{"id":38147,"date":"2018-01-18T11:00:16","date_gmt":"2018-01-18T10:00:16","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38147"},"modified":"2018-01-18T09:38:36","modified_gmt":"2018-01-18T08:38:36","slug":"il-grande-gioco-nel-mar-rosso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38147","title":{"rendered":"Il grande gioco nel Mar Rosso"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>OLTRE FRONTIERA (Rocco Bellantone)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"post-thumbnail header\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Oltrefrontiera_Egitto_Sudan_Etiopia-1280x640.jpg\" alt=\"Il Grande Gioco nel Mar Rosso\" \/><\/div>\n<div class=\"post-wrap\">\n<div class=\"post-content entry-content\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Continua a salire la tensione tra i Paesi africani affacciati sul Mar Rosso. Gli Stati coinvolti sono Egitto, Sudan, Etiopia ed Eritrea, con spettatori interessati Turchia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. In gioco ci sono anzitutto enormi affari economici, a cominciare dalla costruzione dalla nuova diga <strong>Grand Ethiopian Renaissance Dam<\/strong>, ma non solo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Africa nord-orientale \u00e8 infatti disseminata di questioni irrisolte da decenni (in primis il conflitto tra Eritrea ed Etiopia tra il 1988 e il 2000, ma anche le dispute territoriali tra Sudan ed Egitto). Ma, soprattutto, qui sono in palio altri interessi strategici \u2013 su tutti il posizionamento di basi e contingenti militari lungo le rive di uno dei mari da cui transitano centinaia di portacontainer e petroliere ogni giorno \u2013 che rendono particolarmente appetibile questa regione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Le ultime tensioni e il ruolo della Turchia<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ultime tensioni nella <strong>\u201cregione africana\u201d del Mar Rosso<\/strong> sono il risultato di un effetto domino innescato dalla visita del presidente turco <strong>Recep Tayyip Erdogan a Khartoum<\/strong> alla fine del dicembre scorso, la prima di un capo di Stato turco dal 1956, anno dell\u2019indipendenza del Sudan da Regno Unito ed Egitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al termine del summit Erdogan e il presidente sudanese Omar Al Bashir hanno firmato oltre una dozzina di accordi. Tra questi, quello che ha fatto pi\u00f9 discutere \u00e8 stata la cessione temporanea del Sudan alla Turchia della localit\u00e0 portuale di <strong>Suakin<\/strong>. L\u2019intesa prevede la ricostruzione di buona parte della citt\u00e0 andata in rovina negli ultimi anni. Sar\u00e0 compito del governo turco farne riemergere i fasti ottomani (nel 1517 il porto fu conquistato dal sultano ottomano Selim I) rilanciando il turismo religioso attraverso l\u2019implementazione dei collegamenti marittimi che portano i pellegrini a La Mecca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come era prevedibile, la cessione di Suakin ha innescato l\u2019immediata reazione dell\u2019Egitto, che ha visto nell\u2019intesa strappata da Ankara il tentativo di Erdogan di espandere la propria sfera d\u2019influenza nel Mar Rosso. Alla base di quest\u2019ultimo dissapore c\u2019\u00e8 lo strappo maturato dopo il golpe militare egiziano del 2013 che port\u00f2 alla destituzione del leader dei Fratelli Musulmani Mohammed Morsi, sostenuto da Erdogan, e stabil\u00ec al potere il generale<strong> Abdel Fattah Al Sisi<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019<strong>\u201cintromissione\u201d di Erdogan<\/strong> negli affari sudanesi \u00e8 stata presa di mira dai giornali egiziani, che hanno denunciato il suo tentativo di costruire una nuova base militare sul Mar Rosso dopo averne aperta gi\u00e0 una nell\u2019ottobre scorso a Mogadiscio in Somalia (la pi\u00f9 grande fuori dai confini della Turchia). A rincarare la dose sono stati i giornali sauditi. Tra questi il titolo pi\u00f9 a effetto \u00e8 stato quello pubblicato da <em>Al-Okaz<\/em>: \u00ab<em>Khartoum consegna Suakin ad Ankara. Il Sudan in mani turche<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>La risposta del Sudan <\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta del Sudan non si \u00e8 fatta attendere. L\u2019ambasciata di Khartoum a Riad ha risposto alle accuse lanciate dai media egiziani e sauditi dichiarando che \u00ab<em>Suakin appartiene al Sudan e nessun altro<\/em>\u00bb e garantendo che l\u2019accordo con Ankara non intaccher\u00e0 in alcun modo la sicurezza dei Paesi arabi. Troppo poco, per\u00f2, per fermare l\u2019escalation. Per reagire alla fuga in avanti di Ankara, Il Cairo ha inviato centinaia di soldati in una base degli Emirati Arabi Uniti situata nella parte orientale dell\u2019Eritrea al confine con il Sudan. Khartoum ha reagito richiamando il suo ambasciatore di stanza al Cairo. Pochi giorni dopo ha chiuso il confine con l\u2019<strong>Eritrea<\/strong> e schierato migliaia di soldati nella regione di confine di <strong>Kassala<\/strong> poich\u00e9 in possesso di informazioni secondo le quali l\u2019Egitto si sarebbe spinto oltre inviando propri soldati anche ad Asmara.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stato di agitazione \u00e8 stato sintetizzato dall\u2019allarme lanciato da Abdullah Al-Sadiq, a capo della Commissione che monitora i confini sudanesi, il quale ha accusato l\u2019Egitto di \u00abtrascinare il Sudan in uno scontro militare diretto\u00bb. Toni di questo tipo non sono nuovi tra Il Cairo e Khartoum: l\u2019Egitto da anni accusa il Sudan di sostenere i Fratelli Musulmani e di aver dato rifugio a chi \u00e8 riuscito a scappare dal Paese dopo la caduta di Morsi; il Sudan, a sua volta, accusa l\u2019Egitto di fomentare le rivolte dei dissidenti sudanesi contro il governo del presidente Al Bashir.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Le proteste a Khartoum <\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Primi riflessi di questo stato di agitazione si stanno gi\u00e0 vedendo in Sudan. Il 16 gennaio agenti della polizia in tenuta anti-sommossa hanno sparato gas lacrimogeni contro centinaia di manifestanti che protestavano davanti al palazzo presidenziale per <strong>l\u2019impennata del prezzo del pane<\/strong>, raddoppiato dopo che il governo ha deciso di interrompere le importazioni di cereali e altri prodotti agricoli dall\u2019Egitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le proteste sono state organizzate dal Partito Comunista del Sudan. All\u2019inizio di gennaio manifestazioni si erano tenute in altre parti del Paese. La settimana scorsa a protestare erano stati gli studenti dell\u2019universit\u00e0 di Khartoum, mentre a Geneina, nella regione in conflitto del <strong>Darfur<\/strong>, uno studente era stato ucciso durante scontri con le forze di sicurezza. Proteste simili in Sudan c\u2019erano state alla fine del 2016, per il taglio delle sovvenzioni governative all\u2019acquisto di carburante, e nel 2013, quando vi furono decine di morti tra i manifestanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Le tensioni per la diga etiope<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che sta accadendo tra Sudan ed Egitto, e che chiama in causa Eritrea e Turchia, \u00e8 collegato direttamente ai lavori di costruzione della\u00a0Grand Ethiopian Renaissance Dam sul fiume Nilo, la pi\u00f9 grande diga di tutta l\u2019Africa alla cui realizzazione (valore complessivo di 4,8 miliardi di dollari) partecipa in prima fila l\u2019italiana <strong><em>Salini-Impregilo<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019opera, iniziata nel 2012 \u00e8 al momento al 60% del suo completamento. Una volta a pieno regime produrr\u00e0 6.000 megawatt, l\u2019equivalente di sei centrali nucleari. L\u2019Egitto ne osteggia la costruzione poich\u00e9 teme di perdere i privilegi sulla distribuzione delle acque stabiliti con accordi risalenti al 1929 e al 1959. Per anni Il Cairo ha potuto beneficiare della maggior parte dei volumi d\u2019acqua (l\u201987%) del Nilo (nettamente superiori rispetto all\u2019Etiopia, nonostante le popolazioni dei due Paesi siano approssimativamente le stesse) cos\u00ec come del potere di veto su progetti di ampliamento dell\u2019infrastruttura. Adesso, per\u00f2, la nuova diga ridisegner\u00e0 gli equilibri tra i Paesi bagnati dal Nilo e ci\u00f2, sulla carta, dovrebbe andare a discapito proprio dell\u2019Egitto che \u00e8 posizionato a valle rispetto al corso del fiume.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per minare la stabilit\u00e0 di Khartoum, con cui resta in sospeso anche il contezioso sul <strong>Triangolo di Halayeb<\/strong> ricco di giacimenti di minerali, la scorsa settimana Il Cairo avrebbe proposto all\u2019Etiopia di escludere il Sudan dalle prossime trattative sulla diga. La proposta, non confermata dall\u2019Egitto, sarebbe per\u00f2 stata respinta dal primo ministro etiope <strong>Hailemariam Desalegn<\/strong>, il quale recentemente ha invitato ad Addis Abeba il capo dell\u2019esercito sudanese Emad al-Din M Adawi per rafforzare il partenariato strategico tra Etiopia e Sudan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questo invito l\u2019Etiopia ha cos\u00ec risposto al dispiegamento di truppe egiziane in Eritrea, con cui restano ancora aperte dispute sulla definizione dei confini condivisi nonostante siano trascorsi quasi vent\u2019anni dalla fine della guerra. Addis Abeba punta all\u2019asse con Khartoum, e indirettamente con Ankara, anche nel tentativo di arginare l\u2019allargamento dell\u2019influenza nella regione degli Emirati Arabi Uniti, che negli ultimi tempi hanno posizionato proprie basi militari lungo i suoi confini (nell\u2019est della Somalia, nel nord dell\u2019Eritrea e ad Aden, in Yemen).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La partita per il controllo del versante africano \u00e8 dunque pi\u00f9 che mai nel vivo. Per i Paesi africani il rischio concreto \u00e8 di venire sopraffatti dal gioco condotto dietro le quinte dalle potenze extra-regionali: Turchia ed Emirati, come detto, ma anche ovviamente Arabia Saudita e Qatar. A fine gennaio proprio ad Addis Abeba si terr\u00e0 un nuovo vertice dell\u2019<strong>Unione Africana<\/strong>. Difficile per\u00f2 credere che qualche foto di rito baster\u00e0 per placare le tensioni.<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/mar-rosso-scontro-egitto-sudan-diga-etiopia\/\">https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/mar-rosso-scontro-egitto-sudan-diga-etiopia\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"post-wrap\">\n<div class=\"post-content entry-content\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OLTRE FRONTIERA (Rocco Bellantone) &nbsp; Continua a salire la tensione tra i Paesi africani affacciati sul Mar Rosso. Gli Stati coinvolti sono Egitto, Sudan, Etiopia ed Eritrea, con spettatori interessati Turchia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. In gioco ci sono anzitutto enormi affari economici, a cominciare dalla costruzione dalla nuova diga Grand Ethiopian Renaissance Dam, ma non solo. 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