{"id":38846,"date":"2018-02-12T13:55:10","date_gmt":"2018-02-12T12:55:10","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38846"},"modified":"2018-02-12T13:54:54","modified_gmt":"2018-02-12T12:54:54","slug":"scarpinato-piu-poverta-piu-crimini-la-repressione-non-basta-va-difesa-la-costituzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=38846","title":{"rendered":"Scarpinato: \u201cPi\u00f9 povert\u00e0, pi\u00f9 crimini. La repressione non basta, va difesa la Costituzione\u201d"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di MICRO MEGA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u201cC\u2019\u00e8 una connessione profonda tra questione sociale e questione criminale che diviene di anno in anno sempre pi\u00f9 ineludibile. Le politiche economiche hanno determinato l\u2019ascesa delle diseguaglianze. Senza politiche di inclusione sociale, se non aumenta il lavoro, non ci pu\u00f2 essere una riduzione dei reati\u201d. Pubblichiamo l\u2019intervento del Procuratore Generale Roberto Scarpinato all\u2019inaugurazione dell&#8217;anno giudiziario a Palermo il 27 gennaio 2018.<\/p>\n<p><em>di <strong>Roberto Scarpinato<\/strong><\/em><\/p>\n<p>L\u2019esiguit\u00e0 del tempo a mia disposizione non consente di svolgere un\u2019analisi dell\u2019attivit\u00e0 espletata nel decorso anno giudiziario dalla magistratura inquirente del distretto, n\u00e9 di esporre le pi\u00f9 recenti evoluzioni delle fenomenologie criminali nel territorio.<br \/>\nTale analisi \u00e8 stata quindi condensata in una relazione scritta redatta con il contributo dei sette Procuratori della Repubblica del Distretto, che si compone di 406 pagine e che sar\u00e0 pubblicata sul sito istituzionale on line della Procura Generale di Palermo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 premesso, nel dare atto che tutte le Procure della Repubblica del distretto hanno raggiunto nel periodo in esame standard quantitativi e qualitativi di assoluto rilievo, mi limito in questa sede solo ad accennare ad alcuni scarni dati statistici: quanto alle indagini preliminari sono state richieste e poi eseguite 2017 misure cautelari personali, 790 misure cautelari reali, 290 misure di prevenzione, mentre la fase del giudizio ha comportato l\u2019impegno dei magistrati requirenti in ben 11.223 udienze.<br \/>\nGli indici numerici dei procedimenti definiti rispetto a quelli sopravvenuti segnano significativi rialzi, mentre si riduce in tutte le Procure la percentuale dei procedimenti prescritti.<\/p>\n<p>Se dovessimo limitarci ad esaminare l\u2019andamento dell\u2019amministrazione della giustizia in un\u2019ottica autoreferenziale e produttivistica, tutta interna cio\u00e8 agli apparati giurisdizionali, potremmo pervenire a conclusioni ottimistiche atteso che il saldo tra input e output appare positivo.<br \/>\nMa tale approccio di tipo aziendalistico rischia di condurre a conclusioni fallaci.<\/p>\n<p>Non appena si allarghi l\u2019orizzonte conoscitivo alla realt\u00e0 sociale esterna al palazzo di giustizia, il quadro si tinge di molti chiaroscuri e di pesanti ombre, sollevando interrogativi sulla concreta capacit\u00e0 della giustizia penale ordinaria di raggiungere significativi risultati concreti nel contenimento e nella riduzione del crimine.<\/p>\n<p>Infatti, nonostante gli sforzi profusi e l\u2019incremento della produttivit\u00e0, l\u2019indice statistico dei reati invece che diminuire o restare costante, registra rispetto all\u2019anno scorso un incremento percentuale del 9,24% come media statistica dell\u2019intero distretto.<br \/>\nGli incrementi, che riguardano una larga fascia di reati, si concentrano nei territori di Palermo con un pi\u00f9 22,28%, di Termini Imerese con un pi\u00f9 17,7% e di Trapani con un balzo statistico del 51,54 % in pi\u00f9.<\/p>\n<p>Tali aumenti percentuali, indicativi di una crescita dell\u2019area dell\u2019illegalit\u00e0 quasi insensibile alla risposta giudiziaria, appaiono tanto pi\u00f9 significativi ove si ponga mente a due fattori.<\/p>\n<p>Il 15 gennaio 2016 sono stati emanati i decreti legislativi n. 7 e n. 8 che hanno abrogato e depenalizzato una quota significativa di reati.<br \/>\nSe si tiene conto che le predette depenalizzazioni nel loro sommarsi hanno diminuito le iscrizioni di nuovi reati nei registri delle procure in percentuali complessivamente variabili dal 20% al 30%, appare tanto pi\u00f9 significativa la circostanza che, nonostante siffatte politiche criminali deflattive, i dati statistici attestino tuttavia una crescita percentuale delle iscrizioni di reati pari a circa il 10%.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 vuol dire che l\u2019area dell\u2019illegalit\u00e0 registra una crescita tale da neutralizzare l\u2019efficacia delle politiche criminali deflattive, tuttavia indispensabili perch\u00e9 in assenza di tali interventi deflattivi il tasso di crescita dei reati in alcune zone del territorio raggiungerebbe il 40% ed il 70%, con relativo incremento del numero dei procedimenti da gestire.<\/p>\n<p>Per apprezzare pienamente la crescita dell\u2019area dell\u2019illegalit\u00e0, occorre considerare un secondo fattore.<br \/>\nGli indici statistici delle Procure della Repubblica prendono in considerazione solo i reati segnalati dai cittadini a seguito di denunce e querele e i reati autonomamente accertati dalle Forze di Polizia e dalla magistratura.<\/p>\n<p>Resta fuori dal computo la cifra oscura dei reati consumati e tuttavia non denunciati o non accertati: una cifra che, secondo vari indici, appare molto significativa in settori di grande rilevanza quali, a titolo di esempio, i reati di estorsione, di usura, di lesioni gravi e gravissime di lavoratori a seguito di violazione della normativa antiinfortunistica, il reato di cui all\u2019art. 603 bis c.p. che sanziona con la pena da uno a sei anni i datori di lavoro che impiegano lavoratori sottoponendoli a condizioni di sfruttamento e approfittando del loro stato di bisogno, ed ancora rientra nella cifra oscura una ampia gamma di reati contro la P.A.<\/p>\n<p>Gli spunti di riflessione che si evincono dai dati accennati, sollevano interrogativi sulla capacit\u00e0 del sistema penale di assolvere pienamente, nonostante il miglioramento della propria efficienza interna, alla funzione general preventiva di disincentivare e prevenire la consumazione dei reati, mediante la minaccia dell\u2019applicazione delle sanzioni penali e la loro concreta irrogazione.<br \/>\nL\u2019esame delle cause che fanno si che nonostante l\u2019aumento del rendimento degli uffici giudiziari, l\u2019area dell\u2019illegalit\u00e0 non solo non regredisca ma addirittura aumenti e in modo significativo, \u00e8 di tale complessit\u00e0 da non essere compatibile con i tempi a disposizione.<\/p>\n<p>Alcune cause si radicano certamente nelle condizioni di progressivo degrado sociale ed economico in cui versano ampi strati della popolazione soprattutto in una regione quale la Sicilia, divenuta secondo gli Indici Istat la regione pi\u00f9 povera del paese con il 54,4% della popolazione a rischio di povert\u00e0 e con il pi\u00f9 alto indice di disuguaglianza economica tra i suoi abitanti a livello nazionale ed europeo.<\/p>\n<p>Paradigmatico \u00e8 al riguardo il considerevole aumento tra il 20 ed il 25% nella provincia di Palermo dei reati riconducibili alla criminalit\u00e0 diffusa e segnatamente dei reati furti in abitazione, delle estorsioni e delle rapine.<\/p>\n<p>Al riguardo il Procuratore di Palermo osserva che la novella legislativa che ha previsto per taluni di tali reati un considerevole aumento della pena edittale non ha sortito l\u2019effetto deterrente auspicato, aggiungendo: \u201cVa certamente osservato che tale fenomeno rimane sempre collegato alla c.d. criminalit\u00e0 violenta che evidenzia una parte di condotte realizzate da soggetti in condizioni di disagio economico, sintomatico questo di un ampliamento della fascia della popolazione in condizione di deteriore disagio economico e sociale\u201d.<\/p>\n<p>E ancora a proposito dei furti su utenze domestiche, ovvero furti di energia elettrica, gas, acqua aventi una rilevanza statistica pari al 10% del totale dei procedimenti penali iscritti alla Procura di Palermo, nella relazione del predetto ufficio si osserva:<\/p>\n<p>\u201c<em>La vastit\u00e0 del fenomeno \u00e8 ricollegabile a condizioni di disagio economico o di vera e propria indigenza di larghi strati della popolazione.<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Ad analoghe conclusioni pervengono gli altri Procuratori della Repubblica.<br \/>\nCon riferimento ad esempio all\u2019aumento esponenziale dei casi di maltrattamenti in famiglia, di atti persecutori, di violenze sessuali e di inosservanza degli obblighi di mantenimento, il Procuratore di Termini Imerese osserva:<\/p>\n<p>\u201c<em>Spessissimo si \u00e8 avvertito in modo netto il nesso tra le pi\u00f9 gravi vicende di violenza domestica e l\u2019attuale situazione di crisi economica, potendosi individuare in molti casi la radice delle difficolt\u00e0 intra-familiari proprio nell\u2019assenza di stabili occupazioni e di fonti reddituali [\u2026.] non sono stati affatto infrequenti i casi in cui, nella ricostruzione investigativa delle singole vicende, si \u00e8 notato il riferimento finanche all\u2019impossibilit\u00e0 di reperire il denaro per organizzare i pasti quotidiani, anche all\u2019interno di nuclei familiari composti da minori in tenera et\u00e0..<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Siffatte notazioni evidenziano come in tali ed in altri settori del crimine \u2013 ai quali per ragioni di tempo non posso accennare \u2013 sussista una connessione profonda tra questione criminale e questione sociale che diviene di anno in anno sempre pi\u00f9 ineludibile.<\/p>\n<p>Delegare solo alla giustizia penale la risposta alla crescita di fenomeni di illegalit\u00e0 che traggono in larga misura origine da complesse dinamiche socio economiche, si rivela una scorciatoia perdente e improduttiva, idonea solo a sopire il bisogno collettivo di sicurezza, alimentando l\u2019illusione repressiva, l\u2019illusione cio\u00e8 che l\u2019aumento delle pene edittali e una ipercriminalizzazione delle condotte possano di per se stesse determinare il regresso del crimine.<\/p>\n<p>Non ci pu\u00f2 essere equilibrio sociale e crescita della cultura della legalit\u00e0 senza politiche di inclusione sociale, se non si riduce in modo significativo la percentuale di persone che confinate in periferie degradate si arrangiano come possono, che violano la legge per andare avanti, senza che la legalit\u00e0 offra loro concrete possibilit\u00e0 di sopravvivenza e di ascesa sociale senza passare dal crimine.<\/p>\n<p>L\u2019illusione repressiva fa spesso il paio con l\u2019illusione correzionalista a costo zero.<\/p>\n<p>Per un verso si affida solo all\u2019intervento penale la risposta a condotte illegali realizzate in larga misura da soggetti appartenenti a fasce popolari che vivono in condizioni di degrado, senza mettere contemporaneamente in campo interventi nell\u2019ambito sociale per rimuovere le condizioni che favoriscono l\u2019accostamento al crimine di tali soggetti, determinando cos\u00ec la crescita della popolazione detenuta.<\/p>\n<p>Per altro verso per non superare il limite di capienza massima a causa dell\u2019aumento costante della popolazione carceraria, si ampliano i presupposti per l\u2019accesso alle misure alternative alla detenzione, senza tuttavia investire le risorse necessarie per garantire la risocializzazione dei condannati.<\/p>\n<p>Come \u00e8 noto la c.d. legislazione svuota carceri \u00e8 stata emanata in via di urgenza per sottrarre il paese all\u2019irrogazione di sanzioni europee dopo la sentenza Torreggiani della Corte EDU con l\u2019obiettivo prioritario di ridurre il numero globale dei detenuti sotto la soglia della capienza regolamentare.<\/p>\n<p>Raggiunto tale scopo, non sono state poi tuttavia investite le risorse necessarie perch\u00e9 le misure alternative invece di essere piegate solo a fini deflattivi, possano assolvere lo scopo prioritario della risocializzazione dei condannati estromessi dal circuito carcerario.<\/p>\n<p>Come risulta dalla relazione del Presidente della Tribunale di Sorveglianza e del Presidente della Corte, a causa degli tagli alla spesa in tale settore mancano gli educatori, gli assistenti sociali, mancano le offerte di lavoro, scarseggiano i fondi per le proposte formative, soprattutto quelle relative ai corsi scolastici e ai corsi professionali.<\/p>\n<p>Mancano persino i braccialetti elettronici per garantire la sorveglianza dei condannati ai quali, a seguito delle riforme legislative intervenute, non \u00e8 pi\u00f9 possibile applicare la misura della custodia cautelare in carcere, ma solo quella degli arresti domiciliari da realizzarsi appunto con i braccialetti elettronici.<\/p>\n<p>Da qui anche una delle cause del costante incremento statistico (+ 23%) dei reati di spaccio di stupefacenti posti in essere in molti casi da spacciatori agli arresti domiciliari e di fatto fuori controllo.<\/p>\n<p>Alla prova dei fatti, \u00e8 forte il dubbio che lo sfollamento delle carceri e la sostituzione delle pene detentive con misure alternative \u2013 se realizzati senza adeguati investimenti economici per la successiva risocializzazione \u2013 possano tradursi in buona parte in un riaffollamento delle vie delle citt\u00e0 di condannati per nulla rieducati, per nulla reinseriti socialmente, e nella sostanza riconsegnati a un destino di emarginazione sociale e di precariet\u00e0 esistenziale, anticamera del loro pendolare ritorno al crimine anche come forma di sussistenza.<\/p>\n<p>Utili elementi di riflessione al riguardo si traggono dalle recenti analisi statistiche elaborate dal Dipartimento dell\u2019Amministrazione penitenziaria.<\/p>\n<p>Dopo una temporanea riduzione complessiva del 14% della popolazione detenuta nel 2014 per effetto di nuovi provvedimenti deflattivi varati in quel periodo (liberazione anticipata speciale, limitazione nell\u2019applicazione della custodia cautelare) e della reintroduzione della distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, nel corso del 2016 il numero dei detenuti presenti ha ripreso ad aumentare in modo costante, raggiungendo alla data del 31 ottobre 2016 la quota di 54.912 unit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019incremento statistico dei reati nel distretto di Palermo non riguarda solo i reati tipici della delinquenza professionale e di soggetti appartenenti a fasce popolari economicamente disagiate, ma chiama in causa anche colletti bianchi appartenenti ai piani alti della piramide sociale, dotati di elevato livello di scolarizzazione e inseriti in nodi strategici del tessuto istituzionale.<\/p>\n<p>Nel distretto si registra un incremento del 97% di procedimenti per reati di corruzione, del 77% per i reati di concussione, del 27% per i reati di malversazione a danno dello stato e di indebita percezione dei contributi.<br \/>\nMa pi\u00f9 che il dato quantitativo, di per s\u00e9 significativo, ci\u00f2 che colpisce \u00e8 il quadro complessivo che emerge dalla lettura delle particolareggiate relazioni dei procuratori sui procedimenti instaurati.<\/p>\n<p>Il numero dei soggetti coinvolti, i ruoli apicali o strategici da tanti di essi ricoperti all\u2019interno di ministeri nazionali, di vari assessorati della Regione siciliana, della pi\u00f9 diversa tipologia di uffici ed enti pubblici \u2013 dalle Comuni alle Asl, dal Genio Civile alla INAIL e via elencando, la serialit\u00e0 delle condotte criminose, la vastit\u00e0 delle reti di relazioni e di complicit\u00e0, la rilevantissima entit\u00e0 economica dei danni causati dalle condotte criminose al pubblico erario e alla collettivit\u00e0, ricompongono &#8211; tessera dopo tessera &#8211; il quadro di un collasso etico e di una deriva criminale di segmenti significativi della classe dirigente.<\/p>\n<p>La crescita costante anno dopo anno di tale fenomenologia criminale, in larga misura sommersa, (nell\u2019ultimo triennio l\u2019andamento di crescita a Palermo \u00e8 stata del 23%) attesta che anche in questo settore la giustizia penale non riesce ad assolvere la funzione generalpreventiva di disincentivare la consumazione dei reati mediante la minaccia dell\u2019irrogazione delle sanzioni e la loro successiva comminazione.<\/p>\n<p>Il deficit degli effetti della risposta penale in tale specifico settore appare il risultato di politiche legislative stratificate nel tempo che hanno depresso ai minimi termini in vari modi il rischio ed il costo penale derivanti dalla consumazione di tali reati, alimentando cos\u00ec la crescita di una cultura impunitaria che, a sua volta, ha operato da propellente per la crescita del fenomeno.<\/p>\n<p>A proposito dell\u2019abbattimento del costo penale, i dati statistici elaborati dal DAP sulla composizione della popolazione carceraria offrono un riscontro obiettivo di quali siano stati gli effetti di tali politiche legislative.<\/p>\n<p>In un paese come l\u2019Italia, caratterizzato da un livello di corruzione tra i pi\u00f9 elevati al mondo, il numero di persone detenute in espiazione pena definitiva per i reati pi\u00f9 gravi contro la P.A. \u00e8 statisticamente talmente irrisorio da non essere neppure quotato.<\/p>\n<p>I pochi condannati con sentenza definitiva, quelli nei cui confronti si \u00e8 reso possibile definire i tre gradi del giudizio prima che intervenisse la prescrizione dei reati, sono pressoch\u00e9 tutti ammessi ad usufruire di misure alternative alla detenzione che dovrebbero risocializzare e rieducare alla legalit\u00e0 mediante l\u2019istruzione ed il lavoro colletti bianchi altamente scolarizzati, di reddito elevato e gi\u00e0 professionalmente realizzati.<\/p>\n<p>Un habitat sociale caratterizzato dal regredire progressivo della cultura della legalit\u00e0 e della solidariet\u00e0 sociale sia nelle classi popolari che in quelle alte, dal ripiegamento individualistico nella cura esclusiva del proprio tornaconto personale da perseguire con tutti i mezzi leciti e illeciti, costituisce certamente un humus fertile per lo sviluppo della criminalit\u00e0 mafiosa.<\/p>\n<p>Una criminalit\u00e0 mafiosa che nonostante l\u2019incessante azione repressiva svolta dalla magistratura e dalle forze dell\u2019ordine concretatasi in una media annuale di arresti che supera le 200 unit\u00e0 e in pesanti condanne detentive che hanno falcidiato sia la manovalanza mafiosa che i quadri direttivi dell\u2019organizzazione, dimostra straordinarie capacit\u00e0 di metabolizzare i colpi subiti e di adottare sofisticate strategie di riorganizzazione la cui esposizione richiederebbe una trattazione a parte che, a causa dello spirare del tempo a mia disposizione, non posso svolgere, rinviando al riguardo alla relazione scritta.<\/p>\n<p>Mi limito solo ad osservare che \u00e8 diffusa sia tra i magistrati antimafia che nelle Forze di Polizia la consapevolezza che, come scrive al riguardo testualmente il Procuratore della Repubblica di Palermo nella sua relazione, \u201csarebbero sufficienti un paio di anni di minore attenzione nei confronti del fenomeno in esame da parte dello Stato per consentire all\u2019associazione medesima di ripristinare l\u2019inaudita forza criminale manifestata sino agli anni 90\u201d.<\/p>\n<p>Nell\u2019incipit della sua relazione Signor Presidente ha ricordato che quest\u2019anno ricorre il settantesimo anniversario della promulgazione della nostra Costituzione.<\/p>\n<p>Una Costituzione definita dalla cultura giuridica internazionale come la pi\u00f9 avanzata al mondo, una Costituzione che \u00e8 stata il faro ed il lievito della complessa transizione del nostro paese da un popolo di sudditi sottomessi ad una nazione di cittadini consapevoli dei propri diritti, e che, tuttavia, nel corso dell\u2019ultimo ventennio \u00e8 stata al centro di ripetuti tentativi di stravolgerne parti essenziali mediante leggi di revisione costituzionale approvate da maggioranze politiche di diversi schieramenti.<\/p>\n<p>Leggi di revisione entrambe respinte da referendum popolari nel giugno 2006 e nel dicembre 2016 che hanno dimostrato come il nostro popolo sia pi\u00f9 consapevole del valore della nostra Costituzione e del modello di societ\u00e0 in essa insito, di quanto lo siano larghe componenti della classe politica.<\/p>\n<p>Se tale affezione popolare alla Costituzione \u00e8 motivo di consolazione per chi si riconosce pienamente nei suoi valori, \u00e8 tuttavia motivo di inquietudine dovere constatare come il disegno di modificarne i contenuti respinto in sede referendaria, prosegua di fatto per vie oblique mediante l\u2019approvazione di leggi ordinarie che nel loro susseguirsi nel tempo hanno in buona misura svuotato di reali contenuti diritti sociali costituzionali fondamentali quali quelli del lavoro garantiti dagli articoli 4, 35 e 36.<\/p>\n<p>Dinanzi alla realt\u00e0 di una disoccupazione giovanile di massa, di una precarizzazione del lavoro che si traduce in precariet\u00e0 esistenziale, di un lavoro talmente sottopagato da assicurare solo la sopravvivenza ai limiti della povert\u00e0, ci si chiede che contenuto reale residui dell\u2019art. 36 della Costituzione che garantisce il diritto al lavoro e ad una retribuzione sufficiente a garantire una esistenza libera e dignitosa.<\/p>\n<p>Una decostituzionalizzazione strisciante che funge da lasciapassare per politiche economiche che hanno determinato una crescita vertiginosa nel nostro paese delle disuguaglianze sociali e con essa dell\u2019ingiustizia sociale.<br \/>\nL\u2019Italia si colloca oggi al ventesimo posto per disuguaglianza dei redditi nella classifica mondiale. Il 20% della popolazione pi\u00f9 ricca detiene il 66,41% della ricchezza nazionale. Ai pi\u00f9 poveri va solo lo 0,09%.<\/p>\n<p>Ogni giorno di pi\u00f9 viene tradito il solenne impegno della Repubblica, sancito dall\u2019art. 3 della Costituzione, di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libert\u00e0 e l\u2019eguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana.<br \/>\n\u00c8 il tradimento di questa promessa determina la disaffezione di larghe componenti popolari non solo nei confronti della politica ma anche nei confronti dello Stato.<\/p>\n<p>Secondo il rapporto \u201cGli italiani e lo Stato\u201d curato dall\u2019Istituto Demos e pubblicato in questi giorni, il grado di fiducia dei cittadini nello Stato \u00e8 diminuito di ben 11 punti percentuali negli ultimi dieci anni attestandosi sulla soglia di un misero 19%.<br \/>\nCredo che in una giornata come questa dedicata alla giustizia e in un luogo come questo Palazzo consacrato alla memoria di uomini che alla giustizia intesa nel suo senso pi\u00f9 nobile hanno sacrificato la vita, i giuristi democratici e consapevoli siano chiamati a prendere piena coscienza che le sfide che ci attendono vanno ben al di l\u00e0 di assicurare la produttivit\u00e0 della c.d. azienda giustizia.<\/p>\n<p>La posta in gioco \u00e8 ben pi\u00f9 alta. \u00c8 la tenuta stessa dello Stato democratico, \u00e8 il senso stesso che vogliamo dare al nostro ruolo di operatori di giustizia, \u00e8 il senso stesso del nostro essere comunit\u00e0 e non solo una somma aritmetica di individui consegnati ciascuno alla propria solitudine.<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/scarpinato-piu-poverta-piu-crimini-la-repressione-non-basta-va-difesa-la-costituzione\/\">http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/scarpinato-piu-poverta-piu-crimini-la-repressione-non-basta-va-difesa-la-costituzione\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MICRO MEGA \u201cC\u2019\u00e8 una connessione profonda tra questione sociale e questione criminale che diviene di anno in anno sempre pi\u00f9 ineludibile. 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