{"id":38342,"date":"2018-01-25T10:30:50","date_gmt":"2018-01-25T09:30:50","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38342"},"modified":"2018-01-25T09:26:59","modified_gmt":"2018-01-25T08:26:59","slug":"tragico-ma-non-serio-il-surreale-documento-dei-14-economisti-franco-tedeschi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38342","title":{"rendered":"Tragico ma non serio: il surreale documento dei 14 economisti franco-tedeschi"},"content":{"rendered":"<p>di<strong> SERGIO CESARATTO<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 un solo tema che sembra veramente ossessionare i vertici tedeschi ed europei: come costringere l\u2019Italia a ridurre il suo debito pubblico, costi quello che costi (all\u2019Italia). Prima abbiamo avuto il non-paper di Schauble, ora abbiamo il paper di 14 economisti franco-tedeschi radunati allo scopo da Merkel e Macron (AAVV 2018). Leggerlo \u00e8 un viaggio nel surreale. I nostri economisti partono invero col piede giusto giudicando le attuali istituzioni e regole della politica fiscale europea macchinose, arbitrarie e pro-cicliche. Fatto \u00e8 che le proposte avanzate nel paper sono ancor di pi\u00f9 cervellotiche e vessatorie, con lo sguardo rivolto esclusivamente a mettere l\u2019Italia sotto scacco. Se applicate probabilmente destabilizzerebbero i mercati. Dei veri problemi, crescita e occupazione, il documento non fa menzione. Keynes non \u00e8 mai esistito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello specifico il paper si pone l\u2019obiettivo di rafforzare la disciplina fiscale in cambio di una qualche \u201ccondivisione dei rischi\u201d fra i partner. Il rigore non basta mai, evidentemente. E per non sbagliarsi i Paesi ad alto debito dovranno avere pi\u00f9 disciplina e meno \u201crisk sharing\u201d degli altri, non sia mai che se ne approfittino. Il documento si compone di tre parti, la prima dedicata al completamento dell\u2019unione bancaria, la seconda alle regole di bilancio, la terza al quadro istituzionale. Quest\u2019ultimo, in sostanza, riguarda fondamentalmente il modo pi\u00f9 efficace di attribuire i ruoli, rispettivamente, dell\u2019accusatore e del giudice nelle procedure di violazione, ruoli al momento troppo soggetti alle scelte politiche. La Francia sembra aver abbandonato l\u2019idea coltivata anni fa di trasformare l\u2019Eurogruppo (il consiglio dei ministri finanziari) in un luogo di coordinamento delle politiche fiscali anticicliche, ora si \u00e8 abbandonata completamente al rigore tedesco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulle banche la vicenda \u00e8 nota: la costituzione di un&#8217;assicurazione europea sui depositi a completamento dell\u2019unione bancaria, che gi\u00e0 prevede sorveglianza e procedure di risoluzione delle crisi bancarie comuni (il famoso <em>bail-in<\/em>), \u00e8 subordinata allo smaltimento da parte delle banche (leggi italiane) dei titoli pubblici e delle sofferenze bancarie in loro possesso sotto una certa soglia (pena sanzioni). Qui il paper dimentica che nel 2011-12 le banche italiane furono spinte a impiegare la liquidit\u00e0 della BCE per accollarsi i titoli di Stato italiani di cui le banche franco-tedesche si stavano sbarazzando, evitando il crollo dell\u2019euro. Se la BCE fosse intervenuta prima questo non sarebbe accaduto. Cos\u00ec come dimenticano che le sofferenze sono in gran parte dovute alle (controproducenti) politiche di austerit\u00e0. Ci si scorda anche dell\u2019ammontare spaventoso di titoli speculativi che gravano sulle banche tedesche e francesi, come documentato dalla Banca d\u2019Italia lo scorso dicembre. Per gli economisti franco-tedeschi i titoli di stato sono considerati un problema, i derivati no. Si tratta comunque di misure destabilizzanti per il debito pubblico e per il sistema bancario italiani. E circa la promessa garanzia sui (vostri) depositi, l\u2019assicurazione europea interverr\u00e0 solo se una crisi bancaria in uno o pi\u00f9 Paesi esaurisce la quota del fondo assicurativo comune che \u00e8 di loro pertinenza (e che essi avranno versato attraverso \u201cpremi assicurativi\u201d commisurati al rischio-Paese), dunque una condivisione dei rischi limitata a crisi sistemiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 nella parte fiscale che il surrealismo d\u00e0 il meglio di s\u00e9. Qui si propone di sostituire al pareggio di bilancio (aggiustato per il ciclo secondo con regole economicamente arbitrarie) un obiettivo di crescita della spesa pubblica che dovrebbe essere in linea con la crescita di lungo periodo del PIL, ma minore di quest\u2019ultima nei Paesi ad alto debito di modo che lentamente rientrino nel rapporto debito\/PIL (smantellando progressivamente il welfare). La carota sarebbe che il trend fissato per la spesa \u00e8 indipendente dal ciclo sicch\u00e9 nella fase di bassa quando le entrate fiscali diminuiscono si far\u00e0 deficit spending in automatico, compensato da surplus di bilancio nella fase alta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dio solo sa quanta arbitrariet\u00e0 teorica e pratica v\u2019\u00e8 tuttavia nel calcolare la crescita di lungo periodo del PIL di un Paese. Inoltre alla luce di un modello Keynesiano di lungo periodo \u00e8 la spesa pubblica, fra le altre spese autonome, a guidare il PIL. Se quest\u2019ultimo sta crescendo al 2% e fissiamo la crescita della spesa all\u20191%, la crescita del PIL probabilmente diminuir\u00e0 (e con essa le entrate fiscali mortificando l\u2019aggiustamento dei conti). Siamo cos\u00ec alle solite fatiche di Sisifo impostici degli apprendisti stregoni di Bruxelles. E se ci trovassimo a violare la (nuova) regola, ogni nuovo indebitamente lo dovremmo finanziare emettendo dei titoli di serie B (<em>junior bonds<\/em>) che sarebbero i primi a soffrire in caso di ristrutturazione del debito e sui quali dovremo dunque pagare tassi pi\u00f9 elevati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La logica punitiva offre il massimo di s\u00e9 nel cavallo di battaglia tedesco per cui ogni assistenza finanziaria da parte del fondo salva-Stati <em>European Stability Mechanism<\/em>, assistenza che pu\u00f2 rendersi indispensabile nel caso che per uno Stato fosse proibitivo rifinanziarsi sul mercato a tassi accettabili, andrebbe subordinata a una ristrutturazione del debito (che ne allunghi le scadenze e se necessario ne cancelli una quota, per esempio relativa alle <em>junior bond<\/em> di cui sopra). Il passaggio chiave dell\u2019intero documento e rappresentativo della posizione tedesca \u00e8 l&#8217;affermazione che in seguito alla riforma proposta \u201ci Paesi insolventi perdono accesso ai mercati finanziari pi\u00f9 rapidamente se la clausola di non-salvataggio \u00e8 credibile che se non lo \u00e8\u201d (p.12). Vale a dire, sotto la spada di Damocle di una ristrutturazione dei debiti saranno i mercati a vigilare sul rigore fiscale dei Paesi ad alto debito, che saranno cos\u00ec automaticamente sotto controllo, senza bisogno di applicare sanzioni, operazione politicamente sempre complicata. Nella prospettiva della dismissione dell\u2019ombrello protettivo della BCE (Draghi scade nel 2019), l\u2019ESM rimarr\u00e0 come il solo scudo e cos\u00ec congeniato \u00e8 evidente che esso destabilizzer\u00e0 (pi\u00f9 che stabilizzare) il mercato dei titoli italiani. \u00c7a va sans dire che, invece, i Paesi che avranno dato prova di virt\u00f9 fiscale sono premiati e avranno accesso incondizionato all\u2019ESM per affrontare, presumibilmente, temporanei rialzi dei tassi di interesse sui loro titoli di Stato ricorrendo ai pi\u00f9 vantaggiosi tassi sui prestiti erogati dal fondo. L\u2019Europa c\u2019\u00e8 quando v\u2019\u00e8 meno bisogno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo specchietto per le allodole del documento \u00e8 nella creazione di un (piccolo) fondo di stabilizzazione del ciclo a cui potrebbero ricorrere i Paesi il cui tasso di disoccupazione superasse determinate soglie. I <em>caveat<\/em> sono cos\u00ec vessatori da rendere la proposta offensiva. Il sostegno \u00e8 una tantum, quindi non volto a contrastare la disoccupazione strutturale, e disponibile solo ai Paesi che si attengono scrupolosamente alle regole. Alla faccia del \u201crisk sharing\u201d, la contribuzione al fondo sar\u00e0 maggiore per gli Stati che pi\u00f9 probabilmente vi ricorreranno. Infine cultori di Keynes non mancheranno di notare come la costituzione stessa nel tempo del fondo attraverso contributi dagli Stati sia una misura deflativa. Ci si pu\u00f2 consolare pensando che tanto si tratta di poca cosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da dove uno degli esponenti di punta di <em>Liberi e Uguali<\/em> (Fratoianni su <em>Huffington Post<\/em>) abbia potuto dedurre che nel documento si propone il superamento dei vincoli europei non \u00e8 dato sapere, a ulteriore testimonianza che il surrealismo \u00e8 il tratto dominante della vicenda europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Riferimenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">B\u00e9nassy-Qu\u00e9r\u00e9, A, M Brunnermeier, H Enderlein, E Farhi, M Fratzscher, C Fuest, P-O Gourinchas, P Martin, J Pisani-Ferry, H Rey, I Schnabel, N V\u00e9ron, B Weder di Mauro and J Zettelmeyer (2018), \u201c<a href=\"https:\/\/cepr.org\/active\/publications\/policy_insights\/viewpi.php?pino=91\">Reconciling risk sharing with market discipline: A constructive approach to euro area reform<\/a>\u201d, CEPR Policy Insight No. 91.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fratoianni, N. (2018) L&#8217;Europa dei pochi e quella dei molti, <a href=\"http:\/\/www.huffingtonpost.it\/nicola-fratoianni\/leuropa-dei-pochi-e-quella-dei-molti_a_23336780\/\">http:\/\/www.huffingtonpost.it\/nicola-fratoianni\/leuropa-dei-pochi-e-quella-dei-molti_a_23336780\/<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/politicaeconomiablog.blogspot.it\/2018\/01\/tragico-ma-non-serio-il-surreale.html\">http:\/\/politicaeconomiablog.blogspot.it\/2018\/01\/tragico-ma-non-serio-il-surreale.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SERGIO CESARATTO &nbsp; &nbsp; C\u2019\u00e8 un solo tema che sembra veramente ossessionare i vertici tedeschi ed europei: come costringere l\u2019Italia a ridurre il suo debito pubblico, costi quello che costi (all\u2019Italia). Prima abbiamo avuto il non-paper di Schauble, ora abbiamo il paper di 14 economisti franco-tedeschi radunati allo scopo da Merkel e Macron (AAVV 2018). Leggerlo \u00e8 un viaggio nel surreale. 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