{"id":38313,"date":"2018-01-23T10:30:23","date_gmt":"2018-01-23T09:30:23","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38313"},"modified":"2018-01-23T09:50:19","modified_gmt":"2018-01-23T08:50:19","slug":"la-turchia-invade-la-siria-per-cacciare-i-curdi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38313","title":{"rendered":"La Turchia invade la Siria per cacciare i Curdi"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>OLTRE FRONTIERA (Lucio Tirinnanzi)<\/strong><\/p>\n<div class=\"post-header\">\n<div class=\"post-meta vcard\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"post-thumbnail header\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Oltrefrontiera_Turchia_Siria-1280x640.jpg\" alt=\"La Turchia invade la Siria per cacciare i curdi\" \/><\/div>\n<div class=\"post-wrap\">\n<div class=\"post-content entry-content\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Siamo determinati, non faremo un passo indietro. Ne abbiamo parlato con gli amici di Russia. Abbiamo un accordo<\/em>\u00bb. Sono le parole pronunciate dal presidente turco <strong>Recep Tayyip Erdogan<\/strong> all\u2019indomani dell\u2019avanzata turca nel nord della <strong>Siria<\/strong>, che dallo scorso marted\u00ec ha intensificato i bombardamenti in quello che prima della guerra era conosciuto come il governatorato di Aleppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo che la scorsa settimana Ankara ha ordinato all\u2019esercito di <a href=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/curdi-turchia-siria-guerra\/\">ammassare truppe e carri armati<\/a> sul confine, i risultati non si sono fatti attendere. I militari hanno attraversato la vecchia frontiera e occupato alcuni villaggi (Shankal, Qorne, Bali e Adah Manli incluse le aree rurali di Kita, Kordo e Bibno) in attesa di espugnare la <strong>citt\u00e0 strategica di Afrin<\/strong>. Dopo che l\u2019avranno presa, come annunciato procederanno verso il crocevia strategico di Manbij, oltre il quale si trova il confine naturale dell\u2019Eufrate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono gi\u00e0 oltre <strong>25mila le unit\u00e0 di ribelli siriani<\/strong> e di turcomanni che si sono unite all\u2019esercito turco. L\u2019obiettivo dichiarato \u00e8 liberare quest\u2019area dai \u00ab<em>nidi di terroristi<\/em>\u00bb curdi, per rispedirli oltre la sponda occidentale dell\u2019Eufrate e porre cos\u00ec fine al progetto della <strong>Rojava<\/strong>, ossia lo stato indipendente del <strong>Kurdistan siriano<\/strong> che, secondo Ankara, rappresenta una minaccia diretta contro la Turchia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il presidente Erdogan vorrebbe instaurare una sorta di <strong>stato cuscinetto<\/strong> che tuteli la forte presenza dei turcomanni nella regione e al contempo si frapponga ai progetti espansionistici dei curdi ma anche di Damasco, il cui obiettivo resta quello di riconquistare l\u2019intero territorio della Siria, con <strong>l\u2019aiuto di Russia e Iran<\/strong>. Il presidente Assad, infatti, non ha perso tempo nel definire l\u2019avanzata turca \u00ab<em>un\u2019aggressione brutale<\/em>\u00bb, sebbene la Russia abbia invece preferito far ripiegare le proprie truppe, in apparente complicit\u00e0 con la Turchia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Perch\u00e9 Ankara attacca i curdi<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">La decisione del governo turco di invadere proprio adesso il nord della Siria \u00e8 stata accelerata dalle dichiarazioni di Washington di met\u00e0 gennaio, secondo cui sarebbe necessario creare nel nord della Siria una <strong>forza di sicurezza arabo-curda<\/strong> a presidio permanente dell\u2019area, al fine di evitare il ritorno dello <strong>Stato Islamico<\/strong>. Un fatto che Ankara intende scongiurare a ogni costo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Stati Uniti, come noto, hanno investito molto nelle forze arabo-curde dello <strong>SDF (Forze di Sicurezza Democratiche)<\/strong>, protagoniste tra l\u2019altro della <strong>liberazione di Raqqa<\/strong> dallo Stato Islamico. Ma la Turchia teme le SDF tanto quanto lo <strong>YPG<\/strong>, cio\u00e8 le Unit\u00e0 di protezione del popolo curdo, e li considera entrambi gruppi terroristici alla stregua di quel <strong>Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK)<\/strong>, che da decenni lotta per vedere riconosciuta l\u2019autonomia curda in territorio turco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ankara ha pertanto tuonato contro il progetto degli Stati Uniti: \u00ab<em>Ci hanno pugnalato alle spalle<\/em>\u00bb \u00e8 stato il commento invelenito che il presidente Erdogan ha rivolto alla Casa Bianca. Lo stesso capo di stato ha quindi esortato la <strong>NATO<\/strong> (di cui la Turchia fa parte) a fermare chiunque aiuti l\u2019SDF a creare una \u00ab<em>un esercito di terroristi\u00bb <\/em>alle sue frontiere, asserendo che \u00e8 dovere del suo governo impedirlo se non lo faranno altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>La strategia turca<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intensificarsi della presenza turca nella provincia settentrionale di <strong>Idlib<\/strong> e nel governatorato di <strong>Aleppo<\/strong> fa parte di un accordo siglato con Russia e Iran, che hanno in comune l\u2019obiettivo di ridurre i combattimenti tra le fazioni ribelli e le forze filo-governative siriane. Ma la de-escalation ipotizzata da Mosca e Teheran si sta rivelando un boomerang per gli alleati, a causa della totale inaffidabilit\u00e0 della Turchia. Che, sin dallo scoppio della guerra civile, persegue obiettivi difficilmente conciliabili con quelli degli altri protagonisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa nuova operazione militare ha il sapore della <strong>rivincita per il governo turco<\/strong>, che sinora aveva sbagliato ogni mossa possibile nella guerra di Siria, rischiando di trovarsi isolata politicamente e militarmente. La seconda fase della guerra siriana, pertanto, somiglia a un riposizionamento di forze in attesa di spartirsi quel che resta del paese. E per Ankara significa avere una seconda chance.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ogni caso nessuno, tranne gli Stati Uniti, sembra pi\u00f9 considerare le forze curde un interlocutore n\u00e9 ha intenzione di fare loro concessioni. Dopo averle sfruttate contro il Califfato, cos\u00ec come in Iraq, le potenze regionali preferiscono adesso strozzare in culla ogni loro speranza di veder crescere uno stato curdo in Medio Oriente. Ma le lancette dell\u2019orologio non possono essere riportate indietro. Il che autorizza a ritenere che la Siria rester\u00e0 ancora a lungo un\u2019area d\u2019instabilit\u00e0 e di scontri tra potenze straniere, che a tutto mirano tranne che alla pace.<\/p>\n<\/div>\n<p><strong>Fonte:<\/strong> <a href=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/turchia-invade-siria-afrin-curdi\/\">https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/turchia-invade-siria-afrin-curdi\/<\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OLTRE FRONTIERA (Lucio Tirinnanzi) &nbsp; \u00abSiamo determinati, non faremo un passo indietro. Ne abbiamo parlato con gli amici di Russia. Abbiamo un accordo\u00bb. Sono le parole pronunciate dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan all\u2019indomani dell\u2019avanzata turca nel nord della Siria, che dallo scorso marted\u00ec ha intensificato i bombardamenti in quello che prima della guerra era conosciuto come il governatorato di Aleppo. 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