{"id":38526,"date":"2018-01-31T10:30:49","date_gmt":"2018-01-31T09:30:49","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38526"},"modified":"2018-01-31T10:11:41","modified_gmt":"2018-01-31T09:11:41","slug":"levoluzione-della-vie-della-seta-un-mito-passato-indenne-attraverso-le-globalizzazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38526","title":{"rendered":"L&#8217;evoluzione della vie della seta: un mito passato indenne attraverso le globalizzazioni"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ALDO GIANNULI (Andrea Dugo)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Con piacere vi presento un pezzo di un nuovo collaboratore, Andrea Dugo, che spero possa incontrare il gradimento di tutto voi. Buona lettura! A.G.<\/strong> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le origini<\/strong><br \/>\nQualcuno ha definito la globalizzazione come l\u2019incontro tra l\u2019Oriente e l\u2019Occidente: in quest\u2019ottica, le vie della seta hanno sicuramente rappresentato, per la storia umana, un primo, embrionale tentativo di integrazione economica, tecnologica e culturale tra civilt\u00e0 radicalmente differenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sviluppatesi a partire dal II secolo a.C. e per oltre quindici secoli, queste lunghissime tratte commerciali consolidarono precedenti itinerari regionali in un\u2019unica, interminabile rotta eurasiatica, dando vita, per la prima volta nella storia, ad un collegamento permanente tra la Cina e l\u2019Europa. Questi intensi traffici traevano la loro origine dal florido impero cinese che, sotto la dinastia Han, usc\u00ec finalmente dal suo secolare isolamento per rivolgere lo sguardo verso Ovest: l\u2019intraprendenza della casata Han spinse i mercanti cinesi a valicare le imponenti montagne dell\u2019Himalaya e del Karakorum, da sempre ostacolo geografico per la Cina, e a raggiungere percorsi preesistenti nella steppa centrasiatica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le vie carovaniere, dall\u2019Estremo Oriente, infatti, trovarono terreno fertile per gli scambi economici in Asia centrale, un\u2019immensa area abitata da un variegato insieme di popoli, dalle trib\u00f9 nomadi delle praterie eurasiatiche ai grandi imperi stanziali di Iran e Afghanistan, tutti accomunati da una grande vocazione al commercio. Di fondamentale importanza fu, indubbiamente, l\u2019intermediazione di queste popolazioni per l\u2019avvento delle merci cinesi in Europa: i mercanti romani poterono, proprio in virt\u00f9 delle interazioni commerciali con le civilt\u00e0 centrasiatiche, garantire l\u2019arrivo, nella regione del Mediterraneo orientale, e da l\u00ec, nel resto del continente, di prodotti cinesi, primo su tutti la seta, di cui l\u2019impero romano divenne uno dei principali mercati. Va ricordato che, parallelamente alle rotte terrestri, esistevano delle rotte marittime altrettanto essenziali che, partendo dai porti del mar Rosso, ai confini sudorientali dell\u2019impero romano, giungevano in India: i traffici lungo queste tratte crebbero, nei secoli successivi, a tal punto da soppiantare gli itinerari terrestri, integrando, persino, rotte provenienti dalla Cina e dal Sud-Est asiatico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il commercio della seta, da cui traggono il nome queste vie (1), \u00abcostitu\u00ec\u00bb certamente \u00abil principale motore dei rapporti fra Cina ed Europa\u00bb (2), ma fu, in realt\u00e0, la punta dell\u2019iceberg di un ben pi\u00f9 ampio processo di scambi economici e culturali. La realizzazione di questi importanti traffici intercontinentali, che non sarebbero mai stati possibili senza lo sviluppo dei trasporti e delle comunicazioni, ha dato luogo, da un lato, alla condivisione di prodotti sconosciuti e di tecnologie innovative e, dall\u2019altro, alla compenetrazione culturale, tra societ\u00e0 estremamente diverse, su una scala senza precedenti: nel corso di oltre quindici secoli, lungo queste tratte, i cavalli destinati alle \u00e9lite cinesi furono barattati dalle trib\u00f9 nomadi in cambio di seta e cereali; il cotone, coltivato in India, percorse le vie in direzione opposta alla seta e approd\u00f2 in Cina come tessuto esotico; la carta, di origine cinese, ma la cui circolazione fu favorita dalla nascita e dall\u2019espansione del potere musulmano, permise di tramandare saperi e comunicare informazioni; l\u2019invenzione della bussola, sempre di paternit\u00e0 cinese, si diffuse uniformemente fino al Mediterraneo e rivoluzion\u00f2 la navigazione; questi sono solo pochi esempi per comprendere l\u2019enorme rilievo dei traffici di beni, tecniche e idee che caratterizzarono le vie della seta (3). Tuttavia, ancora pi\u00f9 significativo storicamente, fu, forse, l\u2019apporto di questi scambi allo sviluppo delle maggiori religioni mondiali: il cristianesimo nel Mediterraneo, l\u2019islam in Medio Oriente e il buddismo in India e in Cina nacquero, entrarono in contatto e in conflitto, ma, soprattutto, si permearono vicendevolmente, proprio lungo queste rotte. L\u2019estrema rilevanza che gli storici accordano alle vie della seta \u00e8 dettata, appunto, dall\u2019essenziale contributo che hanno fornito nel plasmare le nostre civilt\u00e0 odierne. Hanno visto sorgere e tramontare imperi millenari, sono state testimoni di innovazioni senza precedenti, terreno di coltura delle principali religioni e precorritrici di scambi economici globali. In poche parole, hanno dato inizio alla modernit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il declino<\/strong><br \/>\nA sancire la fine delle millenarie vie della seta fu l\u2019ascesa di un ennesimo impero lungo le sue rotte: l\u2019impero mongolo. In una prima fase, paradossalmente, fu proprio sotto l\u2019impero fondato da Gengis Khan che questi itinerari conobbero il loro periodo di maggiore splendore. La creazione di un\u2019unica confederazione che si estendeva lungo tutta l\u2019Eurasia, dalla Corea fino alle odierne Polonia e Romania, non pot\u00e9 che favorire gli scambi commerciali e culturali tra Oriente e Occidente. Quest\u2019epoca di relativa stabilit\u00e0 politica ed economica, durante la quale le tratte eurasiatiche poterono prosperare, \u00e8 conosciuta come Pax Mongolica ed \u00e8 testimoniata dai celebri racconti di Marco Polo. Tuttavia, nonostante l\u2019impero continu\u00f2 ad espandersi anche dopo la morte di Gengis Khan, la mancanza di una solida leadership e di un\u2019adeguata struttura centralizzata di controllo dei territori port\u00f2 alla progressiva frammentazione dell\u2019impero tra i belligeranti eredi e, di conseguenza, all\u2019inevitabile dissoluzione delle vie della seta. L\u2019Europa, che stava lentamente uscendo dal Medioevo, si avvi\u00f2 ad abbracciare l\u2019Et\u00e0 dell\u2019Umanesimo, mentre la Cina, stremata da secoli di angherie mongoliche, intraprese, nuovamente, una graduale e arrogante chiusura su se stessa. Entrambe decisero di rivolgere lo sguardo altrove, determinando la fine del primato globale dell\u2019Eurasia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli europei del Rinascimento, animati da una ritrovata fiducia in se stessi e nelle loro capacit\u00e0, cominciarono ad ampliare i loro orizzonti oltre le temute Colonne d\u2019Ercole, spingendosi verso l\u2019ignoto. Speranzosi di trovare una via pi\u00f9 veloce per raggiungere il vecchio Oriente, gli europei ne scoprirono uno nuovo. Con la scoperta delle nuove \u201cIndie\u201d, Colombo diede inconsapevolmente il via ad un\u2019inaspettata fase della storia umana. Fu l\u2019avvio di una nuova globalizzazione (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli europei, in tutte le loro declinazioni, dagli spagnoli agli inglesi, dai portoghesi ai francesi, imposero violentemente il loro dominio sul nuovo continente: nonostante il mercato delle Indie orientali e della Cina rimase prospero, l\u2019intensificarsi degli scambi con le colonie americane diede all\u2019Atlantico un\u2019inedita centralit\u00e0, strappando ai rapporti eurasiatici la supremazia geopolitica. Questo fenomeno, che si protrasse per oltre tre secoli, raggiunse il suo apice verso fine Ottocento. Sotto la cosiddetta Et\u00e0 dell\u2019imperialismo, le potenze europee, prima su tutte l\u2019Impero britannico, estesero il proprio dominio a quei pochi territori rimasti fino ad allora estranei all\u2019esperienza coloniale e coinvolsero l\u2019intero pianeta negli stravolgimenti tecnologici portati dalla Seconda Rivoluzione industriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante questa fase storica, quel fenomeno che aveva preso il via nel Cinquecento assunse una connotazione sempre pi\u00f9 aderente alla globalizzazione odierna. Come gi\u00e0 avvenuto in passato, si osserv\u00f2 un crescente flusso di merci, capitali e persone spinto dallo sviluppo dei mezzi di trasporto (la ferrovia e la navigazione a vapore) e di comunicazione (il telegrafo elettrico). Tuttavia, ci\u00f2 che davvero caratterizz\u00f2 quest\u2019integrazione commerciale senza precedenti furono alcune innovazioni economiche che avrebbero contraddistinto anche la successiva globalizzazione: l\u2019abbattimento delle barriere doganali e l\u2019adesione a un sistema monetario comune (allora il gold standard) furono due dei principali fattori che spinsero le esportazioni dei paesi industrializzati al 17% del PIL, soglia poi infranta solo negli anni Novanta del secolo scorso (6).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Europa, che di l\u00ec a pochi decenni avrebbe lasciato lo scettro agli Stati Uniti, aveva plasmato un modello di globalizzazione destinato a durare. Fu, infatti, la potenza americana, significativamente meno interessata dalla devastazione delle due guerre mondiali, a ereditare la leadership dell\u2019Occidente. Gli Stati Uniti, un prodotto della globalizzazione europea, ne avviarono un\u2019altra, la prima ad essere definita tale. Gi\u00e0 in gestazione a partire dal 1945, la globalizzazione di matrice statunitense pot\u00e9 compiersi, nelle sue fattezze attuali, solo con il collasso dell\u2019Unione Sovietica e la conseguente nascita di un sistema unipolare a guida americana. Fondato sul modello economico del Washington Consensus (6) e quello politico della liberaldemocrazia, retto dalla supremazia del dollaro, dalla creazione di vaste aree di libero scambio (7) e da una crescente finanziarizzazione dell\u2019economia e promosso dai mirabili frutti della Rivoluzione digitale (PC, cellulare e internet), quel sogno americano, egemonico e di benessere insieme, vive oggi la sua fase di crisi pi\u00f9 profonda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La rinascita<\/strong><br \/>\nIl progetto delle nuove vie della seta non poteva che essere messo in cantiere, se non ai primi, evidenti segni di cedimento dell\u2019architettura del sistema a trazione americana. L\u2019immagine della globalizzazione di stampo statunitense, presentata fino ad allora come indispensabile e salvifica panacea dei mali del mondo, ha cominciato ad incrinarsi e a manifestare, soprattutto in Occidente, le sue intrinseche criticit\u00e0 a partire dal biennio 2008-2009, vero e proprio tornante della storia recente. Se lo scoppio della crisi finanziaria ha portato a galla, negli Stati Uniti e in Europa, tutte le contraddizioni di un sistema economico fragile e irresponsabile, la Cina ne \u00e8 uscita sostanzialmente indenne. Mentre le economie avanzate vivevano il loro periodo pi\u00f9 buio, Pechino, sotto i riflettori per le prime Olimpiadi ospitate sul proprio territorio, dimostrava di prosperare nella globalizzazione. Smentendo tutte le previsioni pi\u00f9 accreditate (8), la Cina, nel solo 2009, crebbe quasi del 10% (contro il -2,9% degli Stati Uniti e il -4,3% dell\u2019Unione Europea), raggiungendo il livello del PIL atteso per il 2016, ben 7 anni in anticipo. Di fronte al crescente spazio che gli eventi del 2008 gli riservarono sulla scena internazionale, il gigante giallo fu costretto a prendere coscienza del suo ritrovato peso geopolitico e si prepar\u00f2 a modellare la globalizzazione, che tanto l\u2019aveva favorita, secondo le sue logiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, progetti di integrazione su scala intercontinentale circolavano negli ambienti del Partito Comunista Cinese gi\u00e0 dai primi anni 2000 (9), ma la loro fattibilit\u00e0 pot\u00e9 accrescersi solo con la contrazione, pi\u00f9 o meno apparente, dello strapotere americano. \u00c8, infatti, solo sotto la leadership dell\u2019attuale segretario generale Xi Jinping, nominato durante il 18esimo Congresso nazionale del PCC nel 2012, che le nuove vie della seta vengono presentate al mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proposta nel settembre 2013 in Kazakistan nella sua versione terrestre (\u201cCintura economica della via della seta\u201d) e il mese successivo in Indonesia nella sua versione marittima (\u201cVia della seta marittima del 21esimo secolo\u201d), l\u2019iniziativa delle nuove vie della seta (definita ufficialmente \u201cBelt and Road initiative\u201d (10)) \u00e8 un ambizioso progetto che mira ad una crescente interconnessione infrastrutturale, commerciale e, di conseguenza, geopolitica tra Asia, Europa, Africa ed Oceania, con la Cina come perno di questi collegamenti. Verranno coinvolti, direttamente o indirettamente, 105 paesi da tutti i continenti e, come sostegno alla realizzazione dell\u2019iniziativa, sono sorte due istituzioni complementari: il Silk Road Fund, fondo creato per promuovere investimenti lungo le rotte, e l\u2019Asian Investment Infrastructure Bank (AIIB), vero e proprio pilastro finanziario della Bri, che si propone come alternativa alla Banca Mondiale, di marca americana, e all\u2019Asian Development Bank, di marca giapponese. Non va, inoltre, ignorato il consistente sostegno finanziario da parte dei principali istituti bancari della Repubblica Popolare, che da tempo raccolgono miliardi per accordi legati alle nuove vie della seta (11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo sforzo congiunto dell\u2019establishment cinese nella realizzazione della Bri, che domina ormai la politica estera cinese da quasi un lustro, d\u00e0 un\u2019idea dell\u2019importanza del progetto agli occhi del suo pi\u00f9 appassionato promotore, il presidente Xi Jinping. Reduce dal trionfo al 19esimo Congresso nazionale del PCC, tenutosi l\u2019ottobre scorso, Xi ne \u00e8 uscito ulteriormente rafforzato e, dopo soli 5 anni di mandato, ha visto elevare a rango costituzionale sia il suo \u201csocialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era\u201d, sotto forma di \u201cpensiero\u201d e non di semplice \u201cteoria\u201d, onore riservato solo a Mao fino ad ora, che la sua preziosa creazione geopolitica, le nuove vie della seta.\u00a0Il presidente della Repubblica Popolare, attraverso il suo progetto, intende imprimere una svolta a quella stessa globalizzazione che tanto strenuamente ha difeso al Forum economico mondiale di Davos, nel gennaio 2017 (12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Convinto che la globalizzazione a guida americana abbia contribuito a condurre 800 milioni di cinesi fuori dalla povert\u00e0 negli ultimi 40 anni (dati Banca Mondiale) e che alcuni suoi tratti distintivi vadano salvati (l\u2019immenso sviluppo informatico e la crescita degli scambi commerciali globali su tutti), Xi Jinping pensa, tuttavia, di trasformarla secondo \u201cle caratteristiche cinesi\u201d. Sotto il profilo economico, in Cina, \u00e8 infatti emerso un modello di crescita contrapposto a quello raccomandato dalle grandi istituzioni internazionali e conosciuto come \u201cBeijing Consensus\u201d, espressione coniata nel 2004 dall\u2019esperto di affari internazionali americano Joshua Cooper Ramo. L\u2019approccio cinese, parziale retaggio dell\u2019esperienza comunista (formalmente ancora in essere), consiste in una limitata apertura al mercato e in un forte intervento pubblico nell\u2019economia e si configura come l\u2019esempio meglio riuscito di capitalismo di Stato. Questo modello, abbinato all\u2019autoritarismo di un sistema fortemente centralizzato e poco plurale, in diretto contrasto con quello delle \u201cdemocrazie di mercato\u201d occidentali, rappresenta una peculiarit\u00e0 cinese, ma potrebbe risultare allettante per numerosi paesi in via di sviluppo, dall\u2019Africa al Sud-Est asiatico, in cui le ricette del Washington Consensus hanno fallito e i cui governi desiderano mantenere sotto stretto controllo la societ\u00e0. La vera sfida della \u201cvia cinese alla globalizzazione\u201d \u00e8, per\u00f2, eminentemente geopolitica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/wp-content\/uploads\/Mappa-delle-Nuove-Vie-della-Seta-definitiva.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-9342 size-full\" src=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/wp-content\/uploads\/Mappa-delle-Nuove-Vie-della-Seta-definitiva.png\" sizes=\"(max-width: 3968px) 100vw, 3968px\" srcset=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/wp-content\/uploads\/Mappa-delle-Nuove-Vie-della-Seta-definitiva.png 3968w, http:\/\/www.aldogiannuli.it\/wp-content\/uploads\/Mappa-delle-Nuove-Vie-della-Seta-definitiva-300x229.png 300w, http:\/\/www.aldogiannuli.it\/wp-content\/uploads\/Mappa-delle-Nuove-Vie-della-Seta-definitiva-768x585.png 768w, http:\/\/www.aldogiannuli.it\/wp-content\/uploads\/Mappa-delle-Nuove-Vie-della-Seta-definitiva-1024x780.png 1024w, http:\/\/www.aldogiannuli.it\/wp-content\/uploads\/Mappa-delle-Nuove-Vie-della-Seta-definitiva-150x114.png 150w\" alt=\"\" width=\"3968\" height=\"3024\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se il sorpasso economico e cibernetico (13) sulla potenza americana, entro il 2030, appare ormai plausibile, \u00e8 su un altro traguardo che si fonda la pedagogia, un po\u2019 propagandistica, delle nuove vie della seta: il grandioso progetto rivela, infatti, l\u2019ambizione cinese del \u201crisorgimento della nazione\u201d, ovverosia l\u2019orizzonte del 2049, data altamente simbolica in quanto centenario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, per ripristinare il primato geopolitico di Pechino. La realizzazione di questo \u201csogno cinese\u201d passa, inevitabilmente, attraverso la rivitalizzazione di una categoria geografica che, negli ultimi secoli, ha progressivamente perso centralit\u00e0: l\u2019Eurasia. Come la dinastia Han ha consolidato la sua supremazia globale rendendosi promotrice di scambi tra Oriente e Occidente, cos\u00ec la Cina odierna aspira a rinsaldare i legami eurasiatici per tornare ad essere il \u201cNumero Uno\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Essenziale per la riuscita di questo progetto sar\u00e0 il ruolo dell\u2019Asia Centrale: costantemente tesa tra Est e Ovest, questa regione, la cui intermediazione fu indispensabile gi\u00e0 per le antiche vie della seta, ritorna ad essere di sconcertante rilevanza e rappresenter\u00e0 uno dei principali focolai di tensione con Washington. In quest\u2019ottica, si inquadra un concetto connaturato alla nascita stessa della geopolitica, quello di Heartland, termine usato dal geografo inglese Sir Halford Mackinder nel 1904 per descrivere il centro dell\u2019enorme massa eurasiatica, il cui controllo avrebbe garantito l\u2019egemonia globale. La politica estera statunitense \u00e8, infatti, sempre stata attenta ad evitare che quest\u2019intera area cadesse nelle mani di un\u2019unica potenza, capace, in tal caso, di mettere a repentaglio la leadership americana, fondata sul dominio dei mari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo scenario da solo basta ad evidenziare quanto la strategia cinese dell\u2019 \u201cascesa pacifica\u201d sia impraticabile. Nonostante il governo cinese continui a ribadire che la crescente affermazione di Pechino sullo scacchiere internazionale non rappresenter\u00e0 una minaccia alla pace e alla stabilit\u00e0 mondiali e che le nuove vie della seta potranno essere una soluzione win-win di cooperazione tra tutti gli attori globali, \u00e8 inevitabile che l\u2019espansione cinese generi delle frizioni. Ed \u00e8 proprio su questa certezza che gli Stati Uniti, segnatamente sotto l\u2019amministrazione Obama, hanno imperniato il loro \u201cPivot to Asia\u201d, ossia un riorientamento della politica estera americana volto al contenimento dell\u2019 \u201cascesa Pacifica\u201d della Cina, intesa qui nella sua seconda accezione di accrescimento dell\u2019influenza di Pechino nel Mar Cinese Meridionale e, pi\u00f9 in generale, nella macroregione dell\u2019Asia-Pacifico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quest\u2019area si giocher\u00e0 il destino delle vicende globali e, con esse, la leadership del pianeta. La Cina desidera tornare ad essere promotrice della globalizzazione, sogno che per prima ha realizzato, oltre duemila anni fa, e che, ai suoi occhi, le \u00e8 stato strappato per ben due volte dall\u2019America, prima facendosi scoprire e poi avviando la propria. Nell\u2019ottica di Pechino, questo desiderio pu\u00f2 avverarsi solo se si attinge a piene mani da quel glorioso passato che, eccezion fatta, grosso modo, per gli ultimi tre secoli, ha sempre visto l\u2019Impero Celeste protagonista della sua storia millenaria. Ed \u00e8 cos\u00ec, che viene alla mente, quasi visibile, l\u2019immagine di Xi Jinping che pronuncia un trumpiano \u201cMake China great again\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andrea Dugo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1\u0002 Fu il geografo tedesco Ferdinand Von Richthofen (1833-1905) a coniare, nel 1877, l\u2019espressione \u00abVia della Seta\u00bb, in tedesco \u00abSeidenstra\u03b2e\u00bb.<br \/>\n2\u0002 Xinru Liu e Lynda Norene Shaffer, Le vie della seta, il Mulino, 2009<br \/>\n3\u0002 Alcune altre merci di scambio inclusero: resine aromatiche dalla penisola arabica; bestiame, pellicce, avorio e giada dall\u2019Asia centrale; porcellane, t\u00e8, polvere da sparo e la tecnica della stampa dalla Cina; spezie e fragranze dall\u2019India; l\u2019uva e la produzione del vino, oro, argento e vetro dal Mediterraneo.<br \/>\n4\u0002 Il primo a riconoscere il carattere globalizzante della colonizzazione delle Americhe fu certamente Karl Marx nel suo Manifesto del 1848, scritto congiuntamente a Friedrich Engels.<br \/>\n5\u0002 \u201cPerch\u00e9 la prima globalizzazione \u00e8 finita nel sangue di due guerre mondiali\u201d, Il Sole 24 Ore, 6\/11\/2015<br \/>\n6\u0002 Pensato inizialmente come un pacchetto di misure economiche, promosso da istituzioni con sede a Washington (FMI, Banca Mondiale e Dipartimento del Tesoro americano) e destinato ai paesi in crisi, il Washington Consensus \u00e8 assurto a manifesto neoliberale: privatizzazioni, deregulation e, pi\u00f9 in generale, riduzione del perimetro dello Stato.<br \/>\n7\u0002 Le \u201cFree Trade Areas\u201d oggi sono almeno 19, di cui 10 create nei soli anni Novanta (tra queste Mercosur, NAFTA e UE)<br \/>\n8\u0002 <a href=\"http:\/\/www.goldmansachs.com\/our-thinking\/archive\/archive-pdfs\/brics-dream.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.goldmansachs.com\/our-thinking\/archive\/archive-pdfs\/brics-dream.pdf<\/a><br \/>\n9\u0002 Intervento di Toshiya Tsugami, consulente d\u2019affari giapponese ed esperto di Cina, \u201cEnvisaging China\u2019s future, in Asia and beyond: a neighbour\u2019s perspective\u201d, ISPI, 23\/11\/2017<br \/>\n10\u0002 Il primo nome ufficiale attribuitole era \u201cOne Belt One Road\u201d, una cintura una strada (traduzione letterale dal cinese di \u201c\u4e00\u5e26\u4e00\u8def, yidaiyilu\u201d), definizione che ha finito per appiattire un\u2019iniziativa intrinsecamente plurale sull\u2019articolo \u201cuna\u201d. Il governo cinese, nell\u2019autunno del 2015, ha cos\u00ec deciso di rinominarla \u201cBelt and Road Initiative\u201d, acronimo Bri (vedi \u201cBeijing To The World: Don\u2019t Call The Belt And Road Initiative OBOR\u201d, Forbes, 01\/08\/2017)<br \/>\n11\u0002 \u201cExclusive: China\u2019s \u2018big four\u2019 banks raise billions for Belt and Road deals \u2013 sources\u201d, Reuters, 22\/08\/2017<br \/>\n12\u0002 \u201cXi Jinping delivers robust defence of globalisation at Davos\u201d, Financial Times, 17\/01\/2017<br \/>\n13\u0002 \u201cLa Cina pu\u00f2 superare gli Usa nell\u2019intelligenza artificiale\u201d, Limes, 2\/01\/2018<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/evoluzione-delle-vie-della-seta\/\">http:\/\/www.aldogiannuli.it\/evoluzione-delle-vie-della-seta\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALDO GIANNULI (Andrea Dugo) &nbsp; Con piacere vi presento un pezzo di un nuovo collaboratore, Andrea Dugo, che spero possa incontrare il gradimento di tutto voi. Buona lettura! A.G. Le origini Qualcuno ha definito la globalizzazione come l\u2019incontro tra l\u2019Oriente e l\u2019Occidente: in quest\u2019ottica, le vie della seta hanno sicuramente rappresentato, per la storia umana, un primo, embrionale tentativo di integrazione economica, tecnologica e culturale tra civilt\u00e0 radicalmente differenti. Sviluppatesi a partire dal II&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":37602,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/giannuoli.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-a1o","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/38526"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=38526"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/38526\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":38528,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/38526\/revisions\/38528"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/37602"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=38526"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=38526"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=38526"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}