{"id":38460,"date":"2018-01-30T00:03:58","date_gmt":"2018-01-29T23:03:58","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38460"},"modified":"2018-01-31T00:07:42","modified_gmt":"2018-01-30T23:07:42","slug":"il-diritto-di-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38460","title":{"rendered":"Il diritto di guerra"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>PAOLO DI REMIGIO (FSI Teramo)<\/strong><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 lo Stato \u00e8 una realt\u00e0 umana, gli si nega il diritto di chiedere agli uomini di esporsi al pericolo estremo e gli si imputa la guerra come colpa. Se la <i>c<\/i><i>olpa<\/i> \u00e8 la sovranit\u00e0 dell\u2019arbitrio come tale, l\u2019unione degli individui nello Stato secondo leggi <i>limitative<\/i> del loro arbitrio costituisce per\u00f2 una condizione necessaria per sottrarsi ad essa; e la guerra, nella quale l\u2019individualit\u00e0 dello Stato si afferma attraverso la rinuncia dell\u2019individuo alla sua particolarit\u00e0, \u00e8 cos\u00ec un momento dell\u2019universalit\u00e0 dell\u2019individuo. La guerra resta nondimeno il contrasto pi\u00f9 esasperato a cui l\u2019individuo sia sottoposto. Hegel lo esprime in questi termini:<\/p>\n<p class=\"western\" style=\"padding-left: 30px; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00a7 328 Il vero scopo assoluto, la <\/span><span style=\"font-size: small;\"><i>sovranit\u00e0<\/i><\/span><span style=\"font-size: small;\"> dello Stato<\/span><span style=\"font-size: small;\"> d\u00e0 contenuto al coraggio come atteggiamento soggettivo<\/span><span style=\"font-size: small;\">; &#8211; la <\/span><span style=\"font-size: small;\"><i>realt\u00e0<\/i><\/span><span style=\"font-size: small;\"> di questo scopo finale come opera del coraggio \u00e8 mediata dall\u2019abbandono della realt\u00e0 personale. Questa figura contiene dunque la durezza dei contrasti estremi: l\u2019<\/span><span style=\"font-size: small;\"><i>estraniazione<\/i><\/span><span style=\"font-size: small;\"> stessa, ma come <\/span><span style=\"font-size: small;\"><i>esistenza<\/i><\/span><span style=\"font-size: small;\"> della libert\u00e0, &#8211; l\u2019estrema <\/span><span style=\"font-size: small;\"><i>indipendenza<\/i><\/span><span style=\"font-size: small;\"> dell\u2019<\/span><span style=\"font-size: small;\"><i>essere-per-s\u00e9<\/i><\/span><span style=\"font-size: small;\">, la cui esistenza consiste, tuttavia, nella meccanicit\u00e0 di un <\/span><span style=\"font-size: small;\"><i>ordine esterno<\/i><\/span><span style=\"font-size: small;\"> e del <\/span><span style=\"font-size: small;\"><i>servizio<\/i><\/span><span style=\"font-size: small;\">, &#8211; totale obbedienza e rinuncia alla propria opinione e ragionamento, quindi <\/span><span style=\"font-size: small;\"><i>assenza<\/i><\/span><span style=\"font-size: small;\"> di spirito proprio, e <\/span><span style=\"font-size: small;\"><i>presenza<\/i><\/span><span style=\"font-size: small;\"> di spirito e risolutezza istantanee, comprensive e di estrema intensivit\u00e0, &#8211; l\u2019azione pi\u00f9 ostile e quindi pi\u00f9 personale contro individui, insieme a un atteggiamento di perfetta indifferenza, anzi benevolo verso di loro come individui<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\">La tensione a cui la libert\u00e0 \u00e8 sottoposta nella guerra spaventa e spinge nell\u2019illusione di un mondo pacifico dell\u2019arbitrio, nel quale il contrasto tra particolarit\u00e0 e universalit\u00e0 sarebbe non nella natura delle cose, ma una fase superata dell\u2019umanit\u00e0. Cos\u00ec i positivisti liberali dell\u2019Ottocento concepivano la societ\u00e0 primitiva come societ\u00e0 militare, la societ\u00e0 moderna come societ\u00e0 industriale: quella come societ\u00e0 che si costituisce sulla base della negazione dell\u2019individuo, questa la societ\u00e0 che nasce dalla sua assolutezza. Lo schema \u00e8 cos\u00ec tenace e pervasivo da costituire tuttora il paradigma della pedagogia accademica. Mentre la richiesta di sottomettere la particolarit\u00e0 all\u2019universale, che nel coraggio militare raggiunge la sua forma estrema, \u00e8 contenuta in ogni educazione &#8211; educare significa far uscire dall\u2019egocentrismo dell\u2019arbitrio naturale -, l\u2019educazione liberale che si afferma negli Stati Uniti dagli anni \u201860 e poi, attraverso l\u2019apparato propagandistico anglosassone (si pensi all\u2019efficacia della vecchia serie \u2018Happy Days\u2019 nel diffondere un\u2019immagine non repressiva della famiglia e una versione rassicurante della particolarit\u00e0, per esempio nel teppista <i>Fonzie<\/i>), si diffonde nelle province dell\u2019impero, ha come termine di paragone negativo l\u2019addestramento militare: tutto ci\u00f2 che ricordi la disciplina, la limitazione dell\u2019arbitrio particolare, \u00e8 trattato come pedagogicamente rovinoso; ci si illude o che l\u2019individuo abbia gi\u00e0 nel suo corredo genetico il piacere del lavoro intellettuale o che il lavoro intellettuale sia paralizzante, che impedisca lo spirito anzich\u00e9 formarlo; si considera cio\u00e8 lo studio un talento naturale, quindi gi\u00e0 acquisito prima di iniziarlo, oppure un obbligo innaturale, dunque illegittimo, e ci si riduce cos\u00ec alla prassi di uno studio a dosi minime affogate in un fiume di eccipienti, come lo sciroppo per la tosse.<\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\">Lo schema del positivismo liberale non ha consistenza logica: la particolarit\u00e0 non \u00e8 gi\u00e0 direttamente universale come esso crede, \u00e8 tale la <i>negazione<\/i> della particolarit\u00e0. All\u2019inconsistenza logica corrisponde l\u2019inesistenza storica: la societ\u00e0 industriale, abbandonata cio\u00e8 agli interessi privati degli industriali e dei finanzieri, per quanto pi\u00f9 produttiva, non \u00e8 affatto pi\u00f9 pacifica della societ\u00e0 militare, anzi \u00e8 contrassegnata da una esasperazione della violenza bellica conseguente alla sua <i>moralizzazione<\/i>. I liberali che riconoscono l\u2019assolutezza degli individui particolari e disconoscono la consistenza del loro legame organizzato, cio\u00e8 della sovranit\u00e0 dello Stato, una volta in guerra ricorrono a valori assoluti non meno delle confessioni religiose che insanguinarono l\u2019Europa nel <i>secolo di ferro<\/i>, dunque mirano non alla semplice sconfitta dello Stato nemico, ma alla distruzione degli individui, allo <i>sterminio<\/i>.<\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\">L\u2019empirismo inglese crede che l\u2019immaginazione sia arbitraria, ma l\u2019impressione sia oggettiva; invece, finch\u00e9 si dispone del libero arbitrio, si pu\u00f2 benissimo scegliere le sensazioni, attenersi a quelle che rassicurano ed eludere quelle spiacevoli; cos\u00ec si ama distogliere lo sguardo dalla storia e pensare che la modernit\u00e0 sia contrassegnata dagli stermini comunisti e da quello nazista nei confronti degli ebrei, e si ama pensare il nazismo come un\u2019ideologia <i>estranea<\/i> alla moderna societ\u00e0 capitalistica \u2013 sorvolando sui finanziamenti del mondo industriale che assicurano a Hitler l\u2019ascesa al potere e sulle cordialit\u00e0 intercorse tra le SS e la IG Farben. Cos\u00ec non \u00e8: l\u2019inizio della modernit\u00e0 capitalistica coincide non soltanto con le violenze indiscriminate legate alle medievali guerre di religione, ma anche con il colonialismo e con i suoi stermini delle popolazioni americane. Affermatasi tuttavia la nozione di laicit\u00e0 dello Stato, le guerre interne all\u2019Europa si umanizzano fino all\u2019Ottocento, fino cio\u00e8 al secolo in cui la classe dirigente \u00e8 il ceto <i>militare feudale<\/i>. Cos\u00ec, mentre a fine Settecento una sinfonia di Haydn si guadagnava il titolo di <i>militare<\/i> per il suo fasto timbrico<i>,<\/i> Hegel poteva scrivere qualche anno dopo le guerre napoleoniche:<\/p>\n<p class=\"western\" style=\"padding-left: 30px; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\">Le guerre moderne sono quindi condotte in modo umano e la persona non nutre odio contro la persona. Le <\/span><span style=\"font-size: small;\">avversioni<\/span><span style=\"font-size: small;\"> si insinuano al massimo negli avamposti, ma nell\u2019esercito come esercito l\u2019ostilit\u00e0 \u00e8 qualcosa di indeterminato, che retrocede davanti al dovere che ciascuno rispetta nell\u2019altro<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a>.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\">Con l\u2019imporsi della borghesia capitalistica come classe dirigente la guerra diventa disumana. Il passaggio storico \u00e8 costituito dalla prima guerra mondiale, che inizia come guerra del ceto militare e finisce come sterminio: nel 1914 le strategie mirano a una vittoria in sei settimane di rapide manovre degli eserciti, dopo il 1918 si crede di poter vincere la guerra bombardando i civili con gli aerei; e in effetti dalla seconda guerra mondiale in poi, in un crescendo satanico che ha per suo culmine ancora raggiungibile lo sterminio nucleare, le vittime civili sono sempre pi\u00f9 numerose delle vittime militari.<\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\">Secondo i <i>Lineamenti di filosofia del diritto<\/i>:<\/p>\n<p class=\"western\" style=\"padding-left: 30px; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00a7 330 Il diritto statale esterno poggia sul <\/span><span style=\"font-size: small;\"><i>rapporto<\/i><\/span><span style=\"font-size: small;\"> tra Stati indipendenti; ci\u00f2 che vi \u00e8 <\/span><span style=\"font-size: small;\"><i>in s\u00e9 e per s\u00e9<\/i><\/span><span style=\"font-size: small;\"> acquisisce dunque la forma del <\/span><span style=\"font-size: small;\"><i>dover-essere<\/i><\/span><span style=\"font-size: small;\">, perch\u00e9 la sua effettivit\u00e0 poggia su <\/span><span style=\"font-size: small;\"><i>volont\u00e0 sovrane differenti<\/i><\/span><span style=\"font-size: small;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\">Il principio del diritto statale esterno \u00e8 la sua natura intrinsecamente <i>contrattuale<\/i>, di semplice accordo temporaneo tra individui sovrani e pu\u00f2 essere stabilito solo sulla base del <i>riconoscimento<\/i> tra gli Stati. Essendo il rispetto dell\u2019indipendenza dell\u2019altro in quanto l\u2019altro rispetta l\u2019indipendenza dell\u2019uno, il riconoscimento contiene la contraddizione che l\u2019<i>indipendenza<\/i> di ciascuno <i>dipende<\/i> dall\u2019altro \u2013 un\u2019indipendenza che dipende; di qui la sua fragilit\u00e0, il fatto che i <i>trattati<\/i> internazionali sono rispettati solo temporaneamente e sono annullati nello stato di guerra. Voler superare questa fragilit\u00e0 rinunciando alla sovranit\u00e0 degli Stati obbliga a concepire l\u2019umanit\u00e0 intera come <i>un&#8217;unica<\/i> societ\u00e0 civile regolata da <i>un<\/i> diritto e da <i>una<\/i> polizia; in questa societ\u00e0 civile universalizzata non ci sarebbe pi\u00f9 spazio per il riconoscimento tra sovranit\u00e0, dunque il nemico sarebbe un <i>criminale<\/i> e costituirebbe una minaccia <i>etern<\/i><i>a<\/i> come la criminalit\u00e0 all\u2019interno dello Stato: stante la cattiveria dell\u2019uomo, l\u2019abbattimento delle frontiere, anzich\u00e9 alla fine della guerra, porta alla fine della pace. Il cosmopolitismo liberale considera lo Stato un fossile; proprio perci\u00f2 nell\u2019uso della violenza \u00e8 per\u00f2 costretto ad estendere il diritto della societ\u00e0 civile ai rapporti interstatali, cos\u00ec da rievocare la guerra di religione e da vanificare le basi del diritto di guerra.<\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\">Hegel ha determinato con estrema accuratezza le conseguenze dei rapporti tra Stati sovrani. Rapportandosi nella loro indipendenza, gli Stati sono particolari l\u2019uno rispetto all\u2019altro, perseguono cio\u00e8 ciascuno il <i>proprio<\/i> bene particolare, non il diritto <i>universale<\/i>:<\/p>\n<p class=\"western\" style=\"padding-left: 30px; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\">\u00a7 337 <\/span><span style=\"font-size: small;\">La salute<\/span><span style=\"font-size: small;\"> sostanziale dello Stato \u00e8 <\/span><span style=\"font-size: small;\">la<\/span><span style=\"font-size: small;\"> su<\/span><span style=\"font-size: small;\">a salute<\/span><span style=\"font-size: small;\"> come di uno Stato <\/span><span style=\"font-size: small;\"><i>particolare<\/i><\/span><span style=\"font-size: small;\"> nella sua situazione e nel suo interesse particolare e in circostanze esterne altrettanto peculiari accanto ai particolari rapporti stabiliti dai trattati; il governo \u00e8 quindi una <\/span><span style=\"font-size: small;\"><i>saggezza particolare<\/i><\/span><span style=\"font-size: small;\">, non la provvidenza universale \u2013 come pure il fine in rapporto ad altri Stati e il principio per la giustizia delle guerre e dei trattati non sono un pensiero universale (filantropico), ma sono <\/span><span style=\"font-size: small;\">la salute<\/span><span style=\"font-size: small;\"> effettivamente manomess<\/span><span style=\"font-size: small;\">a<\/span><span style=\"font-size: small;\"> o minacciat<\/span><span style=\"font-size: small;\">a<\/span><span style=\"font-size: small;\"> nella <\/span><span style=\"font-size: small;\"><i>sua particolarit\u00e0 determinata<\/i><\/span><span style=\"font-size: small;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\">Si possono interpretare queste proposizioni come cinismo filosofico; in realt\u00e0, in quanto rintracciano una speranza nella durezza delle cose, sono tra le espressioni pi\u00f9 alte della civilt\u00e0 occidentale. Solo se gli Stati riconoscono la particolarit\u00e0 del loro bene, in guerra possono concepire il nemico come nemico <i>determinato<\/i>, non come <i>criminale<\/i>. A questa determinatezza si attenne il Congresso di Vienna nel suo rispetto della sovranit\u00e0 della Francia sconfitta. Quando lo Stato si attribuisce invece l\u2019ispirazione della provvidenza universale, allora il nemico \u00e8 il male stesso, con la cui estirpazione \u00e8 realizzato il regno di Dio. Ecco perch\u00e9 la determinazione della particolarit\u00e0 del fine dello Stato esposta nel \u00a7 337 \u00e8 seguita nel \u00a7 338 dall\u2019esposizione del <i>diritto<\/i> di guerra, quindi dalla possibilit\u00e0 della distinzione tra giustizia e ingiustizia <i>nella<\/i> guerra:<\/p>\n<p class=\"western\" style=\"padding-left: 30px; text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\">Se gli Stati si riconoscono come tali, <\/span><span style=\"font-size: small;\"><i>anche nella guerra<\/i><\/span><span style=\"font-size: small;\">, nello stato senza diritto, nella violenza e nella casualit\u00e0, resta un <\/span><span style=\"font-size: small;\"><i>legame<\/i><\/span><span style=\"font-size: small;\"> in cui essi valgono l\u2019uno per l\u2019altro come essenti in s\u00e9 e per s\u00e9, cos\u00ec che nella guerra stessa la guerra \u00e8 determinata come qualcosa che deve finire. Cos\u00ec <\/span><span style=\"font-size: small;\">essa<\/span><span style=\"font-size: small;\"> contiene la determinazione del diritto internazionale che vi si conservi la possibilit\u00e0 della pace, che quindi, per esempio, gli ambasciatori siano rispettati, e in generale che non sia condotta contro le istituzioni interne e la vita pacifica privata e familiare, contro le persone private.<\/span><\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\">Lo Stato laico moderno, riconoscendo la particolarit\u00e0 del vantaggio che persegue con la guerra, pu\u00f2 astenersi dalla <i>colpa<\/i> dell\u2019annientamento del nemico. Le guerre coloniali sono colpevoli proprio in quanto, dichiarando di voler portare la civilt\u00e0 <i>superiore<\/i>, non <i>riconoscono<\/i> la civilt\u00e0, cio\u00e8 l\u2019umanit\u00e0, del colonizzato; esse in realt\u00e0 trasfigurano le rapine e gli omicidi perpetrati dai coloni privati in un episodio della teologia liberale del progresso. Ancora pi\u00f9 colpevoli sono le guerre in cui gli Stati, anzich\u00e9 riconoscersi come saggezza parziale, anzich\u00e9 realizzare apertamente il proprio utile, lo concepiscono come bene universale moralmente vincolante: la coscienza di agire secondo la Provvidenza o secondo il destino implica la criminalit\u00e0 dell\u2019avversario, lo consegna all\u2019odio e al genocidio.<\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: justify;\">Mentre gli inglesi amavano definirsi \u2018the imperial race\u2019, gli Stati Uniti hanno sempre respinto il titolo di <i>impero<\/i>; cos\u00ec la loro egemonia non appare fondata su un interesse particolare, ma strumento di diffusione di ideali universali: democrazia e impresa, libert\u00e0 e prosperit\u00e0. Ne segue che chi resiste loro non pu\u00f2 avere ideali, neanche interessi legittimi, \u00e8 di sicuro un dittatore criminale che opprime il popolo e lo affama. Congegnate contro il male, le guerre degli Stati Uniti non finiscono mai: la guerra fredda contro l\u2019impero del male si \u00e8 trascinata quasi mezzo secolo per poi ricominciare, la guerra contro l\u2019asse del male dell\u2019islam \u00e8 durevole gi\u00e0 nel suo nome. Il patriottismo statunitense scorge il carattere essenziale della nazione nel mito della frontiera; merita riflessione che questo mito sia in fondo un mero eufemismo del genocidio dei popoli indiani. L\u2019altezza dell\u2019ideale vuole giustificare ogni misura.<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\" style=\"text-align: justify;\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> <span style=\"font-size: small;\">Nei <\/span><span style=\"font-size: small;\"><i>Lineamenti di filosofia del diritto<\/i><\/span><span style=\"font-size: small;\">. Qui come altrove la traduzione \u00e8 nostra.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p class=\"sdfootnote-western\" style=\"text-align: justify;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> <span style=\"font-size: small;\">Traggo la citazione dall\u2019Aggiunta al \u00a7 338 in Hegel, <\/span><span style=\"font-size: small;\"><i>Grundlinien der Philosophie des Rechts<\/i><\/span><span style=\"font-size: small;\">, Frankfurt am Main 1970, p. 502.<\/span><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di PAOLO DI REMIGIO (FSI Teramo) Poich\u00e9 lo Stato \u00e8 una realt\u00e0 umana, gli si nega il diritto di chiedere agli uomini di esporsi al pericolo estremo e gli si imputa la guerra come colpa. 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