{"id":38819,"date":"2018-02-11T10:30:10","date_gmt":"2018-02-11T09:30:10","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38819"},"modified":"2018-02-11T11:28:11","modified_gmt":"2018-02-11T10:28:11","slug":"se-la-memoria-diventa-merce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38819","title":{"rendered":"Se la memoria diventa merce"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Niccol\u00f2 Inturrisi)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"riassunto\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Ogni 10 febbraio assistiamo alla solita strumentalizzazione della memoria collettiva da parte di una piccola nicchia di potere. Cos\u00ec la morte diviene merce politica.<\/strong><\/div>\n<div class=\"aut\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"sep\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"postcontent\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><span lang=\"it-IT\">Nella giornata di ieri si \u00e8 celebrato il quattordicesimo anniversario della giornata in memoria dei martiri delle <\/span><strong><span lang=\"it-IT\"><i>foibe<\/i><\/span><\/strong><span lang=\"it-IT\">, dove morirono quasi 10.000 italiani nei mesi ed anni immediatamente successivi al trattato di pace firmato a Parigi proprio il 10 febbraio 1947. Come si pu\u00f2 facilmente intuire dalle reazioni politiche e sociali che hanno accompagnato l\u2019avvicinarsi di questa ricorrenza, assistiamo tutt\u2019oggi ad una <strong>perdita collettiva<\/strong> del significato pi\u00f9 profondo che dovrebbe essere portato in auge dal simbolo del ricordo. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span lang=\"it-IT\">Per introdurvi a questo particolare oggetto di discussione, \u00e8 utile riportare le parole del noto antropologo tedesco <\/span><strong><span lang=\"it-IT\"><i>Jan Assmann<\/i><\/span><\/strong><span lang=\"it-IT\"> che ha abilmente definito il concetto di memoria culturale. Questo processo circola e perdura nella nostra societ\u00e0 attraverso le forme del ricordo, le quali sono prese in esame sotto la struttura significante del rito, della ripetizione. Infatti, \u00ab<\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Fintanto che i riti assicurano la circolazione del sapere, garante dell\u2019identit\u00e0 all\u2019interno del gruppo, il processo della trasmissione si compie sotto forma di ripetizione\u00bb<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span lang=\"it-IT\">In queste parole si pu\u00f2 osservare una presa di coscienza da parte dell\u2019autore nel sottolineare come la societ\u00e0 moderna deleghi la responsabilit\u00e0 del ricordo di un determinato avvenimento storico ad un <strong>sistema di ripetizioni<\/strong>; di ricordi non pi\u00f9 pregni di un significato tangibile ma tanto pi\u00f9 sfigurati e assoggettati ad una strumentalizzazione continua ed inevitabile. Il modello capitalista esige raffigurazioni simboliche, strumenti di potere e capaci di coercere quello strumento del sapere che \u00e8 la percezione. Esso esige schematizzazioni e misurazioni, strumenti che nel mondo della realt\u00e0 sono sottoposti a forze che non possono contemplare uno sviluppo determinabile. Tutto ci\u00f2 quindi a bisogno di essere radicato, ripetuto, convenzionato. Assistiamo continuamente ad una svalutazione sociale e politica della storia, del suo significato delegato non pi\u00f9 ad un vissuto ma a qualcosa di lontano e non pi\u00f9 attivo.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span lang=\"it-IT\"> Seguendo il pensiero del filosofo francese <\/span><strong><span lang=\"it-IT\"><i>Henry Bergson <\/i><\/span><\/strong><span lang=\"it-IT\">possiamo avvicinarci a concepire la realt\u00e0 attraverso una nuova interpretazione del significato di percezione, interconnesso alla scoperta della durata e del ricordo. Egli infatti concepisce la durata reale come un fattore di esperienza immediata: non viene conosciuta, ma vissuta: \u00ab<\/span><span lang=\"it-IT\"><i>Il suo disvelamento ha la funzione di farci diventare noi stessi, farci agire per noi stessi e non per il mondo esterno. La durata diventa cos\u00ec un principio di <\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"><i>libert\u00e0<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">\u00bb<\/span><span lang=\"it-IT\">. La percezione, per Bergson, \u00e8 orientata verso l\u2019azione, non assoggettata ad una ripetizione che giunge inevitabilmente nell\u2019inattivit\u00e0. La nostra delega di responsabilit\u00e0 ha reso vuoti di significato gli eventi, i ricordi e le immagini a cui andiamo incontro. Per il filosofo, la durata \u00e8 composta da distensioni e tensioni, strappi di significante che perdurano poich\u00e9 agiscono sulla rimembranza collettiva.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span lang=\"it-IT\"> Quel grido a \u201c<\/span><span lang=\"it-IT\"><i>lascarsi vivere<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">\u201d che Bergson lancer\u00e0 nel suo famoso scritto \u201c<\/span><span lang=\"it-IT\"><i>L\u2019Evoluzione Creatrice<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">\u201d sarebbe stato pi\u00f9 concepibile ad umile avviso di chi scrive se avesse lasciato il titolo con cui originariamente il pensatore aveva nominato la sua opera<\/span><span lang=\"it-IT\"><i>: il problema della libert\u00e0<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">. La libert\u00e0 che \u00e8 divenuta uno strumento di individualizzazione, di chiusura su s\u00e9 stessi e di decostruzione viziata dei valori trasmessi dagli eventi che si ripetono sistematici sul nostro cammino di crescita personale. L\u2019attualit\u00e0 di riconsiderare il concetto alla base di un qualsiasi giorno della memoria \u00e8 visibile negli atteggiamenti dei nostri politici i quali, in pieno rispetto del sistema di ripetizioni in atto,<strong> si sentono in dovere di strumentalizzare<\/strong> e gestire la memoria di migliaia di martiri uccisi da uno spasmo di follia; e che condannano cos\u00ec il ricordo di un gesto della storia dell\u2019umanit\u00e0 ad un posto prestabilito, ad una casella prestabilita nella costante ricerca di ripetizione. La divisione ideologica attuale da parte di ogni politicante deve essere cos\u00ec osservata pi\u00f9 a fondo, dunque, fino ad arrivare alla presa di coscienza della strumentalizzazione in atto, del fatto che i ricordi sono divenuti meri \u201c<\/span><span lang=\"it-IT\"><i>attrezzi<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">\u201d da riporre e sfoderare al momento del bisogno definito collettivo.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/cartucce\/se-la-memoria-diventa-merce\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/cartucce\/se-la-memoria-diventa-merce\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Niccol\u00f2 Inturrisi) &nbsp; Ogni 10 febbraio assistiamo alla solita strumentalizzazione della memoria collettiva da parte di una piccola nicchia di potere. Cos\u00ec la morte diviene merce politica. Nella giornata di ieri si \u00e8 celebrato il quattordicesimo anniversario della giornata in memoria dei martiri delle foibe, dove morirono quasi 10.000 italiani nei mesi ed anni immediatamente successivi al trattato di pace firmato a Parigi proprio il 10 febbraio 1947. 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