{"id":38510,"date":"2018-02-01T09:30:20","date_gmt":"2018-02-01T08:30:20","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38510"},"modified":"2018-01-30T19:50:11","modified_gmt":"2018-01-30T18:50:11","slug":"quello-che-la-crisi-venezuelana-ci-insegna-sulla-moneta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38510","title":{"rendered":"Quello che la crisi venezuelana ci insegna sulla moneta"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di VOCI DALL&#8217; ESTERO (Margherita Russo)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Si sentono spesso paragoni e richiami, spesso azzardati ed allarmistici, al Venezuela e alla difficile congiuntura economica che il paese attraversa, ma raramente si spiega quali caratteristiche abbia il paese n\u00e9 su cosa si basi la sua economia. Questa <a href=\"https:\/\/blogs.alternatives-economiques.fr\/les-economistes-atterres\/2018\/01\/11\/ce-que-la-crise-venezuelienne-confirme-sur-la-monnaie\">analisi economica<\/a> della crisi venezuelana,\u00a0oltre ad offrire una chiave per individuare le caratteristiche che rendono il Venezuela particolarmente vulnerabile a shock esterni, permette anche di\u00a0capire, da una prospettiva pi\u00f9 ampia, i meccanismi generali con i quali una\u00a0politica monetaria sbagliata, unita ad una mancanza di indipendenza del sistema economico, possano scatenare una crisi persistente.\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em>Jonathan Marie, CEPN \u2013 UNIVERSIT\u00c9 PARIS 13, 11\u00a0gennaio 2018<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em><strong>Il Venezuela \u00e8 regolarmente al centro di accesi dibattiti\u00a0nei media e nella politica. Ci\u00f2\u00a0tende quasi a\u00a0nascondere il fatto che la particolare situazione del paese consente di trarre insegnamenti sul corretto funzionamento di un\u2019economia, in particolare per quanto riguarda la moneta.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Una crisi con radici lontane<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019attuale crisi venezuelana, nella sua dimensione economica[1], affonda le sue radici almeno negli anni \u201970. In un contesto globale di instabilit\u00e0 generalizzata dei tassi di cambio (la stabilit\u00e0 dei tassi di cambio nell\u2019economia mondiale assicurata dagli accordi di Bretton Woods \u00e8 stata interrotta nel 1971), il Venezuela, uno dei principali esportatori di greggio, \u00e8 rimasto vittima della \u201csindrome olandese\u201d.\u00a0Crisi di solito\u00a0provocata dalle esportazioni di un\u2019abbondante materia prima\u00a0che portano a una rivalutazione della moneta nazionale. Poich\u00e9 questa valuta si rivaluta, le importazioni diventano pi\u00f9 economiche per la popolazione o le imprese locali (ovviamente, a condizione che abbiano un reddito). Allo stesso tempo, lo sviluppo economico locale, ad eccezione del settore delle esportazioni della materia prima, \u00e8 ostacolato\u00a0dalla concorrenza\u00a0estera da parte di paesi che sono adesso pi\u00f9 competitivi. Una situazione del genere \u00e8 potenzialmente drammatica per il paese: le disuguaglianze crescono (tra coloro che guadagnano dalle esportazioni e coloro che dovrebbero ridurre i salari per ripristinare la competitivit\u00e0) e la crescita economica \u00e8 tendenzialmente debole. In altre parole, lo sviluppo economico \u00e8 bloccato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Venezuela non \u00e8 mai stato in grado di abbandonare questa dipendenza dalle esportazioni di petrolio\u00a0n\u00e9 \u00e8 mai riuscito a correggere gli effetti deleteri della sindrome olandese. Questa situazione non \u00e8 nuova: paesi come l\u2019Algeria, per esempio, hanno caratteristiche simili. Il nome stesso \u201csindrome olandese\u201d deriva dal fatto che, dopo la scoperta dei giacimenti di gas naturale nel Mare del Nord negli anni \u201960, i Paesi Bassi\u00a0furono interessati da una forte deindustrializzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In Venezuela si \u00e8 verificato un netto e costante calo degli investimenti: se gli investimenti privati nel 1975 rappresentavano circa il 25% del PIL,\u200b\u200b dalla met\u00e0 degli anni \u201980 sono rimasti inferiori al 10% del PIL[2], causando di ritorno una debolezza strutturale della produttivit\u00e0. Inoltre, la \u201csindrome olandese\u201d ha incrementato la specializzazione delle produzioni, quando l\u2019economia avrebbe avuto bisogno di diversificazione (che a medio termine \u00e8 vitale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sindrome olandese, mancanza di investimenti, ultra-specializzazione e bassa produttivit\u00e0\u00a0creano un circolo vizioso estremamente difficile da rompere. La crescita economica \u00e8 vincolata alla bilancia dei pagamenti: se la crescita si rafforza, generalmente sotto la spinta delle esportazioni di petrolio il cui valore aumenta a causa di un aumento dei prezzi (piuttosto che di un aumento dei volumi esportati), la domanda interna cresce. Ma l\u2019aumento dei consumi si scontra con un\u2019offerta insufficiente (a causa del basso investimento), che genera quindi un\u2019inflazione elevata e allo stesso tempo un aumento delle importazioni. La bilancia commerciale inizia a deteriorarsi\u2026e provoca\u00a0una svalutazione che, a\u00a0sua volta, alimenta l\u2019inflazione. Qualsiasi ripresa economica reale viene annullata, e le tensioni tra i gruppi sociali sono fortemente esacerbate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019arrivo di Ch\u00e1vez in un periodo economico favorevole<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Hugo Ch\u00e1vez \u00e8 arrivato democraticamente al potere alla fine del 1999 per attuare un programma costruito attorno a due punti: rifiuto del neo-liberalismo ultra-autoritario[3] e la promessa di attuazione di un ambizioso programma sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Agli inizi degli anni 2000, Chavez ha lanciato due progetti complementari: la nazionalizzazione del settore delle esportazioni di petrolio e l\u2019introduzione di severi controlli sui cambi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La nazionalizzazione aveva lo scopo di consentire la redistribuzione della rendita petrolifera[4] a beneficio dell\u2019intera popolazione. Avrebbe dovuto consentire lo sviluppo e il finanziamento di programmi sociali: ridurre le disuguaglianze e sostenere in parte i consumi\u00a0dei pi\u00f9 poveri[5]. I controlli sul cambio erano finalizzati a una migliore regolamentazione della circolazione delle valute. In concreto, avrebbero dovuto consentire una politica valutaria volta a sostenere attivamente l\u2019attivit\u00e0 economica, in particolare al fine di limitare gli effetti della sindrome olandese. Si trattava di mettere in atto un meccanismo di cambi multipli, una sorta di protezionismo tariffario amministrato dalla banca centrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fino al 2008, il Venezuela, come la maggior parte dei paesi produttori di materie prime, aveva vissuto un periodo di boom economico. I suoi profitti erano sostenuti dall\u2019elevato livello dei prezzi delle materie prime. Tuttavia, un ambiente politico conflittuale e la presenza di vincoli di cambio erano visti come motivi d\u2019incertezza: si materializz\u00f2 un mercato parallelo dei cambi (o mercato nero), che consentiva ai venezuelani di scambiare dollari liberamente contro il bolivar. Naturalmente,\u00a0avendo dei risparmi era preferibile tenerli in dollari anzich\u00e9 in bolivar, che si potevano deprezzare a causa dell\u2019inflazione o di fluttuazioni sfavorevoli del tasso di cambio. Quindi, nonostante la forte crescita, gli investimenti privati non sono aumentati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Durante lo stesso periodo, la fiducia dei venezuelani nella loro valuta si \u00e8 erosa. Il bolivar \u00e8 stato sostituito come riserva di valore [6] dal dollaro statunitense. Questo meccanismo progressivo, alimentato da un rafforzamento dell\u2019inflazione (che \u00e8 passata dal 16% nel 2000 al 32% nel 2008 secondo le statistiche nazionali ufficiali riprese dal Fondo monetario\u00a0internazionale), ha portato all\u2019indebolimento della valuta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La svolta del 2008<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019economia venezuelana \u00e8 rimasta estremamente dipendente dal contesto internazionale, che nel 2008 \u00e8 diventato meno favorevole: il prezzo al barile \u00e8 sceso\u00a0da $129 a luglio a $31 a dicembre. L\u2019attivit\u00e0 economica si \u00e8 fortemente contratta sotto il doppio effetto delle minori entrate fiscali di un governo che\u00a0faceva fatica a\u00a0finanziare la spesa sociale, ed il calo dei proventi delle esportazioni di petrolio a causa della minore domanda globale. Alla fine, dal tasso di crescita complessiva superiore al 5% del 2008 si \u00e8 arrivati nel 2009 a una recessione netta \u00a0pari al -3,2%. Questa inversione \u00e8 stata accompagnata dalle aspettative della popolazione di un deprezzamento del bolivar, che alimentavano di riflesso una forte domanda di dollari, proprio nel momento in cui questi ultimi affluivano in misura minore a causa del calo dei proventi delle esportazioni. Il governo ha reagito rafforzando i controlli sui cambi, fatto che,\u00a0secondo la dinamica della \u201cprofezia auto-avverante\u201d,\u00a0ha ulteriormente incoraggiato i venezuelani ad acquistare dollari in nero e voltare le spalle alla valuta nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dal 2012[7], in un contesto politico molto incerto (Ch\u00e1vez, che soffriva di problemi di salute, fu finalmente rieletto in ottobre), i controlli sono divenuti sempre meno efficaci\u00a0a\u00a0prevenire fughe massicce di capitali. Il vincolo esterno aumentava man mano che la dinamica inflazionistica si rafforzava: i lavoratori chiedevano aumenti salariali che generavano una spirale prezzi-salari, mentre anche le svalutazioni alimentavano\u00a0 l\u2019inflazione. Questa \u00e8 aumentata dal 20% nel 2012 al 56% nel 2013, al 68% nel 2014 e al 180% nel 2015.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo l\u2019indebolimento\u00a0della funzione di riserva di valore del bolivar a favore del dollaro,\u00a0ora la stessa\u00a0funzione di unit\u00e0 di conto e di mezzo di pagamento\u00a0risultano indebolite. In Venezuela ci si trova vicini all\u2019iperinflazione[8], una situazione caratterizzata da un\u2019esplosione dei prezzi accompagnata da sfiducia verso la moneta nazionale[9], come \u00e8 avvenuto ad esempio in Argentina nel 1989 e nel 2009 in Zimbabwe. I venezuelani ricercano altri mezzi monetari che non siano il bolivar: che\u00a0sia il dollaro americano, o i bitcoin, un asset finanziario rischioso ma che permette di sfuggire ai controlli \u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Una crisi che rivela (anche) la natura della moneta<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una simile crisi monetaria \u00e8 sempre accompagnata da una crisi politica[10]. Ci\u00f2 conferma la tesi per cui qualsiasi valuta richiede l\u2019adesione dei suoi utilizzatori a un progetto collettivo e il loro riconoscimento dell\u2019autorit\u00e0 sovrana responsabile della sua gestione e controllo. Ovviamente, questa duplice condizione non \u00e8 pi\u00f9 presente in Venezuela.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le radici lontane della crisi venezuelana mettono anche in luce quanto sia instabile e vincolante il sistema monetario internazionale oggi per tutti i paesi, ma soprattutto per i piccoli paesi in via di sviluppo, che dipendono fortemente dalla loro capacit\u00e0 di ottenere valute internazionali, in primo luogo il dollaro, e hanno grandi difficolt\u00e0 a stabilizzare i loro tassi di cambio e sviluppare politiche monetarie autonome, orientate verso obiettivi interni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci si pu\u00f2\u00a0infine chiedere se il recente annuncio del presidente Nicol\u00e1s Maduro di creare una nuova (cripto-) moneta possa essere la soluzione ai problemi economici del paese.\u00a0Non corriamo rischi a rispondere decisamente di no. In primo luogo, perch\u00e9 il Petro (il nome di questa futura moneta)\u00a0\u2013\u00a0 un\u00a0progetto di cripto-valuta elettronica la cui emissione \u00e8 garantita dalle risorse naturali del paese\u00a0\u2013 mette in evidenza l\u2019incapacit\u00e0 delle autorit\u00e0\u00a0a contenere, se non\u00a0a prevenire, la scomparsa del bolivar. In secondo luogo, perch\u00e9 questo progetto \u00e8 influenzato da una concezione arcaica della moneta : per avere valore e creare fiducia, si pensa,\u00a0la moneta dovrebbe essere ancorata a qualcosa; una volta ci si basava sull\u2019oro o l\u2019argento, oggi Maduro si basa sul petrolio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Soprattutto, come potrebbe questa moneta soddisfare le esigenze dell\u2019economia se la sua emissione segue l\u2019evoluzione della stima delle riserve petrolifere in Venezuela? Non vi \u00e8 alcuna garanzia che il finanziamento dell\u2019attivit\u00e0 economica sar\u00e0 quindi sufficiente per consentire al Venezuela di svilupparsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La moneta \u00e8 endogena all\u2019attivit\u00e0 economica e presume la fiducia dei suoi utilizzatori, e questo concetto sembra essere ignorato da Maduro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli esempi qui brevemente illustrati relativi al caso venezuelano sono in linea con\u00a0le lezioni che si possono trarre dall\u2019opera <em>\u201cLa Monnaie. Un enjeu politique\u201d<\/em> [11]. La moneta \u00e8 un\u2019istituzione sociale centrale nella crisi del capitalismo. Per promuovere lo sviluppo economico, che sia nazionale o globale, bisogna capire come funziona e si gestisce la moneta. Una politica monetaria efficace, sia in Venezuela che in qualsiasi area monetaria, presuppone di garantire la fiducia degli utilizzatori di questa valuta e allo stesso tempo di affrontare la questione del regime monetario. Pertanto, la politica monetaria e la politica fiscale dovrebbero sempre e ovunque essere in grado di coordinarsi per raggiungere gli obiettivi di stabilit\u00e0 economica, sviluppo e piena occupazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">[1] Nel 2017, secondo il Parlamento controllato dall\u2019opposizione, l\u2019inflazione era del 2616%. L\u2019FMI prevede una recessione al 12% del PIL. Per quanto queste cifre siano difficili da verificare a causa della loro entit\u00e0, la recessione e la situazione quasi iperinflazionistica sono fuori dubbio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[2] Guti\u00e9rrez, L. H., and Labarca, N. (2003), \u201c<em>Determinantes de la inversi\u00f3n privada en Venezuela: Un an\u00e1lisis econom\u00e9trico para el periodo 1950-2001<\/em>\u201d, Revista Tendencias, 4(2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[3] Ricordiamo che nel 1989, all\u2019inizio del suo secondo mandato, Carlos Andres Perez \u2013 eletto con un programma socialdemocratico \u2013 dovette piegarsi alle ingiunzioni neoliberiste del Fondo monetario internazionale (proprio mentre si stava costruendo il famoso \u201cWashington Consensus\u201d), implementando la legge marziale e reprimendo la protesta nel sangue. Il \u201cCaracazo\u201d del 1989 uccise circa 3000 persone in un contesto di alta inflazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[4] Ad esempio, si veda <a href=\"https:\/\/www.lesechos.fr\/18\/08\/2006\/LesEchos\/19732-063-ECH_23--hugo-chavez-ou-le-petrole---rendu-au-peuple--.htm\">questo articolo di T. Gaston-Breton pubblicato su Les Echos<\/a> nel 2006 per rendersi conto della natura conflittuale della distribuzione delle entrate petrolifere in Venezuela, dalla scoperta dei giacimenti, all\u2019interno della stessa popolazione locale, ma anche con i principali gruppi stranieri che sfruttano i giacimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[5] L\u2019obiettivo era infatti destinare le rendite del petrolio ai programmi sociali: trasferimenti, investimenti pubblici per sradicare l\u2019analfabetismo o migliorare lo stato di salute della popolazione\u2026 ma sfortunatamente non per risanare l\u2019economia venezuelana dalla sindrome olandese!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[6] Gli economisti\u00a0concordano nel riconoscere almeno tre funzioni di moneta: unit\u00e0 di conto, mezzo di pagamento e riserva di valore. Il primo consente di valutare il prezzo dei beni nella stessa unit\u00e0 di misura, il secondo facilita le transazioni e il terzo, che compete con altre attivit\u00e0 come i titoli finanziari, \u00e8 una modalit\u00e0 del risparmio. Gli economisti keynesiani aggiungono a queste funzioni\u00a0quella per cui la moneta, attraverso la politica monetaria in coordinamento con la politica di bilancio, consente di intervenire sull\u2019attivit\u00e0 economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[7] Lampa, R. (2017), \u201c<em>Crisis in Venezuela, or the Bolivarian Dilemma: To Revolutionize or to Perish? A Kaleckian Interpretation<\/em>\u201d, Review of Radical Political Economics, 49, pp. 1-21.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[8] Cfr. Kulesza, M. (2017), <em>\u00ab Inflation and Hyperinflation in Venezuela (1970s-2016): a post-keynesian interpretation<\/em> \u00bb, Institute for International Political Economy, WP 93.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[9] Per una revisione della letteratura eterodossa e un modello teorico, si veda Charles, S. and Marie, J. (2016), <em>\u00ab Hyperinflation in a small open economy with a fixed exchange rate: A post Keynesian view<\/em> \u00bb, Journal of Post Keynesian Economics, 39, pp. 361-386.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[10] si veda Th\u00e9ret , B.(dir.) (2007), \u201c<em>La monnaie d\u00e9voil\u00e9e par ses crise<\/em>s\u201d, \u00e9ditions de l\u2019EHESS.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">[11] Opera di prossima pubblicazione presso Seuil nel gennaio 2018, scritta in collaborazione con J.-M. Harribey, E. Jeffers, J.-F. Ponsot e D. Plihon. <a href=\"http:\/\/www.seuil.com\/ouvrage\/la-monnaie-les-economistes-atterres\/9782757870532\">Si veda qu<\/a>i.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2018\/01\/28\/quello-che-la-crisi-venezuelana-ci-insegna-sulla-moneta\/\">http:\/\/vocidallestero.it\/2018\/01\/28\/quello-che-la-crisi-venezuelana-ci-insegna-sulla-moneta\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217; ESTERO (Margherita Russo) Si sentono spesso paragoni e richiami, spesso azzardati ed allarmistici, al Venezuela e alla difficile congiuntura economica che il paese attraversa, ma raramente si spiega quali caratteristiche abbia il paese n\u00e9 su cosa si basi la sua economia. 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