{"id":38635,"date":"2018-02-05T11:00:33","date_gmt":"2018-02-05T10:00:33","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38635"},"modified":"2018-02-05T09:29:32","modified_gmt":"2018-02-05T08:29:32","slug":"e-mo-chi-voto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38635","title":{"rendered":"E mo&#8217; chi voto?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SERGIO CESARATTO<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/makroskop.eu\/\">Makroskop<\/a> mi ha richiesto, tradotto e pubblicato <a href=\"https:\/\/makroskop.eu\/2018\/02\/die-linke-und-die-italienischen-wahlen\/\">un articolo<\/a> sulle elezioni che pubblico con minimi ritocchi (anche perch\u00e9 l&#8217;ho scritto 15 giorni fa).<br \/>\nhttps:\/\/makroskop.eu\/2018\/02\/die-linke-und-die-italienischen-wahlen\/<br \/>\nE&#8217; piaciuto anche in Spagna, per cui lo tradurranno anche l\u00ec. Ma non \u00e8 detto che nei prossimi giorni non cambi idea (ammesso che ne abbia una precisa).<br \/>\nCon l&#8217;occasione,<a href=\"https:\/\/www.radioradicale.it\/riascolta?data=2018-01-29\"> intervista su Radio radicale<\/a>,\u00a0 notiziario delle 14,05, cliccare &#8220;scarica&#8221; e poi andare al minuto 27. Si parla dei medesimi temi, cominciando dalla questione Bagnai.<\/p>\n<p><strong>Che voto a fare? La sinistra e le elezioni italiane<\/strong><\/p>\n<p>Sergio Cesaratto<\/p>\n<p>E tu che fai? Ti astieni oppure voti per qualcuno, si domanda il popolo di sinistra in questi giorni. Al di l\u00e0 dell\u2019offerta elettorale, che descriveremo pi\u00f9 avanti, c\u2019\u00e8 un problema di fondo che riguarda la democrazia italiana e quella degli altri Paesi dell\u2019eurozona, con l\u2019esclusione della Germania (e dei suoi satelliti). In democrazia si vota fondamentalmente per due ordini di questioni: le scelte socio-economiche e i diritti civili.<\/p>\n<p><strong>\u00a0 <\/strong><\/p>\n<ol>\n<li><strong>Io voto a sinistra di Phillips<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Con riguardo alla prima scelta, agli studenti di economia viene raccontato che un tempo, in epoca keynesiana, esisteva un menu di scelte macroeconomiche chiamato curva di Phillips: tale curva (figura 1) poneva in reazione il livello della disoccupazione con quello dell\u2019inflazione. L\u2019idea era che a livelli bassi di disoccupazione, a sinistra della curva [sic], il rafforzamento del potere contrattuale del sindacato avrebbe condotto a un aumento dei salari reali, ma anche dei prezzi; viceversa, a destra della curva, il prezzo di una bassa inflazione era un elevato numero di disoccupati. In questo bel tempo antico i lavoratori, rappresentati dalla sinistra, privilegiavano piena occupazione e salari elevati, mentre la piccola e media borghesia (preoccupata dei propri risparmi) privilegiava la bassa inflazione e la pace sociale votando centro-destra.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Figura 1 \u2013 La curva di Phillips<\/em><\/p>\n<p>Nelle piccole e fortunate socialdemocrazie nordiche e in Germania si riusc\u00ec a ottenere il meglio dei due mondi, piena occupazione e bassa inflazione. Il trucco fu di basare la crescita della domanda aggregata non su una veloce crescita della domanda interna guidata dai salari, ma sulla domanda estera: la moderazione salariale si traduceva cos\u00ec in crescita della domanda estera, dell\u2019occupazione e della produttivit\u00e0 e dunque, nel lungo periodo, anche dei salari reali. Nei Paesi \u201ckeynesiani\u201d, come Francia e Regno Unito (e negli Stati Uniti), la domanda interna (che include la spesa pubblica) gioc\u00f2 invece un ruolo pi\u00f9 importante, con conseguenti squilibri dei conti esteri (consentendo cos\u00ec il <em>neo-mercantilismo socialdemocratico<\/em> del primo gruppo di Paesi).<\/p>\n<p>Negli anni cinquanta l\u2019Italia segu\u00ec un modello export-led alla tedesca (tanto che nel 1959 il <em>Financial Times<\/em> nomin\u00f2 la lira come la moneta pi\u00f9 stabile del mondo). La borghesia italiana non fu per\u00f2 intelligente quanto quella tedesca nel far partecipare le grandi masse popolari ai frutti del miracolo economico, per cui gli avanzamenti sociali furono ottenuti non attraverso l\u2019accordo sociale, ma attraverso il conflitto (o la redistribuzione clientelare di marca democristiana). L\u2019Italia scivol\u00f2 cos\u00ec verso un disordinato keynesismo. Comunque sia, v\u2019era nei diversi Paesi l\u2019idea della scelta fra politiche economiche pi\u00f9 orientate ai lavoratori o alla borghesia. Dagli anni ottanta all\u2019universit\u00e0 si cominci\u00f2 tuttavia a insegnare ai giovani che la curva di Phillips dagli anni settanta era scomparsa (se mai fosse esistita), ma che l\u2019economia, se lasciata liberamente operare, avrebbe condotto a un equilibrio \u201cnaturale\u201d dove v\u2019\u00e8 piena occupazione e stabilit\u00e0 dei prezzi.<\/p>\n<p>In questo contesto la politica fiscale doveva essere vincolata dal pareggio di bilancio, mentre alla politica monetaria andava assegnato il solo compito della stabilit\u00e0 dei prezzi. Di qui l\u2019idea dell\u2019indipendenza delle banche centrali dal potere (democratico). C\u2019era sempre tuttavia il pericolo che qualche presidente della banca centrale, troppo sensibile ai temi sociali, continuasse a credere al <em>trade-off<\/em> disoccupazione-inflazione (la vecchia curva di Phillips) e favorisse l\u2019occupazione pur al prezzo dell\u2019instabilit\u00e0 dei prezzi. Negli anni settanta un saggio e democratico economista, Paolo Baffi, govern\u00f2 la politica monetaria in questo senso: meglio una lira debole a un\u2019elevata disoccupazione. Dei sagaci economisti bocconiani (Giavazzi e Pagano 1988) diedero tuttavia copertura accademica a un\u2019altra scelta: quella del legarsi le mani con la moneta unica: in tal modo, privati della sovranit\u00e0 monetaria, non si poteva pi\u00f9 conservare il modello italiano di alta inflazione, difesa di occupazione e salari attraverso la svalutazione esterna per conservare la competitivit\u00e0.<\/p>\n<p>Con la perdita della sovranit\u00e0 monetaria si perde cos\u00ec la facolt\u00e0 di votare su quale punto della curva di Phillips collocarsi. La democrazia \u00e8 monca. L\u2019Europa monetaria \u00e8 lo strumento con cui il capitale ha svuotato la democrazia nazionale del proprio sale, ovvero del conflitto sociale e distributivo che, <em>se ben regolato<\/em> (Hirschman 1994), \u00e8 il cuore della democrazia.<\/p>\n<p>Rimane il voto sui diritti civili, certamente importante, ma che finisce per rappresentare un\u2019arma per nascondere lo svuotamento della democrazia sui temi socio-economici. Il Partito Democratico di Matteo Renzi ha per esempio cercato di presentarsi come (ancora) di sinistra sostenendo l\u2019approvazione delle leggi sulle coppie gay o sul legge sul testamento biologico (il diritto di interrompere terapie troppo invasive) e, pi\u00f9 timidamente vista l\u2019opposizione dell\u2019opinione pubblica, dello <em>ius soli<\/em> a favore di centinaia di migliaia di ragazze\/i nati da genitori immigrati, ma che hanno frequentato le scuole italiane, italiani in effetti.<\/p>\n<p>(vignetta di Plantu)<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong>E\u2019 l\u2019economia bellezza<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>La prima constatazione da farsi \u00e8 che la consapevolezza della sinistra italiana su quest\u2019ordine di problemi \u00e8 scarsa se non nulla. Infatti nonostante l\u2019intenso lavoro svolto in questi anni da un gruppo di economisti eterodossi<a href=\"https:\/\/draft.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> e che ha riscosso un buon seguito nell\u2019opinione pubblica, gran parte del popolo di sinistra, quando non disilluso e ormai poco interessato, \u00e8 pienamente caduto nella trappola dell\u2019identificazione di europeismo e internazionalismo.<\/p>\n<p>Il lavoro di questi economisti ha cercato al riguardo di convincere la sinistra dell\u2019irriformabilit\u00e0 dell\u2019Europa monetaria in una direzione democratica e progressista in vista, soprattutto, del modello mercantilista tedesco che \u00e8 incompatibile con corrette regole del gioco di un\u2019unione monetaria (quali note persino dalla teoria economica convenzionale) (v. Cesaratto 2017, 2018). Essi hanno anche cercato di spiegare come il declino economico italiano sia stato proprio determinato dall\u2019autoimposto vincolo estero della moneta unica (e del sistema monetario europeo prima) (Bagnai 2016). Naturalmente nessuno si nasconde la drammaticit\u00e0 di una eventuale uscita dell\u2019Italia dall\u2019euro, n\u00e9 crede che questa risolva automaticamente i problemi del Paese. La mia opinione \u00e8 che se l\u2019Italia uscir\u00e0 dall\u2019euro sar\u00e0 in seguito al ripresentarsi di una crisi finanziaria come nel 2012, nell\u2019ipotesi che questa volta il Paese rifiuti i diktat europei, politici ed economici.<\/p>\n<p>La sinistra radicale adotta tuttavia la politica dello struzzo, ritenendo che un progetto progressista si identifichi col ripristino di una serie di garanzie giuridiche nei riguardi del lavoro e a una lista di vaghi progetti ambientali senza discutere la gabbia costituita dal nuovo <em>gold standard<\/em> costituito dall\u2019euro. Temiamo che, quando va bene, la stesura dei programmi sia stata affidata a giuristi e sociologi del lavoro senza che coinvolgere nessun serio economista radicale. Nell\u2019ipotesi peggiore, il progetto \u00e8 una lista della spesa calata dal basso (mi si perdoni l\u2019ossimoro), quasi che la sommatoria delle istanze dal basso possa dar luogo, sic et simpliciter, a un progetto politico.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong>L\u2019offerta politica<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>L\u2019elettore di sinistra certamente considerer\u00e0 fra le opzioni possibili il voto al <em>Movimento 5 Stelle<\/em> (M5S). Cominciamo dunque da questo. I processi decisionali di questo partito\/movimento sono a dir poco torbidi. Le candidature appaiono pi\u00f9 un arrembaggio alla poltrona da parte di una ristretta base di militanti che un processo di selezione, democratico e partecipato, di una classe dirigente. Questo \u00e8 precisamente il contrario della lotta alla casta politica che \u00e8 il cavallo di battaglia, piuttosto qualunquista, di questa formazione. Il programma economico \u00e8 vago avendo i Cinque Stelle oscillato fra un referendum sull\u2019uscita dall\u2019euro e l\u2019emissione di una moneta parallela (una proposta che si scontrerebbe con l\u2019ovvia opposizione europea). La mia impressione \u00e8 che un governo M5S condurrebbe politiche di austerit\u00e0 giustificando i tagli alla spesa pubblica come tagli ai privilegi della casta. Difficilmente il M5S raggiunger\u00e0 una maggioranza parlamentare, anche in seguito alla pessima figura che i sindaci pentastellati han fatto nel governo di alcune citt\u00e0, in particolare a Roma. Molti a sinistra (compreso me nel ballottaggio per il sindaco di Roma) hanno votato M5S, molti non lo rifaranno. IL M5S sar\u00e0 probabilmente il primo partito ma con non-oltre un 35% dei voti.<\/p>\n<p>L\u2019elettore di sinistra ha l\u2019opzione Partito Democratico, in nome del realismo o del moderatismo. E\u2019 difficile purtroppo, <em>rebus sic stantibus<\/em>, considerare il PD ancora un partito di sinistra. Peraltro la prospettiva che lo stesso Renzi si d\u00e0 \u00e8 di una Grosse Koalitione con Berlusconi con Paolo Gentiloni (l\u2019attuale Presidente del Consiglio) come <em>leader<\/em>. I numeri parlamentari per questa soluzione non sono assicurati.<\/p>\n<p>A sinistra del PD si \u00e8 recentemente costituito un cartello elettorale chiamato <em>Liberi e uguali<\/em> fondato dal gruppo di ex comunisti che ha lasciato il PD lo scorso autunno (fra cui D\u2019Alema e Bersani) e da esponenti di Sinistra italiana (molti ex SEL), fra cui Stefano Fassina. Come leader elettorale il raggruppamento ha nominato Pietro Grasso, un magistrato ex capo dell\u2019Agenzia anti-mafia ed ex Presidente del Senato. Il programma alla Corbyn di <em>Liberi e uguali<\/em> \u00e8 per certi aspetti ben articolato, ma evita di affrontare con realismo il tema europeo &#8211; \u00e8, diciamo, un programma microeconomico, visto che un serio programma macroeconomico implica affrontare il tema europeo. Fassina sembra aver rinunciato a una battaglia aperta su questi temi (come Alfredo D\u2019Attorre dapprima) ed \u00e8 comunque isolato. Il risultato di <em>Liberi e uguali<\/em> \u00e8 stimato attorno al 7-8% &#8211; e per il dopo-elezioni non esclude un accordo col M5S (il quale per ora ufficialmente disdegna). <em>Liberi e uguali<\/em> potrebbe spaccarsi nelle scelte del dopo-elezioni.<\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 a sinistra \u00e8 infine nato un raggruppamento elettorale chiamato <em>Potere al popolo<\/em> in cui sono confluiti, fra gli altri, Rifondazione comunista (la parte del partito comunista che nel 1991 non volle aderire al PDS-DS-PD, che all\u2019apice raggiunse l\u20198% dei voti, ma che \u00e8 da tempo fuori del Parlamento) e soprattutto Rete dei comunisti-USB. La Rete dei comunisti \u00e8 il braccio politico delle USB (Unione sindacale di base), un sindacato autonomo che ha una buona presa in alcuni settori di lavoratori. Altre realt\u00e0 di base legate ai centri sociali aderiscono alla lista. Questo rende <em>Potere al popolo<\/em> pi\u00f9 simpatico di <em>Liberi e uguali<\/em> che assomiglia molto a un carrozzone attraverso cui una casta di notabili di sinistra cerca di riguadagnare uno scranno parlamentare.<\/p>\n<p>La formazione ha un programma \u201clista della spesa\u201d dal basso, ovvero un elenco di rivendicazioni pi\u00f9 o meno interessanti senza un disegno organico (\u00e8 vero che la lista \u00e8 recente, ma nella sinistra italiana da decenni manca un lavoro intellettuale di lunga lena). Sull\u2019Europa <em>Potere al popolo<\/em> \u00e8 pi\u00f9 radicale di <em>Liberi e uguali<\/em>, ma pur sempre privilegiando l\u2019europeismo del \u201ccambiamo i Trattati\u201d in senso progressista. Vi sono in verit\u00e0 presenti sia coerenti anti-euro che tsipraioli\/e riciclati\/e (reduci della lista europeista <em>L\u2019altra Europa con Tsipras<\/em> delle scorse europee). <em>Potere al popolo<\/em> difficilmente superer\u00e0 la soglia di sbarramento del 3% per entrare in Parlamento. Molti militanti sperano che, comunque vada, l\u2019esperienza possa sfociare in un pi\u00f9 consistente e genuino partito della sinistra radicale.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la scelta davanti all\u2019elettore di sinistra, che \u00e8 comunque un non-scelta in quanto ogni programma che punti seriamente alla piena occupazione e al ripristino di diritti del lavoro e sociali implica uno scontro con l\u2019Europa e richiede misure economiche molto radicali. Di questo non v\u2019\u00e8 grande consapevolezza. Molte volte mi chiedo se, invece di invocare improbabili rotture con l\u2019Europa, non sarebbe pi\u00f9 serio lavorare a un programma riformista nel quadro di cose esistenti. La questione \u00e8 che da genuino keynesiano ritengo che senza la crescita della domanda aggregata l\u2019economia italiana non abbia chances di ripresa, e che non si fanno riforme (che sono cose ben diverse dalla controriforme sostenute dall\u2019Europa) senza quattrini.<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li><strong>Per chi votare?<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>In conclusione la sinistra si presenta con programmi economici inadeguati e non \u00e8 un caso che l\u2019intellighenzia economica di sinistra non sia stata coinvolta nella predisposizione dei progetti politici n\u00e9 di<em> Liberi e uguali<\/em> n\u00e9 di <em>Potere al popolo<\/em>. Questo \u00e8 grave ed \u00e8 anche frutto di una tara culturale italiana in cui la cultura filosofica-giuridica prevale su quella pi\u00f9 analitica. I temi europei sono cos\u00ec stati lasciati alla destra, in particolare alla Lega Nord che tuttavia non credo faccio molto altro che demagogia su questo tema (nonostante la candidatura di Alberto Bagnai che ci auguriamo fortunata). Anche sul tema dell\u2019immigrazione la sinistra non \u00e8 riuscita a darsi un volto equilibrato e rassicurante di fronte a quello che personalmente ritengo un giustificato smarrimento dell\u2019opinione pubblica.<\/p>\n<p><em>Last but not least<\/em>, la base tradizionale della sinistra \u00e8 in Italia pi\u00f9 che Oltralpe frammentata e divisa. La grande fabbrica, centrale nel paesaggio politico-sociale italiano degli anni sessanta, \u00e8 scomparsa con l\u2019eclissi della grande impresa vittima di uno sregolato conflitto sociale e della mancata lungimiranza tecnologica degli imprenditori. Quello che ne \u00e8 rimasto \u00e8 in gran parte in mani straniere. Cos\u00ec la classe lavoratrice \u00e8 frammentata e dispersa, mentre il precariato e l\u2019assenza di diritti domina le vite della giovent\u00f9 italiana, anche di quella qualificata.<\/p>\n<p>In tutto questo le mie personali simpatie vanno <em>per<\/em> <em>default<\/em> a <em>Potere al popolo<\/em>, nella speranza che esso si liberi degli elementi di demagogia \u201cdal basso\u201d e di verbosit\u00e0 estremista verso la costituzione di una formazione di sinistra radicalmente riformista che sappia coniugare le istanze e il lavoro di base con un progetto politico-intellettuale. Non ci spero, ma facciamo finta che. Naturalmente, auspico caldamente che sia Alberto Bagnai che Stefano Fassina ce la facciano, in verit\u00e0 i soli due candidati veramente competenti sui temi che contano. <em>Ad maiora<\/em> dunque.<\/p>\n<p><strong>Riferimenti<\/strong><\/p>\n<p>Bagnai, A. (2016) I<a href=\"http:\/\/www.tandfonline.com\/doi\/full\/10.1080\/02692171.2015.1065226\">taly\u2019s decline and the balance-of-payments constraint: a multicountry analysis<\/a> <a href=\"http:\/\/www.tandfonline.com\/toc\/cira20\/30\/1\">International, <em>Review of Applied Economics<\/em>, <\/a>Vol. 30 (1): 1-26.<\/p>\n<p><em>Cesaratto<\/em><em>,<\/em> S. (<em>2017<\/em>) Alternative Interpretations of a Stateless Currency crisis, <em>Cambridge Journal of Economics<\/em>, vol. 41 (4): 977-998<\/p>\n<p><em>Cesaratto<\/em><em>,<\/em> S. (<em>2018<\/em>), <a href=\"http:\/\/politicaeconomiablog.blogspot.it\/2018\/01\/morali-e-doppie-morali-freiburg.html\">Chi non rispetta leregole? Morali e doppie morali nell\u2019Europa dell\u2019euro<\/a>, relazione per il seminario \u201cDeutschland, Italien und die Eurokrise im Streit der Meinungen\u201d, organizzato da Dante Alighieri Gesellschaft Freiburg e Universit\u00e4t Freiburg &#8211; Institute of Economic Research, Freiburg 25 gennaio 2018<\/p>\n<p>Giavazzi, F. e <em>Pagano, M.<\/em> (1988) The Advantage of <em>Tying<\/em> One&#8217;s <em>Hands<\/em>: EMS Discipline and Central Bank Credibility, <em>European Economic Review, <\/em>32 (5):1055\u201382<\/p>\n<p>Hirschman, A.O. 1994. Social conflicts as pillars of democratic market society<em>, Political Theory<\/em>, vol. 22 (2): 203-218.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/draft.blogger.com\/blogger.g?blogID=1390668221976889558#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Oltre ad Alberto Bagnai, Vladimiro Giacch\u00e9, Antonella Stirati, Gennaro Zezza e altri (fra cui il sottoscritto!) a livello pi\u00f9 accademico mi piace citare Massimo Pivetti i cui lavori critici sulla \u201ctruffa sociale\u201d dell\u2019Europa monetaria risalgono agli anni novanta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong> <a href=\"http:\/\/politicaeconomiablog.blogspot.it\/2018\/02\/e-mo-chi-voto.html#more\">http:\/\/politicaeconomiablog.blogspot.it\/2018\/02\/e-mo-chi-voto.html#more<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SERGIO CESARATTO &nbsp; Makroskop mi ha richiesto, tradotto e pubblicato un articolo sulle elezioni che pubblico con minimi ritocchi (anche perch\u00e9 l&#8217;ho scritto 15 giorni fa). https:\/\/makroskop.eu\/2018\/02\/die-linke-und-die-italienischen-wahlen\/ E&#8217; piaciuto anche in Spagna, per cui lo tradurranno anche l\u00ec. 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