{"id":38817,"date":"2018-02-11T10:30:10","date_gmt":"2018-02-11T09:30:10","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38817"},"modified":"2018-02-11T07:03:00","modified_gmt":"2018-02-11T06:03:00","slug":"il-tempo-consumabile-delleta-moderna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38817","title":{"rendered":"Il tempo consumabile dell\u2019et\u00e0 moderna"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di SINISTRA IN RETE (Salvatore Bravo)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019epoca della naturalizzazione del presente vive del consumo del tempo. Si vive la dimensione non del tempo vissuto ma del tempo consumato. La prima dimensione umanizza, fonda relazioni e comunit\u00e0, poich\u00e9 nel tempo vissuto vive la storia di un io per la comunit\u00e0. Il capitalismo assoluto erodendo la dialettica, la pluralit\u00e0 argomentativa, ha sostituito il tempo vissuto con il tempo da consumare. Tale dimensione entra nella relazioni sociali le quali divengono sempre pi\u00f9 asociali, l\u2019altro \u00e8 un mezzo da utilizzare in vista delle merci, del guadagno immediato: tempo che consuma le persone, le comunit\u00e0, i paesaggi, i suoli. La cifra della contemporaneit\u00e0 \u00e8 il consumo; il problema \u00e8 che si continua a citare <i>il tempo vissuto<\/i>, nella assoluta inconsapevolezza che la vita vissuta arretra per lasciare spazio al consumo. La storia come luogo della liberazione e dell\u2019emancipazione \u00e8 dimensione di un tempo che non si osa pensare. Il tempo consumato, trasforma le persone in consumatori, in maschere tecnocratiche, taglia la relazione tra il sentire ed il pensare, Nietzsche direbbe tra il dionisiaco e l\u2019apollineo, tra la vitalit\u00e0, il desiderio autentico ed il pensiero logico. L\u2019uomo scisso del capitalismo assoluto consuma senza sentire l\u2019offesa quotidiana, bruca la religione del cattivo infinito senza ascoltare la dignit\u00e0 ferita. In media la scissione del soggetto alienato, estraniato da se stesso favorisce il capitalismo assoluto, poich\u00e9 inibisce sul nascere la partecipazione politica, la rabbia da trasformare in risorsa motivante del pensiero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La societ\u00e0 dello spettacolo favorisce il tempo del consumo. L\u2019incultura dell\u2019uso delle tecnologie, massicciamente introdotte nelle scuole come in ogni luogo, \u00e8 sicuramente finalizzato alla passivit\u00e0 come cifra della condizione del consumante. Lo spettacolo di s\u00e9, l\u2019iperproduzione dell\u2019immagine sostituisce la parola, per dare nello splendore del supplizio mediatico il nulla assoluto, ogni individuo \u00e8 solo immagine, copia di s\u00e9, trofeo in mostra, in una gara che conduce verso <i>l\u2019hotel abisso.<\/i> La societ\u00e0 dello spettacolo mette tutto in movimento, perch\u00e9 tutto sia immobile, in modo che la scena si ripeta e rinasca sempre nuova dal consumo: l\u2019eterno ritorno dello spettacolo. <i>La Favola delle api <\/i>di Mandenville \u00e8 ora realizzata, nel cinismo istituzionalizzato, ogni disgrazia \u00e8 merce per altri, affare per nuove forme di sfruttamento: la virt\u00f9 \u00e8 divenuta vizio. La societ\u00e0 dello spettacolo, con il suo atomismo narcisistico ha realizzato il mondo di Mandenville:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201d<i>Abbandonate dunque le vostre lamentele, o mortali insensati! Invano cercate di accoppiare la grandezza di una nazione con la probit\u00e0. Non vi sono che dei folli, che possono illudersi di gioire dei piaceri e delle comodit\u00e0 della terra, di esser famosi in guerra, di vivere bene a loro agio, e nello stesso tempo di essere virtuosi. Abbandonate queste vane chimere! Occorre che esistano la frode, il lusso e la vanit\u00e0, se noi vogliamo fruirne i frutti. La fame \u00e8 senza dubbio un terribile inconveniente. Ma come si potrebbe senza di essa fare la digestione, da cui dipendono la nostra nutrizione e la nostra crescita? Non dobbiamo forse il vino, questo liquore eccellente, a una pianta il cui legno \u00e8 magro, brutto e tortuoso? Finch\u00e9 i suoi pampini sono lasciati abbandonati sulla pianta, si soffocano l\u2019uno con l\u2019altro, e diventano dei tralci inutili. Ma se invece i suoi rami sono tagliati, tosto essi, divenuti fecondi, fanno parte dei frutti pi\u00fa eccellenti.<\/i> <i> <\/i><i>\u00c8 cos\u00ed che si scopre vantaggioso il vizio, quando la giustizia lo epura, eliminandone l\u2019eccesso e la feccia. Anzi, il vizio \u00e8 tanto necessario in uno stato fiorente quanto la fame \u00e8 necessaria per obbligarci a mangiare. \u00c8 impossibile che la virt\u00fa da sola renda mai una nazione celebre e gloriosa. Per far rivivere la felice et\u00e0 dell\u2019oro, bisogna assolutamente, oltre all\u2019onest\u00e0 riprendere la ghianda che serviva di nutrimento ai nostri progenitori\u201d<sup>1<\/sup><\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La societ\u00e0 dello spettacolo trova il suo fermento nel nichilismo amorale dell\u2019economia neoliberista: ogni limite educativo e formativo \u00e8 ritenuto un limite poich\u00e9 contrae i consumi, poco importa se l\u2019intero pianeta viaggia spedito verso l\u2019autodistruzione, l\u2019importante \u00e8 consumare. La citt\u00e0 deve diseducare, ridurre i suoi concittadini a sudditi del tempo del consumo, il tempo dell\u2019azienda. Per cui la sanit\u00e0, come la scuola devono produrre bilanci, con ogni mezzo, lo vuole il mercato, in nome della divinit\u00e0 competizione. Quest\u2019ultima si esplica secondo le regole della societ\u00e0 dello spettacolo: le scuole in competizione per attrarre iscritti inscenano spettacolini, inseguono la societ\u00e0 dello spettacolo con slogan, video, immagini per rappresentare in modo, \u00e8 il caso di dire, spettacolare il loro istituto: mai parlare di impegno, partecipazione fa perdere gli iscritti. Non si pensa la societ\u00e0 dello spettacolo si \u00e8 caduti in essa. Gli studenti come i pazienti divengono i clienti a cui dare sempre ragione. Guy Debord con discreto anticipo ha tratteggiato la fine del tempo vissuto del pensiero e l\u2019inizio del tempo alienato, estraniato dello spettacolo. La societ\u00e0 dello spettacolo di Guy Debord tratteggia il fondamento ontologico del capitalismo assoluto: il tempo naturalizzato, il tempo ciclico del neopagenesimo prono all\u2019idolatria delle merci. La sostanza taciuta alberga in ogni luogo, in ogni individuo reso funzione, nella ripetizione compulsiva del gesto e della scelta programmata dallo spettacolo delle immagini. La mosca \u00e8 nella bottiglia e non riesce a trovare l\u2019uscita dal collo della bottiglia direbbe Wittgenstein. La prigione, la gabbia d\u2019acciaio \u00e8 spesso invisibile, siamo all\u2019interno di un immenso palcoscenico, pensiamo di essere liberi perch\u00e9 possiamo muoverci. In realt\u00e0 \u00e8 solo libert\u00e0 vigilata. Le tecnologie smart ci controllano, accumulano dati sui nostri gusti, ci schedano perch\u00e9 siamo potenziali clienti. Forse ci tengono in vita poich\u00e9 siamo consumatori potenziali a cui estorcere l\u2019ennesimo desiderio coatto. Come le mosche nella bottiglia guardiamo il mondo attraverso un\u2019invisibile caverna. Solo quando tentiamo l\u2019uscita, ci accorgiamo del velo di Maya. Non \u00e8 da escludere ci\u00f2 malgrado che possa ritornare la meraviglia filosofica, lo thauma, il terrore dinanzi all\u2019insensato potrebbe riportare con il pensiero, la speranza. Per ora il tempo ciclico \u00e8 trasparente e tagliente come il vetro di una bottiglia, c\u2019\u00e8 , costruisce l\u2019ordito delle alienazioni ma si \u00e8 ritirato nel silenzio religioso. L\u2019innominabile \u00e8 il sovrano delle esistenze, precarizza e porta con s\u00e9 l\u2019oblio della storia. Non pi\u00f9 lessicalmente presente in quanto l\u2019asservimento alla societ\u00e0 dello spettacolo regna, gli intellettuali servono, ormai organici alle caverne del potere del tempo ciclico e dell\u2019assenza della storia. Debord evidenzia che il tempo ciclico della produzione, \u00e8 il tempo artificiale dell\u2019industria, tempo della tecnica, tempo del <i>dispositivo<\/i>, <i>Gestell,<\/i> penetra capillarmente in ogni strato della coscienza per ridurla ad oggetto. Il tempo ciclico dell\u2019industria ha inaugurato una nuova categoria temporale della ripetizione a ritmo di produzione, consumo, distruzione. La trinit\u00e0 pagana del ciclo temporale consente la sopravvivenza al neointegralismo della produzione per il consumo ed \u00e8 inversamente proporzionale alla vita: il tempo ciclico sottrae vita per permettere la sua espansione illimitata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201d<i>Il tempo pseudo \u2013 ciclico \u00e8 quello del consumo della sopravvivenza economica moderna. La sopravvivenza aumentata, in cui il vissuto quotidiano rimane privato di decisione e sottomesso non pi\u00f9 all\u2019ordine naturale, ma alla pseudo-natura sviluppata nel lavoro alienato; e questo tempo ritrova dunque del tutto naturalmente il vecchio ritmo ciclico che regolava la sopravvivenza delle societ\u00e0 preindustriali\u201d<\/i><sup>2<\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il tempo ciclico delle societ\u00e0 industriali non sfugge al destino, al fato che occhieggia dall\u2019abisso, ovvero esso stesso fondamento dei vissuti senza decisionalit\u00e0 effettiva, \u00e8 divorato dal ciclo artificiale del tempo. Crono \u00e8 tra di noi divora i suoi figli ma ha fatto un passo in avanti non pu\u00f2 sfuggire alla sua legge \u201ddeve divorare se stesso,\u201d per cui il tempo ciclico artificiale \u00e8 il tempo del nulla, del nichilismo realizzato, dell\u2019impensabile che si avvera, tutto \u00e8 consumo. Il tempo che fonda la ritualit\u00e0 dei consumo \u00e8 divorato dai suoi sudditi. Non vi \u00e8 spazio per il tempo della decisione, del pensiero riflesso, il sistema sopravvive divorando se stesso ed annichilendo ogni possibile dissenso che vive del tempo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201c<i>Il tempo che ha la sua base nella produzione delle merci \u00e8 esso stesso una merce consumabile, che raccoglie tutto ci\u00f2 che si era precedentemente distinto, durante la fase di dissoluzione della vecchia societ\u00e0 unitaria, in vita privata, vita economica, vita politica. Tutto il tempo consumabile della societ\u00e0 moderna viene allora ad essere trattato come materia prima di nuovi prodotti diversificati, che s\u2019impongono al mercato come forme di impiego dl tempo socialmente organizzato<sup>3<\/sup>.\u201d<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il tempo globale estende la sua rete e le sue caverne su ogni parte del globo, lo spazio dev\u2019essere asservito al tempo artificiale, in tal modo ogni differenza \u00e8 divorata e sostituita dalle immagini, le reti relazionali sempre pi\u00f9 fitte della societ\u00e0 della spettacolo e della comunicazione si dipana in una ripetizione di immagini sempre uguali nei contenuti, apparentemente differenti nelle forme:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201d<i>La storia universale diviene una realt\u00e0, perch\u00e9 il mondo intero \u00e8 raccolto sotto lo sviluppo di questo tempo. Ma questa storia che dappertutto simultaniamente \u00e8 la stessa, non \u00e8 ancora che il rifiuto intrastorico della storia\u201d<sup>4<\/sup><\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ogni resistenza dev\u2019essere svuotata della sua temporalit\u00e0 e colonizzata dalle immagini dello spettacolo globale. Il tempo irreversibile delle merci \u00e8 il tempo della quantificazione a cui la coscienza non deve sfuggire. La storia chiude il suo ciclo. Il tempo ciclico vorrebbe divorare la storia e che terminasse con l\u2019energia prometeica della produzione. Nessun delitto \u00e8 perfetto, per cui la storia assassinata dal tempo artificiale ciclico ha lasciato le sue tracce, le sue contraddizioni, l\u2019ordito per ricostruire nuovi orizzonti nella decodifica collettiva del presente vissuto. Siamo chiamati, vocati al compito di rintracciare i delitti e le categorie che non appaiono, per destrutturarle, perch\u00e9 la storia riprenda il suo soffio vitale, la corrente calda ci richiami a nuova vita. Si pu\u00f2 concludere affermando con E. Bloch che malgrado la cappa della corrente fredda sembra ghiacciare la storia, la corrente calda \u00e8 inesauribile, nell\u2019umanit\u00e0 \u00e8 presente una corrente calda che pu\u00f2 sopirsi, ma essa \u00e8 carsica per cui \u00e8 pronta a ripresentarsi, malgrado la storia a volte sembri conclusa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i>\u201d<\/i><i>La <\/i><i>corrente fredda<\/i><i> di questo pensiero nota, riguardo alla pi\u00fa gran parte della nostra storia precedente: \u201cSe un\u2019idea \u00e8 congiunta con un interesse, chi ne scapita \u00e8 sempre l\u2019idea\u201d; ed ancora, circa la rivoluzione finalmente mediata e non pi\u00fa astrattamente utopica \u201cLa classe dei lavoratori non ha nessun ideale da realizzare, ma deve porre in libert\u00e0 le tendenze che sono (per ci\u00f2) presenti nella societ\u00e0\u201d. In tal modo Engels, e con quanto diritto, diede pi\u00fa tardi ad uno dei suoi libri il gelido titolo: <\/i><i>Il progresso del socialismo dall\u2019utopia alla scienza<\/i><i>. Ma esiste pur sempre una corrente calda, e le conseguenze della sua omissione si possono notare nel troppo grande progresso dalla utopia alla scienza. Anche la corrente calda ha bisogno della sua scienza: e non come assenza di utopia, ma come utopia finalmente concreta. Ma nell\u2019aggettivo non v\u2019\u00e8 alcuna contraddizione, quanto piuttosto la salvezza pi\u00fa ferma e decisiva non solo per la propaganda ma per la realizzazione del socialismo. Nella concreta utopia lavora e splende anche la salvezza di quell\u2019eccesso della nostra cultura, specie per le sue artistiche allegorie e per i simboli di carattere religioso; esso non si esaurisce con la sparizione dell\u2019ideologia<sup>5<\/sup>.<\/i><\/p>\n<h5>Note<\/h5>\n<h5>1 Mandenville,\u00a0<em>La Societ\u00e0 delle api<\/em><\/h5>\n<h5>2 Guy Debord,\u00a0<em>La societ\u00e0 dello spettacolo<\/em> ed. Baldini Castoldi Milano 2013 pag 142<\/h5>\n<h5>3 Ibidem pag. 142<\/h5>\n<h5>4 Ibidem pag137<\/h5>\n<h5 id=\"sdfootnote5\">5 E. Bloch, <em>Ateismo nel cristianesimo<\/em>, Feltrinelli, Milano, 1986. Pag.328<\/h5>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/filosofia\/11606-salvatore-bravoil-tempo-consumabile-dell-eta-moderna.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/filosofia\/11606-salvatore-bravoil-tempo-consumabile-dell-eta-moderna.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Salvatore Bravo) L\u2019epoca della naturalizzazione del presente vive del consumo del tempo. Si vive la dimensione non del tempo vissuto ma del tempo consumato. La prima dimensione umanizza, fonda relazioni e comunit\u00e0, poich\u00e9 nel tempo vissuto vive la storia di un io per la comunit\u00e0. Il capitalismo assoluto erodendo la dialettica, la pluralit\u00e0 argomentativa, ha sostituito il tempo vissuto con il tempo da consumare. 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