{"id":38318,"date":"2018-01-24T09:00:35","date_gmt":"2018-01-24T08:00:35","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38318"},"modified":"2018-01-23T11:52:42","modified_gmt":"2018-01-23T10:52:42","slug":"cosi-stanno-uccidendo-la-sanita-pubblica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38318","title":{"rendered":"Cos\u00ec stanno uccidendo la sanit\u00e0 pubblica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>de L&#8217;ESPRESSO (Gloria Riva)<\/strong><\/p>\n<header>\n<h2>Il Servizio sanitario nazionale compie quarant\u2019anni, sempre pi\u00f9 aggredito da tagli e privatizzazioni. E mentre la fetta di Pil per gli ospedali \u2028sta scendendo sotto la soglia che garantisce l\u2019accesso alle cure, le liste d\u2019attesa si allungano, i giovani medici vengono sottopagati e gli infermieri sono costretti a turni di 16 ore<\/h2>\n<p><time datetime=\"2018-01-23\"><\/time><\/header>\n<figure class=\"open-img\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"Cos\u00ec stanno uccidendo la sanit\u00e0 pubblica\" src=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/polopoly_fs\/1.317382.1516635875!\/httpImage\/image.jpg_gen\/derivatives\/apertura_990\/image.jpg\" alt=\"Cos\u00ec stanno uccidendo la sanit\u00e0 pubblica\" width=\"990\" height=\"587\" \/><figcaption><\/figcaption><\/figure>\n<div class=\"row\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"body-text big-version longform-article\">\n<div id=\"longform-navigation-container\">\n<div id=\"longform-wrapper\" class=\"longform-sticky\"><\/div>\n<\/div>\n<p>Quella mattina del 24 agosto Giuseppe Teori, ortopedico all\u2019ospedale San Camillo de Lellis di Rieti, se la ricorda benissimo, anche se ha perso il conto dei volti scioccati che gli sono passati davanti. Su 240 barelle allineate c\u2019erano i corpi martoriati degli abitanti di Amatrice. Lesioni, ferite di ogni tipo, fratture da schiacciamento. Nella notte, mentre dormivano, la terra aveva tremato e le case erano crollate su di loro. \u00ab\u00c8 stato un miracolo\u00bb, racconta l\u2019ortopedico. Gi\u00e0, ma il miracolo l\u2019hanno fatto soprattutto i 400 giovani medici accorsi da tutte le province del Lazio per salvare vite umane: \u00abMolti di loro li conosco, \u00e8 gente che da 16 anni tira avanti con un contratto a termine, sono <strong>giovani che prendono 100 euro per una guardia medica notturna<\/strong> o si accontentano di 20 euro e una pizza per fare il medico alla partita di pallone\u00bb. E un altro miracolo, quel giorno, l\u2019hanno fatto i macchinari dell\u2019ospedale che una volta tanto non si sono inceppati, nonostante vent\u2019anni di carriera e rattoppi continui, che spesso obbligano il dottore a ripetere pi\u00f9 volte gli esami.<\/p>\n<figure class=\"inline-photo\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"\" src=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/polopoly_fs\/1.317374.1516633588!\/httpImage\/image.png_gen\/derivatives\/articolo_648\/image.png\" alt=\"\" width=\"568\" height=\"723\" \/><\/figure>\n<p>Quella dell\u2019estate 2016 \u00e8 stata una situazione straordinaria, estrema, in cui il <strong>Sistema sanitario nazionale ha dimostrato di essere all\u2019altezza di una catastrofe<\/strong>. Ma poi ci sono poi i miracoli ordinari, nelle corsie d\u2019Italia. Quelli che si fanno tutti i giorni da dieci anni, da quando \u00e8 cominciato il mantra dei tagli: meno 70 mila posti letto, meno diecimila professionisti, meno 175 ospedali. Giovani medici precari, macchinari nell\u201983 per cento dei casi obsoleti. E vecchi primari: il 52 per cento dei camici bianchi ha pi\u00f9 di 55 anni, record europeo.<\/p>\n<p><strong>Nel 2018 il Servizio sanitario nazionale compie quarant\u2019anni<\/strong>. Fu istituito nel \u201878 (Tina Anselmi ministro della Sanit\u00e0) con il compito non solo di curare la malattia, ma anche di prevenirla e di educare i cittadini alla salute. Un compleanno poco allegro. perch\u00e9 proprio quest\u2019anno, per la prima volta in assoluto, l\u2019Organizzazione mondiale della sanit\u00e0 ha lanciato l\u2019allarme sulla sostenibilit\u00e0 del modello italiano.<\/p>\n<p><u><a id=\"item1\" name=\"item1\"><\/a>La spesa sul Pil cala <\/u><br \/>\nStando ai dati pubblicati dal Consiglio dei ministri nel Documento di economia e finanza, nel 2018 il rapporto tra la spesa sanitaria e la ricchezza prodotta nel Paese, cio\u00e8 il Pil, scender\u00e0 a quota 6,5 per cento, soglia limite indicata dall\u2019Oms. Sotto, non \u00e8 pi\u00f9 possibile garantire un\u2019assistenza di qualit\u00e0 e neppure l\u2019accesso alle cure, con una conseguente riduzione dell\u2019aspettativa di vita. L\u2019emergenza continuer\u00e0 nel 2019, quando si scender\u00e0 al 6,4 per cento, per poi sprofondare al 6,3 nel 2020. \u00abFino al 2015 i tagli sembravano giustificati dalla crisi economica, ma anche adesso che abbiamo imboccato la ripresa il definanziamento \u00e8 inarrestabile\u00bb, dice Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, dove da anni si studia con analisi e report la sanit\u00e0 italiana.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" id=\"datawrapper-chart-E7qiW\" src=\"http:\/\/datawrapper.dwcdn.net\/E7qiW\/1\/\" width=\"300\" height=\"450\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\" data-mce-fragment=\"1\"><\/iframe><\/p>\n<p>Impietosa \u00e8 la fotografia scattata dal Cergas, il centro studi dell\u2019Universit\u00e0 Bocconi di Milano, che ogni anno tasta il polso alla salute nel nostro Paese. \u00ab<strong>Il nostro \u00e8 il sistema che costa meno in assoluto: con pochi soldi riusciamo ad avere livelli qualitativi di cure intensive simili a Francia e Germania. Ma stiamo ponendo una pesante ipoteca sul futuro<\/strong>, perch\u00e9 manca tutto il resto. Dopo l\u2019ospedale, non c\u2019\u00e8 assistenza per gli anziani non autosufficienti, che oggi sono 2,8 milioni e tra 10 anni saranno 3 e mezzo. Non avendo altro posto dove stare, il 60 per cento di quelle persone continua a entrare e uscire dagli ospedali, ingolfandoli. E il carico dell\u2019invecchiamento \u00e8 sulle spalle delle famiglie, che non possono reggere oltre\u00bb, spiega Francesco Longo, direttore del Cergas.<\/p>\n<p><u><a id=\"item2\" name=\"item2\"><\/a>Liste d&#8217;attesa fuori controllo <\/u><br \/>\nUn segno tangibile dell\u2019affanno del sistema sono le liste d\u2019attesa fuori controllo. Qualche esempio? Tre mesi e mezzo per una visita oculistica a Milano, quasi quattro per una mammografia al Sud, dicono i numeri di Cittadinanza Attiva. Il risultato \u00e8 che molti italiani \u201cconsumano meno sanit\u00e0\u201d, cio\u00e8 spesso rinunciano: alle analisi, alla prevenzione, alle terapie. Dice l\u2019Istat che il 6,5 per cento della popolazione ritarda o non si cura pi\u00f9.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" id=\"datawrapper-chart-pbwbh\" src=\"http:\/\/datawrapper.dwcdn.net\/pbwbh\/1\/\" width=\"300\" height=\"380\" frameborder=\"0\" scrolling=\"no\" data-mce-fragment=\"1\"><\/iframe><\/p>\n<p>Eppure qualcuno ce l\u2019ha fatta ad affrontare il problema delle liste. Come l\u2019Emilia Romagna, che ha usato la strategia del bastone e della carota. La carota sono i 15 milioni l\u2019anno di incentivi alle aziende sanitarie virtuose; il bastone \u00e8 stata la minaccia di licenziare i dirigenti incapaci di risolvere l\u2019emergenza entro 18 mesi. In pi\u00f9 la regione si \u00e8 dotata di un software che settimanalmente monitora il servizio in ogni struttura. \u00abSiamo disposti a regalare il nostro modello alle altre regioni\u00bb, dice Antonio Brambilla, responsabile sanit\u00e0 dell\u2019Emilia. Chiss\u00e0 chi accetter\u00e0 la sfida. Per ora solo il Lazio si \u00e8 messo in scia. L\u2019Emilia ha anche messo una spada di Damocle sui reparti che funzionano peggio, minacciando la sospensione della libera professione fino a che non si riducono le liste d\u2019attesa. Gi\u00e0, perch\u00e9 la met\u00e0 dei medici del Servizio sanitario nazionale ha l\u2019abitudine di tenere il piede in due scarpe, met\u00e0 giornata lavora nel pubblico, l\u2019altra nel privato. Tutto legale, ci mancherebbe. Ma discriminante socialmente: i benestanti possono avere diagnosi e terapie molto prima di chi benestante non \u00e8.<\/p>\n<p>La correlazione fra libera professione dei medici e liste d\u2019attesa \u00e8 un tema su cui si sofferma anche Raffaele Cantone, il capo dell\u2019Anac, l\u2019agenzia nazionale contro la corruzione: \u00abLa sanit\u00e0 \u00e8 ai primi posti per il rischio corruzione e le liste d\u2019attesa ne sono uno snodo importante, perch\u00e9 rappresentano uno degli strumenti attraverso cui si verifica lo sviamento dal pubblico. \u00c8 legittimo che un cittadino scelga il sistema privato, ma quando quest\u2019ultimo diventa di fatto obbligatorio, allora \u00e8 certamente un fatto illecito. Servono regole pi\u00f9 chiare\u00bb, avverte Cantone. Del resto le cifre parlano da sole: le liste d\u2019attesa hanno fatto impennare la spesa privata per la salute, le famiglie sono arrivate a sborsare &#8211; di tasca propria o tramite una mutua privata &#8211; oltre 35 miliardi.<\/p>\n<p>Eppure l\u2019ultima classifica Bloomberg colloca la sanit\u00e0 italiana al terzo posto al mondo per efficacia: \u00abSuccede perch\u00e9 l\u2019ente americano mette in relazione l\u2019aspettativa di vita con i soldi spesi per la salute. E visto che gli italiani, per vari motivi, sono particolarmente longevi, la contestuale riduzione del finanziamento ci fa conquistare il podio\u00bb, spiega Cartabellotta. Che mostra invece il dato pi\u00f9 puntuale (e drammatico) dell\u2019Euro Index Consumer Health: qui l\u2019Italia \u00e8 al ventiduesimo posto su 35 paesi, ma soprattutto \u00e8 crollata di 11 posizioni in dieci anni. Uno dei nostri beni pi\u00f9 preziosi, in termini di welfare, si sta sgretolando. Aggiunge Cartabellotta: \u00abL\u2019indice pi\u00f9 accurato per valutare l\u2019efficacia del sistema sanitario \u00e8 la cosiddetta \u201caspettativa di vita in buona salute\u201d, per la quale siamo al di sotto della media europea. Insomma viviamo s\u00ec a lungo, ma peggio che altrove\u00bb.<\/p>\n<p><u><a id=\"item3\" name=\"item3\"><\/a>La vergogna dei doppi turni <\/u><br \/>\nIntanto i sindacati di medici e infermieri hanno deciso di entrare in \u201cstato d\u2019agitazione\u201d dal 22 gennaio, preannunciando disagi negli ospedali pubblici. La protesta, dicono, \u00e8 l\u2019unico modo per attirare l\u2019attenzione dei politici, tutti presi dalla campagna elettorale. \u00abIl diritto alla salute \u00e8 gi\u00e0 stato tolto. E i politici hanno il dovere di dirci quale modello di sanit\u00e0 intendono dare agli italiani\u00bb, dice Costantino Troise, segretario dell\u2019Anaao, il maggior sindacato dei medici.<\/p>\n<p>Anche il ministro uscente della Salute, <strong>Beatrice Lorenzin<\/strong>, \u00e8 in campagna elettorale con il suo nuovo partito, Civica Popolare, per il quale ha lanciato lo slogan \u00abnido gratis per tutti\u00bb. Ma secondo Troise la sua gestione della sanit\u00e0 non merita la sufficienza: \u00abSono state fatte anche cose positive, non lo nego. Ad esempio l\u2019Italia \u00e8 fra i pochi paesi a garantire i costosi farmaci per la cura dell\u2019epatite C. Ma questa \u00e8 anche la legislatura che ha accentuato pi\u00f9 di tutte il definanziamento del servizio sanitario. Forse perch\u00e9 \u00e8 il ministero dell\u2019Economia a decidere tutto?\u00bb, si domanda Troise. E snocciola i dati: nel 2013 la quota di spesa pubblica era del 7,1 per cento sul Pil, nel 2018 \u00e8 scivolata al 6,5. \u00abFrancia e Germania spendono il 30 per cento pi\u00f9 di noi\u00bb, incalza il sindacalista dei medici.<\/p>\n<section class=\"inline-article\">\n<article><a href=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/attualita\/2018\/01\/18\/news\/paradosso-sanita-il-sud-paga-piu-tasse-perche-le-persone-devono-andare-al-nord-per-curarsi-1.317263\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"\" src=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/polopoly_fs\/1.317264.1516273696!\/httpImage\/image.jpg_gen\/derivatives\/articolo_222\/image.jpg\" alt=\"ESPRESSOMUNAFO-20180118120807372-jpg\" width=\"222\" height=\"146\" \/><\/a><\/p>\n<h1 class=\"title\"><a href=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/attualita\/2018\/01\/18\/news\/paradosso-sanita-il-sud-paga-piu-tasse-perche-le-persone-devono-andare-al-nord-per-curarsi-1.317263\">Paradosso sanit\u00e0: il Sud paga pi\u00f9 tasse perch\u00e9 i pazienti devono andare al Nord per curarsi <\/a><\/h1>\n<h2>La mobilit\u00e0 sanitaria passiva ha un impatto enorme sui bilanci delle strutture meridionali. E le Regioni cos\u00ec devono aumentare le aliquote e chiudere stutture<\/h2>\n<\/article>\n<\/section>\n<p>I dottori chiedono anche pi\u00f9 soldi (i loro salari sono fermi da dieci anni) e lo sblocco del turnover, che consentirebbe l\u2019ingresso di nuovo personale negli ospedali. Legittimo, ma il rapporto Cergas dice che l\u2019emergenza pi\u00f9 grave \u00e8 un\u2019altra: mentre il numero dei medici \u00e8 pressoch\u00e9 in linea con quello della Germania e della media europea, sul fronte degli infermieri andiamo malissimo: ci sono 5,4 unit\u00e0 ogni mille abitanti contro i 9 della media Ocse, i 10,2 della Germania, i 18 della Svizzera. E in Italia quelli in servizio, sia per far quadrare i conti famigliari (guadagnano 1.200 euro al mese o meno) sia per non lasciare i reparti scoperti, sono spesso costretti a doppi turni, fino a 16 ore consecutive: con un inevitabile crollo d\u2019 attenzione e di cura per i pazienti e con un massacro per loro. All\u2019inizio di gennaio, ad esempio, un\u2019infermiera di 66 anni dell\u2019ospedale di Anzio ha dovuto fare un doppio turno al termine del quale \u00e8 caduta a terra colpita da un\u2019emorragia cerebrale. Come &#8211; o peggio &#8211; che in un film di Ken Loach.<\/p>\n<p>Anche per i posti letto in Italia siamo molto indietro: 3 ogni mille abitanti contro i 4 della media Ocse e gli 8,1 della Germania. \u00abIn Italia un medico costa come tre infermieri. Forse bisognerebbe puntare su questi ultimi, ma una svolta di questo tipo, in Italia, non \u00e8 facile da mettere in atto\u00bb, dice il professor Longo della Bocconi.<\/p>\n<p>L\u2019altra emergenza sono i giovani. Spiega Andrea Filippi della Cgil medici che il calvario della precariet\u00e0 \u00e8 iniziato nel 2001, quando sono comparsi i primi contratti a termine. Oggi ci sono 12 mila specialisti con rinnovo annuale e una paga base di circa 80 euro al giorno. Gli anni di attesa per una stabilizzazione sono 15. Dalle regioni al collasso, tipo la Campania e la Calabria, i giovani fuggono e cercano lavoro al nord. Come ha fatto Chiara (nome di fantasia necessario per garantirle il suo posto da medico precario), napoletana, emigrata in terra comasca: \u00abHo provato a cercare lavoro a Capua, dove riuscivo a guadagnare 100 euro netti ogni dodici ore di turno in guardia medica, meno di una colf. Poi sono venuta in Brianza: qui ho un contratto di sostituzione in guardia medica e prendo 240 euro per 12 ore di turno notturno, sempre con partita Iva. Ma non basta per arrivare alla fine del mese, cos\u00ec nelle altre notti lavoro all\u2019Humanitas, un ospedale privato di Milano che mi paga 14 euro netti all\u2019ora\u00bb.<\/p>\n<p>Ma per i medici la discesa verso gli inferi del precariato \u00e8 ancora lunga e dal girone del cottimo si passa a quello del caporalato. Cos\u00ec lo definisce Alessandro Vergallo, presidente dei medici anestesisti e rianimatori, che ha inviato una serie di segnalazioni al ministero indicando i nomi delle cooperative che, in regime di subappalto, gestiscono interi reparti di ospedali pubblici e cercano urgentemente medici. Succede a Caorle e Bibione, dove la cooperativa Cssa cerca medici \u00abper il weekend nei punti di primo intervento\u00bb. Succede al San Camillo di Roma e all\u2019ospedale di Cervia dove la Medical Line Consulting cerca specialisti per poterli inserire \u00aball\u2019interno di alcuni di questi progetti lavorativi\u00bb, come recita l\u2019annuncio. Accade a Pieve di Coriano (Mantova), dove la Medical Service Assistance ricerca \u00abcollaboratori per il presidio ospedaliero, da inserire in sala operatoria\u00bb. Vergallo sostiene che l\u2019assunzione di medici attraverso coop \u00e8 diventata una prassi, avallata dalla patologica carenza di personale: \u00abUn fenomeno che fior di commissari e direttori generali nominati dalla politica non sono stati in grado di prevedere. La situazione \u00e8 drammatica, ma non per questo bisogna tappare i buchi in modo illegale\u00bb, dice Vergallo.<\/p>\n<p><u><a id=\"item4\" name=\"item4\"><\/a>Camici bianchi in fuga <\/u><br \/>\nIn fondo alla catena sanitaria, gli ultimi sono i medici neolaureati e gli specializzandi. Il sistema formativo permette a un solo medico laureato su due di accedere al percorso di specializzazione. Quest\u2019anno per 6.676 contratti di specialistica, si sono presentati in 15 mila, dicono da Federspecializzandi. Sono rimasti appiedati ottomila neolaureati, costati allo Stato 24 mila euro ciascuno per la formazione. Ed \u00e8 probabile che molti prenderanno la via dell\u2019estero, e che saranno ben accolti da Inghilterra, Germania e Francia.<\/p>\n<p>Chi invece resta in Italia per la specializzazione si fa carico di grossissime responsabilit\u00e0. Carte alla mano, il sindacato dei medici anestesisti mostra come alle volte nelle sale operatorie di Borgo Trento e nell\u2019azienda ospedaliera universitaria integrata di Padova l\u2019unico anestesista presente sia in realt\u00e0 un giovane specializzando, che in teoria dovrebbe essere affiancato da un anestesista vero. Idem nelle sale rianimazione post operatorie. \u00abPer far fronte all\u2019assenza di anestesisti, in una sala operatoria interviene lo specializzando che si registra con la sigla Mif, \u201cmedico in formazione\u201d. In un\u2019altra sta l\u2019anestesista, che fa da tutor e, in caso di urgenza, dovrebbe correre ad aiutare il giovane\u00bb, racconta Vergallo. \u00c8 sempre filato tutto liscio, tranne una volta. Era il 2008 e un giovane anestesista, lasciato solo in sala rianimazione, sbagli\u00f2 una manovra. Il paziente mor\u00ec. Il giovane fu accusato di omicidio colposo. Il miracolo, quella volta, non ci fu.<\/p>\n<aside class=\"tags-list\"><\/aside>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/inchieste\/2018\/01\/22\/news\/cosi-stanno-uccidendo-la-sanita-pubblica-1.317368?ref=RHRR-BE\">http:\/\/espresso.repubblica.it\/inchieste\/2018\/01\/22\/news\/cosi-stanno-uccidendo-la-sanita-pubblica-1.317368?ref=RHRR-BE<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>de L&#8217;ESPRESSO (Gloria Riva) Il Servizio sanitario nazionale compie quarant\u2019anni, sempre pi\u00f9 aggredito da tagli e privatizzazioni. 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