{"id":38450,"date":"2018-01-29T10:30:32","date_gmt":"2018-01-29T09:30:32","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38450"},"modified":"2018-01-29T08:11:36","modified_gmt":"2018-01-29T07:11:36","slug":"perche-riad-sta-perdendo-la-guerra-in-yemen","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38450","title":{"rendered":"Perch\u00e8 Riad sta perdendo la guerra in Yemen"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>OLTRE FRONTIERA (Francesco Ermini)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"post-thumbnail header\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Oltrefrontiera_Yemen_Arabia_Saudita-1199x640.jpg\" alt=\"Perch\u00e9 Riad sta perdendo la guerra in Yemen\" \/><\/div>\n<div class=\"post-wrap\">\n<div class=\"post-content entry-content\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La guerra in corso in <strong>Yemen <\/strong>si sta velocemente trasformando nell\u2019equivalente arabo della guerra del Vietnam. Le due maggiori potenze del mondo musulmano \u2013 <strong>Arabia Saudita<\/strong> e <strong>Iran<\/strong> \u2013 si sfidano a supporto dei due schieramenti in lotta, bloccati in uno scontro impari che non trova soluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da una parte, infatti, troviamo il governo yemenita appoggiato da una vasta coalizione militare guidata da Riad e formata da tutti i suoi alleati, inclusi gli Stati Uniti. Dall\u2019altra ci sono i <strong>ribelli Houthi<\/strong>, a loro volta supportati dalla Repubblica Iraniana e dalle milizie libanesi di Hezbollah. Terzi incomodi tra i due schieramenti sono i gruppi armati legati ad Al Qaeda e il ramo yemenita del <strong>Califfato Islamico<\/strong>, Ansar Al Sharia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019analizzare l\u2019andamento del conflitto yemenita, scoppiato all\u2019inizio del 2015, va tenuto presente che l\u2019Arabia Saudita dispone del <strong>terzo esercito meglio equipaggiato<\/strong> al mondo, al quale in questa guerra si affiancano quelli degli Stati suoi alleati. L\u2019aviazione saudita possiede 180 caccia di ultimissima generazione (tra cui 50 <em>Eurofighter Typhoon<\/em>) e l\u2019esercito pu\u00f2 contare su 300mila soldati, tutti dotati di armi di recente acquisto. A questo si contrappongono le milizie Houthi che hanno meno della met\u00e0 dei soldati (stime equilibrate parlano di una cifra tra gli 80mila e i 130mila uomini) e le cui armi sono piuttosto datate, molte di epoca sovietica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A prima vista potrebbe sembrare uno scontro impari, ma la cosa sorprendente \u00e8 che in realt\u00e0 l\u2019Arabia Saudita sta perdendo questa guerra. Come si spiega dunque che uno degli eserciti meglio equipaggiati al mondo non riesca a sconfiggere poche migliaia di guerriglieri?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>La storia dello Yemen<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per un\u2019analisi completa di quanto sta accadendo in Yemen \u00e8 necessario partire dalle radici di questo conflitto. Non \u00e8 la prima volta infatti che lo Yemen, il <strong>Paese pi\u00f9 povero del Medio Oriente<\/strong>, si trova al centro di una guerra civile. Quello iniziato nel 2015 \u00e8 il terzo scontro armato interno occorso negli ultimi 25 anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo Yemen \u00e8 un Paese fortemente diviso sia a livello ideologico, sia da un punto di vista religioso <strong>tra sunniti e sciiti<\/strong>. Fino al 1990 sul territorio adesso occupato dalla Repubblica dello Yemen esistevano <strong>due stati diversi<\/strong>: lo Yemen del Nord \u2013 o Repubblica Araba dello Yemen con governo filo-saudita nato sulle ceneri di uno dei principati eredi dell\u2019Impero Ottomano \u2013 e lo Yemen del Sud \u2013 o Repubblica Democratica Popolare dello Yemen, ex colonia britannica, passata in mano, con ingerenze egiziane, a un governo di ispirazione marxista-leninista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1978 sale al potere a Sanaa, nel Nord, <strong>Ali Abdullah Saleh<\/strong>, che in seguito estender\u00e0 il suo potere a tutto lo Yemen riunificato nel 1990. Come succede spesso in casi analoghi Saleh, pur avviando una fase di modernizzazione del Paese, governa con il pugno di ferro, attirando critiche internazionali e malcontento interno sullo stato della democrazia yemenita e sul rispetto dei diritti umani. In questo clima quattro anni dopo, nel 1994, alcuni ufficiali ed ex-rappresentanti del governo del Sud tentano una secessione ma la rivolta viene repressa nel giro di pochi giorni. Nel 2004 scoppiano ancora una volta tumulti contro il regime di Sanaa. Questa volta l\u2019opposizione al potere \u00e8 costituita principalmente dal neo-formato gruppo sciita degli Houthi, che da quel momento in poi costituir\u00e0 la principale opposizione al governo di Saleh. Abdullah Saleh resta al potere fino a quando, sulla scorta delle <strong>primavere arabe<\/strong>, anche la popolazione yemenita chiede e ottiene un cambio alla guida del Paese. \u00c8 il 2012 e <strong>Abd Rabbih Mansur Hadi<\/strong>, vice di Saleh, si trova a capo di un governo fragile che deve pure far fronte a un momento di rapida crescita del movimento jihadista allora raccolto sotto le bandiere di Al Qaeda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli<strong> Houthi<\/strong> tornano alla ribalta, dopo aver raccolto consenso intorno alle proteste contro il governo e nel 2015 occupano la capitale costringendo il presidente Hadi alla fuga ad Aden, sua citt\u00e0 natale nel sud del Paese, dove per\u00f2 riesce a costituire un governo provvisorio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Arabia Saudita non pu\u00f2 rimanere alla finestra e permettere che i tanto odiati nemici sciiti, longa manus degli ayatollah di Teheran, prendano il controllo del Paese e decide di appoggiare apertamente, anche a livello militare, il governo di Aden. Contemporaneamente, ma non casualmente, si riapre con pi\u00f9 vigore il fronte jihadista con in testa lo <strong>Stato Islamico<\/strong> nella sua variante yemenita costituita dal movimento Ansar al-Sharia, e cellule rimaste invece legate ad <strong>Al Qaeda<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Yemen, una fortezza naturale<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si pensa alla penisola araba vengono in mente immediatamente immagini di enormi distese di sabbia immobili e dune esteticamente perfette ordinate dal vento, e probabilmente questa idea vale per gran parte dell\u2019Arabia Saudita. Lo Yemen per\u00f2 ha una conformazione geografica completamente differente: \u00e8 occupato per gran parte da <strong>altopiani e montagne<\/strong> che in alcuni casi superano i 3.500 metri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo spiega subito un primo punto di difficolt\u00e0 contro cui si \u00e8 scontrata Casa Saud nella conduzione del conflitto yemenita: trasportare un esercito sulle montagne \u00e8 estremamente impegnativo a livello logistico a prescindere da quanto sia ben equipaggiato. I sauditi sono dotati di circa 400 <strong>carrarmati <em>M1 Abrams<\/em><\/strong> di fabbricazione statunitense, un modello di tank considerato tra i pi\u00f9 efficienti e resistenti al mondo: 65 tonnellate di acciaio e<em> kevlar<\/em> su cingoli. Non \u00e8 difficile immaginare quali difficolt\u00e0 trovi un mezzo di queste dimensioni ad attraversare gli stretti passi di montagna yemeniti, senza esporsi al fuoco nemico. Con queste condizioni sono necessarie poche decine di uomini forniti di <strong>lanciarazzi <em>RPG7<\/em><\/strong> per distruggere un intero battaglione di tank che si inerpica sui sentieri in fila indiana. L\u2019<em>RPG7<\/em> \u00e8 un lanciarazzi molto comune nei teatri di guerra di mezzo mondo e ha un prezzo di mercato che si aggira intorno ai 3mila dollari. I tank della serie <em>M1<\/em>, invece, costano pi\u00f9 o meno 6 milioni di dollari ognuno, circa 2mila volte di pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non va meglio per la <strong>coalizione saudita<\/strong> nello spazio aereo in cui velivoli e droni trovano difficolt\u00e0 nella localizzazione del nemico che si nasconde nelle irregolarit\u00e0 morfologiche del territorio ricco di grotte e anfratti naturali; nemmeno i radar di ultima generazione di cui dispongono i droni USA possono identificare con certezza cosa o chi si trova dentro queste caverne. A questo si somma il vantaggio che hanno le forze vicine agli Houthi, costituito dalla perfetta conoscenza dei luoghi nei quali si muovono con l\u2019aiuto di animali da soma, spesso un valore aggiunto antiquato ma efficace per il trasporto delle apparecchiature militari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Date queste condizioni si intuisce come sia difficile per i sauditi tracciare gli spostamenti dei guerriglieri e contrastarli efficacemente, mentre al contrario l\u2019imponente macchina bellica della coalizione \u00e8 costantemente esposta agli attacchi dei ribelli. Tuttavia il vantaggio logistico non spiega in pieno <strong>l\u2019andamento fallimentare di questo spedizione militare<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Riad ha un esercito demotivato<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Apparentemente si potrebbe pensare che il sistema politico di un Paese abbia poco a che vedere con l\u2019organizzazione militare del suo esercito e col modo in cui porta avanti una guerra. In realt\u00e0, per Paesi come l\u2019Arabia Saudita le due cose sono strettamente correlate. La famiglia reale \u00e8 consapevole di quanto poco sia affidabile il proprio esercito, per cui la sua principale ossessione \u00e8 quella di mantenere il controllo di tutta la <strong>catena di comando<\/strong>, dai ranghi pi\u00f9 alti degli ufficiali fino all\u2019ultimo soldato sul campo. Questo fa s\u00ec che il potere decisionale sia molto pi\u00f9 lento che nella maggior parte degli altri eserciti moderni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Normalmente, nella maggior parte degli <strong>eserciti occidentali<\/strong> il singolo soldato ha un\u2019autonomia decisionale tale per cui pu\u00f2 chiedere e ottenere rinforzi in base a sue valutazioni, derivate dalle circostanze in cui egli si trova. Potr\u00e0 richiedere il supporto dell\u2019aviazione, per esempio, anche soltanto interfacciandosi con un pari grado via radio. Non accade lo stesso nell\u2019esercito saudita in cui l\u2019informazione deve risalire tutti i gradi della gerarchia fino a trovare qualcuno in grado di prendere una decisione esecutiva. Si stima che il tempo intercorso tra la richiesta e la decisione sia di circa un\u2019ora. Quei sessanta minuti probabilmente fanno la differenza tra neutralizzare una postazione nemica e perdere il soldato sul campo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre a questo, anche l\u2019addestramento dei sauditi gioca un ruolo negli esiti della guerra; gran parte degli ufficiali raggiunge i gradi pi\u00f9 alti in virt\u00f9 del proprio rango e non attraverso la formazione nelle accademie militari. Questo implica una grave mancanza di preparazione e di qualifiche tecniche che si ripercuotono sulle attivit\u00e0 belliche. Infatti, in Yemen si \u00e8 assistito molte volte assistito a errori grossolani dovuti essenzialmente alla scarsa preparazione dei militari sauditi, come l\u2019isolamento di carrarmati lasciati alla merc\u00e9 degli Houthi, liberi di avvicinarsi e neutralizzare i mezzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sorprendentemente dall\u2019altra parte i ribelli Houthi vantano un\u2019organizzazione del loro esercito pi\u00f9 simile a quella degli Stati occidentali: piccoli gruppi sono in grado di gestirsi in autonomia e di rispondere velocemente e in modo efficace senza dover risalire tutta catena di comando per prendere decisioni sul campo. Senza dubbio anche le motivazioni di chi resiste sono un elemento di forza in pi\u00f9; semplicemente perch\u00e9 <strong>per gli Houthi il ritiro non \u00e8 un\u2019opzione<\/strong>: loro difendono le loro case da un\u2019invasione straniera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, la guerra in Yemen \u00e8 un esempio lampante di come la strategia sia pi\u00f9 importante dell\u2019equipaggiamento militare in senso stretto e di come un sistema di controllo cos\u00ec autoritario renda gli eserciti molto meno efficienti. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: la coalizione a guida saudita sta perdendo forza, le sue componenti si stanno dividendo e per Riad, adesso, il vero obiettivo \u00e8 diventato quello di uscire in qualche modo dal pantano yemenita.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/yemen-arabia-saudita-guerra\/\">https:\/\/www.oltrefrontieranews.it\/yemen-arabia-saudita-guerra\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di OLTRE FRONTIERA (Francesco Ermini) &nbsp; La guerra in corso in Yemen si sta velocemente trasformando nell\u2019equivalente arabo della guerra del Vietnam. Le due maggiori potenze del mondo musulmano \u2013 Arabia Saudita e Iran \u2013 si sfidano a supporto dei due schieramenti in lotta, bloccati in uno scontro impari che non trova soluzione. 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