \u00e8 evidentemente smentito dalla pi\u00f9 grande divaricazione della forbice delle disuguaglianze economico-sociali dal dopoguerra ad oggi, ma ha portato alle luci della ribalta e ad assurgere al ruolo di <em>ma<\/em><em>\u00ee<\/em><em>tres \u00e0 penser<\/em> dell\u2019italica industria personaggi di dubbio spessore come Farinetti o Briatore (quando un tempo, per Giunone, a pontificare erano gli Olivetti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il quadro risulta ancora pi\u00f9 chiaro se come Marta Fana guardiamo alle nuove forme di sfruttamento emerse nei settori della logistica, della grande distribuzione, nell\u2019orpellistica avanzata della <em>gig economy<\/em> e nel sistema di retribuzione decontrattualizzato e fondato sui <em>voucher<\/em>. La scelta narrativa di partire da queste avanguardie dello sfruttamento corrobora i numeri della <em>deregulation<\/em> del lavoro in Italia sciorinati nella seconda parte del saggio. I temi toccati dal libro sono allo stesso tempo gli esempi pi\u00f9 significativi della frammentazione del processo produttivo alla base della ristrutturazione in corso del capitalismo e del modo in cui questa frammentazione crea forme di sfruttamento trasversale, intergenerazionali e senza nazionalit\u00e0, celate nella retorica dell\u2019immigrato che ruba il lavoro e nello scontro generazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Sul piano sociologico \u00e8 questo forse il contributo pi\u00f9 importante dell\u2019analisi di Fana: il capitale oggi mette a profitto la solitudine e la frammentazione, traveste con il costume variopinto dell\u2019innovazione \u00abl\u2019emergere di spazi di \u201ccoworking\u201d, dove apparentemente si lavora insieme, ma, molto pi\u00f9 realisticamente, ognuno se ne sta per i fatti suoi\u00bb (p. 9).<\/strong>\u00a0Prendiamo una delle mitologie pi\u00f9 fresche di questa fase di ristrutturazione del capitale: la cosiddetta <em>gig economy<\/em>, ovvero il trionfo dei lavoretti a chiamata che fa capo ad aziende come Deliveroo, Foodora, Uber o JustEat. L\u2019uso di un\u2019applicazione per smartphone come terminale della catena di comando nella chiamata per i lavoratori che effettuano le consegne o fanno gli autisti, oltre a far emergere la frammentazione della forza lavoro lascia aperta la possibilit\u00e0 di un controllo totale. Il lavoro viene infatti imposto attraverso un\u2019assoluta disintermediazione delle responsabilit\u00e0, sulla base di un algoritmo che assegna i turni, i richiami disciplinari e persino i licenziamenti. Abbattendo in questo modo il costo del lavoro che non ha n\u00e9 possibilit\u00e0 di mediazione contrattuale con la dirigenza n\u00e9 occasione di confronto e organizzazione della lotta sindacale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un\u2019analoga strategia viene individuata da Marta Fana in uno dei settori che ha fatto finalmente e maggiormente discutere in queste settimane, quello della <a href=\"http:\/\/www.lavoroculturale.org\/jean-baptiste-malet\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">logistica<\/a>. In questo caso l\u2019abbattimento brutale del costo del lavoro \u00e8 ottenuto attraverso la creazione di catene di subappalto e il ricorso, spesso solo minacciato, alla robotizzazione delle mansioni lavorative. Le condizioni di lavoro estreme dei lavoratori della logistica di grandi multinazionali come Amazon, spesso migranti pronti ad accettarle, sono il rovescio della medaglia della brillante fantasmagoria ideologica messa in scena dal marketing e dalla \u201cmodernit\u00e0\u201d della merce direttamente a domicilio: \u00abil volto plastico dello sfruttamento \u00e8 un\u2019ipocrita rappresentazione della soddisfazione individuale\u00bb (p. 51).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le condizioni di lavoro dei lavoratori della logistica rappresentano poi l\u2019avanguardia pi\u00f9 spinta, il dadaismo dello sfruttamento. Ma non meglio se la passano tutti quei lavoratori a progetto che galleggiano nel quadro della diffusa precarizzazione, esternalizzazione e privatizzazione dei servizi pubblici. In questo caso il limite a cui tendere non \u00e8 il lavoro infraumanizzante, ma la normalizzazione del lavoro gratuito. E un\u2019ottima palestra \u00e8 in tal senso l\u2019<a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/opinione\/christian-raimo\/2016\/11\/16\/scuola-lavoro-alternanza-mcdonald\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">alternanza<\/a> scuola-lavoro, almeno cos\u00ec come si configura a partire dalla legge 107 del 2015 e dal contesto in cui essa s\u2019inserisce: quello di un quadro di riforme centrate sull\u2019uso della valutazione in termini meritocratici e all\u2019interno di una tendenza al disinvestimento dello Stato sull\u2019istruzione che sta producendo, gi\u00e0 nel breve periodo, uno spaventoso blocco della mobilit\u00e0 sociale correlato ad un alto tasso di abbandono scolastico. In questo contesto l\u2019esperienza dell\u2019alternanza scuola-lavoro addomestica i futuri lavoratori alla gratuit\u00e0 della loro opera, alla normalit\u00e0 della precarizzazione e alla prospettiva del demansionamento: commessi da Zara o camerieri in autogrill, passivi figuranti in aeroporto o addetti alle fotocopie in biblioteca, gli studenti e le studentesse coinvolti nella stragrande maggioranza dei progetti di alternanza sono obbligati a rinunciare ad ore di didattica disciplinare per stage di dubbio contenuto formativo, rappresentazioni distorte del mondo del lavoro, disconnesse da qualsiasi funzione produttiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La mole di osservazioni e argomenti raccolti in <em>Non \u00e8 lavoro, \u00e8 sfruttamento<\/em> ha un obiettivo preciso, anzi un merito. Marta Fana ha lo scopo dichiarato, sin dall\u2019inizio del libro, di produrre una lettura della realt\u00e0 economico-sociale nella sua dimensione storica:<\/strong> \u00abpi\u00f9 di una generazione vive oggi in un contesto di crisi permanente, di distruzione del patto sociale \u2013 scioltosi come neve al sole \u2013 del dopoguerra e degli anni del boom. Metabolizzare il lavaggio del cervello quotidiano operato a uso e consumo delle \u00e9lites non fa che distogliere lo sguardo dalle vere cause e responsabilit\u00e0 e dai possibili rimedi\u00bb (p. 5). Ma distogliere lo sguardo dalla narrazione tossica del lavoro significa anche ammettere la legittimit\u00e0 di nuovi dubbi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pu\u00f2 oggi la produttivit\u00e0 del lavoro essere ancora l\u2019unico principio di speranza intorno al quale addensare la coscienza di classe? Non c\u2019\u00e8 spazio per un discorso sul reddito che affianchi e ridia forza a quello sulla dignit\u00e0 del lavoro? Possiamo pretendere l\u2019inversione fra valore di scambio e valore d\u2019uso della merce senza prima aver attraversato in ogni contraddizione il venerd\u00ec santo della frammentazione della forza lavoro? Possiamo costruire scuole e case antisismiche se prima non ricostruiamo dalle macerie dell\u2019oggi un minimo di tessuto sociale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La strada da fare \u00e8 faticosa ed \u00e8 per questo che \u00abnel nostro piccolo quotidiano abbiamo il dovere politico di innescare ogni miccia capace di portare alla luce queste contraddizioni e farle vivere nei processi in cui siamo coinvolti, come comunit\u00e0\u00bb (p. 159)<\/strong>. \u00c8 questo un punto d\u2019onore, un passo in avanti del libro di Marta Fana, quello di non cedere al ritornello caustico ed autoironico dell\u2019integrazione, quello \u201csmetto quando voglio\u201d che trasuda assuefazione.<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong> <a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/lavoro-e-sindacato\/11387-marco-ambra-non-e-sfruttamento-e-assuefazione.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/lavoro-e-sindacato\/11387-marco-ambra-non-e-sfruttamento-e-assuefazione.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Marco Ambra) Leggendo la cronaca quotidiana del declino industriale italiano, non ultimo il dibattito fra Calenda ed Emiliano sul futuro\/passato dell\u2019Ilva a Taranto, viene in mente una formidabile sentenza di Max Weber sull\u2019etica spuria di chi dibattendo su tali questioni parte da una pregiudiziale pretesa di ragione, un\u2019etica che \u00abinvece di preoccuparsi di ci\u00f2 che riguarda il politico, vale a dire il futuro e la responsabilit\u00e0 davanti a esso, si occupa&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":85,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-9Ry","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/37916"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/85"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=37916"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/37916\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":37918,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/37916\/revisions\/37918"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=37916"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=37916"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=37916"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}