{"id":38611,"date":"2018-02-04T10:30:53","date_gmt":"2018-02-04T09:30:53","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38611"},"modified":"2018-02-04T06:17:08","modified_gmt":"2018-02-04T05:17:08","slug":"trattato-del-quirinale-vendersi-alla-francia-per-restare-in-europa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38611","title":{"rendered":"Trattato del Quirinale: vendersi alla Francia per restare \u201cin Europa\u201d"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di FEDERICO DEZZANI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Le politiche monetaria ultra-espansive della BCE hanno sedato le tensioni finanziarie ma non hanno risolto nessun problema strutturale della zona euro: le divergenze tra la Germania, che registra forti avanzi fiscali e debito pubblico decrescente, e l\u2019euro-periferia, sempre pi\u00f9 indebitata, spingono l\u2019euro verso il capolinea. All\u2019interno di un\u2019Unione Europea in via di dissoluzione, si sta cercando di ritagliare un nocciolo duro: \u00e8 la coppia Francia-Germania. Per rimanere agganciata al progetto d\u2019integrazione europea, la classe dirigente italiana sta cedendo quote crescenti del nostro sistema economico-finanziario alla Francia, nella speranza che Parigi ci apra le porte della \u201cserie A\u201d.<\/em><\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify\">Italia: gli europeisti sognano un futuro da satellite francese<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify\">Il mercato obbligazionario ha smesso dal 2012 di essere il termometro dell\u2019euro-crisi: il celebre \u201cspread\u201d, il differenziale tra i rendimenti dei titoli di Stato periferici e quelli dei Bund, si \u00e8 eclissato dopo il varo dell\u2019allentamento quantitativo della BCE. Fiumi di liquidit\u00e0 hanno irrorato i mercati:<strong> i focolai di crisi sono stati soffocati, ma non estinti<\/strong>. Se \u00e8 infatti vero che le politiche di <strong>austerit\u00e0\/svalutazione interna<\/strong> hanno riequilibrato <strong>le bilance commerciali<\/strong> negli ultimi anni, la cura era ed \u00e8 destinata inevitabilmente a fallire (dopo aver rapinato il rapinabile). Si analizzano <strong>le finanze pubbliche<\/strong>: <strong>la Germania<\/strong> ha chiuso il 2017 con un avanzo fiscale di 5,3 \u20acmld<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/trattato-del-quirinale-vendersi-alla-francia-restare-europa\/#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a> ed un rapporto debito pubblico\/PIL in calo,<strong> la Francia<\/strong> con un deficit pari al 3% del PIL ed un debito pubblico record, ormai vicino al 100%, <strong>l\u2019Italia <\/strong>con un deficit attorno al 2,5% del PIL ed il debito pubblico al 132%. Se la Germania \u00e8 il centro dell\u2019euro,<strong> sia Francia che Italia se ne stanno allontanando a grande velocit\u00e0. Nonostante la BCE.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche tralasciando le crisi di altra natura che affliggono l\u2019Unione Europea (l\u2019emergenza migratoria, la svolta nazionalista-autoritaria-russofila dell\u2019Est Europa, il problematico divorzio con il Regno Unito) \u00e8 ormai evidente che<strong> il progetto d\u2019integrazione europea<\/strong>, lanciato nell\u2019immediato dopoguerra perch\u00e9 completasse la NATO,<strong> \u00e8 giunto al capolinea.<\/strong> Dal 2011 in avanti, parallelo al progetto originario dell\u2019Unione Europea a 28 membri, \u00e8 quindi emerso un <strong>\u201cpiano B\u201d<\/strong> con cui salvare il processo d\u2019integrazione europea:<strong> \u00e8 \u201cl\u2019Europa a due velocit\u00e0\u201d,<\/strong> che contempla una maggiore integrazione fiscale e politica <strong>tra Francia e Germania, con rispettivi satelliti.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un\u2019unione a due significherebbe che<strong> Berlino si faccia carico di Parigi,<\/strong> trasferendo un ammontare di risorse tale da consentirle di <em>\u201cvivere al di sopra dei propri mezzi\u201d<\/em>: \u00e8 un\u2019ipotesi piuttosto remota, considerato che in Germania manca attualmente una maggioranza parlamentare per procedere in questo senso, ma non escludibile a priori. Dopotutto la Francia dispone ancora di <strong>un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell\u2019ONU e di un arsenale atomico:<\/strong> per Berlino, \u201cl\u2019acquisto della Francia\u201d sarebbe un buon affare e le consentirebbe di evitare <strong>la sindrome di isolamento\/accerchiamento<\/strong> di cui ha sofferto dal 1870 in avanti. Al di l\u00e0 di una maggiore integrazione con Parigi, Berlino per\u00f2 non andr\u00e0: <strong>sicuramente non \u00e8 nell\u2019interesse della Germania creare le condizioni perch\u00e9 anche l\u2019Italia possa partecipare \u201cal nocciolo duro\u201d.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutte le iniziative tedesche di questi ultimi mesi vanno, infatti, nella direzione <strong>di un\u2019espulsione forzata dell\u2019Europa mediterranea<\/strong> dall\u2019area euro: dall\u2019ipotesi di \u201cdefault controllati\u201d avanzata da Wolfgang Schaeuble alla stretta sui crediti deteriorati, passando per nuovi criteri per la valutazione dei Btp iscritti nei bilanci della banche, \u00e8 chiaro che<strong> la Germania sta facendo di tutto per spingere l\u2019Italia e l\u2019euro-periferia fuori dall\u2019euro.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La classe dirigente italiana<\/strong> ha preso progressivamente coscienza che<strong> il maggior pericolo<\/strong> per la nostra permanenza nel nocciolo europeo<strong> \u00e8 la Germania.<\/strong> Consapevole per\u00f2 di aver indissolubilmente legate le sue fortune al progetto d\u2019integrazione europea e terrorizzata dal \u201csalto nel vuoto\u201d che comporterebbe un\u2019uscita dall\u2019Europa (si tratterebbe di riesumare una programmazione industriale ed una politica mediterranea, senza che nessuno ne abbia pi\u00f9 le capacit\u00e0), il nostro establishment ha quindi maturato dal 2011 una strategia disperata: <strong>\u201cvendere l\u2019Italia\u201d alla Francia, in cambio dell\u2019impegno francese a perorare la nostra causa di fronte alla Germania.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si considerino gli investimenti. Se le acquisizioni tedesche in Italia sono piuttosto limitate dal 2011 in avanti (il marchio Ducati, l\u2019Italcementi della famiglia Pesenti),<strong> quelle francesi esplodono letteralmente e, concentrandosi in settori strategici come l\u2019energia, la finanza e le telecomunicazioni, godono dell\u2019esplicita approvazione dei governi Monti-Letta-Renzi.<\/strong> Nel 2011 Parmalat \u00e8 acquistata da Lactalis e Bulgari da LVMH, nel 2012 Edison da EDF e Acea entra nell\u2019orbita GDF Suez, nel 2016 Pioneer \u00e8 comprata da Amundi e Telecom \u00e8 scalata da Vivendi, nel 2017 Luxottica \u00e8 inglobata da Essilor. Saltuariamente, circolano voci di un acquisto di Unicredit da parte di Soci\u00e9t\u00e9 G\u00e9n\u00e9rale e delle Assicurazioni Generali da parte di AXA: quel che \u00e8 certo<strong> \u00e8 la finanza italiana \u00e8 ormai dominata dal trio francese Jean Pierre Mustier<\/strong> (ad di Unicredit), <strong>Philippe Donnet<\/strong> (ad di Generali) <strong>e Vincente Bollor\u00e9<\/strong> (azionista di Mediobanca e padrone di Telecom),<strong> a loro volta espressione della finanza Rothschild<\/strong> che occupa attualmente l\u2019Eliseo con Emmanuel Macron. L\u2019Italia, negli ultimi sette anni, <strong>\u00e8 diventata un sotto-sistema dell\u2019economia francese, con l\u2019avvallo dei governi \u201ceuropeisti\u201d nostrani:<a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/missione-niger-linteresse-nazionale-si-perso-nel-deserto\/\">\u00a0<\/a><\/strong>il governo Gentiloni ha persino inviato i nostri militari a presidiare i fortini della Legione Straniera in Niger.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In quest\u2019integrazione a senso unico (qualsiasi acquisto italiano in Francia \u00e8 bloccato, dal passato interesse di ENEL per Suez alle pi\u00f9 recenti mire di Fincantieri su Stx Saint-Nazaire),<strong> si pu\u00f2 facilmente scorgere il grande disegno geopolitico della Francia<\/strong>: ridurre l\u2019Italia, acquisendo il controllo di tutti i gangli dell\u2019economia, <strong>alla condizione di Stato-vassallo<\/strong>, cos\u00ec da raggiungere <strong>una massa tale da confrontarsi con la Germania<\/strong> che, al contrario, sta coagulando attorno a s\u00e9 i Paesi dell\u2019Europa nordica e centrale (Olanda, Austria, Slovenia, Paesi Baltici, etc.). L\u2019Italia, che ha la stazza economica ed una popolazione sufficiente per essere un attore autonomo, guadagna invece da questo scivolamento nell\u2019orbita francese soltanto la promessa di rimanere agganciata al processo di integrazione europea: <strong>come satellite di Parigi.<\/strong> La fallimentare classe dirigente sta, in sostanza, vendendo il Paese alla Francia per salvare se stessa, <strong>sperando che l\u2019assoggettamento a Parigi eviti la nostra espulsione \u201cdall\u2019Europa\u201d.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Anche lo schema dei trattati bilaterali \u00e8 un indice della gerarchia che si sta creando in Europa<\/strong>: la proposta di un nuovo<strong> Trattato dell\u2019Eliseo<\/strong>, presentata il 22 gennaio 2018<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/trattato-del-quirinale-vendersi-alla-francia-restare-europa\/#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a>, dovrebbe rafforzare l\u2019integrazione tra la Germania (contraente forte) e la Francia (contraente debole). <strong>Nessun accordo simile \u00e8 previsto tra Germania e Italia.<\/strong> Il nostro Paese dovrebbe invece siglare entro il 2018 il cosiddetto<strong> \u201cTrattato del Quirinale\u201d<\/strong>, presentato dal premier Gentiloni lo scorso 10 gennaio, in occasione della visita a Roma di Emmenuel Macron<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/trattato-del-quirinale-vendersi-alla-francia-restare-europa\/#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a>: <strong>si tratterebbe del corrispettivo del Trattato dell\u2019Eliseo, dove per\u00f2 la Francia \u00e8 il contraente forte e l\u2019Italia quello debole.<\/strong> Accantonata qualsiasi pretesa di parit\u00e0 tra i diversi Stati, \u201cl\u2019Europa a due velocit\u00e0\u201d sarebbe quindi una struttura gerarchica,<strong> dove l\u2019Italia \u00e8 un sotto-sistema della Francia, a sua volta dipendente dalla Germania.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>I prossimi mesi saranno decisivi per le sorti dell\u2019Unione Europea<\/strong>: gli scenari spaziano dal collasso totale del processo d\u2019integrazione europeo, qualora Angela Merkel non riuscisse a formare una Grande Coalizione e prevalessero in Germania le forze \u201cnazionaliste\u201d, ad un suo restringimento alla coppia franco-tedesca, qualora Emmanuel Macron ed Angela Merkel riuscissero a raccogliere il consenso politico necessario. In qualsiasi caso, <strong>non \u00e8 interesse dell\u2019Italia rimanere in \u201cserie A\u201d come satellite della Francia:<\/strong> una classe dirigente fallita ed esautorata sogna di stipulare il \u201cTrattato del Quirinale\u201d e assoggettarci alla Francia, <strong>una nuova classe dirigente dovrebbe studiare come ricollocare l\u2019Italia al centro del Mediterraneo e rimettere in sesto l\u2019economia con un\u2019accurata programmazione industriale.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"banner-wrapper\">\n<div id=\"content_middle_banner\" class=\"banner_google_336X280\"><\/div>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/trattato-del-quirinale-vendersi-alla-francia-restare-europa\/#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>http:\/\/www.foxbusiness.com\/features\/2018\/01\/12\/germany-achieves-fourth-budget-surplus-in-row.html<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/trattato-del-quirinale-vendersi-alla-francia-restare-europa\/#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a>http:\/\/www.assemblee-nationale.fr\/15\/propositions\/pion0542.asp<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/trattato-del-quirinale-vendersi-alla-francia-restare-europa\/#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a>http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2018-01-10\/macron-roma-si-lavora-trattato-quirinale\u2013125731.shtml?uuid=AEMCtYfD<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/trattato-del-quirinale-vendersi-alla-francia-restare-europa\/\">http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/trattato-del-quirinale-vendersi-alla-francia-restare-europa\/<\/a><\/p>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FEDERICO DEZZANI Le politiche monetaria ultra-espansive della BCE hanno sedato le tensioni finanziarie ma non hanno risolto nessun problema strutturale della zona euro: le divergenze tra la Germania, che registra forti avanzi fiscali e debito pubblico decrescente, e l\u2019euro-periferia, sempre pi\u00f9 indebitata, spingono l\u2019euro verso il capolinea. 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