{"id":38153,"date":"2018-01-19T09:00:36","date_gmt":"2018-01-19T08:00:36","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38153"},"modified":"2018-01-18T20:52:00","modified_gmt":"2018-01-18T19:52:00","slug":"la-cina-e-vicina-cosa-ci-insegna-il-modello-economico-cinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38153","title":{"rendered":"La Cina \u00e8 vicina? Cosa ci insegna il modello economico cinese"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SENSO COMUNE (Stefano Poggi)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-img\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-ideapark-big-thumb size-ideapark-big-thumb wp-post-image\" src=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/raj-eiamworakul-386769-1140x760.jpg\" sizes=\"(max-width: 1140px) 100vw, 1140px\" srcset=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/raj-eiamworakul-386769-1140x760.jpg 1140w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/raj-eiamworakul-386769-300x200.jpg 300w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/raj-eiamworakul-386769-768x512.jpg 768w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/raj-eiamworakul-386769-1024x683.jpg 1024w, http:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/raj-eiamworakul-386769-390x260.jpg 390w\" alt=\"\" width=\"1140\" height=\"760\" \/><\/div>\n<div class=\"post-content\">\n<div class=\"post-entry\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno degli argomenti pi\u00f9 forti della controrivoluzione oligarchica che ha investito l\u2019Occidente dagli anni \u201970 \u00e8 sempre stato il \u201cnon c\u2019\u00e8 alternativa\u201d. Non c\u2019\u00e8 alternativa alle liberalizzazioni e alle privatizzazioni, non c\u2019\u00e8 alternativa a concentrare le ricchezze nelle mani di pochi, non c\u2019\u00e8 alternativa a lasciare la finanza a briglie sciolte. <strong>Il modello di modernizzazione neoliberale \u2013 basato sulla compressione di salari e diritti a vantaggio di una ristretta \u00e9lite \u2013 \u00e8 stato cos\u00ec presentato come un dato naturale<\/strong>, un\u2019inevitabile soluzione politico-economica per tutte le societ\u00e0 che non volessero venir escluse dall\u2019economia globale. Questo mito \u00e8 stata alimentato e potenziato da un fattore geopolitico non indifferente: la decadenza prima e la scomparsa poi dell\u2019Unione Sovietica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con tutte le sue tragiche contraddizioni, l\u2019Urss aveva rappresentato fin dalla Rivoluzione d\u2019Ottobre (1917) un polo alternativo a quello liberal-capitalista capitanato dagli Stati Uniti. I popoli oppressi \u2013 dall\u2019Africa all\u2019Estremo Oriente \u2013 avevano per decenni guardato a Mosca per cercare un modello di sviluppo economico che permettesse ai loro paesi di emanciparsi politicamente ed economicamente dall\u2019Occidente. E da Mosca era arrivato per decenni ai popoli oppressi quell\u2019aiuto economico ed intellettuale necessario per liberarsi dalla pesante ipoteca occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo meccanismo ha iniziato ad inclinarsi proprio in corrispondenza di quella reazione delle borghesie occidentali tante volte evocata come \u201crivoluzione neoliberale\u201d. La crisi del modello sovietico \u2013 iniziata negli anni \u201970 \u2013 \u00e8 stata tanto politica quanto economica. Politica perch\u00e9 il modello istituzionale creato dall\u2019Urss \u00e8 stato incapace di riformarsi, generando la guida confusa e autodistruttiva di Gorbachev. Economica perch\u00e9 il dirigismo economico centralizzato ha via via mostrato i suoi pesanti limiti a soddisfare i bisogni di una societ\u00e0 avanzata come quella sovietica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La mancanza a livello globale di alternative reali e credibili al modello capitalista ha cos\u00ec aperto la strada \u2013 in quasi tutto il mondo \u2013 al vento della rivoluzione neoliberale.<\/strong> Sottolineo questo quasi, perch\u00e9 una parte del mondo questa reazione l\u2019ha subita in modo particolarissimo: la Cina. Dopo la morte di Mao Tze Tung e la presa del potere di Deng Xiaoping, questo paese-continente ha intrapreso la strada del superamento del modello economico dirigista di matrice sovietica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In occidente, la liberalizzazione del mercato interno cinese e la sua progressiva apertura al mercato globale hanno fatto maturare la convinzione che la Cina avesse abbandonato la sua vocazione socialista. <strong>Una convinzione comoda a legittimare la svolta liberale di tutte le forze politiche occidentali.<\/strong> Le riforme della dirigenza cinese sono state cos\u00ec lette come un\u2019ulteriore conferma dell\u2019impossibilit\u00e0 di una alternativa economica al capitalismo imperante. Una convinzione questa che si \u00e8 facilmente legata \u2013 soprattutto nella sinistra europea che stava imbracciando a piene mani la \u201cTerza via\u201d blairiana \u2013 alla critica all\u2019autoritarismo politico imposto dal Partito Comunista alla societ\u00e0 cinese. <strong>La Cina si \u00e8 cos\u00ec trasformata nell\u2019immaginario collettivo nella patria di un cripto-capitalismo autoritario, senza conflitti interni e con una classe dirigente comunista solo nel nome.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E mentre questo immaginario si rafforzava, la realt\u00e0 evolveva e ci lasciava senza strumenti per interpretare cosa stava veramente cambiando in un paese che ospita un quinto del genere umano. <strong>I cinesi sono cos\u00ec comparsi all\u2019improvviso nelle nostre vite quotidiane come temibili competitori nel mercato globale e abili catalizzatori delle volont\u00e0 delocalizzatrici delle \u00e9lites occidentali. Poi, piano piano, hanno conquistato il ruolo di \u201cladri di tecnologie\u201d e di potenza regionale in ascesa.<\/strong> Fino ad arrivare oggi ad essere una potenza globale riconosciuta e temuta, che si permette di fare shopping fra i gioielli di famiglia europei sopravvissuti alla crisi e all\u2019austerit\u00e0. Un paese avanzato, che dopo aver sradicato l\u2019ignoranza e la fame dal suo territorio, pu\u00f2 permettersi di contendere il primato tecnologico agli Stati Uniti sinofobici di Donald Trump.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come \u00e8 stato possibile questo grande salto in avanti di un paese fino a qualche decennio fa sottosviluppato e povero? Accontentandosi delle spiegazioni dei nostri amati liberali occidentali, la risposta sar\u00e0 sempre e solamente una: perch\u00e9 \u00e8 una feroce dittatura comunista. E noi \u2013 pur non essendo parte degli amati liberali occidentali \u2013 non negheremo certo il ruolo della repressione nel contesto cinese. Essa c\u2019\u00e8, e ha sicuramente contribuito a mantenere in piedi il paese nonostante le sue enormi contraddizioni interne. Ma se ci limitassimo ad esse, non potremmo comprendere le conquiste della Cina contemporanea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il vero segreto del modello cinese \u00e8 stato un altro: un\u2019economia di mercato <strong>a guida pubblica<\/strong>. L\u2019enorme Partito Comunista Cinese (90 milioni di iscritti) ha in questi decenni guidato <strong>un\u2019economia mista, in cui il settore pubblico ha assunto un ruolo attivo nella direzione del settore cooperativo e privato, orientandoli a servizio dell\u2019interesse nazionale.<\/strong> Certo, \u00e8 stata permesso lo sviluppo di gruppi capitalistici privati. Ma ad essi \u00e8 stata lasciata una libert\u00e0 di movimento limitata dal rispetto delle linee guida di sviluppo indicate dal Governo. E dopo la grande liberalizzazione degli anni \u201980 e \u201990, il settore privato ha cominciato a regredire lasciando spazio ad una nuova avanzata del settore pubblico e cooperativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa capacit\u00e0 di controllo pubblico sull\u2019economia (definita dal Pcc come \u201ceconomia socialista di mercato\u201d) ha permesso alla societ\u00e0 cinese di sviluppare le proprie potenzialit\u00e0 in modo coerente e razionale. Lontana dalle bolle finanziarie del capitalismo occidentale, l\u2019economia cinese ha dimostrato la capacit\u00e0 di focalizzarsi prima sull\u2019accumulazione di capitale economico e tecnologico, per poi passare ad investimenti massicci \u2013 e, di nuovo, guidati \u2013 nei settori a maggiore produttivit\u00e0. Ecco come siamo arrivati alla Cina di oggi: tramite lo sviluppo di un\u2019economia mista a guida pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, questo vorticoso processo di modernizzazione ha creato contraddizioni sociali e \u2013 soprattutto \u2013 livelli di diseguaglianza interna assolutamente non-socialisti. Ma essi erano difficilmente evitabili per un paese che volesse recuperare un gap economico cos\u00ec forte in cos\u00ec poco tempo. Non per niente, la dirigenza cinese ha impostato oggi la lotta alla corruzione (fonte primaria della diseguaglianza interna) come sua priorit\u00e0 politica. La Cina si \u00e8 trasformata oggi nel pi\u00f9 grande campo della lotta di classe mondiale. Una lotta di classe i cui esiti non scontati imprimeranno un segno distintivo al XXI secolo e che avviene tutta all\u2019interno del Partito Comunista. <strong>Il quale, non a caso, tende ad essere un fattore di compromesso pi\u00f9 che di repressione nei crescenti conflitti sociali che agitano il paese.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con tutte le sue particolarit\u00e0, la Cina di oggi rappresenta quello che l\u2019Unione Sovietica ha rappresentato per gran parte del Novecento. Un modello economico alternativo a quello capitalista statunitense (e alle sue propagazioni democratiche in Europa e autoritarie in gran parte del resto del mondo). Un modello di economia mista a guida pubblica funzionale all\u2019avanzamento tecnologico dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un modello che gi\u00e0 oggi mostra all\u2019Europa capitalista che un\u2019alternativa economica non solo \u00e8 possibile, ma \u00e8 anche preferibile. Star\u00e0 quindi a noi capire capire se e come questa alternativa possa essere adattata alle nostre insopprimibili aspirazioni democratiche.<\/p>\n<div class=\"bottom \" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"row\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/stefano-poggi\/la-cina-vicina-cosa-ci-insegna-modello-economico-cinese\/\">http:\/\/www.senso-comune.it\/stefano-poggi\/la-cina-vicina-cosa-ci-insegna-modello-economico-cinese\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SENSO COMUNE (Stefano Poggi) Uno degli argomenti pi\u00f9 forti della controrivoluzione oligarchica che ha investito l\u2019Occidente dagli anni \u201970 \u00e8 sempre stato il \u201cnon c\u2019\u00e8 alternativa\u201d. 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