{"id":38429,"date":"2018-01-29T08:00:59","date_gmt":"2018-01-29T07:00:59","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38429"},"modified":"2018-01-29T00:42:56","modified_gmt":"2018-01-28T23:42:56","slug":"trump-e-lattualita-di-keynes-il-nostro-futuro-e-nel-protezionismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38429","title":{"rendered":"Trump e l\u2019attualit\u00e0 di Keynes: il nostro futuro \u00e8 nel protezionismo."},"content":{"rendered":"<p><strong>di VOCI DALL&#8217;ESTERO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Proponendoci una riflessione sull\u2019attualit\u00e0 del testo di J.M. Keynes \u201cNational Self-Sufficiency\u201d, del 1933 \u2013 con la sua tripla esortazione ad adottare politiche protezioniste per motivi economici, politici ed etici \u2013 l\u2019economista Jacques Sapir sul suo blog <a href=\"http:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604\">Russeurope<\/a>\u00a0smantella definitivamente il mito della superiorit\u00e0 del libero scambio, mostrando come gi\u00e0 negli anni 30, dopo la Grande Crisi, i suoi immensi limiti fossero ben chiari a Keynes, soprattutto dal punto di vista degli effetti sociali. Quello che oggi \u00e8 sotto i nostri occhi \u2013 la moltiplicazione dei conflitti, l\u2019accumulo crescente di ricchezza nelle mani di pochi, la crisi della democrazia \u2013 conferma la lucidit\u00e0 della visione di Keynes e mostra come le politiche protezioniste di Trump e tanti altri siano molto pi\u00f9 sensate di quanto la stampa mainstream ci voglia fare credere. Al contrario, conclude Sapir: \u00e8 nel protezionismo il nostro futuro.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Di Jacques Sapir, 18 gennaio 2017<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le recenti dichiarazioni di Donald Trump, e la sua politica di pressione sui grandi gruppi industriali attraverso messaggi inviati via Twitter; ma anche dichiarazioni \u201cmolto francesi\u201d, come quelle di Arnaud Montebourg sul \u201cprodurre francese\u201d hanno riproposto la questione delle moderne forme di protezionismo.\u00a0Nel dibattito che si apre oggi intorno alla campagna per eleggere il prossimo\u00a0Presidente della Repubblica, \u00e8 chiaro che questo problema occuper\u00e0 una posizione di primo piano.\u00a0Un certo numero di candidati dichiarati \u2013 o di candidati alla candidatura \u2013 hanno preso posizione su questo tema.\u00a0Ma in realt\u00e0, questo dibattito c\u2019\u00e8 gi\u00e0 stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1930, dopo la Grande Depressione, un certo numero di economisti sono passati da posizioni tradizionaliste a favore del \u201clibero scambio\u201d verso una visione pi\u00f9 protezionista.\u00a0John Maynard Keynes era uno di questi, e certamente quello che ha esercitato l\u2019influenza pi\u00f9 significativa.\u00a0Pu\u00f2 essere utile quindi tornare a questo dibattito, e alla conversione di un uomo che comunque credeva nel libero scambio, per cercare di capire che cosa gli fece cambiare idea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019importanza del contesto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il saggio di J.M. Keynes sulla necessit\u00e0 di una autosufficienza nazionale di cui vogliamo occuparci \u00e8 stato pubblicato nel giugno 1933 sulla <em>Yale Review.<\/em>\u00a0Si pu\u00f2 pensare che questo testo sia stato scritto tra la fine del 1932 e i primi mesi del 1933. \u00c8 quindi perfettamente contemporaneo alla elezione di Franklin Delano Roosevelt alla presidenza degli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo testo si rivela di lettura stranamente attuale e inquietante\u00a0<a href=\"https:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftn1\">[1]<\/a>.\u00a0Oggi, come nel 1933, le ragioni per dubitare del libero scambio si accumulano.\u00a0Gli esperti della Banca mondiale hanno drasticamente rivisto al ribasso le loro stime sui \u201cguadagni\u201d derivanti dalla liberalizzazione del commercio internazionale\u00a0[<a href=\"https:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftn2\">2]<\/a>\u00a0, bench\u00e9 siano stati calcolati senza tenere conto dei possibili costi.\u00a0Allo stesso modo, uno studio della Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (<em>United Nations Conference on Trade and Development<\/em>, UNCTAD) \u00a0dimostra che il \u2018<em>Doha Round<\/em>\u2018 dell\u2019Organizzazione mondiale del commercio <em>(<\/em><em>Quarta conferenza interministeriale dell\u2019Organizzazione mondiale del commercio, tenuta a Doha nel novembre del\u00a02001, ndT)<\/em> potrebbe costare ai Paesi in via di sviluppo fino a 60 miliardi di dollari, mentre porterebbe loro solo 16 miliardi di guadagni\u00a0<a href=\"https:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftn3\">[3]<\/a>.\u00a0Lungi dal promuovere lo sviluppo, l\u2019Organizzazione mondiale del commercio potrebbe quindi contribuire alla povert\u00e0 globale.<br \/>\nPerfino gli investimenti diretti esteri, a lungo considerati come una panacea per lo sviluppo, sono ora messi in discussione\u00a0<a href=\"https:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftn4\">[4]<\/a>.\u00a0I meccanismi di concorrenza cui si affidano molti paesi per cercare di attirarli hanno evidentemente effetti negativi in materia di protezione sociale e ambientale\u00a0<a href=\"https:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo contesto, le proposte del Primo Ministro francese Dominique de Villepin sul \u201cpatriottismo economico\u201d nell\u2019inverno 2005-2006 non appaiono pi\u00f9 come un\u2019aberrazione ideologica.\u00a0Queste proposte affondano le loro radici in una lunga tradizione di pensiero economico, che \u00e8 attualmente oggetto di una importante ripresa, sia nelle proposte di diversi esponenti politici francesi (da Marine Le Pen a Jean-Luc M\u00e9lenchon, passando per Arnaud Montebourg e la sua campagna sul \u201c<em>made in France<\/em>\u201c) sia del nuovo Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.\u00a0Queste proposte si dimostrano realmente vicine al pensiero di Keynes nel 1933.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il testo di Keynes deve essere letto nel suo contesto.\u00a0Probabilmente scritto nelle ultime settimane del 1932, nella produzione di Keynes si situa quindi tra due grandi opere, il\u00a0<em>Treatise on Money<\/em>\u00a0e la\u00a0<em>General Theory,<\/em>\u00a0che segna la rottura definitiva di Keynes con il pensiero economico allora dominante.\u00a0Coincide con un punto di svolta nel pensiero dell\u2019autore.\u00a0Si pu\u00f2 considerare che il Keynes degli anni \u201920, anche se \u00e8 perfettamente lucido sui limiti della teoria economica dominante del suo tempo, e questo in particolare per quanto riguarda la moneta, resta un liberale\u00a0<a href=\"https:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0nel significato dato a questo termine alla fine del XIX secolo.\u00a0Fino alle disastrose elezioni del 1924, che vedono il crollo del partito liberale, resta anche affiliato ai <em>Whigs<\/em>, per i quali anima la <em>Summer School<\/em> nel 1923\u00a0<a href=\"https:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0.\u00a0La sua adesione al libero scambio \u00e8 profonda.\u00a0La sua radicale evoluzione intellettuale non incomincia prima della fine degli anni \u201920, ed \u00e8 ben lungi dall\u2019essere completata nel 1932-33.\u00a0Del resto, questo testo \u00e8 destinato a una rivista americana, che lo pubblicher\u00e0 solo pochi mesi dopo l\u2019assunzione della carica da parte di Franklin Delano Roosevelt.\u00a0Keynes quindi non solo scrive in un momento di grave crisi economica e di evoluzione personale.\u00a0Scrive anche per lettori che vivono in mezzo a un\u2019economia che sta crollando e che devono mettere a confronto le loro convinzioni pi\u00f9 sacre, soprattutto sulle virt\u00f9 del libero scambio, con la drammatica realt\u00e0 della Grande Depressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le argomentazioni di Keynes<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le argomentazioni sviluppate da Keynes meritano la massima attenzione.\u00a0Bisogna sottolineare che non si limita a discutere la questione delle protezioni tariffarie, ma parla dell\u2019autosufficienza nazionale.\u00a0Di fatto, qui si arriva ai confini dell\u2019autarchia.\u00a0Un secondo punto importante \u00e8 che Keynes si concentra sul movimento dei capitali pi\u00f9 che su quello delle merci.\u00a0\u00c8 dalla questione della internazionalizzazione del capitale che affronta la sua sfida all\u2019internazionalismo economico.\u00a0L\u2019approccio pu\u00f2 sembrare strano, perch\u00e9 il protezionismo \u00e8 legato principalmente alla questione degli scambi di beni e servizi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo testo Keynes non mette in discussione la virt\u00f9 economica teorica del libero scambio, anche se pensa che si stia rapidamente esaurendo.\u00a0Ritiene invece che i suoi effetti\u00a0<em>sociali<\/em>\u00a0siano ormai insopportabili.\u00a0Il cuore del suo argomento \u00e8 molto vicino alle tesi di Veblen sugli effetti sociali e politici dell\u2019emergere di una classe di capitalisti passivi\u00a0<a href=\"https:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0.\u00a0Si deve qui notare che si era gi\u00e0 sperimentato alla fine del XIX secolo e all\u2019inizio del XX\u00a0secolo un processo di accumulo accentuatissimo di ricchezza.\u00a0Infatti i dati\u00a0sulla distribuzione di reddito o di ricchezza mostrano che l\u2019 \u201c1%\u201d pi\u00f9 ricco della popolazione accumula una quota maggioritaria del reddito e della ricchezza, una situazione a cui si tende anche oggi.\u00a0\u00c8 nella contrapposizione tra la realt\u00e0 sociale dei produttori, inseriti all\u2019interno di un contesto nazionale specifico, \u00a0e la dimensione apolide dei capitalisti che Keynes identifica la contraddizione principale.\u00a0Oggi potremmo riformulare la sua posizione sia nel vocabolario marxista sia in quello di un istituzionalismo basato sui recenti progressi della psicologia sperimentale.\u00a0Nel primo, si direbbe che la alienazione propria dei lavoratori salariati diventa particolarmente insopportabile quando i salariati\u00a0e i\u00a0capitalisti si muovono in spazi politici diversi.\u00a0Nel secondo, analizzeremmo come la separazione tra il contesto dei produttori e quello dei proprietari sia suscettibile di determinare un conflitto insolubile di preferenze, poich\u00e9 queste sono costruite proprio dai contesti\u00a0<a href=\"https:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Keynes d\u2019altra parte vede in questa contrapposizione il rischio di una guerra.\u00a0Il suo parere \u00e8 che ci\u00f2 che noi oggi chiameremmo globalizzazione non \u00e8 favorevole alla pace.\u00a0Questa non pu\u00f2 essere garantita se non con un ritorno alle strutture nazionali.\u00a0La proliferazione dei conflitti armati e degli interventi militari, a partire dalla fine della guerra fredda, e le tensioni crescenti sempre pi\u00f9 violente nell\u2019Unione europea sembrano dargli tragicamente ragione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La difesa dell\u2019autosufficienza per Keynes non si giustifica solo in nome della pace.\u00a0Il libero scambio, in particolare la libera circolazione dei capitali, toglie alle nazioni la libert\u00e0 delle loro scelte sociali.\u00a0Per Keynes, \u00e8 interessante notarlo, il libero scambio col tempo condanna l\u2019esistenza della propriet\u00e0 privata e impedisce il funzionamento delle istituzioni democratiche.\u00a0Questo \u00e8 un punto che oggi possiamo condividere pienamente <a href=\"https:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftn10\">[10]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli vi vede anche un ostacolo alla nascita della necessaria diversificazione dei percorsi all\u2019interno del capitalismo.\u00a0Perch\u00e9 Keynes non parla in nome di una rivoluzione anticapitalista.\u00a0Al contrario, si pone come difensore dei valori di una societ\u00e0 aperta e pluralista.\u00a0Robert Skidelsky lo considerava \u201cl\u2019ultimo dei grandi liberali inglesi\u201d\u00a0<a href=\"https:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0.\u00a0Ma \u00e8 chiaro che Keynes non vedeva un futuro diverso da caos, dittatura e guerra, se si fosse continuato a perseguire il libero scambio.\u00a0Quest\u2019ultimo porta ad accettare come valori solo quelli della finanza.\u00a0Il suo rifiuto del libero scambio \u00e8 anche il rifiuto della tendenza a ridurre tutto a merce, un processo in cui si mostra la distruzione finale della cultura umanistica occidentale.\u00a0Da molte prospettive Keynes si pone allora come il padre spirituale di tutti i movimenti di protesta che oggi sostengono che \u201cil mondo non \u00e8 una merce\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Come valutare oggi le argomentazioni di Keynes<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le argomentazioni di Keynes, per quanto da molti punti di vista siano brillanti e moderne, non sono prive di problemi.\u00a0Tuttavia, questi tenderebbero a rafforzare le sue argomentazioni sull\u2019autosufficienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si pu\u00f2 che essere sorpresi, leggendo il testo, per la sua difesa unilaterale del libero scambio nello sviluppo economico del XIX secolo.\u00a0Si vede bene che si tratta di una lettura quantomeno anglo-centrica della storia, a meno che non si tratti di una misura precauzionale per evitare di offendere il potenziale lettore, presumibilmente liberale.\u00a0Infatti, a parte la Gran Bretagna, tutti i paesi si sono sviluppati grazie al protezionismo.\u00a0Il \u201cblocco continentale\u201d napoleonico ha svolto un ruolo importante nel formarsi delle condizioni necessarie alla rivoluzione industriale in Francia.\u00a0Gli Stati Uniti sono emersi come una potenza industriale attraverso il protezionismo, in particolare la \u201c<em>McKinley tariff<\/em>\u201c.\u00a0Le traiettorie di sviluppo di Giappone, Germania e Russia, in particolare, con le tariffe protezioniste attuate da Vyshnegradsky (Ministro delle Finanze in Russia tra 1887 e 1892) e rafforzate da Sergej Witte (suo successore)\u00a0<a href=\"https:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftn12\">[12 ]<\/a>\u00a0e nel XX\u00a0secolo in Corea del Sud e Taiwan sono perfetti esempi a sostegno delle tesi protezionistiche di F. List\u00a0<a href=\"https:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftn13\">[13]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista teorico, oggi sappiamo che l\u2019introduzione di ipotesi realistiche inverte i risultati dei modelli che dovrebbero \u201cdimostrare\u201d la superiorit\u00e0 del libero scambio.\u00a0Lo stesso Paul Krugman ammette che l\u2019unica cosa che possiamo dimostrare \u00e8 che il libero scambio \u00e8 meglio della totale assenza di commercio\u00a0<a href=\"https:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0.\u00a0Ormai \u00e8 impossibile dimostrare che il libero scambio \u00e8 migliore del protezionismo, e si pu\u00f2 dimostrare invece che quest\u2019ultimo \u00e8 superiore al libero scambio in molte situazioni.\u00a0Siamo quindi molto lontani dalle certezze teoriche di Keynes nel 1933. In realt\u00e0, se si combina l\u2019introduzione dei concetti delle strutture di preferenza contestualizzate a quella delle asimmetrie informative e dell\u2019incertezza sistemica, si pu\u00f2 supporre che sul medio periodo i sistemi chiusi non siano inferiori a quelli in cui c\u2019\u00e8 libero scambio (ma lo sarebbero senza dubbio se confrontati a sistemi di scambio regolati da un protezionismo messo al servizio di una vera politica industriale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019introduzione di ipotesi realistiche fa saltare incontrovertibilmente il quadro teorico marshalliano al quale Keynes nel 1932 continua ad aderire. Infatti, \u00e8 nel 1944\/45 che Keynes si sar\u00e0 liberato dalle catene di questo pensiero economico obsoleto e\u00a0svilupper\u00e0 quella che pu\u00f2 essere considerata come la base di un\u2019analisi macroeconomica realistica dell\u2019economia internazionale\u00a0<a href=\"https:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftn15\">[15]<\/a>.\u00a0Purtroppo, quando profonde le sue ultime energie nella negoziazione di Bretton Woods, per strappare all\u2019arroganza americana un sistema che tenesse conto della lezione della crisi esplosa tra le due guerre, non gli restano che pochi mesi di vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli avanzamenti teorici recenti, proprio quelli che i sostenitori dell\u2019economia standard liberale rifiutano di riconoscere, confermano le pi\u00f9 radicali intuizioni keynesiane.\u00a0Lo si \u00e8 gi\u00e0 visto per quanto riguarda il concetto di illusione nominale, un aspetto centrale nella teoria keynesiana dell\u2019inflazione\u00a0<a href=\"https:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftn16\">[16]<\/a>.\u00a0Domani lo si vedr\u00e0 nella teoria del commercio internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019attualit\u00e0 di Keynes oggi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 quindi utile oggi leggere queste righe, pubblicate nel 1933. Siamo di fronte a una triplice esortazione ad abbandonare il libero scambio e adottare politiche protezionistiche in nome di argomenti economici, politici e morali.<\/p>\n<div class=\"ezAdsense adsense adsense-midtext\" style=\"text-align: justify;\"><ins class=\"adsbygoogle\" data-ad-client=\"ca-pub-6231807537541417\" data-ad-slot=\"8855436921\" data-adsbygoogle-status=\"done\"><ins id=\"aswift_1_expand\"><ins id=\"aswift_1_anchor\"><iframe id=\"aswift_1\" name=\"aswift_1\" width=\"728\" height=\"90\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" data-mce-fragment=\"1\"><\/iframe><\/ins><\/ins><\/ins><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Economicamente, il libero scambio non \u00e8 la soluzione migliore e comporta considerevoli rischi di crisi e di accrescimento delle disuguaglianze.\u00a0Mette in competizione diversi territori non in base alle attivit\u00e0 umane che vi sono messe in atto, ma di scelte sociali e fiscali di per s\u00e9 molto discutibili\u00a0<a href=\"https:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0.\u00a0La liberalizzazione degli scambi non ha beneficiato i paesi pi\u00f9 poveri, come dimostrano gli studi pi\u00f9 recenti.\u00a0Un confronto tra benef\u00ecci e costi, in particolare per quanto riguarda il crollo della capacit\u00e0 di investimento pubblico nella sanit\u00e0 e nell\u2019istruzione dovuto al brusco calo delle entrate fiscali, suggerisce che il saldo \u00e8 negativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Politicamente, il libero scambio \u00e8 pericoloso.\u00a0Mette a rischio la democrazia e la libert\u00e0 di scegliere le proprie istituzioni sociali ed economiche.\u00a0Dato che favorisce l\u2019indebolimento delle strutture statali, incoraggia l\u2019ascesa del comunitarismo e di fanatismi transfrontalieri, come il jihadismo.\u00a0Lungi dall\u2019essere una promessa di pace, l\u2019internazionalismo economico ci conduce in realt\u00e0 alla guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista morale, il libero scambio \u00e8 indifendibile.\u00a0Non ha altri orizzonti che la riduzione di qualsiasi aspetto della vita sociale a merce.\u00a0Impone come valore morale l\u2019oscenit\u00e0 sociale della nuova \u201cclasse agiata\u201d globale\u00a0<a href=\"https:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se Keynes aveva chiaramente visto gli ultimi due punti, possiamo ora aggiungere il primo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il futuro \u00e8 quindi nel protezionismo.\u00a0Quest\u2019ultimo prima si imporr\u00e0 come mezzo per evitare il dumping sociale ed ecologico di alcuni paesi.\u00a0Prender\u00e0 allora la forma di una politica industriale coerente, in cui si cercher\u00e0 di stimolare lo sviluppo di settori con un ruolo strategico per un progetto di sviluppo.\u00a0Questo porter\u00e0 a ridefinire una politica economica globale che potrebbe includere la regolamentazione dei flussi di capitale, al fine di reimpadronirci degli strumenti di sovranit\u00e0 economica, politica e sociale.\u00a0Da questo punto di vista, anche se si pu\u00f2 pensare che la sua presentazione sia stata maldestra e la sua relazione con una politica a lungo termine assente, la nozione di patriottismo economico avanzata da Dominique de Villepin non \u00e8 assurda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una politica di questo tipo prevede la definizione di un quadro di riferimento.\u00a0Oggi, considerata la sua eterogeneit\u00e0 economica e sociale, l\u2019Europa dei 28 (ora 27) non pu\u00f2 pi\u00f9 essere considerata uno spazio coerente a questo scopo.\u00a0Restano da trovare le forme della politica futura.\u00a0Sul suo senso generale per\u00f2 restano pochi dubbi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"_ftn1\"><\/a><a href=\"https:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0John Maynard Keynes, \u201cNational Self-Sufficiency,\u201d The Yale Review, Vol.\u00a022, no.\u00a04 (giugno 1933), pp.\u00a0755-769.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"_ftn2\"><\/a><a href=\"https:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0Per un\u2019analisi accurata e autorevole delle diverse regolazioni: <a name=\"_ftn3\"><\/a>F. Ackerman,\u00a0<em>The Shrinking Gains from Trade: A Critical Assessment of Doha Round Projections<\/em>, Global Development and Environment Institute, Tufts University, WP n\u00b0 05-01. Vedi anche \u00ab\u00a0Doha Round and Developing Countries: Will the Doha deal do more harm than good\u00a0\u00bb\u00a0<em>RIS Policy Brief,<\/em>\u00a0n\u00b022, aprile 2006, New Delhi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftnref3\">[3]<\/a> S Fernandez de Cordoba et D. Vanzetti, \u00ab\u00a0Now What? Searching for a solution to the WTO Industrial Tariffs Negociations\u00a0\u00bb,\u00a0<em>Coping with Trade Reform<\/em>, CNUCED, Gen\u00e8ve, 2005. Voir table 11.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"_ftn4\"><\/a><a href=\"http:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0T.H. Moran,\u00a0<em>ForeignDirect Investment and Development, The New Policy Agenda for Developing Countries and Economics in Transition<\/em>, Institute for International Economics, Washington D.C., 1998.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"_ftn5\"><\/a><a href=\"http:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftnref5\">[5]<\/a>\u00a0C. Oman,\u00a0<em>Policy Competition for ForeignDirect Investment<\/em>,OCDE, Centre du D\u00e9veloppement, Paris, 2000. Vedi anche, L. Zarsky, \u00ab\u00a0Stuck in the Mud? Nation-States, Globalization and the Environment\u00a0\u00bb in K.P. Gallagher et J. Wierksman (edits.)\u00a0<em>International Trade and Sustainable development<\/em>, Earthscan, Londres, 2002, pp. 19-44.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"_ftn6\"><\/a><a href=\"http:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftnref6\">[6]<\/a>\u00a0Vedi R. Skidelksy,\u00a0<em>John Maynard Keynes, Volume Two. The Economist as Saviour, 1920-1937<\/em>, Macmillan, Londres, 1992.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"_ftn7\"><\/a><a href=\"http:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftnref7\">[7]<\/a>\u00a0Si coglie bene la posizione politica e intellettuale di Keynes dalla sua corrispondenza con la sua futura moglie, la ballerina Lydya Lopokova, tra il 1922 e il 1925. Vedi P. Hill e R. Keynes (edits.),\u00a0<em>Lydia &amp; Maynard \u2013 The letters of Lydia Lopokova and John Maynard Keynes<\/em>, Andr\u00e9 Deutsch, Londra, 1989.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"_ftn8\"><\/a><a href=\"http:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftnref8\">[8]<\/a>\u00a0Vedi T. Veblen,\u00a0<em>Absentee Ownership and Business Enterprise in Recent Times: The case of America<\/em>, Allen &amp; Unwin, Londres, 1924. Vedi anche, T. Veblen,\u00a0<em>The Theory of the Leisure Class<\/em>, Macmillan, New York, 1899.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"_ftn9\"><\/a><a href=\"http:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftnref9\">[9]<\/a>\u00a0Sull\u2019importanza fondamentale dell\u2019 \u00abeffetto contesto\u00bb e dell\u2019\u00abeffetto dotazione\u00bb nei comportamenti umani, J. Sapir,\u00a0<em>Quelle \u00e9conomie pour le XXI\u00e8 Si\u00e8cle<\/em>, Odile Jacob, Paris, 2005, chap. 1.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"_ftn10\"><\/a><a href=\"http:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftnref10\">[10]<\/a>\u00a0J. Sapir,\u00a0<em>La Fin de l\u2019Euro-Lib\u00e9ralisme<\/em>, Le Seuil, Paris, 2006.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"_ftn11\"><\/a><a href=\"http:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftnref11\">[11]<\/a>\u00a0R. Skidelksy,\u00a0<em>John Maynard Keynes, Volume Two.<\/em>, op.cit. p. xv.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"_ftn12\"><\/a><a href=\"http:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftnref12\">[12]<\/a>\u00a0Wcislo, Francis W.,\u00a0<em>Tales of Imperial Russia: The Life and Times of Sergei Witte, 1849-1915<\/em>. New York, 2011, Oxford University Press<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"_ftn13\"><\/a><a href=\"http:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftnref13\">[13]<\/a>\u00a0Vedi la sua recente riedizione in francese: F. List,\u00a0<em>Syst\u00e8me national d\u2019\u00e9conomie politique<\/em>, Gallimard, coll.\u00a0\u00bbTel\u00a0\u00bb, Paris, 2000.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"_ftn14\"><\/a><a href=\"http:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftnref14\">[14]<\/a>\u00a0P. Krugman, \u00ab\u00a0Is Free Trade Pass\u00e9?\u00a0\u00bb, in\u00a0<em>Journal of Economic Perspectives<\/em>, Vol. 1, n\u00b02\/1987, pp. 131-144.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"_ftn15\"><\/a><a href=\"http:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftnref15\">[15]<\/a>\u00a0D. Vines, \u00ab\u00a0John Maynard Keynes 1937-1946: The creation of International Macroeconomics\u00a0\u00bb in\u00a0<em>Economic Journal<\/em>, vol. 118, 2003, pp. 338-361.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"_ftn16\"><\/a><a href=\"http:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftnref16\">[16]<\/a>\u00a0Voir, G.A. Akerlof et J.L. Yellen, \u00ab\u00a0Can Small Deviations from rationality Make Significant Difference to Economic Equilibria ?\u00a0\u00bb in\u00a0<em>American Economic Review<\/em>, vol. 75, n\u00b04\/1985, pp. 708-720 et G.A. Akerlof, W.T. Dickens et G.L. Perry, \u00ab\u00a0The Macroeconomics of Low Inflation\u00a0\u00bb in\u00a0<em>Brookings Papers on Economic Activity<\/em>, n\u00b01\/1996, pp. 1-59.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"_ftn17\"><\/a><a href=\"http:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftnref17\">[17]<\/a>\u00a0Sapir J., voir Ch. 8 et Ch. 9 de D. Colle (edit.),\u00a0<em>D\u2019un protectionnisme l\u2019autre \u2013 La fin de la mondialisation\u00a0?<\/em>, Coll. Major, Presses Universitaires de France, Paris, Septembre 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"_ftn18\"><\/a><a href=\"http:\/\/russeurope.hypotheses.org\/5604#_ftnref18\">[18]<\/a>\u00a0Voir A. Wolfe, \u00ab\u00a0Introduction\u00a0\u00bb in T. Veblen,\u00a0<em>The Theory of the Leisure Class<\/em>, The Modern Library, New York, 2001 (nuova edizione dell\u2019opera del 1899).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2017\/01\/24\/trump-e-lattualita-di-keynes-il-nostro-futuro-e-nel-protezionismo\/\">http:\/\/vocidallestero.it\/2017\/01\/24\/trump-e-lattualita-di-keynes-il-nostro-futuro-e-nel-protezionismo\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"ezAdsense adsense adsense-leadout\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217;ESTERO Proponendoci una riflessione sull\u2019attualit\u00e0 del testo di J.M. Keynes \u201cNational Self-Sufficiency\u201d, del 1933 \u2013 con la sua tripla esortazione ad adottare politiche protezioniste per motivi economici, politici ed etici \u2013 l\u2019economista Jacques Sapir sul suo blog Russeurope\u00a0smantella definitivamente il mito della superiorit\u00e0 del libero scambio, mostrando come gi\u00e0 negli anni 30, dopo la Grande Crisi, i suoi immensi limiti fossero ben chiari a Keynes, soprattutto dal punto di vista degli effetti sociali.&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":36726,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/Voci-dallestero.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-9ZP","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/38429"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=38429"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/38429\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":38430,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/38429\/revisions\/38430"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/36726"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=38429"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=38429"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=38429"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}