{"id":38705,"date":"2018-02-07T10:30:51","date_gmt":"2018-02-07T09:30:51","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38705"},"modified":"2018-02-07T00:06:55","modified_gmt":"2018-02-06T23:06:55","slug":"il-seme-del-dubbio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38705","title":{"rendered":"Il seme del dubbio"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di SINISTRA IN RETE (Marco Palazzotto)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong><em class=\"\">Anti-Blanchard \u2013 Un approccio comparato allo studio della macroeconomia<\/em><\/strong> \u2013 \u00e8 un saggio pubblicato nel 2012 e riedito nel 2017 da Franco Angeli. L\u2019autore Emiliano Brancaccio parte dalla premessa che il pensiero dominante nella letteratura economica, il cosiddetto mainstream, vede tra i suoi rappresentanti di spicco Olivier Blanchard, capo economista al Fondo Monetario Internazionale fino al 2015, professore presso il MIT di Boston e autore di uno dei pi\u00f9 importanti testi di macroeconomia. In Italia il testo di Blanchard viene adottato in molte facolt\u00e0 di economia, grazie anche all\u2019adattamento della versione italiana di Alessia Amighini e Francesco Giavazzi per Il Mulino editore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con questo saggio Brancaccio vorrebbe evidenziare che, oltre alla scuola dominante macroeconomica che trae le origini dalla cosiddetta \u201c<strong>sintesi neoclassica<\/strong>\u201d, esistono degli approcci alternativi. Entrambi gli approcci utilizzano la teoria keynesiana. Tuttavia, mentre la teoria dominante relega i principi dell\u2019economista inglese in un orizzonte temporale di breve periodo e solo per poche e precise circostanze, il modello alternativo tiene conto dei contributi di Keynes anche in un orizzonte temporale di lungo periodo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La considerazione sostanziale, per i sostenitori della sintesi neoclassica (nella quale ricordiamo possono essere ricompresi i cosiddetti nuovi keynesiani contemporanei come Blanchard, Krugman, Stiglitz, Mankiw), \u00e8 che nel breve periodo gli interventi di politica economica e monetaria messi in atto dagli operatori pubblici, stimolano la domanda aggregata e riportano in equilibrio il sistema economico in momenti di recessione o depressione del ciclo economico. Ma nel lungo periodo, ed \u00e8 qui la differenza tra neo-keynesiani e post-keynesiani (si veda a riguardo Marc Lavoie &#8211; <em>Introduction to post-keynesian economics<\/em> \u2013 Palgrave Macmillan &#8211; 2006) l\u2019intervento pubblico nell\u2019economia \u00e8 superfluo (a volte anche dannoso) poich\u00e9 le forze del mercato lasciate operare autonomamente portano infine il sistema in equilibrio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il lavoro di Brancaccio si pu\u00f2 suddividere in due parti principali che rappresentano la comparazione dei due modelli: il modello mainstream di Blanchard e il modello alternativo. La terza parte \u00e8 dedicata agli approfondimenti e l\u2019ultima parte a un\u2019appendice statistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il modello mainstream<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il modello mainstream di Blanchard, familiare a tutti gli studenti di economia di primo e secondo anno, parte dall\u2019analisi del modello IS-LM e del mercato del lavoro, per determinare rispettivamente domanda aggregata e offerta aggregata. Cos\u00ec il modello mainstream viene chiamato <strong>AS-AD<\/strong> (dall\u2019inglese <em>Aggregate Supply<\/em> e <em>Aggregate Demand<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Occorre premettere che il <strong>modello IS-LM<\/strong> (dall\u2019inglese <em>Investment and Savings \u2013 Liquidity and Money<\/em>), \u00e8 il modello di equilibrio di teoria keynesiana sviluppato dagli economisti <strong>John Hicks <\/strong>e<strong> Alvin Hansen<\/strong> (il modello IS-LM viene chiamato anche \u201cmodello Hicks-Hansen\u201d). In pratica il modello determina tutte le combinazioni di tasso d\u2019interesse e di produzione (ovvero di reddito \u201cY\u201d nell\u2019identit\u00e0 keynesiana) che pongono in equilibrio il mercato dei beni (curva IS) e mercato monetario (curva LM). Il punto di equilibrio \u00e8 dato dall\u2019intersezione delle due curve.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Intorno alla met\u00e0 degli anni 50 gli economisti neoclassici si servirono dell\u2019impostazione keynesiana del modello Hicks-Hansen per mostrare in quali condizioni sia possibile ritenere valida la tesi keynesiana. In parole povere viene fuori quell\u2019ibrido teorico denominato \u201c<strong>sintesi neoclassica<\/strong>\u201d. L\u2019obiettivo ideologico \u00e8 quello di dimostrare l\u2019efficacia del modello keynesiano solo per particolari circostanze (esempio la trappola della liquidit\u00e0) e per un breve periodo. Nel lungo periodo le forze di mercato riescono a raggiungere l\u2019equilibrio economico e di piena occupazione con aggiustamenti spontanei, evitando l\u2019intervento dell\u2019operatore pubblico superfluo e, a volte, dannoso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel modello di Blanchard l\u2019equilibrio \u00e8 costituito dall\u2019intersezione della curva di domanda aggregata (AD) e di offerta aggregata (AS). La prima \u00e8 determinata dallo sviluppo del modello IS-LM aggiungendo, rispetto a questo, la variabilit\u00e0 dei prezzi nella determinazione dell\u2019equilibrio macroeconomico. La rigidit\u00e0 dei prezzi nel modello IS-LM viene quindi superata e viene introdotta la variazione dei prezzi che influisce sulle scorte monetarie e quindi sul mercato dei titoli. Conseguentemente si assiste a variazioni del tasso di interesse e, perci\u00f2, del livello degli investimenti, produzione e occupazione. La curva della domanda aggregata \u00e8 decrescente e ci dice quale sar\u00e0 il livello di produzione (e quindi di reddito) a un certo livello di prezzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La curva dell\u2019offerta aggregata invece \u00e8 derivata dal mercato del lavoro. Infatti, nel modello mainstream si parte dalle curve di offerta e domanda di salario monetario per arrivare all\u2019equilibrio del mercato delle merci. Viene cos\u00ec introdotto, per avvalorare le tesi del pensiero economico dominante, il concetto di \u201c<strong>disoccupazione naturale<\/strong>\u201d. Nell\u2019ottica del modello mainstream \u201c <em>il tasso di disoccupazione naturale non solo \u00e8 l\u2019unico tasso in grado di rendere le richieste salariali dei lavoratori conformi alle offerte salariali delle imprese, ma \u00e8 anche l\u2019unico compatibile con una situazione di stabilit\u00e0 dei salari e dei prezzi<\/em>\u201d. Il tasso di disoccupazione naturale \u00e8 quello in corrispondenza del quale la domanda e l\u2019offerta di salario coincidono. Si precisa che l\u2019offerta di salario delle imprese \u00e8 una retta orizzontale e cio\u00e8 qualunque livello di salario si discosti da quello offerto dalle imprese, \u00e8 un salario non di equilibrio che genera squilibri nel mercato della produzione di merci e servizi. La spiegazione di Blanchard, criticata da Brancaccio, \u00e8 una rappresentazione statica della realt\u00e0 perch\u00e9 non offre spiegazioni su come varia un tasso di disoccupazione rispetto ad un altro a seguito di mutamenti di alcuni parametri come: margine di profitto, produttivit\u00e0 del lavoro, grado di conflittualit\u00e0 nel mercato del lavoro. Un tasso di disoccupazione inferiore a quello di equilibrio provocher\u00e0, secondo l\u2019impostazione prevalente, solo aumento d\u2019inflazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si arriva cos\u00ec alla curva di offerta aggregata che descrive la relazione tra livello di produzione e livello dei prezzi. La relazione \u00e8 crescente. Al crescere della produzione aumenta l\u2019occupazione necessaria a realizzarla quindi il tasso di disoccupazione diminuisce, il potere contrattuale dei lavoratori aumenta insieme al salario monetario. Ma le imprese per mantenere fisso il profitto dovranno aumentare i prezzi in proporzione ai salari. L\u2019equilibrio \u00e8 quel punto di intersezione tra le curve AS-AD.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il modello mainstream AS-AD completo serve ad avvalorare alcune posizioni tipiche liberiste. La prima \u00e8 che il mercato lasciato a se stesso tende in modo spontaneo verso il suo equilibrio naturale di produzione, di salario e di disoccupazione. Ci\u00f2 implica che i tentativi di modificare i livelli naturali di equilibrio tramite l\u2019intervento pubblico, con le politiche espansive o rivendicazioni salariali, \u00e8 inutile e pu\u00f2 rivelarsi dannoso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In definitiva, le pressioni dal lato della domanda da parte del governo e le pressioni sociali da parte dei lavoratori e dei sindacati dal lato dei salari, non sono compatibili con l\u2019equilibrio generale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Il modello alternativo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il modello alternativo spiegato da Emiliano Brancaccio abbandona \u201c <em>l\u2019idea armonica dell\u2019equilibrio naturale per proporre un\u2019idea conflittuale dei rapporti sociali e del meccanismo di funzionamento dell\u2019economia capitalistica<\/em>\u201c, cercando di smontare l\u2019esistenza della relazione inversa tra prezzi e domanda aggregata (curva AD decrescente) e il carattere esogeno del saggio di profitto e del parametro conflittuale nel mercato del lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per quanto attiene la relazione inversa tra prezzi e domanda aggregata, Brancaccio espone alcuni motivi per i quali gli economisti critici avanzano dubbi sull\u2019elevata elasticit\u00e0 tra le due variabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In primo luogo, gli economisti critici ritengono che non sia necessariamente vero che movimenti dei prezzi influiscano sempre sul mercato dei titoli e quindi sui tassi di interesse. In questo senso viene introdotto il concetto keynesiano di \u201c<strong>trappola della liquidit\u00e0<\/strong>\u201d, nella quale gli operatori finanziari anche in situazioni in cui i tassi di interesse sono molto bassi, possono decidere di trattenere moneta senza consumarla in attesa che i tassi aumentino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il secondo motivo per il quale gli economisti eterodossi avanzano dubbi sulla relazione prezzo-domanda aggregata \u00e8 che gli investimenti non dipendono sempre dal tasso di interesse, ma principalmente dalle <strong>aspettative sui futuri profitti<\/strong>, e quindi dalla domanda aggregata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per le superiori considerazioni nel modello alternativo \u00e8 rappresentata una curva AD verticale e cio\u00e8 una curva in cui le variazioni dei prezzi non influiscono sui tassi di interesse, negando la relazione diretta tra tassi e investimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il secondo punto su cui s\u2019incentra la critica del modello alternativo riguarda il carattere esogeno del profitto del capitalista e del parametro della conflittualit\u00e0 del mercato del lavoro, come rappresentato nell\u2019economia ortodossa. Gli eterodossi cos\u00ec riprendono un\u2019idea tipicamente \u2018marxista\u2019, secondo la quale <strong>la<\/strong><strong>produzione e la distribuzione reddituale tra salari e profitti dipendono dai rapporti di forza tra le classi sociali<\/strong>. Al mutare di questi rapporti si modifica anche il livello di produzione e distribuzione. Ci\u00f2 significa che, ad esempio, la produttivit\u00e0 del lavoro non \u00e8 una variabile dipendente dallo sviluppo tecnologico dei macchinari, ma diventa essa stessa oggetto di contrattazione tra lavoratori e imprese. Anche i livelli di domanda e di produzione diventano soggetti a pressione da parte dei gruppi sociali. Infatti, i capitalisti desidereranno sempre un certo livello di disoccupazione per tenere pi\u00f9 bassi i salari (ed ottenere conseguentemente un maggior margine di profitto \u2013 Kalecki, 1942), mentre le rivendicazioni della classe lavoratrice tenderanno verso la piena occupazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alla fine di questa parte l\u2019autore critica il modello alternativo evidenziando che le politiche economiche favorevoli al lavoro sarebbero efficaci solo se gli interventi avvenissero sulla struttura del modo di produzione, ovvero modificando quelle che vengono a volte definite \u201ccondizioni di riproducibilit\u00e0\u201d del capitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La crisi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il capitolo terzo \u00e8 dedicato a due interpretazioni della crisi attuale. L\u2019interpretazione mainstream di Blanchard \u00e8 quella dell\u2019assenza di regolamentazione finanziaria, mentre quella degli economisti critici fa riferimento alla mutata distribuzione di reddito a sfavore del salario. Interessante \u00e8 a tal proposito la rappresentazione grafica trentennale della caduta della quota salari rispetto al reddito nazionale nei paesi pi\u00f9 ricchi al mondo. Il periodo di riferimento corrisponde alla modifica dei rapporti di forza tra classe dei capitalisti e dei lavoratori a favore dei primi, che si pu\u00f2 far coincidere con l\u2019indebolimento dei partiti di sinistra e dei sindacati, e della sconfitta in campo accademico della teoria keynesiana che ha influenzato la politica economica del \u201ctrentennio glorioso\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La flessibilit\u00e0 del lavoro riduce la disoccupazione?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nell\u2019ultima parte del terzo capitolo e nel quarto Brancaccio cerca di dimostrare, grazie all\u2019utilizzo di strumenti statistici come gli indici di correlazione e la regressione lineare, che non sussiste una relazione diretta tra flessibilit\u00e0 del lavoro e disoccupazione. Studiando i dati presenti nel data base dell\u2019OCSE, si dimostra che tra i 28 paesi in esame (tra i quali l\u2019Italia), mettendo in correlazione due serie statistiche, da un lato l\u2019indice di protezione del lavoro e dall\u2019altro i tassi armonizzati di disoccupazione, il legame tra le due serie di variabili non ha un andamento lineare (con indice di correlazione vicino allo zero).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il saggio di Brancaccio rappresenta, a parere di chi scrive, un utile strumento per chi si approccia in maniera critica alla macroeconomia dominante e fornisce degli strumenti teorici utili per instillare il seme del dubbio nei lettori. L\u2019idea che il sistema capitalistico corrisponda a quello rappresentato dagli economisti convenzionali nelle universit\u00e0 e nelle istituzioni pubbliche ed economiche rimane ancora tutto da dimostrare.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/neoliberismo\/11583-marco-palazzotto-il-seme-del-dubbio.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/neoliberismo\/11583-marco-palazzotto-il-seme-del-dubbio.html<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Marco Palazzotto) Anti-Blanchard \u2013 Un approccio comparato allo studio della macroeconomia \u2013 \u00e8 un saggio pubblicato nel 2012 e riedito nel 2017 da Franco Angeli. 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