{"id":38338,"date":"2018-01-25T09:30:23","date_gmt":"2018-01-25T08:30:23","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38338"},"modified":"2018-01-25T02:43:03","modified_gmt":"2018-01-25T01:43:03","slug":"luniversita-gratis-non-e-unidea-balzana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38338","title":{"rendered":"L&#8217;universit\u00e0 gratis non \u00e8 un&#8217;idea balzana"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di CARLO CLERICETTI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sulla proposta di Pietro Grasso di abolire le tasse universitarie si \u00e8 acceso un dibattito su cui si sono divise anche le persone di sinistra (quella vera, non quella geneticamente mutata che da Blair arriva a Renzi). Perch\u00e9 spostare sulla fiscalit\u00e0 generale tutto il costo dell\u2019istruzione terziaria, sgravando chi si pu\u00f2 permettere di pagarla? Non \u00e8 meglio, allora, usare quegli 1,6 miliardi per aumentare le borse di studio destinate ai meno abbienti, che ora sono finanziate in modo scandalosamente insufficiente? O per quei servizi, prima di tutto le residenze \u2013 oggi rare come una zebra senza strisce \u2013 che pesano ben pi\u00f9 delle tasse per le tasche degli studenti?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Bisogna fare una premessa. Il sistema universitario italiano \u00e8 cos\u00ec sottofinanziato da far pensare a una strategia di liquidazione. La spesa per questo capitolo \u00e8 al 34\u00b0 posto su 37 paesi Ocse e dal 2008 siamo quelli che hanno tagliato pi\u00f9 di tutti, come mostrano i grafici che il sito <a href=\"http:\/\/www.roars.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">roars.it<\/a> ha tratto dall\u2019edizione 2017 del rapporto <a href=\"http:\/\/www.oecd-ilibrary.org\/education\/education-at-a-glance-2017_eag-2017-en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><i>Education at a glance<\/i><\/a>. Il Fondo ordinario si \u00e8 ridotto di oltre il 20% e cos\u00ec il numero degli studenti, i docenti sono calati del 17% e il numero di corsi del 18. Anche per numero di laureati siamo in fondo alla classifica: ne abbiamo circa la met\u00e0 della media europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2018\/01\/Universita-spesa-Ocse660.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-699\" src=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2018\/01\/Universita-spesa-Ocse660.jpg\" alt=\"Universita-spesa-Ocse660\" width=\"660\" height=\"494\" \/><\/a><a href=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2018\/01\/Univ-Ocse-var-spesa660.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-703\" src=\"http:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2018\/01\/Univ-Ocse-var-spesa660.jpg\" alt=\"Univ-Ocse-var-spesa660\" width=\"660\" height=\"494\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La <a href=\"https:\/\/www.roars.it\/online\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/eua-pfo-report-december-2017.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">European University Association<\/a>\u00a0 giudica il nostro sistema in situazione critica, la peggiore in compagnia della Grecia. Per di pi\u00f9, nella legge di bilancio \u00e8 stata prevista da quest\u2019anno una revisione del sistema di tassazione, con l\u2019esenzione di chi ha un Isee fino a 13.000 euro, un aumento progressivo fra 13 e 30.000 e libert\u00e0 per le universit\u00e0 di stabilire quanto paga chi \u00e8 oltre. Teoricamente gli atenei saranno rimborsati per chi ricade nella <i>no tax area<\/i>, ma non si pu\u00f2 escludere che questo sia un espediente per ridurre ancora di pi\u00f9 i fondi. Soprattutto, sostengono in uno studio Amedeo Di Majo e Lorenzo Cicatiello de L\u2019Orientale di Napoli, questo si tradurr\u00e0 in un ulteriore svantaggio per gli atenei del Sud, alimentando un circolo vizioso tra minori entrate, riduzione dei servizi e fuga degli studenti che far\u00e0 calare ancor di pi\u00f9 le entrate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se quella di distruggere l\u2019universit\u00e0 pubblica \u2013 a partire magari dalle regioni pi\u00f9 deboli del Mezzogiorno \u2013 \u00a0non \u00e8 una strategia intenzionale, bisogna dire che fa di tutto per sembrarlo. Salvo poi a sciacquarsi la bocca parlando di \u201csociet\u00e0 della conoscenza\u201d e dell\u2019importanza del \u201ccapitale umano\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa premessa era necessaria per chiarire che di ben altro ha bisogno l\u2019universit\u00e0 che della somma che si ottiene dalle tasse universitarie. A meno di non voler cambiare la famosa scritta sul \u201cColosseo quadrato\u201d dell\u2019Eur: \u201cUn popolo di albergatori, di cuochi e di camerieri\u201d, tesi sostenuta anche da qualche economista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma torniamo all\u2019argomento. Ha ragione chi, anche da sinistra, muove quelle obiezioni alla proposta di Grasso?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Bisogna innanzitutto decidere quale modello di Stato sociale si vuole. Il welfare, dove pi\u00f9 dove meno, c\u2019\u00e8 dappertutto nei paesi avanzati, persino nella iper-liberista America. Ma le concezioni sottostanti si possono ricondurre a due filoni. Nei paesi dove prevale l\u2019impostazione liberale il welfare \u00e8 destinato ai poveri, e solo a loro. Sarebbe piuttosto sgradevole vedere le gente morir di fame per le strade, senza parlare delle ragioni di ordine pubblico, \u00a0e questo fa s\u00ec che pi\u00f9 o meno dovunque esistano istituti che in linea di massima garantiscono la sopravvivenza. Pi\u00f9 di quello, per\u00f2, no: tutto il resto, caro cittadino, \u00e8 affar tuo. Se ne sei capace farai strada nella societ\u00e0, altrimenti resterai sempre in bilico sulla soglia della miseria, vorr\u00e0 dire che \u00e8 questo quel che ti sei meritato. La retorica, appunto, del \u201cmerito\u201d, che, anche se sono state riempite innumerevoli biblioteche con gli studi sulla rilevanza delle condizioni familiari, culturali e sociali per quello che ciascuno riuscir\u00e0 a fare, continua a prevalere nelle societ\u00e0 che attribuiscono un grande valore all\u2019individualismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019altro filone \u00e8 quello dei paesi dove si \u00e8 fatta sentire l\u2019influenza della socialdemocrazia. Qui lo Stato si assume un ruolo pi\u00f9 ampio: non solo si occupa dei \u201crischi sociali\u201d, quelli che non dipendono dall\u2019individuo (tipicamente: invalidit\u00e0, malattia, vecchiaia, disoccupazione); ma stabilisce che esistano dei \u201cdiritti di cittadinanza\u201d, ossia servizi che debbono essere forniti a chiunque faccia parte della comunit\u00e0 nazionale (l\u2019esempio pi\u00f9 immediato \u00e8 l\u2019istruzione). L\u2019Italia, in particolare, ha scritto nella sua Carta fondamentale, all\u2019articolo 3: \u201cE` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libert\u00e0 e l&#8217;eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l&#8217;effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all&#8217;organizzazione politica, economica e sociale del Paese\u201d; e al 4: \u201cLa Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto\u201d. Lo Stato, dunque, non deve limitarsi a tamponare le situazioni di emergenza, quelle delle persone in povert\u00e0: deve svolgere un ruolo attivo per promuovere il benessere di tutti i cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019istruzione universitaria \u00e8 un diritto di cittadinanza? Finora no. L\u2019<a href=\"http:\/\/www.istruzione.it\/urp\/obbligo_scolastico.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">obbligo scolastico<\/a> prevede dieci anni di istruzione e il \u201cconseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il 18\u00b0 anno di et\u00e0\u201d. Ma la societ\u00e0 cambia, e infatti il tempo per l\u2019istruzione \u00e8 gi\u00e0 stato allungato. Oggi quella terziaria \u00e8 certamente una delle condizioni che facilitano un buon inserimento sociale, quindi agevolarla rientra senza dubbio in ci\u00f2 che prescrivono quei due articoli della Costituzione. Ed elevare il livello generale di conoscenze \u00e8 senza dubbio nell\u2019interesse del paese, quindi far rientrare l\u2019universit\u00e0 fra i compiti a cui lo Stato dedica particolare attenzione \u00e8 un\u2019idea tutt\u2019altro che peregrina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma non c\u2019\u00e8 ancora una risposta alle obiezioni avanzate all\u2019inizio: perch\u00e9 mai non si dovrebbe chiedere un contributo a chi pu\u00f2 permetterselo?\u00a0 Innanzitutto: chi pu\u00f2 permetterselo? Secondo la norma della legge di bilancio richiamata pi\u00f9 sopra, \u201cnon pu\u00f2 permetterselo\u201d chi \u00e8 sotto i 13.000 euro di Isee. Ma con quei soldi a stento si sopravvive, una famiglia con un figlio \u00e8 gi\u00e0 sotto la <a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/prodotti\/contenuti-interattivi\/calcolatori\/soglia-di-poverta\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">soglia di povert\u00e0<\/a>. Ecco, quando si fissano questi limiti ci si tiene sempre molto bassi, per evitare che nell\u2019esenzione entrino in troppi. Anche l\u2019indicizzazione delle pensioni, per esempio, era stata bloccata dopo i 1.500 euro lordi mensili: quelli al di sopra erano di fatto considerati \u201cbenestanti\u201d. Questa dunque \u00e8 una prima risposta: il \u201cchi pu\u00f2 permetterselo\u201d \u00e8 un concetto molto opinabile, e finora \u00e8 stato declinato in modo molto restrittivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">C\u2019\u00e8 un altro fattore di grande rilevanza. Quando un servizio viene ritenuto cos\u00ec importante da renderlo \u201cuniversale\u201d, cio\u00e8 rivolto a tutti i cittadini \u2013 come la sanit\u00e0, come l\u2019istruzione obbligatoria \u2013 dev\u2019essere senza spese per tutti, anche per chi \u00e8 ricco e magari \u2013 proprio perch\u00e9 ha molti mezzi \u2013 si rivolger\u00e0 al settore privato. Dividere tra chi riceve e chi paga soltanto, far\u00e0 s\u00ec che questi ultimi percepiscano quel servizio come un peso e premano per ridurlo il pi\u00f9 possibile, e ragionevolmente sono anche coloro che sono in grado di esercitare un maggior peso politico. A ben vedere, \u00e8 quello che sta succedendo in Italia. Negli ultimi anni a sanit\u00e0 e istruzione si lesinano risorse pubbliche e gli utenti sono chiamati a contribuire. Ma i servizi sottofinanziati\u00a0 funzionano sempre peggio, e di questo viene attribuita la colpa al fatto che \u201ctutto ci\u00f2 che \u00e8 pubblico \u00e8 inefficiente\u201d. Cos\u00ec si scivola prima verso un sistema misto pubblico-privato, e pian piano al pubblico rester\u00e0 un ruolo residuale, cio\u00e8 quello che per i privati non \u00e8 appetibile. La transizione verso il modello di \u201cwelfare per i poveri\u201d sar\u00e0 completa. E anche una riforma costituzionale silenziosa e non dichiarata, ben pi\u00f9 incisiva di quella bocciata nel referendum del dicembre 2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chi ci rimette con quel sistema? I poveri sembrerebbe di no, visto che qualcosa per loro si fa anche con quel modello. E per\u00f2 dovrebbero sopportare lo stigma sociale di appartenere al solo gruppo assistito, al quale buona parte degli altri guarderebbe con fastidio perch\u00e9 \u00e8 \u201csulle loro spalle\u201d, e premerebbero per dar loro il minimo possibile. Molto da perdere avrebbero invece quelli con redditi poco pi\u00f9 alti, costretti a rivolgersi al mercato, dove chi non pu\u00f2 spendere troppo ottiene servizi di bassa qualit\u00e0, molto probabilmente inferiore a quella media di un servizio universale. Tutti costoro, e soprattutto la residua \u201cclasse media\u201d, dovrebbero guardare con molta apprensione al tipo di evoluzione in atto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le obiezioni mosse all\u2019abolizione delle tasse universitarie ci hanno dato modo di allargare il discorso al modello di Stato sociale a cui si vuole tendere, che poi significa nient\u2019altro che il modello di organizzazione sociale che si intende costruire.\u00a0 Vogliamo davvero cambiare quello disegnato dalla Costituzione, solidaristico e inclusivo, con quello liberal-individualista, basato sulla competizione? Se \u00e8 cos\u00ec, dovrebbe essere almeno una scelta cosciente.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><a href=\"http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2018\/01\/22\/luniversita-gratis-non-e-unidea-balzana\/\">http:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/2018\/01\/22\/luniversita-gratis-non-e-unidea-balzana\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CARLO CLERICETTI Sulla proposta di Pietro Grasso di abolire le tasse universitarie si \u00e8 acceso un dibattito su cui si sono divise anche le persone di sinistra (quella vera, non quella geneticamente mutata che da Blair arriva a Renzi). Perch\u00e9 spostare sulla fiscalit\u00e0 generale tutto il costo dell\u2019istruzione terziaria, sgravando chi si pu\u00f2 permettere di pagarla? 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